Webinar - Il biologico Italiano in Canada

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Mercoledì 1 dicembre 2021, h. 15.00 - 17.00

Si svolgerà l’1 dicembre il webinar “Il biologico Italiano in Canada”. All’evento, promosso da ITA – Italian Trade Agency con la collaborazione di FederBio e Nomisma, parteciperà Paolo Carnemolla, Segretario Generale FederBio.

Per partecipare è necessario iscriversi al seguente link: Iscrizione evento Focus Canada – ITA.BIO

INFO E CONTATTI:



III Simposio Internazionale della Frutta Biologica e I Simposio Internazionale della Verdura Biologica (ISHS III)

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Martedì 14 - venerdì 17 dicembre 2021

Si svolgerà dal 14 al 17 dicembre 2021 a Catania il III Simposio Internazionale della Frutta Biologica e I Simposio Internazionale della Verdura Biologica (ISHS III). A causa dell’emergenza pandemica e delle restrizioni Covid, è stato deciso di convertire l’edizione in un evento virtuale. La missione dell’ISHS III International Organic Fruit Symposium e I Organic Vegetable Symposium (OrgHort 2020), organizzato dal Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A) dell’Università di Catania, è di acquisire e condividere le conoscenze attualmente disponibili sull’orticoltura biologica.

Il Simposio definirà una visione a breve, medio e lungo termine per migliorare l’agroecologia dell’agricoltura biologica e le catene alimentari biologiche, e stabilirà una rete internazionale attiva che coinvolgerà tutti i soggetti interessati su un tema molto attuale.

INFO E CONTATTI:



Webinar - Progetto BioFertimat. Utilizzo di matrici da riciclo come fertilizzanti per colture biologiche. Un approccio per il miglioramento dell'economia circolare del territorio

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Martedì 30 novembre 2021, h. 11.00 - 13.00

Si svolgerà il 30 novembre il webinar “Progetto BioFertimat. Utilizzo di matrici da riciclo come fertilizzanti per colture biologiche. Un approccio per il miglioramento dell’economia circolare del territorio”.

E’ possibile partecipare all’evento registrandosi al seguente link: Iscrizione (gotowebinar.com


Diversificazione colturale, agroecologia e PAC: sinergie ed opportunità

DOVE: 

Città dell’Altra Economia

Largo Dino Frisullo snc, Roma

QUANDO:

Martedì 23 novembre 2021, h. 9.00

Si svolgerà a Roma l’evento co- organizzato da FIRAB e CREA per promuovere un confronto sui risultati maturati dal progetto DiverIMPACTS (www.diverimpacts.net) sulla diversificazione colturale e dei sistemi agroalimentari, sulle indicazioni di policy, e sulle evidenze emerse nel quadro di altri due progetti europei di ricerca (Diverfarming e Agrecology For Europe – AE4EU) e sulle iniziative in tema di agroecologia promosse in seno al Comitato Permanente europeo per la Ricerca in Agricoltura (SCAR – Agroecology working group).

L’incontro, previsto in presenza a Roma il 23 novembre 2021, verrà anche trasmesso in streaming.

INFO E CONTATTI:



Forum Agroecologia: il ruolo del cibo contro la crisi climatica per una transizione ecologica, giusta e solidale

DOVE: 

Roma, via Palermo

QUANDO:

Giovedì 25 novembre 2021, h. 9.30

Il 25 novembre si terrà a Roma il “Forum Agroecologia Circolare: il ruolo del cibo contro la crisi climatica per una transizione ecologica, giusta e solidale” organizzato da Legambiente con il patrocinio del Ministero per la transizione ecologica e Regione Lazio. All’evento parteciperà anche Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio.

L’evento sarà disponibile in streaming sul sito di La Nuova Ecologia, su agricoltura.legambiente.it e alla pagina Facebook di Legambiente Agricoltura.


Il grande bluff dell'Italia per la politica agricola comune (PAC) post 2022

La strategia nazionale per la nuova PAC dimentica il Green Deal e le Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”. Grave latitanza del Ministro della Transizione Ecologica, Cingolan.

Una delusione per la Coalizione #CambiamoAgricoltura.

Roma, 22 novembre 2021. Nella seconda riunione del Tavolo di partenariato, convocata e presieduta dal Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli, che si terrà online oggi pomeriggio, sarà presentato e discusso il documento delle priorità del Piano Strategico Nazionale (PSN) per l’attuazione della PAC post 2022.

Non siamo più neanche di fronte ad un tentativo di greenwashing, ma di un vero e proprio patto per l’agricoltura industriale, che relega a contorno gli impegni per l’ambiente e il lavoro

Lo dichiarano le Associazioni della Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura che giudicano il documento deludente e inadeguato per affrontare le complesse sfide della transizione ecologica della nostra agricoltura, inefficace sia sul versante della lotta al cambiamento climatico che su quello dello stop alla perdita di biodiversità.

Il documento è essenzialmente centrato sulla sostenibilità economica del sistema agroalimentare, sottovalutando gli aspetti della sostenibilità ambientale e sociale. La strategia con cui il nostro Governo intende dare attuazione alla nuova PAC indica la priorità di dare “valore” alla transizione ecologica in termini di opportunità di reddito delle aziende, valutando al contempo con attenzione gli impatti economici degli impegni richiesti agli agricoltori per la sostenibilità ambientale. Il documento richiama nelle prime pagine le finalità della Politica Agricola Comune, citando le priorità fissate dal trattato fondativo della CEE nel 1957, come se negli ultimi 70 anni non ci fossero state le riforme che hanno profondamente mutato gli obiettivi di questa politica dell’Unione Europea, che attribuisce analoga importanza e dignità agli obiettivi di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Lo stesso nuovo Regolamento UE della PAC post 2022, che sarà votato domani dal Parlamento europeo, indica con chiarezza che i 9 obiettivi per la sostenibilità economica, ambientale e sociale, hanno la stessa dignità ed importanza.

Per le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura la sostenibilità della nuova PAC è basata su compresenza e pari ruolo di tutte e tre le componenti della sostenibilità. Se una componente è più debole il sistema non regge. Questo vale in particolare per la sostenibilità ambientale, essendo ormai evidenti gli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici e perdita della biodiversità sulla stabilità dei nostri sistemi agroalimentari.

Completamente assente nella strategia è il necessario riferimento agli obiettivi delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, ma non ci sono riferimenti neppure alle varie Strategie nazionali: sviluppo sostenibile, biodiversità, transizione ecologica e al piano nazionale energia e clima: è come se il comparto agricolo e zootecnico nazionale si chiamasse fuori dalla transizione ecologica, rinunciando ad affrontare il necessario cambio di modello verso l’agroecologia. Ancora più stonata è l’assenza di risposte puntuali alle esplicite richieste fatte dalla Commissione Europea nelle raccomandazioni inviate al nostro Paese in vista della redazione del Piano e il mancato riferimento ai dati presenti nei policy brief prodotti dallo stesso MIPAAF.

Inoltre la strategia del PSN non indica chiari obiettivi al 2027 (termine della validità del Piano) per l’aumento delle superfici in agricoltura biologica, per la riduzione degli input chimici (pesticidi e fertilizzanti), per il restauro degli agroecosistemi, ma neppure per la riduzione degli sprechi, il miglioramento del benessere animale, il cambio delle diete e dei consumi a favore di alimenti più sostenibili da parte delle famiglie e della ristorazione. La conservazione della natura è relegata in secondo piano, mentre per quanto riguarda le misure sul clima, vengono prospettate azioni prive di efficacia: se è vero che il 70% delle emissioni climalteranti di fonte agricola derivano dalla filiera dell’allevamento intensivo, concentrato nella Pianura Padana, per ridurle occorre avviare una profonda ristrutturazione che riduca i carichi zootecnici favorendo la transizione da produzioni di massa a quelle di qualità. Ma di questa prospettiva non vi è traccia nella proposta di PSN.

Proprio queste carenze fanno sì che il mero elenco generico di interventi del secondo e terzo obiettivo generale non garantiscano il cambiamento necessario. Le associazioni riconoscono, infatti che, nella proposta di PSN, ci sono alcuni spunti che, se sviluppati e adeguatamente finanziati, potrebbero rappresentare delle importanti opportunità: dallo sviluppo dell’agricoltura e zootecnia biologica alla conservazione e ripristino degli agroecosistemi.

La Coalizione, viste le carenze del documento del MIPAAF, sollecita anche le autorità ambientali del nostro Paese, in particolare il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, a far sentire forte la propria voce e rivendicare il ruolo che l’articolo 94 del regolamento della PAC affida al suo Ministero.

La nostra è una valutazione preliminare basata sulle bozze dei documenti sottoposti dal MIPAAF, speriamo quindi in un giudizio finale meno negativo se verranno accolte le nostre osservazioni e proposte”, commentano le Associazioni di #CambiamoAgricoltura, “l’Italia ha solo 39 giorni per consegnare il suo PSN alla Commissione UE, c’è poco tempo per cambiare rotta e non perdere il treno della transizione agroecologica”.

UFFICIO STAMPA


Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan

silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331 1860936



Un Bio-orto innovativo sul tetto della FAO: un prototipo per produrre cibo dove la terra è scarsa

INAUGURATO OGGI DAL DIRETTORE GENERALE FAO QU DONGYU, ALLA PRESENZA DEL VICEDIRETTORE MARTINA, CON I PARTNER DELLA MOUNTAIN PARTNERSHIP, L’AD NATURASI’ JORI E PAOLO DI CROCE SEGRETARIO GENERALE DI SLOW FOOD.

 

17 novembre 2021. Un laboratorio agro-ecologico: è così che possiamo sintetizzare l’essenza del Bio-Orto che viene inaugurato oggi sul tetto della FAO, a Roma, alla presenza del direttore generale della FAO Qu Dongyu e del vicedirettore Maurizio Martina. Con un grande obiettivo: esplorare la possibilità di replicare giardini pensili biologici dove il suolo è scarso o poco produttivo per alleviare la carenza di cibo nei sistemi più fragili come le montagne e le zone urbane.

 

La terrazza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura accoglie un vero e proprio orto che ospita antiche varietà biologiche, tra cui – in questa stagione – il peperoncino Papecchia, il cavolfiore violetto catanese, la cicoria catalogna di Brindisi, il sedano nostrale di Francavilla Fontana e il peperone Sweet Julie, solo per citarne alcune. Un orto biologico modulare all’avanguardia, primo nel suo genere su un edificio delle Nazioni Unite, realizzato da NaturaSì con l’Università La Sapienza – Orto botanico di Roma, la startup Ecobubble e Slow Food in qualità di membri della Mountain Partnership, alleanza delle Nazioni Unite che si prefigge di migliorare la vita delle popolazioni di montagna e proteggere gli ambienti montani, salvaguardando la biodiversità e l’agricoltura di alta quota. Oltre ai massimi rappresentanti della FAO, a presentare il prototipo di Bio-Orto sono Giorgio Grussu, coordinatore del progetto Mountain Partnership Products; l’ambiasciatore Vincenza Lo Monaco, rappresentante dell’Italia presso la FAO, Fausto Jori, amministratore delegato di NaturaSì, Fabio Attorre, direttore dell’Orto Botanico di Roma – Università La Sapienza, Federico Di Vincenzo, Ecobubble; Paolo di Croce, segretario generale di Slow Food;

 

“Abbiamo unito la volontà, la determinazione e la competenza di soggetti che da anni si adoperano per garantire il diritto di tutte le popolazioni di vivere in un ambiente sano, grazie anche a sistemi agroalimentari più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili”, commenta Fausto Jori, Amministratore Delegato di NaturaSì. “Il Bio-Orto vuole essere un esempio, un’esperienza replicabile in altre realtà per promuovere un’agricoltura capace di dare ossigeno e cibo sano anche in contesti urbani dove il suolo è scarso, contesti a cui l’agroecologia può contribuire anche donando bellezza”, aggiunge.

 

Il Bio-Orto infatti può offrire soluzioni per alleviare la carenza di cibo soprattutto in regioni in cui i terreni agricoli stanno diventando sempre più scarsi o in aree densamente popolate dove può ridurre la pressione sull’ambiente e portare ulteriori benefici alla società. “Preservare la biodiversità agricola è vitale per la sicurezza alimentare, poiché aumenta le nostre possibilità di coltivare specie in grado di far fronte ai cambiamenti climatici e ad altri fattori di stress”, ha affermato Giorgio Grussu, funzionario FAO e coordinatore del progetto Mountain Partnership Products finanziata dall’Italia.

 

Progettato dalla pluripremiata startup Ecobubble, il Bio-Orto è realizzato con tecnologia italiana: attraverso un sistema che si basa sull’osservazione informatizzata dello stato di salute della pianta e sulla rilevazione del contenuto di acqua presente nel terreno, può garantire alle coltivazioni la fornitura del quantitativo di acqua ottimale. Le coltivazioni saranno ospitate all’interno di contenitori mobili a forma triangolare che potranno essere disposti in diverse configurazioni. I moduli sono dotati di meccanismi per il drenaggio dell’acqua per evitare danni arrecati da precipitazioni troppo abbondanti.

 

Le specie di piante selezionate per la coltivazione provengono dai ‘campi catalogo’ della Fondazione Seminare il Futuro, di cui NaturaSì fa parte. Da anni impegnata in ricerca e selezione di varietà specifiche per l’agricoltura biologica, la Fondazione ha tra i suoi principali obiettivi quello di rispondere all’impoverimento della biodiversità agricola, soprattutto in relazione alla necessità di coltivare specie resistenti alla crisi climatica.

 

Negli ultimi 100 anni, ricorda la FAO, è scomparso il 75% delle specie vegetali impiegate in agricoltura. “Tra le principali cause della perdita della biodiversità troviamo l’uso di un numero sempre più ridotto di varietà vegetali coltivate in porzioni di territorio sempre più estese”, commenta Jori. “A produrre il 60% dei semi venduti in tutto il mondo sono solo quattro grandi aziende e si tratta di semi che non soddisfano le necessità del biologico, che ha bisogno di varietà legate alle caratteristiche delle aree di produzione, oppure selezionate per una pratica agroecologica in grado di svilupparsi con una buona resa in campi dove la chimica di sintesi non viene impiegata. Ecco perché è necessario investire per promuovere la ricerca, la selezione e la riproduzione di semi di varietà capaci di adattarsi alla crisi climatica per tutelare, da un lato, la biodiversità e, dall’altro, assicurare libertà agli agricoltori che sarebbero così in grado di riprodurre da soli le sementi di cui hanno bisogno”, conclude. Lotta al cambiamento climatico, quindi, ma anche alla crescente crisi alimentare denunciata dalla FAO, che vede tre miliardi di persone soffrire la fame o nutrirsi in maniera sbagliata.

 

ll Bio-Orto, quindi, si presta a molteplici utilizzi: scientifici, educativi, divulgativi, di sensibilizzazione, di ricerca sull’innovazione agricola e l’agro-biodiversità coltivata, nonché benefici ambientali per l’edificio stesso della FAO. Anche per questo i dati saranno monitorati e analizzati dal Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università La Sapienza di Roma per sperimentare moderne tecnologie applicate alla nutrizione delle piante e all’irrigazione per un uso efficiente delle risorse, tra cui l’acqua. L’intento è quello di promuovere forme di agricoltura biologica capaci di sfruttare le moderne tecnologie e studiare così le performance delle piante e la resistenza agli stress idrici delle piante stesse.

 

il Bio-Orto potrà essere oggetto di visite guidate e tra tre anni verrà restituito a NaturaSì per la sua istallazione presso l’Orto Botanico di Roma.

 

Qui il materiale

Fonte: Ufficio stampa NaturaSì

Silverback – Greening the Communication

 

Silvia Perdichizzi

s.perdichizzi@silverback.it – +39 347 804 1635


Cerealicoltura bio a zero emissioni: ecco come il monitoraggio da remoto aiuta l’ambiente

9 novembre 2021. Sostenibilità ambientale e agricoltura biologica vanno di pari passo. Ridurre le emissioni di gas serra, migliorare l’efficientamento energetico, utilizzare le nuove tecnologie, sperimentare: sono questi gli aspetti decisivi per il futuro del settore. In questa direzione il biologico ha già messo in campo soluzioni promettenti e innovative capaci di rispondere alle reali esigenze del nostro Pianeta. A dimostrarlo è Smart Future Organic Farm: un progetto realizzato grazie al supporto del PSR Puglia 2014-2020, che mette insieme otto partner, nel territorio pugliese di Capitanata e Alta Murgia, per constatare come sia possibile oggi rispondere in maniera positiva alla sfida agroecologica con l’utilizzo di metodi innovativi.

Di questo si parlerà il prossimo 10 novembre alle ore 15:30 in occasione del primo incontro di comunità di pratica “Tecniche innovative per una cerealicoltura biologica a zero emissioni di CO2” cui parteciperanno Domenico Ventrella e Pasquale Garofalo del Crea – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – oltre a Vincenzo Capobianco dell’azienda agricola Vincenzo Capobianco & Figli. Sarà l’occasione per fare il punto sullo stato di avanzamento del progetto, mettendo in evidenza i risultati già ottenuti, le strade intraprese e gli obiettivi prossimi. Un focus verrà fatto sulle nuove tecnologie per il monitoraggio da remoto delle attività in campo e per l’acquisizione di dati agronomici. Il pomeriggio vedrà coinvolti tutti gli operatori del settore che, insieme ai partner, vorranno comprendere meglio le reali possibilità e potenzialità del progetto. Appuntamenti come questo saranno l’occasione per creare delle comunità di pratica composte da esperti e appassionati del settore che hanno come scopo comune quello di proteggere la fertilità dei suoli, la qualità dell’acqua e dell’aria e la biodiversità.

Non c’è dubbio che per l’agricoltura questa è l’unica strada da prendere se si vuole pensare a una produzione biologica che guardi alla sostenibilità mantenendo alti gli standard qualitativi. E non c’è dubbio che, per fare questo, sia necessaria una sinergia tra le pratiche biologiche e l’innovazione, tra la visione del futuro e quella della tradizione agricola di qualità. Ecco perché, in questo progetto, la regione Puglia e i suoi partner vogliono sperimentare nuovi metodi tecnologici in una delle colture più antiche del territorio, quella dei cereali, da sempre al centro dell’economia della regione.

Vedi il programma dell’incontro

UFFICIO STAMPA


Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan

silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331 1860936



Cop26 di Glasgow. FederBio: l’agricoltura biologica ha un ruolo fondamentale nel contrasto al cambiamento climatico

Bologna, 10 novembre 2021 – In occasione della 26a Conferenza delle Nazioni Unite sul Climate Change che si sta concludendo a Glasgow, FederBio rimarca l’importanza dell’agroecologia, di cui l’agricoltura biologica e biodinamica rappresentano le massime espressioni, per raggiungere l’obiettivo europeo della neutralità climatica entro il 2050.

Quarantacinque governi alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici hanno previsto di investire 4 miliardi di dollari in azioni per passare a sistemi agricoli più sostenibili.

Secondo il Panel intergovernativo delle Nazioni Unite sul Climate Change (IPCC), il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, il modello agricolo convenzionale e l’attuale uso del suolo e delle foreste sono responsabili del 24% delle emissioni di gas.

L’agricoltura, puntando sull’approccio agroecologico, da fonte di emissioni può diventare infatti elemento essenziale di sequestro di carbonio nel suolo, in grado di agire direttamente nelle azioni di contrasto e mitigazione dei cambiamenti climatici.

È stato dimostrato che i vantaggi cumulativi di varie pratiche biologiche – come il mancato utilizzo di fertilizzanti sintetici, il maggior apporto di sostanza organica compostata nel terreno, la riduzione delle emissioni agricole di anidride carbonica e il sequestro di carbonio da parte del suolo –  e in generale di altre tecniche agronomiche sostenibili per mantenere la produttività del terreni hanno un potenziale di riduzione dei gas a effetto serra pari a 5.1-6.1 GT (miliardi di tonnellate) di CO2 equivalenti.

Inoltre, l’agroecologia gioca un ruolo importante anche di fronte agli eventi meteorologici estremi: i suoli a gestione biologica hanno più biomassa e una maggiore stabilità e biodiversità rispetto a quelli coltivati in convenzionale e tendono ad avere una migliore capacità di trattenere l’acqua, rappresentando una forma di protezione in caso di siccità e inondazioni.

Perciò la diffusione del metodo biologico, non solo può contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico, ma costituisce anche una strategia di adattamento in grado di minimizzare gli impatti del cambiamento climatico stesso (sinergia mitigazione-adattamento).

“Cop26 ha lanciato un ultimatum, non c’è più tempo, serve un’inversione di rotta drastica o le conseguenze saranno irreversibili. Vanno implementate subito azioni concrete ed efficaci per contrastare gli effetti devastanti del cambiamento climatico che incombono sul Pianeta.

Ma poi nel concreto per l’agricoltura, la Cop26 ha considerato solo l’utilizzo delle tecnologie come soluzione per la sostenibilità. Ma non è questa la strada; le tecnologie in alcuni casi possono contribuire, ma quello che serve è un vero e proprio cambio di paradigma per la transizione agroecologica dei sistemi agricoli e alimentari.

Con il Green Deal, l’Ue ha posto il traguardo concreto di ridurre il sequestro di 310 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030. La Carbon Farming prevista dalla Strategia “Farm to Fork” sostiene questo obiettivo prevedendo schemi di remunerazione per le pratiche agricole sostenibili che incrementano il sequestro del carbonio nel suolo. L’agricoltura biologica rappresenta un modello di riferimento poiché è in grado di contrastare concretamente il cambiamento climatico, tutelando contemporaneamente la biodiversità e la fertilità dei terreni e conciliando sostenibilità econo­mica, sociale e ambientale”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

UFFICIO STAMPA


Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan

silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331 1860936



Una rete di conoscenza per fare crescere il mais biologico in Italia

FederBio Servizi lancia la piattaforma BioDemoFarm che mette in rete i campi dimostrativi allestiti da Fondazione F.lli Navarra, azienda AgriSfera e Podere Stuard. La presentazione a Gualdo presso la sede della Fondazione Fratelli Navarra, nel corso del convegno “Linee tecniche, innovazione e mercato del mais biologico in Italia”. «La piattaforma – ha riferito Nicola Stanzani, direttore di FederBio Servizi – mette in rete le prove di campo di 4 aziende dimostrative (una quarta struttura è in allestimento in Lombardia ndr) per indentificare, nelle diverse aree vocate, la migliore combinazioni di mezzi tecnici per una gestione di precisione del mais in biologico». I protocolli di coltivazione sono già stabiliti e nel corso del 2022, a partire già da aprile, saranno organizzate le giornate dimostrative per fare toccare con mano l’innovazione tecnica. 

L’iniziativa BioDemoFarm intende rispondere all’esigenza crescente degli operatori delle filiere biologiche di individuare le migliori innovazioni tecniche, tecnologiche e organizzative disponibili sul mercato e di potervi accedere in modo mirato e personalizzato. Raccogliendo così nel migliore dei modi le opportunità commerciali potenziali ancora non del tutto espresse da parte di questa coltura. «Le superfici coltivate a mais bio – ha messo in evidenza Riccardo Meo di Ismea – hanno registrato negli ultimi 12 anni una crescita del 125% arrivando nel 2019 a quasi 19mila ettari, circa il 3% dell’intera superficie nazionale destinata a questa coltura».

«Una maggiore fetta di valore aggiunto – ha stigmatizzato Stanzani – per i produttori agricoli potrebbe essere recuperata con l’auspicabile attivazione di contratti multifiliera per valorizzare l’origine di un mais bio 100% made in Italy». Negli Stati Uniti è successo qualcosa di simile: la superficie di mais biologico è aumentata in cinque anni di oltre il 55%, arrivando a 309mila ettari, principalmente per effetto di una domanda strutturata da parte delle aziende lattiero casearie biologiche. Ma per alimentare una filiera del genere con un opportuno volume di materia prima agricola nazionale occorre, per l’appunto, ottimizzare la tecnica colturale. «Il mais – ha spiegato Daniele Fichera di FederBio Servizi – è una delle colture che può registrare i maggiori cali di resa nel bio, soprattutto se non si è in grado di soddisfare le esigenze di unità fertilizzanti azotata nei periodi critici». I percorsi tecnici che possono fare fronte a queste esigenze vanno messi a punto, soprattutto nel biologico, in una logica di rotazione colturale. Nell’ esempio illustrato da Fichera, tratto da uno studio svolto collaborazione con  il Dip. di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari dell’Università di Agraria di Bologna,  il mais è inserito in una successione quinquennale con soia, frumento tenero, orzo, girasole e sovesci autunnali.  Tra tutte le colture considerate il mais è quella che presenta, in questa rotazione, i costi produttivi più alti (circa 2.400 euro tra materiali, meccanizzazione e manodopera sugli 8300 complessivi del quinquennio), ma anche la Plv più elevata.

Un valore che all’interno di BioDemoFarm può decisamente migliorare grazie al contributo di partner tecnici come Kws. A Gualdo Roberto Cecchinato, Sales manager di questa realtà, ha infatti illustrato i vantaggi di una gamma di varietà studiate e certificate per il bio di cui alcune resistenti rispetto alle fusariosi e al possibile sviluppo di fumonisine. Roberto Guidotti di Cai Agromeccanici ha descritto l’evoluzione dei mezzi meccanici a movimento indotto che consentono una gestione del terreno e della flora infestante più sostenibile. Stefano Gardenghi di Timac Agro ha spiegato i momenti più opportuni per sostenere la coltura con una gamma di fertilizzanti biologici granulari. Sara Guerrini di Novamont ha descritto quelli che sono ormai 20 anni di prove di utilizzo della pacciamatura biodegradabile nella maiscoltura biologica. Per superare gli stress idrici, fattori spesso limitanti per questa coltura, Marco Bortolamei di Irritec ha spiegato l’utilità dell’ala interrata per la subirrigazione. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Terra è Vita
AUTORE: Lorenzo Tosi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 8 Novembre 2021