Gli acquisti online di alimenti bio crescono del 67% nel 2021. Dalla partnership tra FederBio Servizi e Nomisma Digital nasce e-Bio, hub a supporto dell’ecommerce delle aziende
e-BIOFederBioServizihomemercato bioNomismaSono sempre più gli italiani che scelgono il biologico: 23 milioni le famiglie che consumano prodotti alimentari bio (+10 milioni rispetto al 2012). E gli acquisti continuano a crescere, sia sul mercato interno (4,5 miliardi di euro, +234% rispetto al 2008) che in quelli internazionali: 2,9 miliardi di euro il valore dell’export bio italiano sui mercati esteri (+671% rispetto al 2008). Con il 2021 che ha consolidato i già positivi risultati del 2020, con un’ulteriore crescita del 5% in un solo anno. Il trend è tracciato da Nomisma che nota come le performance più brillanti riguardano le vendite online della grande distribuzione, che hanno raggiunto 75 milioni di euro, segnando una crescita del 67% in un solo anno – «ulteriore balzo che non fa che confermare lo sprint registrato ai tempi del lockdown», spiega l’istituto di ricerca bolognese.
L’incremento degli acquisti online è «certamente collegato alle nuove abitudini digitali degli italiani accelerate in tempo di pandemia con una progressione che ancora oggi vede una conferma.Le vendite bio nell’e-grocery sono infatti cresciute del +214% durante il periodo di lockdown (rispetto allo stesso periodo 2019)». In questo contesto FederBio Servizi e Nomisma Digital lanciano il progetto e-BIO, «una piattaforma di servizi in grado di rispondere a 360° alle esigenze di sviluppo degli strumenti e delle strategie di e-commerce delle aziende biologiche». «L’aumento dei consumi bio, la crescente attenzione degli italiani verso i temi di salute e sostenibilità e le nuove opportunità derivanti dalle politiche europee – continua la nota – rivelano una sfida che le aziende del mondo biologico devono riuscire a cogliere.
Il settore del biologico – spiegano i promotori – ha infatti delle specificità che vanno tenute presenti se si vogliono cogliere appieno le opportunità che oggi sono presenti sul canale ecommerce e che possono essere intercettate pienamente solo avendo una approfondita conoscenza del prodotto, del mercato, del consumatore e del processo di vendita online. «Supportare il sistema agroalimentare italiano e tutti i suoi attori per cogliere a pieno le opportunità di sviluppo delle produzioni biologiche è la nostra mission. In questo, l’ecommerce dei prodotti bio e la crescita esponenziale della domanda e delle aspettative dei consumatori, rappresenta una sfida nella sfida, probabilmente una delle più interessanti che abbiamo davanti», commenta Nicola Stanzani, direttore di FederBio Servizi.
«L’emergenza Covid ha imposto nuovi paradigmi. Certamente il forte impatto sui processi di digitalizzazione dei comportamenti, dei processi d’acquisto dei clienti e dei modelli di business delle aziende è uno dei fattori di maggiore portata. Anche per il bio – commenta Silvia Zucconi, responsabile market intelligence Nomisma –. Il canale e-commerce diventa un asset sempre più strategico: il trend positivo continuerà anche nei prossimi anni considerata la progressiva crescita degli acquirenti online e le caratteristiche del profilo del consumatore bio. La transizione digitale delle imprese agroalimentari diventa così un asset imprescindibile». […]
FONTE
TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Emiliano Sgambato
DATA DI PUBBLICAZIONE: 4 Novembre 2021
Acquisti Bio online: +67% in Italia nel 2021. In costante aumento i consumatori: 23 milioni le famiglie acquirenti, 1,6 milioni comprano on line
e-BIOFederBio ServizihomePer valorizzare questa tendenza è nato e-BIO, il nuovo hub di competenza a supporto delle aziende biologiche nella vendita on-line dei prodotti certificati, frutto di una partnership tra FederBio Servizi e Nomisma Digital.
Bologna, 4 novembre 2021- Sono sempre più gli italiani che scelgono il biologico: 23 milioni le famiglie che consumano prodotti alimentari bio (+10 milioni rispetto al 2012) (Fonte: Nomisma per Osservatorio SANA 2021). Gli acquisti di prodotti bio continuano a crescere, sia sul mercato interno (4,5 miliardi di euro, +234% rispetto al 2008) che in quelli internazionali: 2,9 miliardi di euro il valore dell’export bio italiano sui mercati esteri (+671% rispetto al 2008).
Il 2021 ha consolidato i già positivi risultati del 2020, con un’ulteriore crescita del 5% in un solo anno. Le performance più brillanti riguardano le vendite online veicolate dalla grande distribuzione: nel 2021 tale canale ha raggiunto una dimensione pari a 75 milioni di euro, segnando una crescita del 67% in un solo anno – ulteriore balzo che non fa che confermare lo sprint registrato ai tempi del lockdown.
L’incremento degli acquisti on line è certamente collegato alle nuove abitudini digitali degli italiani accelerate in tempo di pandemia con una progressione che ancora oggi vede una conferma.
Le vendite bio nell’e-grocery sono infatti cresciute del +214% durante il periodo di lockdown (rispetto allo stesso periodo 2019). Le compere online da parte degli italiani sono state certamente spinte dalle limitazioni imposte dall’Esecutivo e dalla ricerca di maggiore sicurezza nei periodi peggiori della pandemia, ma hanno visto un consolidamento negli stili di acquisto delle famiglie nonostante le progressive riaperture. Tra maggio e agosto 2020 e vendite di alimentari bio hanno continuato a correre (+182%, rispetto allo stesso periodo 2019) fino alla conferma registrata nel 2021 (+67% – Fonte: Nomisma su dati Trade*Mis).
L’aumento dei consumi bio, la crescente attenzione degli italiani verso i temi di salute e sostenibilità e le nuove opportunità derivanti dalle politiche europee rivelano una sfida che le aziende del mondo biologico devono riuscire a cogliere.
È proprio in questo contesto che FederBio Servizi e Nomisma Digital hanno deciso di mettere insieme le forze per sostenere l’intero settore biologico italiano nell’affrontare questa opportunità e di lanciare il progetto e-BIO, una piattaforma di servizi in grado di rispondere a 360° alle esigenze di sviluppo degli strumenti e delle strategie di e-commerce delle aziende biologiche.
Il settore del biologico ha infatti delle specificità che vanno tenute presenti se si vogliono cogliere appieno le opportunità che oggi sono presenti sul canale eCommerce e che possono essere intercettate pienamente solo avendo una approfondita conoscenza del prodotto, del mercato, del consumatore e del processo di vendita online. È per questo motivo che FederBio Servizi e Nomisma Digital hanno voluto creare un hub di competenze di eccellenza che siano in grado di affiancare le aziende biologiche nella realizzazione e sviluppo di piattaforme di e-commerce in modo da garantire il successo del progetto e l’ottimizzazione degli investimenti.
“Supportare il sistema agroalimentare italiano e tutti i suoi attori per cogliere a pieno le opportunità di sviluppo delle produzioni biologiche è la nostra mission. In questo, l’eCommerce dei prodotti bio e la crescita esponenziale della domanda e delle aspettative dei consumatori, rappresenta una sfida nella sfida, probabilmente una delle più interessanti che abbiamo davanti”, commenta Nicola Stanzani, direttore di FederBio Servizi.
“L’emergenza Covid ha imposto nuovi paradigmi. Certamente il forte impatto sui processi di digitalizzazione dei comportamenti, dei processi d’acquisto dei clienti e dei modelli di business delle aziende è uno dei fattori di maggiore portata. Anche per il bio il canale e-commerce diventa un asset sempre più strategico: il trend positivo continuerà anche nei prossimi anni considerata la progressiva crescita degli acquirenti on line e le caratteristiche del profilo del consumatore bio. La transizione digitale delle imprese agroalimentari diventa così un asset imprescindibile” commenta Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence Nomisma.
Un progetto per formare la nuova classe di agricoltori Bio
FederBioServizihomeinnovazionebioStart Up BioUn percorso di formazione che punta a favorire la transizione agroecologica dell’agricoltura e a supportare i processi di innovazione delle aziende agricole, attraverso la formazione qualificata e innovativa di nuovi giovani agricoltori. Si è concluso dopo 24 mesi Startup Bio, programma di formazione cofinanziato dalla Commissione europea avviato nel 2019 con l’obiettivo di creare occupazione favorita dalla transizione agroecologica.

Ha formato una classe di nuovi giovani agricoltori, dando loro la possibilità di valutare e avvicinare startup legate ad aziende agricole bio già attive, e ha affiancato e supportato anche imprenditori agricoli che intendono convertire i propri sistemi di produzione, passando dall’agricoltura convenzionale a quella biologica. I due corsi, il modulo base e il modulo avanzato, hanno visto la partecipazione di 697 studenti, il doppio dei 320 attesi. L’Incubatore virtuale – pensato per dare l’opportunità a dieci partecipanti di essere supportati alla costituzione di una propria impresa bio – ha ammesso 18 aspiranti imprenditori del settore, provenienti dai Paesi coinvolti. Frutto di una partnership tra FederBio Servizi e Centoform, Erasmus+ Startup Bio ha visto infatti il coinvolgimento di partner internazionali provenienti da Spagna, Grecia, Portogallo e di Fibl Europe, con sede a Bruxelles.
I partecipanti sono stati formati su diversi aspetti chiave per lavorare in un‘impresa biologica di successo: dai modelli di business agli aspetti finanziari, l’identificazione del terreno agricolo adatto, lo sviluppo e il marketing del prodotto, nozioni su tassazione e leadership. Durante il programma sono stati supportati nello sviluppo delle loro idea da esperti e scienziati del settore. Oltre alla formazione, preparazione e consapevolezza acquisita, le ricadute per coloro che hanno preso parte al progetto potranno essere misurate su più livelli, arrivando anche ai loro partner e agli stakeholder della filiera. E passano da iniziative che diano il via alla riconversione professionale e al miglioramento dello stile di vita dei giovani agricoltori, che verranno poi supportati nella redditività dell’impresa agricola.
Più in generale, la diffusione di tecniche e conoscenze di coltivazione può portare all’avvio di nuove imprese, all’innovazione delle metodologie, all’attivazione di reti locali multistakeholder a supporto dello sviluppo di progettualità e politiche volte a sostenere lo sviluppo locale e l’innovazione del settore primario. Altra conseguenza è il rafforzamento dell’identità rurale dei Paesi dell’area mediterranea attraverso la diffusione della bioagricoltura. […]
FONTE
TESTATA: La Repubblica
AUTORE: Caterina Maconi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 Novembre 2021
Erasmus+ Startup BIO: concluso con successo il progetto di formazione dedicato ai futuri agricoltori bio
FederBioServizihomeSturtupBioCon il doppio degli studenti previsti, l’Italia brilla all’iniziativa, cofinanziata dalla Commissione Europea, dedicata alla formazione per lo sviluppo dell’agricoltura biologica.
Il futuro dei giovani è nell’agricoltura biologica. Questo quanto emerge dall’evento conclusivo del progetto Startup BIO, il programma di formazione cofinanziato dalla Commissione Europea, iniziato nel 2019, finalizzato alla creazione di nuova occupazione favorita dalla transizione agroecologica.
Frutto di una partnership tra FederBio Servizi e Centoform, Erasmus+ Startup BIO ha visto il coinvolgimento di quattro partner internazionali: Valor Ecologico Caae (Spagna), FiBL Europe, Academy of Entrepreneurship Astiki Etaireia (Grecia) e AgroBio (Portogallo). Un lavoro di squadra che ha permesso di raggiungere risultati che hanno superato largamente le attività e gli obiettivi.
Start up Bio è un percorso di formazione che punta a favorire la transizione agroecologica dell’agricoltura e a supportare i processi di innovazione delle aziende agricole, attraverso la formazione qualificata e innovativa di nuovi giovani agricoltori interessati a valutare start up di aziende agricole bio. Il progetto supporta anche gli imprenditori agricoli che intendano convertire i propri sistemi di produzione dall’agricoltura convenzionale a quella biologica.
“È stato un vero successo. Abbiamo superato, e in alcuni casi raddoppiato, gli obiettivi indicati in fase di progettazione – dichiara Cristina di Mauro Project Manager per FederBio Servizi –. I due corsi (modulo base e modulo avanzato), fulcro del progetto, hanno visto la partecipazione di 697 studenti, il doppio dei 320 attesi. L’Incubatore Virtuale – pensato per dare l’opportunità a 10 partecipanti di essere supportati alla costituzione di una propria impresa bio – ha ammesso 18 aspiranti imprenditori bio appartenenti a tutti i Paesi del partenariato.”
“Siamo molto soddisfatti dei risultati conseguiti – sottolinea Nicola Stanzani Direttore di FederBio Servizi – in particolar modo per il successo riscontrato in Italia. Tra tutti i Paesi partner, infatti, siamo stati i primi a superare gli obiettivi del progetto, raggiungendo il numero più elevato di partecipanti. Colgo l’occasione per dedicare un ringraziamento al team di FederBio Servizi che in questi 2 anni ha lavorato in maniera assidua e minuziosa e che è già operativo sulla progettazione delle prossime iniziative”.
Tutto il materiale realizzato è consultabile sulla pagina dedicata al progetto: https://startupbio.eu/it/ .
Una "Compagnia del Suolo" anti-pesticidi
Cambia la TerraCompagnia del SuolofederbiohomeMammucciniSecondo la Global Soil, partnership della Fao, «ci sono più organismi in un grammo di suolo sano che persone sulla Terra». Il 95% del nostro cibo proviene dal suolo, ma il 33% del suolo terrestre è già degradato e questa percentuale potrebbe salire al 90% entro il 2050. Sono i pesticidi e i fertilizzanti chimici di sintesi i primi accusati della perdita di vitalità dei terreni agricoli. Sempre la Fao avverte che «l’uso eccessivo e improprio dei pesticidi causa danni indesiderati a specie non target, mentre la persistenza nell’ambiente ei residui tossici possono impattare su specie utili e organismi non target, come gli umani, e possono contaminare le acquee i suoli a scala globale».
Ma se le sostanze chimiche sono controllate e limitate nell’acqua e nell’aria, questo non succede per i terreni, che sono il primo sistema naturale in cui finiscono le molecole di sintesi utilizzate nei campi dell’agricoltura convenzionale. Insomma, la terra è un elemento naturale che non viene protetto in quanto tale. Il mondo del biologico ha invece voluto puntare i riflettori su questa risorsa naturale non rinnovabile (per fare un centimetro di suolo fertile occorrono dai 100 ai 1.000 anni), lanciando una campagna di controlli nei campi che ora è giunta alla sua tappa finale. La Compagnia del Suolo – voluta da FederBio in Collaborazione con Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, SlowFood e Wwf Italia – ha infatti percorso l’Italia in nove tappe per verificare il contenuto di sostanze chimiche di sintesi nei campi coltivati, mettendo a confronto suoli convenzionali con suoli biologici. Da nord a sud un piccolo drappello di giovani inviati ha raccolto, assieme ad agronomi professionisti, campioni di terreno in 18 campi e organizzato dieci incontri in varie città d’Italia, per sensibilizzare i cittadini.
I dati sono ancora in via di elaborazione presso un laboratorio specializzato e accreditato, e saranno resi noti in un convegno nazionale che si terrà a Roma entro i primi di dicembre. Già ora i risultati parziali – avvertono gli organizzatori – registrano importanti e prevedibili differenze nel contenuto di pesticidi nei suoli. L’agricoltura ha bisogno di suoli puliti e fertili. L’obiettivo dell’agricoltura bio è in primo luogo la rigenerazione dei suoli: senza di questa non si otterranno alimenti sani, si continuerà a inquinare le acquee la stessa atmosfera. Un suolo fertile, che non viene trattato con la chimica di sintesi, è anche una delle strade maestre per riassorbire il carbonio in eccesso dall’atmosfera e quindi combattere il cambiamento climatico. Per questo è stata lanciata la campagna di sensibilizzazione Compagnia del Suolo: il biologico parte proprio dal mantenimento della fertilità dei terreni, non è solo produzione e vendita di cibi puliti ma un elemento di salvaguardia ambientale.
Nonostante una diminuzione nell’utilizzo illimitato di chimica nei campi, oggi in Italia la media è ancora alta: 4,3 chili di pesticidi per ettaro coltivato vanno a finire ogni anno nei nostri campi. La conversione del 25% della superficie Agricola europea al biologico, indicata nella strategia Farm to Fork, potrebbe rappresentare un consistente passo in avanti, rispetto all’attuale 8% della media Ue. Visto l’Italia, che è ai primi posti in Europa per superficie bio, con oltre il 16,6% della superficie coltivata, deve e può fare di più. […]
FONTE
TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 Ottobre 2021
FederBio, Anci Toscana e ToscanaBio firmano un protocollo per la valorizzazione del biologico nella Regione Toscana
biodistrettiFarm To ForkfederbiohomeMammucciniToscanaBIOUn segnale che conferma la rilevanza che l’agricoltura biologica ha assunto nel territorio toscano. FederBio, AnciToscana, e ToscanaBio hanno siglato un protocollo d’intesa per l’attivazione di iniziative tese a incentivare ulteriormente l’affermazione del paradigma biologico come riferimento per il mondo agricolo regionale. L’accordo è stato firmato il 18 ottobre a Palazzo Vecchio di Firenze, nel corso dell”incontro “A tutto Bio. I distretti biologici della Toscana”. Questa iniziativa, organizzata da Anci Toscana in collaborazione con la Città di Firenze, ha rappresentato un importante momento di confronto sulla normativa regionale che accompagna gli enti e le associazioni nell’iter costitutivo e di governance di un distretto biologico.
I capitoli fondamentali presenti all’interno del protocollo integrano una serie di iniziative – informative, promozionali e di sostegno – finalizzate a far crescere la consapevolezza, presso operatori ed enti pubblici, circa il valore economico, sociale e ambientale legato all’adozione del biologico come filosofia di riferimento in campo agricolo. La realizzazione di attività di formazione e informazione per il personale dei Comuni, l’introduzione e la valorizzazione dei prodotti bio nelle mense scolastiche, promuovere la gestione del verde pubblico secondo i principi dell’agricoltura biologica e il supporto degli enti locali che hanno avviato politiche virtuose per ridurre la chimica di sintesi, in linea con gli obiettivi delle strategie europee “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, sono altri elementi al centro dell’intesa. La firma del protocollo è una conferma del ruolo guida che la Toscana sta assumendo nel campo biologico. Grazie ai recenti finanziamenti disposti dalla Regione – che mettono a disposizione risorse cinque volte superiori rispetto al 2020 sul bando della misura 11 del PSR (introduzione e mantenimento dell’agricoltura biologica) nel periodo transitorio 2021-2022 – l’obiettivo è arrivare al 35%, dato che supera largamente le proposte delle strategie europee che prevedono il 25% di territorio agricolo coltivato a bio entro il 2030.
“La sigla di questo protocollo d’intesa rappresenta un’ulteriore spinta per accelerare la conversione dell’agricoltura regionale verso il biologico come modello innovativo di sviluppo rurale sostenibile attraverso il quale amministrazioni locali, produttori, cittadini e associazioni, stringono un’alleanza per valorizzare i sistemi di produzione e consumo del cibo, la biodiversità e l’insieme delle risorse del territorio. Le scelte strategiche dei numerosi Comuni toscani che puntano con decisione alla valorizzazione dei Distretti Bio, congiuntamente alle politiche green della Regione, fanno della Toscana un esempio virtuoso a livello nazionale anche in vista dell’approvazione definitiva della legge sull’agricoltura biologica che prevede, tra gli altri punti, il riconoscimento e la diffusione dei distretti biologici. Questo accordo, teso a incrementare la filiera agroalimentare biologica e la promozione dell’inclusione sociale per lo sviluppo economico delle zone rurali, aumenta la consapevolezza che solo adottando il modello agroecologico è possibile conciliare la produzione di cibo sano per tutti con la tutela di territori e ambiente”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio. […]
FONTE
TESTATA: Ruminantia.it
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 Ottobre 2021
FederBio, Anci Toscana e ToscanaBio firmano un protocollo per la valorizzazione del biologico nella Regione Toscana
ANCIbiodistrettihomeToscanaBIOBologna, 19 ottobre 2021 – Un segnale che conferma la rilevanza che l’agricoltura biologica ha assunto nel territorio toscano. FederBio, AnciToscana, e ToscanaBio hanno siglato un protocollo d’intesa per l’attivazione di iniziative tese a incentivare ulteriormente l’affermazione del paradigma biologico come riferimento per il mondo agricolo regionale.
L’accordo è stato firmato il 18 ottobre a Palazzo Vecchio di Firenze, nel corso dell’’incontro “A tutto Bio. I distretti biologici della Toscana“. Questa iniziativa, organizzata da Anci Toscana in collaborazione con la Città di Firenze, ha rappresentato un importante momento di confronto sulla normativa regionale che accompagna gli enti e le associazioni nell’iter costitutivo e di governance di un distretto biologico.
I capitoli fondamentali presenti all’interno del protocollo integrano una serie di iniziative – informative, promozionali e di sostegno – finalizzate a far crescere la consapevolezza, presso operatori ed enti pubblici, circa il valore economico, sociale e ambientale legato all’adozione del biologico come filosofia di riferimento in campo agricolo. La realizzazione di attività di formazione e informazione per il personale dei Comuni, l’introduzione e la valorizzazione dei prodotti bio nelle mense scolastiche, promuovere la gestione del verde pubblico secondo i principi dell’agricoltura biologica e il supporto degli enti locali che hanno avviato politiche virtuose per ridurre la chimica di sintesi, in linea con gli obiettivi delle strategie europee “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, sono altri elementi al centro dell’intesa.
La firma del protocollo è una conferma del ruolo guida che la Toscana sta assumendo nel campo biologico. In regione oltre il 32% della superficie agricola utilizzata, con oltre 150 mila ettari, è già coltivata a bio. Grazie ai recenti finanziamenti disposti dalla Regione Toscana – che mettono a disposizione risorse cinque volte superiori rispetto al 2020 sul bando della misura 11 del PSR (introduzione e mantenimento dell’agricoltura biologica) nel periodo transitorio 2021-2022 – l’obiettivo è arrivare al 35%, dato che supera largamente le proposte delle strategie europee che prevedono il 25% di territorio agricolo coltivato a bio entro il 2030.
“La sigla di questo protocollo d’intesa rappresenta un’ulteriore spinta per accelerare la conversione dell’agricoltura regionale verso il biologico come modello innovativo di sviluppo rurale sostenibile attraverso il quale amministrazioni locali, produttori, cittadini, associazioni, stringono un’alleanza per valorizzare i sistemi di produzione e consumo del cibo, la biodiversità e l’insieme delle risorse del territorio.
Le scelte strategiche dei numerosi Comuni toscani che puntano con decisione alla valorizzazione dei Distretti Bio, congiuntamente alle politiche green della Regione, fanno della Toscana un esempio virtuoso a livello nazionale anche in vista dell’approvazione definitiva della legge sull’agricoltura biologica che prevede, tra gli altri punti, il riconoscimento e la diffusione dei distretti biologici. Questo accordo, teso a incrementare la filiera agroalimentare biologica e la promozione dell’inclusione sociale per lo sviluppo economico delle zone rurali, aumenta la consapevolezza che solo adottando il modello agroecologico è possibile conciliare la produzione di cibo sano per tutti con la tutela di territori e ambiente”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.
“Come Anci Toscana abbiamo voluto fortemente questa intesa, che consideriamo una tappa significativa del nostro percorso intrapreso negli ultimi anni per la valorizzazione dell’agricoltura biologica. Perché bio significa rispetto dell’ambiente, qualità dei prodotti, sostegno della filiera corta, promozione del territorio. La Toscana è all’avanguardia nel settore e il ruolo dei Comuni per la creazione dei distretti biologici è fondamentale anche nelle politiche quotidiane: basta pensare alle mense scolastiche o al verde urbano. Sono certa che i nostri impegni reciproci porteranno frutti importanti e concreti”, ha sottolineato Roberta Casini, sindaca di Lucignano e Responsabile AnciToscana per l’agricoltura.
“Il protocollo con ANCI Toscana è importante per concretizzare la transizione ecologica dell’agricoltura toscana, che in sintonia con le strategie Ue deve porsi il traguardo ambizioso di raggiungere una SAU biologica minima del 35% nei prossimi anni e innovare tutta la filiera agroalimentare all’insegna della sostenibilità agroecologica.
L’impegno dei Comuni a sostegno di questo percorso con l’attivazione dei Distretti biologici, come previsto dalla legge regionale n 51, rappresenta un passaggio fondamentale per cogliere a pieno le potenzialità espresse dalla nuova PAC attraverso il Piano Strategico Nazionale, come ha ben compreso il Comune di Fiesole, primo distretto bio della Toscana e il Comune di Firenze, che con le dichiarazioni dell’assessore Cecilia Del Re si accinge a intraprendere lo stesso percorso. La partecipazione e gli interventi delle principali organizzazioni agricole (Coldiretti, CIA, Confagricoltura) hanno poi rappresentato il suggello definitivo alle conclusioni positive dell’incontro per le concordanze e per le sollecitazioni a un impegno comune sulle questioni delle innovazioni e delle semplificazioni burocratiche”, ha affermato Alberto Bencistà, Presidente di ToscanaBio.
16 ottobre Giornata Mondiale dell'Alimentazione. FederBio: la transizione agroecologica è fondamentale per garantire un’alimentazione migliore per tutti
Faogiornata mondiale dell’alimentazionehometransizione agroecologicaBologna, 15 ottobre 2021 – Sabato 16 ottobre si celebra la Giornata mondiale dell’Alimentazione, istituita dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
Il tema che caratterizza l’edizione di quest’anno è “La trasformazione dei sistemi agroalimentari ai fini di una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore, senza lasciare indietro nessuno”.
In occasione di questo importante appuntamento, accompagnato dal Summit globale sull’alimentazione del popolo che intende promuovere sistemi alimentari agroecologici, biologici e rigenerativi, FederBio sottolinea l’importanza della transizione ecologica per adottare un modo più etico di produrre e consumare cibo.
“In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione vogliamo sottolineare l’urgenza della transizione verso sistemi alimentari sostenibili dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Occorre un cambio di paradigma e l’adozione di pratiche agricole in grado di preservare la fertilità dei terreni e la biodiversità, contribuendo contemporaneamente a mitigare i cambiamenti climatici e a tutelare la salute dell’uomo e del Pianeta. La salvaguardia della fertilità del suolo e dell’ambiente è fondamentale per soddisfare le attuali richieste alimentari per nutrire il mondo senza compromettere la capacità di rispondere ai bisogni del futuro, come i movimenti dei giovani per il clima stanno ribandendo con forza a tutti i livelli.
Occorre una nuova visione ed è proprio la FAO, con il tema scelto quest’anno, a indicare l’approccio agroecologico come elemento imprescindibile per migliorare la produzione di cibo mondiale e avere sistemi alimentari più equi e sostenibili nel rispetto della natura. Per questo l’agricoltura biologica a livello globale può offrire un contributo fondamentale, per rafforzare il ruolo svolto dagli agricoltori nella produzione di cibo, nella tutela e salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità”, ha affermato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.
Arriva a Bari la "Compagnia del suolo", la campagna per il check-up della chimica nei terreni agricoli
Cambia la TerraCompagnia del SuolofederbiohomeMercoledì 13 ottobre aperitivo con workshop sulla salute del suolo e rischio desertificazione presso Buò – Rete utile Buono e Bio, via Goffredo Mameli 6, ore 1.
Roma, 13 ottobre 2021 – Termina a Bari il ‘giro d’Italia’ alla ricerca della salute del suolo. Perché senza un suolo sano non ci sono cibi sani e acqua pulita. E invece i terreni sono un elemento trascurato sia dalla tutela di legge che dalle convenzioni internazionali. Nei campi, pesticidi, erbicidi e fungicidi lasciano tracce di sostanze chimiche di sintesi che minacciano la qualità dei raccolti, le acque di superficie e quelle sotterranee, la salute degli ecosistemi terrestri e acquatici.
Per parlare di salute dei suoli e di agricoltura sostenibile, il progetto Cambia la Terra (promosso da FederBio con Legambiente, Lipu, ISDE – Medici per l’ambiente, Slow Food e WWF Italia) lancia la “La Compagnia del suolo”, una campagna di sensibilizzazione patrocinata dall’Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – che attraversa l’Italia da nord a sud in nove tappe, a partire dal 28 luglio fino alla prima metà di ottobre 2021.
Nona tappa, Bari. Qui La Compagnia, composta da quattro persone (tre giovani esperti di comunicazione ambientale e un agronomo qualificato), si fermerà in un’azienda biologica e in una convenzionale, prelevando campioni di suolo che verranno poi esaminati da un laboratorio accreditato per verificare la presenza nei terreni di sostanze chimiche derivate dall’uso di insetticidi, diserbanti, fungicidi. I risultati delle analisi dei vari campioni di terreno saranno presentati e discussi in un evento finale che si terrà a Roma a fine novembre.
In coincidenza di questo prelievo, la Compagnia del Suolo organizza un aperitivo biologico con annesso workshop presso il ristorante Buò – Rete utile Buono e Bio a cui parteciperanno Nino Paparella, vice Presidente FederBioPugliaNatura; Luigi Tarricone, Crea (progetto Oltre.Bio); Domenico Ventrella, Crea (progetto SFOF); Ruggero Ronzulli, Presidente LegambientePuglia; Francesco Porcelli, DiSSPA-UNIBA Aldo Moro per WWF Italia.
Focus dell’incontro “Il ruolo di un’altra agricoltura per combattere la desertificazione”.
Secondo alcuni dati del Cnr il Sud Italia è particolarmente colpito dal rischio di desertificazione. In Sicilia lo è ormai il 70% del territorio, in Molise il 58%, in Puglia il 57%. Le conseguenze di un suolo desertificato sono l’aumento di fenomeni erosivi, la contaminazione e la salinizzazione dei terreni, l’incapacità del suolo di trattenere l’acqua; la perdita di biodiversità e la siccità. Per frenare questo fenomeno il settore agricolo deve fare la sua parte abbandonando un modello agricolo intensivo e basato sulla monocoltura e passare a un’agricoltura biologica.
“Tutelare e incrementare la fertilità naturale dei suoli è il principale obiettivo dell’agricoltura biologica. Questo obiettivo è ancora più attuale in un periodo di rapidi cambiamenti climatici e con un aumentato rischio di desertificazione dei suoli in Puglia. Con oltre 9.000 operatori biologici e più di 260.000 ettai di SAU bio pari al 21 % del totale, la Puglia è tra le regioni leader in Italia e in Europa per estensione e intensità di coltivazioni bio”, ha affermato Nino Paparella, vice Presidente FederBioPugliaNatura. “Per questo FederBioPugliaNatura ha aderito alla Campagna “La Compagnia del Suolo” finalizzata ad attirare l’attenzione del grande pubblico ma anche degli operatori del settore sulla importanza strategica di restituire fertilità ai suoli incrementando la biodiversità e l’apporto di sostanza organica. Un impegno che la vedrà parte attiva della tappa pugliese della Campagna che metterà a confronto la qualità dei suoli delle aziende biologiche e quelle convenzionali. Un impegno che FederBioPugliaNatura continuerà a portare avanti promuovendo una gestione sostenibile del suolo in agricoltura, al fine di incrementare il tenore di sostanza organica stabile ovvero di humus nei suoli pugliesi”, ha aggiunto.
“Occorre sempre più, anche e soprattutto in Puglia, favorire con determinazione ed efficacia l’agroecologia abbattendo così le emissioni climalteranti grazie alla forte riduzione degli input chimici e alla salvaguardia della biodiversità. L’agricoltura biologica rappresenta il modello principale di riferimento, ma occorre alzare fortemente l’asticella dell’agricoltura integrata con una diminuzione significativa dell’uso di fitofarmaci. Bisogna garantire ai consumatori e ai cittadini che nell’alimento non ci siano fitofarmaci o altri residui chimici oltre il limite di quantificazione analitica e di rilevabilità. Allo stesso modo è fondamentale tutelare i terreni in cui avvengono le coltivazioni ed anche i pascoli, affinché il suolo non diventi terra arida o contaminata”, ha dichiarato Ruggero Ronzulli, presidente di Legambiente Puglia.
La partecipazione all’evento è vincolata a iscrizione preventiva da parte dei partecipanti a questo link e alla presentazione in loco del Green Pass personale in corso di validità.
UFFICIO STAMPA
Ufficio stampa Cambia la Terra
Silverback – Greening the Communication
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Convegno - A tutto Bio. I distretti biologici della Toscana
agricoltura biologicabiodistrettihomeDOVE:
Firenze, Sala d’Arme di Palazzo VecchioPiazza Signoria, 1
QUANDO:
Lunedì 18 ottobre 2021, h. 9.30 - 13.30
Si terrà il 18 ottobre a Firenze il convegno “A tutto Bio. I distretti biologici della Toscana”. Parlare di sostenibilità sociale, ambientale ed economica significa oggi parlare di distretti biologici: amministratori pubblici, agricoltori, produttori e associazioni possono fare la differenza e stimolare, attraverso la promozione condivisa del biologico, la crescita delle nostre comunità. La Toscana ad oggi ospita un numero rilevante di distretti biologici e dispone di una legge che ne accompagna l’iter costitutivo e la governance. Un’iniziativa per confrontarci, attraverso il racconto di esperienze dirette e sperimentazioni in corso, su prospettive e potenzialità di questi laboratori locali di sviluppo sostenibile.
Nel corso dell’incontro verrà anche siglato il Protocollo d’Intesa tra FederBio, FirenzeBio e AnciToscana per valorizzare e promuovere il biologico nella Regione Toscana.
L’evento è organizzato da ANCI Toscana con la collaborazione del comune di Firenze.








