Sostenibilità e food biologico: sinonimi anche negli economics

Cambia il carrello degli italiani: la svolta naturale e sostenibile è crescente, come rivela la ricerca Nomisma circa il mercato del bio in Italia. Il biologico è in continua crescita ed è una tendenza non solo consolidata ma che si autoalimenta spinto dalla crescente sensibilità ambientalistica. La ricerca di salubrità induce sempre più consumatori a scegliere biologico. La conferma viene dall’ultimo studio di Nomisma per FederBio. Il concetto di sostenibilità sta diventando sempre più prioritario e la grande distribuzione lo sta cavalcando per trasferire ai consumatori l’impegno per l’ambiente e per la filiera. Il fenomeno sotteso a questa esigenza è la crescita della marca del distributore biologica. Ciò che appare importante sono le motivazioni per le quali i consumatori scelgono il biologico. La ricerca Nomisma evidenzia che la salvaguardia dell’ambiente è per il 60% degli italiani uno dei valori che guidano gli acquisti. […]

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FONTE


TESTATA: Mark Up
AUTORE: Francesco Oldani
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 Marzo 2020



FederBio: molto positivo il DDL in materia di illeciti agroalimentari approvato dal Consiglio dei Ministri

Bologna, 27 febbraio 2020 – Da sempre al fianco delle istituzioni per la prevenzione e il contrasto alle frodi alimentari del biologico, FederBio accoglie molto positivamente le nuove norme in materia di illeciti agroalimentari appena approvate dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministro della giustizia Alfonso Bonafede e di Teresa Bellanova, Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali.

Il testo, che dovrà affrontare l’iter parlamentare, interviene sul codice penale e sulla legislazione speciale del settore agroalimentare con riguardo alla tutela della salute pubblica, alla sicurezza degli alimenti e in materia di frodi nel commercio di prodotti alimentari.

FederBio condivide gli obiettivi del DDL, in particolare la riorganizzazione della classificazione dei reati e delle relative sanzioni basate su un sistema di intervento a tutele crescenti.

“L’approvazione del DDL da parte del Consiglio dei Ministri è un segnale importante circa la volontà di tutelare l’intero settore agroalimentare italiano. Il biologico, che negli ultimi otto anni ha fatto registrare una crescita del 76% delle superfici coltivate e del 66% delle aziende, rappresenta un comparto sempre più centrale dell’agroalimentare. Ben venga dunque un DDL che rafforzi il sistema di protezione verso gli illeciti grazie a norme e sanzioni più rigorose. FederBio è da sempre in prima linea nel supporto a Istituzioni, Magistratura e Forze di Polizia per contrastare il falso bio e tutelare i consumatori e le imprese oneste del settore”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

UFFICIO STAMPA


Silvia Voltan
silvia.voltan@pragmatika.it
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Il TAR del Veneto conferma: in mancanza di una convenzione col comune, il vigneto accanto alla scuola dell'infanzia di San Giacomo va espiantato

È ufficiale: in mancanza di una convenzione col Comune, il vigneto abusivo sorto accanto alla Scuola dell’Infanzia di San Giacomo va espiantato.

A confermarlo è stato il Tar del Veneto, il quale ha emesso ieri, martedì 18 febbraio, la sentenza definitiva sulla questione del vigneto, vicenda nata oltre un anno fa, che ora trova un punto di svolta definitivo: o la proprietà firmerà una convenzione col Comune sulla parte di vigneto piantata nella zona F, o dovrà procedere all’espianto.

Sentenza che dà ragione ai genitori dei bambini che frequentano l’asilo, che fin dall’inizio si sono battuti per tutelare la salute dei propri figli e che ora continueranno a vigilare perché nella convenzione non venga fatto nessuno sconto a chi, illegittimamente, ha continuato a lavorare in quel vigneto per tutti questi mesi, ignorando le varie ordinanze emesse dal Comune.

“È con grande soddisfazione che noi genitori dei bambini che frequentano la Scuola dell’Infanzia di San Giacomo abbiamo appreso la sentenza del Tar del Veneto, che ha respinto in buona parte il ricorso della proprietà del vigneto piantato abusivamente accanto all’asilo dei nostri figli – commentano i genitori – . Finalmente ha vinto la tutela della salute dei bambini, che sono il nostro futuro e la nostra speranza.

Ora confidiamo nel sindaco Miatto perché esegua quanto ordinato dal giudice. Le strade percorribili sono due: o l’amministrazione procede con l’espianto, come ordinato dal giudice del Tar  o la proprietà firma col Comune una convenzione rigida ed ispirata alla delibera di Giunta dello scorso gennaio, che prevede il mantenimento del carattere pubblicistico della zona F. Una convenzione blindata, senza sconti né sotterfugi, a tutela dei bambini e a vantaggio della collettività”.

Questi, secondo i genitori, i punti fermi per una convenzione seria e accettabile per la zona F: piantumazione di barbatelle piwi, che necessitano di quasi nessun trattamento; biologico certificato su tutto il vigneto; piantumazione di una siepe adeguata al contenimento della deriva dei fitofarmaci, non come quella attualmente presente; recepimento di tutte le indicazioni date dall’Ulss nella lettera dello scorso marzo; dare un valore “sociale” a quel vigneto. “Resta infatti il nodo spinoso dell’indirizzo pubblicistico che contraddistingue la zona F2 – rilevano i genitori -. Con il sindaco avevamo elaborato un’idea che sembrava molto buona, e che lo stesso Miatto aveva definito una proposta intelligente.  Avevamo infatti chiesto che, a parità di costi e professionalità, la proprietà si impegnasse a preferire le cooperative sociali del territorio vittoriese per le operazioni di potatura e/o vendemmia. In questo modo quel vigneto sarebbe diventato occasione di arricchimento e crescita per il tessuto sociale della nostra città, senza intaccare in alcun modo il guadagno della Tenuta Agricola San Martino. Se la proprietà,  l’avvocato o chiunque altro presentasse una soluzione diversa, ma in linea con quanto stabilito dal TAR, saremmo disposti a valutarla, ma senza la componente pubblicistica c’è il serio rischio che la convenzione risulti illegittima, e si vada a vanificare la parte, ben più importante, legata alla tutela della salute dei nostri figli”.

I genitori stanno valutando attentamente la sentenza anche nella misura in cui ha accolto il ricorso della proprietà. “Ciò che pare immediatamente evidente è che la Regione deve tirare fuori la testa da sotto la sabbia – affermano con forza -.  È necessario che essa intervenga con una normativa regionale valida per tutti i Comuni, perché è inutile lasciare ampia autonomia ai sindaci se poi questi si trovano le mani legate in quanto i loro provvedimenti possono essere impugnati da chiunque! Solo una legge regionale potrebbe risolvere definitivamente la questione senza che nessuno possa fare ricorso. È inutile che il presidente Zaia e l’assessore Pan continuino a fare proclami sulla necessità di evitare nuovi impianti di vigneti vicino ad aree sensibili, se poi non fanno nulla di concreto perché ciò avvenga. Le prese di posizione non bastano, servono le leggi! “.

Ora bisognerà vedere se la proprietà farà ricorso al Consiglio di Stato contro tale sentenza, ma, anche su questo, i genitori hanno le idee ben chiare: “Che facciano pure ricorso, basta che siano consapevoli che, mentre aspetteremo che il Consiglio di Stato si pronunci, non accetteremo assolutamente che entrino nel vigneto per fare delle lavorazioni. E ci aspettiamo che, in tal caso, il sindaco Miatto dia esecuzione alla sentenza del Tar, procedendo all’espianto di tutto il vigneto ricadente nella zona F”.

 

Contatti:

Silvia Baccichetto

Addetta alla comunicazione

silviabaccichetto@libero.it

Tel. 3494699181


Verso la sostituzione dei pesticidi in agricoltura: 24 istituzioni di ricerca europee intraprendono un percorso ambizioso

In tutta Europa, la forte richiesta da parte delle autorità pubbliche, degli operatori agricoli e della società in generale sta stimolando la ricerca ad accelerare la transizione ecologica dell’agricoltura. Per affrontare una sfida di tale portata, la dichiarazione congiunta di intenti “Verso un’agricoltura libera da pesticidi” punta a ripensare il modo di fare ricerca e a sviluppare nuove strategie comuni di ricerca e sperimentazione agricola, non solo a livello nazionale ma in tutto il continente.

La dichiarazione è stata firmata da 24 organizzazioni di ricerca di 16 Paesi europei. Sotto il coordinamento dell’Istituto francese per la Ricerca Agronomica e Ambientale (INRAE) e dei due istituti tedeschi ZALF e Julius Kühn-Institut, questo progetto innovativo ha riunito la comunità di ricerca europea attorno alla visione ambiziosa di un’agricoltura senza pesticidi di sintesi. La dichiarazione, formalizzata domenica 23 febbraio al Salone Internazionale dell’Agricoltura con il supporto del Ministro francese dell’Agricoltura e alla presenza del Ministro per gli Affari Europei, ha costituito un’Alleanza Europea per la Ricerca, con il primo obiettivo di presentare una roadmap scientifica che verrà a breve presentata alla Commissione Europea, come contributo al nuovo Green Deal Europeo approvato dalla Commissione nello scorso dicembre.
La Scuola Superiore Sant’Anna è una delle tre istituzioni italiane che ha contribuito alla costituzione di questa alleanza europea di ricerca, assieme al CNR e all’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna. Paolo Barberi, Professore associato di Agronomia presso l’Istituto di Scienze della Vita, è stato nominato dalla Rettrice responsabile scientifico dell’Alleanza per la Scuola.

Elenco delle istituzioni firmatarie al 23 febbraio 2020:

1. Aarhus University, Danimarca
2. Agricultural Academy, Bulgaria
3. Agricultural University of Athens, Grecia
4. Agroscope, Svizzera
5. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Italia
6. Centre de coopération internationale en recherche agronomique pour le développement (CIRAD), Francia
7. Consiglio Nazionale delle Ricerche, Italia
8. Hungarian Research Institute of Organic Agriculture, Ungheria
9. French National Research Institute for Agriculture, Food and Environment – INRAE, Francia
10. Institute of Agriculture and Food Biotechnology – IBPRS, Polonia
11. Julius Kühn-Institute – JKI, Germania
12. Latvia University of Life Sciences and Technologies, Lettonia
13. Leibniz Centre for Agricultural Landscape Research – ZALF, Germania
14. National Agriculture Research and Innovation Centre – NAIK, Ungheria
15. Natural Resources Institute Finland – Luke, Finlandia
16. Rzeszow University of Technology, Polonia
17. Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa, Italia
18. Swedish University of Agricultural Sciences – SLU, Svezia
19. Szent István University, Ungheria
20. Teagasc – Agriculture and Food Development Authority, Irlanda
21. University of Agricultural Sciences and Veterinary Medicine – USAMV – Bucarest, Romania
22. University of Life Sciences in Lublin, Polonia
23. Vytautas Magnus University Agriculture Academy, Lituania
24. Zagreb University, Faculty of Agriculture, Croazia

Per approfondimenti: www.inrae.fr/en/news/alternatives-chemical-pesticides-24-european-research-institutes-undertake-ambitious-roadmap


Al via il percorso per la creazione del Biodistretto delle Colline e dei Castelli Romani

Creare un Biodistretto delle Colline e dei Castelli Romani alle porte di Roma, il comune agricolo più grande d’Europa. E’ questo l’obiettivo del coordinamento per la costituzione del Comitato Promotore che ha presentato l’iniziativa il 14 febbraio presso l’Orto Botanico dell’Università di Roma Tor Vergata, con l’introduzione ed il saluto di Gianluigi Peduto Presidente del Parco dei Castelli Romani, ed alla presenza dei rappresentanti delle amministrazioni locali, dei produttori, dei consumatori e delle maggiori associazioni nazionali come FederBio, Aiab, WWF, Isde, Biodinamici, Wigwam e associazioni internazionali, come Ifoam, Inner, Navdanya International, Cerealia che hanno confermato la propria partecipazione al comitato promotore con le loro articolazioni territoriali per fare assistenza tecnica al percorso costitutivo. Hanno garantito la propria adesione, a livello regionale, anche Legambiente e Federconsumatori.

Presente Famiano Crucianelli, Presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre.

Un processo plurale e aperto, avviato all’indomani della pubblicazione della legge regionale che promuove e disciplina i biodistretti, che potrebbe fare del Biodistretto delle Colline e dei Castelli Romani un punto di riferimento per il movimento nazionale (in Italia si contano già 34 Biodistretti) e internazionale (nel mese di febbraio è nata l’alleanza mondiale dei Biodistretti). Motore dell’iniziativa il coordinamento di produttori esercenti attività rurali aziendali, su delega di numerosi produttori rappresentativi del sistema economico e sociale e la fitta di rete di produttori agricoli e consumatori, oltre agli amministratori locali, che hanno dato vita all’esperienza dei Mercati Contadini di Roma, Castelli Romani e Città metropolitana, capace di coinvolgere negli anni migliaia di consumatori e centinaia di produttori, creando un volano per uno sviluppo alternativo, sostenibile ed ecocompatibile e valorizzando al contempo le risorse del territorio.

Il percorso per la costituzione del comitato promotore del Biodistretto, patrocinato anche dal Consorzio Tutela Denominazioni Frascati, è stato curato da Logos Pa e dalla rete dei Mercati Contadini Roma e Castelli Romani, che, sulla base delle linee guida del Parco dei Castelli Romani, hanno operato per la costituzione di un comitato promotore plurale ed aperto alla successiva e progressiva adesione di altri soggetti, pubblici e privati. Il prossimo passo sarà continuare, sotto la regia degli enti d’area vasta (Parco Castelli Romani e Comunità Montana), con le iniziative di animazione territoriale per l’allargamento del Comitato promotore a tutte le amministrazioni comunali interessate.

Ad aprire i lavori Marco Casella, responsabile del progetto Distretto Green, che ha sottolineato come il progetto di biodistretto sia uno strumento innovativo per una governance territoriale sostenibile e che non si possa ridurre a semplice promozione di prodotto e d’azienda in ambito biologico, perché l’orizzonte è molto più ampio. Il biodistretto deve costruire una vera e propria food policy sotto il segno della sostenibilità e, partendo dall’agroalimentare, deve coinvolgere un intero territorio d’area vasta (quello delle Colline e Castelli Romani), ben oltre la divisione delle attività economiche in comparti e distretti e la ripartizione dell’agire amministrativo in circoscrizioni comunali. Il biodistretto è un patto per la sostenibilità tra produttori, consumatori e amministrazioni. È inutile stabilire astrattamente ritagli territoriali che saranno definibili solo a seguito delle adesioni al comitato promotore. Da questo punto di vista, continua Casella, è fondamentale la collaborazione con l’Ente parco e la Comunità Montana per avere una cabina di regia prospettica sull’intero processo, a partire dalla costituzione del comitato promotore.

Il Presidente del Parco dei Castelli Romani, Gianluigi Peduto, ha sottolineato l’importanza di una svolta biologica per le produzioni locali, portando ad esempio l’esperienza del vino biologico già prodotto nel territorio.

Presenti i rappresentanti di alcune amministrazioni comunali, il rappresentante del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati e il coordinamento dei produttori esercenti attività rurali aziendali, su delega di numerosi produttori rappresentativi del sistema economico e sociale, e l’Orto Botanico dell’Università di Roma Tor Vergata, la cui direttrice Antonella Canini ha tenuto a ricordare come l’obiettivo principale del Biodistretto sia primariamente quello della valorizzazione del territorio, confermando la disponibilità delle strutture dell’Università di Tor Vergata da lei dirette a sostenere il percorso di costruzione del biodistretto.

Un territorio che deve essere valorizzato riscoprendo le tradizioni alimentari e che deve essere messo in sicurezza dal punto di vista della salute come ricorda Mariano Sigismondi, Direttore del Dipartimento Prevenzione Asl Roma 6, disposto ad aprire un tavolo di confronto e concertazione con il comitato promotore del biodistretto.

Sarà dunque necessaria, al di là delle problematiche legislative, una governance sempre più condivisa del territorio come sostenuto da Sandra Di Ferdinando, rappresentante dell’Arsial, l’Agenzia regionale per l’agricoltura.

L’avvio del percorso del biodistretto è stato tenuto a battesimo dalle principali organizzazioni che si occupano di biodistretti e di agroecologia a livello nazionale ed internazionale.

Presente Famiano Crucianelli, Presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre ed ispiratore della recente legge sui Biodistretti della Regione Lazio, che segna il passaggio dalla visione aziendalistica dei distretti biologici a quella territoriale dei biodistretti. Crucianelli ha ribadito l’importanza di partire dal basso per la costruzione del Biodistretto, sul modello della vendita diretta dei mercati contadini che mettono in opera pratiche di scambio economico in cui si rifonda su basi nuove il rapporto tra produttori e cittadini. Questa alleanza è necessaria anche per affrontare le grandi questioni dei pesticidi e del cambiamento climatico che deve mettere al centro della scena l’agricoltura e il cibo. Un grande rischio, secondo Crucianelli, nel percorso di costruzione del Biodistretto è l’antico vizio del campanilismo di molte amministrazioni comunali.

È proprio l’iniziativa dal basso a garantire il successo del progetto ha aggiunto Maria Grazia Mammuccini, presidente nazionale di FederBio, che ha comunicato l’adesione della sua organizzazione al processo di crescita del nuovo Biodistretto. La presidente di FederBio ha sottolineato che in gioco non è la questione del finanziamento di questo o quel progetto, ma la ricostruzione della comunità del cibo, tra chi produce e chi consuma, come accade nell’agricoltura biologica in cui l’agricoltore non è costretto a lavorare per altre organizzazioni alle peggiori condizioni, come avviene nell’agricoltura convenzionale, ma si occupa spesso  della vendita al consumatore finale, come accade anche nei mercati contadini.

Giuseppe Orefice, segretario generale di Inner, la Rete Internazionale dei Biodistretti, ha inserito il progetto del Biodistretto delle Colline e dei Castelli Romani nell’ampio quadro del movimento internazionale impegnato nella tutela della qualità alimentare e della sostenibilità ambientale, ribadendo che la possibilità del biodistretto si gioca sulla capacità di saper fare squadra fra produttori, consumatori terzo settore e amministrazioni territoriali. Un modello che trova il suo paradigma nelle attività dei farmers’ market in cui si ricostruisce il rapporto tra produttori agricoli e cittadini.

Patrizia Gentilini, di Isde (Medici per l’ambiente), ha messo in evidenza l’importanza dell’iniziativa locale capace di produrre un impatto concreto sul modo in cui si produce il nostro cibo promuovendo così un modello produttivo rispettoso dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Anche secondo Franco Ferroni, responsabile agricoltura del WWF, quanto si muove nei territori, anche in quello delle colline e dei castelli romani con il comitato promotore del biodistretto, è una sollecitazione anche per i decisori politici che devono approvare rapidamente la Legge sull’agricoltura biologica e biodinamica, in coerenza con il Green Deal europeo.

Il sostegno al comitato promotore di Ifoam, la federazione Internazionale dell’agricoltura biologica, e dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica è stata assicurata dai rispettivi rappresentanti, Cristina Grandi e Nadia El Hage.

Eva Castrucci ha ricordato che la rete dei Mercati Contadini di Roma e dei Castelli Romani comprende oltre un centinaio di piccole aziende agricole a conduzione familiare, organizzate in 16 mercati contadini a settimana, seguite e controllate da un gruppo di agronomi di parte terza che le indirizzano verso l’ecosostenibilità e l’agroecologia senza alcun finanziamento pubblico. Grazie a questi mercati è ricominciata la staffetta generazionale nella lavorazione della terra dai padri ai figli. I figli hanno lasciato gli umilianti lavori precari della gig economy e sono tornati al lavoro nei campi. Anche alcuni giovani che erano riusciti a laurearsi, hanno abbandonato lavori che non amavano per tornare alla terra dei padri e dei nonni. Sono centinaia e centinaia le posizioni di lavoro direttamente o indirettamente generate dalle aziende agricole che partecipano al circuito dei Mercati Contadini di Roma Castelli Romani. Mentre i consumatori, che ogni giorno della settimana hanno la disponibilità di un mercato contadino aperto, hanno trovato una via d’uscita al deserto alimentare a cui sarebbero stati condannati se non avessero avuto alcuna alternativa ai prodotti dell’agrindustria sugli scaffali della grande distribuzione organizzata.

L’Avv. Ermini, garante giuridico del patto per il Biodistretto tra consumatori, rappresentati da Federconsumatori, ed il coordinamento dei produttori esercenti attività rurali aziendali, ha illustrato come in materia di biodistretti la normativa vigente sancisce un momento di sintesi tra gli interessi dei consumatori e quelli dei produttori, imponendo alle amministrazioni pubbliche, in una prospettiva di sussidiarietà orizzontale, di rispettare il primato dell’iniziativa dei produttori per uno sviluppo sostenibile (art.41 Cost.) ispirato al rispetto delle tematiche della salute (art.32), dell’ambiente (art.9) e delle organizzazioni dei produttori e consumatori (art.2), configurandosi altrimenti un’inammissibile violazione delle norme sulla concorrenza e imparzialità della PA, tutelabile anche in sede giurisdizionale. Questo sembra essere confermato anche dalle modifiche apportate dalla legge LR 11/2019 sui Biodistretti in ordine al comitato promotore (L.R.1/2006), per la cui costituzione si dà priorità all’ iniziativa promossa su base volontaria dai soggetti aziendali.

Il carattere locale e internazionale dell’iniziativa è stato infine rimarcato nelle conclusioni da Manlio Masucci, di Navdanya International, che ha ricordato come la FAO abbia concesso, nel 2018, il suo massimo riconoscimento al Biodistretto indiano del Sikkim e come una vocazione produttiva biologica dell’area dei Castelli possa trovare punti di contatto con il percorso di Food Policy al vaglio dell’amministrazione capitolina. La Relatrice Speciale per il diritto all’alimentazione delle Nazioni Unite e membro della Commissione Internazionale per il Futuro dell’Alimentazione e dell’Agricoltura di Navdanya, Hilal Elver, ha, d’altra parte, raccomandato al Governo italiano di superare “la frammentazione del sistema alimentare italiano” caratterizzato da una presenza di mercati contadini e negozi bio ancora “incongruente” privilegiando “prodotti locali per assicurare che i consumatori possano aver accesso a cibo di migliore qualità” e sostenendo così i piccoli produttori che devono confrontarsi quotidianamente con l’incremento dell’agricoltura intensiva e con le grandi catene di distribuzione che detengono il controllo del mercato del cibo. Masucci ha infine espresso la volontà di Navdanya di continuare a supportare il Biodistretto come logica prosecuzione di un’alleanza consolidatasi negli anni attraverso molte battaglie comuni, da quella per la libertà dei semi dal giogo delle multinazionali (Seed Freedom) a quella contro il glifosato e per regioni libere da pesticidi (Poison Free).

Una delle prime iniziative del gruppo di lavoro per il comitato promotore sarà dedicata alla sensibilizzazione di produttori e consumatori attraverso la diffusione del Manifesto “Food for Health”, edito da Terra Nuova media partner dell’iniziativa, documento in cui i massimi studiosi internazionali affrontano le questioni produttive in relazione alla qualità dell’ambiente e alla salute umana.

 

Per ulteriori informazioni e interviste:

Ufficio stampa Navdanya International

info@navdanyainternational.org

tel. 328 6334318 – 329 8622125


FederBio e AssoBio denunciano: inaccettabile l’accordo sul prezzo del pomodoro da industria biologico, lavoriamo per un nuovo accordo

Le due organizzazioni contestano l’intesa sottoscritta nei giorni scorsi fra produttori e industriali per il Nord Italia campagna 2020. Il giusto prezzo dei prodotti biologici è da sempre al centro del loro impegno, quale elemento fondamentale per assicurare qualità al consumatore ed equità per il produttore agricolo.

Bologna, 18 febbraio 2020 – Il prezzo non è giusto. FederBio e AssoBio dicono insieme no all’accordo quadro sul prezzo di riferimento del pomodoro da industria biologico, siglato recentemente fra l’industria di trasformazione e l’organizzazione dei produttori.

Pur incrementando di circa il 4% il compenso al produttore rispetto agli anni precedenti, il prezzo concordato di 136 euro a tonnellata continua a testimoniare una situazione di grave rischio per l’integrità delle filiere e dell’intero settore.

FederBio e AssoBio, che sono da sempre attive nella tutela della trasparenza del mercato biologico a garanzia dell’etica nelle relazioni commerciali, hanno messo in campo strumenti efficaci che consentono concrete prospettive di sviluppo agli agricoltori biologici e, più in generale, all’intero settore agricolo.

“Dal 2016 FederBio denuncia una situazione di forte rischio nel comparto del pomodoro biologico da industria, che riguarda l’intero territorio nazionale. Abbiamo offerto la nostra collaborazione agli organismi di certificazione e alle organizzazioni interprofessionali del pomodoro da industria per definire regole di produzione e strumenti di verifica adeguati delle tecniche colturali e delle rese produttive effettive, anche utilizzando le moderne tecnologie digitali. L’obiettivo è arrivare a definire un costo di produzione di riferimento per la determinazione del prezzo da riconoscere agli agricoltori biologici e garantire un autocontrollo efficace lungo tutta la filiera.

Purtroppo questo ennesimo segnale da parte di un sistema interprofessionale, che non solo ha sempre rifiutato il confronto ma che ha anche smesso di pubblicare i dati relativi alla produzione biologica, testimonia la necessità di sganciare definitivamente il sistema delle regole e degli accordi sul prezzo dei prodotti biologici dagli ambiti e dalle logiche del prodotto convenzionale.

Un sistema di certificazione che garantisce al consumatore prodotti biologici in linea con le rigide norme europee e nazionali è incompatibile con prezzi che non consentono ai coltivatori onesti di rispettare queste stesse normative, per questo motivo FederBio si mette a disposizione di tutta la filiera per discutere di un nuovo accordo per quanto riguarda il pomodoro biologico, nella speranza che anche le OI riconosciute comprendano la gravità della situazione” ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

“AssoBio quale organizzazione delle imprese italiane di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici è da tempo impegnata a sostenere il lavoro di Federbio per un giusto prezzo dei prodotti biologici, favorendo anche l’utilizzo di una piattaforma di tracciabilità che tuteli l’intera filiera fino al consumatore finale. Infatti, pagando il giusto prezzo del pomodoro al produttore (come da studio recentemente elaborato da Federbio Servizi, cioè almeno 180 € a tonnellata) in realtà il prezzo al pubblico dovrebbe aumentare solo di 5 centesimi al chilo, circa, ma garantirebbe la corretta sostenibilità delle aziende agricole a tutela della sicurezza del prodotto. AssoBio e i proprio associati sono pronti a confrontarsi anzitutto con le organizzazioni dei produttori socie di FederBio, per trovare un accordo che metta in trasparenza la ripartizione del valore lungo tutta la filiera, nell’ambito di una corretta pratica di coltivazione biologica” ha dichiarato Roberto Zanoni, Presidente di AssoBio.

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Silvia Voltan
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Appello di Maria Grazia Mammuccini (FederBio): urge la legge sul biologico

FederBio, la Federazione nazionale che da 28 anni tutela e promuove l’agricoltura biologica e biodinamica, di ritorno da Biofach ha emesso un comunicato in cui sottolinea come il biologico italiano, con quasi due milioni di ettari, che rappresentano il 15,5% della superficie agricola, leader in Europa per numero d’imprese con oltre 79 mila operatori, abbia ormai un ruolo strategico per il futuro dell’agricoltura italiana ed europea.

Le caratteristiche del sistema agroalimentare del nostro Paese, orientato alla qualità e al legame tra prodotto e territorio, lasciano ancora ampi margini di crescita – si legge nel testo – che potrebbero caratterizzare il biologico, se fosse adeguatamente supportato da politiche di sviluppo in grado di conciliare sostenibilità ambientale ed economica.

“I risultati presentati a BioFach nel rapporto ‘The World of organic agriculture’ confermano gli importanti trend di crescita del biologico in Europa, un mercato cresciuto dell’8% e che si attesta a 40,7 miliardi di euro. L’Italia continua ad essere uno dei Paesi protagonisti a livello europeo, ma è la Francia la nazione che ha avuto il più ampio margine di crescita in quest’ultimo periodo. Siamo partiti per primi sul biologico, ma rischiamo di essere superati se non riusciamo a mettere in campo strategie adeguate e investimenti in termini di ricerca, innovazione e formazione per favorire la conversione all’agricoltura biologica. Per questo rilanciamo con forza l’appello al governo italiano e al Senato della Repubblica ad accelerare l’iter di approvazione del progetto di legge sull’agricoltura biologica, già approvato a larghissima maggioranza dalla Camera”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. […]

FONTE


TESTATA: Green Planet
AUTORE: Gemma Edicto
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 febbraio 2020



Più biologico e meno pesticidi: ecco gli obiettivi europei (da confermare)

Più 30% biologico e meno 50% pesticidi: questi i target nel Piano biodiversità Ue. FederBio spiega come l’aumento del bio contrasta i cambiamenti climatici.

Il prossimo marzo la Commissione europea presenterà il piano per la biodiversità, un documento all’interno del Green new deal, il patto verde europeo che punta a trasformare l’Europa nel primo continente a emissioni zero in termini di CO2 entro il 2050. Nei giorni scorsi i giornalisti dell’Ansa, che hanno potuto visionare una bozza del piano, ne hanno anticipato alcuni contenuti. Bruxelles avrebbe fissato il target del 30 per cento di campi coltivati a biologico sul totale della superficie coltivata, la messa a riposo del 10 per cento dei terreni agricoli, il taglio del 50 per cento nell’uso dei pesticidi. Per il piano, che fissa come obiettivo la creazione di nuove aree protette per arrivare a una quota del 30 per cento della superficie terrestre e del 30 per cento di quella marina, si prevede anche una stretta sulle specie aliene invasive e a una riserva da 10 miliardi di euro per finanziare progetti per la biodiversità. Come ha spiegato l’Ansa sono numeri che potrebbero ancora cambiare, soprattutto quelli su biologico e pesticidi che sono riportati tra parentesi nel documento; intanto noi abbiamo discusso di questi obiettivi con la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini.

Nella bozza del Piano per la biodiversità si parla del 30 per cento di superficie agricola convertita al biologico. In che modo il biologico può dare il suo contributo nella tutela dell’ambiente e nella riduzione delle emissioni?

“L’approccio biologico” è più resiliente rispetto a quello convenzionale poiché, oltre a produrre una maggiore quantità di biomassa e biodiversità vegetale e animale per unità di superficie, migliora la sostanza organica del suolo contribuendo così anche al sequestro di carbonio e quindi alla mitigazione del cambiamento climatico. Secondo i dati pubblicati dal Rodale Institute nel 2011, i sistemi di agricoltura biologica utilizzano il 45 per cento in meno di energia rispetto a quelli convenzionali e producono il 40 per cento in meno di gas serra rispetto all’agricoltura basata su metodi convenzionali. Inoltre, il metodo biologico vieta l’utilizzo delle sostanze chimiche di sintesi, uno dei principali fattori che influiscono sulla diversità biologica, insieme alla perdita di habitat e ai cambiamenti climatici. Queste, infatti, possono avere effetti tossici a breve termine in organismi direttamente esposti o effetti a lungo termine che provocano cambiamenti nella catena alimentare”.

Il taglio del 50 per cento dei pesticidi che compare nella bozza è un grande obiettivo: è raggiungibile o è probabile che la percentuale si ridimensioni?

“Speriamo proprio che non si ridimensioni. Ritengo, infatti, possa essere un obiettivo raggiungibile, ma serve un serio e concreto impegno da parte di tutti. La conversione al biologico è uno dei punti fondamentali per raggiungere questo obiettivo, ma oltre a questo andrebbero introdotte, anche nell’agricoltura convenzionale, innovazioni messe a punto in agricoltura biologica con tecniche e approcci di origine naturale, come la bioprotection e biocontrollo, quale alternativa ai prodotti chimici di sintesi. Queste tecniche a base di sostanze di origine naturale e minerale permettono la gestione di parassiti e patogeni dannosi in base allo studio della loro biologia e del loro comportamento. Rappresentano quindi un efficace, affidabile e moderno mezzo di difesa delle colture agricole. Infine, contribuiscono a mitigare i cambiamenti climatici, a ridurre la perdita di biodiversità e a contrastare l’inquinamento ambientale grazie a un minor apporto di “sostanze chimiche di sintesi”.

È possibile immaginare in futuro un’Europa dove i terreni coltivati a biologico supereranno quelli coltivati tradizionalmente? E in quel caso il biologico saprà rispondere ai numeri del fabbisogno alimentare?

“Stiamo assistendo a una vera e propria trasformazione del modo di produrre e consumare cibo determinata dalle scelte consapevoli dei cittadini verso prodotti che offrano maggiori garanzie per la salute, per il rispetto dell’ambiente e che al tempo stesso rispondano ai principi di equità sociale. Questo ci conforta sul fatto che in futuro sarà possibile che l’agricoltura biologica possa essere il paradigma di riferimento. Per quanto concerne la capacità di rispondere ai fabbisogni alimentari, ci sono studi che confermano che, dopo un iniziale calo dei rendimenti riscontrato durante i primi anni di transizione, le coltivazioni biologiche arrivano a eguagliare e addirittura a superare i sistemi di coltura convenzionali. Infatti, se nell’agricoltura convenzionale l’obiettivo è nutrire la pianta puntando all’aumento immediato delle rese, nel biologico l’obiettivo è nutrire la terra per mantenerne la fertilità e realizzare una stabilità nella produzione in grado di rispondere alle esigenze del presente senza compromettere la capacità di rispondere ai bisogni del futuro. Serve però anche un nuovo modello alimentare basato sulla lotta agli sprechi e sulla riduzione del consumo di carne”.

FONTE


TESTATA: LIFEGATE
AUTORE: Carlotta Garancini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 febbraio 2020



Presentazione del Biodistretto della Valpolicella e dintorni

DOVE: 

Istituto di Istruzione Superiore Stefani-Bentegodi
via Omero Speri,1 San Pietro In Cariano (VR)

QUANDO:

sabato 22 febbraio 2020, h. 14.30

Il 22 febbraio verrà presentato a San Pietro in Cariano (VR), a partire dalle ore 14.00,  il Biodistretto della Valpolicella e dintorni.

Obiettivo del Biodistretto è creare un’alleanza tra gli abitanti, le aziende agricole e tutti coloro che hanno a cuore il territorio e la gestione sostenibile delle risorse locali, partendo dal modello biologico di produzione e consumo. Un’alleanza che non solo tuteli ma rappresenti un forte elemento di promozione dei prodotti e dell’immagine della nostra terra.

Il Biodistretto cerca e favorisce l’integrazione fra agricoltura, associazioni culturali, reti di solidarietà, scuole ed istituzioni per progettare, partendo dal nostro territorio, un modo più sostenibile di stabilire relazioni economiche, sociali e materiali.


BioFach 2020: cresce il biologico in Ue FederBio: anche in Italia si punti a politiche a sostegno del settore

Al Salone internazionale di Norimberga sono stati presentati i nuovi dati sull’andamento del biologico in Europa: un mercato che registra un +8% di crescita nel 2018 raggiungendo un fatturato di 40,7 miliardi di euro.

Bologna, febbraio 2020 – Il biologico continua a crescere. Secondo i dati presentati in questi giorni a Biofach del Research Institute of Organic Agriculture (l’Istituto svizzero FiBL) e di IFOAM, la Federazione delle associazioni del biologico a livello mondiale, la superficie globale coltivata con metodo biologico ha fatto registrare un incremento di due milioni di ettari in un solo anno in base ai dati rilevati a fine 2018 in 186 nazioni.

Gli Stati Uniti restano il primo mercato mondiale, mentre in Europa la Spagna si conferma il Paese più green seguito dalla Francia, la nazione in cui il biologico ha raggiunto lo sviluppo maggiore delle vendite (+15%).
L’Italia continua a distinguersi con buoni risultati per quanto concerne la produzione, le superfici coltivate, i consumi e l’export. Con un valore di 3,5 miliardi di euro a fine 2018 è il quinto mercato mondiale per consumi e l’ottavo Paese al mondo (terzo in Europa, dopo Spagna e Francia) per superfici coltivate a bio con poco meno di 2 milioni di ettari.

FederBio, la Federazione nazionale che da 28 anni tutela e promuove l’agricoltura biologica e biodinamica, sottolinea come il biologico italiano, con quasi due milioni di ettari, che rappresentano il 15,5% della superficie agricola, leader in Europa per numero d’imprese con oltre 79 mila operatori, abbia ormai un ruolo strategico per il futuro dell’agricoltura italiana ed europea. Le caratteristiche del sistema agroalimentare del nostro Paese, orientato alla qualità e al legame tra prodotto e territorio, lasciano ancora ampi margini di crescita che potrebbero caratterizzare il biologico, se fosse adeguatamente supportato da politiche di sviluppo in grado di conciliare sostenibilità ambientale ed economica.

“I risultati presentati a Biofach nel rapporto ‘The World of organic agriculture’ confermano gli importanti trend di crescita del biologico in Europa, un mercato cresciuto dell’8% e che si attesta a 40,7 miliardi di euro. L’Italia continua ad essere uno dei Paesi protagonisti a livello europeo, ma è la Francia la nazione che ha avuto il più ampio margine di crescita in quest’ultimo periodo. Siamo partiti per primi sul biologico, ma rischiamo di essere superati se non riusciamo a mettere in campo strategie adeguate e investimenti in termini di ricerca, innovazione e formazione per favorire la conversione all’agricoltura biologica. Per questo rilanciamo con forza l’appello al Governo italiano e al Senato della Repubblica ad accelerare l’iter di approvazione del progetto di legge sull’agricoltura biologica, già approvato a larghissima maggioranza dalla Camera”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

UFFICIO STAMPA


Silvia Voltan
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