FederBio: “Agricoltura territorio è settore strategico, attenzione a non desertificare le aziende biologiche. Si ripensi alla chiusura dei mercati contadini"

Si apre con l’intervista a Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, il progetto #RestiamoInCampo, la serie di interviste web della campagna “Cambia la terra” agli agricoltori.

Roma, 26 marzo 2020 – Gli effetti negativi della pandemia non risparmiano i produttori biologici che – come tutto il settore agricolo – sono al lavoro per assicurare beni di prima necessità al Paese. La conferma arriva dalla presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, che ha aperto le interviste in streaming di #RestiamoInCampo, la finestra di informazione della campagna “Cambia la terra” su come il mondo agricolo sta vivendo la crisi sanitaria da CoVid-19.

Le difficoltà maggiori per gli agricoltori bio, secondo Mammuccini, riguardano “l’export e la distribuzione, considerato che le esportazioni di alcuni prodotti, come il vino, sono a zero; la vendita diretta per i prodotti freschi in molti casi è bloccata come alcuni comparti specifici che forniscono la ristorazione o le mense e come gli agriturismi, che non stanno lavorando”. Ma “se siamo un settore strategico per il Paese, occorre che si batta un colpo e anche alla svelta”.

Per il biologico, più legato ai territori e alla produzione di piccola e media scala, una delle emergenze da risolvere oggi è quella dei mercati contadini e di prossimità.

“Il biologico – secondo Mammuccini – è stato pioniere dei mercati di vendita diretta. Oggi a causa delle misure di sicurezza sono stati chiusi quasi ovunque. Siamo ovviamente solidali con i sindaci che stanno facendo tutto il possibile per garantire la sicurezza sanitaria ma ci chiediamo anche perché i mercati all’aria aperta, probabilmente meno esposti dei supermercati alla diffusione del virus, non possano avere in pochi giorni norme di sicurezza compatibili con la situazione. La macchina burocratica non si sta muovendo abbastanza in fretta. Ma per un settore come quello agricolo che si individua come strategico occorrono norme veloci, per evitare che una buona parte dei 60mila agricoltori biologici, come anche il resto delle aziende agricole, sia costretta a chiudere. Bisognerà trovare soluzioni e strategie nuove e anche in fretta. Per questo, oltre al decreto ‘Cura Italia’, che deve essere applicato tempestivamente, saranno necessari provvedimenti strutturali, che il governo si è impegnato ad approvare nel mese di aprile, in grado di affrontare una fase economica dai contorni inediti”.

Ma è necessario per il prossimo futuro anche un cambiamento di più ampio respiro, secondo la presidente di FederBio. “Ripensare al tema della sicurezza alimentare e alla necessità, ora più che mai urgente, di avvicinare chi consuma a chi produce. E poi ancora, creare e ragionare sul fare e ricostruire la comunità locale del cibo, che coinvolga tutta la filiera, fare rete come produttori e agricoltori biologici. Se questa crisi ci insegna qualcosa è che i beni di primissima necessità devono provenire dai territori. Infine, serve ripensare il paradigma produttivo e sociale: quest’emergenza, che si somma a quella climatica, impone di andare verso un sistema, economico e sociale, che sia in armonia con la natura. Il biologico è già pronto a farlo”.

Il video della diretta della prima intervista di #restiamoincampo, con Maria Grazia Mammuccini, è disponibile sulle pagine fb di Cambia la Terra  e Federbio inoltre sul canale youtube di FederBio Italia.

Le interviste via web ai produttori ed agricoltori biologici proseguiranno: la prossima è in programma per martedì 31 marzo, sugli stessi canali.

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Silvia Voltan
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Mammuccini: "Biologico a rischio se non si riaprono i mercatini".

Covid-19: anche nei mercati agricoli si possono applicare le stesse misure di sicurezza degli altri punti vendita. FederBio elogia gli sforzi per garantire la continuità delle filiere agroalimentari, ma chiede supporto per le aziende agricole biologiche e il mantenimento dei mercati di vendita diretta.

Nonostante lo stato di blocco generale per cercare di fermare l’avanzata del coronavirus, i produttori biologici insieme a tutti gli agricoltori e agli operatori della filiera agroalimentare continuano a lavorare per produrre cibo per i cittadini e contribuire a sostenere il Paese. «L’emergenza globale – dichiara Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – che ci troviamo ad affrontare mostra in maniera ancora più evidente come sia fondamentale garantire l’approvvigionamento locale del cibo per i cittadini e quanto ci sia bisogno di consentire l’apertura dei mercati degli agricoltori per garantire cibo sano per la comunità locale».

Un senso di responsabilità condiviso

Il decreto Cura Italia rappresenta un provvedimento d’urgenza che consente un intervento immediato e al quale occorre dare tempestiva applicazione. Come annunciato dal Presidente del Consiglio Conte, saranno comunque necessari altri provvedimenti per limitare i contraccolpi di una crisi pesantissima e per affrontare le specificità dei diversi settori compreso quello del biologico. «Siamo solidali – assicura la presidente – con l’attività delle Amministrazioni locali che hanno messo in campo tutte le misure per arginare il Coronavirus, ci appelliamo però ai Sindaci affinché operino per superare il divieto allo svolgimento dei mercati agricoli locali».

Le difficoltà di chi punta su canali di vendita alternativi

FederBio rimarca infatti le difficoltà delle aziende agricole biologiche nel condurre l’attività in una situazione di emergenza, perché l’agricoltura continua il suo lavoro quotidiano: la campagna non si ferma e gli animali devono essere accuditi tutti giorni. Alle moltissime criticità si aggiungono anche le importanti ripercussioni economiche che derivano dal blocco di molti canali di mercato che causano notevoli ricadute in particolare per le aziende che in tutti questi anni hanno investito sulla qualità dei prodotti.

Una specificità che mette a rischio il biologico

«Il blocco dei mercati agricoli locali – mette in evidenza Mammuccini – è una misura che penalizza in modo particolare le aziende agricole biologiche, privando i consumatori della possibilità di scelta di frutta e verdura biologiche appena raccolte, che se non vendute deperiscono. Siamo molto preoccupati per questa situazione che potrebbe portare al fallimento di molte realtà biologiche che da sempre vendono, in maniera esclusiva, direttamente al pubblico nei vari mercati agricoli locali».

Un appello ai sindaci: «Riaprire la vendita diretta»

In questa situazione di emergenza, FederBio esprimendo vicinanza a medici, infermieri e operatori sanitari per lo sforzo che stanno mettendo in campo e apprezzando l’attività straordinaria che stanno svolgendo le Amministrazioni locali, fa comunque appello ai Sindaci che hanno adottato provvedimenti particolarmente restrittivi impedendo la vendita diretta dei prodotti agricoli sulle aree pubbliche, seppur garantita dai recenti Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Le stesse misure di sicurezza

La Federazione chiede il sostegno a queste amministrazioni affinché vengano riaperti i mercati agricoli territoriali, applicando tutte le misure di massima sicurezza idonee al contrasto dei contagi e alla tutela di operatori e clienti. Anche in questi spazi c’è infatti la possibilità di applicare le stesse misure di sicurezza che oggi consentono a punti di vendita di continuare la propria attività.

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FONTE


TESTATA: Terra è vita
AUTORE: Lorenzo Tosi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 Marzo 2020



Covid-19: FederBio apprezza gli sforzi per garantire la continuità delle filiere agroalimentari, ma chiede supporto per le aziende agricole biologiche e il mantenimento dei mercati agricoli

Bologna, 23 marzo 2020 – Nonostante lo stato di blocco generale per fermare il contagio da Covid-19, i produttori biologici insieme a tutti gli agricoltori e agli operatori della filiera agroalimentare continuano a lavorare per produrre cibo per i cittadini e contribuire a sostenere il Paese.

FederBio rimarca le difficoltà delle aziende agricole biologiche nel condurre l’attività in una situazione di emergenza, perché l’agricoltura continua il suo lavoro quotidiano: la campagna non si ferma e gli animali devono essere accuditi tutti giorni. Alle moltissime criticità si aggiungono anche le importanti ripercussioni economiche che derivano dal blocco di molti canali di mercato che causano notevoli ricadute in particolare per le aziende che in tutti questi anni hanno investito sulla qualità dei prodotti.

Il decreto Cura Italia rappresenta un provvedimento d’urgenza che consente un intervento immediato e al quale occorre dare tempestiva applicazione. Come annunciato dal Presidente del Consiglio Conte, saranno comunque necessari altri provvedimenti per limitare i contraccolpi di una crisi pesantissima e per affrontare le specificità dei diversi settori compreso quello del biologico.

In questa situazione di emergenza, FederBio esprimendo vicinanza a medici, infermieri e operatori sanitari per lo sforzo che stanno mettendo in campo e apprezzando l’attività straordinaria che stanno svolgendo le Amministrazioni locali, fa comunque appello ai Sindaci che hanno adottato provvedimenti particolarmente restrittivi impedendo la vendita diretta dei prodotti agricoli sulle aree pubbliche, seppur garantita dai recenti Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.

La Federazione chiede il sostegno a queste amministrazioni affinché vengano riaperti i mercati agricoli territoriali, applicando tutte le misure di massima sicurezza idonee al contrasto dei contagi e alla tutela di operatori e clienti.

L’emergenza globale che ci troviamo ad affrontare mostra in maniera ancora più evidente come sia fondamentale garantire l’approvvigionamento locale del cibo per i cittadini e quanto ci sia bisogno di consentire l’apertura dei mercati degli agricoltori per garantire cibo sano per la comunità locale. Siamo solidali con l’attività delle Amministrazioni locali che hanno messo in campo tutte le misure per arginare il Coronavirus, ci appelliamo però ai Sindaci affinché operino per superare il divieto allo svolgimento dei mercati agricoli locali. Una misura che penalizza in modo particolare le aziende agricole biologiche, privando i consumatori della possibilità di scelta di frutta e verdura biologiche appena raccolte, che se non vendute deperiscono. Siamo molto preoccupati per questa situazione che potrebbe portare al fallimento di molte realtà biologiche che da sempre vendono, in maniera esclusiva, direttamente al pubblico nei vari mercati agricoli locali”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

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Saluta la primavera, salva le api

Le continue emergenze spingono sempre di più al recupero degli ecosistemi e a superare il modello di agricoltura intensiva basato sull’uso dei pesticidi che mettono a rischio la sopravvivenza delle api. Mammuccini (FederBio): in Italia persi 200mila alveari in 5 anni. Appello a firmare la petizione europea

Roma, 20 marzo 2020 – L’emergenza sanitaria da Covid-19 non ferma la primavera. E c’è un modo per accoglierla anche restando a casa. Firmare per salvare api e agricoltori dalla chimica di sintesi. E’ attiva in tutta Europa la raccolta delle firme per l’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) “Save  Bees and Farmers! Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano”. Cambia la Terra, il progetto voluto da FederBio e sostenuto da Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente e WWF, aderisce alla campagna assieme alle maggiori associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica.

Il 78% delle specie di fiori selvatici e l’84% delle specie coltivate nell’Unione Europea dipende del tutto o in parte dagli insetti impollinatori, principalmente dalle api. Ma il declino delle loro popolazioni è costante: “solo in Italia negli ultimi cinque anni abbiamo perso 200mila alveari”, dice Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, l’associazione che ha ideato e coordina la campagna Cambia la Terra. “L’obiettivo della raccolta di firme è quello di cambiare il modello agricolo e scegliere l’agroecologia di cui biologico e biodinamico sono gli esempi concreti più diffusi. Le api sono vere e proprie sentinelle dell’inquinamento ambientale:se le salviamo, salviamo anche la salute dei cittadini e di chi lavora la terra”, aggiunge.

“Le molteplici crisi che stiamo attraversando a livello globale, da quella ambientale e climatica a quella sanitaria, sono facce della stessa medaglia, conseguenza in gran parte del nostro impatto sugli ecosistemi naturali che ci sta portando ad un’emergenza dietro l’altra”, sottolinea ancora Mammuccini. Per questo anche in agricoltura “è urgente puntare al recupero degli ecosistemi e a superare un modello intensivo basato sull’uso dei pesticidi che mettono a rischio la sopravvivenza delle api e di tante altre specie. È questa la sfida principale per il futuro, e la recente costituzione di una rete europea dei centri di ricerca per un’agricoltura senza pesticidi è il segno più evidente che innovazione e ricerca stanno andando in questa direzione

Eliminare completamente i pesticidi di sintesi dai campi entro il 2035 partendo dalle sostanze più pericolose, con un primo step dell’80% al 2030. Ripristinare gli ecosistemi naturali nelle aree agricole affinché l’agricoltura possa diventare una forza motrice per il recupero della biodiversità. Riformare il settore dando priorità all’agricoltura biologica e di piccola scala, diversificata e sostenibile. Sono questi gli obiettivi della Ice, lo strumento con cui i cittadini possono chiedere alla Commissione e al Parlamento europei di affrontare un tema strategico per le loro vite. L’iniziativa punta a raccogliere in un anno un milione di firme in almeno 7 diversi Paesi Ue.

Ma c’è un’altra data che vale la pena ricordare. Proprio oggi, 20 marzo, parte anche la “Settimana mondiale di azione contro i pesticidi” che tradizionalmente si fa coincidere con la prima settimana di primavera, periodo in cui si assiste all’aumento dell’uso di pesticidi.

 

Iniziativa dei Cittadini Europei “Salviamo Api e Agricoltori!” Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano

hashtag: #savebeesandfarmers

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E arrivò la primavera in cui salvare le api. Mammuccini, FederBio: in Italia persi 200 mila alveari in 5 anni.

Tra sciami virali, divieti e paure è arrivata la primavera che non conosce restrizioni e zone rosse, mai però così incerta. Il 78% delle specie di fiori selvatici e l’84% delle specie coltivate nell’Unione Europea dipende del tutto o in parte dagli insetti impollinatori, principalmente dalle api; eppure la loro sopravvivenza è fortemente a rischio. Da una trentina d’anni, il tasso annuale di estinzione degli insetti è pari al 2,5%, impollinatori compresi. In Europa una specie di api su dieci è a rischio estinzione. In Italia l’allarme è lanciato dalla presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini: “negli ultimi cinque anni abbiamo perso 200 mila alveari”.

Ma il killer chi è? C’è un po’ di tutto: cambiamenti climatici, inquinamento, perdita di biodiversità; ma per la sopravvivenza delle api, il principale imputato resta però un modello agricolo che punta sullo sfruttamento intensivo e la chimica di sintesi. I pesticidi possono colpire gli impollinatori in maniera diretta (insetticidi e fungicidi) e indiretta (erbicidi), per questo la riduzione dei pesticidi è “una priorità assoluta”, dice l’Europarlamento.

C’è un modo che ci permette di essere alfieri di questa causa. Quello che occorre fare è firmare una petizione,  per la precisione l’iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) “Save Bees and Farmers!  Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano”. La raccolta firme è promossa anche da Cambia la Terra, il progetto voluto da FederBio e sostenuto da Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente e Wwf (per firmare https://www.cambialaterra.it/salviamo-api-e-agricoltori/). La richiesta è chiara: eliminare completamente i pesticidi di sintesi dai campi entro il 2035 partendo dalle sostanze più pericolose. L’obiettivo si raggiunge con la raccolta di un milione di firme in almeno sette diversi Paesi dell’Unione.

“Le molteplici crisi che stiamo attraversando a livello globale, da quella ambientale e climatica a quella sanitaria, sono facce della stessa medaglia, conseguenza in gran parte del nostro impatto sugli ecosistemi naturali che ci sta portando ad un’emergenza dietro l’altra”, sottolinea ancora Mammuccini. Per questo anche in agricoltura “è urgente puntare al recupero degli ecosistemi e a superare un modello intensivo basato sull’uso dei pesticidi che mettono a rischio la sopravvivenza delle api e di tante altre specie. È questa la sfida principale per il futuro, e la recente costituzione di una rete europea dei centri di ricerca per un’agricoltura senza pesticidi è il segno più evidente che innovazione e ricerca per il futuro dell’agricoltura stanno andando in questa direzione”. […]

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FONTE


TESTATA: La Stampa
AUTORE: Marco Tedeschi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 Marzo 2020



Mammuccini, FederBio: da momenti come questo una lezione importante

“Il quadro per il biologico è molto simile a quello che si sta delineando per tutti gli altri comparti dell’agroalimentare made in Italy”. Con queste parole Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio, riferisce a GreenPlanet rispetto alla situazione attuale di emergenza dovuta – come ormai noto – al propagarsi dei contagi da Covid-19.

“Per quel che riguarda il bio – sottolinea Mammuccini – il danno dovuto alla chiusura delle mense pubbliche e scolastiche è davvero ingente così come quello affine ai circuiti dell’agriturismo. Fortunatamente al momento reggono ancora le forniture alla GDO e l’export. Si tratta di impressioni raccolte direttamente sul campo tra gli operatori ma non ci sono dati certi; ciò che sarà stato lo si potrà determinare con certezza solo alla fine di questa emergenza sanitaria. Per ora l’unica cosa che mi sento di sottolineare è di concentrare il nostro impegno comune nel cercare di contenere il virus e prepararsi a essere più forti di prima alla ripresa. Solo quando si ripresenteranno le giuste condizioni, ci auguriamo al più presto, chiederemo interventi da parte del governo anche a sostegno del biologico così come prospettato per altri settori dell’agroalimentare”.

“Crisi di questo tipo – conclude Mammuccini – rafforzano ancor di più la necessità di invertire il passo in fatto di politica economica. Bisogna infatti puntare sul bio per raggiungere un tipo di economia più resiliente; con questo non voglio delegittimare le altre tecniche agronomiche ma vorrei semplicemente far riflettere sul valore e l’urgenza di implementare agro-economie più sostenibili, tra le quali il biologico rientra perfettamente” […].

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TESTATA: Green Planet
AUTORE: Chiara Brandi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 10 Marzo 2020



Che fine ha fatto la legge sul biologico?

Dopo il via libera della Camera, si è arenata al Senato da circa un anno. Le associazioni di categoria temono che non vedrà la luce

Chi ha ucciso la legge sul biologico? Anzi, visto che l’omicidio ancora non c’è stato, facciamo appello ad un altro tipo di reato: chi tiene in ostaggio la legge sul biologico? Sembrava la volta buona: un semaforo verde arrivato quasi all’unanimità, con la sola astensione di Forza Italia, alla Camera. E un via libera definitivo che sembrava imminente. Poi la palude. La legge sul biologico si è miseramente arenata in Commissione Agricoltura di Palazzo Madama. Nei mesi di stallo, il ddl ha collezionato oltre sessanta emendamenti. E nella gran parte peggiorativi, come sottolineano le associazioni del settore Aiab, Associazione per l’agricoltura biodinamica e FederBio.

I numerosi emendamenti la equiparano ad altre forme di agricoltura “sostenibile” prive di qualsiasi riferimento normativo e di fatto incompatibili con una legge che riguarda invece un metodo di produzione regolamentato dall’Unione Europea: in definitiva la legge che sta prendendo corpo e che avrebbe dovuto normare e soprattutto sostenere l’agricoltura biologica, non solo non andrà in questa direzione, ma rischia di diventare un vero e proprio boomerang per tutto il settore […].

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TESTATA: La Stampa
AUTORE: Roberto Giovannini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 10 Marzo 2020



Scienziati accusano l'Ue: "La Politica agricola ha contribuito all'emergenza climatica"

Circa 3.600 esperti di 36 Paesi, tra cui 240 italiani, puntano il dito contro i finanziamenti europei a coltivazioni e allevamenti intensivi: “hanno provocato la perdita di biodiversità e non hanno aiutato gli agricoltori”. Gli esperti, che fanno parte della coalizione #CambiamoAgricoltura, puntano il dito contro la Pac, la politica agricola comune dell’Ue, la cui riforma è ancora al palo nonostante le regole attuali scadranno a fine anno. E proprio in vista di questa scadenza, chiedono un cambio di passo.

 Il modello di agricoltura intensiva promosso dalla Pac, dicono in una nota, “porta direttamente alla perdita di biodiversità, all’inquinamento dell’acqua e dell’aria e contribuisce alla crisi climatica. Basti pensare che dal 1980 l’Ue ha perso il 57% degli uccelli legati agli ambienti agricoli (in Italia il 23% che sale al 45% nelle aree di pianura). Anche le farfalle, le api e gli altri insetti impollinatori sono in grave declino“.

Ecco perché gli scienziati lanciano un appello affinché anche l’agricoltura abbracci il Green Deal lanciato dalla Commissione europea. Tra le misure, gli scienziati propongono che “sia stabilita una percentuale minima del 10% di superficie agricola destinata ad habitat naturali come siepi, strisce di fiori o stagni e che sia sostenuta la diminuzione della dipendenza dalle sostanze chimiche di sintesi, pesticidi e fertilizzanti chimici, garantendo un maggiore sostegno all’agricoltura biologica e biodinamica“. […]

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TESTATA: Agrifood Today
AUTORE: Redazione Bruxelles
DATA DI PUBBLICAZIONE: 9 Marzo 2020



Oltre 3600 scienziati Europei lanciano un appello all’UE: la futura Politica Agricola deve smettere di distruggere la Natura

La comunità scientifica detta le dieci azioni chiave che la futura PAC dovrà contenere per fermare la crisi climatica e della biodiversità. Le associazioni di #cambiamoagricoltura chiedono alla politica Italiana di ascoltarli

Gli scienziati di tutti i paesi dell’UE e non solo, affermano che la proposta della Commissione Europea per la Politica Agricola Comune (PAC) dopo il 2020 deve essere “drasticamente migliorata” per non danneggiare l’ambiente e propongono per questo dieci azioni urgenti per riformare la PAC: per la sicurezza alimentare a lungo termine, la conservazione della biodiversità e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Richieste ribadite dalle associazioni di #cambiamoagricoltura che identificano proprio nell’agricoltura biologica e biodinamica, pratiche più avanzate di  agroecologia, la chiave per affrontare le sfide ambientali del prossimo futuro.

Oltre 3600 scienziati da 36 paesi, tra cui 240 italiani, affermano che l’attuale PAC è tra i fattori principali che hanno condotto all’attuale emergenza climatica e perdita della biodiversità, oltre ad aver fallito anche gli obiettivi socio-economici per le aree rurali.

Il modello di agricoltura intensiva promosso dalla PAC, infatti, porta direttamente alla perdita di biodiversità, all’inquinamento dell’acqua e dell’aria e contribuisce alla crisi climatica. Basti pensare che dal 1980 l’UE ha perso il 57% degli uccelli legati agli ambienti agricoli (in Italia il 23% che sale al 45% nelle aree di pianura). Anche le farfalle, le api e gli altri insetti impollinatori sono in grave declino.

Ma nello stesso tempo gli scienziati assicurano che è proprio dalla futura PAC che si può e si deve ripartire per trovare una soluzione a queste crisi ambientali. La ricetta per la transizione ecologica dell’agricoltura prevede una PAC che smette di finanziare pratiche distruttive – ponendo immediatamente fine ai sussidi alla produzione e sopprimendo gradualmente i pagamenti diretti basati solo sul possesso della terra, aumentando al contempo in modo significativo il sostegno alla transizione degli agricoltori verso un’agricoltura più sostenibile e rispettosa della natura. Per esempio, chiedono che sia stabilita una percentuale minima del 10% di superficie agricola destinata ad habitat naturali come siepi, strisce di fiori o stagni e che sia sostenuta la diminuzione della dipendenza dalle sostanze chimiche di sintesi, pesticidi e fertilizzanti chimici, garantendo un maggiore sostegno all’agricoltura biologica e biodinamica.

 

Forti anche le richieste per il sostegno alla multifunzionalità, e l’aumento dei controlli e del monitoraggio dell’efficacia ambientale degli interventi finanziati.

Questo appello urgente di migliaia di scienziati è senza precedenti e arriva in un momento cruciale – affermano le Associazioni della coalizione #CambiamoAgricoltura – perchè in questi mesi è in corso il dibattito sul prossimo periodo di finanziamento della PAC (2021-2027), in parallelo alle discussioni sul bilancio UE post 2020, incluso quanto andrà all’agricoltura e a quali condizioni.

 

Le proposte degli scienziati corrispondono a quanto le 11 Associazioni della Coalizione (WWF, Lipu, Legambiente, ProNatura, ISDE, Federbio, AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, Slow Food Italia, AIDA (Associazione Italiana di Agroecologia) e Accademia Kronos Onlus) sostenute da Fondazione Cariplo hanno già scritto nel loro decalogo per la riforma della PAC, pubblicato sul sito www.cambiamoagricoltura.it.

I ministri dell’agricoltura nazionali e molti eurodeputati continuano a ignorare la scienza e stanno attivamente indebolendo l’ambizione ambientale della futura PAC. Dovrebbe essere il contrario -proseguono le Associazioni di #CambiamoAgricoltura – dovremmo, invece, aiutare gli agricoltori a intraprendere una transizione verso modelli ispirati all’agroecologia, a partire dall’agricoltura biologica e biodinamica, insieme all’incremento degli elementi naturali all’interno del paesaggio agricolo che possono assicurare la sopravvivenza della biodiversità a partire dagli impollinatori”.

 

Gli scienziati, inoltre, chiedono impegni e obiettivi chiari ai singoli Stati all’interno del loro Piano Strategico Nazionale per la PAC, per il quale in Italia sta prendendo ora avvio la discussione pubblica. “È fondamentale – concludono le associazioni di #CambiamoAgricoltura- che il nostro paese all’interno del proprio piano strategico metta al centro le sfide della sostenibilità ambientale dell’agricoltura, perché solo così si potranno vincere sul lungo periodo anche le sfide economiche e sociali”.

 

 

Lo studio è disponibile: https://besjournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/pan3.10080
Versione online: https://www.birdlife.org/europe-and-central-asia/news/press-release-3600-scientists-eu-common-agricultural-policy-must-stop-destroying-nature_09March2020

 

 

 

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Aiab, Assobiodinamica e FederBio: a rischio legge sul biologico al senato

Positivo l’incontro con i capigruppo PD e Misto: il testo non verrà stravolto

Roma 4 marzo 2020. La legge sul biologico approvata quasi all’unanimità alla Camera con la sola astensione di Forza Italia è in attesa da oltre un anno di essere approvata al Senato e adesso rischia di venire stravolta.  Numerosi emendamenti la equiparano ad altre forme di agricoltura “sostenibile” prive di qualsiasi riferimento normativo e di fatto incompatibili con una legge che riguarda invece un metodo di produzione regolamentato dall’Unione Europea.  Se venissero accolti gli emendamenti al testo della Camera, in buona parte provenienti dalle forze di maggioranza, anche queste forme di agricoltura senza precise norme di riferimento potrebbero accedere alle risorse per lo sviluppo e la ricerca relative al Fondo previsto nella legge sul bio. Inoltre, sarebbe eliminato il riconoscimento del biologico quale attività di importanza strategica per l’agricoltura italiana e per la tutela dell’ambiente insieme all’obiettivo dell’incremento delle superfici condotte con questo metodo, che rappresenta un’importante opportunità per l’agricoltura nel nostro Paese.

Per tali ragioni Aiab, Associazione per l’agricoltura biodinamica e FederBio, le tre associazioni che riuniscono tutto il mondo del biologico, hanno inviato una lettera ai capigruppo dei partiti di governo, con la denuncia del tentativo di depotenziare il testo approvato alla Camera e la richiesta di un incontro urgente, che si è tenuto ieri alla presenza dei capigruppo del PD Marcucci e del Gruppo Misto De Petris.

“Possiamo dire che si è trattato di un incontro positivo. I capigruppo Pd e Gruppo Misto hanno ribadito che la legge e lo sviluppo dell’agricoltura biologica rientrano nel programma del governo e hanno assicurato che il testo della legge non subirà modifiche sostanziali, a conferma di quanto già dichiarato dai senatori del M5S nel comunicato di un paio di giorni fa”, affermano Maria Grazia Mammuccini (FederBio) e Antonio Corbari (Aiab) e Carlo Triarico (AssoBiodinamica) che hanno promosso l’incontro.

“Già in occasione del passaggio dei lavori e della discussione al Senato le pressioni di alcuni gruppi d’interesse hanno tentato di ostacolare l’approvazione del DDL , denunciano le associazioni. “Serve ora una rapida approvazione del testo”.
“Del resto, non si può invocare un generico impegno per il clima e per la salvaguardia dell’ambiente e della salute senza poi promuovere nei fatti le iniziative a sostegno di questi obiettivi. La nuova Commissione Ue ha lanciato il Green New Deal e sta adeguando anche le politiche di settore a obiettivi ambiziosi che prevedono finalmente indicatori precisi di crescita per il settore biologico certificato, ad oggi il modello di agricoltura sostenibile più avanzato, normato e promosso a livello europeo”, concludono le associazioni nella lettera indirizzata alle forze di maggioranza.

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