Il biologico cresce (+8% nella Ue) e vale 40 miliardi. Italia prima per imprese, Spagna per superfici - Il Sole 24 ORE
agricoltura biologicaBiofachContinua a crescere in Europa il mercato dei prodotti da agricoltura biologica (+8% rispetto al 2017) dove ha raggiunto un valore di 40,7 miliardi di euro, secondo al mondo dopo il Nord America (43 miliardi). Questi i dati aggiornati dell’annuario Fibl, l’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica con sede in Svizzera, presentati alla Biofach, la più grande fiera europea di settore, a Norimberga. L’Italia è il Paese Ue con più produttori, ma nel 2018 la Francia ci ha sorpassato per superfici coltivate con metodo biologico (2 milioni di ettari), come già rilevato da Eurostat. Spesa media 76 euro all’anno ma svizzeri primi con 312 euro. I mercati più grandi in termini assoluti sono Germania, Francia e Italia, mentre svizzeri e danesi sono quelli che spendono di più in prodotti bio.
La Spagna resta leader Ue per superfici a bio con 2,2 milioni di ettari, il nostro Paese è dunque terzo con 1,9 milioni su un totale di 13,8 milioni di ettari (il 7,7% rispetto alla superficie coltivata totale). Una curiosità: il paese più votato al bio in Europa e nel mondo è il Liechtenstein che ha il 38,5% di coltivazioni biologiche rispetto alla superficie totale agricola disponibile, seguito dall’Austria (24.7%). […]
FONTE
TESTATA: Il Sole 24 ORE
AUTORE: L. Ben
DATA DI PUBBLICAZIONE: 13 febbraio 2020
Fosfiti: la ricerca del Crea per vino e ortofrutta bio che siano davvero senza
BiofosfCreafederbiohomeAl Biofach, la più importante fiera mondiale sul bio, i primi risultati del progetto Biofosf-Wine.
I consumatori che scelgono il bio, si aspettano un prodotto sicuro e privo di residui. Per questo, sta crescendo sempre di più l’attenzione al tema dei fosfiti (sali dell’acido fosforico), residui talvolta inaspettatamente presenti nel vino e nell’ortofrutta biologici, pur essendo in realtà, ammessi solo in agricoltura convenzionale. Di questo si è discusso oggi, in occasione del Workshop internazionale del CREA, intitolato “Why phosphonic acid residues in organic wine? The Italian BIOFOSF-WINE project” (Perché residui dell’acido fosfonico nel vino biologico? Il progetto italiano BIOFOSF-WINE) nell’ambito del Biofach 2020 a Norimberga. Sono stati presentati due progetti specifici, coordinati dal CREA: il primo BIOFOSF, conclusosi nel 2018, il secondo, a cui tra l’altro è dedicato il workshop, focalizzato sul vino e ancora in corso.
I ricercatori del CREA hanno indagato prima di tutto le possibili cause di questa presenza indesiderata nei prodotti bio: dall’uso improprio di fosetyl e/o di fosfito di potassio/sodio per la difesa fitosanitaria, all’aggiunta non dichiarata di fosfiti o fosetyl-Al ai mezzi tecnici, alla naturale presenza di fosfiti nei concimi e negli ammendanti o, infine, alla loro produzione spontanea da parte delle colture arboree.
Nel progetto BIOFOSF, dedicato alle contaminazioni da fosfito delle colture orticole e frutticole, sono state realizzate prove sperimentali di campo su colture bio (patata, uva, rucola, pere, pomodoro e kiwi), applicando concimi organici, inorganici e prodotti per la protezione ammessi in biologico, valutandone la potenziale fonte nascosta di acido fosfonico. E’ stato, quindi, effettuato uno screening dei mezzi tecnici (fertilizzanti) ammessi in bio, per verificare l’assenza di acido fosfonico/etilfosfonico ed uno studio sulla degradazione dei prodotti a base di fosetyl.
È emerso che, nelle colture considerate, l’acido fosfonico non viene prodotto spontaneamente dalla pianta, ma si rileva esclusivamente in seguito ad applicazioni di fosetyl-derivati o sali di fosfito, che possono essere effettuate anche inconsapevolmente, tramite l’uso di mezzi tecnici ammessi in biologico, ma contaminati in fase produttiva o irregolari per aggiunte non dichiarate di fosfito o di fosetyl. Inoltre, a causa di diversi tempi di degradazione, è possibile riscontrare o entrambi gli acidi, etilfosfonico e fosfonico insieme, o, se trascorre più tempo, solo quest’ultimo, che degrada più lentamente. La rilevazione del solo acido fosfonico, pertanto, è di per sé sufficiente per indurre a verificare l’applicazione di sali di fosfito, non ammessi in biologico, e, quindi, di eventuali irregolarità.
“La contaminazione da fosfonato – ha dichiarato Alessandra Trinchera, ricercatrice del CREA Agricoltura e Ambiente e coordinatrice di entrambi i progetti – è un problema molto sentito dai produttori biologici italiani, penalizzati per la contaminazione di alcuni loro prodotti, pur avendo seguito correttamente i disciplinari. BIOFOSF ha, di fatto, chiarito sia la dinamica di degradazione del fosetyl, un fitosanitario con ampi residui di acido fosfonico, sia la capacità delle specie frutticole di accumulare il fosfonato nelle loro parti legnose per rilasciarlo successivamente alle foglie ed ai frutti, impattando sui tempi di conversione degli arboreti in bio. Vista la presenza di fosfonato in prodotti a base di rame e di alghe, è, inoltre, necessario implementare adeguatamente il sistema di registrazione e di controllo qualità dei mezzi tecnici per la protezione e la fertilizzazione in biologico. I risultati presentati oggi al Biofach 2020 del progetto BIOFOSF-WINE hanno dimostrato come a volte i 3 anni di conversione in biologico non sono sufficienti a garantire la decontaminazione da fosfiti di un vigneto convenzionale. Nel vino, poi, giocano un ruolo determinante anche i coadiuvanti di fermentazione: abbiamo infatti verificato che il fosfato biammonico e alcuni lieviti possono contenere fosfito, elemento che sottolinea ulteriormente l’importanza di prevedere ulteriori restrizioni per i mezzi tecnici da utilizzare in biologico non solo in campo, ma anche in cantina”.
I due progetti di ricerca dedicati, ossia BIOFOSF “Strumenti per la risoluzione dell’emergenza fosfiti nei prodotti ortofrutticoli biologici” e BIOFOSF-WINE “Strumenti per la risoluzione dell’emergenza fosfiti in uve e vini biologici”, finanziati dal Mipaaf e coordinati dal Crea, con il suo centro Agricoltura e Ambiente, hanno entrambi operato seguendo un approccio ampiamente partecipato. Nel progetto BIOFOSF sono stati coinvolti altri centri CREA (Cerealicoltura e Colture Industriali e Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura), le associazioni del biologico (Federbio), produttori del comparto (BRIO, Apofruit, BioTropic) e la principale associazione italiana di produttori di fertilizzanti (Federchimica- Assofertilizzanti). Nel progetto BIOFOSF-WINE invece collaborano a vario titolo con il CREA – Agricoltura e Ambiente – la Fondazione E. Mach, FederBio, Alleanza Cooperative, l’Unione Italiana Vini, con l’importante supporto dei Laboratori Vassanelli.
Contatto stampa: Micaela Conterio 3358458589
Ttip, Ceta e Mercosur, l’appello di Ong e parlamentari: governo li blocchi e apra un confronto
homeNBTOGM“Il Governo italiano apra un confronto programmatico trasparente con i parlamentari nazionali e europei, i sindacati, le associazioni ambientaliste, di produttori e della società civile perché l’Italia diventi capofila di nuove politiche commerciali che lavorino meglio per l’economia, per i diritti, per l’ambiente e per i territori. Nel frattempo respinga l’offensiva di Trump per un nuovo trattato transatlantico come e peggio del TTIP”. A chiederlo sono un gruppo di parlamentari e organizzazioni italiane e internazionali durante una conferenza stampa organizzata dalla Campagna Stop TTIP-CETA Italia.
Giacomo Barbieri dell’internazionale della Cgil denuncia: “Il commercio sta diventando un assopigliatutto e interferisce sui diritti dei cittadini. Assistiamo, con il Ttip a una Commissione UE che riprende un accordo discusso fuori dal mandato e lo modifica in conferenza stampa. Per gli Usa non c’è accordo senza un capitolo sull’agricoltura e l’hanno chiarito in carte ufficiali più volte. È inaccettabile che il ministro Amendola spinga il nostro Paese all’accordo in nome di buoni rapporti tra noi e Usa, gli stessi che usano il commercio come forma di ricatto per scelte politiche”. Federica Ferrario di Greenpeace ha aggiunto che “Siamo di fronte a un nuovo tentativo di livellare al ribasso le cosiddette barriere non tariffarie, ovvero le norme europee a tutela di salute e ambiente basate sul Principio di Precauzione, per forzare l’arrivo sul mercato europeo di prodotti frutto di agricoltura industriale e di OGM, mal mascherati col nome di New Breeding Techniques”. […]
FONTE
TESTATA: Il Salvagente
AUTORE: Leonardo Masnata
DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 febbraio 2020
Strategia europea per la biodiversità punta al 30% di aree coltivate con metodo biologico: grande soddisfazione di FederBio
in primo pianoPercentuali considerevoli di aree protette terrestri e marine, circa un terzo delle aree agricole coltivate a biologico, la riduzione significativa dell’uso dei pesticidi e maggiori investimenti per il ripristino degli ecosistemi: gli indirizzi contenuti nella bozza strategica della Ue sulla biodiversità, anticipata da ANSA, rispondono alle sollecitazioni che la Federazione sta da tempo promuovendo anche a livello nazionale.
Bologna, 11 febbraio 2020 – FederBio accoglie con entusiasmo i contenuti presenti nella bozza di Comunicazione sulla nuova strategia per la biodiversità che l’Unione europea sta elaborando e che sono state anticipate da ANSA il 10 febbraio.
La prima stesura del documento Ue, che dovrebbe essere rilasciato a marzo, riporta un incremento dell’estensione delle aree protette pari al 30% della superficie continentale sia terrestre che marina. Assume poi fondamentale rilevanza l’obiettivo di raggiungere il 30% del terreno agricolo coltivato con metodo biologico, accompagnato da un deciso taglio (si parla del 50%) nell’uso dei pesticidi.
Nel documento si fa inoltre riferimento alla necessità di compensazioni affinché gli agricoltori tolgano dalla produzione alcuni terreni e alla forte limitazione delle specie aliene invasive. Significativi, infine, gli investimenti dedicati a iniziative per il ripristino degli ecosistemi che si incrementerebbero di 20 miliardi di euro l’anno.
Pur considerando che le percentuali anticipate dall’agenzia di stampa potrebbero subire delle variazioni nella versione finale del documento, pare ormai acquisita la decisa volontà della Ue di promuovere politiche che pongano al centro il tema della sostenibilità ambientale e che ritengano la promozione e il sostegno del modello agricolo biologico azioni coerenti e funzionali rispetto alla tutela della biodiversità.
“In un quadro nazionale che vede ancora bloccata la legge sul biologico al Senato, è decisamente incoraggiante apprendere che su scala europea si sta definendo una strategia che vede nell’affermazione dell’agricoltura biologica un tassello essenziale per la difesa della ricchezza degli ecosistemi.
Ci auguriamo che questa sollecitazione contribuisca a riportare al centro dell’agenda politica l’approvazione di un testo che, già deliberato alla Camera, contribuirebbe a creare le condizioni ideali per preservare quel patrimonio di diversità ambientale che rende il nostro Paese un unicum a livello mondiale”, ha commentato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.
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Silvia Voltan
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Cambia la Terra: bene Coldiretti Calabria, glifosato zero scelta vincente
Cambia la Terrain primo pianoNoPesticidiStopGlifosatoRoma, 10 febbraio 2020 – La Regione Calabria ha eliminato 4 anni fa il glifosato dalle pratiche di agricoltura integrata, quelle a cui va la maggior parte delle risorse pubbliche. E la Coldiretti Calabria conferma in questi giorni con una nota che il “Glifosato zero è una scelta vincente che guarda al presente e al futuro e ci accredita sempre di più come regione green”. Un endorsement importante per il fronte ambientalista e del biologico che si è mobilitato in questi anni per lo stop all’erbicida più utilizzato nel mondo.
“Ora anche una parte della maggiore associazione di categoria dei lavoratori agricoli si schiera per la scelta della qualità ambientale e della salute degli agricoltori e dei consumatori”, commentano le associazioni che fanno parte della coalizione Cambia la Terra (FederBio, Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente e WWF). “Nella sua nota, Coldiretti Calabria afferma che l’agricoltura calabrese si è qualificata sui mercati con produzioni ‘glyphosate zero’, valorizzando le produzioni regionali. È un riconoscimento essenziale: la battaglia contro i pesticidi non è fatta per impedire all’agricoltura italiana di crescere e diffondersi ma al contrario è un passo essenziale per valorizzarne la qualità e l’unicità, oltre che per tutelare la salute di chi lavora e di chi consuma”. Un tema, quello della riduzione dei rischi che derivano dall’uso dei pesticidi di sintesi, su cui la stessa Unione Europea è in ritardo, come denuncia la relazione della Corte dei Conti Europea uscita la scorsa settimana.
“Il primo green deal lo deve fare la produzione primaria”, commenta la Coalizione. “L’Italia ha tutte le caratteristiche per prendere la testa di questo cambiamento: abbiamo una delle maggiori estensioni coltivate a biologico d’Europa, dopo la Spagna. Abbiamo il più alto numero di produzioni locali di qualità, di Doc e Igp. La scelta ambientale è un asset importantissimo per la nostra agricoltura e per la produzione alimentare, che rimane una delle eccellenze del nostro Paese. È un salto straordinario, quello compiuto da Coldiretti Calabria, e ci auguriamo che a livello nazionale l’associazione prenda le stesse posizioni”.
Secondo la nota dell’associazione regionale di categoria, infatti, per l’utilizzo del glifosato “la deroga dell’Ue fino al 2021, entro certe soglie e con determinate precauzioni per chi lo maneggia, si è basata su un dossier confezionato dalla casa produttrice dell’erbicida: e questo è quanto dire!” La possibilità di proibire l’erbicida si riaprirà quindi solo l’anno prossimo, ma Cambia la terra chiede a Governo e Regioni che si eliminino fin da ora le sovvenzioni a chi utilizza il diserbante: “così come il Green Deal europeo mette fine di fatto alle sovvenzioni ai fossili”. Chiede insomma che si segua l’esempio della Calabria.
Cambia la terra – No ai pesticidi, sì al biologico è un progetto di informazione e sensibilizzazione voluto da Federbio con Isde- Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF, con un comitato di garanti composto da alcune personalità del mondo dell’associazionismo e della ricerca. A sostenere il progetto, un gruppo di aziende del biologico: Aboca, Germinal Bio, NaturaSì, Pizzi Osvaldo, Probios e Rigoni di Asiago.
sito del progetto: www.cambialaterra.it
Ufficio stampa Cambia la Terra
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#Cambiamo Agricoltura sul bilancio UE: fondi pubblici per beni pubblici
CambiamoAgricolturahomePACPer la Coalizione #CambiamoAgricoltura il prossimo bilancio pluriennale 2021-2027 dell’Unione Europea dovrà sostenere con coerenza il Green Deal per un autentico sviluppo sostenibile, iniziando dalla Politica Agricola Comune. Rammarico per l’esclusione dei rappresentanti dei beni comuni dei cittadini europei dal dibattito promosso dal Parlamento e Commissione Europea in corso oggi a Roma.
Si sta svolgendo presso la Sala del Tempio di Adriano, in Piazza di Pietra a Roma, l’importante convegno sul tema “Un nuovo bilancio europeo all’altezza delle sfide per l’occupazione, la crescita e la sostenibilità” organizzato dalla Rappresentanza in Italia del Parlamento Europeo e della Commissione Europea.
Nella presentazione del Convegno si sottolinea come “I negoziati in corso sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 dell’Unione europea, rappresentano un appuntamento cruciale per promuovere gli interessi di cittadini, imprese e territori”. La Commissione europea e il Parlamento europeo considerano quindi, a parole, essenziale un confronto con i rappresentanti delle categorie economiche e sociali e il mondo dell’educazione e della ricerca, ma in questo dibattito romano sulla futura allocazione dei soldi dei cittadini europei hanno del tutto ignorato le Organizzazioni non governative che rappresentano gli interessi pubblici ed i beni comuni di tutti i cittadini, coinvolgendo nel confronto solo le corporazioni professionali ed i poteri forti dell’economia.
La Coalizione #CambiamoAgricoltura, che riunisce 11 Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica a livello nazionale (Accademia Kronos, AIAB, Associazione Agroecologia, Associazione Biodinamica, FederBio, Legambiente, Lipu, ISDE Medici per l’Ambiente, ProNatura, Slow Food Italia e WWF) si rammarica per questa esclusione di una rappresentanza degli interessi diffusi dei cittadini europei dall’importante Convegno di oggi: “così non si avvicinano i cittadini alle Istituzioni europee”.
Il destino del futuro bilancio UE condizionerà in particolare la Politica Agricola Comune post 2020, considerato l’annunciato taglio del 10% delle risorse che l’Unione Europea destina attualmente all’agricoltura. Questo tema specifico sarà approfondito nella sessione pomeridiana (ore 17.30) dedicata al tema “Un’Agricoltura competitiva e di qualità” che sarà introdotta da un intervento del Ministro Teresa Bellanova.
Nel dibattito in corso sulla relazione tra Bilancio UE e PAC post 2020, la Coalizione #CambiamoAgricoltura considera un grave errore porre la pregiudiziale dell’entità delle risorse assegnate all’agricoltura come presupposto per gli obiettivi ambientali più ambiziosi che le aziende agricole dovrebbero perseguire a fronte dei sussidi pubblici. I cittadini europei chiedono oggi agli agricoltori non solo di produrre cibo sano e di qualità, al giusto prezzo, ma si aspettano un loro ruolo attivo nella gestione delle sfide ambientali globali, come i cambiamenti climatici e la perdita della biodiversità, e il mantenimento dei servizi ecosistemici associati all’agricoltura.
Nel caso della PAC il problema non è solo l’entità delle risorse ma una loro più equa distribuzione tra gli agricoltori, eliminando privilegi e rendite legate al solo possesso della terra e ai titoli storici, assicurando pagamenti realmente collegati ad impegni ambientali tangibili e misurabili. Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura il confronto sugli obiettivi e i risultati attesi dovrebbe avere per questo la priorità rispetto al dibattito sull’entità delle risorse assegnate all’agricoltura, respingendo al mittente la logica del “prima dite quanti soldi avranno gli agricoltori e dopo parliamo di impegni più ambiziosi per la tutela del clima e della biodiversità”. Una logica ritenuta suicida dalle Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, che ricordano le priorità indicate dai cittadini europei nella consultazione pubblica realizzata dalla Commissione UE nel 2017 che ha anticipato l’avvio del processo di riforma della Politica Agricola Comune oggi in discussione da parte del Trilogo (Commissione, Parlamento e Consiglio).
Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura i fondi pubblici del bilancio UE devono, per ogni settore dell’economia, essere destinati con priorità alla tutela di beni pubblici, come l’ambiente e la salute, e contribuire all’attuazione del Green Deal. L’aspettativa dei cittadini europei, dopo l’annuncio degli obiettivi del Green Deal, è che la distribuzione delle risorse tra i diversi settori avvenga in coerenza con le priorità indicate per uno sviluppo sostenibile e per una reale transizione ecologica dell’economia in Europa.
La coalizione #CambiamoAgricoltura, nata nel 2017 proprio per seguire il processo che porterà alla PAC post 2020 è sostenuta da oltre 50 sigle tra Associazioni ambientaliste e dell’Agricoltura biologica; la sua cabina di regia costituita da WWF, Lipu, Legambiente, ProNatura, ISDE, Federbio, AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica si è rafforzata dall’inizio del 2020 con le nuove importanti adesioni delle Associazioni nazionali Slow Food Italia, AIDA (Associazione Italiana di Agroecologia) e Accademia Kronos Onlus.
Maggiori informazioni sulle attività della Coalizione #CambiamoAgricoltura e sulle proposte per la riforma della PAC post 2020 sono disponibili sul sito: www.cambiamoagricoltura.it e sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/CambiamoAgricoltura/?modal=admin_todo_tour
Comunicato stampa della Coalizione #CambiamoAgricoltura
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FederBio e IBMA Italia sollecitano politiche green che puntino sulle tecnologie naturali di bioprotection / biocontrollo
biocontrollobioprotezionein primo pianoPer tutelare l’ambiente e dare ulteriore impulso alle pratiche agricole sostenibili, le due organizzazioni chiedono che la stesura definitiva del nuovo Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN Pesticidi) promuova l’uso di tecniche e approcci biologici, come bioprotection / biocontrollo, quale alternativa ai prodotti chimici di sintesi.
Bologna, 29 gennaio 2020 – Nell’anno internazionale della salute delle piante, che coincide con il decennio dedicato alla biodiversità, FederBio e IBMA Italia, l’Associazione di Produttori di mezzi tecnici per bioprotection / biocontrollo, sollecitano una regolamentazione che favorisca e semplifichi l’utilizzo delle tecnologie di origine naturale e contemporaneamente una rapida revisione del nuovo PAN che punti sulla riduzione della dipendenza dell’agricoltura dai pesticidi di sintesi chimica.
Le tecniche di bioprotection / biocontrollo, vale a dire le strategie e i prodotti a base di sostanze di origine naturale e minerale per la gestione di parassiti e patogeni dannosi in base allo studio della loro biologia e comportamento, rappresentano un efficace, affidabile e moderno mezzo di difesa delle colture agricole. La bioprotection / biocontrollo contribuisce, inoltre, a mitigare i cambiamenti climatici, a ridurre la perdita di biodiversità e a contrastare l’inquinamento ambientale grazie a un minor apporto di sostanze chimiche di sintesi.
FederBio e IBMA Italia hanno accolto con favore l’inserimento delle tecnologie di bioprotection / biocontrollo nel Green Deal europeo, il piano che ha l’obiettivo di rendere più sostenibile l’economia dell’Ue stimolando l’uso efficiente delle risorse. L’auspicio è che si giunga a un veloce inserimento di queste tecniche naturali anche nelle politiche green nazionali.
La necessità di cogliere questo obiettivo per l’Italia risulta ancora più stringente visto che il nostro Paese, con i suoi 79.000 operatori biologici, si colloca al primo posto a livello europeo per numero di occupati nel settore. Sono oltre 2 milioni gli ettari coltivati con metodo biologico, che rappresentano il 15,5% della superficie agricola nazionale, la seconda più estesa dopo la Spagna. Dal 2010 ad oggi gli ettari di superficie biologica coltivata in Italia sono aumentati del 75% e il numero degli operatori del settore di oltre il 65%.
“Dopo le consultazioni con associazioni e cittadini siamo in attesa della stesura definitiva del nuovo PAN e riteniamo fondamentale l’inserimento di tecniche innovative, efficienti e rispettose dell’ambiente come le tecnologie di bioprotection / biocontrollo nelle politiche di sviluppo verdi nazionali. Servono azioni concrete per ridurre l’uso di pesticidi di sintesi, in particolare in Italia, uno dei maggiori consumatori di anticrittogamici a livello europeo. Dall’ultimo report dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA, 2017) risulta che nella Ue il consumo di prodotti chimici di sintesi in agricoltura è in media di 3,8 Kg per ettaro, mentre in Italia raggiunge un preoccupante 5,7 Kg per ettaro. Ricerca e innovazione sono in grado ormai di offrirci soluzioni concrete per invertire questo trend e promuovere l’adozione di tecnologie biologiche di protezione delle piante di origine naturale”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.
“La principale necessità del settore dell’agricoltura biologica ed integrata è quella di disporre di mezzi tecnici sicuri per l’ambiente, gli utilizzatori, i consumatori e conformi alle normative europee. Per questo IBMA Italia promuove l’applicazione di prassi produttive e di controllo rigorose, affinché i prodotti di bioprotezione siano in linea con tali normative. È proprio per restare al passo con i tempi che le nostre aziende sono stimolate ad impegnarsi in ricerca ed innovazione, investendo tempo e risorse, non sempre però sostenute dalle rispettive autorità a causa di ritardi burocratici dovuti anche a norme non adeguate e non proporzionate alle esigenze della bioprotection. Tutto ciò compromette la disponibilità per il settore di mezzi tecnici appropriati, in particolare per l’agricoltura biologica”, ha dichiarato Giacomo De Maio, Presidente IBMA Italia.
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Workshop - Mensa in bio: l'impatto sociale, sanitario e organizzativo
homeDOVE:
FICO - c/o Bottaia 52, via Paolo Canali 8, Bologna
QUANDO:
venerdì 28 febbraio 2020, h. 10.00
Si svolgerà a Bologna venerdì 28 febbraio il workshop “Mensa in bio: l’impatto sociale, sanitario e organizzativo”. L’evento è previsto per le ore 10.00 presso FICO – Bologna e tratterà gli obblighi per gli enti locali (CAM/GPP) e le opportunità offerte dal fondo per le mense scolastiche biologiche.
INFO E CONTATTI:
Convegno - I prodotti biologici: aggiornamenti e casi pratici
homeDOVE:
Sala convegni -Laboratorio Chimico, Camera di Commercio Torino, Via Ventimiglia, 165
QUANDO:
lunedì 23 marzo 2020, h. 9.00
Si svolgerà a Torino il 22 marzo il convegno “I prodotti biologici: aggiornamenti e casi pratici”. L’evento, attraverso le testimonianze e le esperienze dei vari soggetti e professionisti coinvolti (organi accertatori, legali esperti in diritto alimentare, enti di riferimento, associazioni di categoria), ha lo scopo di fare il punto della situazione comparto, tenendo conto della normativa vigente, sia comunitaria sia nazionale, nonché del nuovo Reg. (UE) 2018/848 che entrerà in applicazione nel 2021.
Il consumo dei prodotti alimentari biologici è in costante aumento, con un evoluzione della filiera da nicchia di mercato a fenomeno di massa. La ragione di questo trend va cercata nella dimensione ormai importante del giro d’affari del settore: negli ultimi 10 anni le aziende di produzione e di trasformazione di prodotti biologici sono complessivamente raddoppiate e contemporaneamente anche le superfici destinate a bio sono cresciute del 60%. Infatti, dal punto di vista produttivo l’Italia si trova tra i primi posti in Europa per i prodotti biologici. La giornata formativa si concluderà con le testimonianze da parte di aziende del settore coinvolte.
INFO E CONTATTI:
Tel. 011 6700 241 – labchim@lab-to.camcom.it
Firenze Bio & Terra Nuova Festival 2020
homeDOVE:
Fortezza da Basso, Firenze
QUANDO:
da venerdì 20 marzo a domenica 22 marzo 2020
Torna “Firenze Bio & Terra Nuova Festival 2020” presso la Fortezza da Basso a Firenze. Si tratta di un evento culturale con mostra mercato dei prodotti biologici e biodinamici con lo scopo di far incontrare il grande pubblico con i produttori e gli operatori del settore. L’edizione 2020 si concentra sulle risposte al clima che cambia, coinvolgendo esperti di alto livello tra medici, accademici, agronomi, chef, operatori del benessere, insieme al nostro grande pubblico che ormai ci segue, partecipa e interagisce con i nostri progetti.
Tra le novità di quest’anno, uno spazio interattivo per definire l’impronta ecologica della propria comunità di appartenenza, alla ricerca delle soluzioni per ridurre il nostro pesante impat- to sul Pianeta. Terra Nuova sarà presente con i propri autori, la redazione con i propri collaboratori, e un ampio stand con tutte le pubblicazioni.








