BIO IN CIFRE 2024 - FederBio: in Italia oltre un quinto dei terreni sono biologici, ma occorre spingere su innovazione, filiere e consumi

Bologna, 17 luglio 2024 – Il biologico continua a crescere. I dati del rapporto “Bio in cifre 2024” curato dal SINAB, il Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica, per il MASAF presentati al convegno ISMEA “Appuntamento con il Bio”, confermano la tendenza positiva del settore anche nel 2023.

Le superfici agricole coltivate con metodo biologico hanno raggiunto i 2,46 milioni di ettari, con un incremento del 4,5% rispetto all’anno precedente. Si tratta di 106 mila ettari in più dedicati alle colture senza chimica di sintesi. La SAU ha sfiorato il 20% confermandosi tra le più elevate in Europa e avvicinando ulteriormente l’Italia l’obiettivo del 25% al 2027 previsto dal Piano Strategico Nazionale della PAC.

Aumentano anche gli operatori biologici che hanno toccato quota 94.441 (+1,8% rispetto al 2022), di cui 84.191 è rappresentato da aziende agricole bio (+1,9%).

Numeri positivi anche sul fronte dei consumi, nel 2023 l’andamento delle vendite di alimenti biologici in Italia ha avuto un incremento del 5,2%, per un valore complessivo di 3,8 miliardi di euro.

“I dati ISMEA attestano che il biologico continua a crescere, anche se a un ritmo più contenuto, indubbiamente influenzato dalle crisi ambientali, climatiche e sociali – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – I consumi fanno registrare un incremento più a valore che a volume, risentendo degli effetti inflazionistici di un mercato caratterizzato da instabilità e volatilità. Per imprimere una spinta propulsiva al settore occorre agire su diversi fattori: semplificazione burocratica, ricerca, innovazione, formazione e assistenza tecnica, organizzazione della filiera con l’obiettivo del “giusto prezzo” attraverso la rapida attuazione del Piano d’Azione nazionale per il bio e delle misure del Piano Strategico italiano della PAC. Per sostenere una crescita sana del biologico, l’incremento della produzione nazionale deve essere supportato da un’equivalente crescita dei consumi interni. Occorre quindi stimolare la domanda, sensibilizzando i cittadini sulle ricadute positive che il biologico comporta per l’economia, la salute delle persone e dell’ambiente. Inoltre è fondamentale semplificare le procedure per ridurre i costi di consulenza e supporto legati alla certificazione, che vanno ad aggravare e penalizzare soprattutto le piccole e medie aziende bio italiane, che rappresentano la storia del biologico, valorizzando l’identità e il legame con il territorio, in particolare delle aree interne e rurali, e favorendo il rapporto diretto tra produttori e consumatori di buon cibo biologico”.

Nonostante l’Italia sia tra i Paesi più bio in Ue, con circa il doppio della SAU media europea, FederBio ritiene fondamentale sviluppare ulteriormente le produzioni biologiche, penalizzate anche dai cambiamenti climatici che stanno mettendo a rischio le rese produttive e la stabilità degli ecosistemi.

“La crisi climatica ha un impatto su tutta l’agricoltura determinando una riduzione della produzione e, anche se il biologico è il modello agricolo più resiliente alle emergenze climatiche – continua la Presidente di FederBio – considero necessario puntare su formazione e assistenza tecnica a supporto degli agricoltori e investire su innovazione e ricerca per l’agroecologia  per disporre di strumenti di contrasto sempre più efficaci in grado di arginare gli effetti climatici, ripristinare gli habitat degradati, incrementando contemporaneamente la biodiversità e la fertilità del suolo. Infine, per fare del biologico il modello di riferimento dell’intero comparto agroalimentare italiano, è estremamente importante che tutti gli attori del settore operino in rete, attraverso i distretti biologici a livello territoriale e sistemi organizzati lungo l’intera filiera affinché i prodotti biologici siano sempre più facilmente disponibili anche nei circuiti di ristorazione collettiva, come ad esempio nelle mense scolastiche”.

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FederBio (feder.bio.) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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Contatti: Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it



PNABio, Piattaforma nazionale di attività e servizi per il biologico italiano in movimento, presenta il suo bilancio: come sono andati i primi 8 mesi del progetto

Bologna, 11 luglio 2024 – Ideazione e realizzazione di piattaforme web, seminari, eventi in campo e consulenze, lo staff del progetto dedicato all’implementazione di attività e servizi per l’agricoltura biologica italiana fa il punto della situazione: ecco cosa è successo nei primi mesi dall’approvazione di PNABio, il progetto di FederBio – finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste – in collaborazione con FederBio Servizi e Centoform, quali organismi prestatori di servizi per lo sviluppo delle attività sopra menzionate.
I mesi iniziali, dedicati alla pianificazione di collaborazioni esterne per dare valore aggiunto in tema di contenuti e professionalità per l’organizzazione delle attività previste dal progetto, si sono rivelati intensi; successivamente nei mesi da aprile a luglio, sono stati realizzati numerosi eventi che narrano di un primo tempo del progetto PNABio con ottimi risultati.

Diversi i temi affrontati e analizzati dal nord al sud Italia, viaggiando dalla Lombardia al Veneto, dalla Toscana al Lazio e dalle Marche alla Puglia. I seminari in(formativi) hanno dedicato ampio spazio ai temi della viticoltura in agricoltura biologica, della produzione di pane da antiche varietà e vino da varietà PIWI, della digitalizzazione e delle colture orticole industriali in bio. L’innovazione in campo ha visto protagonista la cerealicoltura e la frutticoltura in agricoltura biologica, portando in campo il trasferimento di conoscenze dalle aziende leader del settore agli imprenditori agricoli.

Sono state avviate più di 100 attività di consulenza, di cui oltre 30 già concluse, per offrire supporto agli operatori attivi nel settore o che desiderano approcciarsi al comparto dell’agricoltura biologica attraverso attività di consulenza e servizi specialistici. Infine, la creazione delle piattaforme web: una dedicata alla collettività, punto di riferimento per la ristorazione collettiva bio (https://mensebio.it/); e l’altra, che sarà presto disponibile, orientata alla messa online di corsi formativi e-learning gratuiti per operatori in agricoltura biologica.

Tante le attività e lo sviluppo di servizi ancora in divenire per la fase due. Il raggiungimento di tutti gli obiettivi del progetto PNABio è ancora in piena evoluzione e vi dà appuntamento al 24 settembre 2024 con un incontro in Franciacorta dedicato alle nuove strategie applicabili nella gestione di un vigneto in bio.

Tutte le informazioni su attività e risultati progettuali saranno puntualmente aggiornate online al seguente link: https://feder.bio/progetti/pnabio-piattaforma-nazionale-attivita-servizi-biologico-italiano-movimento/https://forms.gle/hAja8aYdkhQVq4Cv8

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Contatti: FederBio Servizi Srl
Cristina di Mauro – c.dimauro@federbioservizi.it



Export, importante sbocco per il bio

L’esportazione è una grande opportunità per le imprese italiane del biologico, anche per quelle che operano nella filiera del latte, ma non mancano le sfide da affrontare. Di questo tema si è discusso nel convegno “Internazionalizzazione del bio made in Italy” organizzato da AssoBio. Se, infatti, l’Italia spicca in Europa per volumi di produzioni biologiche e vanta una ricca filiera di trasformazione, i consumi in questo momento sono in una fase di stasi.

“Gran parte del prodotto certificato bio – ha precisato Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio – è destinato ai mercati esteri”.

Questo successo trova una spiegazione nel generale apprezzamento del made in Italy alimentare sui mercati interazionali, dove si verifica anche una maggiore propensione a riconoscere una differenza di prezzo ai prodotti che hanno caratteristiche distintive, quali quelle della certificazione biologica. Un gradimento che include anche i prodotti della filiera del latte, come in generale tutti i prodotti freschi.

Per monitorare nel dettaglio le esportazioni dei prodotti biologici e supportare l’accesso ai mercati internazionali delle imprese italiane del comparto, ICE Agenzia e FederBio, in collaborazione con Nomisma, hanno lanciato la piattaforma ITA.BIO. I risultati presentati nel convegno fanno parte della ricerca “Il bio italiano sui mercati internazionali”, elaborata da ITA.BIO e focalizzata sul ruolo dell’export bio made in Italy, sulle opinioni delle imprese biologiche italiane e su quelle del consumatore estero.

NUMERI IN CRESCITA

I dati che emergono dalla piattaforma sono confortanti e lasciano intravedere buone opportunità sui mercati esteri per le aziende della Penisola.

“L’export del biologico italiano – ha spiegato Silvia Zucconi, responsabile marketing intelligence di Nomisma – vale oltre 3,6 miliardi di euro (anno terminante luglio 2023). Il dato importante è la crescita nel lungo periodo: se rispetto al 2022 le vendite hanno fatto segnare +8%, la crescita rispetto al 2012 è del 203%”. La stragrande maggioranza di questa quota è costituita dai prodotti alimentari, che con un valore delle esportazioni di oltre di oltre 2,9 miliardi di euro, costituiscono l’81%. Il restante 19% è costituito dal vino.”

I trend delle vendite non solo l’unica nota positiva, dal momento che i dati di spesa pro capite in diversi Paesi esteri sono decisamente superiori al dato italiano, che si attesta a 62euro l’anno, ben lontani dai top 10 Paesi europei. Questa classifica è guidata da Svizzera (437euro), Danimarca (365 euro) e Austria (274 euro); restano distanti anche le nazioni più vicine o simili per mercato, come Germania (181 euro) e Francia (176 euro). Proprio la Germania, insieme a Benelux e Paesi Nordici sono stati i mercati di destinazione più importanti per il bio italiano nel 2022 e sono ritenuti anche i più promettenti. “Le imprese – ha precisato Zucconi – tendono sempre a pensare ai mercati di prossimità, ma anche quelli meno attesi possono rappresentare delle interessanti opportunità”. Infatti, indagini effettuate da Nomisma sui consumatori esteri di produttori biologici hanno rivelato che il 45% degli americani mette al primo posto l’Italia trai produttori di alimenti bio di qualità, nei Nordics la quota si attesta al 38%, nel Benelux al 30%.

Il dato è interessante perché si tratta di Paesi con una forte base di consumatori di alimenti bio. Negli Stati Uniti l’89% dei consumatori ha acquistato biologico almeno una volta nell’ultimo anno, nei Nordics l’87%, in Canada il 76%, in Olanda e in Belgio il 72%.

FRESCHI PROTAGONISTI DEI CONSUMI

Tra i prodotti più ricercati nei principali mercati internazionali figura noi freschi, tra cui i derivati del latte giocano un ruolo di primo piano.

“Tra gli user biologici, per il 45% degli intervistati – ha commentato Zucconi – il biologico è la prima scelta per frutta e verdura. Per carne e uova tale preferenza si attesta al 34%, per latte e latticini al 33%. Il 31% delle famiglie con bambini sceglie preferenzialmente il prodotto biologico quando deve comperare alimenti per l’infanzia”.

Questi dati valgono per i prodotti bio in generale, di qualunque provenienza, ma quelli italiani godono del generale favore incontrato dal made in Italy nel mondo. Anche in questo caso, infatti, i dati sono positivi. Nei Paesi nordici il 65% dei cittadini ha acquistato almeno una volta un prodotto biologico made in Italy nell’ultimo anno, nel Benelux il 36%, in USA e Canada circa un quarto della popolazione.

“Abbiamo notato – ha rimarcato Zucconi – anche un forte interesse ad acquistare un nuovo prodotto bio, qualora fosse disponibile a scaffale, soprattutto nei Paesi nordici (85%), negli Emirati Arabi Uniti (82%), negli USA (65%) e in Messico (67%). Inoltre, c’è una diffusa propensione ad aumentare il consumo dei prodotti bio.”

Anche per questo, secondo il 47% degli imprenditori italiani del comparto, l’azione più efficace per dare supporto allo sviluppo del bio, a livello nazionale e internazionale, sarebbe quella di stimolare la domanda e la fiducia dei consumatori, soprattutto aumentando l’informazione sui vantaggi di questo tipo di produzione. Segue la necessità di migliorare il contributo dell’agricoltura biologica alla sostenibilità (26%) e di stimolare l’offerta, quindi la conversione e la produzione (27%). Inoltre, tra le leve da attivare a livello globale per aumentare il consumo di alimenti bio italiani nel mondo emerge una base potenziale di consumatori di prodotti italiani biologici che potrebbe essere raggiunta migliorando la distribuzione a scaffale (la mancata presenza nei negozi è un ostacolo per il 42% dei consumatori esteri) e l’informazione (il 34% afferma di non conoscerne le caratteristiche distintive).

LA GRANDE POTENZIALITÀ DELLA CINA

Tra i mercati di interesse per il biologico italiano spicca la Cina. A esso è stato dedicato un focus durante il convegno. Si tratta di un Paese con 1,4 miliardi di abitanti, di cui il 61% prevede di aumentare il proprio consumo di alimenti biologici nei prossimi anni. Secondo le indagini condotte da Nomisma, il 37% dei cinesi che acquistano prodotti stranieri ha comprato nell’ultimo anno prodotti italiani, mostrando una forte apprezzamento per il made in Italy. Il 64% dei cinesi ha acquistato almeno una volta nell’ultimo anno un prodotto biologico e il 19% almeno in una occasione ha scelto un prodotto italiano bio. Un cinese su tre ritiene che i prodotti biologici italiani siano quelli di maggiore qualità. Questo aspetto è centrale per i consumatori del colosso asiatico.

“Mentre il consumatore italiano dà per scontato il fatto di avere a disposizione alimenti sicuri – ha spiegato Aldo Cervi, responsabile rapporti con l’estero di FederBio Servizi – quello cinese non è poi così sicuro di avere le stesse garanzie. In questo contesto il prodotto biologico importato è considerato più controllato rispetto al convenzionale e quindi il consumatore si sente tranquillo nell’acquistarlo. Ecco perché, con oltre 12 miliardi di vendite nel retail, la Cina è il terzo Paese al mondo per consumo di prodotti bio e rappresenta il 9,2% del mercato del biologico globale.”

Il principale canale di acquisto per il biologico sono le catene dei supermercati, che generano il 41% delle vendite, seguite dai negozi specializzati (25%) e dall’acquisto diretto dal produttore (17%). Il 36% degli intervistati acquista bio online, utilizzando la consegna a domicilio (47%), il click & collect (38%) e i locker (15%). All’interesse per il bio si accompagna un forte apprezzamento per il made in Italy, un altro elemento a favore delle nostre produzioni. Il 17% dei consumatori cinesi ritiene l’Italia il Paese straniero con i prodotti alimentari di maggiore qualità. Il nostro Paese gode dello stesso gradimento di Giappone e Australia – ha sottolineato – ma per l’Italia questo dato è in crescita. Tanti consumatori cinesi hanno visitato l’Italia, conoscono e apprezzano il nostro territorio e ricercano anche a casa prodotti che hanno amato. Un’ulteriore buona notizia per la filiera latte è che anche in Cina è uno dei settori per cui i consumatori propendono maggiormente verso il bio.

Infatti, latte e derivati si collocano subito dopo frutta e verdura fresca tra le categorie per cui il biologico è la prima scelta. Se per il 47% dei cittadini che lo acquistano il biologico è la prima scelta tra l’ortofrutta, per latte e derivati la quota è del 39%. Molto interessante è anche che tra le famiglie con figli, l’opzione bio è la prima scelta per il latte per infanzia (44%) e per i baby food (40%). Anche questa preferenza è spiegata con il bisogno di sicurezza dei cittadini cinesi ed è collegata a una vicenda che ha coinvolto il Paese.

“Nel 2008 – ha spiegato Cervi – in Cina si è verificato un grosso scandalo legato al gelato, che ha causato episodi di infezione alimentare in numerosi bambini, causandone in alcuni casi persino la morte. Il ricordo di questi avvenimenti spinge i consumatori cinesi verso scelte che li rassicurino.”

L’alto potenziale del mercato cinese può essere uno stimolo ad affrontare le difficoltà ad approcciarlo. La Cina, infatti, non riconosce lo standard europeo per il biologico; quindi, per entrare nel Paese i prodotti bio devono rispondere allo standard in vigore nel Paese: il GB/T 19630-2019. Inoltre, ogni singolo prodotto deve essere analizzato, mentre in UE i controlli sono a campione, e l’ispezione per la certificazione bio deve avvenire quando il prodotto è ancora in campo.

“Per ottenere la certificazione bio – ha precisato Cervi – il prodotto deve contenere almeno il 95% di ingredienti bio e ogni referenza deve essere etichettata con il marchio dello standard cinese e un codice univoco, che contraddistingue ogni unità di vendita.”

LE SFIDE DA AFFRONTARE

Insomma, anche se l’export è un’opportunità da cogliere, le sfide non mancano.

“Per esempio – ha spiegato Brunella Saccone, dirigente dell’ufficio agroalimentare di ICE Agenzia – l’India sta diventando un riferimento per la produzione bio nell’Oriente, e l’Australia grazie alla sua biodiversità e varietà di clima produce gran parte del biologico che consuma. Il nostro export fatica ad arrivare così lontano.”

Inoltre, l’Italia è soprattutto un Paese di trasformazione, che ha bisogno di materia prima bio proveniente da varie aree del mondo, che risponda ai requisiti delle norme europee.

La Cina – ha sottolineato Saccone – era uno dei nostri mercati di fornitura, ma con l’incremento dei costi delle catene di approvvigionamento, non è più così accessibile. L’America Latina è un fornitore per molti prodotti, ma Ecuador e Uruguay cominciano a risentire di quelli che ritengono standard troppo stringenti da parte dell’Unione Europea. Le aziende di trasformazione italiane devono occuparsi di accompagnare i loro fornitori locali nell’adeguamento alle norme comunitarie.”

Inoltre, se è buono il dato relativo agli acquisti almeno una volta all’anno, per sviluppare volumi significativi bisogna lavorare perché tale frequenza aumenti.

“La recente crescita dell’export nel settore agroalimentare biologico – ha affermato Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio – è un chiaro segnale del valore e della competitività dei prodotti italiani nel panorama internazionale. Tuttavia, siamo consapevoli che ci sono ancora sfide da affrontare per massimizzare il potenziale di questo settore. Come AssoBio, ci impegniamo a lavorare con tutti gli attori: gli agricoltori, le aziende di trasformazione e distribuzione, le Istituzioni politiche italiane ed europee per rinforzare il biologico italiano nel mondo. Insieme possiamo sfruttare appieno le opportunità di crescita e consolidare la posizione dell’Italia come leader globale nel settore agroalimentare biologico. È necessario fare rete, cosa in cui forse in Italia non siamo molto bravi.”

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FONTE


TESTATA: Il Latte
AUTORE: Elena Consonni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 giugno 2024



Consultazione pubblica sulla nuova Agenda strategica per la ricerca e l'innovazione (SRIA) di TP Organics per i prodotti biologici e l'agroecologia

Abbiamo urgentemente bisogno di trasformare i nostri sistemi alimentari e agricoli rendendoli più sostenibili. Per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno del supporto di tutti  gli stakeholder dell’alimentazione e dell’agricoltura biologica.

Per questo motivo, TP Organics, la piattaforma tecnologica europea per la ricerca sull’agricoltura e gli alimenti biologici, invita a partecipare ad una consultazione pubblica, fornendo un contributo importante alla ricerca.

Il sondaggio è disponibile in italiano al seguente link (è disponibile anche in inglese, francese, spagnolo, tedesco, ungherese e rumeno sul sito di TPorganics). Le risposte dovranno pervenire entro il 31 luglio, per domande sull’informativa sulla privacy, scrivere all’indirizzo: info@tporganics.eu

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Boom dell’agricoltura biologica in UE: sono sempre di più i terreni convertiti

Sempre più terreni agricoli destinati all’agricoltura biologica

La superficie totale dei terreni agricoli in produzione biologica (di seguito denominata “superficie biologica”) nell’UE è stata stimata in 16,9 milioni di ettari (ha) nel 2022. Questi ultimi dati confermano la continuazione di una rapida e marcata espansione delle superfici biologiche nell’UE: tra il 2012 e il 2022 si è registrato un aumento stimato di 7,4 milioni di ettari, pari a un incremento del 79% .

La superficie biologica totale è la somma della “superficie in conversione” e della “superficie certificata”. Prima che una superficie possa essere certificata come “biologica”, deve sottoporsi a un processo di conversione, che può durare dai 2 ai 3 anni a seconda del tipo di coltura. Pertanto, i dati sulle superfici “in conversione” danno un’indicazione del potenziale cambiamento nelle superfici completamente “certificate”.

Espansioni delle superfici biologiche in quasi tutti i paesi dell’UE

Tra il 2012 e il 2022, la superficie biologica totale è aumentata in quasi tutti i paesi dell’UE. La superficie è quadruplicata in Croazia durante questo periodo, registrando il tasso di crescita più rapido all’interno dell’UE.  Anche in Portogallo (+278%), Bulgaria (+182%), Francia (+179%), Ungheria (+145%), Romania (+123%) e Italia (+101%) l’aumento di superficie è stato notevole.

Ma quali paesi dell’UE hanno la maggior parte dei terreni in produzione biologica?

La superficie biologica totale in Francia era di 2,9 milioni di ettari nel 2022 (equivalente al 17,0% del totale dell’UE), che è stato il numero più alto di ettari tra i paesi dell’UE. Francia, insieme a Spagna (2,7 milioni di ettari di superficie biologica), Italia (2,3 milioni di ettari) e Germania (1,6 milioni di ettari) rappresentavano una chiara maggioranza (56%) della superficie biologica totale dell’UE nel 2022 (vedi figura 1).

Oltre un ettaro ogni dieci ettari di superficie agricola utilizzata nell’UE era in produzione biologica

Uno degli obiettivi principali della strategia Farm to Fork della Commissione europea è quello di incoraggiare lo sviluppo delle aree agricole biologiche. È stato fissato l’obiettivo di almeno il 25% dei terreni agricoli dell’UE in agricoltura biologica entro il 2030.

Tra il 2012 e il 2022, la quota di superficie biologica totale nella superficie agricola utilizzata totale (SAU) dell’UE è aumentata dal 5,9% a un valore stimato del 10,5%. I paesi con le quote più alte di superficie biologica rispetto alla superficie agricola utilizzata totale nel 2022 erano Austria (27%), Estonia (23%) e Svezia (20%). Anche Portogallo, Italia, Grecia, Repubblica Ceca, Lettonia, Finlandia, Slovacchia, Danimarca, Slovenia, Spagna e Francia avevano quote superiori al 10% nel 2022. Al contrario, la quota di superficie biologica è rimasta inferiore al 5% in cinque paesi dell’UE nel 2022, con le quote più basse in Irlanda (2%), Bulgaria (2%) e Malta (meno dell’1%). […]

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FONTE


TESTATA: Ruminantia
AUTORE: Elisabetta Simonetti
DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 giugno 2024



Workshop online del progetto LiveSeeding: "Exchange on organic seed and planting material databases"

Siete invitati a partecipare al workshop online in lingua inglese che si terrà il 4 luglio 2024 dalle 14:00 alle 16:30 sul tema dello scambio di database di sementi e materiale vegetale biologico – esempi pratici da Spagna e Austria.

In questo workshop online potrete saperne di più sulle banche dati di sementi e materiali vegetali biologici in Spagna: ECOSID, lo strumento OrganicXseeds e come può essere adattato alle esigenze nazionali, il database delle sementi e dei materiali vegetali biologici in Austria e il database europeo Router e le nuove funzionalità previste.

Durante il workshop online verrà organizzata una sessione per le domande dei partecipanti e una discussione aperta alla fine del workshop.

L’iscrizione è obbligatoria.

RELATORI:

Ilsa Phillips, Miguel Vega García, Kaja Gutzen, Angela Thüringer, Freya Schäfer

ISCRIVITI AL WORKSHOPSCARICA IL PROGRAMMA

La Nature Restoration Law diventa realtà anche grazie alla società civile

32 delle centinaia di associazioni che hanno aderito alla campagna #WeAreNature #RestoreNature a favore della legge sul ripristino della natura commentano all’indomani della sua approvazione: “Straordinaria mobilitazione per una legge che darà benefici a natura, territorio, agricoltura, lotta ai cambiamenti climatici e benessere di tutti noi.”

20 giugno 2024 – “L’adozione definitiva della Nature Restoration Law è un passo fondamentale per il futuro del Green deal europeo, frutto anche di una mobilitazione italiana ed europea di associazioni, ricercatori, società civile per una grande campagna per la tutela della natura”. Lo affermano le 32 associazioni italiane che hanno aderito alla campagna promossa da oltre 300 associazioni per l’approvazione della legge europea (o regolamento) per il ripristino della natura. Un’azione che si colloca nella più generale mobilitazione europea a sostegno della legge.

7 milioni di cittadini raggiunti in Italia, 1 milione di cittadini firmatari della petizione europea, 6mila scienziati, oltre 100 grandi imprese europee e centinaia di Ong sono alcuni dei numeri della mobilitazione, che ha contribuito all’approvazione della legge, evento paragonabile per importanza a quella delle direttive Habitat e Uccelli.

“Ci sono almeno due aspetti di questa vicenda – dichiarano le associazioni – che vanno evidenziati. Il primo è il segnale dato dalla società civile, che ha espresso fortemente il bisogno di centralità della natura e dell’ambiente in genere rispetto alle politiche europee come dimostrano le percentuali schiaccianti di cittadini dichiaratisi a favore della legge (con il 75% in Europa e ben l’85% in Italia, Sondaggio Savanta, 1-19 maggio 2024 (vedi nota 1). “Il secondo aspetto è il valore del provvedimento approvato, che nonostante sia stato indebolito nel corso della sua approvazione, ci permette di aggiungere agli strumenti protettivi rappresentati dalle direttive Uccelli e Habitat uno strumento proattivo, con cui poter intervenire positivamente sulla natura laddove, a causa degli impatti antropici eccessivi, si è ammalata. L’opera di ripristino prevista dalla nuova legge è vastissima, interessando almeno il 20% del territorio europeo terrestre e marino e, in ultima analisi, il 90% degli habitat minacciati, dalle zone umide al mare agli ambienti agricoli, alle città, oltre che agli insetti impollinatori, agli uccelli, alla biodiversità in genere, in un arco di tempo che va da qui al 2050. “Ai grandi benefici che deriveranno per la natura si aggiungono quelli per la lotta ai cambiamenti climatici – continuano le associazioni – Rilevanti dovranno essere, infatti, gli interventi di ripristino della connettività dei fiumi e delle funzioni naturali delle pianure alluvionali, con importanti ricadute positive sulla prevenzione del rischio geo-idrologico”.

Il regolamento prevede, inoltre, azioni a favore degli impollinatori e per ristabilire gli equilibri ecologici nelle campagne in accordo con i principi dell’agroecologia, di cui sempre più numerosi studi scientifici dimostrano il valore sia per la sostenibilità ambientale che economica per le aziende.

“Il 22 aprile scorso, in occasione della Giornata della Terra – aggiungono le associazioni – avevamo inviato un appello al Governo italiano invitandolo al sostegno della Nature Restoration Law. Nessuna risposta è giunta, salvo la conferma della sua opposizione alla legge. Ora l’Italia, dopo il voto contrario alla legge nelle sedute del Consiglio dei ministri europei dell’Ambiente, deve voltare pagina, anche considerando il carattere vincolante del regolamento approvato, e avviare la predisposizione dei piani attuativi della legge per la sua applicazione, prestando ascolto alla società civile in modo più serio ed ampio di come sia avvenuto finora. “Le nostre associazioni – concludono – continueranno nel loro impegno perché questo accada”

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Elenco Associazioni Aderenti

Actionaid; AIDA – Associazione Italiana di Agroecologia; AITR – Associazione Italiana Turismo Responsabile; Altura; Apinicittà aps; CIPRA; CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale; Cittadini per l’Aria; CIWF Italia; ENPA; FederBio; Forum Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori; Free Rivers; Greenpeace Italia; ISDE- Medici per l’Ambiente Italia; Italia Nostra; LAV; Lega abolizione caccia – LAC; Legambiente; Leidaa; Lipu – BirdLife Italia; MareVivo; Mountain Wilderness; OIPA; Pro Natura; Rete Semi Rurali; Slow food Italia; Terra!; The good lobby; Touring Club Italiano; VAS – Verdi Ambiente e Società; WWF Italia

UFFICIO STAMPA


Inviato in nome e per conto delle associazioni da:

UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA

Andrea Mazza – Tel. 340 3642091 – andrea.mazza@lipu.it



Biologico: buone prospettive per i prodotti italiani sul mercato Sudcoreano

In Corea del Sud cresce l’attenzione verso i cibi salutari e sostenibili e il 40% delle famiglie acquista già prodotti a marchio  Bio. Formaggi, pasta e vino i prodotti BIO Made in Italy di maggiore interesse. È elevata la richiesta di informazioni su tracciabilità e controlli effettuati sul prodotto Bio. É quanto emerge dall’analisi di Nomisma per la Piattaforma ITA.BIO (www.ita.bio) nel focus dedicato alla Corea del Sud

Bologna, 19 giugno 2024 – Il comparto del Biologico sud coreano rappresenta un mercato cui guardare con grande attenzione viste le buone prospettive che riguardano le referenze Bio di origine italiana, con il 41% dei consumatori che si dichiara intenzionato ad aumentarne il consumo nei prossimi 2-3 anni. Inoltre, il 68% degli intervistati si dichiara soddisfatto della qualità dei prodotti made in Italy e un ulteriore 53% valuta positivamente la presenza e la varietà dei nostri prodotti presso la ristorazione locale. Queste alcune delle evidenze emerse dalla survey originale sui consumatori della Corea del Sud che verrà presentata oggi in occasione del forum ITA.BIO, la piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da ICE Agenzia e FederBio.

I NUMERI CHIAVE DEL BIO IN COREA DEL SUD

In Corea del Sud il settore Bio è in crescita: tra 2022 e 2017 le superfici coltivate a biologico sono aumentate del +91% per rispondere alle esigenze di un mercato vivace, che nel retail ha fatto registrare vendite nell’ordine dei 485 mln di €. Con una spesa pro-capite pari a 9,3 € a persona il biologico interessa soprattutto un target specifico di popolazione (famiglie con bambini, giovani under 27, persone con redditi e titoli di studio alti e uno stile di vita sostenibile). Una crescita che sottende enormi potenzialità, trainata da una crescente attenzione al salutismo incentivata anche da azioni e iniziative del governo.

IL CONSUMATORE BIO IN COREA DEL SUD

I trend salutistici e una maggiore attenzione all’ambiente sono i fattori chiave che indirizzano la scelta dei prodotti Bio da parte dei consumatori sud coreani: 1 su 4 sceglie i prodotti alimentari da mettere nel carrello in base al loro effetto su salute e ambiente e complessivamente l’11% fa la spesa guardando al marchio. Negli ultimi 2-3 anni il 51% degli intervistati ha aumentato in generale il budget dedicato alla spesa alimentare e il 53% è disposto a pagare di più per acquistare prodotti che fanno bene alla salute. In un contesto di maggiore consapevolezza verso i prodotti sani si inserisce anche il consumo dei prodotti biologici, che nell’ultimo anno sono stati acquistati dal 40% delle famiglie di Seul. Il Bio viene scelto soprattutto perché è più sicuro per la salute (65% dei rispondenti) o perché possiede migliori proprietà nutrizionali (38%) ed è garanzia di qualità (37%). Tra i più affezionati al consumo di prodotti Bio ci sono soprattutto le famiglie con figli, il baby food è infatti la categoria su cui ricade maggior interesse: per il 40% degli acquirenti bio in questa categoria, il bio è proprio la prima scelta. Anche la generazione Z (giovani tra i 18 e i 27 anni) e chi ha redditi e un titolo di studio più alto rispetto alla media sembra essere maggiormente sensibile al marchio biologico.

Dall’indagine di Nomisma emerge come 1 coreano su 3 abbia consumato almeno un prodotto italiano nell’ultimo anno; il 22% ha invece acquistato almeno un prodotto italiano a marchio Bio con una preferenza che è ricaduta su formaggi, olio EVO, conserve e passate. Secondo i consumatori però, le caratteristiche e le garanzie del prodotto Bio italiano e in generale del marchio Bio europeo, devono essere approfondite tra i consumatori: quasi 9 su 10 infatti vorrebbe avere maggiori informazioni, soprattutto su tracciabilità e controlli effettuati sul prodotto Bio. Tra le leve da attivare per accrescere il consumo dei prodotti Bio Italiani vi è quella di un maggior assortimento dei prodotti presso la grande distribuzione con una maggiore visibilità del prodotto a scaffale. Nello specifico, dall’indagine emerge come il 47% dei consumatori coreani sarebbe pronto ad acquistare un nuovo prodotto Bio Mada in Italy se lo trovasse presso i punti vendita abituali, mentre un ulteriore 28% lo comprerebbe se avesse un brand conosciuto o se fosse funzionale per la propria salute.

 ITALIA TOP QUALITY PER FORMAGGI, PASTA E VINO

Formaggi e pasta sono senza dubbio i prodotti dove il potenziale dei prodotti italiani a marchio Bio è più elevato. Al terzo posto il vino, un prodotto cui sono interessati circa 4 consumatori su 10 che dichiarano di averlo provato almeno una volta nell’ultimo anno, ma che vede una crescita del +77% in termini di valore negli ultimi 20 anni. Secondo il consumatore coreano l’Italia è al secondo posto – dopo la Francia – tra i Paesi che producono i vini di maggiore qualità. Un posizionamento nel percepito che porta in alto l’interesse per i nostri vini biologici consumati ad oggi solo dal 19% degli user di vino, persone che appartengono prevalentemente al ceto più alto della società. Tra i fattori motivanti per accrescere il consumo di vino a marchio Bio al primo posto si trova la leva del prezzo che secondo i consumatori dovrebbe essere più accessibile (56%), o soggetta a offerte e promozioni (44%). Per favorire i consumi potrebbe essere interessante proporre esperienze e tasting nei negozi che frequentano abitualmente (31%), ma anche un ampliamento dell’offerta a scaffale presso la GDO (24%) e per la ristorazione locale (20%).

“Coinvolgere il consumatore attraverso un’indagine diretta ha permesso di approfondire alcune dinamiche difficilmente valutabili attraverso i soli dati sulle vendite. Seppure gli ultimi dati sul mercato del bio in Corea del Sud non evidenzino trend positivi, soprattutto a causa di tagli al bilancio pubblico e finanziamenti destinati all’agricoltura bio, il consumatore mantiene interesse: benessere, sostenibilità e biologico sono ad oggi attributi decisivi nelle scelte alimentari di un consumatore coreano su quattro; il 47% dichiara un aumento nelle previsioni di consumo di prodotti biologici per i prossimi 2-3 anni. Riteniamo che questi, assieme ad altri spunti evidenziati nel corso del convegno, siano dati rilevanti a supporto delle strategie di internazionalizzazione delle aziende italiane che vogliono esportare i propri prodotti bio o migliorare il proprio posizionamento strategico su questo interessante mercato” – illustra Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence Nomisma S.p.A.

“L’interesse del consumatore coreano verso i prodotti alimentari italiani è un trend in ascesa favorito anche dai crescenti flussi di turisti coreani in Italia che permettono di apprezzare meglio i prodotti alimentari del Made in Italy nella loro qualità e autenticità. Il consumatore coreano di fascia medio-alta si caratterizza per una particolare attenzione alla qualità ed alle prorietà salutari dei prodotti” – spiega Ferdinando Gueli, Direttore dell’Ufficio dell’Agenzia ICE di Seoul– “e questo stimola anche l’interesse verso i prodotti alimentari biologici italiani. Al termine del 2023 l’export di prodotti bio italiani in Corea del Sud ha inciso per il 6% sul totale delle esportazioni del comparto agroalimentare, attestandosi a oltre 3,6 miliardi di euro, con un aumento del +8% rispetto all’anno precedente. Sebbene la spesa pro-capite sia ancora relativamente bassa, le famiglie e i giovani con elevato potere di acquisto orientano le scelte di consumo verso i prodotti biologici, percepiti come migliori per la salute, di alta qualità e sostenibili per l’ambiente. Bisogna quindi insistere sulle iniziative di educazione ai consumatori e favorire la conoscenza del marchio di qualità “bio” quale elemento di garanzia per l’acquisto.”

  “L’export di agroalimentare biologico Made in Italy trova nella Corea del Sud un mercato con ampie potenzialità di sviluppo, dove vengono particolarmente apprezzate la sostenibilità, valorizzata dalla certificazione bio, l’artigianalità e l’eccellenza del cibo italiano – dichiara Aldo Cervi, Coordinatore della Sezione Soci Operatori dei Servizi e Mezzi Tecnici, Tecnici e Ricercatori FederBio -. In Corea del Sud il biologico sta acquisendo un ruolo sempre più strategico nella spesa alimentare, le superfici coltivate a bio sono quasi raddoppiate (+ 91% dal 2017 al 2022) mentre le vendite di prodotti bio hanno fatto registrare un incremento del 47%. In questo scenario, piattaforme come ITA.BIO, sviluppate per incentivare e sostenere il posizionamento del biologico italiano nei mercati internazionali, fornendo informazioni e contatti utili, costituiscono uno strumento importante per creare significative opportunità di espansione per le aziende biologiche italiane nel mercato sudcoreano. In generale, negli ultimi 10 anni, le esportazioni di bio italiano sono cresciute complessivamente del 189 %, mentre l’incidenza del bio italiano nell’export globale di agroalimentare è del 6%”.

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Being Organic in Eu: on line un nuovo database fotografico gratuito per l’agricoltura biologica

L’agricoltura biologica è biodiversità. Tuttavia, catturare questa diversità in tutta la filiera non è così facile. Per questo e per garantire che ci sia sempre l’immagine giusta per tutti gli operatori del biologico e per le loro esigenze di comunicazione è ora online il nuovo database fotografico creato da Naturland per il progetto Being Organic in Eu

Naturland, associazione tedesca per l’agricoltura bio, ha realizzato per il progetto Being Organic in EU, promosso da FederBio, il nuovo database fotografico per l’intera filiera biologica. Il database è raggiungibile al seguente link: https://being-organic-in-eu-bio.px.media e contiene una ricca selezione di immagini scaricabili e stampabili gratuitamente.

Dall’orticoltura agli allevamenti al pascolo, il database fotografico “Being Organic in EU” copre tutti i settori importanti della filiera biologica, comprese pratiche e lavorazioni specifiche come la consociazione. È possibile effettuare una ricerca per parola chiave – in tedesco e inglese – per rendere più facile la selezione della foto giusta, inoltre sono presenti diverse categorie tematiche per semplificare la consultazione dell’archivio.

Il database attualmente contiene oltre 1.000 foto, ma entro la fine del progetto saranno disponibili più di 2.000 immagini. Il lavoro fa parte della campagna di promozione europea “Being Organic in EU” e il servizio è rivolto a tutti coloro che lavorano nel settore biologico o si occupano di comunicare il mondo del bio.

Possono essere giornalisti freelance o blogger, fotoreporter di riviste, magazine o portali Internet, ma anche appassionati e agricoltori biologici che, ad esempio, vogliono creare materiale informativo per le loro aziende certificate. L’utilizzo delle immagini è sempre libero se viene citata la fonte “Being Organic in Eu”.

GUARDA IL DATABASE

BEING ORGANIC in EU

Choose the European Organic Leaf for a better world.

 Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. 


Perché l’agricoltura biologica è meglio di quella convenzionale: i risultati di uno studio quarantennale

Una lunga ricerca del Rodale Institute dimostra che l’agricoltura biologica migliora il suolo, garantisce una resa maggiore in caso di eventi climatici estremi ed è più redditizia per gli agricoltori.

  • Uno studio lungo 40 anni del Rodale Institute ha confrontato sul campo le pratiche di agricoltura biologica con quelle convenzionali.
  • I risultati mostrano in modo chiaro e coerente come l’agricoltura biologica abbia rese uguali o migliori a quella convenzionale, apportando benefici economici e ambientali.
  • L’agricoltura convenzionale porta, invece, a un degrado del suolo e a rendimenti decrescenti.

sistemi di agricoltura biologica eguagliano o superano la produzione convenzionale in termini di rendimento, fornendo al contempo una serie di vantaggi agronomici, economici e ambientali per gli agricoltori, i consumatori e la società: è quanto dimostrano i risultati del Farming systems trial (Fst) un progetto di ricerca del Rodale Institute inaugurato nel 1981 e condotto per più di 40 anni che è attualmente lo studio più significativo sull’agricoltura biologica mai realizzato.

Convenzionale e biologico: i sistemi agricoli a confronto nello studio

La ricerca si è svolta sul campo, attraverso analisi scientifiche che hanno documentato l’impatto di diverse pratiche agricole su cinque ettari terreno, divisi in 72 appezzamenti, coltivati a cereali, situati nei pressi del Rodale Institute a Kutztown, in Pennsylvania. In particolare, il Farming systems trial ha messo a confronto tre sistemi agricoli fondamentali: un sistema convenzionale basato su input chimici, ovvero azoto sintetico per favorire la fertilità ed erbicidi chimici di sintesi  per controllare le erbe infestanti; un sistema biologico basato su legumi, con le colture di copertura di leguminose come fertilizzanti e la rotazione delle colture come principale linea di difesa contro i parassiti; un sistema biologico basato su letame, con colture di copertura di leguminose e applicazioni periodiche di letame come fertilizzanti e con la rotazione diversificata delle colture come difesa contro i parassiti.

L’agricoltura biologica ha rese maggiori in caso di eventi climatici estremi

Nello specifico, i risultati dello studio mostrano che i terreni gestiti in biologico hanno migliori capacità di trattenere l’anidride carbonica e tenerla fuori dall’atmosfera e che l‘infiltrazione dell’acqua è significativamente più veloce con la gestione organica a lungo termine rispetto alle pratiche convenzionali. Secondo i dati raccolti, inoltre, i sistemi biologici hanno una resa pari a quella dei sistemi convenzionali, e ancor di più in condizioni meteorologiche estreme: in caso di siccità, per esempio, la resa complessiva del mais biologico è stata del 31 per cento superiore alla produzione convenzionale. Per quanto riguarda, infine, l’analisi del lavoro, dei costi, dei rendimenti e dei rischi per i tre sistemi, risulta che il sistema del letame organico è il più redditizio per gli agricoltori. […]

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FONTE


TESTATA: Lifegate
AUTORE: Carlotta Garancini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 giugno 2024