23 settembre - Giornata europea del biologico

FederBio al G7 Agricoltura: investire nel biologico è strategico per rispondere alle sfide ambientali, climatiche e sociali 

Bologna, 20 settembre 2024 – In occasione della Giornata europea del biologico, FederBio, che da anni si fa portavoce delle esigenze dell’agricoltura sostenibile, ponendo l’attenzione sui temi dell’agroecologia e del biologico in occasione degli eventi più rilevanti, come l’EXPO 2015 e il G7 dell’Agricoltura di Bergamo, rilancia alcune priorità strategiche in vista del prossimo G7 Agricoltura, che si terrà a Siracusa dal 26 al 28 settembre.

Cinque i punti evidenziati per richiamare l’attenzione dei leader internazionali sulla necessità ed urgenza di adottare politiche sostenibili che promuovano la transizione verso un’agricoltura resiliente basata su pratiche che tutelino l’ambiente, garantendo la sicurezza alimentare per le generazioni future.

  1. Investire nella transizione verso un modello agroecologico che punti alla sostenibilità ambientale, economica e sociale considerando che sono oramai evidenti gli impatti negativi dell’agricoltura intensiva anche sul reddito degli agricoltori
  2. Sostenere il biologico come espressione più avanzata e concreta dell’agroecologia e dell’approccio rigenerativo delle risorse naturali, un modello di riferimento per la sostenibilità e il futuro di agricoltura e produzione alimentare
  3. Porre produttori agricoli, cittadini e comunità locali al centro dei sistemi agroalimentari in modo da garantire il giusto prezzo per gli agricoltori e l’accesso a un cibo buono e sostenibile per tutti
  4. Sostenere ricerca e innovazione per incentivare scambi e diffusione di buone pratiche agronomiche e la formazione delle giovani generazioni per il futuro dell’agricoltura
  5. Promuovere sistemi locali di produzione e consumo di prodotti biologici e iniziative di educazione alimentare a partire dalle mense scolastiche per favorire l’adozione di stili di vita e diete salutari e sostenibili

“Sfide epocali, quali l’emergenza climatica e la perdita di biodiversità, richiedono un ripensamento profondo del modello produttivo. La transizione verso pratiche agricole sostenibili, rigenerative, resilienti, rispettose delle persone e degli ecosistemi non è dunque più rinviabile – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Occorre attivarsi urgentemente, in modo globale e coordinato, considerando che l’impatto negativo delle pratiche intensive su ambiente, clima ed economia è ormai evidente a tutti”.

Il primo punto delle proposte di FederBio riguarda il superamento del modello agricolo intensivo, che non solo ha creato seri danni ad ambiente e biodiversità, contribuendo ad aggravare l’emergenza climatica, ma ha anche dimostrato di essere insostenibile in termini economici, sociali e di reddito per gli agricoltori, aumentando così la crisi del settore.

Il secondo elemento al centro delle proposte della Federazione riguarda la valorizzazione del ruolo dell’agricoltura biologica come il metodo più avanzato e diffuso di applicazione dei principi dell’agroecologia, come sancito dalla Carta di Bergamo. I dati Ifoam-Fibl 2022 confermano il successo globale del biologico, che conta oltre 4,5 milioni di operatori in 188 Paesi, con un incremento in un anno di circa il 27% delle superfici e del 25,6% dei produttori. Inoltre, grazie al suo approccio ecosistemico, il biologico ha accumulato un patrimonio di conoscenze utili per trasferire innovazione anche al resto dell’agricoltura, per favorire la sostenibilità di tutto il sistema agricolo e di produzione del cibo, in particolare per curare la fertilità del suolo, come strumento di contrasto ai cambiamenti climatici,  e ridurre l’uso della chimica di sintesi che è tra le cause principali di perdita di biodiversità.

Il terzo punto di rilevanza strategica per FederBio è la necessità di mettere al centro dei sistemi agricoli e alimentari i produttori, i cittadini e le comunità locali per favorire una sempre migliore conoscenza reciproca. Questo passaggio è essenziale, sia per trasferire con chiarezza il valore di una produzione consapevole basata sul “giusto prezzo” per gli agricoltori e sull’accesso a un buon cibo per tutti, che per determinare una sostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica e sociale, alla base del principio di sovranità alimentare.

Il quarto punto delle proposte al G7 riguarda il sostegno a ricerca e innovazione, attraverso la diffusione delle nuove tecnologie digitali, del biocontrollo e puntando a investire su strategie differenziate, coerenti con le diversità dei metodi di produzione, che per il biologico significa adottare un approccio olistico, fondato sulla resilienza dei sistemi agroecologici piuttosto che su quella della singola pianta, come avviene nel caso delle NGT. Coniugando innovazione, rispetto per l’ambiente e redditività, l’agricoltura biologica può rappresentare un importante polo di attrazione per le giovani generazioni fornendo opportunità occupazionali e incentivando la creazione di nuove imprese biologiche.

Infine, tra i punti fondamentali FederBio pone la questione dei consumi. Per modificare il metodo di produzione, occorre cambiare anche il modello di consumo, sensibilizzando i cittadini con investimenti in campagne di comunicazione sulle ricadute positive del biologico per la salute delle persone e dell’ambiente e sulla necessità di adottare stili di vita più sostenibili. Ciò significa anche scegliere un’alimentazione a base di cibo bio, con un ridotto apporto di carne, attenta alla stagionalità, alla prossimità di produzione e alla riduzione dello spreco alimentare.

“Gli impatti della crisi climatica associati alle emergenze geopolitiche stanno avendo serie ripercussioni anche nel settore agricolo e sui consumi – conclude Mammuccini – Il messaggio che vogliamo trasferire al G7 Agricoltura è che la transizione agroecologica è ormai una necessità, che consente di rispondere in modo efficace alle crisi ambientali, economiche e sociali. Il biologico dimostra come sostenibilità e produttività possano andare di pari passo, offrendo agli agricoltori redditi più stabili, creando occupazione nelle aree rurali e rafforzando la resilienza delle comunità locali”.

FederBio (feder.bio.) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.

Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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Rivoluzione Bio 2025 - Gli Stati Generali del biologico italiano

Luogo di confronto tra istituzioni, business leaders ed esperti del settore, per facilitare la riflessione sul futuro del settore biologico

Milano, 19 settembre 2024 – Nasce il format espositivo di SANA Food che, sulla scorta dei 35 anni di SANA, si presenta per il 2025 in una nuova veste, focalizzata sul food & beverage per l’Horeca e il retail specializzato.

Il secondo e il terzo giorno di SANA Food vedranno protagonista la sesta edizione di RIVOLUZIONE BIO, gli Stati Generali del settore: un evento promosso da BolognaFiere organizzato in collaborazione con FederBio e AssoBio, e con il supporto di Nomisma, nel quadro del progetto BEING ORGANIC IN EU gestito da FederBio in partenariato con Naturland DE e cofinanziato dall’Ue nell’ambito del Reg. EU n.1144/2014.

RIVOLUZIONE BIO è la piattaforma di riflessione sulle tematiche del settore che intende promuovere un tavolo di discussione, incontro e interscambio di esperienze tra business leader, esperti ed istituzioni. RIVOLUZIONE BIO è luogo di interazione dei principali attori di riferimento per la presentazione di numeri e strategie di valorizzazione del settore agroalimentare biologico come comparto decisivo per sostenere lo sviluppo del Paese e momento fondamentale per alimentare il dibattito sulle priorità e le azioni da mettere in campo per la crescita complessiva del settore agricolo.

In particolare, RIVOLUZIONE BIO 2025 si conferma spazio di confronto per facilitare la riflessione sul futuro del settore biologico attraverso:

  • la definizione delle azioni più efficaci in grado di sostenere il ruolo e lo sviluppo del settore biologico, reso sempre più centrale dal contesto odierno, nella transizione ecologica del nostro Paese;
  • il confronto e la promozione riguardo al Piano di Azione nazionale di settore, necessario a delineare la visione strategica del settore nei prossimi anni;
  • l’individuazione degli strumenti necessari per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di crescita del biologico già definiti a livello Ue e nel PSN PAC in termini di offerta, ma anche di consumi, favorendo l’aumento della consapevolezza rispetto agli standard e ai benefici dell’agricoltura biologica per il Paese e i cittadini.

RIVOLUZIONE BIO 2025 si svolgerà con un ricco programma organizzato in due giornate (24 e 25 febbraio), con uno sviluppo su 3 sessioni animate dal dibattito sui temi strategici, che vedranno l’interazione di policy maker, esperti e protagonisti del settore. RIVOLUZIONE BIO 2025 sarà l’occasione per presentare i dati dell’Osservatorio SANA – strumento di raccordo e monitoraggio continuativo di dati, informazioni, comunicazioni, iniziative del settore biologico italiano (in Italia e all’estero). La completezza dei dati dell’Osservatorio SANA è resa possibile grazie alla continuativa collaborazione e sinergia dei firmatari dell’iniziativa (BolognaFiere, Ismea, Sinab, Agenzia Ice, FederBio, AssoBio) e dal coordinamento di Nomisma. Nell’attuale contesto, l’Osservatorio SANA rappresenta lo strumento fondamentale per offrire a operatori e stakeholder un patrimonio informativo completo in grado di monitorare il mercato biologico, di guidare le sfide del settore e di indirizzare le attività del Piano di Azione nazionale.

IL RUOLO DEL BIO NEL FUORI CASA

I dati Nomisma presentati a SANA 2023 mostravano i consumi fuori casa fare da traino alla crescita complessiva del mercato interno con 1,3 miliardi di euro e un balzo in avanti del +18% rispetto al 2022 legata all’incremento dei prezzi più che all’aumentare delle occasioni di consumo. Il ruolo dell’away from home nel mercato bio sarà oggetto di approfondimento a RIVOLUZIONE BIO 2025, in occasione del quale Nomisma presenterà i dati aggiornati 2024 rispetto al canale extra-domestico.

L’indagine Nomisma per Osservatorio SANA 2022 evidenzia come quasi 8 ristoranti su 10 e 6 bar su 10 offrano una selezione di prodotti a marchio biologico o piatti cucinati utilizzando materie prime bio. Estremamente diffusa anche la presenza di proposte bio nella carta dei vini nell’85% dei ristoranti e il 71% dei bar. La scelta di offrire prodotti e vini bio è principalmente etica (per il 62% dei ristoratori e il 38% dei baristi), ma anche una questione di qualità/gusto (51% dei ristoratori) o di posizionamento (il 35% dei baristi sceglie il bio perché in grado di conferire un posizionamento innovativo/distintivo al locale).

Interrogati sui trend dei prossimi anni, ristoratori e baristi si vedono concordi: crescerà l’interesse dei clienti nel comprendere le caratteristiche degli ingredienti (lo afferma il 23% dei ristoratori e il 20% dei baristi): ad oggi, infatti, sono oltre 7 su 10 i consumatori che consumano prodotti/vini bio fuori casa. Allo stesso tempo però è evidente la necessità di incrementare il livello di informazioni sul mondo bio sia lato domanda che lato offerta.

Per seguire tutti gli aggiornamenti sulle iniziative di Rivoluzione Bio: www.rivoluzionebio.it e su www.sana.it.

BEING ORGANIC in EU

Choose the European Organic Leaf for a better world.

 Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania.  “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.

INFO: www.beingorganic.eu

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Press Office SANA

Absolut eventi & comunicazione Sara Telaro, Sveva Scazzina

SANApress@absolutgroup.it Tel. 051 272523

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Vino senza solfiti, fattoria didattica, lavoro a chi è in difficoltà: è il bio di Capodarco

Il Bio Tour di FederBio parte dalla cooperativa romana che ha resistito alla speculazione edilizia

Non si può dire che la Cooperativa Agricoltura Capodarco, nata dalla comunità di Don Franco Monterubbianesi, abbia scoperto oggi il biologico. Nello statuto del 1978, scritto a penna, i due punti chiave sono la centralità della persona e l’attenzione all’ambiente. Però in questi 46 anni di vita quell’invito a pensare alla natura ha assunto un peso maggiore. Tanto che oggi Capodarco è stata la prima tappa del Bio Tour realizzato grazie al progetto Being Organic in EU, la campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland, associazione tedesca di agricoltori bio, e cofinanziata dall’Unione europea.

“La domanda del cibo bio è cresciuta moltissimo, non c’è dubbio”, racconta Salvatore Stingo, il presidente della cooperativa Capodarco. “Una volta era una nicchia e l’idea dell’ecologico, del naturale era un po’ vaga, indistinta. Ora arrivano qui che già sanno tutto, che cercano il bollino con la certificazione bio perché sanno che quella è una garanzia in più, un timbro ufficiale che assicura specifiche modalità di produzione. Però di bio ce n’è tanto e chi viene qui cerca anche l’altra componente del nostro cibo, il rapporto umano”.

Nella cooperativa Capodarco, circa 40 ettari tra Roma e Grottaferrata, lavorano in modo stabile una trentina di persone che arrivano a 50 nei momenti di picco. Tra di loro ci sono ragazzi con disabilità fisiche e psichiche, persone che hanno avuto problemi di dipendenza o di reinserimento dopo il carcere, migranti. Si dividono tra le varie attività della cooperativa.

“Ormai un’azienda agricola per sopravvivere deve diversificare”, continua Stingo. “Ci sono il lavoro dei campi, la trasformazione del prodotto, la vendita diretta, il ristorante. Facciamo il vino senza solfiti, perché la solforosa è un ottimo conservante ma si lega al fegato e dà problemi di accumulo, e l’olio verde, con le olive raccolte a fine settembre e portate subito al frantoio. Poi abbiamo l’agriturismo, l’orto, la fattoria didattica. Stiamo nel mercato ma teniamo le porte aperte: non ci sono cancelli”.

Anche perché i maggiori rischi per Capodarco non sono stati i furti, scoraggiati nella tenuta romana dalla vicinanza di un’area gestita dal capitano Ultimo e dal presidio territoriale del pastore Antonio. I problemi sono stati altri: la Tenuta della Mistica è uno degli ultimi scampoli della campagna romana raccontata dai viaggiatori dell’Ottocento. Sta tra Tor Sapienza, Tor tre Teste e Torre Maura, in una zona in cui l’appetito edilizio è sempre stato vivace.

“La battaglia per mantenere la funzione agricola per questi terreni è stata lunga e dura”, ricorda il presidente della cooperativa. “A proteggerci non servivano i cancelli: c’è voluta una grande mobilitazione e il sostegno del Comune, proprietario della tenuta, per far sì che questa esperienza non venisse cancellata. Sono terre che facevano gola a molti: sono rimaste campi”.

Campi parte di una cintura verde che fa di Roma il Comune agricolo più grande d’Europa. Un elemento – come ha sottolineato l’assessora all’Agricoltura e all’Ambiente del Comune di Roma, Sabrina Alfonsi – essenziale per frenare il consumo di suolo di cui la capitale ha il primato tra le grandi città italiane, con una media di 90 ettari l’anno.

Capodarco è la prima tappa del Bio Tour che ripercorrerà la filiera agricola in linea con la strategia europea Farm to Fork che vuole arrivare al 25% di campi bio entro il 2030. Un salto verso la sostenibilità che si lega agli aspetti sociali sottolineati dall’esperienza di Capodarco. Resta da vedere, dopo le incertezze sulla svolta green in agricoltura durante l’ultima fase del precedente Europarlamento, quale sarà l’equilibrio del nuovo.

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FONTE


TESTATA: The Huffington Post
AUTORE: Antonio Cianciullo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 15 settembre 2024



Dalla vigna alla tavola: a Grottaferrata alla scoperta del vino biologico Al via il primo Bio Tour. Obiettivo sensibilizzare sul metodo agricolo rispettoso della terra e degli esseri viventi

Roma, 13 settembre 2024.  Far conoscere un metodo agricolo, quello biologico, rispettoso della terra e degli esseri viventi: è con questo obiettivo che a Grottaferrata, in provincia di Roma, si è svolto il primo Bio Tour, realizzato grazie al progetto BEING ORGANIC in EU, la campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland, associazione tedesca di agricoltori bio, e cofinanziata dall’Unione europea. Tema dell’evento il vino biologico, prodotto nell’azienda agricola di Capodarco: è la prima tappa di un percorso che attraverserà l’Italia per raccontare il valore aggiunto di filiere biologiche e che avrà un testimonial d’eccezione, il conduttore e autore tv Massimiliano Ossini, da sempre attento ai temi ambientali e agricoli.

Un’esperienza sul campo, quella del Bio Tour, per ripercorrere tutta la filiera in linea con la strategia europea “Farm to Fork” che, nell’ambito dell’European Green Deal, mira a raggiungere il 25% di campi bio entro il 2030. Un viaggio inedito per diffondere la conoscenza e rafforzare la fiducia verso un settore che può fare bene al presente e al futuro e per promuovere il consumo e la competitività di prodotti biologici italiani. Si parte quindi da qui, dai 12 ettari di vigneti impiantati cinquanta anni fa nella zona di Grottaferrata e coltivati con tecniche naturali nel rispetto dell’ambiente e delle persone.

Dalla vigna alla tavola, appunto, passando per una vendemmia praticata con tecnica manuale e cassette – un metodo più antico, che garantisce un rispetto maggiore della pianta – e con alcune accortezze: raccolta delle uve asciutte, per evitare che la condensa le faccia fermentare in cassetta; lavoro concentrato nelle ore più fresche, per il benessere dei raccoglitori e per la salvaguardia del prodotto. La sostenibilità ambientale, a Capodarco, si coniuga strettamente con quella sociale attraverso il coinvolgimento nelle attività dei campi di persone con disabilità fisica, mentale e a rischio esclusione sociale.

Capodarco è, infatti, un’azienda biologica che pratica agricoltura sociale dal 1978, col duplice obiettivo di tenere al centro le persone e il rispetto dell’ambiente. Nata dalla Comunità di Capodarco di Roma, a opera di Don Franco Monterubbianesi, l’azienda coinvolge nel lavoro agricolo immigrati e persone con disabilità fisiche, mentali e a rischio di esclusione sociale. Capodarco è un esempio di come coniugare inclusione sociale e modelli di sviluppo locale sostenibile. Oltre a uno spazio dedicato agli animali e un oliveto, ci sono i vigneti e la cantina. Il vino è stato scelto come prodotto identificativo della comunità, sia per la compatibilità nella zona geografica dei Castelli Romani, sia perché la bottiglia è un ottimo mezzo per raccontare la storia della comunità e far viaggiare il loro messaggio. Tra le uve che vengono prodotte, la Malvasia del Lazio, il Trebbiano, ma anche i rossi: Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot. E poi il suolo che, influenzato dalla vicinanza del mare e dal vulcano laziale con Monte Cavo, conferisce al vino mineralità e sapidità.

Quello del vino è il primo di tre appuntamenti. Seguiranno, infatti, altri due Bio Tour sul territorio italiano per raccontare un metodo agricolo che spesso coniuga anche valori etici e sociali, quali l’inclusione, la lotta contro l’illegalità e collaborazioni virtuose.

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 Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania.  “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.

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Zero chimica e forza delle braccia, la vendemmia sostenibile del vino biologico

Primo bio tour Being Organic in EU, campagna promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e co-finanziata da Unione europea

Dalla vigna alla tavola passando per una vendemmia all’insegna della sostenibilità. Un processo rigoroso che una volta seguiva il ritmo delle stagioni e che oggi, sotto i colpi dei cambiamenti climatici, si affida al fiuto degli enologi e dei vignaiuoli. A Grottaferrata, a due passi da Roma – come è stato possibile vedere nel corso del primo bio tour realizzato grazie al progetto Being Organic in EU – l’uva per esempio viene coltivata seguendo il metodo biologico: quindi niente chimica e zero fitofarmaci, soltanto la forza delle braccia, di alcuni buoni decespugliatori meccanici, e di qualche pianta leguminosa che combatte vegetali infestanti e parassiti in modo naturale.

Ma anche qui, la crisi climatica si fa sentire e influenza i tempi della vendemmia: su questa collina esposta a sud-est in direzione della Capitale, con 12 ettari di vigneti ultracinquantenari, i primi grappoli sono stati raccolti il 7 agosto. In questa, che è sostanzialmente una vera e propria comunità – si chiama Capodarco, ed è anche un’azienda biologica che pratica agricoltura sociale dal 1978 con l’obiettivo di abbracciare contemporaneamente le persone e il rispetto per l’ambiente – si procede lenti ma spediti, con una vendemmia antica che viene portata avanti con tecnica manuale e cassette poste sotto i filari, raccolta dell’uva più asciutta in orari ‘freschi’ (entro le 11.00 di mattina si torna tutti in cantina) e operai speciali dal momento che al lavoro si trovano persone con disabilità mentale e fisica e che sono coinvolti nelle vigne grazie a progetti di inclusione sociale.

La campagna Being Organic in EU, dedicata al metodo agricolo biologico, è promossa da FederBio in collaborazione con Naturland (associazione tedesca di agricoltori bio), e co-finanziata dall’Unione europea. Questa tappa dedicata al vino biologico – viene spiegato – è la prima di un percorso che si snoderà lungo l’Italia, con altri due appuntamenti, per raccontare il “valore aggiunto di queste filiere” che “spesso coniugano insieme, oltre al rispetto per la terra, anche valori sociali e la lotta all’illegalità”. […]

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FONTE


TESTATA: La Presse
AUTORE: Tommaso Tetro
DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 settembre 2024



Il "campo largo" per il futuro dell'agricoltura europea

A Bruxelles un documento condiviso da 14 associazioni

Le molteplici crisi indurranno una vera e giusta transizione agroecologica in Europa? Avviato mentre dilagavano le proteste agricole, il “Dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura nella Ue” si è concluso giorni fa con la presentazione del documento finale “A shared prospect for farming and food in Europe”, da parte della presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Sorprende il raggiungimento dl questa «prospettiva condivisa», vista l’estrema eterogeneità dei 29 soggetti coinvolti nel processo partecipato del Dialogo: ambientalisti, sindacati, rappresentanti del mondo del business, accademici e banche.

Da un lato IFOAM (Federazione dei movimenti per l’agricoltura biologica), Greenpeace, Birdlife, La Vía  Campesina Europa- Ecvc, Eurogroup for Animal Welfare, Compassion in World Farming, SlowFood.

Su tutt’altro lato, le grandi organizzazioni agricole riunite nel Copa, il Geopa come gruppo dei datori di lavoro del Copa, la confederazione dell’industria alimentare europea FoodDrink Europe, la voce del mondo della distribuzione Eurocommerce, la coalizione dell’industria delle sementi EuroSeeds.

IL documento flnale,105 pagine con 13 raccomandazioni, è stato ben accolto da 14 organizzazioni italiane che lavorano su ambiente, benessere animale, agricoltura biologica, agroecologia, salute: Aiab, Associazione Italiana di Agroecologia–Aida, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Compassion in World Farming (Ciwf) Italia, FederBio, Greenpeace, Isde, Legambiente, Lipu, ProNatura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia, Terra!, WWFItalia.

“L’ampia condivisione dei contenuti da parte del mondo agricolo e ambientalista è un segnale importante”, per una “transizione agroecologia che veda uniti agricoltori e consumatori, necessaria e non più rimandabile a beneficio di tutti: ambiente, animali, società, aziende”.

Questo se le raccomandazioni del Dialogo saranno la base per costruire la futura politica agricola comune (Pac). […]

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FONTE


TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Marinella Correggia
DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 settembre 2024



FederBio Servizie Bioland Südtirol nello sviluppo del Progetto Europeo Più Biologico Regionale in Europa

10 settembre 2024 – FederBio Servizi, la società multiprofessionale in grado di supportare il mondo del biologico in percorsi di crescita, qualificazione e sviluppo, attraverso interventi di formazione, consulenza tecnica, strategica e di marketing, affianca Bioland Südtirol nello sviluppo del Progetto Europeo Più Biologico Regionale in Europa.

L’Associazione Bioland Südtirol si è aggiudicata, infatti, il bando per la realizzazione di un progetto di informazione e promozione sull’agricoltura biologica. L’obiettivo, attraverso una serie di azioni, è informare ed educare i consumatori di tutte le età alla conoscenza dei principi dell’agricoltura biologica, alla identificazione e consumo dei prodotti biologici, nonché di rafforzare la consapevolezza e la conoscenza degli standard biologici UE, ridurre i pregiudizi e aumentare la fiducia nel logo dell’UE – Euroleaf – dell’agricoltura biologica. Il progetto “più biologico regionale in Europa” viene cofinanziato dall’UE e sostenuto dalla strategia Farm to Fork nell’ambito del Green Deal che mira al 25% di agricoltura biologica entro il 2030.

FederBio Servizi, con le sue aree di competenza opportunatamente dedicate rispettivamente alla formazione e alla ristorazione collettiva e all’educazione alimentare, ovvero Accademia BIO Sportello Mense BIO, è stata incaricata di: offrire percorsi di formazione gratuita online per supportare agricoltori e produttori biologici nelle performance di vendita attraverso strategie di marketing applicate all’agricoltura biologica, qualificare e proclamare i BIOPROMOTORI ossia docenti e dirigenti scolastici degli Istituti Comprensivi (IC) di tutta Italia che possano diventare i portavoce di un nuovo modo per far scoprire alle generazioni future i temi dell’agricoltura biologica e della sostenibilità ambientale, portandone rispetto con il consumo quotidiano di prodotti attenti e sensibili alle risorse del pianeta e con standard europei di controllo e qualità elevati.

Non solo, l’attività formativa sarà organizzata e portata anche in 5 comuni, equamente distribuiti tra nord, centro e sud Italia, con eventi dedicati agli organi politici, al personale tecnico degli Enti Locali e con occasioni di matching e attività B2B tra decisori pubblici e rappresentanti delle imprese delle aziende fornitrici di servizi di ristorazione collettiva.

In questa cornice non mancheranno i protagonisti del domani, ovvero gli studenti delle scuole primarie e secondarie che avranno l’opportunità di interagire con esperti del mondo dell’agricoltura biologica per imparare ed ambire ad uno stile di vita sano e rispettoso dell’ambiente in cui vivono. Le tematiche legate alla sostenibilità e all’agricoltura biologica saranno affrontate in modo divertente e pratico, attraverso il gioco, l’esperienza diretta e il consumo di prodotti biologici.

“Abbiamo accolto con grande entusiasmo e aspettative questa opportunità. I colleghi di Bioland Südtirol hanno fatto centro nei punti essenziali del nostro lavoro ma soprattutto impegno quotidiano. Da una parte la formazione e il marketing strategico che per noi viaggiano su due corsie parallele in quanto una buona formazione accompagnata da strategie di marketing comporta un’ottimizzazione delle vendite e della fidelizzazione della clientela, due aspetti che possono dare un solido contributo alle performance di vendita di questo settore. Dall’altra parte il comunicare al mondo della scuola i concetti chiave in tema di sostenibilità e agricoltura biologica. Inoltre, non passeremo certamente inosservati, perché saliremo a bordo della BIOMOBILE che percorrerà i comuni d’Italia e gli istituti scolastici che decideranno di intraprendere con noi questo viaggio.” afferma Cristina di Mauro – Responsabile Marketing FederBio Servizi e Sportello Mense BIO.

La BIOMOBILE farà tappa al Salone del Gusto Terramadre a Torino dal 26 al 30 settembre, dopodiché ci troverete a Pesaro dal 15 al 20 ottobre 2024.

Per ulteriori informazioni e scoprire come aderire alle iniziative menzionate: indirizzo e-mail del progetto info@biologicoregionale.eu  oppure c.dimauro@federbioservizi.it .

Visita i siti web

www.biologicoregionale.eu  oppure sui social media #bioinpiazza

https://www.accademiabio.it/

https://mensebio.it/


Cambiare l’agricoltura europea è possibile quanto necessario!

Commento positivo di 14 Associazioni italiane sulle conclusioni del Dialogo Strategico sul futuro dell’agricoltura UE. Adesso serve coerenza con le strategie del Green deal e con il futuro budget dell’Unione.

“Una transizione agroecologica che veda uniti agricoltori e consumatori è necessaria e non più rimandabile, a beneficio di tutti, ambiente, animali, società e aziende: sono le conclusioni del processo partecipato realizzato con il ‘Dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura nella UE’”.

È il commento delle 14 associazioni italiane ambientaliste, per il benessere animale, dell’agricoltura biologica e dell’agroecologia italiane* sui contenuti del documento finale presentato ieri dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, dopo sette mesi di lavoro avviato in seguito alle proteste degli agricoltori. Un lungo processo che ha riunito 29 soggetti diversi, tra cui Associazioni ambientaliste, sindacati di agricoltori e rappresentanti dell’industria.

Le conclusioni, condivise da tutti i partecipanti, ribadiscono come sia necessario trasformare il sistema agroalimentare europeo affinché diventi più sostenibile, resiliente ed equo, attribuendo le risorse disponibili a quegli agricoltori che ne hanno davvero bisogno e che si impegnano maggiormente nel processo di cambiamento attraverso diversi dispositivi economici tra cui un fondo specifico per la transizione ecologica.

Un ruolo chiave in questo senso è attribuito all’agricoltura biologica che è riconosciuta come un modello di produzione agroecologico che già garantisce la protezione dell’ambiente e del clima, e come esempio di un sistema di produzione alimentare che concilia la protezione della natura e il reddito degli agricoltori.

Il rapporto individua come guida per la transizione delle produzioni e dell’intero food system i 13 principi dell’agroecologia e, in particolare, raccomanda lo sviluppo di una rete indipendente di formatori, così come richiesto anche dalle associazioni italiane nel corso dei negoziati sulla Pac.

Il documento, inoltre, riconosce la centralità dei sistemi naturali per la sostenibilità ambientale a lungo termine, come da noi da sempre sostenuto con forza – dichiarano le 14 Associazioni-  Per questo auspichiamo un aumento delle risorse economiche per finanziare iniziative per la protezione e il ripristino degli ecosistemi europei, ad iniziare dall’istituzione di un fondo per sostenere l’attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura entrato in vigore dal 18 agosto scorso”.

Il documento di raccomandazioni presentato dalle autorità europee dovrebbe essere la base per la costruzione della futura Politica agricola comune europea (Pac) post 2027, che dovrà dunque cambiare radicalmente ad iniziare dall’abbandono dei pagamenti diretti basati sulla superficie agricola utilizzata, come avviene oggi.

Tutto questo non potrà accadere se non si accompagna la transizione a livello produttivo con un cambio dei consumi, ad iniziare dal riequilibrio delle diete verso una maggiore quantità di proteine di origine vegetale ed una sostanziale revisione della zootecnia intensiva, per garantire una maggiore sostenibilità ambientale e il benessere degli animali allevati.

L’ampia condivisione dei contenuti del documento europeo da parte del mondo agricolo e ambientalista è un segnale importante e fa ben sperare in un superamento della fittizia contrapposizione tra agricoltura e ambiente che ha caratterizzato il termine dell’ultima Legislatura europea. Auspichiamo che le conclusioni di questo dialogo siano fatte proprie dal Governo Italiano e che il Ministro Lollobrigida apra un analogo confronto nel nostro Paese sul futuro del sistema agroalimentare italiano” dichiarano le Associazioni che da tempo denunciano su questi temi il silenzio del Ministero che fino ad ora ha portato solo nel nome il concetto di “sovranità alimentare” che in origine si ispira proprio ai principi richiamati oggi nel documento del Dialogo Strategico europeo.

“Il documento conclusivo del Dialogo Strategico rappresenta un buon punto di partenza per la nuova Legislatura europea, adesso la Commissione e il Parlamento dovranno dimostrare di essere capaci di tradurre in azioni concrete e coerenti i principi indicati a conclusione del processo partecipato con tutti gli attori sociali ed economici per guidare gli Stati membri dell’Unione, ma anche il resto del mondo, verso una giusta transizione ecologica dell’agricoltura in grado di contrastare i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.” concludono le associazioni.

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AIAB, Associazione italiana di agroecologia – AIDA, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, CIWF Italia, FederBio, Greenpeace, ISDE, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia, Terra!, WWF Italia

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Tel. 340 3642091 – andrea.mazza@lipu.it



Export e GDO mantengono il bio in piena salute

Un record per il biologico, che raggiunge, sul mercato interno, i 5 miliardi di euro: secondo Nomisma la crescita cumulata, negli ultimi 10 anni, è stata del 132 per cento. I consumi domestici pesano per 4 miliardi, mentre un altro miliardo è dovuto al fuori casa.

I dati sono emersi a Biofach Norimberga (14-17 febbraio), durante la presentazione di Sana 2023, che si svolgerà a Bologna Fiere, dal 7 al 10 settembre e che sarà, per la prima volta, riservato al B2B.

Tre miliardi oltre confine

Passati gli entusiasmi della prima ora e i tassi di incremento record – dovuti, in parte, a un mercato ancora piccolo -, i principali fattori di successo del made in Italy bio sono la Gdo e l’export. Le nostre esportazioni, infatti, hanno raggiunto 3,4 miliardi di euro, con un incremento del 181% nel 2012-2022 e un segnale positivo del 16% solo nell’ultimo anno. L’evoluzione del giro d’affari estero ha seguito questa progressione: 1,2 miliardi nel 2012, 1.420 milioni nel 2014, 2.060 nel 2017, 2.907 nel 2021 e poi 3.372 milioni.

Scorporando il vino, si osserva un dinamismo anche superiore: la quota sul totale bio è salita al 19 per cento, mentre la domanda degli altri Paesi ha fatto un balzo del 17,5% salendo, in un anno, da 533 a 626 milioni di euro. Secondo le aziende – intervistate da ITA.BIO FederBio con un questionario a risposta multipla – i principali Paesi importatori (dati 2021), sono la Germania (63% per il food e 67 per l’enologia), la Francia (46 e 13 per cento), il Benelux, le nazioni dell’Est e l’area Islanda-Scandinavia. In prospettiva le maggiori opportunità di crescita saranno ancora in terra tedesca (56% di risposte per il food e 29% per il vino), ma soprattutto nei ‘Nordics’ (32 e 58 per cento).

Le private label superano il 50 per cento

Mercato interno: qui è sempre più significativo il ruolo svolto dalla Gdo che oggi polarizza il 58% degli acquisti, per un valore di 2,3 miliardi di euro, in crescita dell’1,6% sul 2021. A presidiare la domanda sono le Mdd, in salita di 4 punti e con una quota di mercato del 50,2% nella distribuzione moderna. Il peso delle promozioni, invece, è relativamente contenuto, pari al 16% e, per giunta, in calo di 2,1 punti, il che asseconda un andamento di generale flessione della scontistica.

All’interno del canale grocery a fare la parte del leone (dati Nomisma-NielsenIQ) sono, nell’anno terminante a gennaio 2023, ipermercati e supermercati (con vendite di 1 miliardo e 458 milioni di euro); marginale il peso degli altri format, come le superette (163 milioni) e i discount (292 milioni). Fra i prodotti biologici più consumati dagli italiani (Nomisma-NielsenIQ, anno terminante a gennaio, iper+super) svettano le uova (153,3 milioni di euro, in crescita del 6,9 per cento), le marmellate di frutta (106 e +4,5), i sostitutivi del latte (80,6 e +7,3) e i crackers (64,4 ma con uno spunto negativo del 4,1 per cento).

Andare oltre l’inflazione

Durante la presentazione di Sana 2023 ha messo l’accento sulle ulteriori sfide che attendono il settore, Joanna Wierzbicka, vicedirettore di Ifoam organic Europe: «Dopo un decennio di successi, nel 2022 il mercato del bio non è cresciuto al ritmo che avremmo sperato, a causa dell’impatto della guerra in Ucraina e dell’aumento dell’inflazione, fattori che rendono i consumatori sempre più sensibili al prezzo. […]

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FONTE


TESTATA: Distribuzione Moderna
AUTORE: Luca Salomone
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 settembre 2024



Cresce il biologico in Italia: i terreni coltivati con questo metodo sono un quinto del totale

La Penisola è tra i Paesi con la percentuale più elevata in Europa. Nel 2023, aumentano le vendite di alimenti biologici (+5,2%). I dati nel report curato dal Sinab

Grazie a 106 mila ettari in più, pari a un incremento del 4,5% rispetto all’anno precedente, il totale delle superfici agricole coltivate con metodo biologico in Italia (Sau), quelle dedicate alle colture senza chimica di sintesi, ha raggiunto i 2,46 milioni di ettari sfiorando il 20% del totale. Un dato che porta l’Italia tra i paesi con la percentuale di Sau più elevate in Europa e facendola avvicinando ulteriormente all’obiettivo del 25% previsto dal Piano strategico, per il 2027. Questi sono alcuni dei dati più interessanti del rapporto “Bio in cifre 2024” curato dal Sinab (il Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica) per il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, presentati al convegno Ismea “Appuntamento con il bio”.

Questi dati, sottolinea Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, “attestano che il biologico continua a crescere, anche se a un ritmo più contenuto, indubbiamente influenzato dalle crisi ambientali, climatiche e sociali. I consumi fanno registrare un incremento più a valore che a volume, risentendo degli effetti inflazionistici di un mercato caratterizzato da instabilità e volatilità”. Continuando a scorrere i dati spicca l’aumento degli operatori biologici che hanno toccato quota 94.441 (+1,8% rispetto al 2022), di cui 84.191 è rappresentato da aziende agricole bio (+1,9%).

Anche sul fronte dei consumi, i numeri sono positivi. Nel 2023 infatti, l’andamento delle vendite di alimenti biologici in Italia ha avuto un incremento del 5,2%, per un valore complessivo di 3,8 miliardi di euro. Resta però ancora tanto da fare. “Per imprimere una spinta propulsiva al settore” continua Mammuccini, “occorre agire su diversi fattori come semplificazione burocratica, ricerca, innovazione, formazione e assistenza tecnica, organizzazione della filiera con l’obiettivo del giusto prezzo, attraverso la rapida attuazione del Piano d’azione nazionale per il bio e delle misure del Piano strategico italiano della Pac”. […]

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FONTE


TESTATA: la Repubblica
AUTORE: Antonio Calitri
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 luglio 2024