Sfide ambientali e alimentari: la risposta del mondo biologico alla Festa del BIO di Milano, sabato 9 marzo
federbioFesta del biohomeMammucciniSi parlerà del ruolo fondamentale delle donne nell’agricoltura bio e nella transizione ecologica, di biodiversità, e dell’importanza di una corretta educazione alimentare con consigli nutrizionali degli esperti. Ci saranno cooking show, un contest tra gli studenti dell’istituto alberghiero Vespucci, laboratori per i più piccoli e intrattenimento per tutta la famiglia. Moderano la giornata Patrizio Roversi e Tessa Gelisio.
Milano, marzo 2024 – Agricoltura e cibo al centro della Festa del BIO di Milano. Dalle ore 10 Palazzo Giureconsulti, nella centralissima Piazza Mercanti 2, ospiterà l’evento di riferimento del biologico, gratuito e dedicato a tutta la famiglia. All’indomani dell’8 marzo, l’edizione 2024 della Festa del BIO milanese avrà un focus particolare sull’impegno delle donne verso sistemi agroalimentari sostenibili dal campo alla tavola dove, con ruoli diversi ma con un obiettivo comune, stanno guidando la svolta verso il biologico e l’agroecologia, essenziali per la salute delle persone e del Pianeta.
La conferenza inaugurale* della Festa del BIO sarà dunque tutta al femminile con la presenza di Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, Barbara Nappini, Presidente di Slow Food, Nicoletta Maffini, Presidente di AssoBio, Maria Letizia Gardoni, Presidente di Coldiretti Bio, Fiorella Belpoggi, Direttrice Scientifica Emerita Istituto Ramazzini e Membro del Comitato Scientifico di ISDE Italia e Renata Alleva, Specialista in scienza dell’alimentazione, Vicepresidente dell’Ordine dei biologi dell’Emilia Romagna e delle Marche e
“Le donne hanno sempre giocato un ruolo importante nei sistemi agricoli e alimentari, dal campo alla tavola, ed oggi sono impegnate per il cambiamento dei sistemi di produzione e consumo verso la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente anche per le future generazioni, per le quali il biologico svolge una funzione fondamentale. Ecco perché abbiamo scelto di metterle al centro della Festa del BIO – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – L’empowerment femminile, arricchisce il sistema agricolo e alimentare nel suo complesso. Grazie alla propensione all’innovazione, unita a determinazione e competenze, le donne rappresentano una forza trainante nel ripensare a un’agricoltura che risponda alle sfide alimentari garantendo sostenibilità, diversità, resilienza e sicurezza alimentare”.
Seguirà la firma del protocollo d’intesa tra Crédit Agricole Italia e FederBio, che ha l’obiettivo di sostenere l’innovazione e la crescita delle imprese agroalimentari biologiche e dei sistemi di filiera, sia in Italia che sui mercati internazionali.
Organizzata da FederBio, con la partecipazione di Legambiente, Slow Food Italia, Lipu, WWF Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, AssoBio, Coalizione CambiamoAgricoltura, NaturaSì, La Buona Terra e Crédit Agricole Italia, la Festa del BIO è un evento itinerante che ha l’obiettivo di far conoscere e riflettere sui valori del vero biologico come elemento in grado di rispondere alle esigenze di salute, tutela degli ecosistemi e contrasto ai cambiamenti climatici.
Tra i momenti clou che animeranno della Festa del BIO di Milano, il talk “I territori amano il Bio”*, parte della campagna Comuni Liberi dai Pesticidi, promossa da FederBio nell’ambito di Cambia La Terra, che vuole promuovere e sostenere il biologico nelle politiche locali, raccontando le pratiche virtuose per l’ambiente intraprese da tantissime amministrazioni comunali con particolare riferimento al verde urbano e alla ristorazione collettiva. Con la moderazione di Francesco Magnani, giornalista LA7, interverranno: Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio, Andrea Magarini, Direttore Area Food Policy del Comune di Milano, Stefano Locatelli, Vicesindaco Chiuduno (BG) – Delegato Agricoltura ANCI, Rino Pruiti, Presidente dell’Assemblea dei sindaci di Parco Sud – Sindaco di Buccinasco (MI), Mario Marone, Sindaco di Bergolo (CN) e Nicoletta San Martino, Assessore alla Tutela Ambientale, Sostenibilità Sociale ed Economia Circolare del Comune di Varese.
Alle 13 si accenderanno i fornelli del contest “BUONO. È BIO!”*, che coinvolgerà i tre studenti finalisti dello storico istituto alberghiero Vespucci di Milano in una sfida live per aggiudicarsi l’ambito “Mestolino BIO”, il primo premio della cucina italiana dedicato al biologico, e una fornitura di prodotti da agricoltura biologica, tracciabili, ecosostenibili, buoni e sani. Obiettivo dell’iniziativa è sensibilizzare i giovani chef sull’importanza di utilizzare ingredienti bio, coltivati nel rispetto della terra.
Ci saranno poi le storie di biodiversità* e resilienza raccontate da chi ogni giorno deve affrontare le avversità dei cambiamenti climatici e la tutela degli habitat naturali. Alessandro Chiolerio, fisico e cibernetico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, dialoga con gli agricoltori che hanno scelto di utilizzare solo pratiche naturali per tutelare gli ecosistemi e la fertilità del suolo. Condivideranno le proprie esperienze: Marco Paravicini, Azienda Agricola Biodinamica Cascine Orsine, Daniele Andreoli, Azienda Agricola Andreoli, Francesco Carioni, Consorzio Agricoli Carioni, Marco Sala, Azienda Agricola Cascina Selva e Sara Vigani, Azienda Agricola Spensierata Franciacorta.
Alle 15.50 si approfondirà lo stretto legame tra Biologico e Biodiversità nel talk a cura della Coalizione #CambiamoAgricoltura. Da un lato, non utilizzando chimica di sintesi l’agricoltura biologica tutela la biodiversità, dall’altro i servizi ecosistemici e le molteplici varietà di semi e razze rappresentano una delle componenti fondamentali del metodo biologico, che lavora con la natura. Approfondiranno questo binomio Federica Luoni di Lipu, Aaron Iemma di WWF Italia, Giuseppe de Santis della Rete Semi Rurali ed Elisa Bona dell’Università del Piemonte Orientale. Modera di dialogo Nicholas Bawtree, direttore di Terra Nuova
Seguirà una divertente spiegazione su come leggere correttamente l’etichetta di un prodotto biologico a cura di Patrizio Roversi, che fornirà pratici consigli su come fare acquisti sostenibili e consapevoli.
Di rilievo, inoltre, il seminario “Più sani più bio*” con esperti di varie discipline che approfondiranno l’importanza delle scelte alimentari secondo il principio One Health che mira a promuovere la salute globale attraverso la collaborazione e le interconnessioni tra salute umana, benessere animale e tutela ambientale. Integrato da un bio-quiz condotto dalla chef Luisanna Messeri, che coinvolgerà il pubblico su ricette e ingredienti, per far conoscere proprietà, curiosità e aneddoti sul cibo biologico. Interverranno Renata Alleva, Specialista in scienza dell’alimentazione – Comitato scientifico di ISDE Italia, Cinzia Scaffidi, Giornalista e docente, Michela Capellini, Giornalista de Il Sole 24 ore, Damiano Di Simine, Coordinatore scientifico Legambiente Lombardia, modera Tessa Gelisio.
Spazio quindi al gusto e a tutti i colori della cucina amica dell’ambiente con la realizzazione di una golosa ricetta con ingredienti bio a impatto zero con la chef Luisanna Messeri. Concluderà la festa dedicata al biologico il BIOAperitivo per tutti per fare un brindisi a un futuro sempre più green e sostenibile.
“È estremamente importante rimettere al centro l’educazione alimentare e far riflettere sugli effetti che le nostre scelte hanno sulla salute delle persone e dell’ambiente – rimarca la Presidente Mammuccini – La Festa del BIO Milano punta a informare e sensibilizzare i cittadini sui valori del biologico. Serve una crescita di consapevolezza collettiva che permetta di scegliere la qualità del cibo che si consuma, facendo attenzione alla stagionalità, alla prossimità e al contenimento degli sprechi. La transizione agroecologica è la risposta al futuro dei sistemi agroalimentari, propone un nuovo modo di produrre e si basa su un patto di trasparenza tra agricoltori e cittadini. Vanno però incentivati i consumi di biologico anche con una fiscalità ambientale che possa contenere i prezzi e garantire la giusta remunerazione per i produttori”.
Per maggiori dettagli sulla Festa del BIO e per conoscere il programma della tappa di Milano: https://www.festadelbio.it/tappe/milano-9-marzo-2024/
Foto delle edizioni precedenti: https://drive.google.com/drive/folders/1_3IvG-z-lp21_Kpf_wm5aJhVAaSqeaJD?usp=drive_link
* Iniziativa realizzata nell’ambito del progetto BEING ORGANIC IN EU promosso da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziato dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014.”
UFFICIO STAMPA
#CAMBIAMOAGRICOLTURA: Biologico e biodiversità, una radice comune per un legame indissolubile!
CambiamoAgricolturaFesta del biohomeSabato 9 marzo a Milano grande Festa del Bio a Palazzo Giureconsulti in Piazza dei Mercanti 2 dalle ore 10.15 alle 19.00. Sarà presente anche la Coalizione #CambiamoAgricoltura con uno stand e un talk dedicato.
Parma, 7 marzo 2024 – “Biologico e Biodiversità, una radice comune per un legame indissolubile”: questo il titolo del dibattito curato dalla Coalizione #CambiamoAgricoltura per informare e sensibilizzare il pubblico della Festa del Bio, in programma sabato 9 marzo a Palazzo Giureconsulti a Milano, sull’importanza della tutela della natura.
L’agricoltura biologica e la biodiversità, intesa sia come biodiversità selvatica che come agro-diversità, sono infatti tra loro legate a filo doppio.
Da una parte i servizi ecosistemici offerti dalla biodiversità, come l’impollinazione e la fertilità del suolo, nonchè la varietà di semi e razze, sono una delle componenti fondamentali del metodo biologico, che non significa solo eliminazione dei pesticidi di sintesi ma anche un lavoro quotidiano con e non contro la natura.
Dall’altra, proprio grazie a questa attenzione degli agricoltori e allevatori biologici, la biodiversità può tornare a popolare le nostre campagne.
Nel corso del talk verrà fornito un quadro dello stato di salute della biodiversità e presentati i valori e le opportunità dell’agricoltura biologica per la transizione agroecologica del settore primario, con interventi di Federica Luoni della Lipu, Aaron Iemma del WWF Italia, Giuseppe de Santis di Rete Semi Rurali e di Elisa Bona dell’Università del Piemonte Orientale, moderati da Nicholas Bawtree, direttore responsabile della rivista Terra Nuova.
Un tema, quello del rapporto tra agricoltura e biodiversità, di forte attualità alla luce delle vicende di cronaca delle ultime settimane che hanno visto da un lato la rinuncia alle ambizioni ambientali della Pac e all’archiviazione del regolamento dei pesticidi da parte della Commissione europea e dall’altra approvazione, da parte del Parlamento europeo, della Nature Restoration Law i cui articoli 8 e 9 sono dedicati rispettivamente alla tutela degli insetti impollinatori e al ripristino della natura nelle aree agricole.
Appare dunque evidente come per poter raggiungere i target previsti dal regolamento, che gli Stati Membri devono fare proprio attraverso la redazione di un Piano Nazionale di ripristino, sia indispensabile un’alleanza tra agricoltori, società civile e istituzioni. E questo non può che iniziare da chi pratica agricoltura biologica che è, oggi, il modello di produzione che non solo elimina gran parte degli impatti negativi dell’agricoltura convenzionale sull’ambiente ma produce e mantiene servizi ecosistemici fondamentali per tutta l’economia, come nel caso dell’impollinazione, dell’aumento della biodiversità e fertilità del suolo, della disponibilità di acqua potabile, della riduzione delle emissioni dei gas climalteranti.
“Produrre con e non contro la natura è possibile – dichiarano le associazioni di CambiamoAgricoltura -Le aziende agricole che hanno già messo al bando l’uso dei pesticidi hanno le condizioni ideali per lavorare sul ripristino di ecosistemi complessi e resilienti che possono contribuire a difendere meglio le produzioni da reddito dagli eventi estremi del cambiamento climatico ed arrestare la perdita di biodiversità.”
In Italia il 18,7% della superficie agricola utilizzata (SAU) è gestita con i metodi dell’agricoltura biologica e il Piano Strategico nazionale della nuova Politica agricola comune (Pac) dell’Unione europea fissa un obiettivo ambizioso ma realistico: raggiungere il 25% della Sau certificata entro il 2027, anticipando di tre anni l’obiettivo europeo delle Strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030.
“Raggiungere questi obiettivi non sarà una missione impossibile – concludono le Associazioni di #CambiamoAgricoltura – se gli agricoltori intraprenderanno una direzione comune cogliendo le opportunità offerte dalla programmazione nazionale della nuova Pac, che ha quasi raddoppiato le risorse finanziarie disponibili, e se i cittadini, con le loro scelte di consumo responsabili li sosterranno.”
Maggiori informazioni sulla Festa del Bio di Milano sono presenti al sito https://www.festadelbio.it/tappe/milano-9-marzo-2024/
Le 23 Associazioni ambientaliste, animaliste, dell’agroecologia e dei consumatori che inviano questo comunicato rappresentano un’ampia alleanza che condivide la visione di una transizione ecologica dell’agricoltura italiana ed europea, che tuteli tutti gli agricoltori, i cittadini, gli animali e l’ambiente
Festa del BIO: intervista a Maria Grazia Mammuccini di Letizia Martirano (AgraPress)
federbioFesta del biohomeMammucciniIl 9 marzo torna a Milano la Festa del BIO, un’iniziativa itinerante – spiega la in questa intervista presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini – che ha come scopo quello di valorizzare il cibo biologico per uno stile alimentare ecosostenibile. Si parlerà anche della crisi che colpisce l’agricoltura le cui cause – sottolinea la presidente – derivano dal modello di agricoltura intensiva portato avanti fino ad oggi che ha causato un impatto consistente sull’ambiente e sul clima senza neanche garantire un reddito adeguato agli agricoltori.
Come si articola la tappa minlanese della Festa del BIO?
Si tratta di un evento itinerante, che fa tappa nelle principali piazze italiane, cui teniamo particolarmente perché punta a trasferire i valori del biologico. È una manifestazione che unisce dibattiti, intrattenimento e divertimento per informare e sensibilizzare i cittadini a uno stile alimentare più ecosostenibile a base di buon cibo biologico. L’obiettivo della Festa del BIO è spiegare con chiarezza che scegliere biologico significa, non solo tutelare la salute delle persone e dell’ambiente, ma anche contribuire a preservare la biodiversità, la fertilità del suolo e a mitigare i cambiamenti climatici. Con questa iniziativa vogliamo mettere in contatto, i cittadini con tutti gli attori della filiera bio: gli agricoltori e le imprese di trasformazione e distribuzione. Si alterneranno momenti di approfondimento, show cooking, degustazioni, contest tra gli studenti dell’istituto alberghiero, laboratori e giochi per bambini. È un evento gratuito, dedicato a tutta la famiglia, che inizia alle ore 10 a Palazzo Giureconsulti, vicinissimo al Duomo di Milano. A moderare la giornata ci saranno Patrizio Roversi e Tessa Gelisio.
Qual è il tema centrale della tappa milanese?
Questa edizione, che si apre all’indomani dell’8 marzo, darà rilievo al ruolo sempre più importante delle donne protagoniste dell’agricoltura biologica e della transizione agroecologica ed è significativo che ai vertici delle associazioni del bio e del cibo buono pulito e giusto ci siano donne. È il segno evidente di un impegno portato avanti da tempo per il cambiamento dei sistemi di produzione verso la sostenibilità e per un consumo più rispettoso dell’ambiente. L’empowerment femminile, arricchisce il sistema agricolo e alimentare nel suo complesso. Grazie alla propensione all’innovazione, unita a determinazione e competenze, le donne rappresentano una forza trainante nel ripensare a un’agricoltura che risponda alle sfide alimentari garantendo sostenibilità, diversità, resilienza e sicurezza alimentare. La conferenza stampa inaugurale sarà tutta al femminile, oltre a me saranno presenti Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia, Nicoletta Maffini, Presidente di AssoBio, Maria Letizia Gardoni, Presidente di Coldiretti Bio, Fiorella Belpoggi, Direttrice Scientifica Emerita Istituto Ramazzini e Membro del Comitato Scientifico di ISDE Italia e Renata Alleva, Specialista in scienza dell’alimentazione, Vicepresidente dell’Ordine dei biologi dell’Emilia Romagna e delle Marche. […]
FONTE
TESTATA: Agra Press
AUTORE: Letizia Martirano
DATA DI PUBBLICAZIONE: 6 marzo 2024
Appuntamento alla Festa del Bio per parlare di ruolo della donna, giusto prezzo e biodiversità
federbioFesta del biohomeMammucciniSi avvicina la Festa del Bio, iniziativa promossa da FederBio per parlare a cittadini del valore del biologico.
“Il 9 marzo a Milano si rinnova un appuntamento per noi ormai molto importante – afferma Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio – perché l’obiettivo della crescita della produzione biologica deve andare di pari passo con quella dei consumi. Per questo bisogna comunicare ai cittadini i valori del biologico, far capire che il biologico è una scelta per la propria salute, ma anche per la salute dell’ambiente, per la tutela della biodiversità, per il contrasto al cambiamento climatico. Lo faremo durante la Festa del BIO, attraverso degli approfondimenti, ma anche momenti dedicati alla famiglie: degustazioni, showcooking, giochi per i bambini. Non a caso, questa è una Festa”.
La data, poi, il giorno dopo la Giornata Internazionale della Donna, porta a una particolare focalizzazione sul ruolo che le donne giocano nella filiera del biologico.
“Oltre a me – sottolinea Mammuccini – sono molte le donne ai vertici del biologico: Nicoletta Maffini è presidente di AssoBio e dirige una importante azienda, Maria Letizia Gardoni è presidente di Coldiretti Bio, Barbara Nappini è presidente di Slow Food. Ci sono poi numerose ricercatrici di valore che si occupano di questo tema, come Fiorella Belpoggi e Renata Alleva”.
Tutte queste donne saranno protagoniste della conferenza stampa di apertura della Festa del Bio.
“Vogliamo evidenziare – spiega – come l’approccio alla cura proprio delle donne si estende anche al pianeta, alla natura. Inoltre nel biologico c’è un livello di creatività e di innovazione che lo rendono molto attrattivo per le donne e anche per i giovani”. La Festa del Bio sarà anche l’occasione per discutere i temi caldi del momento, in primis quello del prezzo giusto. “Questo argomento – sottolinea – non è importante solo per noi, come testimoniano le recenti proteste, ma anche per il mondo del convenzionale. La questione non è frutto delle politiche del Green Deal, ma di quelle precedenti, che hanno premiato un modello intensivo volto a produrre di più, non a salvaguardare il reddito degli agricoltori. Bisogna creare una nuova alleanza con i cittadini, per avere un prezzo che sia giusto per i produttori, ma anche per le famiglie”. […]
FONTE
TESTATA: Green Planet
AUTORE: Elena Consonni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 5 marzo 2024
23 associazioni scrivono al ministro Lollobrigida: “Il futuro del sistema agro-alimentare non è un interesse esclusivo de-gli agricoltori ma riguarda tutti i cittadini”
CambiamoAgricolturahomeNoPesticidiLe proposte di modifica della Politica Agricola Comune presentate dalla Commissione europea e sostenute dal Governo italiano ci riportano indietro di 25 anni! Non può esistere l’agricoltura senza la tutela del suolo, delle acque, dell’aria, del benessere degli animali e del nostro capitale naturale.
Roma, 29 febbraio 2024 – 23 Associazioni hanno inviato una lettera al Ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida, per chiedere un confronto sul futuro dell’agricoltura e dei sistemi agro-alimentari in Europa e nel nostro Paese, allargato anche alle Associazioni ambientaliste, animaliste e dell’agroecologia.
“La mobilitazione degli agricoltori delle ultime settimane ha riportato alla cronaca un conflitto, vero o presunto, tra gli obiettivi della necessaria e imprescindibile transizione ecologica e la produzione primaria”, scrivono le 23 Associazioni da molti anni impegnate nella promozione di una transizione agro-ecologica del modello agricolo sia nazionale che globale, sempre disponibili al confronto con le Istituzioni, le parti economiche e sociali.
“Consapevoli delle difficoltà che il sistema agro-alimentare sta affrontando da molti anni, siamo convinti che la causa non risieda nelle norme ambientali, ma essenzialmente in problemi strutturali del settore primario, che richiedono un forte impegno istituzionale e di tutti i soggetti interessati”, sottolineano le 23 Associazioni rivolgendosi al Ministro.
Contrapporre gli obiettivi della sostenibilità ambientale a quelli della sostenibilità economica delle aziende agricole sarebbe un grave errore, perché i due obiettivi sono strettamente connessi. Le Strategie europee “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” non sono la causa della crisi economica del settore agro-alimentare, ma sono parte della soluzione del problema della sostenibilità del reddito degli agricoltori. Per questi motivi le Associazioni esprimono le loro preoccupazioni per l’indebolimento degli obiettivi della Politica Agricola Comune discussi nell’ultimo Consiglio europeo AgriFish. La Commissione europea ha proposto la cancellazione di alcuni impegni previsti dalla condizionalità del primo pilastro, le azioni obbligatorie per la tutela dell’ambiente, del suolo e della biodiversità collegate ai pagamenti di base che gli agricoltori ricevono con la domanda annuale della PAC. Queste proposte della Commissione europea soddisfano solo in parte le richieste avanzate da alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, che hanno chiesto l’eliminazione degli impegni per la protezione delle zone umide e delle torbiere, per il mantenimento della sostanza organica dei suoli, l’obbligo delle rotazioni e delle superfici destinate alla conservazione della natura. Il Commissario all’agricoltura, Janus Wojciechowski, ha dichiarato di essere favorevole a queste modifiche proponendo di trasformare questi impegni obbligatori in schemi volontari per gli agricoltori da retribuire con risorse aggiuntive rispetto ai pagamenti di base della PAC.
Cancellando di fatto la maggior parte degli impegni ambientali della PAC attuale si determinerebbe un ritorno al passato di 25 anni, ignorando le gravi crisi ambientali del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità che dobbiamo oggi affrontare con urgenza. Ignorare questi problemi significa esporre l’agricoltura europea e nazionale a seri rischi, con perdite di rese e quindi di reddito per gli agricoltori, aggravando la crisi economica determinata dalle speculazioni finanziarie e dalle dinamiche dei prezzi dei prodotti agricoli.
Questa marcia indietro sugli impegni ambientali della PAC 2023-2027 rischia di stravolgere anche l’impostazione del Piano Strategico Nazionale. Rivolgendosi al Ministro Lollobrigida le 23 Associazioni hanno evidenziato di aver appreso dalla stampa la costituzione di un “Tavolo politico permanente” per discutere delle possibili modifiche di tale Piano con le sole Associazioni agricole, e chiedono “che anche le Associazioni della società civile siano rappresentate all’interno del suddetto tavolo, così come previsto dal Regolamento europeo”. Le 23 Associazioni ricordano inoltre che questo Tavolo non deve e non può sostituirsi al Comitato di monitoraggio del Piano Strategico Nazionale, sede nella quale devono essere discusse e decise le modifiche al Piano Strategico.
Il futuro dell’agricoltura e dei sistemi agro-alimentari non può essere considerato un interesse esclusivo delle Associazioni agricole ma riguarda tutti i cittadini. Per questo, concludono le 23 Associazioni, “siamo convinti della necessità di una fattiva collaborazione e il superamento dell’attuale, infruttuoso, clima di contrapposizione. Tutto il comparto agricolo e le Associazioni della società civile devono essere motori della transizione ecologica dell’economia per affrontare le crisi, economica, sociale e ambientale, che hanno effetti drammatici sull’agricoltura”
Le 23 Associazioni ambientaliste, animaliste, dell’agroecologia e dei consumatori che inviano questo comunicato rappresentano un’ampia alleanza che condivide la visione di una transizione ecologica dell’agricoltura italiana ed europea, che tuteli tutti gli agricoltori, i cittadini, gli animali e l’ambiente
La sfida del biologico, il futuro dell’agricoltura: alla Slow Wine Fair (BolognaFiere), Legambiente, FederBio e Slow Food insieme per produzioni vitivinicole sempre più green
federbiohomeLegambienteMammucciniSlow Wine FairNell’ambito dell’iniziativa presentata anche la XXXII rassegna-degustazione nazionale dei vini biologici e biodinamici di Legambiente
L’agricoltura biologica rappresenta un modello di successo, apripista per l’intero settore agroalimentare e capace di trainare filiere e comparti verso la transizione. In questo scenario, quello vitivinicolo risulta uno degli ambiti più sfidanti e, allo stesso tempo, performanti. Negli ultimi dieci anni, le superfici di vite coltivate con metodo biologico sono aumentate di oltre il 145%, le produzioni di vini biologici in Italia sono cresciute del 110% e il trend pare non essere destinato a registrare battute di arresto. Dato altrettanto interessante riguarda il fatto che un italiano su due, secondo i dati di Nomisma-Wine Monitor, predilige i vini bio rispetto a quelli tradizionali. Sempre Nomisma, certifica che il 90% delle aziende prevede che nei prossimi due anni i consumatori mostreranno un crescente interesse per i vini bio e sostenibili. Con 136 mila ettari di vite coltivata con metodo biologico, l’Italia si conferma tra i leader mondiali nella produzione di vino biologico, detenendo il primato di superficie vitata bio: il 19% sul totale della viticoltura nazionale.
I dati sono inconfutabili: il settore vitivinicolo, strategico non solo per l’intero made in Italy, ma anche per una piena e concreta rivitalizzazione sociale, economica e ambientale di aree marginali, collinari e montane, custodi delle migliori tradizioni enogastronomiche del Bel Paese, è già in transizione. Altrettanto chiara appare l’urgenza di sostenere i percorsi di transizione, in linea con il Green Deal, tanto necessari per il Pianeta quanto per la sopravvivenza del comparto nel suo complesso.
Di questo si è parlato questa mattina nell’ambito del panel “La sfida del biologico, il futuro dell’agricoltura”, promosso da Legambiente, FederBio e Slow Food per lanciare la XXXII edizione della rassegna-degustazione nazionale dei vini biologici e biodinamici di Legambiente, e organizzato in occasione di Slow Wine, la fiera internazionale di Slow Food dedicata al vino buono, giusto e pulito, a cui hanno partecipato Barbara Nappini, presidente Slow Food; Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio; Stefano Ciafani, presidente Legambiente; Giuseppe Ferroni, presidente commissione esaminatrice rassegna-degustazione nazionale dei vini biologici e biodinamici di Legambiente (Università di Pisa); Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente.
“La rassegna-degustazione dei vini biologici e biodinamici che Legambiente organizza da trentadue anni in collaborazione con l’Università di Pisa – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente Legambiente – coinvolge numerosi produttori e, oltre a quello di premiare i migliori vini biologici e biodinamici del Paese, ha lo scopo di sollecitare le istituzioni a lavorare affinché la sostenibilità ambientale del settore vitivinicolo vada di pari passo con quella economica. Mettere a disposizione misure e strumenti attraverso cui fare fronte alle conseguenze della crisi climatica e sostegni concreti a chi sceglie di imboccare la strada della sostenibilità, perseguendo gli obiettivi stabiliti dall’Europa con le strategie From farm to fork e Biodiversity 2030 è urgente e fondamentale per dare basi solide alla svolta bio. La percentuale di superficie vitata italiana coltivata con metodo biologico è la più alta in Europa e nel mondo. Una buona pratica made in Italy da capitalizzare e moltiplicare attraverso misure strutturali. Sostegno alla buona agricoltura, prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici siano priorità nelle agende dei decisori.”
“La rassegna di Legambiente è un’iniziativa importante che valorizza le migliori etichette biologiche e biodinamiche del nostro Paese – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – e che da alcuni anni anche FederBio ha contribuito a divulgare. Il biologico è il metodo di riferimento per il vino buono, pulito e giusto, in grado di unire il valore dell’identità territoriale delle denominazioni d’origine a quello della sostenibilità del biologico, fondamentale per la tutela della fertilità del suolo, della biodiversità e per il contrasto al cambiamento climatico. Tutto ciò è un punto di forza, non solo per favorire la transizione ecologica, ma anche per contribuire a rafforzare il mercato. Infatti il vino biologico Made in Italy è particolarmente ricercato anche all’estero e attualmente rappresenta il 19% dell’esportazione globale di agroalimentare bio. E’ quindi, sempre più evidente che il futuro dell’agricoltura debba guardare al biologico e all’agroecologia, per la capacità di produrre benefici, per l’ambiente, per le persone e per la valorizzazione dei territori rurali, creando un’economia sana e nuova occupazione per le donne e i giovani. Infine, non bisogna dimenticare che, grazie ai costanti investimenti del biologico in ricerca e innovazione, in particolare nella viticoltura, si generano soluzioni innovative, alternative alla chimica, utili anche al resto dell’agricoltura”.
“Se davvero si crede che l’agricoltura italiana sia, com’è vero, un’agricoltura di qualità, – ha dichiarato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia – dobbiamo definire cosa sia la qualità. Certamente l’Italia produce alimenti e vini eccellenti, apprezzati in tutto il mondo e che portano con sé il fascino del Made in Italy. Siamo la nazione dell’UE con la più ampia superficie agricola dedicata al biologico, 17,5% (la media europea è del 9%), e la seconda al mondo, dietro alla Germania, per estensione coltivata con metodi biodinamici: 11.524 ettari. Il 19% della viticultura italiana è in biologico certificato, e oltre il 50% delle aziende presenti alla Slow Wine Fair sono biologiche, biodinamiche e in conversione. Questo significa due cose: da una parte che la qualità così apprezzata all’estero è anche frutto di una buona agricoltura, di un’agricoltura attenta alla relazione con l’ambiente e rispettosa della fertilità del suolo, della biodiversità e del benessere degli ecosistemi; dall’altra che l’agricoltura biologica e in generale l’agricoltura che lavora insieme e non contro la Natura, può essere, anche economicamente sostenibile. Un’altra agricoltura è possibile, oltre che urgente. Allora servono politiche che la sostengano: abbiamo bisogno di molti più contadini in Italia, abbiamo bisogno di molta più agricoltura biologica e di agroecologia. I responsabili politici devono valorizzare e sostenere questi percorsi, supportare il lavoro e la vita degli agricoltori – anche come fornitori di servizi ecosistemici -, indirizzare la ricerca scientifica e tecnologica verso un modello agricolo sostenibile che guardi al futuro, e tutelare i prezzi della materia prima di qualità prodotta in collaborazione con la Natura!”
UFFICIO STAMPA
Contatti:
Pragmatika s.r.l.
Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it | Mob. 331-1860936
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Margherita Ambrogetti Damiani | Tel. +39 392 8235084 | Responsabile ufficio comunicazione
Agricoltura e cibo: le donne che guidano la transizione ecologica al centro della “Festa del BIO” di Milano
federbioFesta del biohomeMammucciniUn palinsesto ricco di iniziative e divertimento con degustazioni, talk di approfondimento, le storie di biodiversità, consigli nutrizionali con gli esperti, showcooking, contest tra gli studenti dell’istituto alberghiero Vespucci e intrattenimento per tutta la famiglia. Moderano la giornata Patrizio Roversi e Tessa Gelisio.
Milano, 23 febbraio 2024 – Torna a Milano la Festa del BIO, l’evento di riferimento del biologico italiano. Palazzo Giureconsulti, nella centralissima Piazza Mercanti 2, ospiterà sabato 9 marzo, dalle ore 10, la kermesse del biologico gratuita e dedicata a tutta la famiglia.
L’edizione 2024 della Festa del BIO milanese si focalizzerà, in particolare, sull’impegno delle donne verso sistemi agroalimentari sostenibili dal campo alla tavola dove, con ruoli diversi ma con un obiettivo comune, stanno guidando la svolta verso il biologico e l’agroecologia, essenziali per la salute delle persone e del Pianeta.
All’indomani dell’8 marzo, la conferenza inaugurale della Festa del BIO sarà tutta al femminile con la presenza di Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, Barbara Nappini, Presidente di Slow Food, Nicoletta Maffini, Presidente di AssoBio, Fiorella Belpoggi, Direttrice Emerita Istituto Ramazzini e Membro del Comitato Scientifico di ISDE Italia, Renata Alleva, Specialista in scienza dell’alimentazione, Comitato scientifico di ISDE Italia e Maria Letizia Gardoni, Presidente di Coldiretti Bio.
“Le donne hanno sempre giocato un ruolo importante nei sistemi agricoli e alimentari, dal campo alla tavola, ed oggi sono impegnate per il cambiamento dei sistemi di produzione e consumo verso la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente anche per le future generazioni, per le quali il biologico svolge una funzione fondamentale. Ecco perché abbiamo scelto di metterle al centro della Festa del BIO – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – L’empowerment femminile, arricchisce il sistema agricolo e alimentare nel suo complesso. Grazie alla propensione all’innovazione, unita a determinazione e competenze, le donne rappresentano una forza trainante nel ripensare a un’agricoltura che risponda alle sfide alimentari garantendo sostenibilità, diversità, resilienza e sicurezza alimentare”.
Organizzata da FederBio, con la partecipazione di Legambiente, Slow Food Italia, Lipu, WWF Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, AssoBio, Coalizione CambiamoAgricoltura, La Buona Terra e Crédit Agricole Italia, la Festa del BIO è un evento itinerante che ha l’obiettivo di far conoscere e riflettere sui valori del vero biologico come elemento in grado di rispondere alle esigenze di salute, tutela degli ecosistemi e contrasto ai cambiamenti climatici.
“Le donne svolgono una funzione fondamentale anche per il cambiamento nei consumi e in questo momento di grande criticità dei sistemi agricoli, è estremamente importante rimettere al centro l’educazione alimentare e far riflettere sugli effetti che le nostre scelte hanno sulla salute delle persone e dell’ambiente – continua la Presidente Mammuccini – La Festa del BIO Milano punta a informare e sensibilizzare i cittadini sui valori del biologico. Serve una crescita di consapevolezza collettiva che permetta di scegliere la qualità del cibo che si consuma, facendo attenzione alla stagionalità, alla prossimità e al contenimento degli sprechi. La transizione agroecologica è la risposta al futuro dei sistemi agroalimentari, propone un nuovo modo di produrre e si basa su un patto di trasparenza tra agricoltori e cittadini. Vanno però incentivati i consumi di biologico anche con una fiscalità ambientale che possa contenere i prezzi e garantire la giusta remunerazione per i produttori”.
Per maggiori dettagli sulla Festa del BIO: www.festadelbio.it
Per conoscere il programma della tappa di Milano: https://www.festadelbio.it/tappe/milano-9-marzo-2024/
UFFICIO STAMPA
#CAMBIAMOAGRICOLTURA: le vere cause del disagio sociale ed economico degli agricoltori che manifestano oggi con i loro trattori
CambiamoAgricolturagreen dealhomeNoPesticidiRoma, 15 febbraio 2024 – La Coalizione #CambiamoAgricoltura, da sempre, denuncia decenni di politiche agricole e commerciali nazionali e comunitarie che hanno creato un modello agricolo insostenibile e iniquo, rispetto al quale gli interessi delle filiere industriali e distributive hanno dominato, a spese del lavoro e del reddito degli agricoltori, della salute delle persone e dell’ambiente, del benessere animale.
Agricoltori e consumatori rappresentano oggi gli anelli deboli della filiera agroalimentare, esposti alle conseguenze dei danni all’ambiente e alla salute provocati da questo sistema, mentre i suoi attori forti hanno visto accresciuti i loro profitti e la loro influenza sui decisori politici. In questa evoluzione lo stesso sistema delle rappresentanze del mondo agricolo ha cambiato la sua struttura, i suoi obiettivi e interessi, sia a livello nazionale che europeo.
Con l’abile strumentalizzazione delle proteste degli agricoltori le associazioni agricole e dell’agroindustria hanno dato in queste settimane l’ultima spallata al Green Deal europeo, additato come la principale causa della crisi del settore primario. Con l’ennesima deroga all’impegno della Politica Agricola Comune di dedicare almeno il 4% delle aree agricole alla conservazione della natura (BCAA 8), che si somma al ritiro del Regolamento SUR per la riduzione dell’uso dei pesticidi e alla cancellazione degli obiettivi di taglio delle emissioni al 2040 dei gas clima alteranti imputabili all’agricoltura e alla zootecnia, gli obiettivi delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” sono stati ridotti a innocue dichiarazioni di principi generali, senza nessun effetto concreto. Sono state eliminate anche le raccomandazioni ai cittadini di apportare modifiche alle loro diete riducendo il consumo di proteine animali, nonché la sollecitazione a porre fine ai sussidi ai combustibili fossili ambientalmente dannosi.
L’effetto paradossale di questa situazione è che la maggioranza degli agricoltori, schiacciati dagli attori dominanti la filiera, sono in una condizione di crescente disagio e sfiducia verso l’intero sistema agroalimentare e sono stati indotti ad orientare le loro proteste verso le regole e gli impegni per la tutela dell’ambiente, complice anche la strumentalizzazione dei decisori politici.
Gli obiettivi delle strategie del Green Deal europeo al 2030, definiti per trovare soluzioni efficaci alle due grandi crisi ambientali globali, il cambiamento climatico e la perdita della biodiversità, che colpiscono in particolare l’agricoltura, sono diventati il facile capro espiatorio del crescente disagio sociale e della crisi economica di molti agricoltori. I motivi di questo malessere sono in realtà assai più numerosi, come risulta evidente anche dalla rapida evoluzione delle rivendicazioni e richieste dei comitati che stanno animando la protesta, che avrà probabilmente nella manifestazione di oggi a Roma il suo epilogo.
Le contestate regole agroambientali sono state introdotte, peraltro con scarso successo, nelle più recenti programmazioni della Politica Agricola Comune (PAC) per cercare di correggere le distorsioni di questa politica europea, ma non è altresì cambiata la distribuzione della grande percentuale degli aiuti che è rimasta profondamente iniqua, con l’80% dei 387 miliardi di euro previsti nel periodo 2021-2027 che verranno distribuiti solo al 20% delle aziende agricole. Questa iniquità e ingiustizia non è stata risolta con l’ultima riforma della PAC, il cui fallimento va attribuito a conflitti di interesse su posizioni conservatrici in difesa di privilegi e rendite storiche.
Le corporazioni agricole hanno, infatti, difeso un sistema di pagamenti legato alle superfici aziendali e ai titoli storici, che da temporanei sono diventati permanenti, premiando i grandi proprietari e penalizzano i piccoli e medi agricoltori, condannando al fallimento le aziende agricole delle aree interne e penalizzando i nuovi giovani agricoltori. Il risultato è che, solo in Italia, nell’ultimo decennio è scomparso il 30% delle aziende agricole mentre nell’ultimo cinquantennio è stato abbandonato oltre un terzo delle superfici agricole. A questo si è aggiunta la mancanza da parte delle organizzazioni agricole di un’azione di accompagnamento degli agricoltori nel cambiamento del modello produttivo e aumento delle competenze. La stessa retorica dell’agricoltore custode dell’ambiente e artefice del cibo di qualità, a prescindere dal modello di agricoltura praticato, non ha aiutato a comprendere la necessità di un’evoluzione del ruolo sociale e ambientale dell’agricoltura.
Gli agricoltori sono i fornitori del nostro più importante bene comune, il cibo. Il cambiamento dei sistemi agroalimentari deve avvenire dando loro la possibilità di operare nelle migliori condizioni. I sussidi pubblici all’agricoltura devono essere funzionali al mantenimento di una sostenibilità economica per le aziende agricole e alla loro crescita numerica, senza distorsioni nella distribuzione degli aiuti. Ma devono anche facilitare la necessaria transizione ecologica con l’adozione di pratiche agroecologiche in grado di garantire la tutela dell’ambiente e del benessere animale. Queste pratiche tuteleranno ulteriormente anche il reddito degli agricoltori. Nell’annata agraria 2023, caratterizzata da notevoli cali di produzione dovuti agli effetti devastanti del cambiamento climatico (con perdite del 10% per i seminativi fino al 70% per la frutta come pere e ciliegie) le aziende agricole biologiche sono risultate essere le più resilienti, a dimostrazione dell’efficacia delle pratiche agronomiche basate sull’agroecologia alternative all’agricoltura avvelenata dai pesticidi e fertilizzanti chimici.
Le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura esortano gli agricoltori, la Commissione europea e il Governo italiano ad evitare qualsiasi indebolimento delle regole della PAC, ribadendo che tali azioni impediranno la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente.
Invitano infine le Istituzioni nazionali e tutte le Associazioni che a vario titolo rappresentano gli agricoltori ad aprire un serio dibattito sulle reali cause della crisi economica del settore primario, che non vanno cercate nella protezione dell’ambiente, nella conservazione della natura e nella lotta ai cambiamenti climatici, ma in un sistema agroalimentare ingiusto, che tutela essenzialmente gli interessi delle grandi corporazioni agricole e agroindustriali (chimiche, meccaniche, sementiere, della trasformazione alimentare), penalizzando invece i piccoli produttori e i consumatori.

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). È inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.
Il mercato del bio in Italia: dati, trend e preferenze di consumo
BEINGORGANICINEUBiofachfederbiohomeNaturlandNomisma presenta a BIOFACH 2024 i risultati dell’indagine di mercato realizzata nell’ambito del progetto Being Organic in Eu, promosso da FederBio in collaborazione con Naturland DE e cofinanziato dalla UE ai sensi del Reg. UE. n.1144/2014.
Dall’indagine emerge che il settore biologico mantiene un ruolo chiave nella filiera agroalimentare con un mercato interno (consumi interni e fuori casa) che sfiora i 5,4 miliardi di euro e un export di prodotti biologici Made in Italy che raggiunge i 3,6 miliardi.
ITALIANI SEMPRE PIÙ ATTENTI A SCELTE ALIMENTARI SOSTENIBILI
Nel 2023 a cambiare è lo scenario inflattivo, con una dinamica in progressivo rallentamento: nel corso del 2023 la crescita dei prezzi è stata pari al 5,7%, in calo rispetto all’8,1% del 2022 ma con impatti ancora rilevanti sulle famiglie italiane (l’aggravio di costo per una famiglia con due figli è stato di almeno 1.600 euro, di cui oltre 700 euro afferenti alla componente alimentare). Situazione che, nonostante il rallentamento nella crescita dei prezzi, ha spinto gli italiani ad adottare strategie di salvaguardia del potere di acquisto. In questo contesto, circa 9 italiani su 10 hanno messo in atto strategie per gestire la spesa alimentare: nello specifico, il 71% ha rinunciato all’acquisto di prodotti superflui, il 64% ha effettuato la spesa guardando in primis alle promozioni mentre più di 6 italiani su 10 hanno acquistato prodotti a marchio del distributore. Nonostante questo quadro non favorevole, che ha caratterizzato l’anno appena concluso, per il 2024 sembrano migliorare le intenzioni di spesa degli italiani sui consumi alimentari domestici: la percentuale di quanti intendono aumentare le quantità consumate (16% del totale) supera infatti quella di quanti intendono ridurre i consumi (12%), con una tendenza in miglioramento considerando che la stessa differenza era di -1 punto percentuale nel monitoraggio realizzato ad agosto 2023. Non solo si torna a rimpinguare il carrello della spesa ma la tavola degli italiani nel 2024 non solo deve essere conveniente ma deve anche garantire alcuni requisiti fondamentali: essere salutare, tradizionale, a basso impatto ambientale, semplice, essenziale. Segnale ulteriore che sia in atto una inversione di tendenza nel carrello della spesa degli italiani è dato dal fatto che l’ortofrutta, dopo le rinunce registrate nel periodo estivo, è ora tra i prodotti con maggiore incremento nelle vendite.
In questo scenario complesso, la sostenibilità e l’attenzione all’ambiente rappresentano quindi fattori determinanti dei comportamenti di acquisto. Al riguardo, negli ultimi 5 anni 1 italiano su 2 ha dichiarato di adottare con maggiore frequenza scelte di consumo più sostenibili. Queste abitudini riflettono un maggiore impegno nel ridurre l’impatto climatico delle proprie azioni anche nel carrello della spesa: 2 italiani su 3 hanno infatti dichiarato di prestare maggiore attenzione all’acquisto di prodotti alimentari e bevande con caratteristiche di sostenibilità.
LE DIMENSIONI DEL MERCATO BIO ITALIANO
SUPERFICI E OPERATORI
L’Italia, con oltre 2 milioni di ettari, è leader del settore biologico: vanta la più alta percentuale di superfici bio sul totale, il 19% contro l’11% della Germania e della Spagna, e il 10% della Francia e detiene il primato in UE per numero di produttori biologici.
LE DIMENSIONI DEL MERCATO BIO IN ITALIA
- Nel 2023 le vendite alimentari bio nel mercato interno (consumi domestici e consumi fuori casa) hanno raggiunto quasi i 5,4 miliardi di euro. A trainare la crescita del mercato sono stati i consumi fuori casa con una crescita del +18% rispetto al 2021 e un valore di quasi 1.3 miliardi di euro. Dopo la leggera inclinazione dello scorso anno, i consumi domestici hanno registrato una crescita positiva del 5%.
- In confronto al 2022, le vendite della rete dei negozi specializzati ha iniziato a crescere di nuovo, aumentando le vendite del 4,5% mentre la Distribuzione Moderna è cresciute in valore del 5%. Gli altri canali sono invece cresciuti del 6% (vendita diretta realizzata in mercatini e aziende, gruppi di acquisto solidale, farmacie, parafarmacie ed erboristerie …).
Il ruolo della distribuzione moderna nel mercato italiano
La distribuzione moderna si conferma il canale di riferimenti degli acquisti per il consumatore italiano: nel 2023 gli acquisti bio nella distribuzione moderna si attestano a 2,1 miliardi di euro (perimetro omnichannel, fonte: Nielsen IQ). La Distribuzione Moderna rimane il canale di acquisto di riferimento per il biologico degli italiani sia in termini di ruolo rispetto agli altri canali di acquisto (con un peso pari al 58% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani), sia in termini di scelta di prodotto (la Marca del Distributore oggi rappresenta il 47,5% delle vendite a valore veicolate della distribuzione moderna). All’interno del Grocery Retail, nel 2023, il canale Ipermercati + Supermercati ha rappresentato circa 1,5 miliardi di euro di vendite di prodotti biologici (perimetro: prodotti confezionati a peso fisso; fonte: Nielsen), con una dimensione in crescita rispetto al 2022.
Esaminando i prodotti bio maggiormente venduti troviamo le uova (+9.7%), le gallette (+4.4%) e le confetture e spalmabili a base di frutta (+6.2%). Tra gli altri prodotti che hanno registrato una crescita delle vendite a valore vi è la frutta conservata che registra +33,6% e le banane con + 25,5%.
EXPORT E BIO A LIVELLO INTERNAZIONALE
Positiva la performance dell’export di prodotti agroalimentari italiani bio che raggiunge i 3,6 miliardi di euro nel 2023, segnando una crescita del +8%. La gran parte delle esportazioni bio (81% del totale) riguarda i prodotti agroalimentari mentre il vino pesa per il restante 19% (una quota maggiore di quanto si registra considerando l’export agroalimentare italiano in generale). Sono questi i dati che emergono dall’ analisi condotta nell’ambito di ITA.BIO, la piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da ICE Agenzia e FederBio.
IL BIOLOGICO: LE CARATTERISTICHE RICERCATE DAGLI ITALIANI
Nel 2023 la consumer base di prodotti bio rimane l’indicatore di maggior interesse delle famiglie: il 90% della popolazione di età compresa tra 18 e 65 anni ha acquistato consapevolmente almeno un prodotto alimentare bio nell’ultimo anno.
Usership che vede una sempre più complessa composizione dei carrelli alimentari che riflettono l’affermazione di differenti stili alimentari: è pari all’86% del totale la quota di user di prodotti 100% vegetali, 55% quella relativa all’acquisto di prodotti free from (64% senza lattosio, 45% senza glutine) mentre 1 italiano su 3 ha acquisto prodotti ricchi di proteine.
L’interesse per altre caratteristiche di prodotto ha determinato l’orientamento degli assortimenti del bio, che ad oggi concentrano gran parte della proposta presente nella GDO verso prodotti espressioni dell’italianità (34,5% delle referenze della categoria bio) e rich in (23,5% con maggior offerta relative a referenze ricche di fibra – 14,2% – o integrali – 7,8% – piuttosto che di proteine – 5,3% – che rimane l’area di maggiore sviluppo dei prodotti convenzionali).
Inoltre, il bio rappresenta ancora per la maggior parte degli acquirenti (58%) la prima scelta, soprattutto per alcune categorie come frutta e verdura fresca, uova (12%) e olio extra vergine di oliva.
Ma quali sono le principali motivazioni che spingono i consumatori italiani ad acquistare prodotti bio? Innanzitutto, il 27% dei consumatori italiani ritiene i prodotti bio più sicuri per la salute rispetto all’opzione convenzionale, ma anche perché sono sostenibili (il 23% li ritiene più rispettosi dell’ambiente, il 10% del benessere animale e un ulteriore 10% fa riferimento alla sostenibilità sociale e intende sostenere i piccoli produttori).
VALORI DEL BIO E IL RUOLO DELLA CONSAPEVOLEZZA DEL CONSUMATORE
Il monitoraggio condotto da Nomisma evidenzia chiaramente alcune aree di lavoro fondamentali per la categoria, coerentemente con gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 – con particolare riferimento al Goal 12.8 che ambisce entro il 2030, ad abilitare tutte le persone, in ogni parte del mondo, ad accedere ad informazioni rilevanti e ad acquisire giusta consapevolezza dello sviluppo sostenibile e di uno stile di vita in armonia con la natura.
In questa logica la richiesta di conoscenza del consumatore arriva direttamente dal consumatore: il 28% ritiene di non avere informazioni sufficienti per valutare le caratteristiche del prodotto bio e un ulteriore 57%, nonostante abbia una buona consapevolezza di prodotto, vorrebbe comunque avere maggiori informazioni.
La necessità di maggiori informazioni sulle caratteristiche dei prodotti bio e le garanzie sottese alla certificazione riguardano molti aspetti. Innanzitutto, il consumatore richiede di entrare nel merito della comprensione delle differenze esistenti tra il prodotto bio e quello convenzionale (per l’85% degli intervistati), del profilo di sostenibilità collegato al metodo di produzione biologica (72%), dei vantaggi concreti del metodo bio per l’ambiente (75%).
A questo riguardo, la maggioranza dei consumatori che hanno avuto modo di partecipare ad iniziative sul punto vendita ha ritenuto le attività informative e di comunicazione sono state utili ad approfondire le caratteristiche e le garanzie offerte dal marchio biologico. In particolare, il 98% degli italiani ha trovato utile l’iniziativa per comprendere meglio le differenze tra prodotti biologici e convenzionali, mentre l’88% ha avuto modo di comprendere le garanzie offerte dal marchio.
BEING ORGANIC in EU
Choose the European Organic Leaf for a better world.
Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.
UFFICIO STAMPA
BIOFACH 2024 - “The World of Organic Agriculture 2024". FederBio: positiva la crescita del 5,1% di SAU bio in Unione Europea, ma occorre incentivare i consumi
BiofachfederbiohomeBologna, 14 febbraio 2024 – Continua lo sviluppo del biologico in Europa. Questa, in sintesi, la fotografia che emerge dai dati presentati a Biofach 2024 “The World of Organic Agriculture 2024″, riferiti al 2022, dall’Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica FiBL in collaborazione con IFOAM, la Federazione delle associazioni del biologico a livello mondiale.
L’analisi evidenza come la superficie di terreni biologici sia continuata a crescere nel 2022, facendo registrare un incremento del 5,1% nei Paesi dell’Unione Europa, raggiungendo globalmente 16,9 milioni di ettari bio. L’aumento di SAU biologica ha toccato, invece, il 10% considerando l’intero perimetro europeo, con una superficie che ha superato 18,5 milioni di ettari.
L’Italia si conferma tra i Paesi più biologici in Europa, con 2,3 milioni di ettari, dopo la Francia (2,9 milioni di ettari) e la Spagna (2,7 milioni di ettari), con una SAU bio del 18,7% circa il doppio della media europea. Inoltre, il nostro Paese ha fatto registrare uno dei maggiori sviluppi nel 2022, più 0,2 milioni di ettari rispetto al 2021, subito dopo la Grecia.
L’Italia mantiene il primato per quanto concerne il numero di produttori bio con oltre con 82.593 unità sui 480.000 attivi in Europa. Podio anche per quanto riguarda il numero di trasformatori, quasi 24.000.
L’unica nota negativa viene dai consumi di alimenti bio, che nel 2022 fanno registrare un decremento del 2,2% nel mercato europeo e del 2,8% nei Paesi dell’Ue. Globalmente le vendite di biologico ammontano a 53,1 miliardi di euro in Europa, 45,1 miliardi di euro nell’Unione Europea, che si conferma anche nel 2022 il secondo mercato di biologico dopo gli Stati Uniti che ha registrato vendite per 58,6 miliardi di euro.
“Da Biofach è emerso con chiarezza che la transizione verso il biologico, fondato sull’agroecologia, è in grado di affrontare le criticità che sta vivendo il sistema agroalimentare. Risponde alla domanda di cibo salutare e sostenibile garantendo la preservazione della fertilità del suolo, la tutela dell’ambiente e il contrasto ai cambiamenti climatici e capace, al tempo stesso, di mettere al centro gli agricoltori e le comunità locali puntando sui distretti biologici e su filiere etiche basate sul giusto prezzo per produttori e consumatori – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – Il bio, inoltre, favorisce l’occupazione agricola, in particolare di giovani e donne, le quali, come riconosciuto nel corso della manifestazione, stanno assumendo un ruolo di particolare rilievo nell’affermazione del modello agroecologico. Il sempre maggior coinvolgimento delle donne nei processi decisionali è fondamentale, perché la loro creatività e determinazione, unite a elevate competenze, contribuiscono a imprimere la spinta propulsiva necessaria per affrontare le sfide dei sistemi alimentari verso la sostenibilità. È essenziale, però, continuare ad investire in ricerca e innovazione per la transizione ecologica sostenendo gli agricoltori nel cambiamento”.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.








