Maria Grazia Mammuccini (FederBio): “La protesta dei trattori sbaglia bersaglio, il Green Deal è la cura non il male”
federbiogreen dealhomeMammucciniMaria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio: “Gli agricoltori stanno pagando il prezzo di decenni di immobilismo”
“Dal punto di vista economico gli agricoltori hanno ragioni da vendere a lamentarsi, sono l’anello debole della catena, quello che paga il prezzo maggiore per gli errori commessi”. Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, parte da questa premessa. Non proprio quello che ci si aspetta dalla responsabile di un’organizzazione che, in quanto green, è finita nel mirino della protesta dei trattori. Ma come, marciano contro il Green Deal che è alla base delle vostre politiche e hanno ragione?
“Un momento. Hanno ragione nel manifestare il loro disagio e anche la loro rabbia, non hanno ragione nelle conclusioni, nel bersaglio della protesta”, risponde Mammuccini. “Prendersela con il Green Deal vuol dire scambiare il rimedio con la causa del male. Come si fa a imputare a leggi che devono ancora dare i loro effetti i problemi che stanno alle nostre spalle, che sono frutto degli errori del passato?”
Dunque lei dice che gli agricoltori hanno ragione per un verso e torto per l’altro. Cominciamo con le ragioni.
“Prendiamo gli ultimi due anni. Sono stati segnati da eventi con un effetto pesante sull’agricoltura: dall’invasione dell’Ucraina all’accelerazione di siccità e piogge estreme prodotte dalla crisi climatica. Bene, cosa è successo a chi coltiva la terra? Si è visto aumentare i prezzi di tutti gli strumenti di produzione: dall’energia, agli antiparassitari, ai concimi. Tutto è schizzato in alto. Tutto tranne quello che gli è entrato in tasca”.
“Già. Ma l’andamento dei prezzi di origine, cioè quello che si paga ai produttori, ha avuto un trend ben diverso. Ecco, per fare un esempio: dal gennaio 2022, cioè il mese prima dell’invasione dell’Ucraina, al gennaio 2024 i prezzi all’origine per alcuni prodotti, come nel caso del grano duro e del grano tenero, sono addirittura calati. Aumento dei costi di produzione, impatto della crisi climatica, volatilità dei prezzi: e quello che si riduce è sempre il reddito degli agricoltori”.
Quindi non è solo colpa della guerra.
“Non solo della guerra. Anche della crisi climatica: gli episodi di siccità estremamente prolungata e seguita da piogge torrenziale si stanno moltiplicando. Vuol dire che le probabilità di perdere il raccolto aumentano. C’è una difficoltà oggettiva che esaspera i toni della protesta”. […]
FONTE
TESTATA: Huffington Post
AUTORE: Antonio Cianciullo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 gennaio 2024
La coalizione Italia libera da OGM: “il voto europeo sui nuovi ogm ci porta indietro di vent’anni”
#ItaliaLiberadaOGMhomeNGTNoOGML’approvazione, da parte della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, della proposta di deregulation degli organismi geneticamente modificati ottenuti con le New Genomic Techniques è uno schiaffo al principio di precauzione e una condanna per l’agricoltura biologica, il made in Italy libero da OGM e l’agroecologia
Roma, 25 gennaio 2024 – La Coalizione Italia Libera da OGM, composta da 41 organizzazioni dell’agricoltura contadina e biologica, ambientaliste, sindacali e dei consumatori considera un passo indietro di vent’anni il voto favorevole della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo sulla deregolamentazione dei nuovi OGM ottenuti con le New Genomic Techniques (NGT).
La relazione presentata dalla eurodeputata del PPE Jessica Polfjärd è stata approvata (47 voti favorevoli, 31 contrari e 4 astensioni) con emendamenti minimi e non significativi per cambiare il senso della proposta avanzata dalla Commissione Europea lo scorso 5 luglio. A fronte di un prevedibile voto favorevole delle destre e un giudizio contrario dei Verdi e della Sinistra, desta sconcerto la posizione degli eurodeputati S&D Alessandra Moretti e Achille Variati, che hanno votato diversamente dalla maggioranza del gruppo, esprimendo rispettivamente un’astensione e un voto favorevole al rapporto Polfjärd[1]. Ora la palla passa al Parlamento Europeo, che potrebbe votare il provvedimento già nella plenaria del 5-8 febbraio. Un’approvazione dell’Eurocamera aprirebbe la strada al cambiamento radicale delle attuali norme che regolano gli OGM, abolendo di fatto gli obblighi di valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura dei prodotti della modificazione del genoma ottenuti tramite le NGT.
Questa deregulation si basa sull’assunto che le nuove tecniche genomiche producano, nella maggior parte dei casi, piante equivalenti a quelle che si trovano in natura o che risultano dalla selezione convenzionale. L’assunto è basato su una soglia, fissata arbitrariamente, di modificazioni genetiche di qualunque tipo risultanti dal processo di laboratorio. Fino a 20 modifiche, il regolamento considera le NGT tal quali a un prodotto della natura. Questo criterio è stato definito “non scientificamente fondato” dall’Agenzia francese per la salute e la sicurezza alimentare il 21 dicembre scorso[2], ma gli emendamenti di compromesso approvati oggi allargano perfino le maglie di questa definizione.
La cancellazione dei controlli obbligatori in base a un’equivalenza mai dimostrata, renderebbe impossibile prevedere i potenziali effetti dirompenti sulla biochimica e la fisiologia della pianta e sull’ambiente, con rischi che vanno ben oltre quelli che risulterebbero dalla selezione convenzionale. Va detto infatti che la produzione di mutazioni involontarie su larga scala da parte dei processi di modificazione del genoma basati sulle NGT non è ipotetica: vi è un ampio e crescente numero di prove nella letteratura scientifica che lo dimostra.
Dal punto di vista degli agricoltori, poi, le salvaguardie introdotte tramite una possibile etichettatura delle sementi sono insufficienti a garantire la separazione delle filiere, perché gli agricoltori che non vogliono coltivare organismi geneticamente modificati non hanno garanzie che i loro campi possano evitare la contaminazione causata dai pollini delle colture NGT. La domanda è: chi pagherà eventuali danni provocati dall’inquinamento genetico in un paese come l’Italia, che ha fatto della produzione libera da OGM la sua bandiera nel mondo?
Non pare credibile neppure l’emendamento passato in Commissione, che dichiara la non brevettabilità dei tratti genetici ottenuti utilizzando queste biotecnologie. Per vietare la brevettazione occorrerebbe infatti un cambio della European Patent Convention con il voto di tutti gli Stati Membri. Un processo che, per essere ottimisti, impiegherebbe anni se mai dovesse essere messo in cantiere.
“Siamo di fronte a un colpo di mano che mina alla base il principio di precauzione – commentano le associazioni della Coalizione Italia Libera da OGM – Attraverso la legislazione secondaria come questo regolamento si stanno svuotando di senso i Trattati fondativi, che hanno tra i loro pilastri un approccio basato sulla cautela e il principio ‘chi inquina paga’”.
Se questo regolamento sarà approvato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio (dove siedono gli stati membri), entrambi questi principi verrebbero capovolti, riversando l’onere della prova sugli agricoltori contaminati, ai quali spetterebbe dimostrare di non aver “rubato” l’invenzione brevettata ai costitutori, e sui consumatori, che dovrebbero dimostrare la causa di eventuali effetti sanitari.
Una deregulation andrebbe a vantaggio di grandi aziende sementiere e agrochimiche come Bayer-Monsanto, BASF, Corteva e Syngenta, risultando in una concentrazione ulteriore del controllo sul sistema alimentare e sulle sementi. Tutto ciò con la copertura di una parte del mondo scientifico, che si finanzia stipulando accordi di cessione in licenza delle tecnologie per la modificazione del genoma alle principali multinazionali.
Per questo, la Coalizione Italia Libera da OGM lancia un nuovo appello alle eurodeputate e agli eurodeputati: fermare immediatamente l’iter di deregolamentazione e aprire una discussione pubblica sul futuro dell’agricoltura in Europa.
[1] https://www.europarl.europa.eu/cmsdata/280266/2024-01-24%20roll-call%20votes.pdf
La Coalizione Italia Libera da OGM
Associazione Consumatori Utenti, Agorà degli Abitanti della Terra, AIAB, AltragricolturaBio, ASCI, Assobio, Associazione per l’agricoltura biodinamica, Associazione rurale italiana, Attac Italia, Centro Internazionale Crocevia, Coltivare Condividendo, Coordinamento ZeroOgm, CUB, Custodi di semi, Deafal, Egalité, Equivita, European Consumers, Fairwatch, Federazione Nazionale Pro Natura, Federbio, FIRAB, Fondazione Seminare il Futuro, Greenpeace, ISDE, Legambiente, LIPU, Navdanya International, RIES – Rete Italiana Economia Solidale, Ress, Seed Vicious, Slow food Italia, Associazione Terra!, Terra Nuova ONG, Transform! Italia, USB, Verdi Ambiente e Società, WWF
UFFICIO STAMPA
Contatti:
Dott. Franco Ferroni – Agriculture & Biodiversity Senior Expert – Ufficio sostenibilità WWF Italia
Email: f.ferroni@wwf.it
Leonardo Pugliese – FederBio
Email: l.pugliese@federbio.it
Silvia Voltan – Pragmatika
Email: s.voltan@pragmatika.it
Mammuccini (FederBio): bilancio positivo per il bio a MARCA
federbiohomeMammucciniCirca un terzo degli espositori a Marca (250 sugli 800 totali) erano aziende del biologico. Una presenza massiccia che dimostra la crescente presenza di questo comparto nella distribuzione moderna e nell’offerta a Marchio del Distributore. Abbiamo commentato questi dati con Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio.
Un bilancio positivo per il biologico, quindi….
Sì, il peso del bio a Marca sta crescendo e le aziende sono risultate soddisfatte dai risultai raccolti. Per quanto ci riguarda abbiamo potuto portare in fiera alcuni messaggi che ci sono cari e sui cui ci stiamo battendo anche in sede istituzionale.
Per quanto la riguarda, quali sono stati gli spunti più importanti che ha raccolto in questa edizione della manifestazione?
Sicuramente il convegno che FederBio, AssoBio e Bologna Fiere hanno organizzato ha restituito delle considerazioni molto interessanti ed ha avuto un ruolo molto importante nell’ambito della campagna di comunicazione che stiamo portando avanti attraverso il progetto Being Organic in EU. Grazie al consueto ottimo lavoro di Nomisma e Nielsen, i dati presentati confermano che nonostante il periodo di difficoltà delle famiglie il biologico regge, crescendo nei valori e tenendo nei volumi. Si conferma, quindi, una sensibilità sempre maggiore rispetto al tema della salute e della sostenibilità ambientale, al punto che 24 milioni di famiglie, il 93%, acquistano biologico.
È emerso, però, anche che i cittadini chiedono di avere sempre più informazioni rispetto alle caratteristiche e i valori del prodotto bio e questo deve guidare le nostre strategie per il futuro. In questo senso il marchio europeo può guidare il consumatore nella scelta. Un consumatore che conosce è disponibile anche ad acquistare di più. Un altro aspetto interessante è che fra le motivazioni di acquisto nel biologico, uno dei temi più sentiti è l’origine nazionale della materia prima. Bisogna quindi investire sul marchio Made in Italy Bio, previsto dalla legge, per rafforzare anche il ruolo del produttore agricolo nazionale.
È innegabile che Grande Distribuzione e Marca del Distributore abbiamo ormai un ruolo determinante nel mercato del biologico. Secondo lei è una opportunità per le aziende?
Ormai la grande distribuzione rappresenta il 60% delle vendite bio, con un 48% di prodotti venduti con il Marchio del Distributore. Per un’azienda del nostro settore avere a che fare con le imprese della distribuzione per il prodotto a marca privata è da un lato un’opportunità, dall’altra una criticità. Dipende da come la situazione viene affrontata in termini di distribuzione del valore lungo la filiera. Secondo me, i produttori devono imparare a fare gruppo per presentarsi con più forza nei confronti di questi soggetti.
La distribuzione ha una responsabilità nel costruire filiere salutari e sostenibili, garantendo il giusto riconoscimento ai produttori agricoli, che per primi si fanno carico dell’impiego di pratiche virtuose.
Per questo abbiamo rilanciato anche a Marca delle proposte sulla fiscalità ambientale, che abbiamo presentato per tre anni di seguito in occasione della finanziaria e che per tre volte non sono state accettate, che riguardano ad esempio il credito d’imposta per i costi di certificazione e la riduzione al minimo dell’IVA sui prodotti biologici. […]
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TESTATA: Green Planet
AUTORE: Elena Consonni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 gennaio 2024
Frumento biologico in prima linea con il Piano d’azione Nazionale
federbiohomeMammucciniPiano d’azione nazionale per il Biologico al via: quali benefici per il frumento bio? Ne parliamo con Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio
Lo scorso dicembre la Conferenza Stato Regioni ha finalmente raggiunto l’intesa per il nuovo Piano d’azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici 2024-2026 (Pan-Bio). A partire dal Piano 2016-2020, il documento espone gli assi di intervento per promuovere lo sviluppo del biologico nel triennio appena iniziato. Ne parliamo con Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, federazione che raccoglie le organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con un focus sulle produzioni di frumento nazionali.
Ritiene che gli obiettivi del piano d’azione nazionale per il bio siano allineati all’obiettivo al 2027 del 25% della SAU nazionale certificata bio?
«Il piano nazionale è uno strumento molto importante che noi abbiamo sollecitato per poter raggiungere l’obiettivo di crescita della SAU al 25%: per il nostro paese questo può essere raggiungibile perché siamo già avanti, con una quota del 18,7% a fine 2022. Certo il quadro economico attuale non è semplice e la capacità di spesa delle famiglie si è ridotta: rispetto alla crescita degli ultimi 10 anni adesso siamo in una fase di stagnazione, dunque, ad un incremento della SAU deve corrispondere anche un incremento di mercato per evitare un effetto boomerang.
Come lo fa?
«Il piano offre una strategia di integrazione degli obiettivi andando a guidare le diverse programmazioni, quindi orientando le risorse a disposizione che sono di tutto rispetto, tra PSN della PAC; PNRR e fondo specifico per il Bio. Valutiamo positivamente il fatto che il piano è articolato su diversi fronti strategici: il primo asse punta a stimolare la domanda di prodotti biologici e far crescere i consumi, punto chiave perché aumentare la produzione senza stimolare i consumi rischia di far ridurre i prezzi ai produttori Anche il secondo asse agisce in questo senso: tra gli interventi per sviluppare la conversione al biologico vi sono interventi sull’organizzazione dei produttori attraverso distretti biologici e sistemi di filiera: mercato locale e accordi tra produzione, trasformazione e distribuzione sono fondamentali. Altro aspetto per noi fondamentale è quello del piano nazionale di ricerca e innovazione per l’agricoltura biologica, per affrontare cambiamento climatico servono ricerca, formazione e supporto tecnico agli agricoltori. Pur con alcuni aspetti che possono essere migliorati, vediamo nel piano tutte le componenti di una strategia che crediamo possa raggiungere gli obiettivi di SAU, utile ad orientare tutte le risorse a disposizione: queste vanno integrate in maniera coerente, anche al fine di far crescere anche il mercato di sbocco». […]
FONTE
TESTATA: Grano Italiano
AUTORE: Azzurra Giorgio
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 gennaio 2024
Viticoltura, il controllo della peronospora in biologico
federbioFederBio ServizihomePNABioIl ritorno aggressivo del fungo patogeno ha creato seri problemi alla viticoltura italiana. In un convegno si è fatto il punto su strategie e mezzi tecnici per la gestione ed il controllo della peronospora in viticoltura biologica
I cambiamenti climatici e gli eventi estremi che hanno caratterizzato le ultime stagioni produttive hanno favorito il ritorno di aggressive infezioni di peronospora negli impianti viticoli. A Roma, lo scorso 16 gennaio 2023, si è affrontato proprio questo problema: il controllo del fungo patogeno sulle piante di vite.
Il convegno è stato organizzato dal Crea Agricoltura e Ambiente, FederBio e FederBio Servizi per evidenziare l’importanza della consulenza tecnica, del supporto e del monitoraggio territoriale dei viticoltori biologici, per poter pianificare sul territorio nazionale la difesa preventiva della peronospora basata su rame a bassi dosaggi.
Il ritorno aggressivo del fungo patogeno
È stata analizzata la panoramica della situazione attuale dei viticoltori in Italia. Alla luce dei dati di monitoraggio raccolti, è emersa la difficoltà degli agricoltori di dotarsi di mezzi tecnici e strategie di intervento efficaci nella lotta alla peronospora. Il fungo patogeno infatti risulta più resistente ai trattamenti fitosanitari, a causa della scarsa permanenza degli stessi sulla superficie fogliare della vite, dovuta anche ai dilavamenti non programmati per via degli eventi atmosferici improvvisi a cui si sta assistendo negli ultimi anni, come grandine e piogge abbondanti.
In agricoltura biologica, c’è una difficoltà in più: dotarsi di mezzi tecnici che siano efficaci e che rispettino allo stesso tempo i rigidi disciplinari di produzione italiani. Negli ultimi 3 anni in particolare si è visto che gli agricoltori hanno esaurito le “scorte” (trattamenti permessi) di rame in anticipo rispetto ai tempi della maturazione effettiva dell’uva, trovandosi scoperti di fronte agli attacchi tardivi o successivi della peronospora. Infatti, nel caso della lotta a questo fungo patogeno in regime biologico, la risorsa principale rimane il trattamento a base di rame; anche se rimangono comunque in alcuni casi problemi legati ai residui del prodotto sulla coltura.
Anche per questo, la direzione in cui l’innovazione delle nuove formulazioni sta mirando è di diminuire la concentrazione del rame metallo nei prodotti fitosanitari ammessi dal disciplinare biologico. […]
FONTE
TESTATA: AgroNotizie
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 gennaio 2024
#CAMBIAMOAGRICOLTURA: il Green Deal non è responsabile della crisi dell’agricoltura
CambiamoAgricolturagreen dealNoPesticidiAssociazioni agricole, politici e commentatori italiani indicano le Strategie del Green Deal come causa principale del disagio degli agricoltori espresso dalle manifestazioni di protesta in Germania e Francia, invocate da qualcuno anche in Italia. Ma la crisi dell’agricoltura europea ha origine dalla dipendenza dalle fonti fossili e da un sistema agro-alimentare fallimentare che sopravvive solo grazie ai sussidi dell’Unione Europea.
Roma, 17 gennaio 2024 – Le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura esprimono il loro profondo dissenso verso i molti commentatori italiani che attribuiscono le proteste degli agricoltori in Germania e Francia agli obiettivi e impegni previsti dalle Strategie del Green Deal europeo, la Strategia Farm to Fork e la Strategia Biodiversità 2030. Queste politiche sono state di fatto sabotate dalle ultime decisioni delle Istituzioni europee: Il voto contrario del Parlamento europeo sul Regolamento SUR per la riduzione dell’uso dei pesticidi, l’eliminazione degli allevamenti bovini dalla normativa europea sulle emissioni industriali, la liberalizzazione dei nuovi OGM, l’indebolimento del Regolamento europeo sul ripristino della natura per le aree agricole e infine la decisione della Commissione UE di rinnovare l’uso del glifosato per altri dieci anni, sono decisioni che hanno ridotto gli obiettivi delle Strategie del Green Deal a mere enunciazioni di principio, senza alcuna concreta attuazione nel settore primario dell’agricoltura e della zootecnia.
Per la coalizione #CambiamoAgricoltura questi risultati, dovuti in particolare all’azione di lobby delle potenti corporazioni agricole e dell’agro-industria, hanno determinato un sostanziale ridimensionamento delle ambizioni delle Strategie del Green Deal a danno degli interessi pubblici dei cittadini europei, dell’ambiente e della salute, a vantaggio degli interessi economici delle corporazioni agroindustriali che ottenuto il ridimensionamento del Green Deal puntano a cancellare anche i deboli obiettivi ambientali della Politica Agricola Comune 2023-2027 e preparare un drammatico ritorno al passato con la sua prossima riforma.
Le Associazioni rilevano che in Germania la protesta degli agricoltori e autotrasportatori ha origine soprattutto dall’annunciata eliminazione delle agevolazioni per il gasolio, una protesta comprensibile ma non condivisibile, che in Italia viene abilmente strumentalizzata per contestare in particolare due impegni previsti dalla nuova condizionalità della PAC, l’obbligo delle rotazioni (BCAA7) e l’obbligo del 4% delle aree agricole a seminativi da destinare alla conservazione della Natura (BCAA8). Due misure ambientali della nuova PAC entrate in vigore solo da gennaio di quest’anno dopo le deroghe concesse dalla Commissione con il pretesto della guerra in Ucraina. Misure ambientali sempre contestate dalle Associazioni agricole, in Italia in particolare da Confagricoltura, che confidavano nel rinnovo delle deroghe per tutto il periodo di attuazione della nuova PAC.
Un paradosso, secondo le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura, considerato l’esito della riforma della PAC 2023-2027 che ha confermato il sostegno all’agricoltura e zootecnia intensive dipendenti dal petrolio e gas, attraverso sussidi che promuovono l’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi di sintesi e che favoriscono le grandi aziende agricole a discapito delle piccole, oltre l’80% dei fondi della PAC vengono ancora distribuiti al 20% delle aziende agricole europee.
Dipendenza dalle risorse fossili, volatilità dei prezzi alla produzione e speculazioni finanziarie, sono le vere cause della crisi del settore primario in Europa. L’aumento dei costi di produzione, determinato soprattutto dall’aumento dei costi energetici e quindi del gasolio, dei fertilizzanti e dei pesticidi chimici di sintesi, ha penalizzato essenzialmente gli agricoltori, mentre l’agroindustria e la grande distribuzione sono riusciti a tutelare meglio i loro risultati economici. La situazione di crisi per gli agricoltori è stata aggravata anche dall’inflazione e dai provvedimenti assunti per contrastarla; confermando per gli agricoltori il ruolo di anello debole della filiera agroalimentare.
Le Associazioni di #CambiamoAgricoltura ribadiscono che la soluzione di questa crisi strutturale del settore primario non può essere la cancellazione delle norme e degli impegni per la tutela dell’ambiente e il rinvio dell’indispensabile transizione ecologica dell’agricoltura, rinvio che rischia di aggravare colpevolmente la situazione di crisi e confermare il ruolo negativo dei sussidi che l’Unione Europea riconosce oggi all’agricoltura (il 30% dell’intero budget della UE è destinato alla Politica Agricola Comune), a fronte delle stime allarmanti dell’UE Soil Observatory che segnalano il 70% dei suoli in Europa in cattive condizioni per cui, senza adeguate misure di tutela ambientale, sarà sempre più difficile produrre cibo.
Infine le Associazioni rilevano che la cancellazione dei sussidi al gasolio agricolo, autentica causa delle proteste degli agricoltori tedeschi, è prevedibile anche in Italia per gli impegni assunti con il PNRR. Tra i diversi sussidi ambientalmente dannosi compaiono anche le agevolazioni al gasolio agricolo e sull’IVA per i fertilizzanti chimici e prodotti fitosanitari. Con l’approvazione da parte della Commissione UE del nuovo PNRR italiano proposto dal Governo, avvenuta contestualmente alla concessione della quarta rata dei fondi del PNRR, l’Italia si è impegnata ad adottare le misure del Piano RePower EU tra cui, a partire dal 2026 ed entro il 2030, una razionalizzazione ed eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi. Da questo impegno emerge la necessità di una politica agraria che favorisca la transizione ecologica e liberi il sistema primario dalla dipendenza dell’energia fossile.
Una parziale soluzione per questi problemi è indicata proprio dalle Strategie UE Farm to Fork e Biodiversità 2030 che prevedono la crescita delle superfici agricole dedicate all’agricoltura biologica, i cui costi di produzione sono legati in misura minore alla variabilità dei costi degli input chimici derivanti da petrolio e gas, oltre a essere più remunerativa per gli agricoltori. L’Italia con il suo Piano Strategico della PAC 2023-2027 ha deciso di investire nel biologico e la recente approvazione del Piano di Azione nazionale per il biologico è un altro passo avanti nella giusta direzione.

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). È inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.
Il nuovo rapporto tra consumatore e distribuzione moderna - scenario, ruolo, opportunità future per il biologico
BEINGORGANICINEUBolognaFierefederbiohomeNaturlandBologna 17 gennaio 2024 – Durante il workshop “L’Italia di oggi e di domani: il ruolo sociale ed economico del biologico nella Distribuzione Moderna”, nella cornice di MARCA 2024 è stata presenta una fotografia aggiornata del monitoraggio realizzato da Nomisma sul consumo di prodotti biologici in Italia. L’iniziativa è realizzata nell’ambito del progetto Being Organic in Eu promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014.
ITALIANI SEMPRE PIÙ ATTENTI A SCELTE ALIMENTARI SOSTENIBILI
Nel 2023 a cambiare è lo scenario inflattivo, con una dinamica in progressivo rallentamento: nel corso del 2023 la crescita dei prezzi è stata pari al 5,7%, in calo rispetto all’8,1% del 2022 ma con impatti ancora rilevanti sulle famiglie italiane (l’aggravio di costo per una famiglia con due figli è stato di almeno 1.600 euro, di cui oltre 700 euro afferenti alla componente alimentare). Situazione che, nonostante il rallentamento nella crescita dei prezzi, ha spinto gli italiani ad adottare strategie di salvaguardia del potere di acquisto. In questo contesto, circa 9 italiani su 10 hanno messo in atto strategie per gestire la spesa alimentare: nello specifico, il 71% ha rinunciato all’acquisto di prodotti superflui, il 64% ha effettuato la spesa guardando in primis alle promozioni mentre più di 6 italiani su 10 hanno acquistato prodotti a marchio del distributore.
Nonostante questo quadro non favorevole, che ha caratterizzato l’anno appena concluso, per il 2024 sembrano migliorare le intenzioni di spesa degli italiani sui consumi alimentari domestici: la percentuale di quanti intendono aumentare le quantità consumate (16% del totale) supera infatti quella di quanti intendono ridurre i consumi (11%), con una tendenza in miglioramento considerando che la stessa differenza era di -1 punto percentuale nel monitoraggio realizzato ad agosto 2023. Non solo si torna a rimpinguare il carrello della spesa ma la tavola degli italiani nel 2024 non solo deve essere conveniente ma deve anche garantire alcuni requisiti fondamentali: essere salutare, tradizionale, a basso impatto ambientale, semplice, essenziale. Segnale ulteriore che sia in atto una inversione di tendenza nel carrello della spesa degli italiani è dato dal fatto che l’ortofrutta, dopo le rinunce registrate nel periodo estivo, è ora tra i prodotti con maggiore incremento nelle vendite.
In questo scenario complesso, la sostenibilità e l’attenzione all’ambiente rappresentano quindi fattori determinanti dei comportamenti di acquisto. Al riguardo, negli ultimi 5 anni 1 italiano su 2 ha dichiarato di adottare con maggiore frequenza scelte di consumo più sostenibili. Queste abitudini riflettono un maggiore impegno nel ridurre l’impatto climatico delle proprie azioni anche nel carrello della spesa: 2 italiani su 3 hanno infatti dichiarato di prestare maggiore attenzione all’acquisto di prodotti alimentari e bevande con caratteristiche di sostenibilità.
IL BIOLOGICO: LE PERFORMANCE 2023 E IL RUOLO NELLA DISTRIBUZIONE MODERNA
Secondo lo studio realizzato da Nomisma, il biologico si conferma come categoria d’interesse per il consumatore italiano: nel 2023 gli acquisti bio nella distribuzione moderna si attestano a 2,1 miliardi di euro, con un incremento del +4,7% a valore rispetto al 2022 (perimetro omnichannel, fonte: Nielsen IQ – ad esclusione delle categorie del freschissimo che hanno valori di vendita pari a 345 milioni – fonte Nomisma). Paragonata al totale del paniere agroalimentare (+8,7%) la crescita del bio a valore è più contenuta – ma la dinamica a volume del bio segnala una sostanziale tenuta della categoria (-0,3%), viceversa nell’agroalimentare nel complesso si registra una frenata più marcata del carrello (-1,2%).
Determinante per il bio il ruolo della Distribuzione Moderna, che rimane il canale di acquisto di riferimento per il biologico degli italiani sia in termini di ruolo rispetto agli altri canali di acquisto (con un peso pari al 58% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani), sia in termini di scelta di prodotto (la Marca del Distributore oggi rappresenta il 47,5% delle vendite a valore veicolate della distribuzione moderna, con un numero medio di referenze vendute pari a 130 unità in iper e super e 70 nei discount).
Nel 2023 la consumer base di prodotti bio rimane l’indicatore di maggior interesse delle famiglie: il 90% della popolazione di età compresa tra 18 e 65 anni ha acquistato consapevolmente almeno un prodotto alimentare bio nell’ultimo anno. Usership che vede una sempre più complessa composizione dei carrelli alimentari che riflettono l’affermazione di differenti stili alimentari: è pari all’86% del totale la quota di user di prodotti 100% vegetali, 55% quella relativa all’acquisto di prodotti free from (64% senza lattosio, 45% senza glutine) mentre 1 italiano su 3 ha acquisto prodotti ricchi di proteine. L’interesse per altre caratteristiche di prodotto ha determinato l’orientamento degli assortimenti del bio, che ad oggi concentrano gran parte della proposta presente nella GDO verso prodotti espressioni dell’italianità (34,5% delle referenze della categoria bio) e rich in (23,5% con maggior offerta relative a referenze ricche di fibra – 14,2% – o integrali – 7,8% – piuttosto che di proteine – 5,3% – che rimane l’area di maggiore sviluppo dei prodotti convenzionali). Inoltre, il bio rappresenta ancora per la maggior parte degli acquirenti (58%) la prima scelta, soprattutto per alcune categorie come frutta e verdura fresca, uova (12%) e olio extra vergine di oliva.
Ma quali sono le principali motivazioni che spingono i consumatori italiani ad acquistare prodotti bio? Innanzitutto, il 27% dei consumatori italiani ritiene i prodotti bio più sicuri per la salute rispetto all’opzione convenzionale, ma anche perché sono sostenibili (il 23% li ritiene più rispettosi dell’ambiente, il 10% del benessere animale e un ulteriore 10% fa riferimento alla sostenibilità sociale e intende sostenere i piccoli produttori).
VALORI DEL BIO E IL RUOLO DELLA CONSAPEVOLEZZA DEL CONSUMATORE
Il monitoraggio condotto da Nomisma evidenzia chiaramente alcune aree di lavoro fondamentali per la categoria, coerentemente con gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 – con particolare riferimento al Goal 12.8 che ambisce entro il 2030, ad abilitare tutte le persone, in ogni parte del mondo, ad accedere ad informazioni rilevanti e ad acquisire giusta consapevolezza dello sviluppo sostenibile e di uno stile di vita in armonia con la natura.
In questa logica la richiesta di conoscenza del consumatore arriva direttamente dal consumatore: il 28% ritiene di non avere informazioni sufficienti per valutare le caratteristiche del prodotto bio e un ulteriore 57%, nonostante abbia una buona consapevolezza di prodotto, vorrebbe comunque avere maggiori informazioni. La necessità di maggiori informazioni sulle caratteristiche dei prodotti bio e le garanzie sottese alla certificazione riguardano molti aspetti. Innanzitutto, il consumatore richiede di entrare nel merito della comprensione delle differenze esistenti tra il prodotto bio e quello convenzionale (per l’85% degli intervistati), del profilo di sostenibilità collegato al metodo di produzione biologica (72%), dei vantaggi concreti del metodo bio per l’ambiente (75%).
A questo riguardo, la maggioranza dei consumatori che hanno avuto modo di partecipare ad iniziative sul punto vendita ha ritenuto le attività informative e di comunicazione sono state utili ad approfondire le caratteristiche e le garanzie offerte dai marchio biologico. In particolare, il 98% degli italiani ha trovato utile l’iniziativa per comprendere meglio le differenze tra prodotti biologici e convenzionali, mentre l’88% ha avuto modo di comprendere le garanzie offerte dal marchio.
“La Distribuzione Moderna ha un ruolo determinante per lo sviluppo del biologico dal momento che veicola quasi il 60% della spesa domestica degli italiani e sviluppa assortimenti a marchio proprio in grado di conquistare una quota di mercato significativa, oltre alla fiducia del consumatore. Ma il supporto allo sviluppo non si ferma ai numeri di vendite e assortimenti: la distribuzione moderna rappresenta, infatti, un veicolo formidabile per garantire al consumatore un flusso informativo che consenta di costruire una completa mappa valoriale del biologico declinata sia sul prodotto che sul metodo produttivo nonché le relative implicazioni ambientali e sociali. E le attività sul punto vendita rappresentano certamente un vettore determinante in tal senso” – ha dichiarato Silvia Zucconi, Chief Operating Officer Nomisma.
“Il peso dell’inflazione, seppure in calo, continua ad essere un elemento decisivo che condiziona il potere d’acquisto delle famiglie – ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – In questo scenario critico, è quindi confortante l’incremento del 4,7% a valore registrato dalle vendite di prodotti bio nella Distribuzione Moderna e soprattutto che 24 milioni di famiglie, il 93% del totale, abbiano acquistato biologico. Si tratta di un’ulteriore conferma di come i consumatori si stiano sempre più orientando verso scelte alimentari sostenibili che contribuiscono a preservare la biodiversità e a contrastare i cambiamenti climatici. L’azione di sensibilizzazione verso un consumo più etico e salutare, fondato sul biologico, deve tuttavia proseguire con forza. Marca è un evento molto importante per valorizzare questi temi e la presenza di Being Organic in EU, il progetto triennale frutto di una partnership tra FederBio e Naturland, è un segnale concreto che testimonia l’impegno di tutto il settore nel comunicare e promuovere il biologico europeo, raccontando con chiarezza i benefici che il cibo bio comporta per la salute delle persone e per l’ambiente.”
“L’Italia è un paese leader nella produzione e esportazione di ‘bio’ nel mondo e vede costantemente crescere le superfici agricole coltivate a biologico, oggi il 18%, grazie ad agricoltori che rinunciano a pesticidi e fertilizzanti chimici a vantaggio dell’ambiente – afferma Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio -. Dall’altro lato dello scaffale, l’88% degli italiani è alle prese con strategie di risparmio in tema di spesa alimentare legata ad un generale aumento dei costi e ad una riduzione del potere di acquisto. Questo penalizza i prodotti premium, come quelli bio: il fatto che nella GDO la vendita del prodotto biologico sia ferma al 3% è un dato che non ci soddisfa e ci auguriamo di poter raggiungere quanto prima almeno il 10%. Per far questo è necessario che le associazioni di categoria facciano sinergia tra di loro ma anche con la politica e con la GDO stessa per supportare i progetti di filiera e il giusto prezzo. Assobio da parte sua porta avanti campagne di comunicazione chiare e l’impegno per una piattaforma di tracciabilità del biologico. Sul fronte economico, ricordiamo la nostra richiesta ai politici per la riduzione dell’aliquota Iva sui prodotti freschi e per il credito d’imposta sui costi di certificazioni per le aziende, un onere che si riverbera sul prezzo finale dei prodotti. C’è ancora molta strada da fare e c’è bisogno del supporto di tutti”.
BEING ORGANIC in EU
Choose the European Organic Leaf for a better world.
Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.
UFFICIO STAMPA
“Being Organic in Eu” porta il biologico europeo al centro di MARCA 2024
BEINGORGANICINEUBolognaFierefederbiohomeNaturlandUno spazio espositivo dedicato, l’organizzazione del workshop sul ruolo strategico del biologico nella distribuzione moderna, ma anche iniziative di networking che comprendono la Lounge B2B e l’aperitivo tematico a cura di Naturland. Questa la ricca agenda che caratterizza la presenza alla 20esima edizione di MARCA del progetto internazionale nato con l’obiettivo di promuovere la cultura del biologico.
Bologna, 15 gennaio 2024 – Being Organic in Eu, la campagna triennale cofinanziata dall’Unione europea con l’obiettivo di trasferire i benefici che il biologico comporta per la salute delle persone e l’ambiente, si presenta a MARCA con una piattaforma di iniziative tese a valorizzare e promuovere la crescita dell’alimentazione sostenibile e salutare, senza chimica di sintesi.
Nello spazio espositivo Being Organic in Eu (Pad. 28- Stand E2) sarà possibile conoscere le attività del programma di promozione per incentivare lo sviluppo del biologico europeo. Si tratta di iniziative realizzate nell’ambito della campagna Being Organic in Eu promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014.
Mercoledì 17 gennaio, alle ore 9.30, presso la Gallery Hall (Pad. 21-22), il convegno dal titolo “L’Italia di oggi e di domani: il ruolo sociale ed economico del biologico nella Distribuzione Moderna”, promosso da AssoBio, analizzerà le opportunità e le sfide del settore nella GDO. Durante l’evento verranno presentati i dati sulla categoria per il mercato italiano e europeo e le potenzialità di sviluppo del biologico nella distribuzione moderna. Dopo l’intervento introduttivo di Maria Grazia Mammuccini Presidente di FederBio, Nicola De Carne, Retail Customer Success Leader NielsenIQ presenterà i dati del mercato italiano ed estero, a seguire Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence Nomisma, traccerà il nuovo rapporto tra consumatore e distribuzione moderna. Seguiranno due tavole rotonde, la prima approfondirà il punto di vista dei distributori sulla MDD bio come leva di crescita, la seconda si concentrerà sul valore sociale del bio nella Distribuzione Moderna, con un focus sui progetti di filiera e il giusto prezzo. Le conclusioni di Nicoletta Maffini, Presidente Assobio, faranno una sintesi delle sfide e opportunità di sviluppo del biologico.
Le iniziative proposte da Being Organic in Eu a MARCA prevedono anche attività di networking per consolidare sinergie tra gli stakeholder del settore come la Buyers Lounge, dedicata agli appuntamenti B2B, e l’aperitivo a tema: “Talk and taste: gustare i prodotti ittici biologici nell’UE”, che si terrà il 17 gennaio alle 11.00 presso il Bologna Congress Center, organizzato da Naturland, una delle più importanti organizzazioni di agricoltori e produttori biologici a livello mondiale.
“Il biologico ha un ruolo sempre più strategico all’interno della Distribuzione Moderna – ha commentato Paolo Carnemolla, Segretario Generale FederBio – Ecco perché il programma di promozione triennale Being Organic in Eu, istituito grazie a un partenariato tra FederBio e Naturland, ha scelto la prestigiosa vetrina internazionale di MARCA per attivare iniziative di promozione e comunicazione dei valori e dei benefici che il biologico comporta dal punto di vista ambientale, sociale ed economico, ma anche attività di networking per creare nuove opportunità di business fondamentali per lo sviluppo del comparto”.
BEING ORGANIC in EU
Choose the European Organic Leaf for a better world.
Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.
UFFICIO STAMPA
#CAMBIAMOAGRICOLTURA: appello alla Commissione UE “non ritirate il regolamento UE pesticidi – sur”
CambiamoAgricolturahomeNoPesticidi81 Associazioni europee chiedono alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di non ritirare la proposta per un Regolamento UE sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (SUR) con impegni vincolanti per gli Stati membri.
Nel Consiglio AgriFish del 11 dicembre scorso la maggior parte dei Ministri dell’Agricoltura dell’UE ha espresso la propria determinazione a continuare a lavorare sulla regolamentazione dell’UE sui pesticidi, nonostante il Parlamento europeo abbia votato contro il proseguimento di ulteriori negoziati.
Roma, 19 dicembre 2023 – La partita per il Regolamento UE sull’uso sostenibile dei pesticidi – SUR – potrebbe non essere ancora finita, nonostante il voto negativo del Parlamento UE. Il risultato finale dello scontro sul Regolamento SUR nelle Istituzioni dell’Unione Europea non è scontato.
La proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi (SUR) mira a dimezzare l’uso e il rischio dei pesticidi negli Stati membri dell’Unione entro il 2030, come stabilito dalla strategia Farm to Fork. Durante l’incontro di lunedì 11 dicembre scorso a Bruxelles, molti Ministri dell’Agricoltura hanno ampiamente espresso sostegno per andare avanti e trovare un compromesso praticabile sulla proposta della Commissione. Diversi Ministri hanno anche deplorato la decisione del Parlamento europeo, che in novembre non solo ha respinto la proposta di posizione negoziale sul SUR, ma ha anche votato contro il proseguimento dei lavori da parte della Commissione Ambiente, lasciando di fatto la proposta di Regolamento in una fase di stallo.
Non tutti i Ministri però hanno condiviso il tentativo della Presidenza spagnola di trovare un compromesso: alcuni Stati membri tra cui l’Italia si oppongono alla ripresa della discussione sul Regolamento SUR. “Dobbiamo accettare che ci sono ancora una serie di questioni non risolte, in particolare per quanto riguarda la valutazione dell’impatto di questa proposta di regolamento sull’intero sistema produttivo in Europa”, ha detto il ministro italiano Francesco Lollobrigida. Le conclusioni del Consiglio AgriFish sembrano comunque riaprire il confronto tra le componenti del Trilogo UE e diventa a questo punto determinante il mantenimento della proposta della Commissione europea per un regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (SUR) efficace e con obiettivi vincolanti per gli Stati membri.
Per questo 81 Organizzazioni non Governative europee che rappresentano gli agricoltori, i consumatori, le organizzazioni ambientaliste, per la salute, delle imprese e per i diritti umani, compresa la Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura, hanno inviato una lettera alla Presidente Ursula Von der Leyen, per esprimere il loro sostegno collettivo a un’ambiziosa proposta sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (SUR).
Le 81 Associazioni pur consapevoli della recente decisione del Parlamento europeo di non adottare una posizione, credono fermamente che i temi affrontati nella proposta di Regolamento SUR siano della massima importanza per la salute dei cittadini, la conservazione della natura, l’arresto e l’inversione della perdita della biodiversità, e per il mantenimento di agroecosistemi produttivi e resilienti necessari per garantire la sicurezza alimentare in Europa. I cittadini dell’UE hanno manifestato una crescente consapevolezza dei problemi connessi all’uso dei pesticidi e continuano a chiedere misure efficaci per ridurre l’uso e il rischio dei veleni in agricoltura.
Questo appello collettivo per una riduzione dell’uso di pesticidi è in linea con il più ampio movimento globale per un’agricoltura sostenibile, come definito in vari accordi e convenzioni internazionali. Anche gli scienziati sottolineano costantemente la necessità fondamentale di ridurre l’uso e i rischi associati dei pesticidi, come dimostrato dall’appello firmato da oltre 3000 accademici europei, che mette in guardia i decisori politici sull’impatto dannoso dei pesticidi sulla biodiversità, sui servizi ecosistemici e sulla sicurezza alimentare. Proteggere le risorse naturali necessarie per una produzione alimentare resiliente e sostenibile è fondamentale di fronte alle crescenti sfide ambientali. Senza una seria regolamentazione raggiungere l’obiettivo di una riduzione almeno del 50% dell’uso dei pesticidi entro il 2030 sarebbe impossibile.
Per questo le 81 Associazioni esortano la Commissione Europea a persistere nei suoi sforzi per rispettare questi impegni fondamentali e pertanto non ritirare la proposta di Regolamento SUR, ma a continuare a lavorare intensamente per un compromesso che mantenga obiettivi e norme vincolanti per gli Stati membri, dando priorità alla salute dei cittadini e dell’ambiente, garantendo la sicurezza alimentare a lungo termine.
Il Green Deal europeo è una delle politiche di punta della attuale Commissione che è stata accolta positivamente dalla maggioranza dei cittadini europei e osteggiata dalle potenti lobby dell’agricoltura e dell’industria chimica. Le 81 Associazioni attendono, quindi, con urgenza la ripresa del confronto tra le Istituzioni europee sulla base della proposta della Commissione e la posizione del Consiglio, per riportare il Regolamento SUR ad un nuovo voto da parte del Parlamento UE, per un’agricoltura dell’UE a prova di futuro.

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). È inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.
L’approccio vincente del biologico alle nuove sfide dell’agricoltura: l’esempio del controllo della peronospora in viticoltura
federbioFederBio Servizihomeviticoltura biologicaBologna, 18 dicembre 2023 – Si svolgerà il 16 gennaio 2024 a Roma presso la Biblioteca storica del Consiglio per la ricerca e l’analisi dell’economia agraria – CREA, l’evento “L’approccio vincente del biologico alle nuove sfide dell’agricoltura: l’esempio del controllo della peronospora in viticoltura” alla presenza di istituzioni, rappresentanti e agronomi del mondo del biologico.
Obiettivo del convegno è quello di dare spazio a nuove innovative strategie dedicate alla gestione e controllo della peronospora in viticoltura attraverso il racconto di esperienze autentiche nelle imprese vitivinicole italiane e alle recenti attività sperimentali e dimostrative, rivolte alla difesa della vite biologica tramite mezzi tecnici. L’evento è organizzato nell’ambito del progetto “PNABio – Piattaforma nazionale di attività e servizi per il biologico italiano in movimento” finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), dedicato ed intenzionato a mettere a disposizione al comparto biologico agroalimentare nuove conoscenze per sistemi sempre più sostenibili e adeguatamente biologici.
Al fine di favorire l’interconnessione tra progetti con finalità convergenti, l’iniziativa viene condivisa entro le finalità del progetto METinBIO, un esempio virtuoso di attività partecipata tra i diversi portatori di interesse del biologico, con l’obiettivo di fornire un supporto tecnico-scientifico e tecnologico all’Ufficio PQAI 1 del MASAF per dirimere alcune criticità emerse nel settore dei mezzi tecnici utilizzabili in agricoltura biologica, con particolare riguardo agli aspetti legati al loro inquadramento normativo ed alle non conformità rilevate negli ultimi anni.
Il convegno, organizzato da FederBio e FederBio Servizi con il CREA-Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente, avrà inizio alle ore 10.00. In conclusione sarà offerto un rifresco con la partecipazione di ADAMA – azienda da anni impegnata nella formulazione di nuovi prodotti efficaci sul controllo della malattia della vite.
Per partecipare è necessario effettuare la registrazione al seguente link: https://forms.gle/hAja8aYdkhQVq4Cv8
UFFICIO STAMPA
Contatti: FederBio Servizi Srl
Cristina di Mauro – c.dimauro@federbioservizi.it








