ISMEA pubblica il Rapporto "Bio in Cifre 2025": in aumento ettari, operatori e consumi
agricoltura biologicaBio in cifrehomeismeaISMEA pubblica il Rapporto Bio in Cifre 2025, che fotografa l’evoluzione del settore biologico nel 2024, confermandone la centralità nell’agroalimentare italiano e il consolidamento della leadership a livello europeo, rende noto un comunicato.
La superficie agricola biologica in Italia supera i 2,5 milioni di ettari (+2,4% sul 2023) rappresentando il 20,2% della SAU nazionale, una quota che rende sempre più prossimo il traguardo del 25% fissato dalle strategie UE Farm to Fork e Biodiversità per il 2030. L’Italia si conferma ai vertici europei per questo indicatore con valori decisamente superiori a quelli registrati nelle altre grandi economie agricole continentali (Spagna 12,3%, Germania 11,5%, Francia 9,9%).
La crescita delle superfici è trainata soprattutto da prati e pascoli (+8,2%), mentre risultano in lieve flessione i seminativi e le colture ortive. In aumento anche le colture permanenti. Nel comparto zootecnico, il numero di capi biologici mostra una dinamica complessivamente positiva, in controtendenza rispetto alla zootecnia convenzionale, con incidenze particolarmente rilevanti per caprini, ovini e bovini.
A livello territoriale, il Mezzogiorno concentra il 58% della SAU biologica nazionale, seguito dal Centro (23%) e dal Nord (19%), ma è il Settentrione a crescere a ritmo più elevato (+8,4% a fronte del +3,5% del Meridione).
Prosegue anche la crescita degli operatori biologici, che nel 2024 raggiungono quota 97.160 unità (+2,9% sul 2023). L’aumento riguarda soprattutto le aziende agricole e i produttori esclusivi, mentre nel medio periodo si rafforza il modello dei produttori che integrano produzione e trasformazione, segnale di una maggiore strutturazione del settore.
Sul fronte dei consumi, nel 2024 la spesa domestica per prodotti biologici raggiunge i 3,96 miliardi di euro, con un aumento del 2,9% rispetto al 2023, mentre i volumi crescono del 4,3%, a conferma di una dinamica dei prezzi generalmente più contenuta rispetto ai prodotti convenzionali. Per effetto di queste dinamiche positive, l’incidenza del biologico sulla spesa agroalimentare complessiva torna a crescere, attestandosi al 3,6%.
Fonte: ISMEA
Data: 18/12/2025
Vino, il 24 gennaio a Roma presentazione della “Guida Bio 2026”
homevino biologicoLa viticoltura biologica italiana si prepara a presentare una nuova fotografia del settore con l’arrivo della “Guida Bio 2026”, che sarà svelata al pubblico sabato 24 gennaio a Hotel Villa Pamphili, a Roma. L’appuntamento riunirà produttori, tecnici e figure istituzionali impegnati nel racconto di un comparto che negli ultimi anni ha vissuto una crescita costante in numeri, qualità e consapevolezza ambientale.
Diretta da Antonio Stanzione e pubblicata da Rubbettino Editore, la Guida rappresenta da sette anni un osservatorio sulle realtà vitivinicole italiane che hanno scelto di seguire una gestione sostenibile dei vigneti. Dopo l’edizione 2025, che ha raccolto più di 2.500 vini e 550 aziende, la pubblicazione 2026 amplia ulteriormente il campo d’indagine, includendo territori che spaziano dalle zone alpine alle vigne affacciate sul mare, passando per aree interne e contesti rurali in trasformazione. L’intenzione è offrire una lettura del biologico italiano come mosaico dinamico, espressione di paesaggi diversi e di un approccio produttivo sempre più diffuso.La mattinata sarà dedicata alla presentazione ufficiale della Guida e alla consegna delle “Foglie d’Oro”, il riconoscimento attribuito ai vini che più hanno saputo rappresentare qualità e identità territoriale nel panorama bio. Alla presentazione interverranno figure del panorama istituzionale, tecnico ed enologico, tra cui Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, l’enologo Vincenzo Mercurio e il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. La loro partecipazione conferma il ruolo crescente del biologico nella discussione nazionale su ambiente, agricoltura e scelte di consumo. […]
FONTE
TESTATA: Askanews
AUTORE: redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 14 dicembre 2025
I Paesi con una percentuale maggiore di agricoltura biologica mostrano emissioni di gas serra inferiori
agricoltura biologicaBio&ScienzaCambiamenti ClimaticihomescienzaUno studio pubblicato sul Journal of Cleaner Production ha scoperto che dedicare una quota maggiore di terreni agricoli al biologico riduce le emissioni di gas serra (GHG). Gli autori hanno stabilito che un aumento dell’1% della superficie coltivata a biologico era associato a una riduzione stimata dello 0,06% delle emissioni di gas serra, mentre un aumento dell’1% della superficie destinata a pascolo biologico corrispondeva a una riduzione dello 0,007%. Al contrario, si stima che un aumento dell’1% della superficie totale dei terreni agricoli abbia aumentato le emissioni di gas serra dello 0,131%.
Questo studio si è basato sui dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti sulla superficie agricola dal 1997 al 2010 e sui dati sulle emissioni del Climate Watch del World Resources Institute (CAIT-US). I ricercatori hanno utilizzato questi dati per mappare la distribuzione spaziale delle emissioni agricole per stato, esaminando al contempo la relazione tra agricoltura biologica ed emissioni di gas serra. Attraverso un’analisi di regressione che incorpora popolazione, reddito, tecnologia, superficie agricola totale, superficie coltivata biologica e superficie a pascolo biologico, lo studio ha stabilito stime delle emissioni agricole per stato e ha valutato se le coltivazioni biologiche avessero un effetto statisticamente significativo sulle emissioni complessive di uno stato.
L’analisi ha rivelato che, tenendo conto di altri fattori predittivi come popolazione, reddito, tecnologia e superficie agricola totale, gli stati con percentuali più elevate di terreni coltivati biologicamente e di pascoli gestiti biologicamente erano correlati a emissioni complessive inferiori. L’analisi spaziale ha inoltre identificato un ampio cluster di stati ad alte emissioni situati nelle Grandi Pianure, dove le economie dipendono in larga misura dalla produzione di erba medica, orzo, colza, mais, cotone, sorgo, soia, grano e pascolo del bestiame, mentre un cluster a basse emissioni è stato identificato nella regione nord-orientale degli Stati Uniti.
Come per tutte le analisi su larga scala, sono stati rilevati dei limiti. Lo studio non ha incorporato il carbonio sequestrato nel suolo dall’agricoltura biologica, il che potrebbe portare a stime più conservative dei benefici ambientali dell’agricoltura biologica. Inoltre, le emissioni catturano solo una dimensione dell’impatto ambientale, trascurando altri fattori ambientali come la qualità dell’acqua, la salute del suolo e la biodiversità.
Questi risultati dimostrano il potenziale dell’agricoltura biologica nel mitigare le emissioni di gas serra, incoraggiandone l’espansione. L’analisi spaziale dello studio evidenzia inoltre la distribuzione non uniforme delle emissioni di gas serra negli Stati Uniti e l’importanza di politiche e iniziative specifiche per ogni regione che incentivino l’adozione dell’agricoltura biologica come scelta positiva e rispettosa dell’ambiente per i consumatori.
Fonte: Organic Center
I risultati di un nuovo studio: mangiare biologico può ridurre il rischio di malattie cardiache
homescienzaUn nuovo studio, pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, suggerisce che mangiare cibo biologico può proteggere la salute del cuore. I ricercatori hanno seguito oltre 41.000 adulti danesi per un periodo di 16 anni e hanno scoperto che gli individui che consumavano più frequentemente alimenti biologici hanno sperimentato una ridotta incidenza di malattie cardiovascolari aterosclerotiche (ASCVD), una delle principali cause di morte in tutto il mondo.
Quest studio si basa sulla ricerca di lunga durata “Danish Diet, Cancer, and Health”, che rappresenta una delle indagini ad oggi più complete volte a indagare la relazione tra dieta e salute. I partecipanti hanno compilato questionari dettagliati che riportavano la frequenza con cui consumavano verdura, frutta, latticini, uova, carne e pane o cereali biologici. Le risposte sono state combinate in un “punteggio del cibo biologico”, raggruppando gli individui da consumatori assenti a molto frequenti di alimenti biologici, che è stato poi monitorato insieme agli esiti di salute nel tempo.
Per ogni incremento del punteggio relativo al cibo biologico, i ricercatori hanno osservato una riduzione di circa il 6% del rischio di ASCVD. Il consumo di uova biologiche è stato associato a un minor rischio di ASCVD sia negli uomini che nelle donne, mentre pane e cereali biologici sono risultati particolarmente protettivi tra gli uomini. Sebbene lo studio non stabilisca una causa ed effetto diretti, l’associazione tra consumo di cibo biologico e riduzione del rischio di ASCVD è rimasta costante anche dopo l’aggiustamento dei dati per fattori confondenti legati allo stile di vita.
Questi risultati si inseriscono in un dibattito più ampio sui potenziali benefici per la salute della produzione biologica, che evita pesticidi e fertilizzanti sintetici tossici, riducendo in definitiva l’esposizione alimentare a sostanze chimiche nocive. Studi come questo si aggiungono alla crescente letteratura che suggerisce che la scelta di alimenti biologici favorisce migliori risultati per la salute a lungo termine, soprattutto se combinata con altre abitudini salutari per il cuore.
Fonte: Organic Center
La cucina italiana entra nel patrimonio UNESCO, FederBio: un riconoscimento che premia l’agrobiodiversità
agrobiodiversitàcucina italianain primo pianoUNESCOBologna, 11 dicembre 2025 – La cucina italiana è ufficialmente Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO. Un successo che FederBio accoglie con grande soddisfazione, perché celebra non solo un modello alimentare d’eccellenza basato sul rispetto degli ingredienti, ma soprattutto un intero modo di intendere il cibo che parte dal lavoro degli agricoltori nella tutela della terra e delle varietà colturali. Vengono così valorizzati la trasmissione di sapori e saperi che tiene unite comunità e generazioni, e il legame profondo con i territori che rende unico il nostro modello alimentare.
Un traguardo importante per l’Italia che riconosce la ricca biodiversità dei territori italiani, l’impegno quotidiano degli agricoltori, nonché quella maestria artigianale fatta di competenza e creatività da cui sono nate le ricette divenute simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo.
“Dietro questo riconoscimento c’è l’agrobiodiversità, ci sono tradizioni agricole che proteggono le varietà locali, l’identità dei territori e il legame profondo con la terra, valori che sono riferimento strategico anche per l’approccio agroecologico e le produzioni bio. È da qui che nasce quella cucina stagionale, autentica e sostenibile tanto apprezzata in tutto il mondo – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio -. Si tratta di un patrimonio culturale che affonda le radici nella terra, perché è prima ancora un patrimonio agricolo, di cura e di relazioni. La cucina italiana è il risultato di un sistema produttivo che ha saputo difendere nel tempo la ricchezza dei territori, valorizzando filiere etiche rispettose dell’ambiente e delle persone. È il merito di generazioni di agricoltori che hanno custodito semi autoctoni, preservato tecniche naturali e tramandato di padre in figlio conoscenze antiche. La cultura del buon cibo nasce da una terra sana, coltivata con pratiche che rispettano i cicli naturali, preservano la fertilità del suolo e tutelano i servizi ecosistemici”.
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Dossier “Stop pesticidi nel piatto”: il biologico è totalmente privo di fitofarmaci
homeLegambienteNoPesticidistop pesticidiSu un totale di 4682, nel convenzionale il 47,6% dei campioni contiene pesticidi e oltre il 30% più sostanze insieme, mentre nel bio l’87,7% è completamente libero da fitofarmaci. Cresce il multiresiduo. Sono i dati del dossier annuale Stop pesticidi nel piatto di Legambiente
La fotografia aggiornata dei residui di fitofarmaci negli alimenti mostra un quadro ancora contraddittorio e lontano dalle promesse di un’agricoltura finalmente sicura e sostenibile. È quanto emerge dal dossier Stop pesticidi nel piatto 2025 (pdf) di Legambiente, realizzato con il sostegno di AssoBio e Consorzio Il Biologico, unendo impegno ambientalista, esperienza del biologico e rappresentanza delle imprese, che analizza 4.682 campioni tra frutta, ortaggi, cereali, prodotti trasformati e alimenti di origine animale, provenienti dall’agricoltura convenzionale e biologica.
Se da un lato oltre la metà dei campioni di cibi da agricoltura convenzionale risulta priva di residui (50,94%, dato però in flessione rispetto all’anno precedente in cui i campioni privi di residui erano il 57,32%), dall’altro quasi il 48% contiene tracce di uno o più fitofarmaci. Il 17,33% presenta un solo residuo, mentre il 30,26% multiresiduo, un dato in evidente peggioramento con un incremento del 14,93% rispetto all’anno scorso. Una criticità tutt’altro che marginale, considerando che l’“effetto cocktail” continua a sfuggire al perimetro della normativa europea sull’utilizzo dei pesticidi: le autorizzazioni restano calcolate sostanza per sostanza, come se l’esposizione reale non fosse quasi sempre combinata.
La percentuale complessiva di irregolarità rispetto ai limiti fissati dall’Ue (1,47%) può sembrare contenuta, ma non racconta il rischio reale: non considera le esposizioni cumulative, gli effetti additivi e sinergici, né l’impatto nel tempo su ecosistemi e salute. E la frutta si conferma il comparto più problematico: tre campioni su quattro (75,57%) contengono multiresiduo e il 2,21% risulta non conforme, con frequenti superamenti dei limiti di legge. Nei prodotti orticoli la situazione è migliore, ma resta complessa: residui nel 40,17% dei casi, sebbene con non conformità limitate (1,03%). Meglio i prodotti trasformati (32,89% con residui) e molto positivo il quadro relativo al settore animale, con quasi l’88% dei campioni totalmente esenti, anche se, in questo caso, sarebbe opportuno ampliare l’analisi dei residui includendo anche la presenza di sostanze come gli antibiotici.
Tra le sostanze più rilevate compaiono insetticidi e fungicidi di uso diffuso – Acetamiprid, Boscalid, Pirimetanil, Azoxystrobin, Fludioxonil – mentre diversi casi emblematici raccontano la persistenza di molecole tossiche e vietate come peperoni italiani con Tetramethrin (non più autorizzato dal 2002) o il ritrovamento di DDT in campioni di patate e zucchine, simbolo storico della contaminazione persistente.
Decisamente più rassicurante il biologico: l’87,7% dei campioni analizzati è totalmente privo di residui, solo un caso di irregolarità complessiva, probabilmente dovuta al fenomeno della deriva dei pesticidi dalle aree limitrofe. Un risultato che conferma come i sistemi a basso input chimico siano già oggi un modello efficace e competitivo.
Le proposte di Legambiente per una svolta nelle politiche sui pesticidi
Legambiente chiede un cambio di passo concreto: approvazione urgente del SUR in Europa e del PAN con obiettivi stringenti di riduzione; potenziamento del monitoraggio e del biomonitoraggio ambientale; misure penali chiare contro la produzione e il traffico di pesticidi illegali; supporto reale agli agricoltori nella transizione verso biologico e agricoltura integrata avanzata. Il dossier insiste su un punto politico decisivo: il diritto all’alimentazione sicura non può essere affidato solo ai controlli finali o alle scelte dei consumatori. Serve una visione pubblica, un Green Deal agricolo che non arretri di fronte alle pressioni dell’agribusiness e che introduca strumenti concreti per spingere la transizione ecologica del settore.
Per Legambiente questo significa incentivi mirati per chi converte al biologico, sgravi fiscali e semplificazioni per le aziende che adottano pratiche a basso impatto, un’IVA ridotta sui prodotti bio e sostenibili e un ruolo guida delle istituzioni attraverso mense pubbliche che acquistino in modo strutturale prodotti biologici, locali e di qualità, diventando il motore di un vero cambiamento della domanda. Politiche pubbliche che trasformino il mercato, garantiscano reddito agli agricoltori e assicurino cibo sano e accessibile a tutta la popolazione, non solo a chi può permetterselo. […]
FONTE
TESTATA: La Nuova Ecologia
AUTORE: redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 11 dicembre 2025
Le NGT non sono naturali”: FederBio contro l’accordo Ue. “Così si mette in crisi l’intero sistema bio”
federbiohomeNGTNoOGMIl primo via libera in sede europea raggiunto sulle Nuove Tecniche Genomiche-NGT non piace a FederBio che da questo Regolamento, che deve ancora essere approvato in plenaria dal Parlamento europeo, prevede “un danno enorme per il settore biologico”, come sottolinea la presidente della Federazione, Maria Grazia Mammuccini, in un’intervista esclusiva rilasciata a GreenPlanet. “È una soluzione che non dà garanzie agli agricoltori che hanno scelto di produrre senza utilizzo di organismi geneticamente modificati – osserva la presidente di FederBio -, perché anche le NGT sono organismi geneticamente modificati, per l’esattezza all’interno della stessa specie, ma sempre di una modificazione genetica si tratta e il biologico non ammette nel suo regolamento l’utilizzo di piante geneticamente modificate. Quindi, la scelta di considerare la tipologia di NGT1, come definisce l’accordo, uguale alle piante selezionate in maniera naturale, può creare un danno enorme al biologico”. “Non sarà più possibile la tracciabilità e separazione delle filiere – prosegue la presidente Mammuccini -, di conseguenza il biologico potrebbe essere contaminato e perdere la certificazione. Non solo, non ci sarà più etichettatura per le NGT, quindi ai cittadini che vogliono scegliere un prodotto senza che contenga organismi geneticamente modificati, non sarà garantita questa trasparenza e questa possibilità”.
“L’altro aspetto fondamentale – prosegue la presidente FederBio – è la questione dei brevetti. Con questa deregulation sugli OGM perderemo anche questa garanzia di non essere contaminati e poi essere denunciati, magari, dalle multinazionali per essersi appropriati di un loro brevetto. Quindi, come si dice, oltre al danno, la beffa!”.
– Però le associazioni agricole in generale hanno plaudito a questa approvazione e tutte quante, in sostanza, dicono che le NGT sono molto lontane dal concetto di OGM.
“È chiaro che nella comunicazione si possono far passare i messaggi che si vogliono, ma la differenza fra le NGT e gli OGM di vecchia generazione è che lì si puntava anche a modificazioni genetiche tra specie e mondi diversi, mentre questi attuali sono all’interno della stessa specie; ma la modificazione genetica c’è comunque ed è una tecnica molto simile a quella con la quale vengono prodotti gli altri. Di fatto abbiamo degli OGM di nuova generazione, ma sempre degli OGM, e in quanto tali, dovrebbero essere regolamentati per garantire principio di precauzione, tracciabilità e separazione delle filiere, così che gli agricoltori che vogliono fare bio e quelli che vogliono fare OGM free abbiano la possibilità di avere norme che garantiscono dalla contaminazione accidentale”. “Ora – prosegue la presidente FederBio -, è chiaro che si deve rispettare la scelta di chi vuole coltivare NGT, ma garantendo trasparenza ai cittadini per chi non le vuole nel proprio cibo, garantendo anche trasparenza e separazione delle filiere per gli agricoltori bio e quelli OGM free che vogliono coltivare secondo un approccio diverso”.
“Tra l’altro – aggiunge la presidente Mammuccini – tracciabilità e trasparenza al cittadino e la questione dei brevetti erano i due punti critici sui quali aveva insistito il Parlamento europeo. Ora, questo accordo del Trilogo non rispetta quell’indirizzo dato dal Parlamento europeo, per cui ci auguriamo che in sede plenaria questa cosa possa essere di nuovo modificata, proprio perché chi coltiva e vuole utilizzare NGT lo possa fare, ma garantendo la libera scelta di tutti. Questo è il punto fondamentale e per questo ci vogliono norme di tracciabilità, di etichettatura, soprattutto sulla questione dei brevetti, perché quello può veramente mettere in difficoltà tanti agricoltori e piccole aziende sementiere che rischieranno nel loro lavoro di utilizzare materiale brevettato e subire cause per contraffazione”.
– Ma le NGT non possono offrire il vantaggio di assicurare soluzione ai problemi delle fitopatie e dei cambiamenti climatici, come sostengono in molti?
“Siamo in una situazione talmente complessa che non può essere la singola caratteristica introdotta in una pianta a risolvere il problema. Nel senso che abbiamo di fronte una situazione nella quale c’è un problema legato a malattie, ma sappiamo bene che quando si innescano selezioni di questo tipo, così come è successo per gli OGM, si sviluppano piante resistenti e, di conseguenza, quella modificazione durerà qualche anno e dopo si dovrà ricorrere a ulteriori modificazioni. Ma anche la famosa questione della resistenza alla siccità, la resistenza all’eccesso di acqua, abbiamo una situazione così anomala nell’impatto del cambiamento climatico che sullo stesso territorio ci sono lunghi periodi di siccità seguiti a lunghi periodi di piogge torrenziali”.
“Questa situazione articolata – aggiunge la presidente FederBio – richiede dunque soluzioni complesse e il biologico le vuole affrontare proprio così, attraverso l’approccio agroecologico che guarda alla fertilità del suolo, alla biodiversità, alla scelta della giusta varietà per i diversi territori, a ridurre l’uso della chimica di sintesi, all’uso di prodotti innovativi come gli induttori di resistenza che sviluppano le naturali difese delle piante. In una visione agroecologica la resilienza non deriva da una singola pianta, ma dalla tenuta del sistema agronomico nel suo complesso”.
“Se si vuole ricercare nell’ambito del biocontrollo e della strategia agroecologica, insomma – conclude la presidente Mammuccini – si possono trovare soluzioni innovative molto più avanzate delle NGT. Quindi credo che, da questo punto di vista, la ricerca debba andare avanti in ogni direzione, e soprattutto si deve investire in una ricerca che guardi al biologico e all’agroecologia in maniera più forte di come abbiamo fatto fino ad oggi”. […]
FONTE
TESTATA: GreenPlanet
AUTORE: Cristina Latessa
DATA DI PUBBLICAZIONE: 9 dicembre 2025
L'accordo del trilogo NGT rappresenta un grosso rischio per la sovranità alimentare europea: il Parlamento deve intervenire per porvi rimedio
homeIFOAM Organics EuropeNGTNoOGMOGMBRUXELLES, 4 DICEMBRE 2025 – A seguito delle forti pressioni politiche sulla proposta legislativa delle cosiddette “Nuove Tecniche Genomiche”, le istituzioni dell’UE hanno raggiunto un accordo provvisorio che presenta gravi carenze per agricoltori, allevatori, produttori, consumatori e ambiente. IFOAM Organics Europe esorta ora i responsabili politici del Parlamento a correggere questo errore e a difendere le loro richieste originali in materia di brevetti sulle colture NGT e sulla tracciabilità.
“L’accordo provvisorio è una testimonianza lampante della continua pressione per forzare una conclusione sulla proposta NGT il prima possibile e a qualsiasi costo. La posta in gioco di questi negoziati è alta: in gran parte sulla base di promesse ipotetiche sulla potenziale sostenibilità degli NGT, il futuro dell’allevamento, dell’agricoltura e dell’alimentazione europea è messo a rischio, così come la libertà di scelta dei consumatori e il loro diritto di sapere cosa contengono i loro alimenti sulla base di chiare disposizioni in materia di etichettatura”, ha affermato Jan Plagge, presidente di IFOAM Organics Europe.
Ha poi aggiunto: “Nel 2024, i deputati europei di tutto lo spettro politico hanno giustamente votato per introdurre un approccio chiaro nella posizione ufficiale del Parlamento, sia sul tema dei brevetti sulle colture di NGT sia su un’etichetta di prodotto basata sulla completa tracciabilità della filiera, a tutela della libertà imprenditoriale delle aziende alimentari europee. Ora che il fascicolo torna alla commissione ENVI e alla plenaria, il Parlamento deve cogliere quest’ultima opportunità per difendere queste importanti garanzie, anziché essere costretto ad accettare un accordo negoziato che si è allontanato molto dalle sue richieste iniziali”.
Jan Plagge conclude: “Questo accordo di trilogo non include alcuna disposizione efficace per limitare la portata dei brevetti e proteggere la libertà di operare dei tradizionali costitutori europei. Senza una soluzione giuridica efficace, l’UE rischia di ostacolare la vera innovazione nel miglioramento genetico vegetale, anziché promuoverla. È difficile comprendere come i negoziatori del Parlamento possano semplicemente tirarsi indietro di fronte alle chiare richieste del Parlamento europeo di proteggere le PMI europee e la sovranità alimentare”.
Fonte: IFOAM Organics Europe
Giornata Mondiale del Suolo FederBio: tutto il nostro cibo proviene dal suolo, ma ne perdiamo 159 m² ogni minuto. Salviamolo ora.
Giornata Mondiale sul SuolohomeSuoloBologna, 4 dicembre 2025 – Il suolo è fonte di vita, custode di biodiversità, ma continua a essere consumato e degradato a ritmi insostenibili. In occasione del World Soil Day, dedicato quest’anno al tema “Suoli Sani per Città Sane“, FederBio richiama l’attenzione sull’importanza di una gestione sostenibile di questa risorsa non rinnovabile, sottolineando il legame diretto tra la salute dei terreni, la sicurezza alimentare e il benessere delle popolazioni.
Nel 2024, in Italia, sono scomparsi 83,7 chilometri quadrati di suolo, trasformati in nuove superfici cementificate o asfaltate, con un incremento del 15,6% rispetto all’anno precedente. Lo segnala l’ultimo Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” a cura dell’ISPRA e del Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che evidenzia come l’erosione proceda a un ritmo allarmante: ogni secondo si perdono circa 2,7 m² di terreno, pari a quasi 230.000 m² al giorno. Il consumo netto ha superato i 78,5 chilometri quadrati, il valore più alto dell’ultimo decennio, con conseguenze gravi sui servizi ecosistemici.
“Sebbene il suolo sia una risorsa vitale, viene eroso giorno dopo giorno mettendo a rischio il nostro futuro – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – La fragilità di questa risorsa si riflette direttamente sulla salute umana: un suolo fertile e resiliente è infatti in grado di tutelare la biodiversità, assorbire l’eccesso di carbonio che destabilizza il clima, garantire la tenuta idrogeologica e consentire all’agricoltura di produrre alimenti sicuri e di qualità. In questo scenario, valutiamo positivamente la nuova Direttiva europea sul monitoraggio e la resilienza dei suoli che rappresenta un passo avanti decisivo verso l’obiettivo del loro risanamento, anche se per produrre effetti reali deve essere recepita urgentemente da tutti gli Stati membri. Nonostante le evidenze scientifiche sui benefici dell’agroecologia per la fertilità dei terreni, la normativa resta in ritardo: mentre per acqua e alimenti il sistema di controlli ambientali e sanitari monitora la presenza di principi attivi di sintesi chimica, nel suolo, primo organo recettore delle sostanze utilizzate nell’agricoltura convenzionale, la presenza di molecole potenzialmente dannose per l’ambiente non viene rilevata sistematicamente. Così il suolo – base fondamentale che ci fornisce tutti i giorni il cibo – non gode di tutele specifiche. Colmare questa lacuna è essenziale, perché un suolo fertile e resiliente è la condizione necessaria per garantire sicurezza alimentare e benessere”.
Parallelamente al consumo di suolo, si assiste anche a un suo progressivo deterioramento. Le anticipazioni del rapporto “Status of the World’s Soils”, che aggiorna il quadro tracciato dalla FAO nel 2015, sottolineano come la salute del suolo sia oggi una delle grandi emergenze globali, al pari di clima e biodiversità. Erosione, perdita di sostanza organica, cattiva gestione dei nutrienti, inquinamento, salinizzazione, perdita di biodiversità e urbanizzazione stanno erodendo la capacità dei terreni di produrre cibo, trattenere carbonio, regolare il ciclo idrico e sostenere la vita. I suoli sani sostengono i servizi ecosistemici, ma in molti casi, la situazione continua a peggiorare invece di migliorare.
In questo contesto un elemento positivo arriva dai dati recentemente diffusi dall’Osservatorio Agrofarma che, confrontando il triennio 2021-2023 con quello 2012-2014, ha registrato un calo del 18% nell’uso dei fitosanitari di sintesi, una delle principali cause del depauperamento del suolo, e un aumento del 133% dei principi attivi di origine naturale. Un segnale che anche l’agricoltura convenzionale si sta sempre più orientando verso soluzioni sostenibili.
“La crescente attenzione verso i principi attivi di origine naturale conferma i benefici concreti dell’agroecologia in termini di tutela della salute, dell’ambiente e della biodiversità. In una fase cruciale come quella attuale, lo sviluppo dell’agricoltura biologica rimane lo strumento più efficace per ridurre l’uso della chimica di sintesi e offrire soluzioni innovative all’intero settore agricolo. Occorrono però investimenti strategici in ricerca e innovazione e una normativa specifica per la registrazione dei prodotti per il “biocontrollo”, evitando così di ritardare l’accesso ad alternative naturali che già potrebbero essere disponibili per gli agricoltori. Salvaguardare la salute dei suoli è una responsabilità collettiva, significa garantire sicurezza alimentare e benessere alle future generazioni. In questo le scelte alimentari hanno un ruolo decisivo, prediligere cibo biologico è un atto di responsabilità e un investimento concreto per un futuro sostenibile”, conclude Mammuccini.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali.
Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
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L’accordo per la deregulation dei nuovi OGM va bocciato nelle aule
#ItaliaLiberadaOGMhomeNoOGMOGMTEAOrganizzazioni contadine, dell’agricoltura bio e società civile criticano l’accordo politico al Trilogo europeo per la deregolamentazione degli organismi geneticamente modificati ottenuti con nuove tecniche genomiche. “Ora la plenaria dell’Europarlamento bocci la proposta e i governi la rifiutino”
Bologna, 04 dicembre 2025 – Le organizzazioni contadine, dell’agricoltura biologica, ambientaliste, in difesa dei consumatori e della società civile che in Italia si battono contro la deregolamentazione dei nuovi OGM condannano senza appello l’accordo raggiunto nella serata di ieri da Commissione Europea, Parlamento e Consiglio UE sul regolamento relativo alle cosiddette Nuove Tecniche Genomiche (ribattezzate TEA – Tecniche di Evoluzione Assistita – dalla propaganda italiana).
L’accordo prevede l’accettazione dell’arbitraria divisione in due categorie di OGM: NGT1 e NGT2. La prima, che include prodotti di laboratorio considerati equivalenti a quelli della natura, eliminerebbe gli obblighi di etichettatura, tracciabilità e valutazione del rischio. In questa categoria, attualmente ricade il 94% dei nuovi OGM in fase di studio. Nella categoria NGT2 dovrebbero finire soltanto OGM ottenuti con modifiche di parti del genoma più ampie di una soglia arbitraria di 20 nucleotidi, o quelli con caratteristiche come la resistenza agli erbicidi o la produzione di tossine insetticide. Per questo gruppo ristretto di nuovi OGM si profila una legislazione simile a quella oggi esistente, compresa la possibilità degli Stati membri di un “opt out”, ovvero una moratoria sulla coltivazione.
La liberalizzazione delle NGT1, dietro la falsa premessa di un’equivalenza con i prodotti naturali, aprirebbe di fatto la strada alla diffusione senza tracciabilità né responsabilità. La contaminazione in campo sarebbe dunque incontrollata ed esporrebbe l’agricoltura biologica o libera da OGM alla perdita della certificazione o del suo status sul mercato, oltre a determinare una potenziale perdita per la grande biodiversità agraria del paese. La migrazione di geni brevettati, inquinando i campi degli agricoltori che non hanno acquisito la semente, esporrebbe questi ultimi alla richiesta di danni da parte delle multinazionali proprietarie dei brevetti. Per chi fa selezione di sementi convenzionali o per il biologico, il rischio di utilizzare materiale brevettato renderebbe difficile continuare ad operare. Ciò porterebbe all’auto-esclusione di alcuni attori da determinate colture o pool genetici dove si concentrano molti brevetti, per la paura di cause legali da parte dei colossi dell’agrochimica che li detengono.
I consumatori, in tutto questo, sarebbero lasciati all’oscuro, senza alcuna etichetta – oggi obbligatoria per i prodotti OGM – sulla quale basare le proprie scelte di acquisto, prendersi cura della propria salute e dell’ambiente. Il silenzio assordante delle catene dei supermercati e il favore delle grandi associazioni di categoria non aiuta il pubblico a farsi un’idea. La scarsa reattività e conoscenza del tema da parte della maggior parte delle forze politiche italiane è altrettanto disarmante.
Dopo questo accordo, sono attesi un passaggio di approvazione in Consiglio UE, dove siedono i Ministri dell’Agricoltura dei 27, e un voto di ratifica del Parlamento Europeo. Le maggioranze sono ancora aperte in questi spazi. Pertanto, le organizzazioni firmatarie chiedono alla politica di mobilitarsi e far naufragare, al momento dei voti decisivi, questo pessimo accordo per le persone, l’agricoltura e il pianeta. I TEA sono OGM e come tali devono essere regolamentati.
[1] Centro Internazionale Crocevia, Associazione Rurale Italiana, Federbio, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biodinamica, FIRAB, Fairwatch, Federazione Nazionale Pro Natura, LIPU, Movimento Consumatori, Navdanya International, Terra!, Slow Food Italia, Legambiente, Greenpeace.
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