Passo avanti del Piano d'azione Nazionale per il biologico
Bio made in ItalyfederbiohomeFederBio esce soddisfatta dal tavolo che si è tenuto al Ministero dell’Agricoltura, presieduto dal sottosegretario al Masaf Luigi D’Eramo, nel corso del quale è stata presentata una prima bozza e un percorso di lavoro sul Piano d’azione Nazionale per il biologico, in attuazione della legge sul biologico approvata dal Parlamento un anno fa e degli indirizzi dati dalla Commissione europea con il Piano d’azione europeo di settore.
«È fondamentale – commenta FederBio – che il governo abbia finalmente dato avvio al confronto su uno strumento indispensabile per sostenere la transizione ecologica dei sistemi agroalimentari italiani».
In particolare FederBio ritiene positivo che gli assi inseriti nel Piano d’azione facciano riferimento a una strategia che riguarda sia l’aumento della domanda interna sia l’incremento della produzione di prodotti bio, in linea con l’obiettivo del raggiungimento del 25% di superficie coltivata a bio entro il 2027 previsto dalla Pac. Importante, inoltre, l’asse dedicato a ricerca e innovazione, indispensabile per rafforzare ulteriormente il contributo del biologico alla sostenibilità dei sistemi agricoli e alimentari. Il Piano contiene misure fondamentali per lo sviluppo del mercato, a partire dal marchio Made in Italy bio, strumento che contribuisce a valorizzare il ruolo degli agricoltori e l’origine della materia prima oltre a rafforzare sia la promozione sia l’export, già in grande crescita. […]
FONTE
TESTATA: L’Informatore Agrario
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 14 aprile 2023
Food Bio con il turbo
Bio made in ItalyfederbiohomeMammucciniNel 2022 sono aumentati in Italia sia gli operatori certificati che la superficie coltivata. Più della metà dei prodotti finisce all’estero. In borsa una manciata di azioni promette performance superiori al 40%
I sapori di campagna a ritmo di città. Tutta Milano è tappezzata con la nuova pubblicità di Cortilia che parla ai consumatori per abbatterei pregiudizi sui prodotti biologici e salutistici, consegnati a casa con un semplice clic. Obiettivo: promuovere i valori del bio per superare il paradosso che l’Italia
vende all’estero (principalmente Germania, Nord Europa e Stati Uniti) ciò che non apprezza in casa con il risultato che i consumi domestici non decollano. Eppure, il Bel Paese è leader nel settore per quota di superficie agricola, operatori ed export.
Coldiretti anticipa a Milano Finanza che secondo le prime stime degli organismi di certificazione, in attesa dei dati ufficiali, nel 2022 il numero di operatori certificati bio è aumentato del +6,55% a 91.784 unità, contro le 86.144 del 2021. Anche la superficie biologica è cresciuta di circa 94 mila ettari (+4,31% rispetto al 2021). Mentre «oltre il 50% della produzione nazionale di prodotti biologici è venduta all’estero», sottolinea Francesco Giardina, direttore dell’Associazione delle imprese biologiche di Coldiretti. La crescita del biologico va al traino delle esportazioni e delle dinamiche dei consumi fuori casa, in forte crescita grazie alla ritrovata socializzazione degli italiani, indica Silvia Zucconi, responsabile market intelligence di Nomisma.
Nella ristorazione commerciale e collettiva i consumi di prodotti bio hanno registrato un balzo significativo, +53% nel 2022 rispetto al 2021. Complessivamente i consumi interni di bio valgono 5 miliardi di euro, con una spesa pro capite in Italia ferma a 60 euro a persona «dato basso se paragonato a Francia e Germania (180euro) e soprattutto Danimarca e Svezia (400 euro), gap solo in parte spiegabile con il differente potere di acquisto delle famiglie nei vari paesi», continua Zucconi, secondo la quale il consumatore italiano ha bisogno di comprendere valori e identità del marchio biologico: «Il 28%sostiene di non avere informazioni sufficienti per farlo. Veicolare con uno story telling efficace e chiaro gli attributi identitari del biologico è fondamentale, una campagna di informazione rappresenta uno strumento per far crescere ancora i consumi anche perché le scelte alimentari hanno un ruolo determinante nella tutela della salute e dell’ambiente». Per questo sono necessarie azioni mirate.
Da un lato, suggerisce Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, bisogna fare una campagna di informazione pubblica sui prodotti biologici che coinvolga anche le associazioni e le imprese per far capire cosa significa consumare questa tipologia di prodotto non solo per la propria salute, ma anche per le ricadute sull’ambiente e sul clima; dall’altro lato, fissare il giusto prezzo per il produttore agricolo ma che non comporti un prezzo eccessivo per il cliente finale. Ecco perché è necessario creare una filiera integrata con una maggior efficienza, eliminando i passaggi inutili, e contemporaneamente abbassare i costi di certificazione. È da tre finanziarie che FederBio chiede il credito d’imposta per i costi di certificazione. Al contempo, bisogna abbassare l’Iva sui prodotti bio, puntando ad azzerarla per le forniture alle mense pubbliche. «Tutte politiche che potrebbero favorire ulteriormente i consumi perché un aumento della produzione, anche grazie agli incentivi dell’Ue, senza una crescita dei consumi abbassa i prezzi e mette fuori gioco i produttori agricoli. Si rischia un effetto boomerang», avverte Mammuccini. […]
FONTE
TESTATA: Milano Finanza
AUTORE: Francesca Gerosa
DATA DI PUBBLICAZIONE: 15 aprile 2023
Biologico e agricoltura 4.0. L’alleanza per sfamare il mondo e difendere il clima
federbiohomeMammucciniL’agricoltura di precisione per risparmiare acqua, l’agroecologia per catturare il carbonio e difendere la biodiversità
Mentre aumenta il fabbisogno alimentare planetario – secondo la Fao nel 2050 la richiesta di cibo sarà il 50% più alta rispetto al 2010 – crescono le perplessità sulla capacità dell’agricoltura di produrre il cibo sufficiente a sfamare i 10 miliardi di persone che abiteranno il pianeta. Prima di tutto: stanno diminuendo i terreni adatti alla coltivazione. Uno studio Onu ha evidenziato che ogni anno si perdono 24 miliardi di tonnellate di suolo agricolo fertile, un dato catastrofico considerando che per ottenerne solo 5 centimetri occorrono fino a mille anni. Decenni di agricoltura intensiva stanno restituendo un suolo sempre più impoverito che, per essere produttivo, richiede l’impiego di una quantità crescente di fertilizzanti, dando luogo a un circolo vizioso. Senza considerare che l’approvvigionamento dei concimi sintetici è una variabile che risente delle crisi e degli equilibri internazionali. Come è accaduto nel caso del conflitto Russia/Ucraina che ha portato alle stelle i prezzi dei fertilizzanti (+150% rispetto al 2021).
Agricoltura 4.0
Una soluzione per affrontare le sfide del settore agroalimentare può venire dalle tecnologie digitali innovative. Il mondo agricolo guarda con interesse crescente all’innovazione applicata all’agricoltura: l’agricoltura 4.0 sta entrando in un numero sempre maggiore di aziende agricole. Stazioni agrometeorologiche e satelliti per prevedere eventi meteo, sensori nei campi in grado di analizzare il tasso di umidità del terreno, sistemi basati su IoT e intelligenza artificiale per ottimizzare la distribuzione di fertilizzanti e pesticidi, utilizzo di attrezzature di precision farming, droni per analizzare lo stato del terreno e delle coltivazioni. Il risultato è un minor consumo (e minore spreco) di risorse come acqua, concimi e diserbanti, maggiore qualità del prodotto, lavorazioni più efficienti, minor rischio di perdita del raccolto in situazioni di emergenza. Ne guadagna anche l’ambiente, grazie alla riduzione del consumo di suolo, alla minor erosione e al risparmio idrico. La metà delle aziende agricole italiane ha adottato più di una soluzione, in media 3. Le più diffuse sono quelle basate sulla tecnologia cloud computing, i QR Code, le applicazioni per il monitoraggio del percorso dei mezzi, per il controllo della catena del freddo e per la tracciabilità alimentare. Lo scorso anno in Italia gli investimenti in agri-tech hanno raggiunto i 2,1 miliardi di euro, crescendo del 30% rispetto al 2021 e quintuplicando rispetto a soli 5 anni fa. Il risultato è che nel nostro Paese ci sono circa un milione di ettari di aree agricole coltivate ricorrendo a tecnologie innovative. In pratica l’8% del totale, erano il 6% due anni fa (dati dall’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano).
Per vincere le sfide serve un nuovo modello
Ma mentre sull’agricoltura di precisione che permette di risparmiare acqua e di fare interventi mirati il consenso è ampio, l’idea di un’agricoltura che fa a meno del suolo crea una forte divisione. Per il mondo del biologico significherebbe rinunciare a uno degli obiettivi fondamentali della coltivazione della terra: difendere l’equilibrio tra suolo e aria, mantenere intatta la vitalità del terreno che è la base della biodiversità e della stabilità climatica. Se le innovazioni tecnologiche hanno un ruolo chiave, il futuro dell’agricoltura non può infatti essere risolto solo in termini di tecnologici dimenticando l’importanza della conservazione del suolo. L’agricoltura non serve solo a produrre cibo ma, se praticata secondo un approccio agroecologico, svolge molte funzioni: difende la molteplicità delle forme di vita, nutre il terreno riducendo il rischio idrogeologico, cattura il carbonio dando un contributo fondamentale alla difesa del clima.
“È stato dimostrato che la conversione all’agricoltura biologica incrementa il sequestro annuo di carbonio organico. Infatti, nei terreni coltivati con il metodo bio l’accumulo annuo di carbonio organico nel suolo è pari a 3,5 tonnellate per ettaro, mentre negli altri si ferma a 1,98”, precisa Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.
L’agroecologia gioca un ruolo significativo anche di fronte agli eventi meteorologici estremi: i suoli gestiti con tecniche bio contengono più biomassa e hanno una maggiore stabilità e biodiversità rispetto a quelli coltivati con il convenzionale. Dunque trattengono meglio l’acqua, rappresentando una forma di protezione in caso di siccità e inondazioni. In questo scenario l’innovazione tecnologica rappresenta un elemento complementare rispetto alla crescita del biologico, indispensabile per rispondere all’insieme delle sfide del settore. In questa direzione si è sviluppato OltreBio. Il progetto portato avanti in Puglia, una delle regioni italiane più produttive in termini di biologico ha ottenuto ottimi risultati nella coltivazione di viti e ciliegi con un innovativo approccio ecosistemico che prevedeva la gestione integrale del suolo, dell’acqua e delle risorse viventi.
“Grazie all’utilizzo di antagonisti e di preparati microbiologici in grado di contrastare i parassiti e, in contemporanea, all’utilizzo di una sensoristica avanzata per il monitoraggio microclimatico si potranno gestire meglio le avversità e avere un suolo più fertile”, spiega Luigi Tarricone del Crea. […]
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TESTATA: The Huffington Post
AUTORE: Maria Pia Terrosi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 aprile 2023
FederBio: positivo il lavoro sul Piano d’azione nazionale per il biologico annunciato dal Sottosegretario del MASAF D’Eramo
federbiohomepiano d'azione per il biologicoPiano Strategico NazionaleBologna, 13 aprile 2023 – FederBio esce soddisfatta dal Tavolo che si è tenuto di ieri al Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, presieduto dal Sottosegretario D’Eramo, nel corso del quale è stata presentata una prima bozza e un percorso di lavoro sul Piano d’azione nazionale per il biologico, in attuazione della legge sul biologico approvata dal Parlamento un anno fa e degli indirizzi dati dalla Commissione europea con il Piano d’azione europeo di settore.
È fondamentale che il Governo abbia finalmente dato avvio al confronto su uno strumento fondamentale per sostenere la transizione ecologica dei sistemi agroalimentari italiani in un momento nel quale è attuale il dibattito su un modello di produzione alimentare capace di conciliare sostenibilità ambientale e sociale con quella economica. FederBio ritiene positivo che gli assi inseriti nel Piano d’Azione facciano riferimento a una strategia che riguarda sia l’aumento della domanda interna sia l’incremento della produzione di prodotti bio, in linea con l’obiettivo del raggiungimento del 25% di superfice coltivata a bio entro il 2027 previsto dal Piano Strategico Nazionale della PAC. Importante, inoltre, l’asse dedicato a Ricerca e Innovazione, indispensabile per rafforzare ulteriormente il contributo del biologico alla sostenibilità dei sistemi agricoli e alimentari.
Il Piano contiene misure fondamentali per lo sviluppo del mercato, a partire dal marchio Made in Italy bio, strumento che contribuisce a valorizzare il ruolo degli agricoltori e l’origine della materia prima oltre a rafforzare sia la promozione sia l’export, già in grande crescita. Le vendite di prodotti agroalimentari bio italiani si attestano nel 2022 a 3,4 miliardi di euro, con un incremento del +16% rispetto all’anno precedente. FederBio apprezza, inoltre, la spinta ulteriore verso le mense biologiche con la proposta di raddoppiare l’investimento sul Fondo per le mense scolastiche bio.
A sostegno della produzione, la Federazione ritiene fondamentale consolidare l’integrazione nel Piano d’Azione per il biologico con le principali programmazioni previste per il settore agroalimentare, come il Piano Strategico Nazionale della PAC, il PNRR, il Piano d’azione per l’uso sostenibile dei pesticidi. In particolare sul Piano Nazionale della PAC FederBio auspica che, oltre alle risorse destinate alle misure a superficie per conseguire il traguardo del 25% di bio, un’analoga percentuale di risorse sia resa disponibile per assistenza tecnica, consulenza e formazione alle imprese, promozione, comunicazione e per lo sviluppo dei Distretti biologici. Importante, inoltre, la linea del Piano d’Azione dedicata a potenziare l’organizzazione delle imprese attraverso reti, associazioni di produttori e l’interprofessionalità, che per FederBio rappresenta un elemento centrale in questa fase di sviluppo del settore.
“Abbiamo particolarmente apprezzato la velocità e il metodo di lavoro del Sottosegretario, improntato sulla concertazione e collaborazione con tutto il sistema. È importante che si sia arrivati finalmente a un confronto nel merito. Partendo da questa buona base di lavoro sul Piano d’Azione per il biologico, FederBio si sente impegnata a portare il proprio contributo. È inoltre necessario condividere con il Governo e le altre associazioni, chiare indicazioni di priorità e strumenti concreti per l’attuazione del Piano. Poniamo inoltre l’esigenza d’inserire una linea relativa alla fiscalità ambientale, chi sceglie metodi produttivi a favore dell’ambiente, infatti, dovrebbe poter usufruire di un regime fiscale agevolato, che comprenda la riduzione dell’IVA e la possibilità di portare il costo della certificazione bio a credito d’imposta. Sarebbe un segnale importante nella direzione della transizione ecologica dei sistemi agricoli e alimentari”, ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio. La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
UFFICIO STAMPA
Con gli ngt si aggira il divieto degli ogm
federbiohomeMammucciniNGTNelle settimane scorse sono state depositate proposte di legge sia al Senato, da parte del Presidente della 9ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare) che alla Camera, dal Segretario della Commissione Agricoltura, che definiscono i prodotti delle ngt/tea non equiparabili agli ogm ma assimilabili a varietà derivate da mutazioni naturali o selezioni tradizionali. In questo modo si cerca di scavalcare la normativa attualmente in vigore nel nostro Paese che vieta la sperimentazione in campo aperto degli ogm anticipando di fatto eventuali disposizioni europee in materia.
Questa definizione, infatti, è in contrasto con l’attuale normativa europea che, con la sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue, ribadisce come le Ngt non possano essere considerate fuori dal perimetro della Direttiva 2001/18, che definisce e regola gli ogm, obbligando a una valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura. Con un via libera senza regole sulle Nuove tecniche del genoma alimentare (ngt) la prima vittima sarebbe proprio l’agricoltura biologica. Il rischio è pregiudicare gli aspetti distintivi del metodo biologico, poiché senza una regolamentazione adeguata su queste nuove tecnologie sarebbe di fatto impossibile mantenere e rafforzare la propria specificità che le esclude dal processo produttivo.
Per questo è necessario un quadro giuridico che, come avviene per gli ogm, garantisca la protezione da contaminazioni accidentali e la massima trasparenza e tracciabilità delle filiere. Per il mondo del bio, come sostenuto ormai da tempo da Ifoam a livello europeo, è indispensabile che anche sulle ngt sia condotta un’attenta valutazione del rischio e soprattutto vengano elaborati metodi e strategie per identificare i prodotti derivanti dalle ngt affinché si possano attivare i necessari controlli. Questo è fondamentale per garantire tracciabilità e trasparenza e dare quindi ai cittadini la possibilità di effettuare acquisti consapevoli e agli agricoltori di scegliere il metodo di produzione.
L’agricoltura biologica si fonda sull’agroecologia e quindi su un approccio sistemico e trans-disciplinare che vede l’azienda agricola e il territorio rurale come sistema integrato basato sull’interazione tra le migliori pratiche agronomiche ed ecologiche, adatte alle condizioni locali piuttosto che all’uso di input, e orientate prima di tutto alla conservazione e al miglioramento della fertilità dei suoli e dell’agro-biodiversità, alla salvaguardia dell’ambiente e ad una produzione ottenuta con sostanze e procedimenti naturali senza utilizzo di chimica di sintesi. Il metodo di produzione biologico esplica pertanto una duplice funzione economica e sociale da un lato e dall’altro di produzione di beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al governo del territorio, al contrasto e all’adattamento al cambiamento climatico.
In questa direzione l’innovazione fondamentale consiste nell’adottare un approccio olistico in grado di interpretare la complessità della natura e puntare sulla resilienza dei sistemi agroecologici piuttosto che su quella della singola pianta. Per sostenere un tale metodo e la diffusione sempre più ampia del biologico e dell’agroecologia sono necessari investimenti in ricerca, innovazione e sistemi di conoscenza. Occorre quindi che si superino rapidamente le difficoltà burocratiche che stanno bloccando finanziamenti già deliberati da alcuni anni per la ricerca sul biologico e soprattutto è necessario dare rapida attuazione alla legge 23/2022 sull’agricoltura biologica che all’articolo 11 prevede, in coerenza con il Piano d’azione Ue sul biologico, che in sede di ripartizione del Fondo ordinario per gli enti di ricerca finanziati dal Miur una quota parte sia destinata alle attività di ricerca per il biologico e che nel piano triennale del Crea siano previsti interventi per la ricerca nel settore della produzione biologica.
Lo stesso articolo prevede, inoltre, che vengano promossi specifici percorsi formativi nelle Università pubbliche attraverso l’attivazione di corsi di laurea, dottorati di ricerca, master e corsi di formazione in tema di produzione biologica. Tutto ciò è fondamentale affinché la ricerca pubblica sia in linea con l’obiettivo indicato nel Piano Strategico Nazionale della Pac che punta a raggiungere l’obiettivo del 25% di terreni coltivati a biologico al 2027. Investire in ricerca pubblica per la transizione agroecologica è strategico per il nostro Paese. Ed è fondamentale che venga finanziata e portata avanti in maniera trasparente, ponendo attenzione a distinguere tra gli interessi comuni e quelli di una parte dell’industria, puntando a rispondere a quello che i cittadini chiedono in misura sempre crescente, ovvero un’agricoltura veramente sostenibile e agroecologica, che tuteli la biodiversità, le risorse naturali e fornisca cibo sano e di buona qualità.
FONTE
TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 11 aprile 2023
Convegno Scientifico: Cambiamenti Climatici, Salute, Agricoltura
DOVE:
Università di Verona
Aula T1 viale Università 4
QUANDO:
15 aprile 2023 h. 09.00/13.00
Si terrà sabato 15 aprile dalle 9.00 alle 13.00 presso l’Università degli studi di Verona il convegno scientifico dal titolo “Cambiamenti Climatici, Salute, Agricoltura”. Sono previsti crediti formativi per Agronomi, Periti Agrari e Agrotecnici.
Enovitis Bio in campo (7 e 8 giugno 2023)
DOVE:
Cantina Bottenago - Soc. Agr. ErianPolpenazze del Garda (BS)
QUANDO:
7 e 8 giugno 2023
ENOVITIS IN CAMPO BIO è un’opportunità dedicata ad approfondire specificamente, e concretamente, le migliori tecniche di coltivazione per la conduzione di un vigneto in agricoltura biologica. L’iniziativa è frutto di un progetto di FederBio Servizi in collaborazione con Unione Italiana Vini con la partecipazione di sponsor tecnici.
Sarà possibile assistere alle dimostrazioni in campo delle più moderne tecnologie, materiali e attrezzature impiegabili in tutte le operazioni agronomiche necessarie per l’ottenimento di produzioni vitivinicole biologiche. Pertanto, con lo scopo di raffigurare realisticamente la conduzione di un vigneto BIO, è data – alle aziende sponsor – l’opportunità di esibire e dimostrare live le diverse tecniche, operazioni colturali, e macchinari ed attrezzature innovative impiegabili per l’ottenimento delle stesse.
Scopri tuti i dettagli dell’iniziativa in programma per il 7 e 8 giugno 2023 presso la Cantina Bottenago – Soc. Agr. Erian a Polpenazze del Garda (BS).
Vinitaly Bio (dal 2 al 5 aprile 2023)
DOVE:
Padiglione F (Vinitaly Bio)Veronafiere, Verona (VR)
QUANDO:
Dal 2 al 5 aprile 2023
Vinitaly Bio è il salone dedicato al vino biologico certificato prodotto in Italia e all’estero. È la vetrina più interessante a livello nazionale per i produttori di vino bio che vogliono promuovere le proprie etichette sostenibili e giunge quest’anno alla sua ottava edizione.
Per dare ulteriore visibilità alle aziende certificate e per permettere al visitatore professionale di degustare vini biologici provenienti dall’Italia e dall’estero, verrà allestita anche quest’anno l’Enoteca Bio. Saranno organizzate delle Materclass in collaborazione con FederBio, dove i produttori avranno la possibilità di presentare e fare degustare i propri vini ai buyer nazionali ed esteri.
FederBio: vini biologici protagonisti della 55a edizione di Vinitaly
federbiohomevinitalyBioLa Federazione del biologico torna al Salone internazionale dei vini e distillati nell’area dedicata VinitalyBio, dove propone diverse MasterClass con degustazione delle migliori etichette bio.
Bologna, 3 aprile 2023 – Il vino biologico piace sempre di più. Grande affluenza all’ottava edizione di VinitalyBio, il Salone dedicato al vino biologico certificato, che si sta svolgendo a Verona Fiere all’intero di Vinitaly 2023. L’Italia si conferma tra i leader mondiali nella produzione di vino biologico, un comparto che sta riscuotendo crescente successo sia a livello nazionale che internazionale. Con 128 mila ettari di vite coltivata con metodo biologico, il nostro Paese detiene il primato per incidenza di superficie vitata bio: il 19% sul totale della viticoltura nazionale. Negli ultimi 10 anni le superfici di vite coltivate a bio sono aumentate di oltre il 145%.
Inoltre, da un’indagine condotta da Nomisma-Wine Monitor risulta che 1 italiano su 2 preferisce il vino biologico per la qualità legata all’attenzione alla sostenibilità ambientale. Il vino bio Made in Italy è particolarmente apprezzato anche all’estero, dove vale il 19% dell’esportazione globale di agroalimentare bio, che in termini assoluti ammonta a 626 milioni di euro di vino bio italiano venduto all’estero nel 2022, +18% rispetto all’anno precedente e una quota sul totale dell’export vitivinicolo italiano dell’8% (dati Nomisma Osservatorio Bio).
Nella sezione VinitalyBio sarà possibile partecipare alle MasterClass, organizzate da FederBio per VeronaFiere, dedicate alle principali regioni produttrici di etichette biologiche. Dopo il Veneto, le degustazioni proseguono il 4 aprile con le migliori proposte di Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Marche, Campania ed Emilia Romagna.
“Siamo davvero soddisfatti per la grandissima partecipazione di pubblico alla 55esima edizione di Vinitaly che si riconferma come uno degli eventi di riferimento dell’intera filiera vinicola a livello mondiale – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio -. Da rilevare il grande l’interesse per il vino biologico, che si distingue unendo l’identità territoriale, data delle denominazioni d’origine, alla certificazione biologica. Il vino bio Made in Italy valorizza le zone di provenienza e premia il lavoro di tanti viticoltori che hanno scelto di produrre in maniera sostenibile a tutela della fertilità del suolo, della biodiversità, contribuendo al contrasto al cambiamento climatico e alla valorizzazione del territorio rurale”.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio. La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
UFFICIO STAMPA
Tornano con la seconda edizione gli EU Organic Awards
EUOrganicAwardsDopo il successo dello scorso anno, tornano gli EU Organic Awards.
A sostegno delle politiche europee per la promozione dell’agricoltura biologica, elemento chiave per il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal europeo e delle sue strategie Farm to Fork e Biodiversità, tornano con la seconda edizione gli EU Organic Awards. I premi per i migliori produttori biologici in Europa valorizzano le eccellenze della filiera del Bio Europea e fanno parte del piano d’azione per lo sviluppo della produzione biologica, adottato dall’Europa con l’obiettivo di raggiungere il 25% dei terreni agricoli dell’UE condotti in bio.
Le categorie scelte a cui possono candidarsi gli operatori europei sono sette:
- Categoria 1: Miglior agricoltore biologico (femmina) e Miglior agricoltore biologico (maschio)
- Categoria 2: Migliore regione biologica
- Categoria 3: Migliore città biologica
- Categoria 4: Miglior “biodistretto” biologico
- Categoria 5: Migliore PMI di trasformazione di alimenti biologici
- Categoria 6: miglior rivenditore di alimenti biologici
- Categoria 7: Miglior ristorante biologico/servizio di ristorazione
Jan Plagge, Presidente di IFOAM Organics Europe, ha dichiarato:
“Siamo orgogliosi di lanciare la seconda edizione degli EU Organic Awards. Sono un ottimo modo per mostrare il potenziale innovativo nel settore biologico dell’UE e il modo in cui il settore contribuisce agli obiettivi delle strategie Farm to Fork e Biodiversità”.
I vincitori saranno annunciati durante una cerimonia di premiazione durante l’annuale Giornata del biologico europeo che si terrà il 25 settembre 2023. Le iscrizioni sono aperte dal 25 marzo 2023 e ci si potrà candidare fino al 14 maggio 2023. Per tutti i dettagli e le informazioni per le iscrizioni visita il sito della Commissione europea.








