FederBio e AssoBio: sulle NGT si rischia la deregulation. La prima vittima è l’agricoltura biologica

Bologna, 17 marzo 2023 – Un via libera senza regole alle Nuove tecniche del genoma alimentare (NGT).  È questo lo scenario che si prospetta dopo la presentazione delle proposte di legge al Senato e alla Camera che aprono alla sperimentazione in campo delle NGT anticipando eventuali disposizioni europee in materia. I prodotti delle NGT/TEA vengono definiti dai promotori delle proposte di legge come non equiparabili agli OGM ma assimilabili a varietà derivate da mutazioni naturali o selezioni tradizionali.

Per FederBio e AssoBio questa definizione è in contrasto con l’attuale normativa europea che, con la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE, ribadisce come le NGT non possano essere considerate fuori dal perimetro della Direttiva 2001/18, che definisce e regola gli OGM, obbligando a una valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura. Le associazioni del biologico esprimono, quindi, grande preoccupazione poiché queste proposte di legge rischiano di pregiudicare gli aspetti distintivi del metodo biologico impedendo ai consumatori una scelta informata.

FederBio e AssoBio, come soci di IFOAM, in coerenza con la posizione assunta a livello europeo, ritengono indispensabile che anche sulle NGT sia condotta un’attenta valutazione del rischio e vengano elaborati metodi e strategie per identificare i prodotti derivanti dalle NGT affinché si possano attivare i necessari controlli. Questo è fondamentale per garantire tracciabilità e trasparenza e dare quindi ai cittadini la possibilità di effettuare acquisti alimentari consapevoli e agli agricoltori di scegliere il metodo di produzione. L’assenza di una regolamentazione su queste nuove tecnologie – denunciano le due associazioni – renderebbe di fatto impossibile mantenere e rafforzare la specificità del biologico che esclude le NGT dal processo produttivo. Per questo è necessario un quadro giuridico che, come avviene per gli OGM, garantisca la protezione da contaminazioni accidentali e la massima trasparenza e tracciabilità delle filiere.

L’agricoltura biologica trova fondamento nell’agroecologia e quindi su un approccio sistemico e trans-disciplinare che vede l’azienda agricola e il territorio rurale come sistema integrato basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali e agronomiche orientate prima di tutto all’incremento della fertilità del suolo, a un alto livello di biodiversità, alla salvaguardia delle risorse naturali. In questa direzione l’innovazione fondamentale consiste nell’adottare un approccio olistico in grado di interpretare la complessità della natura e puntare sulla resilienza dei sistemi agroecologici piuttosto che su quella della singola pianta. È quindi necessario investire sempre maggiori risorse in termini di ricerca, innovazione e sistemi di conoscenza. Le associazioni del biologico sottolineano quindi l’importanza di investimenti strategici in ricerca e innovazione per il biologico e l’agroecologia. Inoltre, è fondamentale a livello nazionale semplificare le procedure burocratiche per accedere ai finanziamenti già deliberati ormai da qualche anno per il biologico, dando rapida attuazione alla legge 23/2022 sull’agricoltura biologica approvata di fatto all’unanimità del Parlamento. La norma, in coerenza con il Piano d’Azione Europeo sul biologico, prevede, infatti, che in sede di ripartizione del Fondo ordinario per gli Enti di Ricerca finanziati dal MIUR, una quota parte sia destinata alle attività di ricerca per il biologico e che nel piano triennale del Crea siano previsti interventi per la ricerca nel settore della produzione biologica.

“Investire in ricerca pubblica per la transizione agroecologica è strategico per il nostro Paese. È fondamentale che venga finanziata e portata avanti in maniera trasparente, ponendo attenzione a distinguere tra gli interessi comuni e quelli di una parte dell’industria. Inoltre, è essenziale attivarsi per valutare i limiti e i rischi delle innovazioni tecnologiche per evitare di compromettere le filiere libere da OGM – dichiara Maria Grazia Mammuccini Presidente di FederBio – In Italia, la ricerca pubblica deve essere in linea con l’obiettivo già fissato di raggiungere entro i prossimi anni il 25% di terreni coltivati a biologico per rispondere a quello che i cittadini chiedono in misura crescente, ovvero un’agricoltura veramente sostenibile e agroecologica, che tuteli la biodiversità, le risorse naturali e fornisca cibo sano e di buona qualità. I produttori biologici e biodinamici stanno già operando in questa direzione in un sistema certificato che necessita di trasparenza e tracciabilità delle filiere”

 “OGM e metodo biologico sono da sempre alternative inconciliabili. Il consumatore vede nel prodotto biologico anche una garanzia di assenza di OGM – evidenzia Roberto Zanoni, Presidente di AssoBio -. Consentire l’impiego delle NGT in ambito biologico confonderebbe il consumatore, destabilizzandolo nelle sue scelte di acquisto. L’Italia, da oltre 20 anni, ha preso la decisione di restare un Paese libero da coltivazioni OGM, e questo è uno dei fattori distintivi del Made in Italy agroalimentare. La deregolamentazione dei nuovi OGM metterebbe a rischio l’intero comparto rendendo impossibile tracciare gli Ogm lungo la catena alimentare. Per AssoBio sono indispensabili regole chiare che scongiurino i casi di contaminazioni anche accidentali.”

FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.

La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.

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Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it

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Tornano i Comuni Liberi da Pesticidi

Comuni Liberi dai Pesticidi, la campagna dedicata agli esempi virtuosi, sarà presentata durante l’evento I Territori amano il Bio, presso Palazzo Valentini – Sala Di Liegro in Via 4 Novembre 19/a, il giorno mercoledì 29 marzo alle ore 9.30.

Sono tantissime le amministrazioni comunali che hanno deciso di ridurre o eliminare del tutto l’uso dei pesticidi nei campi agricoli, nelle aree verdi e di scegliere cibo bio per le mense pubbliche. FederBio, insieme alle associazioni di Cambia La Terra, ha quindi lanciato la campagna Comuni Liberi dai Pesticidicon l’obiettivo di raccontare le buone pratiche intraprese. Fare rete è il modo migliore per estendere il buon esempio nel territorio. Durante l’evento I territori amano il Bio, a cui parteciperanno anche i sindaci dei comuni virtuosi, sarà presentato il nuovo progetto della campagna: un database con le ordinanze comunali sul limite all’uso dei pesticidi. Qui la campagna.

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FONTE


TESTATA: Green Planet
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 14 marzo 2023



Terzo convegno Italiano di Agroecologia (30 e 31 marzo)

DOVE: 

Sala delle Bandiere

Roma, via IV Novembre 149

QUANDO:

30 e 31 marzo 2023

Agroecologia per la rigenerazione dei sistemi agro-alimentari nell’ambito delle strategie dell’Unione Europea

L’agroecologia è uno strumento importante per la realizzazione del Green Deal dell’Unione Europea, così come delineato nelle strategie Farm to Fork e Biodiversità, proposte dalla Commissione UE e approvate dal Parlamento Europeo. L’agroecologia rientra a pieno titolo nella nuova Politica Agricola Comune 2023-2027 per promuovere pratiche sostenibili in agricoltura ed è uno strumento essenziale per la ricerca e l’innovazione nei settori agro-alimentari, con particolare riferimento all’adattamento e alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla tutela della biodiversità. L’approccio agro ecologico viene riconosciuto come il più appropriato per sviluppare soluzioni volte a ripristinare la salute degli ecosistemi, individuare soluzioni di maggiore equità, tracciare un percorso verso la cura degli equilibri del nostro pianeta.

Azioni importanti di queste strategie sono la promozione dell’agricoltura biologica e lo sviluppo delle pratiche agricole sostenibili basate sui principi dell’agroecologia e il ripristino e mantenimento della natura nelle aziende agricole, per conseguire l’obiettivo di almeno il 10% di aree naturali negli agroecosistemi entro il 2030. Per dibattere al meglio dell’importanza dell’agroecologia si terrà a Roma il 30, 31 marzo il Terzo convegno Italiano di Agroecologia.

Saranno diverse le sessioni e i temi che verranno affrontati nelle due giornate, scarica il programma per tutti i dettagli. Il Convegno sarà trasmesso anche in diretta sul canale YouTube della Coalizione CambiamoAgricoltura.


L'Atlante dei pesticidi

Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio è intervenuta, sul numero di marzo della rivista cartacea Terra Nuova, sulla necessità di andare verso pratiche agroecologiche.

«Il 4 febbraio, nell’ambito della Festa del Bio di Milano, la Coalizione cambiamo agricoltura con la Fondazione Heinrich-Böll hanno presentato l’edizione italiana dell’Atlante dei pesticidi, oltre 60 pagine di grafici, cartine, numeri che mostrano la pervasività di queste sostanze in ogni angolo del Pianeta e gli effetti negativi sulla salute delle persone, sulle diverse matrici ambientali (suolo, acqua e aria) e sugli ecosistemi.

Ad oggi nel mondo si utilizzano 4 milioni di tonnellate di pesticidi, il cui mercato globale ha raggiunto un valore di 84,5 miliardi di dollari nel 2019, con un tasso di crescita annuo di oltre il 4% dal 2015. Nell’Unione europea i consumi hanno registrato negli ultimi anni una lieve flessione, così come nel nostro Paese, che resta comunque al secondo posto dopo la Spagna per consumo di pesticidi. Sono ancora troppe le sostanze chimiche di sintesi che vengono utilizzate e per questo la Commissione europea ha presentato la sua proposta di un nuovo Regolamento per l’utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari (il cosiddetto Sur), ora al vaglio del Parlamento e del Consiglio europeo. Molti sono gli attacchi volti a indebolire questa proposta e a ritardarne l’adozione che è invece necessaria e urgente per raggiungere gli obiettivi delle strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 e rendere concreto il processo di transizione ecologica in agricoltura. Per tali obiettivi è fondamentale aumentare la disponibilità di alternative ai pesticidi di sintesi, come sostanze di base o prodotti fitosanitari a base di sostanze presenti in natura.

Tuttavia, poiché l’attuale processo di approvazione dell’Ue per le sostanze attive non è adattato alle sostanze naturali, questo impedisce un aumento della disponibilità di alternative ai pesticidi sintetici. Come affermato dalla Coalizione Cambiamo agricoltura di cui FederBio fa parte: «L’Atlante sui pesticidi è stato concepito per diffondere consapevolezza rendendo accessibili dati e conoscenze. Ora i decisori politici hanno il potere e la responsabilità di dare la spinta decisiva alla transizione agroecologica della nostra agricoltura, sostenendo con convinzione l’approvazione del Regolamento Ue per la riduzione dell’uso dei pesticidi entro il 2023. Devono solo averne il coraggio e la necessaria determinazione».

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FONTE


TESTATA: TerraNuova
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 15 marzo 2023



Biologico è Natura! Eventi nelle Oasi CEA e WWF (Dall'11 al 31 marzo 2023)

DOVE: 

Italia

QUANDO:

Dall'11 al 31 marzo 2023

Il valore dell’Agricoltura Biologica per la Conservazione della Natura

Per divulgare lo straordinario valore dell’agricoltura biologica, il WWF Italia, in collaborazione con FederBio, organizza nel mese di marzo e maggio 48 eventi nelle sue Oasi e Centri di Educazione Ambientale per coinvolgere le persone in attività d’informazione e sensibilizzazione sui temi dell’agricoltura sostenibile e sue relazioni con la conservazione della Natura. Fra le attività previste conferenze con esperti in agricoltura biologica, laboratori didattici per famiglie con bambini e bambine, degustazioni di prodotti biologici, mercati contadini e incontri con agricoltori biologici.

Gli eventi “Biologico è…Natura!” sono realizzati con la sponsorizzazione del progetto europeo BEING ORGANIC in EU, una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea che prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. In particolare, il progetto intende aumentare e rafforzare la considerazione da parte del consumatore verso l’agricoltura biologica europea e la sua qualità; aumentare la consapevolezza e il riconoscimento del metodo e dello standard dell’agricoltura biologica dell’UE; far conoscere il logo biologico dell’UE (per maggiori informazioni https://beingorganic.eu/it/).

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Biologico è… Natura!

Alla scoperta del valore dell’agricoltura biologica per la salute delle persone e degli ecosistemi con 48 eventi nelle Oasi e Centri di Educazione Ambientale WWF da marzo a maggio 

Roma, 15 marzo 2023 – L’agricoltura biologica, priva di sostanze chimiche di sintesi (pesticidi e fertilizzanti), è il modello agroecologico più avanzato e rispettoso dell’ambiente, alternativo al modello convenzionale intensivo. Le aziende agricole condotte con il metodo biologico sono più ricche di natura rispetto a quelle convenzionali, con una maggiore presenza di uccelli, rettili, anfibi e insetti, in particolare Apoidei e Lepidotteri. Nei campi biologici è stato rilevato in generale anche un maggior numero di specie di flora selvatica, in particolare le piante perenni più sensibili agli erbicidi, come il glifosato, e più infrastrutture verdi (alberi, siepi, stagni, ecc.). L’agricoltura biologica tutela anche la straordinaria biodiversità del suolo, dove vivono innumerevoli forme di vita che contribuiscono a mantenere fertili e in salute i terreni, a mitigare il cambiamento climatico, a immagazzinare e depurare l’acqua, prevenire l’erosione. Per divulgare lo straordinario valore dell’agricoltura biologica, il WWF Italia, in collaborazione con FederBio, organizza nel mese di marzo e maggio 48 eventi nelle sue Oasi e Centri di Educazione Ambientale per coinvolgere le persone in attività d’informazione e sensibilizzazione sui temi dell’agricoltura sostenibile e sue relazioni con la conservazione della Natura.

Fra le attività previste conferenze con esperti in agricoltura biologica, laboratori didattici per famiglie con bambini e bambine, degustazioni di prodotti biologici, mercati contadini e incontri con agricoltori biologici. Inoltre il WWF, in collaborazione con Huawei Italia, sta realizzando in 8 Oasi il progetto “Guardiani della Natura” per un monitoraggio bioacustico della biodiversità nelle aree agricole per dimostrare il valore dell’agricoltura biologica per la conservazione della natura. Gli eventi “Biologico è..Natura!” saranno l’occasione per presentare al pubblico dei visitatori delle Oasi questo progetto innovativo con la tecnologia digitale al servizio della tutela della biodiversità. Il progetto “Biologico è…Natura!” è parte integrante della Campagna WWF “Sustainable Future” che ha lo scopo di creare conoscenza, consapevolezza e responsabilità per una trasformazione sostanziale dei sistemi economici e culturali, a partire dalle scelte quotidiane individuali fino all’azione collettiva, per accelerare il percorso verso una sostenibilità a lungo termine.

Gli eventi “Biologico è…Natura!” sono realizzati con la sponsorizzazione del progetto europeo BEING ORGANIC in EU, una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea che prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. In particolare, il progetto intende aumentare e rafforzare la considerazione da parte del consumatore verso l’agricoltura biologica europea e la sua qualità; aumentare la consapevolezza e il riconoscimento del metodo e dello standard dell’agricoltura biologica dell’UE; far conoscere il logo biologico dell’UE (per maggiori informazioni https://beingorganic.eu/it/). Oggi nel nostro Paese il 17,4% della superficie agricola è gestita con i metodi dell’agricoltura biologica. Il Green Deal europeo fissa l’obiettivo del 25% entro il 2030 ma l’Italia ha deciso di anticipare questo traguardo al 2027 con il suo Piano Strategico Nazionale della nuova PAC, operativo dal mese di gennaio 2023. Dobbiamo tutti impegnarci, agricoltori, industria agroalimentare e cittadini, per raggiungere questo obiettivo fondamentale per la transizione ecologica dell’agricoltura.

I programmi dei primi 24 eventi del mese di marzo sono disponibili sul sito web del WWF Italia: https://www.wwf.it/cosa-facciamo/eventi/ nelle pagine delle singole sedi coinvolte. Altri 24 eventi saranno programmati nel mese di maggio nell’ambito delle Giornate delle Oasi WWF.

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Primo workshop di BioDemoFarm: L’innovazione in campo in agricoltura biologica

DOVE: 

Fondazione Fratelli Navarra (FE)

QUANDO:

21 marzo 2023 - h. 12.30

Torna BioDemoFarm in una versione rinnovata e potenziata. La piattaforma di innovazione in campo in favore dell’agricoltura biologica lanciata da Federbio Servizi riparte il 21 marzo con l’evento inaugurale presso Fondazione F.lli Navarra a Gualdo (Fe).

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Primo workshop di BioDemoFarm: L’innovazione in campo in agricoltura biologica

BioDemoFarm, una rete di conoscenze per fare crescere il bio

Torna BioDemoFarm in una versione rinnovata e potenziata. La piattaforma di innovazione in campo in favore dell’agricoltura biologica lanciata da Federbio Servizi riparte il 21 marzo con l’evento inaugurale presso Fondazione F.lli Navarra a Gualdo (Fe) e trova nuovi compagni di viaggio.

Sei campi dimostrativi più SanaTech

La piattaforma BioDemoFarm mette infatti in rete i campi dimostrativi allestiti da Azienda AgriSfera Soc. Coop. Agr. a Ravenna, Azienda agricola Carioni a Trescore cremasco (Cr), Fattoria Le Origini a Bovolenta (Pd) Podere Stuard a Parma oltre appunto a Fondazione F.lli Navarra. Collabora all’iniziativa anche Bologna Fiere e SanaTech. BioDemoFarm nasce per stimolare azioni di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico per rispondere all’esigenza crescente degli operatori delle filiere biologiche di individuare le migliori innovazioni tecniche, tecnologiche e organizzative disponibili sul mercato. E di potervi accedere in modo mirato e personalizzato per valorizzare al meglio le potenzialità delle rotazioni bio in termini di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

La collaborazione dei partner tecnici

Il tutto grazie alla preziosa collaborazione di partner tecnici rappresentati dalle aziende leader dei rispettivi settori

«La sfida che abbiamo davanti – ribadisce Nicola Gherardi Ravalli Modoni, presidente di Fondazione F.lli Navarra – è impegnativa: l’Unione europea ha tracciato l’obiettivo di raggiungere il 25% di superfici europee biologiche entro il 2030 come parte integrante di una strategia come la Farm to Fork che vuole favorire lo sviluppo di un modo di produrre meno impattante sul clima».

«Non ci possiamo tirare indietro -conclude Lorenzo Tosi di Terra e Vita -, l’esperienza di BioDemoFarm dimostra che la diffusione della conoscenza è il modo più efficace per crescere in maniera sostenibile, facendo perno sull’agricoltura, fulcro vitale dell’economia dei nostri territori».

«BioDemoFarm è l’occasione – afferma Nicola Stanzani, direttore di FederBio Servizi – che le aziende e i tecnici bio aspettavano per toccare con mano, nelle diverse aree vocate, la migliore combinazioni di mezzi tecnici per una gestione di precisione delle colture erbacee in biologico».

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Le vendite di bio in Giappone valgono 2 miliardi di euro: il Bio è ancora una nicchia ma ha significative potenzialità di crescita.

Made in Italy top della qualità per il bio per 1 consumatore giapponese su 3. Pasta, olio extra-vergine, formaggi e vino i prodotti di maggiore interesse per il biologico made in Italy. È quanto emerge dall’analisi di Nomisma per la Piattaforma ITA.BIO (www.ita.bio) nel primo focus dedicato al Giappone. Il 07 giugno 2023 il focus Messico.

Bologna, 03 marzo 2023 – Con un valore di poco più di 2 miliardi di euro nel 2022 e una consumer base di prodotti bio oggi ancora limitata ad una quota di acquirenti regolari del 18%, il biologico rappresenta in Giappone ancora una nicchia di mercato. Il trend è però molto positivo, con una crescita media annua post-Covid pari al 8-10%, tanto che il Giappone rappresenta uno tra i mercati più promettenti per il bio Made in Italy, come confermato anche dal panel di imprese alimentari e vitivinicole italiane intervistate da Nomisma. Questo quanto emerge dalla survey originale sui consumatori giapponesi presentata oggi in occasione del quinto forum ITA.BIO, la piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da ICE Agenzia e FederBio.

I NUMERI CHIAVE DEL BIO IN GIAPPONE

L’interesse verso il bio è in fermento in Giappone, lo conferma il “segno più” che contraddistingue in modo trasversale tutti i numeri del settore: 11,9 mila di ettari coltivati secondo il metodo biologico, in crescita del +13% in 10 anni, nonostante rappresentino ancora solo lo 0,5% sul totale della superficie agricola complessiva. Il piano di sviluppo del Ministero dell’agricoltura giapponese punta ad arrivare ad una quota del 25% entro il 2050. In questo scenario, oggi in Giappone il canale retail, rappresenta oltre i due terzi delle vendite. Il mercato degli alimenti «naturali» – healthy, naturali, sostenibili e vegetariani/vegani – è invece stimato a circa 6 miliardi euro, suggerendo come il mercato biologico per le sue caratteristiche abbia un enorme potenziale di crescita.

L’interesse per il bio è però ancora molto concentrato su specifici target (famiglie dell’upper class con figli al di sotto dei 12 anni e residenti nella regione di Tokyo), tanto che l’incidenza complessiva del bio sul totale del carrello alimentare è ancora assolutamente marginale. Dimensioni, dunque, ancora piccole ma che sottintendono enormi potenzialità da crescita, da ricondurre soprattutto ad un graduale cambiamento delle famiglie giapponesi verso uno stile di vita più sano (il 64% afferma di scegliere prodotti biologici perché più sicuri per la salute).

IL CONSUMATORE BIO IN GIAPPONE

I dati della consumer survey originale realizzata da Nomisma rilevano che la consumer base oggi è ancora limitata ad una quota di acquirenti regolari, con i non user rappresentano il 68% della popolazione). I target in cui è molto forte il richiamo del bio sono quelli dei nuclei familiari in cui sono presenti bambini in età prescolare e delle famiglie ad alto reddito (1 su 4 consuma prodotti biologici regolarmente). Tuttavia, se si analizzano i principali driver di scelta dei prodotti alimentari per il consumo domestico, vi sono nello specifico due leve che guidano le scelte del consumatore giapponese: l’origine nazionale del prodotto e il prezzo. Solo l’8% sceglie come primo criterio di scelta per la spesa alimentare il marchio biologico (18% risposta multipla): i consumatori hanno una forte sensibilità al prezzo e, al tempo stesso, forti difficoltà a riconoscere i reali valori sottostanti alle produzioni biologiche.

A differenza di quanto accade in altri mercati, i consumatori giapponesi non scelgono il biologico per motivi legati alla sostenibilità ambientale di questo metodo produttivo quanto. Piuttosto. per la sicurezza e la qualità che il bio trasmette. Il monitoraggio realizzato da Nomisma fa emergere alcune aree di lavoro fondamentali per incrementare conoscenza, consapevolezza e interesse verso la categoria. Oltre 1 consumatore su 3 dichiara infatti di non aver informazioni sufficienti e dettagliate sulle caratteristiche e i valori degli alimenti biologici (quota che supera il 70% per i non user di bio). Nello specifico, più di 1 consumatore su 2 vuole avere informazioni più dettagliate sul contributo alla sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) e, analogamente, vuole saperne di più sui benefici salutistici e sulla distintività del biologico rispetto al convenzionale.

IL MADE IN ITALY BIO PER IL CONSUMATORE GIAPPONESE

Italia top quality nel bio: nel percepito dei consumatori giapponesi, l’Italia si posiziona al terzo posto, dopo Francia e Australia, tra i Paesi che producono i prodotti bio di maggiore qualità.

“Supportare i protagonisti dell’agroalimentare biologico italiano è il primo obiettivo della piattaforma ITA.BIO dove Nomisma rappresenta la struttura di market intelligence in grado di monitorare dimensioni, trend e opportunità dei principali mercati internazionali” illustra Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence Nomisma S.p.A. “Il forum di oggi è stato dedicato al Giappone, mercato che – nonostante si caratterizzi per una usership del bio Made in Italy ancora e la forte concorrenza di prodotti con claim generici healthy, naturale e sostenibile – presenta significative potenzialità di crescita. In tale scenario, due leve per la penetrazione del mercato: la ristorazione fuori casa, da sempre ambito di forte sperimentazione per il consumatore, e la possibilità di conoscere i prodotti tramite assaggi e materiali sul punto vendita. Un’area di lavoro fondamentale per il mercato è il packaging dei prodotti: riciclabile nei materiali, di alta qualità sia nella grafica che nella precisione del confezionamento”.

Nessun ostacolo per il binomio bio e Made in Italy neanche per il futuro: il 13% dei consumatori si dice infatti interessato all’acquisto di un prodotto alimentare italiano a marchio bio.

“Pasta, olio extra-vergine, formaggi e vino sono i prodotti italiani a marchio bio più acquistati dai consumatori giapponesi ma anche le categorie per i quali il consumatore è più interessato al binomio bio-Made in Italy. In ottica futura il vino è sicuramente uno dei prodotti che presenta le maggiori opportunità di crescita per l’Italia, anche in virtù del fatto che dal 1° ottobre 2022 la certificazione biologica JAS è stata estesa anche alle bevande alcoliche, vino incluso” afferma Emanuele Di Faustino, Responsabile Industria, Servizi e Retail Nomisma S.p.A.

“Il settore del BIO in Giappone, pur essendo ancora di nicchia, presenta ampi margini di crescita e potenziali opportunità per le aziende italiane. Il consumatore dei prodotti BIO appartiene oggi alla fascia medio-alta della popolazione, è informato e consapevole delle qualità del prodotto e fortemente interessato ai prodotti di importazione. Grazie anche all’azione del Governo che ha deciso di investire nella formazione per uno sviluppo sostenibile già dalle scuole primarie, il numero dei consumatori BIO è destinato a crescer”, dichiara Erica Di Giovancarlo, Direttrice dell’Ufficio Ice Tokyo.

“In uno scenario globale dove le vendite di prodotti biologici sfiorano i 125 miliardi di euro nel 2021, l’internazionalizzazione rappresentano un’importante leva di sviluppo per le aziende italiane dell’agroalimentare biologico, in particolare in Giappone, dove è stato lanciato il progetto “Organic Village” da parte del Ministero delle Politiche Agricole del Giappone per stimolare la transizione agro-ecologica e arrivare al 25% di superficie coltivata a bio entro il 2050. Quello nipponico rappresenta un mercato con ampie potenzialità di espansione per il bio, in particolare quello Made in Italy che coniuga la qualità delle eccellenze enogastronomiche italiane con il valore dato dalla certificazione biologica. La piattaforma ITA.BIO, nata da una sinergia tra ICE e FederBio con il supporto del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, rappresenta un valido supporto per le aziende che puntano ad avviare o consolidare il posizionamento nel mercato giapponese. Grazie all’analisi dei mercati in collaborazione con Nomisma, al sistema ICE e a un desk dedicato attivato da FederBio, siamo in grado di aiutare le imprese fornendo informazioni e contatti utili per orientare le proprie strategie commerciali e consolidare lo sviluppo nei mercati esteri”, dichiara Paolo Carnemolla, Segretario Generale di FederBio.

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Nessuno in Europa è bio come l’Italia. Ma la sfida ora è abbassare i prezzi

I report confermano lo stato di ottima salute del settore in Italia, tra i principali esportatori al mondo. Ma l’inflazione ha frenato le vendite e nel 2022 nel mercato interno è cresciuto solo il settore discount. FederBio: “Si acceleri sulle politiche a sostegno dei consumi biologici”

Come l’Italia, nessuno in Europa ha una coltivazione bio così estesa. Leader nell’esportazione, dopo un periodo pandemico particolarmente florido per le vendite, gli effetti della guerra hanno avuto un contraccolpo anche nel settore. I report confermano un buon stato di salute nonostante i cali nelle vendite, ma per i produttori appare chiaro adesso che la vera sfida è appena stata lanciata: riuscire ad abbassare i prezzi. Un prodotto bio costa in media il 47% in più rispetto agli alimenti ordinari. In periodo di aumento generale dei costi, in cui le spese si fanno più oculate, una famiglia potrebbe essere meno predisposta a spendere ad esempio 3 euro per un chilo d’arance, anziché 2.

“L’Europa ha chiesto che entro il 2030 il 25% delle coltivazioni dei paesi sia bio. A fronte di una attuale media europea del 9%, in Italia già 17,4 % delle coltivazioni è bio e quindi punta a raggiungere quota 25 già nel 2027. Abbiamo una leadership nel settore a livello mondiale e siamo i maggiori esportatori di prodotto bio”, commenta ad HuffPost Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, “I dati del 2022 rispetto al 2021 portano una sostanziale stabilità nel mercato interno rispetto alla distribuzione, l’unico settore cresciuto è stato quello del discount. Questa la dice molto su quanto la difficoltà del potere d’acquisto incida sulle decisioni di una famiglia”.

Per Mammuccini, le vie da percorrere sono due: bisogna a riuscire a creare filiere a un giusto prezzo, evitando passaggi inutili ed eccessi di ricarichi, e serve un cambiamento normativo: “I costi delle certificazioni sono a carico delle aziende. Assurdo che chi produce in maniera più rispettosa dell’ambiente debba pagare un prezzo più alto: chiediamo di portare il costo del bio a credito d’imposta. Stiamo spingendo anche sulla fiscalità ambientale: i metodi produttivi a favore dell ambiente dovrebbe avere un regime fiscale agevolato, bisogna abbassare l’Iva”. […]

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TESTATA: HuffPost
AUTORE: Silvia Renda
DATA DI PUBBLICAZIONE: 2 marzo 2023