I Comuni liberi dai pesticidi fanno scuola. E c’è un database per raccontare le loro esperienze
Cambia la TerrafederbiohomeMammucciniSu cento municipalità aderenti alla rete europea «pesticide free», premiati 11 Comuni, autori di soluzioni per l’eliminazione della chimica dall’agricoltura. I riconoscimenti assegnati nel corso dell’incontro «I Territori amano il Bio», organizzato da Cambia la Terra, FederBio e le principali associazioni ambientaliste.
Sono cento, giovani e meno giovani, piccolissimi ma anche grandi, forti sicuramente e decisi: tutti uniti contro l’uso dei pesticidi e delle sostanze chimiche in generale nell’agricoltura, nelle mense pubbliche e nelle arre verdi delle città. I magnifici cento sono i Comuni d’Italia “Liberi dai pesticidi”, aderenti alla rete europe Pan-europe «Pesticide free towns», riunitisi idealmente mercoledì 29 marzo a Roma, a Palazzo Valentini, in occasione del convegno, “I territori amano il bio” organizzato dal progetto Cambia la Terra, promosso da FederBio insieme con Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, Slow Food e Wwf. Oltre che dalle principali associazioni ambientaliste, l’incontro è stato patrocinato anche da Roma Città Metropolitana.
E non è un caso il coinvolgimento della Capitale su questo argomento, come ha spiegato Fabio Bonanno, referente dell’assessorato all’Ambiente del Comune di Roma sul tema della food policy: «Un terzo del territorio di Roma è agricolo. Sì, di questo si parla molto poco, ma noi stiamo provando a ricordalo: lo scorso ottobre, per esempio, è stata organizzata la seconda conferenza cittadina sull’agricoltura. Quando si è svolta la prima conferenza? Addirittura 44 anni fa. E già questo vuol dire che si parla troppo poco di cibo e agricoltura, un connubio attraverso il quale passa la nostra salute, e sul quale vogliamo convogliare gran parte delle nostre energie».
Un Consiglio comunale del cibo
Per questo, fa sapere il referente dell’assessorato all’Ambiente della Capitale, molto presto sarà istituito un Consiglio del cibo che affiancherà l’Amministrazione capitolina su temi come spreco del cibo, filiera alternative e mercati rionali. «Senza dimenticarci che il buon cibo, così come la buona agricoltura, aiuta a ridurre le disuguaglianze sociali: a Roma, dove vengono serviti nelle mense scolastiche 115 mila pasti al giorno, 10 mila bambini sono in condizioni di povertà e quel pasto costituisce per loro l’unico pranzo proteico della giornata», aggiunge Bonanno.
Cercasi normativa per il biologico
Abbiamo accennato prima ai cento Comuni virtuosi (e 11 di loro sono stati premiati nel corso de “I territori amano il bio”), ma prima che queste stesse amministrazioni possano essere da esempio per altre realtà, è necessario partire tutti alla pari. Attraverso una legislazione che metta al riparo da scelte sbagliate. Nel corso dell’incontro “I territori amano il bio” se ne è parlato, ricordando che la stessa Commissione europea, pur fissando, attraverso “Strategie sulla biodiversità” e “Farm to Fork”, la riduzione dei pesticidi del 50 per cento entro il 2030, e puntando a raggiungere il 25 per cento della superficie agricola utilizzata coltivata con metodo biologico, non ha ancora alle spalle l’applicazione di una più attuale normativa che permetta di raggiungere né tanto meno superare questi obiettivi.
In Italia più di 5 chili di pesticidi per ettaro. Che fare nell’attesa?
«Sicuramente i territori non devono rimanere in uno stato di indecisione perenne. Ecco perché siamo molto contenti del Protocollo d’intesa tra FederBio e Città Metropolitana di Roma, uno dei passi più importanti per impegnare i 121 Comuni della Città metropolitana a sviluppare al massimo le alternative all’utilizzo della chimica di sintesi nei campi e nelle aree verdi urbane, così come le mense scolastiche biologiche», osserva Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, ricordando come l’incontro del 29 marzo a Roma sia nato proprio all’interno di un progetto ben più ampio (“Being Organic in Eu”) in programma per tre anni, di FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziato dall’Unione europea. Ed i numeri, sia quelli europei, sia quelli del nostro Paese, come sempre non mentono: «In Europa vengono utilizzate quasi 500 mila tonnellate di pesticidi, a livello globale si arriva a 4 milioni. Solo in Italia nel 2020 ne sono stati venduti 125 milioni di chili, pari a 5,2 chili per ettaro di terreno coltivato», aggiunge Mammuccini.
La piattaforma dei Comuni virtuosi
Si tratta di sostanze chimiche utilizzate in agricoltura per proteggere i raccolti da parassiti e altri organismi infestanti ma che, inevitabilmente, finiscono per contaminare suolo, acque e aria, creando un forte impatto a danno della salute dell’uomo e dell’ambiente. L’Unione europea da anni è impegnata per ridurli ma, seppure abbia una delle legislazioni più avanzate al mondo, non è riuscita a ottenere i risultati sperati. Al momento quella in vigore risale al 2009: dal 1990 a oggi, infatti, il calo è di appena lo 0,2 per cento. In Italia, l’obiettivo da qui al 2030 è di portare quel 17,2 del territorio agricolo libero da pesticidi al 25 per cento. Non sarà un obiettivo facile da raggiungere, ma l’unione fa la forza:
«Nel 2000 abbiamo fatto una prima mappatura dei Comuni virtuosi su questo argomento. E recentemente abbiamo voluto rilanciare la proposta fornendo ai Comuni un database, disponibile sul sito di Cambia la Terra, nel quale sono raccolte tutte le ordinanze emesse dalle amministrazioni pubbliche nella direzione di un territorio libero da sostanze chimiche», sottolinea la presidente di FederBio. […]
FONTE
TESTATA: Il Corriere della Sera
AUTORE: Peppe Aquaro
DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 marzo 2023
Mense e guerra alle zanzare, il bio rilancia a partire dalle città
Cambia la TerrafederbiohomeMammucciniDa Firenze al paese di 54 abitanti, crescono le adesioni alla rete europea “Comuni liberi da pesticidi”
Il più piccolo è Bergolo, un Comune di appena 3 chilometri quadrati con 54 abitanti, arrampicato su una collina dell’alta Langa. Il più grande è Firenze. Fanno parte della rete di un centinaio di enti locali italiani che hanno aderito o stanno per aderire al progetto europeo “Comuni liberi da pesticidi”. Un gruppo che tende ad allargarsi perché la città metropolitana Roma capitale ha dichiarato l’intenzione di firmare a breve un protocollo per sviluppare al massimo le alternative all’uso della chimica di sintesi nei campi e nelle aree verdi urbane e per dare spazio crescente alle mense biologiche nei 121 comuni dell’area.
I protagonisti di questa sfida si sono trovati a Roma, a Palazzo Valentini, per la consegna dei premi assegnati a 10 Comuni amici del bio. E per ampliare il database sulle buone pratiche in costruzione su Cambia la Terra, la campagna promossa da Federbio e da cinque associazioni (Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente, Slow Food, Wwf).
“La nostra battaglia contro i pesticidi è soprattutto una battaglia per rilanciare il nostro paese”, spiega Mario Marone, sindaco di Bergolo. “Questa è quella che Beppe Fenoglio e Cesare Pavese chiamavano la Langa della malora. Una terra povera che ora la possibilità di rinascere partendo da un’agricoltura che mantiene le tradizioni e il legame con la natura. Ci davano per spacciati ma oggi lavoriamo con le fondazioni bancarie per progetti di tutela degli equilibri ecologici e di rilancio dell’apicoltura. Da noi vengono gli studenti dell’Erasmus a raschiare con la pala le erbacce tra le pietre dei selciati, per recuperare le strutture dell’archeologia rurale”.
Trovare tecniche alternative ai pesticidi di sintesi non riguarda infatti solo i campi ma anche le aree urbane. “Noi facciamo il diserbo a mano dal 2017 e abbiamo dato a ogni famiglia un prodotto biologico da mettere nei ristagni d’acqua per eliminare le zanzare”, racconta Sondra Coizzi, sindaca di Occhiobello, uno dei paesi sul delta del Po. “Ha funzionato, ma bisogna investire in ricerca perché arrivano altre specie di zanzare che richiedono un affinamento delle tecniche e il diserbo a mano è più costoso”.
Ma se le alternative alla chimica di sintesi costano di più potranno veramente essere rilanciate mentre una crisi si succede a un’altra?
“Bisogna fare i conti per bene”, risponde Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. “Innanzitutto si tratta di inserire nel bilancio i risparmi sanitari e ambientali che derivano dalla riduzione dei rischi prodotti dalla chimica di sintesi, da sostanze che causano danni al nostro corpo e agli ecosistemi. E poi è vero che con il bio il lavoro materiale aumenta, ma si tratta di un lavoro che ha ricadute positive sul territorio, mentre la guerra in Ucraina ha dimostrato l’inaffidabilità economica di pesticidi e fertilizzanti di sintesi. Se smettessimo di premiarli con l’Iva agevolata utilizzando il risparmio per compensare i costi della certificazione bio i conti tornerebbero meglio”.
Sulla frontiera del riequilibrio fiscale si è schierato il Comune di Tollo (Ch) che ha deciso di ridurre del 20% la Tari per gli agricoltori biologici. Ci sono poi i Comuni che investono sulle mense scolastiche, come Bologna e Spoleto: menù biologico, prodotti Dop e Igp, risparmio energetico delle cucine, riduzione dei rifiuti, ma anche mezzi di trasporto poco inquinanti e piattaforme distributive nell’ambito della filiera corta. […]
FONTE
TESTATA: The Huffington Post
AUTORE: Antonio Cianciullo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 marzo 2023
I Territori amano il Bio. Dai Comuni arrivano le soluzioni per l’eliminazione delle sostanze chimiche in agricoltura, nelle aree verdi cittadine e nelle mense scolastiche
BEINGORGANICINEUCambia la TerrafederbiohomeSono quasi cento i “Comuni Liberi dai pesticidi”. Assegnate questa mattina 11 menzioni speciali “Comuni amici del bio”
Roma, 29 marzo 2023. C’è il Comune di Occhiobello (RO) che già dal 2017 si sta impegnando per una graduale riduzione dell’uso dei pesticidi in tutte le aree verdi pubbliche fino ad arrivare all’eliminazione totale. Firenze vieta l’utilizzo di concimi chimici e di prodotti inquinanti come i diserbanti e gli antiparassitari per la gestione degli orti urbani. Poi c’è uno dei Comuni più piccoli d’Italia, Bergolo (CU), che su diretta richiesta dei cittadini ha avviato una serie di progetti per promuovere pratiche biologiche e sostenibili in agricoltura, coinvolgendo anche gli studenti del progetto Erasmus+. Il Comune di Gallese (VT) vieta l’utilizzo di qualsiasi trattamento insetticida o neonicotinoide (sostituto del DDT), causa scientificamente accertata delle morie di api e insetti impollinatori e lo spargimento di prodotti fitosanitari nei campi in presenza di vento per non contaminare altre colture non interessate. Carmignano (PO) si distingue per aver emesso un divieto di utilizzo dei diserbanti contenenti glifosato su tutto il territorio comunale, aree pubbliche e private, aree agricole ed extra agricole. Il Comune di Tollo (CH) ha deciso di ridurre la Tari per gli agricoltori biologici. Ci sono poi i Comuni che decidono di intervenire con determinazione sulle mense scolastiche, come Bologna e Spoleto: menù biologico, prodotti Dop e Igp, risparmio energetico delle cucine, riduzione dei rifiuti, ma anche mezzi di trasporto poco inquinanti e piattaforme distributive nell’ambito della filiera corta.
Sono alcuni dei Comuni che partecipano all’evento I Territori amano il Bio, organizzato dal progetto Cambia la Terra, promosso da FederBio insieme con Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, Slow Food e WWF. Un’occasione per rilanciare la seconda edizione dell’assemblea delle amministrazioni locali che aderiscono all’elenco dei Comuni Liberi dai Pesticidi, quelli impegnati nello sviluppo dei metodi biologici, sia nei campi e nelle aree verdi urbane che nelle mense pubbliche. Novità di quest’anno, è la realizzazione di un database che raccoglie tutte le ordinanze emesse dalle amministrazioni pubbliche che vanno nella direzione di un territorio libero da sostanze chimiche, in agricoltura, nelle aree verdi ma anche nelle mense pubbliche, ovvero nello specifico nelle scuole. Disponibile sul sito di Cambia la Terra, rappresenta un importante strumento di facilitazione per tutte le realtà che desiderano avviare politiche a supporto di una transizione ecologica sempre più necessaria.
A presentarlo, durante l’evento I territori amano il bio – realizzato nell’ambito del progetto Being Organic in Eu promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014 -, assieme a 11 sindaci e assessori di città piccole e grandi in rappresentanza di circa un centinaio di Comuni Liberi dai pesticidi, Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, insieme a Rocco Ferraro, consigliere delegato Ambiente, Transizione ecologica, Aree Protette, Tutela degli animali di Città metropolitana di Roma Capitale; Fabio Bonanno, referente dell’assessorato all’Ambiente del Comune di Roma sul tema della food policy; Laura La Spada, Slow Food Italia; Natalija Svrtan, Rete delle Città Libere dai Pesticidi; Franco Ferroni, comitato dei Garanti Cambia la Terra. L’evento si è svolto questa mattina a Roma, a Palazzo Valentini, con il patrocinio della Città metropolitana di Roma Capitale.
“La sensibilità delle amministrazioni pubbliche verso la diminuzione del rilascio di sostanze chimiche di sintesi nei campi dove si coltivano i nostri cibi, così come nelle aree verdi cittadine – a partire da scuole e campi da gioco – è in crescita”, dice Maria Grazia Mammuccini. “Lo stesso accade per le mense scolastiche, soprattutto in grandi città come Bologna e Firenze. La rete dei Comuni che stanno superando la chimica di sintesi è vasta e colpisce anche la coesistenza tra piccolissimi territori e grandi aree metropolitane. Ma occorre uno sforzo ulteriore per accompagnare sia le amministrazioni pubbliche che gli agricoltori verso la transizione: come in tutti i momenti di passaggio, occorrono investimenti ma anche e soprattutto volontà politica di innovare, di far fare un balzo in avanti alla sostenibilità ma anche alla qualità del cibo e dello stile di vita del nostro Paese”.
Un patto che trova concretezza anche nell’impegno a sottoscrivere un Protocollo tra FederBio e Città Metropolitana di Roma, uno dei passi più importanti per impegnare i 121 Comuni della Città metropolitana a sviluppare al massimo le alternative all’utilizzo della chimica di sintesi nei campi e nelle aree verdi urbane, così come le mense scolastiche biologiche. “Ritengo sia necessario prestare particolare attenzione a questa tematica cercando di coinvolgere e sensibilizzare le amministrazioni dei Comuni del territorio metropolitano per una consapevole inversione di rotta, coerentemente con gli obiettivi fissati da questa amministrazione in materia di transizione ecologica. Sono inoltre entusiasta anche del progetto di realizzazione di un database comune per andare tutti nella stessa direzione a velocitá sostenuta”, ha detto Rocco Ferraro, consigliere delegato Ambiente della Città metropolitana di Roma. L’incontro è stato l’occasione per consegnare delle menzioni speciali per i Comuni che si sono impegnati in vari campi nella limitazione allʼ uso di pesticidi nel loro territorio e nello sviluppo del bio, a partire dalle mense. Ad assegnarle i rappresentanti delle Associazioni del progetto Cambia la Terra: Laura Reali (Isde – Medici per l’Ambiente), Andrea Minutolo (Legambiente), Giorgia Gaibani (Lipu), Franco Ferroni (WWF) e Laura La Spada (Slow Food Italia).
In Europa vengono utilizzate quasi 500 mila tonnellate di pesticidi, a livello globale si arriva a 4 milioni. Solo in Italia nel 2020 ne sono stati venduti 125 milioni di chili, pari a 5,2 chili per ettaro di terreno coltivato. Sostanze chimiche utilizzate in agricoltura per proteggere i raccolti da parassiti e altri organismi infestanti ma che, inevitabilmente, finiscono per contaminare suolo, acque e aria, creando un forte impatto a danno della salute dell’uomo e dell’ambiente. L’Unione europea da anni è impegnata per ridurli ma, seppure abbia una delle legislazioni più avanzate al mondo, non è riuscita a ottenere i risultati sperati. Al momento quella in vigore risale al 2009: dal 1990 a oggi, infatti, il calo è di appena lo 0,2%.
Ma se in trent’anni si è fatto poco, ora è il tempo di accelerare. A segnare un nuovo passo è la Commissione europea che con le Strategie sulla biodiversità e la Farm to Fork, fissa la riduzione dei pesticidi del 50% entro il 2030. Nello stesso anno la Commissione mira a raggiungere il 25% della superficie agricola utilizzata (SAU) coltivata con metodo biologico. Strategie che però aspettano l’applicazione di una più attuale normativa che permetta di raggiungere e, al meglio, superare questi obiettivi. Nell’attesa di norme europee più efficaci, i territori non rimangono ad aspettare. L’evento appena concluso, dimostra infatti che sono tante le amministrazioni europee e italiane che si stanno impegnando in un percorso che limiti fino a eliminare del tutto l’utilizzo dei pesticidi. E fare rete è sicuramente il modo migliore per diffondere le buone pratiche a uno spazio sempre più ampio.
Hanno partecipato all’evento I Territori amano il bio: Sondra Coizzi, sindaca di Occhiobello (RO); Maria Rosa Conti, assessora alla Sostenibilità e alla Coesione di Pesaro (PU); Andrea Giorgio, assessore all’Ambiente e alla transizione ecologica, Comune di Firenze; Stefano Locatelli, vice sindaco Chiuduno (BG) – delegato Agricoltura ANCI; Mario Marone, sindaco di Bergolo (CN); Rosanna Mazzia, sindaca di Roseto Capo Spulico (CS) – presidente dei Borghi Autentici; Giacomo Nardoni, consigliere di Gallese (VT); con delega Agricoltura e Ambiente; Edoardo Prestanti, sindaco di Carmignano (PO); Angelo Radica, sindaco di Tollo (CH); Chiara Serafini, responsabile Controlli e Sviluppo Qualità Pasti, Comune di Bologna; Andrea Sisti, sindaco di Spoleto.
BEING ORGANIC in EU
Choose the European Organic Leaf for a better world.
Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.
UFFICIO STAMPA
Ufficio stampa Cambia la Terra
Silverback – greening the communication
Silvia Franco – s.franco@silverback.it – + 39 348 3913331
Agroecologia: una road map per la transizione ecologica dell’agricoltura in Italia
CambiamoAgricolturafederbiohomewwfOltre 60 esperti riuniti a Roma per definire il ruolo dell’Agroecologia per vincere le sfide del Green Deal europeo. Il convegno sarà anche online in diretta sulla pagina YouTube della Coalizione Cambiamo Agricoltura.
L’Associazione Italiana di Agroecologia e la Coalizione Cambiamo Agricoltura organizzano dal 30 marzo al 1° aprile il terzo Convegno nazionale di Agroecologia riunendo oltre 60 esperti, tra accademici e rappresentanti degli attori sociali ed economici dei sistemi agroalimentari italiani, per un confronto sul futuro dell’agricoltura nel nostro Paese e sul ruolo dell’Agroecologia nell’attuazione delle Strategie del Green Deal europeo. Il Convegno si terrà in presenza a Roma per tre giorni, il 30 e 31 marzo presso la Sala delle Bandiere della Rappresentanza della Commissione Europea e del Parlamento Europeo, in Via IV Novembre 149, mentre il terzo giorno, 1° aprile, si sposterà presso l’azienda agroecologica “Agricoltura Nuova” per una visita in campo.
Una delle più recenti definizioni, condivisa e promossa dall’Associazione Agroecology Europe, identifica l’Agroecologia come “lo studio integrativo dell’ecologia di tutti i sistemi agricoli e alimentari, che comprende le dimensioni ecologica, economica e sociale, o più semplicemente l’ecologia dei sistemi agricoli e alimentari”. A scala di azienda agricola l’obiettivo principale dell’Agroecologia è di permettere e massimizzare il corretto funzionamento dei processi naturali tipici di ogni ecosistema (ciclo dei nutrienti e dell’acqua, interazione predatore-preda, competizione intraspecifica e interspecifica, ecc.) capaci di assicurare al territorio servizi ecosistemici e resilienza e stabilità all’agroecosistema, in modo da ridurre l’impiego degli input di origine esterna, in particolare di sintesi, e le esternalità negative sull’ambiente connesse al loro utilizzo, in particolare inquinamento e perdita di biodiversità. L’Agroecologia è considerata congiuntamente come una scienza, una pratica e un movimento sociale. Essa comprende l’intero sistema alimentare, dal suolo alla organizzazione delle società umane. Come scienza dà priorità alla ricerca-azione, all’approccio sistemico e partecipativo, e alla transdisciplinarietà, includendo i diversi sistemi di conoscenza. Come pratica si basa su un uso sostenibile delle risorse locali rinnovabili, le conoscenze e le priorità degli agricoltori locali, un uso oculato della biodiversità per fornire servizi ecosistemici, resilienza e soluzioni innovative che offrano molteplici vantaggi (ambientali, economici e sociali) dalla scala locale a quella globale. Come movimento, supporta le piccole aziende e l’agricoltura familiare, gli agricoltori e le comunità rurali, la sovranità alimentare, le catene di commercializzazione locale e brevi, la diversità delle sementi, le razze autoctone, il benessere animale, la produzione di alimenti sani e di qualità e la giustizia sociale ed ambientale.
Nelle 7 sessioni del Convegno saranno discussi temi strategici per una vera transizione ecologica della nostra agricoltura, attraverso interventi dei maggiori esperti nazionali di Agroecologia e tavole rotonde tematiche per un confronto tra i principali attori sociali ed economici dei sistemi agro-alimentari del nostro Paese. La finalità dell’incontro è raccogliere idee e contributi per arrivare a definire, nelle settimane successive, un vero e proprio Piano di Azione per l’Agroecologia nel nostro Paese, in grado di contribuire in modo concreto ed efficace a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e gli obiettivi indicati dalle Strategie europee Farm to Fork e Biodiversità 2030.
Il convegno si aprirà con un momento dedicato ai giovani, con una Sessione 1 dal titolo Agroecologia verso il futuro, lo stato dell’arte e le prospettive per il lavoro. I lavori proseguiranno con la Sessione 2 dove si metteranno in evidenza le imprescindibili relazioni tra l’Agroecologia e l‘agricoltura biologica e biodinamica che rappresentano oggi i modelli più avanzati e sostenibili per l’ambiente e la società, per chiudere la prima giornata con una Sessione 3 dedicata al tema della salute, in un’ottica di global health. La seconda giornata si aprirà con la Sessione 4 in cui si affronteranno i temi complessi relativi alla riduzione degli input chimici di sintesi per la transizione agroecologica, seguita dalla Sessione 5 con un momento di approfondimento sull’attualissimo tema del cambiamento climatico, di cui saranno trattati i problemi e le prospettive. Nel pomeriggio nella Sessione 6 si parlerà di biodiversità e paesaggio, per poi concludere con la Sessione 7 con un focus sui sistemi locali del cibo come laboratori di Agroecologia.
Il programma dettagliato del Convegno è disponibile sul sito della Coalizione Cambiamo Agricoltura, dove si potranno scaricare anche documenti per approfondire i temi delle Sessioni. Nella giornata di sabato è prevista una visita guidata in campo presso l’azienda agricola romana “Agricoltura Nuova” che rappresenta un esempio concreto di agricoltura multifunzionale basata sui principi guida dell’Agroecologia.
Il Convegno è organizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo, del WWF Italia, Slow Food Italia, Natura Si e AnaProBio; con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Media partner è Terra Nuova.
Il Convegno è realizzato inoltre con la collaborazione dell’Istituto professionale di Stato per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera IPSEOA “Pellegrino Artusi” di Roma, i cui studenti si occuperanno dell’accoglienza dei partecipanti in presenza e della preparazione di un buffet per la pausa pranzo. L’evento ha riscosso molto interesse e i posti in sala sono già andati esauriti, sarà però possibile per tutti gli interessati, seguire i lavori dei primi due giorni in streaming sul canale YouTube della Coalizione Cambiamo Agricoltura.
Per maggiori informazioni sull’Agroecologia: www.agroecologia.eu

UFFICIO STAMPA
Tornano i Comuni Liberi da Pesticidi
DOVE:
Palazzo Valentini, Sala Di Liegrovia IV Novembre 119/a, Roma (RM)
QUANDO:
29 marzo 2023
La lunga marcia verso l’agricoltura biologica – che per le strategie UE coprirà almeno un quarto dei campi – comincia dei territori. A contare, nelle scelte, sono gli agricoltori ma anche le amministrazioni locali, che hanno il potere di incentivare la svolta ecologica cambiando anche solo poche norme. Per questo, il progetto Cambia la Terra – promosso da FederBio insieme con Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, Slow Food e WWF – lancia la seconda iniziativa di incontro dei Comuni che si sono impegnati nello sviluppo dei metodi biologici, sia nei campi e nelle aree verdi urbane che nelle mense pubbliche. Si tratta della seconda edizione: il primo incontro è avvenuto nel 2019.
Oggi, le opportunità per un’agricoltura e un’alimentazione che eliminino le sostanze chimiche di sintesi sono ancora maggiori. Si riparte quindi dai Comuni, con la realizzazione di un database che raccolga gli atti di tutte le Amministrazioni che hanno fatto questa scelta, uno strumento di facilitazione per tutte le realtà che desiderino normare in questa direzione. E si riparte assegnando un riconoscimento a tutti i Comuni che si stanno già impegnando su questa strada. Il 29 Marzo a Roma presso Palazzo Valentini si affronteranno queste tematiche nel nuovo incontro dei Comuni Liberi da Pestici, scopri il programma per tutti i dettagli della giornata.
Biologico è… Natura! La campagna del WWF Italia e FederBio per la promozione dell’agricoltura biologica arriva a San Ginesio.
BEINGORGANICINEUfederbiohomewwfSecondo appuntamento nelle Marche, presso il Centro di Educazione Ambientale CREDIA WWF di Vallato, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, alla scoperta del valore dell’agricoltura biologica per la salute delle persone e degli ecosistemi
Domani, sabato 25 marzo, dalle ore 10.30, la campagna di informazione e sensibilizzazione del WWF Italia e FederBio, per divulgare lo straordinario valore dell’agricoltura biologica, arriva di nuovo nelle Marche a San Ginesio (MC), con un secondo evento dopo il primo incontro organizzato a Jesi l’11 e 12 marzo. L’appuntamento è presso il Centro di Educazione Ambientale CREDIA WWF di Vallato, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, sede anche dell’Agrinido della Natura, centro Agri-Infanzia. Il programma dell’evento prevede un dialogo con Franco Ferroni, esperto agricoltura del WWF Italia, sul tema “Perché è importante consumare prodotti biologici dalla gestazione ai 3 anni di vita”, durante il quale saranno evidenziati gli impatti sulla salute del consumo di alimenti contaminati da pesticidi e presentata l’edizione italiana dell’Atlante dei Pesticidi curata dalla Coalizione Cambiamo Agricoltura. Seguirà una conversazione pedagogica con Federica Di Luca, responsabile del CEA, sul tema “Dal regno d’oro della saggezza a quello d’argento della bellezza: ponti e passaggi nel percorso di sviluppo da 0 ai 6 anni”. Il programma dell’evento prevede anche lavori nell’orto didattico del CREDIA WWF e il ripristino della cucinetta di fango, a cura del gruppo genitori dei bambini che frequentano l’Agrinido della Natura/Agri-Infanzia, con giochi liberi per i bambini e le bambine. In conclusione dell’incontro è prevista una colazione biologica a cura dell’azienda agricola La Quercia della Memoria. L’evento è gratuito e aperto anche alle famiglie esterne al servizio educativo permanente, ospitato da oltre 6 anni in una tenda yurta dopo il terremoto del 2016.
L’iniziativa rientra nel programma di educazione ambientale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini realizzato con la rete dei Centri di Educazione Ambientale del sistema INFEA della Regione Marche, ed è parte integrante della Campagna WWF “Sustainable Future” che ha lo scopo di creare conoscenza, consapevolezza e responsabilità per una trasformazione sostanziale dei sistemi economici e culturali, a partire dalle scelte quotidiane individuali fino all’azione collettiva, per accelerare il percorso verso una sostenibilità a lungo termine. L’agricoltura biologica, priva di sostanze chimiche di sintesi (pesticidi e fertilizzanti), è il modello agroecologico più avanzato e rispettoso dell’ambiente, alternativo al modello convenzionale intensivo. Le aziende agricole condotte con il metodo biologico sono più ricche di natura rispetto a quelle convenzionali, con una maggiore presenza di uccelli, rettili, anfibi e insetti, in particolare Apoidei e Lepidotteri. Nei campi biologici è stato rilevato in generale anche un maggior numero di specie di flora selvatica, in particolare le piante perenni più sensibili agli erbicidi, come il glifosato, e più infrastrutture verdi (alberi, siepi, stagni, ecc.). L’agricoltura biologica tutela anche la straordinaria biodiversità del suolo, dove vivono innumerevoli forme di vita che contribuiscono a mantenere fertili e in salute i terreni, a mitigare il cambiamento climatico, a immagazzinare e depurare l’acqua, prevenire l’erosione.
Gli eventi “Biologico è…Natura!” sono realizzati con la sponsorizzazione del progetto europeo BEING ORGANIC in EU, una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea che prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania. In particolare, il progetto intende aumentare e rafforzare la considerazione da parte del consumatore verso l’agricoltura biologica europea e la sua qualità; aumentare la consapevolezza e il riconoscimento del metodo e dello standard dell’agricoltura biologica dell’UE; far conoscere il logo biologico dell’UE (per maggiori informazioni https://beingorganic.eu/it/).
Oggi nel nostro Paese il 17,4% della superficie agricola è gestita con i metodi dell’agricoltura biologica. Il Green Deal europeo fissa l’obiettivo del 25% entro il 2030 ma l’Italia ha deciso di anticipare questo traguardo al 2027 con il suo Piano Strategico Nazionale della nuova PAC, operativo dal mese di gennaio 2023. Dobbiamo tutti impegnarci, agricoltori, industria agroalimentare e cittadini, per raggiungere questo obiettivo fondamentale per la transizione ecologica dell’agricoltura. Sono previsti in tutta Italia 24 eventi nel mese di marzo, altri 24 eventi saranno programmati nel mese di maggio nell’ambito delle Giornate delle Oasi WWF.

UFFICIO STAMPA
Comunicato stampa a cura del CREDIA WWF
Per maggiori informazioni Federica Di Luca
Email: crediawwf@gmail.com – Cellulare: 348.4768272
Comuni liberi da pesticidi
Cambia la TerrafederbiohomeMammucciniSono ormai molto numerosi gli studi scientifici che dimostrano i rischi legati all’uso di pesticidi di sintesi chimica per l’ambiente, per l’inquinamento delle acque, del suolo e dell’aria e per la salute dell’uomo, soprattutto per quanto riguarda i soggetti più fragili come i bambini e gli anziani, oltre agli agricoltori e le loro famiglie come soggetti più esposti. Per questo motivo decine di Comuni italiani, da Nord a Sud, sono già impegnati per azzerarne o ridurne l’uso, sia nella gestione delle aree verdi urbane, dai giardini pubblici ai parchi giochi, sia delle aree agricole del territorio.
Moltissime amministrazioni stanno invece intervenendo sulle mense, incentivando la scelta del biologico, soprattutto nelle scuole. Questi territori sono la dimostrazione concreta che ridurre o fare a meno dei pesticidi chimici è possibile. L’iniziativa «Comuni liberi dai pesticidi» si è sviluppata nell’ambito della campagna «Cambia la Terra» promossa da FederBio per mettere in rete e dare risalto alle amministrazioni locali che stanno già lavorando per la transizione ecologica e il superamento della chimica di sintesi. Con la rete si vuole fornire anche uno strumento di consultazione e facilitazione per le amministrazioni che si stanno orientando verso la scelta del biologico, fornendo informazioni utili e concrete. Il primo strumento è la creazione di un database, sul sito www.cambialaterra.it, dove raccogliere emettere in rete questo tesoro di buone pratiche: un’occasione di visibilità per i Comuni virtuosi ma anche un canale di scambio e di orientamento per tutte le amministrazioni che sceglieranno di aderire al progetto, con l’obiettivo di arrivare a una rete italiana dei Comuni liberi dai pesticidi sempre più ampia.
Con il convegno organizzato a fine marzo a Roma abbiamo voluto dare voce alle diverse esperienze delle amministrazioni territoriali che stanno legiferando in materia di pesticidi. Si è trattato del secondo incontro della campagna Comuni liberi da pesticidi, nel corso del quale è stato presentato il database e assegnato un riconoscimento come «Comune biologico» a tutte quelle realtà che hanno avviato progetti che incentivano l’utilizzo di metodi alternativi ai pesticidi chimici, con una menzione speciale per quelli che si contraddistinguono per particolare innovazione e ampiezza d’azione. I Comuni hanno un ruolo fondamentale per ricostruire sistemi locali di produzione e consumo di cibo fondati sul biologico e valorizzarne il lavoro serve a diffondere buone pratiche e a creare una rete sempre più vasta di Comuni aderenti e di territori che amano il bio.
FONTE
TESTATA: Terra Nuova
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 marzo 2023
Biologico, ecco perché i consumi in Italia non decollano
federbiohomeL’Italia è il primo Paese Ue per trasformatori e il terzo per superficie ma il fatturato è solo il 3,2% del food and beverage a causa delle scarse conoscenze, prezzi troppo alti e packaging non adeguato
Biologico, la parola (da sola) non basta più per convincere gli italiani del valore dei prodotti alimentari dotati di questa certificazione: in un anno hanno perso l’1,1% di fatturato, fermandosi a 3,9 miliardi di euro (fonte Nomisma/NielsenIQ). Il bio rappresenta solo il 3,2% del giro d’affari complessivo del food&beverage. Poca cosa per l’Italia, prima nella Ue per numero di trasformatori biologici e terza per superfici.
Ne produciamo tanto di bio, ma ne consumiamo poco perché spesso non lo conosciamo e non siamo in grado di riconoscerne il valore. Secondo Nomisma, il 60% dei consumatori vorrebbe informazioni più dettagliate sulle caratteristiche, sul metodo di produzione e sui valori nutrizionali degli alimenti bio. Ma anche sulla distintività del biologico rispetto al convenzionale e sulla sua sostenibilità ambientale, sociale ed economica. L’esigenza di trasferire al consumatore in modo più efficace le peculiarità del biologico sembra necessaria anche per difenderlo dalle “incursioni” di altre caratteristiche dei prodotti alimentari che si stanno appropriando di parte dei suoi valori. Come “residuo zero” o come “filiera”, artefice di una crescita rapida del giro d’affari (+8,3% annuo), superiore a 1,2 miliardi di euro solo in super e ipermercati (fonte Osservatorio Immagino).
«In effetti negli ultimi anni sono nati molti claim che parlano di sostenibilità ma sono ben diversi dal biologico, che è una certificazione regolamentata e riconosciuta dalla Ue. Spesso si tratta di dichiarazioni “vuote” se non di vero e proprio greenwashing – commenta Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio –. Per questo siamo impegnati in campagne informative, come Being Organic in Ue, per spiegare l’approccio circolare dell’agricoltura biologica e sottolineare i benefici degli alimenti biologici non solo per la salute umana anche per quella del suolo, e quindi per l’ambiente. Il bio sconta un costo maggiore all’origine, in particolare nella fase agricola, a cui si aggiungono i costi delle certificazioni, e questo si trasferisce anche sul consumatore – ammette Mammuccini –. Per abbassare i costi della filiera, senza intaccare i valori del biologico, occorre portare a credito d’imposta il costo delle certificazioni e abbassare l’Iva sui prodotti biologici, come stiamo chiedendo da tre anni. Finora inutilmente». […]
FONTE
TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Manuela Soressi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 marzo 2023
Il Biologico al bivio tra etica ed estetica. Intervista a Carnemolla (FederBio)
CarnemollafederbiohomeLa dicotomia tra etica ed estetica del bio non può essere risolta aspettando la svolta culturale del consumatore, che invece è sempre più attento e sensibile agli aspetti etici. Ciò che si può fare è lavorare affinché il modello produttivo e economico delle imprese biologiche, meglio se a dimensione di filiera, sia capace di innovare i processi, le tecnologie e i mezzi tecnici, garantendo più efficienza e circolarità, massima coerenza e trasparenza verso i cittadini, diversificando al massimo e al meglio i canali di mercato dei propri prodotti. Nessuno escluso. In questa prospettiva gioca un ruolo primario anche il mercato degli acquisti pubblici (ristorazione collettiva pubblica in primis e non solo scolastica), che deve rivedere i propri capitolati dove l’elemento dell’estetica è del tutto ininfluente, così come l’industria di trasformazione, in cui conta quasi solo la qualità intrinseca e nutrizionale. Così Paolo Carnemolla, Segretario Generale di FederBio, spiega a Green Planet la sua visione rispetto a come affrontare questa contrapposizione.
– La dicotomia tra etica ed estetica del prodotto biologico è una sfida culturale da lanciare al consumatore?
“Lavoro in questo settore da 32 anni e questa svolta c’è già stata in parte, ma ora il cittadino consumatore ci chiede molta più etica e non necessariamente estetica. Le parole chiave sono quindi massima aderenza ai principi del metodo biologico, innovazione, circolarità, sostenibilità completa e diversificazione dei canali di mercato. Abbiamo visto anche alcuni tentativi di sensibilizzazione del consumatore solo sul versante dell’estetica, cercando di convincerlo che i prodotti biologici possono essere più brutti degli altri, ma non mi pare un approccio utile se non in contesti particolari di distribuzione nel rapporto diretto fra produttore e consumatore”.
E quindi come è possibile procedere di fronte all’impossibilità di avere prodotti sempre uniformi e uguali a se stessi, quando si coltiva con il metodo biologico?
“Bravi agricoltori biologici sono perfettamente in grado di avere prodotti uniformi all’altezza degli standard merceologici richiesti in particolare per alcuni canali distributivi. Riuscire a valorizzare al meglio anche quella parte di prodotto che non raggiunge questi standard richiede appunto capacità di diversificare il mercato e innovare sul prodotto fino alla trasformazione e non necessariamente solo per uso alimentare. La circolazione delle buone pratiche colturali e di gestione del prodotto, la ricerca e l’innovazione collegati al trasferimento di conoscenze e l’accompagnamento sui mercati anche esteri sono quello che il sistema deve fare per supportare le imprese biologiche a affrontare una complessità che può essere gestita anzitutto investendo in conoscenza e competenze. È quello che ad esempio stiamo facendo tramite FederBio Servizi o la collaborazione con agenzie governative come ICE per l’apertura di nuovi mercati all’estero”.
In che modo garantire uniformità di approccio al biologico?
“Un punto di partenza su cui FederBio insiste da tempo è la necessità che tutto il sistema biologico, compresi gli organismi di certificazione, impari a leggere il Regolamento 848/2018 dai considerando e dai principi e non dai commi della parte tecnica e dalle possibilità di deroghe, purtroppo ancora presenti. Questo è quello che ad esempio FederBio ha proposto attraverso lo standard High Welfare per la zootecnia, capendo già anni fa le potenzialità del metodo biologico di allevamento rispetto a una sensibilità crescente dei cittadini verso il benessere animale. Se abbiamo chiaro come tradurre i principi del biologico in linee tecniche di coltivazione, allevamento e trasformazione capaci di conciliare la sostenibilità economica delle imprese e l’etica che pretendono i consumatori dai produttori biologici allora sapremo anche come approcciare tutti gli ambiti di cui ho parlato prima per conciliare coerenza, integrità e risultati produttivi”.
I ‘considerando’ ed i principi non escludono, però, che su mercato esistano ancora molte deroghe e che talvolta si hanno prodotti bio che sono borderline rispetto a quelli convenzionali…
“Certo, ma come ho già detto i considerando e i principi presenti nella prima parte del Regolamento europeo sono l’ottica attraverso cui dobbiamo leggere tutto il resto della norma. Ad esempio il pascolo è obbligatorio per alcune specie già come principio generale quando si chiede il rispetto dell’etologia dell’animale e questo significa che la stalla deve essere progettata e gestita affinchè gli animali possano pascolare, non che tutti i giorni debbano essere al pascolo. Lo stesso per le deroghe sulle aziende miste o sulle sementi convenzionali non trattate, che non sono un diritto eterno ma devono essere concesse solo in caso di effettiva e temporanea necessità”.
Affidarsi alla propria interpretazione dei principi quando la parte tecnica definisce con chiarezza i limiti, apre un mondo quasi affidato alla discrezione degli operatori…
“Per questo ho detto che si tratta di mettere in trasparenza e condividere con tutti gli attori del sistema l’approccio corretto alla lettura della norma perché altrimenti, come accade ora, in alcuni casi diventa una corsa a trovare il consulente o l’organismo di certificazione più geniale a trovare il cavillo e la scappatoia che nessuno potrà contestare sul piano formale, salvo poi far perdere di credibilità tutto il settore e mettere fuori mercato gli operatori che applicano con rigore i principi del metodo biologico scritti nella norma. Il problema è l’eccessiva discrezionalità e disomogeneità degli organismi di certificazione, a cominciare dalla selezione degli operatori all’ingresso nel sistema di certificazione, che l’Autorità competente nazionale ha cercato di limitare con Decreti e con circolari interpretative, che tuttavia hanno spesso solo deresponsabilizzato gli organismi di certificazione e complicato il lavoro degli operatori senza migliorare di fatto la situazione”.
Ma in sostanza, estetica ed etica del prodotto sono due concetti che possono convivere nel mondo del bio?
“Possono e devono convivere, del resto come ho già spiegato l’idea che l’estetica di un prodotto biologico debba essere necessariamente peggiore di quella di un prodotto convenzionale è sbagliata, mentre certamente ci sono differenze anche estetiche che devono essere comprese da chi acquista un prodotto biologico perché quello che può apparire un difetto è invece un pregio del prodotto. Ad esempio il tuorlo di un uovo biologico più chiaro di quello di un uovo convenzionale per l’assenza di alcuni additivi o la diversa dimensione e consistenza di tagli di carne di animali allevati all’aperto, così come la diversa conservabilità di prodotti che non subiscono trattamenti in post raccolta con chimica di sintesi. Ma bisogna anche aver chiaro che tutte queste differenze possono essere risolte anche in positivo per il prodotto biologico se si lavora sui processi produttivi con innovazione e competenza, anche facendo ricerca e utilizzando tecnologie già disponibili, ad esempio per la migliore conservabilità dei prodotti ortofrutticoli”.
E per quei prodotti che vengono su come ‘natura vuole’?
“Il biologico è sempre come natura vuole, come ho già scritto la minore omogeneità e qualità estetica dei prodotti va gestita anzitutto differenziando i canali di mercato e innovando prodotti e comunicazione. E investendo l’acquirente pubblico, in particolare per la ristorazione collettiva, della necessità di rimuovere dai capitolati di gara requisiti qualitativi e merceologici inutili che penalizzano in particolare i prodotti biologici”
Come si fa a parlare di Bio quando, pur portando le superfici certificate al 25%, si avrà comunque un 75% di produzioni convenzionali contigue che comunque potrebbero creare delle contaminazioni tra i vari impianti produttivi?
“Si parla di biologico dal 1991, quando fu pubblicato il primo Regolamento europeo e la percentuale di superficie biologica era uno zero virgola qualcosa. È quindi un tema ben conosciuto e che abbiamo imparato a gestire anche in tempi in cui le tecniche di distribuzione, la numerosità e quantità delle sostanze attive non ammesse utilizzate in agricoltura convenzionale erano assai più impattanti di oggi. Ricordo anche che prima che un terreno diventi biologico è necessario trascorrano fino a tre anni di conversione. La strategia Farm to Fork prevede una riduzione ancora più consistente dell’impiego della chimica di sintesi e ormai anche l’industria che produce fitofarmaci sta orientando la ricerca e lo sviluppo verso sostanze utilizzabili sia in biologico che in convenzionale, così come le tecniche e le macchine per la distribuzione dei pesticidi sono sempre più sofisticate e avanzate anche per ridurre la contaminazione ambientale e l’effetto deriva. Sono quindi molto fiducioso che in futuro l’agricoltura biologica avrà sempre meno rischi di contaminazione anche in territori agricoli specializzati, come nel caso di quelli vitivinicoli e frutticoli. Per quanto riguarda il rischio di contaminazione da aziende confinanti questo aspetto viene gestito anche nell’ambito del sistema di certificazione, con l’individuazione dei rischi effettivi e la predisposizione di elementi naturali o modalità separate di gestione e raccolta nei confini a rischio. Con l’approvazione del Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi, che ormai attendiamo da anni, verrà introdotto anche l’obbligo di fasce di rispetto nell’effettuazione dei trattamenti con sostanze non ammesse anche da parte delle aziende confinanti. Ricordiamoci che dal 2011 in Italia un prodotto biologico con un residuo anche da contaminazione accidentale di una sostanza non ammessa superiore a 0,01 ppm deve essere venduto come convenzionale”.
Questo ci fa capire, che in questa fase di transizione, la convivenza tra diversi tipi di agricoltura, richiede una particolare attenzione.
“Soprattutto richiede un quadro di regole chiaro che tuteli gli agricoltori biologici e che eventualmente li risarcisca quando la contaminazione non è derivata da loro colpa, attivando anche meccanismi assicurativi rispetto all’eventualità di dover declassare il prodotto per presenza di residui di sostanze non ammesse e sostegno economico per implementare le misure e i sistemi di protezione. E bisogna che il percorso di transizione al biologico diventi un progetto strategico di tutta l’agricoltura italiana, come sta già avvenendo ad esempio in molti comprensori vitivinicoli di denominazioni di origine anche prestigiose e in cui la percentuale di vigneti convertiti al biologico è ormai già molto oltre gli obiettivi europei se non maggioritaria”.
FONTE
TESTATA: Green Planet
AUTORE: Mariangela Latella
DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 marzo 2023
L’agricoltura biologica è stata protagonista nell’Oasi WWF dell'Angitola
federbiohomeIn tanti hanno ascoltato gli esperti sull’importanza delle produzioni sostenibili
Interesse e partecipazione hanno caratterizzato l’iniziativa “Biologico è…Natura” , tenutasi sabato mattina all’oasi del lago Angitola su organizzazione del Wwf Vibo Valentia-Valle dello Stilaro che, in collaborazione con FederBio, ha aderito alla campagna di sensibilizzazione promossa dal Wwf nazionale circa l’importanza dell’agricoltura biologica.
La manifestazione ha perseguito l’obiettivo di far comprendere come una produzione alimentare “bio” possa apportare benefici sia all’ambiente che alla salute del l’uomo. «In tal senso – ha rimarcato il naturalista Pino Paolillo, colonna portante dell’associazione ambientalista calabrese – i risultati sono resi possibili dalla rinuncia all’uso di sostanze chimiche di sintesi come pesticidi e fertilizzanti, nonché dal ricorso a sistemi più sostenibili di coltivazione». «Dove ciò avviene – ha aggiunto l’esponente del Wwf – si ha una maggiore presenza di flora e fauna.
Agevole comprendere, inoltre, come il mancato uso di sostanze chimiche, spesso disperse nel suolo e nelle acque con il loro carico altamente inquinante, costituisca una significativa garanzia di salubrità dei prodotti rispetto ad un’agricoltura chimicizzata».
Per ben evidenziare ciò, i numerosi partecipanti sono stati accompagnati nelle visite guidate a tema nell’oasi dai volontari Wwf e dall’erborista Stefania Barillaro. Tutti hanno colto appieno il significato della giornata, anche mediante le attività di birdwatching e le escursioni proposte dagli esperti per scoprire le meraviglie di biodiversità che l’oasi dell’Angitola presenta e che vanno tutelate. Non sono mancati gli stand: oltre a quello curato dall’associazione organizzatrice, con a capo il responsabile Guglielmo Galasso, tanti sono stati i gazebo allestiti da aziende biologiche e biodinamiche locali (Grillo Verde, azienda agricola La Grancia, Mediterranea Foods) le quali hanno preparato prodotti tipici da degustare nel corso dell’evento.
Insomma, un connubio tra gusto e natura che non poteva trovare migliore cornice dell’oasi del lago Angitola. Soddisfatti i tanti visitatori, trai quali si sono annoverati il gruppo Scout di Vibo Marina, rappresentanti del Fai ed esponenti dell’associazione italiana Celiaci.








