FederBio e Maria Grazia Mammuccini entrano a far parte dei #GreenHeroes.

#GREENHEROES Siamo tra i primi per agricoltura non chimica. Grazie anche a persone come Maria Grazia Mammuccini

Tutela della biodiversitàno ai pesticidi di sintesi chimica e agli antibiotici negli allevamenti, norme per la tutela del benessere animale. Ecco i fondamenti dell’agricoltura biologica, che si oppone allo sfruttamento intensivo di campi e animali e che guarda alla difesa del suolo, risorsa non rinnovabile oggi mal sfruttata. Con quasi 70 mila agricoltori e il 16 per cento della superficie agricola votati al bio, potremmo essere tra i primi Paesi europei a raggiungere la quota 25 per cento fissata dagli obiettivi Ue 2030.

Risultati raggiunti grazie alla storia scritta da persone che al biologico credono da sempre. Come Maria Grazia Mammuccini, agricoltrice e dirigente del movimento bio. Inizialmente consigliera in Regione Toscana, è stata direttrice di Arsia (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura) con un ruolo decisivo nella legge per la biodiversità locale, che nel 2009 le ha valso il World Future Award, il Nobel per le politiche del futuro. Ha ricoperto la carica di vicepresidente di Aiab (Associazione italiana agricoltura biologica), e oggi è presidente di FederBio, la maggiore associazione del settore, protagonista della battaglia per l’approvazione della legge sul bio, attesa da anni.

Il biologico non a caso è fatto anche di regole e controlli: le aziende possono dire di essere bio solo grazie a certificazioni periodiche garantite dal ministero dell’Agricoltura e da organi di verifica e pagate dagli stessi agricoltori. È una sicurezza per chi lo acquista, grazie anche all’impegno di chi, come Maria Grazia Mammuccini, FederBio e gli agricoltori bio, considerano la buona agricoltura come uno strumento per garantire salute delle persone e del Pianeta, oltre che di giustizia sociale. Essere eroi così è proprio un dono di natura, per questo diamo il benvenuto a Maria Grazia nella squadra dei #GreenHeroes.

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FONTE


TESTATA: La Repubblica
AUTORE: Alessandro Gassman
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 febbraio 2023



Agricoltura avvelenata: la coalizione cambiamo agricoltura presenta l’atlante dei pesticidi

L’edizione italiana presentata a Milano nell’ambito della Festa del Bio, in concomitanza con la Giornata mondiale contro il cancro, World Cancer Day, evidenzia l’impatto dell’uso delle sostanze chimiche in agricoltura sull’ambiente e la salute delle persone, chiamando tutti ad un impegno fattivo per ridurne l’uso.

Parma, 3 febbraio 2023 – Il 4 febbraio, nell’ambito della Festa del Bio, che si tiene a Milano a Palazzo Giureconsulti, la Coalizione Cambiamo Agricoltura con la Fondazione Heinrich-Böll presentano l’edizione Italia dell’Atlante dei Pesticidi. Il volume, scaricabile gratuitamente dal sito della Coalizione CambiamoAgricoltura, contiene oltre 60 pagine di grafici, cartine, numeri che mostrano la pervasività di queste sostanze in ogni angolo del Pianeta e gli effetti negativi sulla salute delle persone, sulle diverse matrici ambientali (suolo, acqua e aria) e sugli ecosistemi.

Oggi nel mondo si utilizzano 4 milioni di tonnellate di pesticidi, il cui mercato globale ha raggiunto un valore di 84,5 miliardi di dollari nel 2019, con un tasso di crescita annuo di oltre il 4% dal 2015. In Unione Europea i consumi hanno registrato negli ultimi anni una lieve flessione, così come nel nostro Paese che resta comunque al secondo posto dopo la Spagna per consumo di pesticidi. Sono ancora troppe le sostanze chimiche di sintesi che vengono utilizzate dalle aziende agricole europee convenzionali, soprattutto quelle ritenute altamente pericolose. Per questo la Commissione Europea ha presentato il 22 giugno 2022 la sua proposta di un nuovo Regolamento per l’Utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari (il cosiddetto SUR), ora al vaglio del Parlamento e del Consiglio Europeo.

“Nonostante le evidenze scientifiche, le buone intenzioni della Commissione Europea vengono minate dall’azione delle lobby dell’agrochimica e dell’agricoltura intensiva, che vorrebbero fermare l’iter di approvazione del Regolamento e affossarne gli obiettivi di riduzione” affermano le Associazioni della Coalizione Cambiamo Agricoltura.

Il Regolamento UE indica per l’Italia l’obiettivo di riduzione del 62% dei pesticidi entro il 2030 (la media Europea è del 50%), che non verrà certamente raggiunto se il nostro Paese non investirà più energie nella transizione ecologica dell’agricoltura. Infatti, benché il nostro Paese abbia mostrato lungimiranza nel fissare nel Piano Strategico Nazionale della Politica Agricola Comune 2023-2027 il raggiungimento dell’obiettivo del 25% di superficie agricola coltivata in biologico entro il 2027, anticipando di tre anni l’obbiettivo fissato a livello europeo, è in forte ritardo con l’aggiornamento del principale strumento per la gestione dei pesticidi: il “Piano d’Azione Nazionale per l’Uso Sostenibile dei Prodotti Fitosanitari”, abbreviato PAN.

“Nel nostro Paese il PAN è scaduto dal febbraio 2019 e l’iter per il suo rinnovo è in stallo da allora. È urgente che il Piano venga rinnovato accogliendo al suo interno gli obiettivi del Green Deal europeo, altrimenti nascerà già obsoleto” continuano le Associazioni di Cambiamo Agricoltura.

La presentazione dell’edizione italiana dell’Atlante dei Pesticidi il 4 febbraio ha anche un forte significato simbolico perché coincide con la Giornata mondiale contro il cancro. Numerose sono le evidenze scientifiche che collegano l’esposizione ai pesticidi con l’insorgenza di tumori, soprattutto nelle categorie più esposte, come gli agricoltori, ma anche in quelle più sensibili come i bambini. Le schede dell’Atlante dei Pesticidi presentano dati, grafici ed informazioni utili per comprendere meglio la relazione tra uso dei pesticidi e salute umana, oltre agli impatti sul suolo, nelle acque superficiali e sotterranee e sulla biodiversità naturale.

“Siamo fiduciosi che questo documento, concepito per diffondere consapevolezza rendendo accessibili dati e conoscenze, contribuirà a un cambio di paradigma che non è più solo desiderabile, ma necessario” afferma Marc Berthold, direttore della Heinrich-Böll Stiftung Parigi, fondazione tedesca che dal 2022 segue anche numerosi progetti sui temi della transizione socio-ecologica nel nostro Paese.

“La crescita dell’agricoltura biologica in Italia, che nel 2022 ha coinvolto il 17,4% della superficie agricola utilizzata, è la prova che oggi esistono già tutte le buone pratiche e molti mezzi tecnici per eliminare del tutto o ridurre in modo significativo l’uso dei pesticidi. Ora i decisori politici hanno il potere e la responsabilità di dare la spinta decisiva alla transizione agroecologica della nostra agricoltura, sostenendo con convinzione l’approvazione del Regolamento UE per la riduzione dell’uso dei pesticidi entro il 2023. Devono solo averne il coraggio e la necessaria determinazione”, concludono le Associazioni della Coalizione Cambiamo Agricoltura.

Il programma della Festa del Bio di Milano è disponibile a questo link: https://www.festadelbio.it/

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). È inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.


“Being Organic in Eu” tra i protagonisti della Festa del BIO di Milano

Dopo il successo della tappa bolognese, la manifestazione dedicata al biologico, gratuita e aperta a tutti, dà appuntamento sabato 4 febbraio a Palazzo Giureconsulti di Milano per raccontare come le scelte alimentari possano contribuire a tutelare la biodiversità, la fertilità dei suoli e a mitigare i cambiamenti climatici. Da non perdere, oltre ai dibattiti, lo showcooking con degustazione.

Bologna, gennaio 2023 – Nato con l’obiettivo di promuovere la cultura del biologico europeo, il progetto Being Organic in Eu sarà al centro della tappa milanese dell’evento di riferimento del biologico, che animerà sabato 4 febbraio, dalle ore 10, Palazzo Giureconsulti nel cuore di Milano. La manifestazione, che punta a far conoscere il mondo del biologico e a sensibilizzare verso un’alimentazione più salutare e sostenibile, è organizzata da FederBio, con la partecipazione di Legambiente, Slow Food Italia, Lipu, WWF Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, AssoBio, Altromercato, Coalizione CambiamoAgricoltura, Cambia la Terra e Kyoto Club.

Il programma di promozione Being Organic in Eu che si fonda sul partenariato tra FederBio e Naturland, la più grande organizzazione di agricoltori e produttori biologici a livello mondiale, ha l’obiettivo di promuovere la strategia Farm to Fork e trasferire con chiarezza i benefici che il biologico comporta per la salute e l’ambiente. Alla festa del BIO, il progetto di promozione sosterrà alcune iniziative realizzate nell’ambito della campagna Being Organic in Eu promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014. In particolare, la conferenza stampa inaugurale con il taglio del nastro, che aprirà alle ore 10 la kermesse, cui parteciperanno Anna Scavuzzo, Vicesindaco di Milano, Raffaele Cattaneo, Assessore all’Ambiente e Clima Regione Lombardia, insieme a Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio, Barbara Nappini, Presidente di Slow Food e Roberto Zanoni, Presidente AssoBio. Being Organic in Eu sarà, inoltre, partner del talk delle ore 17.15 che dà voce agli agricoltori che, in un dialogo con il meteorologo e ricercatore Stefano Caserini, racconteranno come affrontano ogni giorno le sfide della crisi climatica. La partnership del progetto sarà, infine, al centro del goloso show cooking “Tutti i colori della cucina amica dell’ambiente” a cura di Daniele Resconi, chef e star di TikTok. La Festa del Bio si concluderà con un gustoso BIOAperitivo per tutti e l’appuntamento alla tappa di Roma.

Being Organic in Eu è un progetto europeo nato con l’obiettivo di incrementare la considerazione e la conoscenza dell’agricoltura biologica, la riconoscibilità del logo bio europeo e sensibilizzare a un consumo più etico, salutare e sostenibile. Si tratta quindi del partner ideale per manifestazioni come la Festa del BIO, che unisce talk di approfondimento a momenti di showcooking con degustazione per trasferire i valori e la bontà degli alimenti biologici. Le nostre scelte a tavola sono fondamentali per la protezione dell’ambiente, della biodiversità e possono contribuire a mitigare i cambiamenti climatici. Scegliere bio significa non solo tutelare la salute e l’ambiente ma anche preservare la fertilità del suolo per le generazioni future”, ha commentato Paolo Carnemolla Segretario Generale FederBio.

BEING ORGANIC in EU

Choose the European Organic Leaf for a better world.

 Il progetto BEING ORGANIC in EU è una campagna di promozione proposta da FederBio in collaborazione con Naturland cofinanziata dall’Unione Europea ai sensi del regolamento UE n.1144/2014 e prevede un insieme articolato di azioni con l’obiettivo di migliorare la conoscenza, il prestigio e il consumo dei prodotti ortofrutticoli biologici verso i due paesi target: Italia e Germania.  “BEING ORGANIC in EU” mira a contribuire ad un sistema agroalimentare sostenibile a sostegno del “Green Deal Europeo” e delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” per favorire un sistema alimentare etico, salutare, resiliente dal punto di vista climatico ed ecologico e a mettere in risalto le caratteristiche virtuose dell’agricoltura biologica europea, sia in termini di qualità del prodotto sia di sostenibilità, dalla produzione primaria fino al consumatore. Per queste ragioni le iniziative messe in campo dal progetto sono del tutto in linea con gli obiettivi dell’ “European Green Deal” e le sue strategie e funzionali alla realizzazione dal “Piano d’azione europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica”.

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Secondo Sustainable Agriculture Day di capon a Milano: il progetto sbarca alla Festa del Bio con un approfondimento su difesa della biodiversità e sicurezza alimentare

Milano – 4 febbraio 2023 – CAPon farà rotta su Milano. La nuova tappa del progetto realizzato nell’ambito del programma IMCAP dell’Unione Europea allo scopo di aumentare la conoscenza e la consapevolezza verso la sostenibilità in agricoltura e gli strumenti che le politiche europee offrono per facilitarne la diffusione, sarà sabato 4 febbraio alle ore 12.00 presso il Palazzo dei Giureconsulti in piazza dei Mercanti, 2. Nell’ambito della Festa del BIO, l’evento promosso da FederBio in cui il meglio del mondo del biologico si incontra per dibattiti, show cooking e approfondimenti con esperti del settore, si terrà il secondo Sustainable agricolture day con focus su agricoltura biologica, difesa della biodiversità e sicurezza alimentare. Al panel moderato dalla giornalista Tessa Gelisio parteciperanno: Angelo Gentili, responsabile agricoltura Legambiente; Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio; Stefano Bocchi, dipartimento Scienze politiche ambientali Università degli studi di Milano statale; Giorgio Baracani, presidente CONAPI; Tommaso Carioni, presidente Carioni Food & Health; Maurizio Gritta, presidente Iris Bio; Damiano Di Simine, Coalizione Cambiamo Agricoltura. Durante la manifestazione, le visitatrici e i visitatori avranno altresì l’opportunità di conoscere da vicino i prodotti della terra delle aziende agricole La Selva, Carioni food & Health, Iris Bio e del consorzio CONAPI.

“La nuova tappa del progetto CAPon – ha dichiarato Gentili – farà tappa dagli amici di FederBio e non poteva essere altrimenti. Il biologico rappresenta uno degli assi portanti dell’agroecologia ed è fondamentale che, dopo l’approvazione della legge arrivata con un estremo ritardo dovuto a un continuo rimpallo istituzionale, si arrivi alla messa a terra di dispositivi applicativi per dare veramente gambe e fiato a una norma tanto attesa quanto necessaria. Dal biologico passa una nuova lettura dell’intero comparto agricolo. Basti pensare alle risorse previste nel PNRR e del PSN e alle indicazioni fornite dalle strategie europee Farm to Fork e Biodiversity 2030. Il grande risultato raggiunto in Parlamento non è sufficiente. Le agricoltrici e gli agricoltori devono poter contare su un asset legislativo capace di consentire loro sostenibilità economica, a fronte della sostenibilità ambientale a cui collaborano attraverso il biologico. Serve, inoltre, ragionare in termini di meccanismi incentivanti e disincentivanti attraverso cui premiare le buone pratiche e colpire, invece, le più impattanti. Altro aspetto – ha proseguito Gentili – riguarda la sensibilizzazione e l’informazione: nel prossimo futuro sarà fondamentale investire con ancora più determinazione su questi due aspetti allo scopo di rendere i cittadini consumatori sempre più consapevoli e, quindi, in grado di influenzare il mercato.”

“Siamo molto felici di accogliere Legambiente con il progetto CAPon alla Festa del Bio – ha aggiunto Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio -, soprattutto perché ci troviamo in perfetta sintonia su quanto il biologico rappresenti una risposta concreta per affrontare le sfide future in una logica di resilienza e sostenibilità. Diverse evidenze scientifiche attestano come l’agricoltura biologica sia in grado di contrastare efficacemente la deriva climatica tutelando la biodiversità, l’ambiente e la fertilità del suolo. L’Unione Europea ha attivato da tempo e in maniera molto chiara la sua svolta sostenibile con il Green Deal, le strategie Farm to Fork e Biodiversità che con il Piano d’Azione puntano a raggiungere a livello europeo il 25% di territori coltivati a bio entro il 2030. Occorre quindi accelerare sulla transizione ecologica, puntando alla rapida attuazione della legge sull’agricoltura biologica approvata dal Parlamento a marzo 2022 a partire dal Piano d’Azione Nazionale per il bio, che costituisce uno strumento fondamentale anche per l’utilizzo delle risorse destinate al settore dal Piano Strategico Nazionale della PAC. Investire sul biologico è fondamentale per il nostro Paese per avere un sistema di produzione che difenda la fertilità del suolo, la salute degli habitat e delle persone, favorendo contemporaneamente l’economia circolare e per garantire il futuro delle giovani generazioni”.

Dopo il successo della quarta edizione del 2019 il forzato stop di due anni, la Festa del BIO torna con un format nuovo e tanti eventi tutti da vivere. La prima tappa di Bologna del 3 dicembre è stato un successo con le oltre 4.000 presenze. Anche nella seconda tappa sapere e gusto si uniranno in un evento unico. Un’occasione per conoscere le eccellenze del BIO Made in Italy, imparare e scoprire tutti i segreti degli chef durante gli show cooking, assaporare le ricette pensate per dare ancora più gusto ai prodotti BIO, incontrare esperti del settore e imparare cosa vuol dire davvero biologico. Tutte le info su: www.festadelbio.it.

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Allevamenti. Il modello del biologico va rafforzato: a fare la differenza è il benessere animale

Alla Festa del Bio di Milano, Cambia La Terra presenta il Quaderno 2023

Milano, 4 febbraio 2023 – Il regolamento europeo sugli allevamenti biologici non basta più: andare oltre significa puntare soprattutto sul miglioramento delle condizioni di vita del bestiame allevato. I bovini devono poter pascolare all’aperto per almeno 120 giorni l’anno, I vitelli devono poter essere alimentati alla mammella, in modo naturale, e gli allevamenti bio devono scegliere razze a lento accrescimento, in modo tale da assicurare una durata adeguata di vita agli animali. Le scrofe devono poter passare il periodo della gestazione all’aperto e non possono essere rinchiuse nelle gabbie. Ai polli non può essere tagliato il becco (una pratica che denuncia comunque allevamenti affollati) e occorre risolvere il problema dell’eliminazione dei pulcini maschi.

Questi sono alcuni degli standard che FederBio ha messo nero su bianco per ridefinire un sistema di allevamento biologico che sia in grado di produrre vantaggi per l’ambiente, per la salute dell’uomo e che – allo stesso tempo – tenga conto del benessere animale. In occasione della seconda Festa del Bio, che si tiene a Milano il 4 febbraio, viene presentato il nuovo quaderno di Cambia La Terra: “Allevamenti. Sostenibile non basta: il modello è quello del bio”, un testo che definisce lo stato degli allevamenti in Italia e che fa proposte innovative affinché ci sia un nuovo metodo produttivo per la zootecnia. Il Quaderno, redatto con i contributi di tutte le Associazioni di Cambia la Terra, ISDE Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Slow Food e WWF, fa il punto sull’impatto degli allevamenti in Italia e pone degli obiettivi concreti. Il primo passo da fare rimane senza dubbio la scelta dell’allevamento biologico.

Secondo Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, “bisogna passare da un modello intensivo a uno basato sul biologico e sull’agroecologia” per raggiungere gli obiettivi definiti dalle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità: da qui al 2030 il settore agricoltura e allevamento deve dimezzare l’uso di pesticidi chimici e di antibiotici e raggiungere l’obiettivo del 25% di superficie agricola coltivata a biologico. In questa svolta, il punto più critico è l’allevamento, perché è il comparto che pone il problema maggiore sia per l’inquinamento che per la salute. “Aver separato agricoltura e allevamento – spiega Maria Grazia Mammuccini – ha trasformato il letame da risorsa in problema creando da una parte inquinamento delle acque e del suolo e dall’altra carenza di nutrienti per il terreno. Per questo è fondamentale passare ad un approccio integrato, fornito dai metodi biologici e biodinamici da sempre basati sulla circolarità dei nutrienti”.

Non c’è solo l’inquinamento delle acque. L’agricoltura è la principale fonte di emissioni di ammoniaca, a causa della zootecnia e del trattamento dei relativi effluenti e, in misura minore, dell’uso di fertilizzanti. L’Italia è il quarto Paese emettitore di ammoniaca dopo Francia, Germania e Spagna, le emissioni stimate nel 2020 ammontano a 363.000 tonnellate. Ma l’ammoniaca non impatta solo sulla qualità dell’acqua, ma anche sull’inquinamento dell’aria: l’ammoniaca è tra i responsabili della formazione di polveri sottili e ormai – secondo i dati riportati nel Quaderno – in Pianura Padana il loro contributo è pari a quello prodotto dal traffico stradale. Da tempo il settore del bio ha avviato un percorso affinché ci sia un cambio di passo anche negli allevamenti biologici. Per questo ha deciso di puntare su un’interpretazione avanzata del regolamento europeo sul biologico, definendo lo “Standard High Welfare”, un modello di allevamento che tenga conto del benessere degli animali, ma anche della conservazione della biodiversità, della valorizzazione delle razze locali e degli allevamenti di piccola scala, importanti per la rivitalizzazione dei territori interni.

Certo, le istituzioni e le politiche non hanno ancora assunto la svolta necessaria. Nel Piano Strategico nazionale della PAC i fondi stanziati andranno in massima parte alla riduzione degli antibiotici, ma gli allevamenti biologici non ne fanno uso e quindi non li potranno ‘ridurre’. “Si determina il paradosso per cui, ancora una volta, la zootecnia intensiva rischia di essere premiata con i fondi pubblici più di quanto potrà esserlo quella bio e l’allevamento al pascolo. Una check-list studiata sul sistema intensivo di grande dimensione e che non consente di registrare il livello di benessere nei piccoli allevamenti e nell’estensivo”, denunciano le Associazioni di Cambia la Terra.

“Abbiamo pochi allevamenti bio, per questo è importante che la politica intervenga per dare la possibilità al settore di accedere ai fondi pubblici che, ad oggi, sono molto più accessibili agli allevamenti a larga scala”, sottolinea la presidente di FederBio, presentando il Quaderno. E questo in presenza di una crescente domanda di carne bio che al momento non trova sufficiente copertura da parte dell’offerta nazionale, come sottolinea un documento Ismea, l’ente di ricerca sul mercato agricolo.

Quello che emerge dal Quaderno è invece un approccio in linea con le strategie europee del Green Deal e che avvia un nuovo percorso virtuoso per quanto riguarda l’allevamento di animali. Un tipo di allevamento che – secondo le associazioni di Cambia La Terra – deve essere indicato in modo chiaro in etichetta, affinché i cittadini abbiano la possibilità di fare delle scelte in modo consapevole. Il quaderno contiene gli interventi di esperti e delle diverse associazioni ambientaliste e del biologico che fanno parte della campagna di informazione e di sensibilizzazione di Cambia la Terra, voluta da Federbio assieme a Isde-Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, SlowFood, WWF – nata per informare i cittadini sui vantaggi di un’agricoltura biologica. Ad aver partecipato alla realizzazione sono – oltre a Maria Grazia Mammuccini – Damiano di Simine, responsabile suolo Legambiente; l’esperta di nutrizione Renata Alleva, membro di Isde; gli esperti Marino Abrate ed Eva Rigonat, sempre di Isde; Federica Luoni, responsabile Agricoltura Lipu; Raffaella Ponzio, coordinatrice Biodiversità Slow Food; Franco Ferroni, responsabile Agricoltura WWF; Valentino Mercati, fondatore di Aboca, la prima azienda ad aver sottoscritto l’adesione agli Standard High Welfare FederBio.

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Mammuccini (FederBio): «Allevamenti sostenibili: una direzione necessaria»

«È urgente la conversione degli allevamenti intensivi puntando anche in questo caso all’approccio agroecologico che guarda al benessere animale e all’integrazione tra produzioni vegetali e produzioni animali, fondamentale per garantire la fertilità del suolo»: così Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

«Gli allevamenti contribuiscono in maniera determinante al riscaldamento globale, all’inquinamento dell’aria e dell’acqua. In Italia il peso della zootecnia sulle emissioni climalteranti evidenzia una chiara corrispondenza con le aree di forte concentrazione degli allevamenti. Ma non si tratta solo di questo, c’è un’altra ragione che impone una svolta verso l’allevamento sostenibile e riguarda l’aspetto etico. Le condizioni imposte in queste strutture rendono la sopravvivenza degli animali impossibile senza un uso massiccio di antibiotici e di altri medicinali, il che produce un impatto negativo anche sulla salute umana. È quindi urgente la conversione degli allevamenti intensivi puntando anche in questo caso all’approccio agroecologico che guarda al benessere animale e all’integrazione tra produzioni vegetali e produzioni animali, fondamentale per garantire la fertilità del suolo, un elemento essenziale che sta venendo a mancare in aree sempre più estese, sia in Italia che in Europa. L’aver separato agricoltura e allevamento ha trasformato il letame da risorsa in problema, creando da una parte inquinamento delle acque e del suolo e dall’altra carenza di nutrienti per il terreno. Una trappola da cui si può e si deve uscire attraverso l’approccio integrato fornito dai metodi biologici da sempre fondati sulla circolarità dei nutrienti.

Passare dall’allevamento intensivo a quello basato sul pascolo e sul metodo bio, oltre a produrre ricadute positive dal punto di vista ambientale e per il clima, può rappresentare un elemento fondamentale per la rivitalizzazione dei territori interni, delle aree appenniniche colpite dall’abbandono e costituire un valore anche sul piano sociale. Una maggiore presenza di allevamenti allo stato brado nelle aree interne si tradurrebbe in aumento dell’occupazione e la presenza di nuovi abitanti darebbe un contributo importante al riequilibrio demografico di quelle aree, importante anche per lotta contro il dissesto idrogeologico. Scorciatoie tecnologiche, come ad esempio la carne ottenuta attraverso processi di laboratorio, non solo non permettono di risolvere l’insieme dei problemi ricordati – dalla mancata integrazione del ciclo animale-vegetale alla scarsa fertilità dei suoli – ma sono in contrasto con la cultura alimentare del nostro paese e porterebbero a cambiare il profilo del settore, spostando il controllo della produzione del cibo dalle mani degli allevatori e degli agricoltori a quelle delle multinazionali e delle aziende hi-tech che vedono in questo segmento un’area per generare nuovi e consistenti profitti. Occorre puntare sul consumo di carne biologica, proveniente da allevamenti sostenibili, rispettosi della biodiversità e del benessere animale, attenti alla valorizzazione delle risorse naturali mettendo al centro la dimensione sociale nella quale sono gli agricoltori e le comunità locali i protagonisti della produzione di cibo».

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TESTATA: Terra Nuova
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 febbraio 2023



Milano si tinge di verde: sabato 4 febbraio a Palazzo Giureconsulti arriva la “Festa del BIO”, l’evento di riferimento del biologico italiano

Momenti di approfondimento e confronto su temi di grande attualità come il cambiamento climatico e il benessere animale, alternati a show cooking con degustazione, ma anche contest, giochi e intrattenimento per i più piccoli. La Festa del BIO è l’appuntamento gratuito aperto a tutti che vuol sensibilizzare sull’importanza delle scelte alimentari. Moderano i dibattiti Patrizio Roversi e Tessa Gelisio.

Milano, 26 gennaio 2023 – Una giornata all’insegna del biologico, per riflettere sul ruolo e sul futuro dell’alimentazione e per degustare buon cibo bio. Sabato 4 febbraio, alle ore 10, Anna Scavuzzo, Vicesindaco di Milano, Raffaele Cattaneo, Assessore all’Ambiente e Clima Regione Lombardia, insieme a Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio, Barbara Nappini, Presidente di Slow Food e Roberto Zanoni, Presidente AssoBio, taglieranno il nastro inaugurale della Festa del BIO di Milano.

Organizzata da FederBio, con la partecipazione di Legambiente, Slow Food Italia, Lipu, WWF Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, AssoBio, Altromercato, Coalizione CambiamoAgricoltura, Cambia la Terra e Kyoto Club, la Festa del BIO è un evento itinerante che ha l’obiettivo di far conoscere e riflettere sui valori del vero biologico attraverso momenti di confronto e approfondimento, alternati a show cooking con degustazione, contest e divertimento. La tappa milanese, nella prestigiosa cornice di Palazzo Giureconsulti, propone un palinsesto particolarmente ricco. “Allevamenti. Se sono biologici curano il benessere animale, l’ambiente e la salute umana” è il titolo del primo talk durante il quale sarà presentato il Quaderno di Cambia la Terra. Si parlerà delle differenze tra gli allevamenti intensivi, responsabili secondo dati FAO del 18% delle emissioni climalteranti, e quelli biologici improntati al benessere animale.

Il modello di allevamento intensivo, basato sulle grandi quantità, appare da tempo, e con sempre maggiori evidenze scientifiche, un modello poco sostenibile. A farne le spese sono non solo l’ambiente, con l’inquinamento di aria, acqua e suolo, ma anche la salute umana, che si trova a fare i conti con il problema della resistenza antibiotica. Ma un altro modo di allevare è possibile. Un metodo che tenga insieme vantaggi per l’ambiente, per l’uomo e per il benessere degli animali. Nella zootecnia biologica le specie vengono cresciute in maniera totalmente naturale, senza forzature, nel rispetto dei bisogni etologici fondamentali. Patrizio Roversi coordinerà il dialogo tra Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, Damiano di Simine di Legambiente e il medico veterinario Sujen Santini. Porteranno un contributo al tema anche Barbara Nappini, Presidente Slow Food Italia e Marco Paravicini Crespi, agricoltore biodinamico e Vice presidente FederBio.

L’agricoltura biologica, che coniuga la qualità dei prodotti con la sostenibilità e la tutela della biodiversità, ha dimostrato grande resilienza ai cambiamenti climatici che contribuisce a mitigare attraverso una maggiore capacità di immagazzinare CO2 nei suoli riducendo contemporaneamente le emissioni climalteranti. Nella sfida lanciata dall’Eu con il Green Deal e le strategie Farm to Fork e Biodiversità, affinché l’innovazione agricola passi dalla sostenibilità, il mondo del biologico italiano è pronto a distinguersi per scelte sempre più innovative e all’avanguardia per diventare il modello di riferimento per tutto il comparto agroalimentare. Questi i temi al centro del dialogo “L’agricoltura biologica per la difesa della biodiversità e la sicurezza alimentare” che coinvolgerà voci autorevoli come Angelo Gentili, Responsabile nazionale Legambiente Agricoltura, Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio e Stefano Bocchi del dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali Università di Milano. Con la moderazione di Tessa Gelisio interverranno anche: Giorgio Baracani, Presidente CONAPI, Tommaso Carioni, presidente Carioni Food & Health, Maurizio Gritta, Presidente Iris Bio e Damiano di Simine, Coalizione #CambiamoAgricoltura.

Alle 13 scatta l’ora della golosità, si accendono i fornelli del Contest “BUONO. È BIO!, che vede sfidarsi a colpi di creatività i 3 finalisti dell’Istituto Professionale Servizi per L’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera “Amerigo Vespucci” di Milano, per contendersi il “Mestolino BIO”. Obiettivo del contest è sensibilizzare all’utilizzo di prodotti buoni, sani e sostenibili, coltivati nel rispetto della terra senza l’uso di chimica di sintesi.

Alle 15.30 spazio a un tema di grande attualità: i pesticidi, la cui diminuzione è fondamentale per proteggere gli insetti impollinatori, gli ecosistemi e la biodiversità. Il Green Deal Eu ha fissato obiettivi vincolanti per quanto concerne la riduzione dei pesticidi chimici che contribuiscono a inquinare suolo, acque e aria. La Strategia From Farm to Fork ne prevede, infatti, l’eliminazione del 50% entro il 2030.  Durante il talk verrà presentato l’Atlante sui Pesticidi curato della Coalizione #CambiamoAgricoltura con la partecipazione di: Federica Luoni, Responsabile Agricoltura Lipu–Coalizione #CambiamoAgricoltura, Benjamin Fishman, Heinrich-Böll-Stiftung Parigi – Francia / Italia, Carlotta Priore, Legambiente, Paolo Toniolo, Medico nutrizionista, ISDE ItaliaMedici per l’Ambiente, Niccolò Reverdini, Cascina La Forestina – Agricoltore Bio Parco Agricolo Sud Milano, Anna Ganapini, Vicepresidente Unaapi – Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani.

Dopo la bio merenda, alle 16, il libro “Il profitto e la cura” di Cinzia Scaffidi animerà il dialogo dal titolo “La sostenibilità e le voci che non abbiamo ascoltato”. La produzione alimentare si è sempre allineata ai modelli industriali seguendo la logica del profitto a scapito della tutela dell’ambiente, della fertilità del suolo e della biodiversità. Un sistema che ha mostrato le sue debolezze. È troppo tardi per la transizione agroecologica? Con l’autrice, ne parleranno Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio e Piero Bevilacqua, storico dell’agricoltura.

Seguirà alle 17.15 il talk che dà voce agli agricoltori per raccontare come ogni giorno affrontano gli effetti del cambiamento climatico, dialoga con loro Stefano Caserini meteorologo e ricercatore. Alle 18.15 la presentazione del contest fotografico, aperto a tutti gli instagrammer amanti della biodiversità, Bio intorno a te!. Conclude la giornata lo show cooking con degustazione “Tutti i colori della cucina amica dell’ambiente” esaltati dall’estro creativo dello chef e star di TikTok Daniele Resconi, cui seguirà un gustoso BIOAperitivo per tutti.

“Dopo il successo della prima tappa a Bologna, siamo davvero felici di riportare la Festa del BIO in una piazza importante come quella milanese. Riteniamo fondamentale, in un momento delicato come quello attuale, informare e sensibilizzare i cittadini sui valori del vero biologico e far riflettere sugli effetti che le nostre scelte alimentari hanno sulla salute e l’ambiente. Terreni vicinissimi alla desertificazione e cambiamenti climatici estremi ci ricordano quanto sia urgente passare dall’agricoltura e allevamento intensivo a modelli sostenibili basati sulla transizione agroecologica e sul rispetto del benessere animale. In particolare, alla zootecnia è dedicato un ampio focus perché è il comparto più critico sia per l’inquinamento che per la salute. Il modello intensivo è superato, per il futuro non basta ridurre l’uso di antibiotici e medicinali, occorre puntare su allevamenti sostenibili, in totale sintonia con la natura e i suoi ritmi, con animali al pascolo e in densità ridotta. L’approccio agroecologico circolare dell’allevamento bio, che valorizza le razze autoctone e prevede l’integrazione tra produzioni vegetali e animali, contribuisce a ridurre sensibilmente gli elementi inquinanti e a preservare la fertilità. Confidiamo che la Festa del BIO sarà un momento importante per continuare a sensibilizzare i cittadini sull’adozione di stili di consumo sempre più responsabili e sostenibili”, ha commentato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

Il talk sui cambiamenti climatici e lo show cooking sono iniziative realizzate nell’ambito della campagna Being Organic in Eu promossa da FederBio in collaborazione con Naturland e cofinanziata dall’Unione europea ai sensi del Reg. EU n.1144/2014. Per maggiori dettagli sulla Festa del BIO e gli aggiornamenti del programma visita il sito: https://www.festadelbio.it/tappe/milano-4-febbraio-2023/

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Bio Made in Italy top della qualità per 4 consumatori scandinavi su 10. Cresce il peso dei prodotti italiani in un mercato del Bio che nei due paesi scandinavi supera i 4,4 miliardi di euro

Pasta, olio extra-vergine, formaggi e vino le categorie biologiche di interesse. Italia leader di mercato per il vino bio in Svezia: market share del 42%. É quanto emerge dall’analisi di Nomisma per la Piattaforma ITA.BIO (www.ita.bio) nel primo focus dedicato alla Scandinavia. Il 03 marzo 2023 il focus Giappone.

Bologna, 26 gennaio 2023 – Danimarca e Svezia, ottavo e nono mercato al mondo per vendite di prodotti BIO, con un incremento rispettivamente del +183% e del +176% negli ultimi 10 anni ed un tasso di penetrazione del bio dell’87%, sono tra i mercati più promettenti per il bio Made in Italy – come confermato anche dal panel di imprese alimentari e vitivinicole italiane intervistate da Nomisma.

Questo quanto emerge dalla survey originale sui consumatori danesi e svedesi presentata oggi in occasione del quarto forum ITA.BIO, la piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da ICE Agenzia e FederBio.

IL RUOLO DELL’EXPORT NEL BIO MADE IN ITALY

Molto positiva la performance dell’export agroalimentare bio: nel 2022 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto i 3,4 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita del +16% (anno terminante a giugno) rispetto all’anno precedente. Per altro, il riconoscimento del bio Made in Italy sui mercati internazionali è testimoniato anche della crescita di lungo periodo (+181% rispetto al 2012, un valore quasi triplicato) e dalla quota di export sul paniere Made in Italy, con un peso del 6% sull’export agroalimentare italiano totale nel 2022. La gran parte delle esportazioni riguarda il food ma è rilevante anche il ruolo del vino.

I NUMERI CHIAVE DEL BIO IN SCANDINAVIA

Tutti i numeri del bio in Scandinavia sono positivi. La Danimarca è l’ottavo mercato al mondo per valore delle vendite di prodotti bio sul mercato interno con 2.240 milioni di euro e una quota di vendite bio sul totale della spesa alimentare pari a ben il 13% (quasi raddoppiata rispetto al 2010). Segue a pochissima distanza la Svezia – nono consumatore mondiale di prodotti bio – con un valore di 2.193 milioni di euro e un peso del bio che sfiora quasi il 9%. Per non parlare della spesa pro-capite per prodotti bio: 384 euro in Danimarca e 212 euro in Svezia che fanno sì che i due Paesi si collochino ai vertici della classifica mondiale, rispettivamente al secondo e quinto posto.

IL CONSUMATORE BIO IN SCANDINAVIA (DANIMARCA & SVEZIA)

I dati della consumer survey originale realizzata Nomisma confermano un forte interesse per il bio in Scandinavia: quasi 9 famiglie su 10 hanno consumato un prodotto alimentare o una bevanda a marchio biologico nel corso del 2022. Tra gli altri fattori che fanno della Scandinavia un mercato ad alto potenziale per il bio ci sono, da un lato, la quota di heavy user (il 40% delle famiglie acquista bio in ogni spesa o quasi) e, dall’altro, la centralità della caratteristica bio come driver di scelta, tanto che 1 consumatore su 5 dichiara di considerare il marchio bio come primo criterio di scelta quando acquista prodotti alimentari, quota che aumenta per alcune categorie di prodotti come ortofrutta fresca, olio extra-vergine di oliva, alimenti per bambini e formaggi.

Dalla survey di Nomisma risulta anche che la sostenibilità ambientale e sociale rappresenta la principale motivazione dei consumatori scandinavi alla base della scelta di prodotti biologici e coinvolge quasi ben la metà degli user. Gli ulteriori motivi che guidano gli acquisti di prodotti bio tra i consumatori di Svezia e Danimarca sono la sicurezza per la salute e le qualità e le proprietà nutrizionali differenti rispetto ai prodotti convenzionali. Il marchio biologico non è l’unico attributo che conta nella scelta dei prodotti da mettere nel carrello e il consumatore richiede coerenza e sostenibilità a 360°. A conferma di ciò, ben il 28% degli user bio ritiene importante che la confezione sia eco-friendly o che il prodotto sia stato fatto rispettando l’ambiente (minori emissioni di CO2, zero sprechi, uso di energia rinnovabile ecc …).

“Supportare i protagonisti dell’agroalimentare biologico italiano è il primo obiettivo della piattaforma ITA.BIO dove Nomisma rappresenta la struttura di market intelligence in grado di monitorare dimensioni, trend e opportunità dei principali mercati internazionali” dichiara Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence Nomisma S.p.A. “Il forum di oggi è stato dedicato ai paesi scandinavi, mercati dove il bio italiano ha un’importante opportunità di sviluppo: la Danimarca è prima per quota di consumi bio sul totale (12%) con un consumo pro capite che sfiora i 400 euro, la sostenibilità è primo driver di scelta dei prodotti agroalimentari – precedendo l’interesse verso prezzo e convenienza, l’Italia è il primo paese a cui i consumatori riconoscono alta qualità delle produzioni alimentari – premesse che unite al supporto del desk dedicato attivato da ICE Agenzia e FederBio rappresentano formidabili opportunità per le imprese italiane.”

IL MADE IN ITALY BIO PER IL CONSUMATORE SCANDINAVO

Nel confronto internazionale, nel percepito dei consumatori danesi, l’Italia si posiziona al primo posto tra i Paesi che producono i prodotti bio di maggiore qualità: a pensarla così è il 38% degli user bio. Nel caso della Svezia, il nostro Paese si contende la leadership con la Danimarca: in tal caso la quota di user che indica l’Italia quando pensa ai prodotti bio di maggiore qualità è pari al 37%. A ulteriore conferma dell’ottima reputazione del bio italiano, per ben 6 consumatori scandinavi su 10 i prodotti alimentari bio Made in Italy hanno una qualità superiore rispetto ai prodotti di altri Paesi mentre per 7 consumatori 10 il bio italiano ha un percepito maggiore anche sul fronte delle garanzie di tracciabilità e di metodi produttivi rispettosi dell’ambiente. Grazie a questa ottima percezione, i prodotti bio italiani trovano larga diffusione in Scandinavia: il 65% delle famiglie ha acquistato un prodotto alimentare Made in Italy a marchio biologico nel corso del 2022 e il 30% li ha acquistati almeno una volta a settimana. Ma quali sono i prodotti più promettenti per il bio Made in Italy?

Olio extra vergine d’oliva, formaggi, conserve di pomodoro, salumi, formaggi e vino sono i prodotti italiani a marchio bio più acquistati dai consumatori scandinavi ma anche le categorie per i quali il consumatore è più interessato al binomio bio-Made in Italy.

IL RUOLO DEL VINO BIO

Dal rapporto presentato da Nomisma risulta anche che il vino è uno dei prodotti bio più diffusi sul mercato scandinavo. Se ci si focalizza sul mercato svedese – sulla base dei dati del Systembolaget, il monopolio svedese che gestisce le vendite di bevande alcoliche (vino incluso) – ben un quarto delle vendite di vino è costituito proprio da vini a marchio bio per un valore di 600 milioni di euro nell’ultima rilevazione. In tale scenario, l’Italia è leader assoluto con un peso sul totale delle vendite di vino bio del 42% sia a valore che a volume nel 2021; un successo da ricondurre in primis all’ottimo posizionamento di alcuni territori quali Veneto (grazie al Prosecco che rappresenta la denominazione a marchio bio più venduta in Svezia), Sicilia e Puglia.

«Il vino italiano gode di un’ottima reputazione sul mercato scandinavo e l’Italia figura al primo posto tra i Paesi che producono i vini di maggiore qualità. Tale forte apprezzamento nei confronti del vino Made in Italy trova riscontro anche con riferimento al biologico: ben il 38% degli wine user beve vino a marchio bio di origine italiana e il 20% lo fa con cadenza settimana. E le opportunità per le aziende vitivinicole italiane sono ancora ampie su tale importante mercato, al punto che quasi la metà dei consumatori sarebbe interessato a provare un nuovo vino italiano a marchio bio mentre in un terzo dei casi sarebbe disposto a spendere un differenziale di prezzo superiore al 5% rispetto ad un vino italiano non bio” afferma Emanuele Di Faustino, Responsabile Industria, Servizi e Retail Nomisma S.p.A.

IL POTENZIALE DEL MADE IN ITALY BIO

Nessun ostacolo per il binomio bio e Made in Italy neanche per il futuro: il 30% dei consumatori si dice interessato all’acquisto di un prodotto alimentare italiano a marchio bio, quota che sale al 46% in merito al vino. Gli indecisi sarebbero attratti, oltre che da promozioni e prezzi bassi, anche da brand famosi, da informazioni sul basso impatto ambientale e dalla presenza di confezioni eco-sostenibili. Più della metà degli attuali non user vino, infatti, non ha ancora mai provato il bio italiano perché non lo trova in assortimento mentre in 1 caso su 5 non ne conosce ancora le caratteristiche distintive. Le stesse motivazioni del mancato acquisto riguardano anche i prodotti alimentari: il 26% di chi non consuma food bio Made in Italy dichiara di non conoscerne le caratteristiche distintive e, in 1 caso su 10, non li trova nei punti vendita abituali.

“Negli ultimi 10 anni, le esportazioni di biologico Made in Italy sono letteralmente esplose (+ 181%), facendo diventare l’Italia il principale esportatore di alimenti bio a livello internazionale dopo gli USA. I Paesi Scandinavi sono mercati dove la richiesta di prodotti biologici Made in Italy è in crescita, prodotti che uniscono attenzione alla sostenibilità con la qualità elevata delle produzioni agroalimentari italiane e incorporano valori culturali, sociali e ambientali riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo. La piattaforma ITA.BIO, nata dalla collaborazione fra l’Agenzia ICE e FederBio con il supporto del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, intende supportare le imprese anzitutto fornendo informazioni e conoscenza dei mercati indispensabili per potervi operare e mettendo a disposizione una piattaforma integrata di iniziative promozionali. Anche attraverso questa iniziativa FederBio conferma il proprio impegno per supportare lo sviluppo del settore biologico italiano e la sua internazionalizzazione” dichiara Paolo Carnemolla, Segretario Generale di FederBio.

“In Scandinavia l’attenzione ai prodotti biologici è molto elevata e le vendite di prodotti bio superano il valore di 2 milioni di euro sia in Svezia che in Danimarca. L’export italiano nel settore è in costante crescita negli ultimi anni ed ha superato i 3 miliardi di euro nel 2022; i nostri prodotti biologici godono di un’ottima reputazione sul mercato scandinavo e di quote di mercato rilevanti, sia nel settore agroalimentare che in quello del vino. Il Focus Nomisma Svezia/Danimarca rappresenta un’ottima occasione per illustrare trend e dinamiche del settore, al fine di approfondire la conoscenza dei due mercati ed evidenziarne le opportunità commerciali. L’ufficio ICE di Stoccolma può sostenere nel modo più efficace le imprese italiane nel cogliere al meglio tali opportunità e rafforzare la loro presenza sul mercato scandinavo, con la propria offerta di servizi personalizzati ed attività promozionali dedicate” dichiara Andrea Mattiello, direttore dell’ufficio ICE di Stoccolma.

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Internalizzazione del Made in Italy. FOCUS SCANDINAVIA

DOVE: 

Streaming Online

QUANDO:

26 gennaio 2023 - h. 10.30

Giovedì 26 gennaio dalle ore 10.30 si svolgerà il webinar “Internazionalizzazione del BIO Made in Italy: focus Scandinavia”.

L’evento rientra nel progetto ITA.BIO, la prima piattaforma del biologico Made In Italy con dati e informazioni utili per l’internazionalizzazione dei prodotti biologici italiani, promossa da FederBio Servizi Srl e ICE a cura di Nomisma. La partecipazione è gratuita. È richiesta l’iscrizione al seguente link


FederBio augura buon lavoro a Luigi D’Eramo, neo Sottosegretario alle Politiche Agricole con delega al biologico

Bologna, 25 gennaio 2023 – La Federazione italiana dell’agricoltura biologica e biodinamica esprime la massima disponibilità per l’avvio di una costruttiva collaborazione con Luigi D’Eramo, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, cui è stata appena assegnata la delega al biologico.

FederBio auspica che il lavoro che si potrà sviluppare insieme al Sottosegretario possa contribuire a far crescere il bio sia sul fronte della produzione che dei consumi per raggiungere l’obiettivo ambizioso del 25% di superficie agricola coltivata a biologico contenuto nel Piano Strategico Nazionale della PAC. Il bio rappresenta una componente fondamentale per la transizione agroecologica dell’agricoltura italiana, per la tutela ambientale, della fertilità del suolo e della mitigazione dei cambiamenti climatici.

“Auguriamo buon lavoro al nuovo Sottosegretario D’Eramo al quale offriamo la piena collaborazione della Federazione per portare avanti politiche e azioni concrete per la valorizzazione e la tutela del biologico. Stiamo vivendo un periodo particolarmente delicato, caratterizzato da emergenze interconnesse quali quelle climatica, energetica e alimentare. È anche l’occasione per spingere sulla transizione ecologica dell’agricoltura per costruire un sistema di produzione alimentare più resiliente e indipendente dagli input esterni. L’Europa sta puntando fortemente sul biologico con le strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 in attuazione del Green Deal e con il Piano d’Azione europeo per il biologico. L’Italia non può permettersi di perdere questa chance per incentivare lo sviluppo della bioagricoltura. Dopo la storica approvazione della Legge sul biologico, attesa oltre 15 anni, chiediamo ora che venga accelerata l’adozione del Piano d’Azione nazionale che metta in campo strategie e strumenti innovativi per favorire lo sviluppo del settore e cogliere tutte le opportunità che il biologico offre per la valorizzazione dei territori rurali, la ripresa economica e l’occupazione dei giovani”, ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

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