Legge di Bilancio 2021: FederBio propone 5 emendamenti per lo sviluppo dell’agroecologia
agroecologiaFarm To ForkhomeLegge di BilancioBologna, 3 dicembre 2020 – Favorire la sostenibilità ambientale, in linea con gli obiettivi europei del Green Deal e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità. Questo l’obiettivo che ha spinto FederBio a presentare cinque emendamenti alla Legge di Bilancio, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2021, basati sulla valorizzazione del biologico come paradigma per il rilancio del sistema agroalimentare italiano.
Nello specifico le proposte della Federazione si concentrano sull’art. 21 con la richiesta della dotazione di un fondo di 30 milioni di euro, per l’anno 2021, dedicato a favorire lo sviluppo delle filiere agricole biologiche, in linea con gli obiettivi europei di triplicare entro il 2030 le superfici coltivate a biologico.
Altro punto su cui si concentra l’attenzione della Federazione è l’art. 65bis con la proposta di attivare un fondo per incentivare il consumo di prodotti biologici certificati a favore dei nuclei familiari dove siano presenti donne in gravidanza e bambini fino ai 3 anni. Numerosi studi epidemiologici hanno infatti dimostrato la correlazione tra esposizione prenatale a pesticidi ed effetti negativi sul neurosviluppo, oltre al rischio di patologie cronico-degenerative come conseguenza dell’esposizione permanente ai pesticidi.
Sempre in linea con le indicazioni della Strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030, FederBio sollecita l’utilizzo della fiscalità nazionale per favorire l’incremento della superficie agricola coltivata ad agricoltura biologica in relazione alle esternalità positive per l’ambiente e la biodiversità. Per questo propone alcune misure, tra cui l’applicazione dell’aliquota IVA agevolata del 2%, per incentivare il consumo di prodotti ortofrutticoli biologici certificati e l’esenzione IVA quando sono venduti per la somministrazione di alimenti e bevande nell’ambito di servizi di ristorazione collettiva pubblica (Art. 135 bis). Chiede, poi, l’azzeramento dei costi di certificazione obbligatoria utilizzando il credito di imposta per le imprese biologiche certificate.
L’ultimo emendamento riguarda gli insetti impollinatori, fondamentali per la protezione della biodiversità, messi a rischio dal cambiamento climatico, dall’agricoltura intensiva e dalla scomparsa degli habitat naturali. La proposta di FederBio è tesa a incrementare le misure destinate ai comuni ed enti gestori delle aree naturali protette finalizzate alla realizzazione di aree verdi attrezzate per la tutela degli insetti impollinatori nelle zone economiche ambientali.
“Oggi più che mai è evidente che gli interventi finalizzati alla ripresa, dopo questa delicata e complicatissima crisi legata all’emergenza sanitaria, economica e ambientale, non possono che passare dalla sostenibilità. Gli emendamenti proposti rappresentano degli incentivi fondamentali per allineare l’Italia al Green Deal europeo e agli obiettivi ambiziosi delle strategie Farm to Fork e Biodiversità, ovvero incrementare del 25% le superfici coltivate a biologico e ridurre del 50% l’uso dei pesticidi entro il 2030.
Per favorire la transizione ecologica dell’agricoltura occorrono misure concrete, anche sul piano fiscale. Il rilancio della nostra economia non può prescindere dal rispetto della fertilità dei suoli, dalla tutela della biodiversità e dal contrasto al cambiamento climatico. Chi sceglie di produrre biologico, con ricadute positive sulla salute e sull’ambiente, va supportato con agevolazioni fiscali che compensino in parte i costi maggiori sostenuti”, ha commentato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.
Progetto BETBIO: Stato dell’arte e primi riscontri al termine della seconda annualità di coltivazione
DOVE:
WebinarPiattaforma zoom: https://tinyurl.com/betbio2dic2020
Canale youtube "Progetto BETBIO": https://tinyurl.com/betbio
QUANDO:
Mercoledì 2 dicembre 2020, h. 09:30 - 11:30
Nell’ambito del progetto avente titolo “Messa a punto di strumenti innovativi di difesa ad elevata sostenibilità ambientale per la barbabietola da zucchero in agricoltura biologica”, con acronimo BETBIO e capofila CO.PRO.B. – ITALIA ZUCCHERI finanziato con la DGR 736/2018 della Regione Veneto nell’ambito della Misura 16, avendo terminato la seconda annualità di progetto, si intende portare all’attenzione di tutti il lavoro svolto e i primi risultati raggiunti.
Il gruppo operativo ha, quindi, il piacere di informarvi che si terrà un incontro (webinar) ove verranno esposti i vari aspetti tecnici della coltivazione e della lotta alle infestanti e ai parassiti in bieticoltura biologica.
INFO E CONTATTI:
Spazio Verde: eventi@sverde.it
Biotecnologie e biologico insieme nell’agricoltura del futuro?
Farm To Forkgreen dealhomeMammucciniIn questo momento storico il settore agricolo è chiamato, come non mai, ad essere ancora più green e sostenibile, sia economicamente che socialmente. Una sfida incalzata dalla crisi sanitaria e anche dell’Europa. Il programma del Green Deal, infatti, chiede ai produttori di realizzare, entro il 2030, la riduzione del 50% degli agrofarmaci, del 20% dei fertilizzanti, del 50% degli antibiotici per gli animali da allevamento; e di arrivare almeno al 25% della superficie agricola ad agricoltura biologica. In questo scenario entrano di prepotenza le nuove biotecnologie.
La Commissione Ue le indica, nella strategia From Farm To Fork, una risposta concreta per gestire la ridotta disponibilità di suolo e di acqua. Per preservare la biodiversità e rendere le produzioni più resistenti ai cambiamenti climatici o ai patogeni e per sviluppare prodotti biologici per la difesa di piante e animali. Ma il paradigma green, biotech e bio sembra trovare degli ostacoli. Infatti, mentre in Italia le associazioni di categoria si sono espresse a favore delle Nbt e a Bruxelles si discute del futuro delle nuove biotecnologie, le associazioni del bio, compresa Ifoam (Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica), mettono un veto. La presidente di Federbio Maria Grazia Mammuccini a riguardo ha dichiarato: «il mondo del bio ribadisce il proprio impegno a escludere non solo gli ogm, ma anche i prodotti derivanti dalle nuove biotecnologie dai propri sistemi di produzione». […]
FONTE
TESTATA: Terra è Vita
AUTORE: Laura Saggio
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 Novembre 2020
Il piano d'azione europeo per il biologico
biodiversitàFarm To Forkgreen dealhomeMammucciniL’Ue punta decisamente sull’agricoltura biologica. Dopo l’accelerazione sul Green Deal, le strategie Farm to Fork e biodiversità, la Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica sul Piano d’azione per il biologico che si chiuderà il 27 novembre per raccogliere osservazioni di cittadini, istituzioni, associazioni e imprese.
Il piano definisce uno stanziamento di 40 milioni di euro per il 2021, sempre con l’obiettivo di portare, da qui al 2030, le superfici coltivate a biologico al 25%, triplicando l’attuale media europea del 7,5%. Favorire la domanda di prodotti biologici, preservando la fiducia dei cittadini, sostenere l’aumento delle superfici coltivate con il metodo biologico e rafforzare il ruolo del bio per la lotta ai cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità sono i punti strategici su cui poggia il piano d’azione. Lo stanziamento cofinanzierà iniziative di promozione e campagne d’informazione per favorire l’espansione della domanda di prodotti bio e far conoscere ai cittadini i principi strategici sui quali è fondata l’agricoltura biologica, come il mantenimento della fertilità della terra, la valorizzazione della biodiversità e l’utilizzo di prodotti di origine naturale.
Inoltre, la Commissione Ue ha rinviato al 1° gennaio 2022 l’entrata in vigore del nuovo Regolamento Ue 848/2018 sul biologico, slittamento promosso da Ifoam Eu e sostenuto da FederBio, per evitare un ingorgo burocratico per le imprese e per tutti gli operatori del bio, in questo momento particolarmente delicato determinato dall’emergenza sanitaria Covid-19.
Di fronte a un quadro europeo che punta all’affermazione del biologico, è paradossale che l’Italia non si allinei a questa strategia rischiando di non intercettare le risorse che l’Europa mette a disposizione, con evidenti ripercussioni sulle nuove opportunità per il territorio e in particolare per i giovani. La legge sul bio, dopo due anni dalla sua approvazione alla Camera, è ancora ferma al Senato e questo può contribuire seriamente a far perdere all’Italia il primato di paese leader in Europa in questo settore. Il nostro territorio è particolarmente vocato al biologico e già adesso, con il 15,5%, ha il doppio della superficie coltivata a bio rispetto alla media europea. Con condizioni normative e una politica agricola comune adeguata potrebbe raggiungere agevolmente il 40% di superficie bio entro il 2030 e fare del sistema agroecologico un vero driver di sviluppo per rilanciare la nostra economia.
La crisi ambientale, sociale ed economica che viviamo oggi ha un principale colpevole: l’attuale modello agroalimentare, che espone l’intero Pianeta ai pericoli di una nuova estinzione di massa, depredando le risorse naturali, come l’acqua e la fertilità dei suoli. In questo nuovo libro, Vandana Shiva e Andre Leu presentano i risultati delle ultime ricerche scientifiche, dimostrando che un altro modello agricolo non solo è possibile, ma anche necessario, per combattere la fame, frenare i cambiamenti climatici e arginare la devastazione del Pianeta.
La questione ha anche una valenza di ordine sociale e politico. L’agricoltura industriale, basata su monocolture, pesticidi e biotecnologie, rende sempre più dipendenti e indebitati gli agricoltori consegnando i saperi, i mezzi di produzione e gli stessi semi nelle mani di poche multinazionali, con una concentrazione di potere senza precedenti nella storia.
In un testo destinato a fare storia, gli autori smontano un modello produttivo a lungo celebrato come efficiente, ma che ad uno sguardo più attento si mostra del tutto incapace ad affrontare le sfide della crisi climatica, la fame nel Sud del mondo e la malnutrizione cronica nei paesi cosiddetti sviluppati. La soluzione è nelle pratiche agricole sostenibili supportate da nuove conoscenze agronomiche in grado di valorizzare la complessità del vivente, garantire cibo sano per tutti e una nuova democrazia per il futuro del Pianeta. […]
FONTE
TESTATA: Terra Nuova
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 Novembre 2020
L’Europa mantenga le promesse, la commissione Ue tenga duro su obiettivi Farm To Fork e Green Deal
agroecologiaCambiamoAgricolturahomePACLe proposte nel web talk “Agroecologia e PAC post 2020”. E oggi una delle tappe del confronto tra Commissione, Europarlamento e Consiglio Agrifish sul testo finale della Pac.
Roma, 19 novembre 2020 – Dal seminario online “Agroecologia e PAC post 2020”, che si è svolto ieri pomeriggio, la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha rilanciato la sfida alle Istituzioni UE e al Governo italiano per una transizione ecologica della nostra agricoltura: “l’agroecologia è l’approccio alternativo all’agricoltura industriale che emerge dalle migliori pratiche realizzate in queste decenni, come, ad esempio, il biologico e il biodinamico. Un approccio sistemico, che consente non di guardare al singolo campo, ma una visione complessiva dell’azienda e del territorio, oggi coerente con le strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 proposte dalla Commissione Europea. Per questo serve una PAC post 2020 in grado di sostenere realmente questa transizione agroecologica”.
È da questo punto di partenza che la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha organizzato ieri l’incontro web, a cui hanno partecipato le Associazioni della Coalizione, le tre maggiori Associazioni agricole e il mondo della ricerca, per confrontarsi sulle reali prospettive offerte dalla politica europea per la promozione dell’agroecologia. Un dibattito molto partecipato, cui hanno assistito circa 400 persone in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale Youtube della Coalizione #CambiamoAgricoltura (la registrazione dell’incontro è disponibile sui canali social della coalizione).
L’appello delle associazioni di #CambiamoAgricoltura, è rivolto in primis all’esecutivo comunitario che insieme alla delegazione del Parlamento UE e alla presidenza tedesca dell’Unione che svolge proprio oggi la sua seconda riunione formale del negoziato del Trilogo: “Bisogna tenere la barra dritta sulle Strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 che indicano obiettivi concreti e misurabili per il Green Deal dell’agricoltura europea. Le pressioni dell’agribusiness non possono e non devono fermare una rivoluzione sostenibile che non è solo eticamente necessaria, ma è anche la più economicamente redditizia, per il futuro del settore agricolo.
I fondi pubblici dei cittadini e contribuenti europei per questo settore essenziale per l’economia devono premiare i modelli di produzione che forniscono le maggiori esternalità positive, tutelando la biodiversità e affrontando i cambiamenti climatici, e non possono più finire nelle tasche di chi inquina, non rispetta la natura e di chi produce cibo in modo non sostenibile”, continuano le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura.
La Commissione – con un intervento non rituale – ha ribadito proprio in questi giorni, per bocca del Commissario europeo, Frans Timmermans, la sua volontà di rinforzare le misure a favore della sostenibilità ambientale dell’agricoltura. La Coalizione #CambiamoAgricoltura conferma il suo sostegno alle posizioni espresse dalla Commissione Europea: “per garantire una riforma della Pac che includa gli obiettivi del Green Deal e della Strategia Farm to Fork”, hanno ribadito i promotori dell’iniziativa durante il dibattito del seminario: “Occorre fare chiarezza una volta per tutte su cosa significa agroecologia e transizione ecologica dell’agricoltura. Le sovvenzioni per la conversione ecologica non possono essere destinate in maniera generica o a metodi agricoli che utilizzano quantità elevate di pesticidi di sintesi. Un obiettivo, questo, ridimensionato dalle decisioni del Parlamento UE e del Consiglio AgriFish sulla riforma della PAC post 2020.
Anche il Nostro Paese potrà e dovrà fare la sua parte attraverso il Piano Strategico Nazionale. “Occorre, quindi, che il confronto sulla riforma della PAC e sulla redazione in Italia del PSN si apra con maggiore trasparenza a tutti gli interlocutori interessati: ambientalisti, associazioni del biologico e consumatori. “La politica agricola non si ferma ai confini dei campi coltivati, è strategica per l’ambiente e per il sistema Paese”, ribadisce la Coalizione #CambiamoAgricoltura. “Alla ministra delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, chiediamo subito l’apertura del tavolo di lavoro sul Piano Strategico Nazionale in attuazione della PAC post 2020, ad iniziare dall’analisi condivisa dei fabbisogni nazionali per una agricoltura sostenibile. Tutti gli attori sociali ed economici devono inoltre essere coinvolti nel confronto sui progetti da finanziare con le risorse straordinarie del Next Generation EU e sull’avvio della transizione ecologica già nella fase transitoria 2021-2022 della PAC”.
“Le componenti più avanzate sia del mondo scientifico che economico – continuano le Associazioni aderenti alla Coalizione #CambiamoAgricoltura – sostengono pienamente le nostre posizioni e chiedono una svolta radicale. Non solo per il contrasto ai cambiamenti climatici ma anche per dare più forza all’agricoltura. Valorizzare la strategia Farm to fork e quella sulla biodiversità all’interno della PAC significa implementare il reddito degli agricoltori, vuol dire cioè offrire più opportunità di lavoro dignitoso e condizioni di vita migliori per migliaia di aziende e di persone”.
LA COALIZIONE #CAMBIAMOAGRICOLTURA
#CambiamoAgricoltura è nata per unire tutte le organizzazioni e le persone che pensano che l’attuale Politica agricola comune (PAC) sia in crisi e abbia bisogno di essere riformata. La Coalizione #CambiamoAgricoltura è costituita da un’ampia coalizione di Associazioni ambientaliste, dell’Agricoltura sostenibile e Associazioni di consumatori, il cui tavolo di regia è costituito da: ACU Associazione Consumatori Utenti, Associazione Italiana di Agroecologia, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, Accademia Kronos, CIWF Italia, Associazione Agricoltura Biodinamica, FederBio, ISDE – Associazione Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, ProNatura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e Wwf Italia. INFO: www.cambiamoagricoltura.it
FederBio sulla Pac: “Riforma agricola spreca le risorse Ue"
federbiohomeMammucciniPACFollow the money, dicono gli investigatori di crimini internazionali; e i soldi raccontano sempre una storia. Quella, ad esempio, di buone intenzioni ambientali al momento delle dichiarazioni e scarsi risultati al momento di mettere mano ai finanziamenti. Come nel caso delle scelte che vanno fatte, sempre in termini di denaro sonante, per la politica agricola europea, la Pac, che da sola assorbe quasi il 35% del bilancio comunitario.
In questi ultimi mesi, l’acronimo Pac ha smesso di essere un mantra per appassionati ed esperti di agricoltura ed è diventato – se non proprio popolare – conosciuto a una parte dell’opinione pubblica. Le associazioni ambientaliste e quelle degli agricoltori biologici sostengono che questa Pac poco ha a che vedere con le grandi direttrici green della UE. Con il Green Deal, in primo luogo. E con due atti specifici di indirizzo, usciti appena dopo la fine del primo lockdown: la Strategia Farm to Fork e la Strategia Biodiversità. Due documenti che disegnano un’Europa diversa: taglio del 50% dei pesticidi utilizzati nei campi e del 25% degli antibiotici usati negli allevamenti intensivi di bestiame; almeno un 10% della superficie coltivata destinata a siepi e laghetti per dare rifugio a fauna e flora selvatici; 25% di campi convertiti al biologico. Il tutto da qui al 2030.
Ed è la Pac lo strumento per finanziare quello che è stato disegnato a livello strategico. Ma va in questa direzione? Lo abbiamo chiesto a Maria Grazia Mammuccini, che – oltre a essere un’imprenditrice agricola – è presidente di FederBio, la federazione che raccoglie le varie organizzazioni del biologico, ed è anche tra i coordinatori della coalizione #CambiamoAgricoltura che conta oltre 60 associazioni (tra cui anche Wwf, Legambiente, Slow Food, LiPU) ed è riuscita a far emergere la Pac dal recinto dei media specializzati per trasformarla in tema di dibattito politico.
È una Pac amica dell’ambiente quella che sta uscendo dai vari livelli decisionali, ultimo dei quali il voto del Parlamento Europeo?
“La Pac nasce antica: stiamo discutendo della proposta approvata nel 2018. Da allora è cambiato il mondo. Alcune emergenze hanno subito un’accelerazione drammatica: la crisi climatica, la crisi ambientale complessiva, la crisi sanitaria, la crisi sociale, tutte strettamente intrecciate. Sotto questa spinta, la nuova Commissione UE ha sottoscritto un patto per la transizione ecologica, il Green Deal. E, nonostante dopo il lockdown molti governi abbiano chiesto di mettere da parte il Green Deal, la Commissione ha accelerato il passo con la strategia Farm to Fork che porta avanti obiettivi ambiziosi ma equilibrati, come triplicare la superficie agricola coltivata a biologico e dimezzare i pesticidi. Con queste premesse, sembrava inevitabile che la Pac desse gambe agli obiettivi della Commissione. Il Parlamento europeo doveva aggiornare la proposta di due anni fa, considerata inadeguata. Ma a sorpresa ha fatto il contrario: non ha inserito gli obiettivi della Farm to Fork e ha solo genericamente citato gli obiettivi dell’accordo sul clima di Parigi, ignorando il target di riduzione del 30% delle emissioni di gas serra dal settore agricolo. Quindi la risposta alla domanda è: no, questa Pac così come è uscita dal voto del Parlamento europeo privilegia un concetto arretrato di agricoltura basato sull’ampio uso di chimica di sintesi e sull’industrializzazione del settore”
Ma cos’è che non va, nei fatti?
“L’agricoltura europea esiste e resiste perché viene sovvenzionata con i soldi di tutti noi. È duro da ammettere, ma è un dato di fatto su cui occorrerebbe riflettere più ampiamente. Nella vecchia Pac il sostegno veniva tradizionalmente erogato secondo la superficie dell’azienda agricola o del numero dei capi di bestiame allevati. Inutile dire che quel criterio era strettamente collegato all’idea dell’agricoltura industriale. Prima ancora – diciamo nella ‘preistoria’ della Pac – il criterio era quello della produzione. A un certo punto non è stato più possibile per la questione delle eccedenze e poi per le regole sulla competitività all’interno del Wto. Nel 2000 quindi la Pac cambiò, ma per fare il calcolo di quanto spettava a un agricoltore si cominciò a partire dal calcolo delle vecchie sovvenzioni. Insomma, si è finito per continuare a premiare i grandi proprietari e le forme di agricoltura e allevamento più strettamente industrializzate e standardizzate. Il contrario della qualità. Un sistema sbagliato e bocciato dalla magistratura europea. Nell’ultima Pac era stato infatti inserito il concetto del greening, anche allora su proposta della Commissione: per prendere il premio del greening, una maggiorazione delle sovvenzioni, devi fare degli interventi di carattere ambientale. Ma anche allora il Parlamento intervenne rendendo inefficace la misura. E la Corte dei conti Ue ha sancito che il greening non ha prodotto i risultati per cui era stato proposto”.
Quindi via il greening…
“Certo, ma ora a prendere il suo posto in quest’ultima Pac sono i cosiddetti ecoschemi. Si tratta degli interventi per contrastare il cambiamento climatico e le varie emergenze ambientali. Si è discusso a lungo se renderli obbligatori o facoltativi per gli Stati membri, ma nel frattempo il Parlamento Ue ha votato un’interpretazione per cui le risorse destinate agli ecoschemi vengono distribuite a pioggia: all’agricoltura integrata, ovvero a una agricoltura che utilizza chimica di sintesi più ‘aggiornata’; all’agricoltura di precisione, cioè all’innovazione tecnologica, che va benissimo ma non basta; all’agricoltura conservativa, che non dissoda il terreno per non rovinarlo ma usa i diserbanti, glifosato in primo luogo, per contrastare la crescita delle infestanti. Si tratta in sostanza di una brutta copia del greening e tra sette anni ci diranno che non ha prodotto risultati. Ma allora non ci sarà più tempo, perché il cambiamento climatico avanza e va contrastato ora, non fra sette anni. E non basta. Le aree di biodiversità nei campi, secondo la strategia Farm to Fork, dovevano arrivare al 10% della superficie dei campi. Ma il Parlamento europeo ha stabilito che, se questo determina una perdita di produzione e di reddito, l’obiettivo del 10% deve essere riconsiderato. Per ultimo, ma non ultimo in ordine di importanza, sono stati mantenuti i cosiddetti pagamenti accoppiati alla produzione: il punto più problematico restano gli allevamenti intensivi, che hanno un impatto negativo scientificamente provato sul clima e sull’ambiente. In altre parole la maggior parte delle sovvenzioni va ancora a premiare la produzione come si intendeva nel ’900, in pratica la sovrapproduzione. Ha vinto il concetto antico e dannoso dei soldi a pioggia, senza veri criteri ambientali”.
I gruppi conservatori e progressisti dell’Europarlamento hanno votato in maniera abbastanza compatta per questa versione della Pac che voi come associazioni ambientaliste e del bio considerate come un arretramento rispetto alla proposta originale. A fare eccezione, i Verdi europei, la sinistra e buona parte dei partiti spagnoli. Cosa è successo?
“Purtroppo nei momenti chiave le lobby contano di più. Ma è anche un problema di scarsa considerazione dell’impatto delle dinamiche agricole sulla qualità della vita di tutti. La ministra italiana delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, ha detto che il Green Deal non deve essere pagato con i soldi degli agricoltori. Ma i soldi che vanno agli agricoltori sono il 34,5% del bilancio europeo e li pagano tutti i cittadini con le tasse. È giusto darli agli agricoltori se producono non solo cibo ma anche beni pubblici per tutti. Inoltre l’agricoltura europea e quella italiana in particolare hanno tutto da guadagnare da scelte diverse come l’agroecologia che vede il nostro Paese leader a livello europeo con il doppio di superficie agricola coltivata a biologico rispetto all’attuale media europea”.
La Pac non è stata ancora approvata però. È possibile che cambi ancora? Cosa chiedete come FederBio e come coalizione di associazioni?
“In questi giorni si tengono le riunioni del cosiddetto trilogo: la Commissione europea, il Consiglio dei ministri agricoltura e pesca della Ue e il Parlamento europeo. Quello che le associazioni chiedono è il rispetto degli impegni presi con la Strategia Farm to Fork: su questo tema domani ci sarà un incontro web a cui parteciperanno anche ricercatori e associazioni agricole, “Agroecologia e Pac post 2020”. I soldi devono andare a chi difende i beni pubblici, a chi contrasta il cambiamento climatico, a chi riduce gli antibiotici negli allevamenti, a chi diminuisce i pesticidi, a chi riconverte gli allevamenti”. […]
FONTE
TESTATA: Huffingtonpost
AUTORE: Simonetta Lombardo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 Novembre 2020
Legge sull’agricoltura biologica: entro 15 giorni concluso l’iter in Commissione a Palazzo Madama
Ddl sul biologicohomeLegambienteMammucciniLegambiente e FederBio: “Bene l’annuncio del senatore Vallardi. Ora si approvi al più presto la legge sull’agricoltura biologica rimasta per troppo tempo bloccata in Senato”
Legambiente e FederBio chiedono con determinazione che venga definitivamente approvata la legge sull’agricoltura biologica attualmente arenata in Senato. Per le due associazioni ben venga quanto annunciato ieri dal Presidente della Commissione Agricoltura di Palazzo Madama, Gianpaolo Vallardi, nel corso del secondo Forum nazionale sull’Agroecologia circolare organizzato da Legambiente. Secondo Vallardi tra circa due settimane verrà concluso l’iter di approvazione della legge bloccata da tempo nella commissione da lui presieduta visto che si è arrivati ad un’unanimità di pareri favorevoli da parte delle diverse forze politiche. Ora però si passi dalle parole ai fatti, accelerando in questa direzione, per dare al Paese una legge sull’agricoltura biologica cruciale per la transizione ecologica e determinante sia per la salute dei cittadini che per la salvaguardia degli ecosistemi e la competitività dell’economia.
“Questa legge – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – permetterebbe un rilancio e un sostegno del settore biologico, di incentivare la realizzazione di biodistretti, la formazione degli agricoltori per gestire al meglio questo settore e darebbe impulso e linfa vitale ad un comparto che ha visto negli ultimi anni una notevole crescita e che permette all’Italia di essere leader europeo. Tra l’altro un dispositivo di questo tipo permetterebbe anche di ricevere con maggiore efficacia le risorse che la commissione Ue ha stanziato e stanzierà per l’agricoltura biologica. Siamo soddisfatti dell’annuncio da parte del presidente Vallardi e seguiremo con attenzione i lavori in commissione per definire quest’ultimo passaggio, dopo il quale si potrà procedere all’approvazione finale del testo in Aula atteso da troppo tempo.”
“Con l’annuncio del Presidente Vallardi, il Forum sull’Agroecologia circolare organizzato da Legambiente ha portato una bella notizia per il mondo del bio – dichiara Maria Grazia Mammuccini presidente di FederBio. L’ imminente approvazione della legge sul biologico rappresenta, infatti, un passo fondamentale per tutto il settore, necessario per raggiungere gli obiettivi indicati dalle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità che puntano a triplicare la superficie coltivata a biologico entro il 2030. Nella legge in approvazione ci sono contenuti importanti relativi alla ricerca, all’innovazione e alla formazione, l’attivazione di strumenti finalizzati all’integrazione tra produttori e operatori della filiera biologica come il riconoscimento dell’interprofessione e l’introduzione del marchio ‘biologico italiano’ che può contribuire a consolidare le produzioni, dando più forza ai produttori agricoli nazionali. Riteniamo infine estremamente importante che l’agricoltura biologica sia riconosciuta come attività economica di interesse nazionale e che ne siano valorizzate le funzioni ambientali ed economico-sociali anche in vista della riforma della PAC”.
UFFICIO STAMPA
Legambiente
Luisa Calderaro 3496546593
Alice Scialoja 339 3945428
Valentina Barresi 346 2308590
Il biologico cambia canale: il supermercato (47%) batte i negozi specializzati (21%)
homemercato bioIl carrello con i prodotti biologici comprati nella grande distribuzione supera, nelle preferenze dei consumatori, quello dei negozi specializzati anche grazie all’incremento dell’offerta delle referenze a marchio. Lo riferisce la quarta edizione del rapporto “Focus Bio Bank – Supermercati & Specializzati 2020” realizzato da Rosa Maria Bertino insieme ad Achille ed Emanuele Mingozzi.
“In dieci anni – spiega Rosa Maria Bertino – i supermercati sono diventati la forza motrice del bio con una quota di mercato passata dal 27 al 47%. Parallelamente la quota dei negozi specializzati è passata dal 45 al 21%. Il fatturato delle vendite di alimenti biologici nella Gdo nel 2020 è stimato in 2 miliardi di euro ma rallenta il ritmo di crescita: +2% nel 2019, +5% nel 2020, mentre negli anni precedenti si viaggiava a due cifre. E cresce anche il numero di prodotti bio a marchio della grande distribuzione: si è passati dai 4.300 del 2018 ai 4.700 del 2019, segnando un +8%”.
Tra le 26 catene censite nel rapporto le prime tre sono Coop con 750 referenze bio a marchio, seguita da Esselunga con 485 e Pam Panorama con 366. “Solo nove catene hanno meno di 100 referenze e si tratta in gran parte di discount – aggiunge ancora la Bertino – sono 8 le catene censite con alimenti equosolidali presenti nelle proprie marche. Avanzano anche le marche della cosmesi bio o naturale, presenti in 11 catene. Una crescita frenata dalla mancanza di una normativa europea e dalla scorciatoia facile del prodotto un po’ più “verde” ma non certificato”.
Intanto nel segmento dei negozi specializzati dopo la flessione delle quote di mercato (il fatturato però è ancora di 924 milioni di euro, +8% nel 2020) crescono le aggregazioni. I negozi bio nel 2019 sono 1.339, il che segnala un rallentamento nel fenomeno delle chiusure. Tuttavia, resta elevato il turnover, con più di 200 negozi in entrata e altrettanti in uscita. A gettare la spugna sono soprattutto i piccoli negozi mentre aumentano quelli con superfici oltre i 150 metri quadrati. Una forte razionalizzazione è in atto nelle reti Cuorebio e NaturaSì e l’acquisizione di Biobottega e Piacere Terra, passati a NaturaSì. Si concentra così ulteriormente il già ristretto panorama delle catene specializzate in Italia. […]
FONTE
TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: L. Ben
DATA DI PUBBLICAZIONE: 10 Novembre 2020
II° Forum Agroecologia circolare: "Dal campo alla tavola. Coltivare biodiversità e innovazione per far crescere il Green Deal europeo"
agroecologiagreen dealMammucciniDOVE:
diretta on-line su: agricoltura.legambiente.it, lanuovaecologia.it, legambiente.it
QUANDO:
Giovedì 12 novembre 2020, h. 9.30
Si svolgerà a Roma giovedì 12 novembre il secondo Forum dal titolo: “Dal campo alla tavola. Coltivare biodiversità e innovazione per far crescere il Green Deal europeo”. All’evento parteciperà Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.
INFO E CONTATTI:
Seminario on-line: "Agroecologia e PAC post 2020. Un nuovo paradigma per la transizione ecologica dell’agricoltura europea e italiana"
agroecologiaCambiamoAgricolturahomeMammucciniPACDOVE:
diretta streaming sulla pagina Facebook: @CambiamoAgricoltura
QUANDO:
Mercoledì 18 novembre 2020, h. 15.00 - 17.30
Si svolgerà mercoledì 18 novembre il seminario “Agroecologia e PAC post 2020. Un nuovo paradigma per la transizione ecologica dell’agricoltura europea
e italiana”. L’evento, al quale parteciperà Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, è organizzato con il contributo di Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto #CambiamoAgricoltura, campagna per una Politica Agricola Comune sostenibile nell’Unione Europea.









