Consumi Bio, benessere in campo
biodiversitàFarm To Forkfederbiogreen dealhomeMammucciniI carrelli degli italiani sono sempre più pieni di prodotti bio. Specie in tempi di pandemia. Complice l’emergenza sanitaria, i consumi domestici di alimenti biologici, soprattutto nel fresco, sono cresciuti del 4% superando i 3 miliardi di euro nell’anno terminato a giugno, come rivela il rapporto Sinab-Ismea “Bio in cifre 2020”.
«Un trend indice di cittadini più consapevoli del fatto che salute del pianeta e delle persone sono due facce della stessa medaglia – commenta la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini – Il nostro Paese può farsi guida nella svolta agroecologica del Vecchio continente, anticipando le strategie Farm to Fork e Biodiversità, con scelte che uniscano il valore del cibo legato al territorio al rispetto per l’ambiente e a un processo produttivo trasparente, in grado di rafforzare il valore del made in Italy nel mondo».
Con un +2% rispetto al 2018, a dicembre 2019 l’Italia contava quasi due milioni di ettari coltivati a bio, il 15,8% della superficie agricola nazionale utilizzata (Sau), circa il doppio della media europea. Il Belpaese è anche il primo Stato Ue per numero di aziende agricole biologiche, ma deve fare i conti con un +13,1% delle importazioni bio. C’è inoltre un altro dato, utile a dare la misura della sfida che lo investe nella transizione ecologica globale: l’ottima performance dell’export bio che nel 2019 ha superato i 2,4 miliardi di euro, come rileva l’Osservatorio Sana 2020.
Produttività, stabilità, sostenibilità ed equità sono gli elementi intorno a cui ruota l’evoluzione del mondo dell’agroecologia, i cui principi sono un riferimento per il Green Deal europeo. Una transizione che la Pac deve accompagnare. Per Claudio Gallerani, presidente di Coprob Italia Zuccheri, «i consumatori sono particolarmente attenti e disponibili a riconoscere qualche centesimo in più per un prodotto bio tracciato 100% italiano. Pertanto, l’obiettivo è proiettarsi verso una filiera sostenibile tracciata digitalmente dal campo alla tavola, che passi per l’ammodernamento delle pratiche e la formazione continua degli agricoltori».
Per Arturo Santini, presidente di Alce Nero «quando si parla di agroecologia non bisogna dimenticare l’allevamento e il benessere animale, e mettere al centro delle scelte produttive il contrasto alla perdita di biodiversità. Fondamentale, inoltre, il tema della ricerca, ancora insufficiente in un’Italia e che in molti casi, si presta più a un’agricoltura di nicchia che industriale, come in alcune realtà marginali degli Appennini: bisogna puntare sulle unicità dei territori nel perseguire la sfida del km zero».
Proprio le aree interne, con quelle naturali protette, chiosa Maria Grazia Mammuccini, «andrebbero inserite in progetti strategici di conversione al biologico, utilizzando il Recovery Fund per dare un segno anche in tema occupazionale». Prioritario, per la presidente di FederBio, che «il Senato approvi la legge sul biologico e che il mondo aziendale faccia sistema, tramite i distretti biologici ed esperienze pilota di filiere made in Italy orientate al giusto prezzo, elimini le inefficienze e informi i consumatori sui processi e i valori dietro al prodotto». Forte della consapevolezza che approccio etico, rispetto dei diritti e dell’ambiente pesano sempre più sulla scelta di ciò che dallo scaffale finisce nel nostro piatto. […]
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TESTATA: Nuova Ecologia
AUTORE: Valentina Barresi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 11 novembre 2020
Nel packaging riciclabile l'innovazione parla italiano
economia circolareFarm To Forkfederbiogreen dealhomeTra i macrotrend ravvisabili nel mondo della grande distribuzione organizzata (Gdo) ancora prima della pandemia, c’era l’esigenza di offrire al consumatore prodotti che fossero in confezioni sostenibili, o per lo meno più sostenibili di quelle a cui era abituato. L’attenzione al packaging è aumentata negli ultimi anni e soprattutto i millennials – ma la tendenza ha conquistato fasce di popolazione via via più mature – iniziano ad optare sempre di più per prodotti contenuti in pacchetti con determinate caratteristiche.
Tendenza accelerata dall’arrivo del Covid: dall’inizio di quest’anno il 27% dei consumatori ha puntato sugli acquisti di articoli ecofriendly e il 23% di prodotti con pack sicuro. Di questi, uno su cinque ha preferito comprare presso punti vendita che promuovono prodotti sostenibili. Di più: due italiani su tre hanno deciso di fare shopping in luoghi che abbiano manifestato un occhio di riguardo per la sostenibilità. Ecco quindi che sono tante, la quasi totalità, le insegne della Gdo che hanno iniziato a studiare, sperimentare, indagare nuovi materiali ecologici e green, in grado di essere smaltiti con facilità. Lo hanno fatto spesso con partnership esterne, appoggiandosi ad aziende, startup, università. Ma la spinta verso una direzione più verde è anche politica. C’è un’agenda europea che impone all’Italia una serie di azioni che mettano al centro l’ambiente, dagli obiettivi del Green New Deal con la strategia From Farm to Fork, al programma Next generation Italia, con focus sulla transizione ecologica. È ormai chiaro che i tempi sono maturi perché venga fatto definitivamente un passo in avanti.
Recentemente l’Osservatorio Packaging del largo consumo realizzato da Nomisma con Spin Life ha provato a fare il punto della situazione intervistando nove operatori italiani della gdo per capire che strada hanno deciso di prendere su questo tema. Tutti, nove su nove, si sono attivati con una serie di iniziative e il 78% è impegnato nella riduzione del pack in eccesso e sta lavorando per minimizzare o eliminare l’utilizzo di plastica vergine. D’altronde le ricerche parlano chiaro: addirittura quasi 7 italiani su 10 sono disposti a cambiare il negozio in cui fanno la spesa a favore di punti vendita che offrano prodotti che vanno in questa direzione. La leva competitiva è forte.
Ma che cosa significa packaging sostenibile? Significa riciclabile, che abbia un ciclo di produzione a sua volta sostenibile, che sia fatto con materiali provenienti da fonti rinnovabili o vegetali e a ridotte emissioni di anidride carbonica. Il mantra è limitare l’utilizzo di plastica vergine. Ogni anno nel mondo vengono prodotte 380 milioni di tonnellate di plastica, di cui solo il 9% viene riciclato e di questo un terzo viene comunque smaltito in discariche. Da qui è cresciuta l’attenzione verso lo sviluppo di plastiche alternative che siano eco-compatibili e biodegradabili.
FederlegnoArredo e FederBio hanno siglato un accordo per diffondere e consolidare nel settore biologico l’utilizzo di cassette di legno di pioppo, anche questo coltivato biologicamente. Hanno firmato un protocollo che regolamenta il ciclo di vita della cassetta ortofrutticola, dalla coltivazione del pioppo alla produzione. Nell’ottica della circolarità. […]
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TESTATA: Avvenire
AUTORE: Caterina Maconi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 novembre 2020
Lo scenario e le prospettive per l'agricoltura biologica italiana
AssoBiofederbiogreen dealhomemercato bioRivoluzione BioSANANell’ambito della manifestazione SANA RESTART si è tenuta la seconda edizione di Rivoluzione Bio, evento promosso da BolognaFiere e realizzato in collaborazione con FederBio e AssoBio, con il supporto di Agenzia ICE/ITA – Italian Trade Agency.
Una giornata dedicata al dibattito sul presente e futuro del settore biologico, animata da tavoli tematici a cui hanno preso parte policy maker, esperti e rappresentanti del settore italiani ed internazionali. La manifestazione è stata l’occasione per approfondire sfide e opportunità del settore, alla luce del contesto caratterizzato dalla pandemia Covid-19 e riflettere sul ruolo rivestito dal Green New Deal, il programma europeo che mira a rendere l’Europa il primo continente ad impatto climatico zero entro il 2050. All’interno di una strategia che mira ad accorciare sempre più le distanze tra produttore e consumatore nonchè ad un sistema alimentare più sano e sostenibile, il Green Deal Europeo si pone il duplice obiettivo di far diventare i prodotti alimentari europei uno standard globale in tema di sostenibilità e di dedicare all’agricoltura biologica almeno il 25% della superficie agricola europea entro il 2030. A seguito della pandemia, inoltre, il 48% degli italiani pensa che adotterà uno stile di vita più sostenibile e il 39% si ripromette di aumentare l’acquisto di prodotti bio nel 2021.
L’onorevole Paolo de Castro ha poi ricordato il ruolo di capofila del nostro Paese nell’utilizzo del biologico e ha sottolineato come gli obiettivi posti dalla Comunità Europea per il 2030 siano molto ambiziosi e richiedano “un vero e proprio salto culturale sul tema”; Silvia Zucconi ha inoltre presentato i dati dell’Osservatorio SANA 2020, promosso da BolognaFiere e realizzato da Nomisma con la collaborazione di AssoBio e FederBio. Il mercato domestico mostra un trend positivo favorito dalla crescente attenzione dei consumatori italiani verso i prodotti green, local e sostenibili. Conferma questo dato il progressivo incremento delle famiglie acquirenti: l’88% ha infatti avuto almeno un’occasione di acquisto di un prodotto bio nel 2020. Altro elemento significativo è l’incidenza del bio sul totale del carrello alimentare, che è passato dal 2,2% del 2014 al 3,6% del 2020.
Se nel periodo del lockdown c’è stato un vero e proprio “boom”, anche nei mesi successivi le vendite di bio hanno continuato a mantenere un ritmo di crescita notevole facendo registrare un +182% rispetto allo stesso periodo del 2019. Sul fronte export i dati sono molto incoraggianti: nel 2019 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto i 2.425 milioni di euro con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente. Secondo le stime Nomisma, nel 2020 l’export di prodotti biologici raggiungerà i 2.619 milioni di euro, con una crescita dell’8% rispetto al 2019.
È stato proposto alle imprese bio di immaginare quali cambiamenti prevedono nella seconda parte del 2021, e tra i dati più significativi c’è proprio la proiezione delle vendite sul mercato estero (85% delle imprese), l’aumento delle vendite online (66%) e nella ristorazione (61%), oltre che un potenziamento della presenza social (77%). Quali saranno i mercati più promettenti per i prodotti bio made in Italy? ll mercato più interessante risulta essere la Germania, seguita dalla Scandinavia e dagli USA. In fondo all’elenco troviamo la Svizzera, preceduta di pochi punti dal Regno Unito. […]
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TESTATA: Teatro Naturale
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 5 novembre 2020
Carlo Petrini: "Pac, un risultato a ribasso che indebolisce la svolta ecologica"
Farm To Forkgreen dealhomePACSlow FoodUna “svolta storica”. Con queste parole è stato commentato uno degli accordi raggiunti durante il negoziato, ancora in corso, riguardo la riforma della nuova Politica Agricola Comune (Pac).
Ebbene, ciò che è successo lo scorso venerdì al Parlamento europeo non credo abbia nulla di paragonabile ad una svolta: con 425 voti favorevoli, 212 contrari e 51 astensioni, il Parlamento si è espresso a favore di una riforma della Pac che di fatto demolisce le strategie proposte dalla Commissione Europea che, nella Farm to Fork e Biodiversità 2030, poneva due pilastri per un nuovo sviluppo agricolo europeo. Un risultato al ribasso che indebolisce la tanto auspicata, quanto necessaria, svolta ecologica del nostro sistema produttivo primario.
Più che una svolta, quindi, potremmo dire che è il reiterarsi – per altri sette anni – di una storia sbagliata, di un approccio all’agricoltura che niente ha a che vedere con la salvaguardia dell’ambiente e della salute dell’uomo. Che nulla ha in comune con la visione del Green Deal e che purtroppo ci conferma la miopia sconcertante di una politica che non ha a cuore né il bene comune, né di conseguenza la blasonata transizione ecologica.
Nemmeno una pandemia è bastata. Nemmeno quello che stiamo vivendo da mesi servito a far capire l’urgenza di tematiche cruciali quali la salvaguardia della biodiversità, la lotta al cambiamento climatico, la rigenerazione dei suoli e la tutela di quei produttori che non fanno semplicemente agricoltura, ma che coltivano e custodiscono la terra. Nemmeno la scienza e l’appello di oltre 3600 scienziati che hanno esplicitamente richiesto una Pac che smettesse di distruggere la natura. Nemmeno il lavoro sorprendente svolto dalla Commissione Europea durante la scorsa primavera e la conseguente redazione delle nuove strategie che tutto suggerivano fuorché un esito simile.
Il Parlamento Europeo ha difatti respinto le molteplici istanze portate avanti dalla Commissione, come ad esempio il taglio ai sussidi per il sistema degli allevamenti intensivi, l’aumento sostanziale dei finanziamenti per le misure ambientali o la riduzione significativa dell’uso dei pesticidi, antimicrobici e fertilizzanti. Il dado però non è ancora tratto: mentre sto scrivendo, questa proposta è oggetto di discussione nel Trilogo (Commissione, Parlamento e Consiglio Ue). La responsabilità adesso torna nelle mani della Commissione, terminale ultimo delle svariate manifestazioni di dissenso di ong e società civile che negli ultimi giorni, attraverso raccolte firme e lettere di protesta, hanno continuato a chiedere una Pac che abbia senso per l’ambiente e per il benessere dei cittadini europei.
Speriamo quindi che non si indietreggi sulle regole minime per garantire la coerenza con gli obiettivi del Green Deal e che si trovi quel coraggio che evidentemente è mancato al Parlamento il 23 ottobre scorso. Speriamo che questa volta la mia fiducia e quella di migliaia di cittadine e cittadini europei non venga nuovamente disattesa. Speriamolo per il futuro di tutti.
Carlo Petrini, sociologo e scrittore, fondatore dell’associazione Slow Food. […]
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TESTATA: la Repubblica
AUTORE: Carlo Petrini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 novembre 2020
Chiedi all'UE di ritirare la nuova Politica Agricola Comune - #WithdrawtheCAP
CambiamoAgricolturagreen dealhomePACLa Coalizione #CambiamoAgricoltura aderisce all’iniziativa dei ragazzi di Friday for Future per raccogliere firme a sostegno della richiesta alla Commissione UE di ritirare l’ecotruffa della riforma PAC post 2020.
Facciamo rete e rafforziamo le iniziative dei giovani Friday for Future senza duplicare iniziative analoghe. In questo momento servono alleanze e sinergie per contrastare le potenti lobby delle corporazioni agricole e dell’agroindustria.
Attiviamoci con un passaparola per invitare i nostri amici a firmare e divulgare questo appello. Più siamo più contiamo, facciamo sentire la nostra voce per ricordare la richiesta dei cittadini europei per una vera riforma della PAC post 2020 coerente con il #GreenDeal e funzionale al raggiungimento degli obiettivi delle due Strategie UE “Farm to fork” e “Biodiversità 2030”.
Questo il link dove firmare la petizione: https://withdrawthecap.org/it
#CambiamoAgricoltura: PAC, ritirate l'ecotruffa votata dal Parlamento
CambiamoAgricolturahomePAC“Cambiamento Climatico e perdita di biodiversità hanno bisogno di trovare nell’agricoltura europea un alleato: la PAC deve tornare ad essere parte del Green Deal !”
Oggi 25 Associazioni e coalizioni di tutta Europa, tra cui per l’Italia la Coalizione #CambiamoAgricoltura, hanno scritto una lettera alla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen per chiedere di ritirare la proposta per la Politica Agricola Comune (PAC) post 2020 e non procedere con il negoziato del “Trilogo” (Commissione, Parlamento e Consiglio UE) perché gli emendamenti approvati dal Parlamento e Consiglio minerebbero le fondamenta dei Regolamenti proposti dalla Commissione.
“Se il Trilogo approverà dei regolamenti per la futura PAC che accolgono gli emendamenti di Parlamento e Consiglio si configurerebbe una vera eco-truffa a danno dell’intera Europa” dichiarano le Associazioni di Cambiamo Agricoltura. “Il Parlamento e il Consiglio hanno chiesto di indebolire la condizionalità ambientale e vanificato l’efficacia di uno strumento innovativo come gli ecoschemi. Stiamo rivivendo la stessa storia di sette anni fa con il Greening, l’inverdimento della PAC attuale, proposto dalla Commissione e indebolito dal Trilogo, risultato poi alla prova dei fatti inefficace per raggiungere gli obiettivi ambientali, come confermato dalla Conte dei Conti Europea che ha certificato che i soldi pubblici investiti nella PAC non hanno conseguito alcun risultato di politica ambientale”, proseguono le Associazioni.
La riforma della PAC è il primo vero banco di prova del GreenDeal proposto dalla Commissione, se gli obiettivi delle Strategie Biodiversità 2030 e Farm to Fork non verranno inseriti con coerenza nella PAC, nel corso del Trilogo, sicuramente non potranno essere raggiunti e la transizione ecologica dell’agricoltura europea sarà un tragico fallimento.
La richiesta delle Associazioni europee si unisce alla voce dei ragazzi di “Friday for Future” che con l’hashtag #WithdrawtheCAP stanno chiedendo alla Commissione Europea un’agricoltura non avvelenata che protegga il loro futuro in grado di contribuire seriamente alla lotta ai cambiamenti climatici.
“E’ ora di dare risposte concrete alle emergenze ambientali in atto, non bastano solo i proclami di sostenibilità sbandierati da tanti politici, anche italiani, dopo il voto in Consiglio e in Parlamento. La Commissione Europea deve dare un segnale forte di discontinuità rispetto alla PAC attuale e ritirare la proposta emendata dal Parlamento. Se così non fosse ci aspettiamo perlomeno che non faccia passi indietro nel Trilogo ma anzi rafforzi gli obiettivi di sostenibilità con ulteriori proposte, come è in suo potere.”, concludono le Associazioni.
L’invio della lettera sarà accompagnata da azioni sui social network rivolte alla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen e per promuovere la raccolta firme promossa dai ragazzi di “Friday for Future” al link: https://withdrawthecap.org/
UFFICIO STAMPA
Ufficio Stampa WWF Italia per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura
FederBio. Intervista con Paolo Carnemolla, segretario generale
CarnemollafederbiohomeDa quale esigenza nasce l’idea FederBio e che cosa fa?
FederBio nasce nel 1992 con la trasformazione di FIAO in una vera organizzazione unitaria di tutto il settore dell’agricoltura biologica e biodinamica italiane. È stato un momento di forte tensione unitaria del settore e primo tentativo di dare al biologico italiano una “casa comune” che potesse far dialogare le diverse anime e componenti del settore. È ancora oggi l’unica organizzazione davvero unitaria e interprofessionale nel contesto dell’agricoltura e nazionale. FederBio coordina e rappresenta il settore, svolgendo attività di comunicazione, promozione e lo tutela in ogni ambito istituzionale e pubblico. Dopo l’uscita della maggior parte degli organismi di certificazione dalla base sociale avvenuta nel 2018, FederBio si è caratterizzata ancora di più come rappresentanza del sistema di imprese di tutta la filiera e anche dei servizi. Nel 2017 è stata creata FederBio Servizi Srl per supportare non solo la federazione e la sua base sociale ma anche tutte le imprese che sono già nel biologico o che vogliono convertire le loro attività al biologico, con attività di formazione, ricerca, promozione e trasferimento tecnologico.
Quali sono le definizioni di agricoltura biologica e biodinamica?
Secondo la definizione codificata dalla Federazione Internazionale del biologico IFOAM, l’agricoltura biologica è un sistema di produzione che sostiene la salute del suolo, dell’ecosistema e delle persone. Si basa su processi ecologici, biodiversità e cicli adatti alle condizioni locali, piuttosto che sull’uso di input con effetti avversi. L’agricoltura biologica combina tradizione, innovazione e scienza perché l’ambiente condiviso ne tragga beneficio e per promuovere relazioni corrette e una buona qualità della vita per tutti coloro che sono coinvolti. In Unione europea esiste ormai dal 1991 una normativa relativa all’agricoltura e ai prodotti biologici recentemente modificata con il Reg Ue 848/2018 che identifica i prodotti bio come prodotti agricoli tal quali, prodotti trasformati destinati all’alimentazione umana e mangimi ottenuti, certificati ed etichettati in conformità alle norme del Regolamento. I prodotti biodinamici sono prodotti biologici certificati che rispettano inoltre dei disciplinari privati, il più conosciuto dei quali è DEMETER.
Che cosa significa Biologico 1.0, 2.0, 3.0? Perché queste definizioni?
Queste definizioni sono state adottate dalla Federazione Internazionale del biologico IFOAM per identificare le varie fasi dell’evoluzione del settore biologico, in particolare in Ue. Il biologico 1.0 è quello dei pionieri, con norme private anche differenti fra loro e senza certificazione riconosciuta, il biologico 2.0 corrisponde alla fase successiva all’approvazione del primo Regolamento nel 1991 e all’introduzione di norme e certificazioni obbligatorie mentre il biologico 3.0 è la fase attuale, nella quale il metodo biologico è diventato anche uno strumento delle politiche pubbliche per la sostenibilità e la transizione ecologica in agricoltura e nella filiera alimentare come dimostra la strategia europea Farm to Fork.
Qual è la fotografia aggiornata della diffusione di produzione bio in Italia ad oggi?
I dati più recenti mostrano come l’agricoltura biologica italiana abbia una posizione di deciso rilievo nell’Unione europea, sia per numero d’imprese sia per superficie. Il rapporto “Bio in cifre 2020” rileva, infatti, che la superficie agricola coltivata in biologico ha raggiunto nel 2019. Circa 2 milioni ettari, con un incremento significativo del 79% dal 2010. L’incidenza dell’agricoltura biologica, sul totale della superficie coltivata in Italia, è pari a 15.8 a fronte dl una media Ue del 7,5%. Mentre gli operatori nel 2019 sono 80.643, con un incremento del 2% rispetto al 2018 e del 69% negli ultimi 10 anni. Il dato conferma la leadership del nostro Paese in Europa per numero di operatori nel settore biologico. Aumentano anche i cittadini che scelgono il bio, con un valore di acquistato pari a 3,3 miliardi di euro nel 2019 (+180% negli ultimi 10anni).
Con quali strumenti agite per controllare e verificare che le aziende produttrici e trasformatrici rispettino le vostre linee guida?
Le aziende del settore biologico devono essere tutte certificate, dunque è il sistema certificazione vigilato dal MiPAAF e dalle Regioni che deve garantire il rispetto della normativa vigente. Le linee guida di FederBio, come ad esempio quella sul benessere animale, sono necessariamente a carattere volontario e anche in questo caso è tramite il sistema di certificazione che se ne garantisce il rispetto.
L’attuale produzione riesce a soddisfare le esigenze del comparto professionale della ristorazione?
Essendo biologico un sistema di produzione normato non solo in Ue ma anche nel resto del mondo ed essendovi normative e accordi di mutuo riconoscimento per la circolazione dei prodotti biologici certificati, nei fatti la produzione attuale può soddisfare queste esigenze. Altra cosa è se la ristorazione professionale richiede prodotto biologico Made Italy o locale e con determinate caratteristiche qualitative. In questo caso è necessario entrare nel merito delle singole categorie merceologiche per poter rispondere: in generale per i prodotti base del Made in Italy ovvero cereali, legumi, frutta, olio di oliva, pomodoro e vino non ci sono problemi.
Quali garanzie per il ristoratore che il prodotto comunicato come bio sia tale? Come verificare? Con quali strumenti?
Il ristoratore deve anzitutto verificare che i propri fornitori di prodotti biologici siano certificati e questo può essere fatto chiedendo copia del documento di certificazione al fornitore e poi verificando presso l’organismo di certificazione di questo se effettivamente il documento è valido e vigente. Se il prodotto acquistato è confezionato è necessario verificare che le diciture obbligatorie presenti in etichetta siano corrette e sia presente il logo Ue, se il prodotto viene acquistato sfuso è necessario verificare che sui documenti fiscali di accompagnamento ci siano i riferimenti alla certificazione biologica al fine della tracciabilità. […]
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TESTATA: Pizza e Pasta Italiana
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 novembre 2020
FederBio esprime profondo cordoglio per la scomparsa del Professor Marcello Buiatti, figura di riferimento nella ricerca scientifica a supporto dell’agroecologia
homeMammucciniNoOGMBologna, 30 ottobre 2020 – FederBio si unisce al dolore della famiglia e della comunità scientifica per la scomparsa all’età di 83 anni di Marcello Buiatti, studioso ed ex professore ordinario di genetica dell’Università di Firenze.
Da sempre impegnato nella ricerca, ha combattuto fortemente nella lotta contro gli OGM in agricoltura. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, il Professor Buiatti ha coniugato la sua attività lavorativa con un costante impegno personale a sostegno di un’agricoltura sana e rispettosa dell’ambiente e delle comunità.
Punto di riferimento della “Coalizione Italia-Europa Liberi da OGM”, ha lavorato per favorire un approccio etico alla genetica e per la tutela delle varietà autoctone anche come membro della Commissione Biodiversità del Ministero delle Politiche Agricole. L’impegno profuso in questo campo si è rivelato fondamentale per tutto il settore biologico.
“Ho avuto la fortuna di collaborare con Marcello Buiatti per circa 30 anni e considero i suoi studi fondamentali per tutto il mondo biologico. Abbiamo condiviso la battaglia per escludere gli OGM dall’agricoltura italiana e per la tutela della biodiversità. Dimostrava una straordinaria disponibilità umana verso tutti ed ero legata a lui da una sincera amicizia. Con la scomparsa di Marcello perdiamo una figura scientifica di rilevanza internazionale che metteva la sua conoscenza al servizio dell’intera comunità. Tutti coloro che sono impegnati nello sviluppo di un modello di agricoltura sostenibile e per un diverso rapporto tra scienza e società hanno un enorme debito di riconoscenza nei suoi confronti”, ha commentato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.
Gens sana in mundo sano
CarnemollaDdl sul biologicofederbiohomeMammuccini“Abbiamo pensato di rimanere sempre sani in un mondo malato”. Le suggestive parole pronunciate da Papa Francesco in occasione della benedizione Urbi et fine marzo scorso offrono uno spunto di riflessione per tutti. Da questa prendono ispirazione anche alcune delle valutazioni proposte in questo particolare contesto storico dalla Presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini. Con l’emergenza pandemica c’è stata in Europa una presa di coscienza della necessità di puntare ancora di più oggi, su un modello produttivo in maggiore armonia con la natura.
“Già prima della crisi Covid-19, verso la fine del 2019 – chiarisce Mammuccini – la Commissione europea aveva lanciato il suo Green Deal: un piano a lungo termine con l’obiettivo di fare la propria parte per ridurre il riscaldamento globale, portando progressivamente il Vecchio Continente a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. In questo piano si riconosce il ruolo decisivo di un sistema produttivo che, come quello biologico e biodinamico, è in linea con il concetto di agroecologia“.
Lo scorso maggio, anche sotto la spinta della crisi sanitaria, la Commissione ha prodotto un ulteriore documento denominato Farm to Fork, nel quale sono illustrate alcune delle strategie per attuare quel Green Deal. I punti principali del documento, evidenziati da FederBio, sono sostanzialmente tre e hanno tutti il 2030 come orizzonte temporale: in primo luogo il raggiungimento di almeno il 25% di superficie agricola coltivata a biologico; in seconda istanza la riduzione del 50% dei pesticidi di sintesi chimica e in terzo luogo la riduzione, sempre del 50%, dell’uso di antibiotici negli allevamenti.
“Raggiungere il 25% di superficie agricola bio – spiega Mammuccini – significa praticamente triplicare la quota europea attuale che è del 7,9 per cento. Dimezzare pesticidi e antibiotici inoltre vuol dire introdurre criteri e soluzioni del biologico anche nel convenzionale: un cambiamento importante per chi ha a cuore l’ambiente e che potrebbe eventualmente incoraggiare ad alzare ulteriormente gli standard del bio. L’Unione europea intende inoltre destinare risorse specifiche al raggiungimento di questi obiettivi e, a tale scopo, ha aperto all’inizio di settembre una consultazione pubblica sul piano d’azione per il biologico, definendo, per il 2021, lo stanziamento di 40 milioni di euro per le politiche di promozione del bio“.
La spinta che proviene dall’Europa potrebbe insomma rappresentare un volano importante per il nostro Paese, leader europeo per numero di aziende biologiche (attualmente circa 79mila), primo per export a valore e terzo, dopo Spagna e Francia per superfici (con quasi 2 milioni di ettari).
“Attualmente – illustra Mammuccini – la percentuale di terreno biologico in Italia è del 15,5%. Una quota molto superiore alla media europea. In tale contesto i giovani imprenditori del settore agricolo hanno un ruolo particolarmente importante. Sono infatti soprattutto costoro a saper guardare a questo modo di fare agricoltura, non solamente perché si tratta di una scelta significativa sul piano etico, ma anche perché prevede un approccio professionale più qualificante e redditizio. Nonostante abbiamo una legge sul bio che è stata approvata quasi all’unanimità alla Camera, è ferma da circa due anni in Senato. Una situazione oggi più che mai ingiustificata, a maggior ragione a fronte degli incentivi in arrivo dall’Europa. È infatti evidente che la chimica di sintesi rappresenta un modello sempre meno sostenibile e persino le multinazionali dell’agrochimica stanno puntando sull’innovazione e guardano a nuovi prodotti di origine naturale. La produzione biologica è quindi destinata a crescere ma, se cresce, tutto il sistema deve fare un salto di qualità che gli consenta di funzionare al meglio in termini di organizzazione, ricerca, formazione e informazione. Per questo l’approvazione della legge diventa fondamentale.”
“Tutto questo – spiega Paolo Carnemolla, Segretario Generale di FederBio – sta comportando la necessità di misurarsi con sfide e situazioni nuove, che rendono più evidente la necessità non solo d’innovazione e ricerca, ma anche di trasferimento alle imprese delle nuove conoscenze acquisite”.
Anche in questa logica, alla fine dello scorso anno, è stato lanciato da FederBio Servizi e Centoform il progetto Start Up Bio, che coinvolge anche Spagna, Portogallo e Grecia e propone una formazione qualificata e innovativa ai nuovi giovani agricoltori interessati a valutare percorsi di start up di aziende agricole bio e agli imprenditori agricoli già attivi che intendano convertire i propri sistemi di produzione passando al biologico.
“Si tratta – prosegue Carnemolla – di un primo tentativo di creare una rete di imprese innovative bio nell’Europa mediterranea, base produttiva agricola di tutto il biologico europeo. Proprio nel corso del prossimo mese di novembre saranno definiti i criteri per aprire il bando. Puntiamo, in ciascun Paese, a formare 80 nuovi agricoltori biologici, per un totale di 320 operatori“.
Il risultato atteso al termine del progetto è aver supportato l’avvio di almeno dieci nuove imprese bio e di aver co-gestito con gli imprenditori almeno 100 conversioni di aziende agricole dal metodo convenzionale al biologico. […]
FONTE
TESTATA: Food
AUTORE: Chiara Cammarano
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 ottobre 2020
#Cambiamoagricoltura: la riforma PAC diventa la pietra tombale del Green Deal per l’agricoltura europea
CambiamoAgricolturagreen dealhomePACCaos e frammentazione politica hanno caratterizzato il voto della seduta in plenaria di ieri del Parlamento Europeo, che ha bocciato tutte le politiche della Commissione Europea, dalla riforma della PAC post 2020 al Mes e tutte le politiche anti-crisi.
Una sconfitta per la biodiversità, il clima e gli agricoltori virtuosi quella decretata ieri dal voto del Parlamento Europeo in seduta plenaria che ha confermato la demolizione della proposta di riforma della Politica Agricola Comune (PAC) della Commissione Europea. Questo voto finale sulla riforma della PAC conferma sostanzialmente gli emendamenti, approvati con l’accordo tra S&D, PPE e Renew, che hanno cancellato ogni relazione coerente tra politica agricola europea e il Green Deal, mettendo una pietra tombale sull’avvio di una vera transizione ecologica delle filiere agricole e zootecniche in Europa. Confermano pertanto il loro commento negativo le Associazioni riunite nella Coalizione italiana #CambiamoAgriocoltura per questo voto finale espresso dal Parlamento Europeo: “I parlamentari europei non hanno avuto il coraggio di rigettare una proposta che non è in linea con il #greendeal europeo, nonostante la mobilitazione di migliaia di giovani e attivisti di tutta Europa“. Negli ultimi giorni era infatti scesa in campo anche Greta Thunberg con i giovani del movimento “Fridays for Future” in difesa di una riforma della PAC in grado di dare soluzioni concrete ai problemi ambientali globali, e che ieri hanno animato insieme a numerose Associazioni europee i social network taggando i parlamentari europei nella speranza di un cambio di rotta. Nonostante tutte le pressioni, il margine a favore della demolizione della riforma della PAC è stato molto ampio: 425 favorevoli, 212 contrari, 51 astensioni.
“Ora la proposta passerà alla discussione nel “Trilogo” (Commissione, Parlamento e Consiglio UE) e speriamo quindi che sia la Commissione a non cedere sulle regole minime per il raggiungimento degli obiettivi delle due Strategie del Green Deal, FarmtoFork e Biodiversità 2030“, continuano le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura.
La Commissione di Ursula Von der Leyen si trova ora in una situazione difficile perché un terzo del bilancio dell’Unione 2021-2027 rischia di essere sprecato a causa di una politica agricola insostenibile, totalmente in contrasto con il Green Deal, che conferma vecchie logiche, privilegi ed interessi delle grandi corporazioni agricole. Per evitare il fallimento delle sue due Strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” dovrà intraprendere un’azione forte e decisa nell’ambito del negoziato del “Trilogo”, ponendo sul tavolo la totale incompatibilità di questa PAC con gli impegni assunti per l’ambiente, il clima e la biodiversità.
“Vogliamo ringraziare le centinaia di persone che in queste ultime settimane hanno risposto al nostro appello alla mobilitazione per azioni di cittadinanza attiva, inviando fotografie, messaggi vocali e tweet, per mandare ai decisori politici europei una forte richiesta di avvio di una seria e concreta transizione ecologica della nostra agricoltura”, concludono le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura, “purtroppo la maggioranza degli europarlamentari si sono dimostrati sordi e ciechi, ignorando questa richiesta dei cittadini europei, in particolare dei giovani, per un futuro sostenibile dell’agricoltura”.
Roma, 23 Ottobre 2020
Comunicato stampa inviato dall’Ufficio Stampa WWF Italia
per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura
UFFICIO STAMPA
Ufficio Stampa WWF Italia per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura









