Il pascolo: istruzioni per l’uso
homeZootecnia biologicaIl pascolo è un’opportunità per tutti, se gestito consapevolmente.
Questo breve articolo nasce come un’introduzione al pascolo in agricoltura biologica. Dopo un doveroso excursus sulla legislazione, relativo al regolamento comunitario sull’agricoltura biologica, abbiamo inserito un accenno ai principi del pascolo e alcune spiegazioni iniziali. Benché sia parte di una rubrica di allevamento biologico questo, e i futuri articoli su questo tema, sono indirizzati a tutti quelli che stanno allevando gli animali con il pascolo o che vorrebbero farlo.
Il pascolo è uno degli elementi caratterizzanti l’allevamento biologico. Risuona infatti nei pilastri fondamentali dell’agricoltura biologica: benessere animale, sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare. Leggendo il Regolamento europeo 848 del 2018 relativo alla produzione biologica capiamo che l’allevamento biologico deve essere legato alla terra, e che nella scelta delle razze è opportuno preferire animali con un grado elevato di diversità genetica, di capacità di adattamento alle condizioni locali e di resistenza alle malattie (considerando n° 40, ribadito e ampliato all’articolo 6 lettere J e K). Nell’allevamento condotto con metodo biologico dobbiamo soddisfare le esigenze comportamentali degli animali, un grado elevato di benessere e accesso continuo a spazi all’aria aperta per fare moto (considerando n°44).
Nella gestione degli animali dobbiamo ricorrere a pratiche che rafforzino il sistema immunitario e stimolino le difese naturali contro le malattie, compresi l’esercizio fisico regolare e l’accesso a spazi all’aria aperta e i pascoli (art 6 lettera L). Nell’allegato II del regolamento, riferito alle norme di produzione animale, nella sezione riguardante il benessere troviamo che “gli animali hanno in permanenza accesso a spazi all’aria aperta dove possono fare del moto, di preferenza pascoli, quando lo permettano le condizioni atmosferiche e stagionali e lo stato del suolo, salvo in casi di restrizioni e obblighi relativi alla tutela della salute umana e animale imposti in virtù della normativa dell’Unione” (1.7.3). Di seguito “Il numero di animali è limitato al fine di ridurre al minimo il sovra pascolo, il calpestio del suolo, l’erosione e l’inquinamento provocato dagli animali o dallo spandimento delle loro deiezioni” (1.7.4).
Nella sezione relativa all’alimentazione degli erbivori (ruminanti ed equini) si ricorda che è necessario che almeno il 70% del mangime provenga dall’azienda stessa o, qualora non sia praticabile, ottenuto in cooperazione con altre unità operanti nella stessa regione (1.9.11 a). Infine, gli animali hanno accesso ai pascoli ogni qualvolta le condizioni lo consentano (1.9.11 b) e i sistemi di allevamento si basano su un utilizzo massimo del pascolo, secondo la disponibilità di pascoli nei vari periodi dell’anno (1.9.11 e). Da questi estratti capiamo perché, in agricoltura biologica, l’attività di pascolamento ha un’importanza sulla salute degli animali e sull’autoapprovvigionamento dell’alimentazione, ha la funzione di rafforzare le difese immunitarie e di alimento principale, in base alla sua disponibilità. […]
FONTE
TESTATA: Ruminantia
AUTORE: Sujen Santini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 11 dicembre 2023
Stallo in UE sui nuovi OGM. La Coalizione Italia Libera da OGM: “Ora si fermi la deregulation e si apra un dibattito pubblico”
#ItaliaLiberadaOGMhomeNoOGMIl Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura UE non raggiunge una maggioranza qualificata sulla proposta della presidenza spagnola, che avrebbe eliminato etichettatura, tracciabilità e valutazione del rischio per i nuovi OGM
(ROMA, 11 dicembre 2023) – La Coalizione Italia Libera da OGM, che raduna oltre 30 organizzazioni contadine, dell’agricoltura biologica, ambientaliste e dei consumatori, accoglie con soddisfazione il fallimento del tentativo della presidenza del Consiglio UE, in mano alla Spagna per questo semestre, di accelerare la deregolamentazione dei nuovi OGM ottenuti con le New Genomic Techniques (NGT).
Nella riunione dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione, conclusasi oggi, è emerso chiaramente che la proposta di compromesso non è accettabile per numerosi paesi. Pertanto, non è stato possibile raggiungere una maggioranza qualificata necessaria per portarla avanti. Serviva il 55% dei paesi membri che rappresentassero almeno il 65% dei cittadini europei per dare il via libera. Tuttavia, numerosi paesi hanno espresso contrarietà o perplessità a procedere. Tra questi, spiccano Austria, Croazia, Slovacchia, Ungheria, Germania, Bulgaria, Grecia, Polonia, Romania, e Slovenia. Le preoccupazioni principali espresse sono:
- l’assenza della garanzia di poter separare le filiere biologiche da quelle OGM per proteggerle dalla contaminazione;
- la cancellazione della possibilità di restringere o vietare la coltivazione di OGM sul territorio nazionale;
- l’impatto dei brevetti che questi nuovi OGM avranno in termini di concentrazione del mercato in poche mani
Emerge quindi una “minoranza di blocco” che rende più difficile finalizzare la deregolamentazione dei nuovi OGM in questa legislatura. Tuttavia, un nuovo tentativo potrebbe essere fatto dalla presidenza spagnola proprio sotto Natale, il prossimo 22 dicembre, alla riunione degli ambasciatori UE.
L’Italia, dal canto suo, ha finora ignorato le gravi preoccupazioni espresse da associazioni, cittadini ed esperti in merito a una possibile deregulation. Il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha preferito ancora una volta inseguire le sirene delle lobby agroindustriali, sementiere e agrochimiche, in spregio al principio di precauzione, ai diritti degli agricoltori e dei consumatori.
Il nostro paese è stato per oltre vent’anni in prima fila nella difesa di una stretta regolamentazione dei prodotti dell’ingegneria genetica, rispettando il volere della maggioranza assoluta dell’opinione pubblica. Ha perfino promosso con successo, nel 2015, la modifica delle norme UE per introdurre la possibilità di una moratoria nazionale sulla coltivazione di OGM. Oggi invece lavora per smantellare queste conquiste e privare della possibilità di scelta i produttori e i consumatori, per immettere sul mercato nuovi OGM non testati e brevettati senza meccanismi di salvaguardia e di trasparenza. Una liberalizzazione totale, come quella proposta dalla Commissione UE e sostenuta da alcuni governi e da molti parlamentari europei, renderebbe impossibile sia coltivare che scegliere prodotti liberi da OGM. L’abolizione dell’etichettatura priverebbe infatti il consumatore della libera scelta, mentre la mancanza di tracciabilità e di severe misure di salvaguardia toglierebbe agli agricoltori ogni difesa dalla biocontaminazione dei loro campi. Per le filiere OGM free (e soprattutto per il biologico) sarebbe la fine, perché cadrebbe ogni garanzia di qualità.
Tutto questo è ben noto ai decisori politici, alle grandi associazioni di categoria e all’industria. Così come è noto che liberalizzare i nuovi OGM porterebbe un vertiginoso aumento dei brevetti sul cibo e della concentrazione del mercato, già oggi dominato da Bayer-Monsanto, Corteva, BASF e Syngenta. Tuttavia, continua la falsa narrazione secondo cui la coltivazione di OGM permetterà di ottenere piante resistenti al cambiamento climatico, meno bisognose di pesticidi e più produttive. Una retorica stantìa, evoluzione prevedibile di quella che negli anni Novanta dipingeva gli OGM come soluzione contro la fame nel mondo.
La Coalizione Italia Libera da OGM esorta quindi agricoltori, consumatori e rappresentanti politici che hanno a cuore l’interesse generale a rafforzare il loro impegno per evitare la liberalizzazione degli organismi geneticamente modificati in Europa, difendere il principio di precauzione e rivendicare il diritto a un cibo di qualità e coltivato in modo ecologico.
La Coalizione Italia Libera da OGM
Associazione Consumatori Utenti, Agorà degli Abitanti della Terra, AIAB, AltragricolturaBio, ASCI, Assobio, Associazione per l’agricoltura biodinamica, Associazione rurale italiana, Attac Italia, Centro Internazionale Crocevia, Coltivare Condividendo, Coordinamento ZeroOgm, CUB, Custodi di semi, Deafal, Egalité, Equivita, European Consumers, Fairwatch, Federazione Nazionale Pro Natura, Federbio, FIRAB, Fondazione Seminare il Futuro, Greenpeace, ISDE, Legambiente, LIPU, Navdanya International, RIES – Rete Italiana Economia Solidale, Ress, Seed Vicious, Slow food Italia, Associazione Terra!, Terra Nuova ONG, Transform! Italia, USB, Verdi Ambiente e Società, WWF
UFFICIO STAMPA
Contatti:
Francesco Panié – Centro Internazionale Crocevia
Email: f.panie@croceviaterra.it – Mob: +39 3664212245
Leonardo Pugliese – FederBio
Email: l.pugliese@federbio.it
Silvia Voltan – Pragmatika
Email: s.voltan@pragmatika.it
FederBio: l’approvazione del Piano d'azione nazionale è un passo fondamentale per lo sviluppo del biologico
federbiohomepiano d'azione per il biologicoBologna, 7 dicembre 2023 – Il Piano d’azione nazionale per il biologico è finalmente realtà. È stato appena approvato, nell’ambito della Conferenza Stato Regioni, il Piano che rappresenta un passaggio indispensabile per sostenere la transizione ecologica dei sistemi agroalimentari italiani e che dà attuazione all’art. 7 della legge 9 marzo 2022, n. 23 sul biologico.
FederBio esprime grande soddisfazione poiché il Piano d’azione individua una strategia per favorire lo sviluppo della produzione e dei consumi di alimenti bio, oltre ad accogliere le proposte fatte dalla Federazione durante i tavoli di lavoro al MASAF.
“Il Piano rappresenta uno strumento strategico per raggiungere il 25% di superficie coltivata a biologico al 2027, obiettivo fondamentale soprattutto adesso, dopo la bocciatura da parte dell’Europarlamento della riduzione del 50% dell’utilizzo dei pesticidi prevista nella Strategia Farm to Fork – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – Lo sviluppo dell’agricoltura bio è lo strumento concreto che abbiamo a disposizione per ridurre l’uso delle sostanze chimiche di sintesi in agricoltura”.
Tra le misure principali contenute nel Piano, il marchio Made in Italy bio, che valorizza l’origine della materia prima e il ruolo degli agricoltori italiani, le iniziative per il giusto prezzo e la valorizzazione dei distretti biologici, estremamente rilevanti per lo sviluppo dell’agricoltura e dell’economia dei territori. Il Piano sostiene le mense biologiche, l’attività di Ricerca e Innovazione, indispensabile per consolidare il contributo del biologico per la sostenibilità dei sistemi agricoli e alimentari. Prevede, inoltre, attività di promozione e comunicazione tese a incrementare i consumi di alimenti biologici. Per FederBio, ulteriore elemento contenuto nel Piano, particolarmente importante in questa fase di sviluppo del settore, riguarda il potenziamento dell’organizzazione delle imprese attraverso reti, associazioni di produttori e l’interprofessionalità.
Fondamentale per la realizzazione del Piano sarà dare piena attuazione a tutte le misure del Piano Strategico Nazionale della PAC in maniera integrata con le principali programmazioni previste per il settore agroalimentare a partire dal PNRR.
“Il nostro Paese è leader in Europa nel biologico e in uno scenario sempre più complesso, caratterizzato da instabilità e volatilità, l’approvazione definitiva del Piano d’azione per il bio risulta decisamente rilevante per supportare produzioni e consumi di alimenti bio, che stanno risentendo sia dell’inflazione sia degli effetti sempre più frequenti di condizioni climatiche estreme. Infine, vogliamo ringraziare il Sottosegretario D’Eramo del MASAF per l’impegno e la grande disponibilità a sostenere il biologico attraverso azioni concrete e strategie compartecipate tra il Governo e le organizzazioni di settore”, conclude la Presidente di FederBio.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
UFFICIO STAMPA
Da FederBio congratulazioni a Maurizio Martina, nominato Direttore Generale aggiunto della FAO
federbiohomeBologna, 5 dicembre 2023 – La Federazione del biologico augura buon lavoro a Maurizio Martina per il nuovo e rilevante incarico di Deputy Director-General, appena assunto all’interno dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, di cui era già Vice Direttore Generale.
FederBio rinnova a Martina il supporto e la massima diponibilità a collaborare per lo sviluppo di iniziative tese a incrementare la transizione agroecologica dei sistemi agricoli e alimentari in linea con le direttive della FAO.
“Siamo molto lieti del nuovo prestigioso incarico assegnato a una figura di grande spessore e competenza come Maurizio Martina, che ha sempre avuto una particolare attenzione per l’agroecologia, la valorizzazione del biologico e dei sistemi locali di produzione e consumo di cibo – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – In una fase storica come l’attuale, contrassegnata da emergenze climatiche e alimentari globali, è fondamentale poter contare su persone come il neo Direttore Generale aggiunto della FAO, che ha dimostrato sensibilità e competenze su temi cruciali come la sostenibilità delle produzioni agroalimentari, decisiva per affrontare le sfide planetarie che ci attendono”.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
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5 dicembre - Giornata Mondiale del Suolo
federbiogiornata mondiale del suolohomeFederBio: salviamo il suolo! Il 95% del cibo che consumiamo proviene dai nostri campi
Bologna, 1 dicembre 2023 – Il suolo è fonte di vita, tutela gli ecosistemi e garantisce sicurezza alimentare. Per aumentare la consapevolezza del ruolo fondamentale di questa preziosa risorsa e promuoverne una gestione sostenibile, la FAO ha istituito una Giornata Mondiale dedicata, che quest’anno ha come tema “Preservare il suolo per garantire la vita”.
In occasione di questa ricorrenza – che arriva a pochi giorni di distanza dalla decisione dell’Europarlamento di respingere la proposta di Regolamento avanzata dalla Commissione nel giugno 2022 che puntava a dimezzare l’uso dei pesticidi nell’Ue entro il 2030 – FederBio evidenzia come tale decisione sia in netto contrasto con gli obiettivi del Green Deal e come sia invece sempre più urgente una svolta verso l’agroecologia per la tutela della salubrità dei terreni. Non utilizzando sostanze chimiche di sintesi, ma basandosi su pratiche agroecologiche rispettose dell’ambiente, l’agricoltura biologica e biodinamica contribuiscono, infatti, a migliorare la struttura e la fertilità del suolo e a mitigare i cambiamenti climatici.
“Bocciare il regolamento per la riduzione dei fitosanitari chimici nei campi e quindi, di fatto, la strategia Farm to Fork che ne prevedeva il dimezzamento entro il 2030, è stata una decisione autolesionistica, che comporterà conseguenze molto gravi – afferma Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – L’uso prolungato di pesticidi fatto in questi anni dall’agricoltura intensiva è, infatti, tra le principali cause che hanno portato al degrado di molti terreni che stanno sempre più avvicinandosi allo stato di desertificazione. Degenerazioni preoccupanti anche perché, come attesta la FAO, il 95% del cibo che consumiamo proviene dai campi. Il suolo è una risorsa naturale preziosa, dove si concentra il 90% della biodiversità del pianeta in termini di organismi viventi, ecco perché è fondamentale tutelarne la fertilità”.
FederBio sottolinea, inoltre, come la maggior quantità di materia organica presente nei campi biologici li renda in grado di trattenere grandi quantità di acqua, prevenire l’erosione e accrescere il sequestro di carbonio favorendo una maggiore presenza di animali e microrganismi benefici come batteri, funghi, insetti e lombrichi.
Sull’importante ruolo dei lombrichi negli ecosistemi del suolo si è concentrato un recente studio dei ricercatori dell’Università di Stanford, pubblicato sulla rivista Nature Communications. Grazie alla loro capacità di decomporre materiale organico e rilasciare preziosi nutrienti, i lombrichi contribuiscono a incrementare i rendimenti cerealicoli globali annui. Inoltre, aiutano le piante a proteggersi contro i comuni agenti patogeni del suolo, stimolandone le difese. Questi preziosi alleati della biodiversità sono però minacciati dall’elevato utilizzo di sostanze chimiche delle tecniche intensive, dal degrado e dall’urbanizzazione del suolo. Secondo il Rapporto ISPRA 2023, il consumo di suolo sta crescendo a ritmi insostenibili. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale evidenzia che la trasformazione del territorio agricolo e naturale in aree artificiali ha raggiunto i 2,5 metri quadrati al secondo, quasi 77 chilometri quadrati in un anno, con inevitabili ripercussioni su paesaggi, habitat ed ecosistemi naturali.
“Il consumo, il degrado del territorio e la perdita delle funzioni degli ecosistemi continuano, però, a ritmi sempre più insostenibili – prosegue la presidente di FederBio – Studi della FAO stimano che oltre il 33% dei terreni mondiali sia moderatamente o fortemente degradato. Siamo dunque di fronte a un suolo malato, per curarlo serve il contributo di tutti, perché il suo stato di salute è strettamente legato anche alle nostre abitudini alimentari. Preferire alimenti biologici rappresenta una scelta consapevole. L’agricoltura biologica rispetta la terra e i suoi ritmi, preserva la biodiversità e favorisce il benessere degli animali e dei microrganismi che vivono nel suolo. Inoltre, contribuisce a ridurre l’inquinamento e a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici che sono sempre più frequenti ed estremi. Una gestione sostenibile del suolo è fondamentale perché, come ci ricorda questa Giornata mondiale, è fonte di vita”.
FederBio (feder.bio) è una federazione nazionale nata nel 1992 per iniziativa di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo. FederBio socia di IFOAM e ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli Organismi di certificazione, è riconosciuta quale rappresentanza istituzionale di settore nell’ambito di tavoli nazionali e regionali. Attraverso le organizzazioni associate, FederBio raggruppa la quasi totalità della rappresentanza del settore biologico, tra cui le principali realtà italiane nei settori della produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi degli operatori e dei tecnici bio.
La Federazione è strutturata in cinque sezioni tematiche e professionali: Produttori, Organismi di Certificazione, Trasformatori e Distributori, Operatori dei Servizi e Tecnici, Associazioni culturali. FederBio garantisce la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati in base al Codice Etico e verifica l’applicazione degli standard comuni.
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BIOFACH 2024 - da una variegata gamma di prodotti internazionali fino al futuro del cibo
BiofachhomeOltre alla grande varietà internazionale di prodotti, BIOFACH 2024 offrirà nuove aree innovative e un nuovo programma dedicato ai rappresentanti del settore della ristorazione fuori casa
Norimberga diventerà il luogo di riferimento per i prodotti biologici, la sostenibilità e l’innovazione nel settore: i rappresentanti dell’intera catena del valore si riuniranno a BIOFACH, la fiera leader mondiale per il cibo biologico, dal 13 al 16 febbraio 2024. L’evento si svolgerà in contemporanea a VIVANESS, la fiera internazionale per cosmetici naturali e biologici e la cura personale. I visitatori di BIOFACH 2024 potranno condividere conoscenze e networking, scoprire nuovi prodotti e promuovere il settore biologico. A questo scopo saranno allestite aree espositive speciali dedicate e il BIOFACH CONGRESS con il suo ampio programma. Nel 2024, il tema del Congress sarà: “Food for the future: Women’s impact on sustainable food systems.”
“La preparazione delle due fiere è in pieno svolgimento. Nel 2024, ci aspettiamo circa 2.800 espositori da tutto il mondo, di cui 200 a VIVANESS. Non vediamo l’ora di dare il benvenuto a Norimberga a tutti i partecipanti e offrire la giusta piattaforma per esplorare le ultime tendenze per il futuro dell’industria alimentare biologica,” spiega Danila Brunner, Executive Director di BIOFACH e VIVANESS.
“Stiamo lavorando anche per ampliare il programma di eventi creando opportunità a favore degli scambi professionali come, ad esempio, il nuovo padiglione per start-up internazionali o il Meeting Point HoReCa, dedicato al settore dell’ospitalità e della ristorazione fuori casa,” continua Danila Brunner.
Innovazioni e tendenze
I visitatori potranno scoprire le innovazioni del settore visitando gli espositori internazionali nei padiglioni e presso il Novelty Stand, dove sarà dato risalto alle novità delle aziende. Nel corso dei tre giorni di fiera, i visitatori potranno votare i loro prodotti preferiti in sette categorie nel contesto del BIOFACH Best New Product Award. La cerimonia ufficiale di premiazione avrà luogo venerdì 16 febbraio 2024, l’ultimo giorno della fiera, e tutti i visitatori, espositori e i giornalisti sono invitati a partecipare. Le nuove realtà nell’industria alimentare biologica portano in fiera anche innovazione, idee creative e nuove tendenze. Per la prima volta, a BIOFACH sarà allestita l’area “International Newcomers & Start-ups”, concepita per le start-up internazionali. Inoltre, la collettiva “Young Innovators”, organizzata dal Ministero Federale tedesco per gli Affari Economici e l’Azione per il Clima (BMWK), offre una piattaforma per 30 start-up tedesche. Il programma di eventi collaterali offre anche numerosi nuovi spunti ed idee innovative. A febbraio, per la prima volta il Trend Tour, che nel 2023 era riservato a giornalisti e creatori di contenuti – permetterà anche i visitatori di incontrare espositori selezionati e i loro prodotti. Durante il tour, verranno presentate le novità e le tendenze del biologico.
Networking e scambio di conoscenze
“BIOFACH è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, a contatto con i prodotti biologici. Ma, oltre a questo, offre molto di più. Il nostro desiderio è riunire il settore e offrire opportunità di networking, incoraggiando la comunicazione e una discussione orientata al futuro,” afferma Steffen Waris, Exhibition Director di BIOFACH e VIVANESS. Esempi di best practice e il networking giocano un ruolo fondamentale durante i quattro giorni della fiera. Le aree speciali, ad esempio, riuniscono professionisti di uno stesso settore e definiscono le nuove tendenze per il futuro.
Infatti, il “World of OLIVE OIL” tornerà a febbraio, dopo l’anno di pausa del 2023, così come l’Olive Oil Award, che sarà conferito durante BIOFACH 2024. Il “World of VEGAN”, il cui concetto è stato sviluppato in collaborazione con AöL e VegOrganic, sarà il punto di riferimento per argomenti legati alle alternative a base vegetale e ai prodotti vegani. I vari forum come il “Fachhandelstreff” e i vari punti di incontro, rivolto a rivenditori specializzati e alle iniziative per le ONG, incoraggiano il dialogo su tematiche specifiche.
Una novità a BIOFACH 2024 sarà il Meeting Point HoReCa uno spazio rivolto a interessati e rappresentanti del settore della ristorazione e dell’ospitalità.
“Con questa nuova area, stiamo creando uno spazio interattivo di networking, offrendo molte opportunità per arricchire le conoscenze e condividere esperienze. I partecipanti riceveranno anche preziosi spunti per ottimizzare i processi aziendali. Il format dell’area è improntato sul dialogo e include pitch session, spazi di lavoro e aree di comunicazione per incoraggiare gli scambi professionali. A completate il programma la guida digitale alla ristorazione fuori casa” spiega Steffen Waris.
BIOFACH Congress
“Food for the Future: Women’s Impact on Sustainable Food Systems” è il tema principale del BIOFACH Congress. È stato scelto in collaborazione con il nostro patron internazionale IFOAM – Organics International e BÖLW, la Federazione tedesca dei produttori di alimenti biologici. Il congresso mette in luce il potere trasformativo delle donne nel settore alimentare ed esplora il loro ruolo per un sistema alimentare più sostenibile in futuro. Le singole presentazioni trattano ulteriori argomenti, specifici per il settore e orientati al futuro. Il BIOFACH Congress fornisce quindi una piattaforma completa per la condivisione e l’acquisizione di conoscenze, il networking e la trasformazione. È progettato per i rappresentanti dell’intera catena del valore del settore alimentare biologico.
Per approfondire: www.biofach.de/kongress
BIOFACH digital
BIOFACH 2024 si terrà in presenza a Norimberga ma anche online sulla piattaforma digitale dell’evento (BIOFACH digital). Alcune parti del Congresso saranno trasmesse in diretta così come altri video on-demand. Anche il programma degli eventi collaterali e gli strumenti di networking saranno attivati poco prima dell’inizio dell’evento e saranno poi disponibili per diversi mesi successivi. Il sito web di BIOFACH che è stato rinnovato durante la scorsa estate è anche la prima risorsa per ottenere informazioni sugli espositori e i loro prodotti, notizie sulla fiera oltre ad offrire argomenti di tendenza e notizie del settore e ancora tanto altro.
Il parlamento UE respinge il regolamento per la riduzione dei pesticidi
Cambia la TerrafederbiohomeMammucciniNoPesticidiMammuccini (FederBio): siamo all’anno zero delle politiche di sostenibilità agricola
22 novembre 2023 – “Oggi il Parlamento Europeo ha respinto il regolamento sulla riduzione dei pesticidi previsto dalla road map della Strategia Farm to Fork. Quello che sta succedendo è molto grave: sui temi della difesa dell’ambiente e della salute umana siamo tornati, con il voto di oggi e non solo, all’anno zero delle politiche comunitarie”. È netto e senza tentennamenti il giudizio di Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio e fondatrice della campagna Cambia la Terra, un progetto che vede anche la partecipazione di Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente, Slow Food e WWF.
“Nel 2020, in piena pandemia, l’Europa ha avuto il coraggio e la visione di lanciare il Green Deal e la sua applicazione all’agricoltura, la Strategia Farm to Fork, che prevede tra i suoi capisaldi la riduzione del 50% dell’utilizzo dei pesticidi e il 25% di superficie agricola coltivata a biologico da qui al 2030. Oggi questo approccio viene di fatto rinnegato. Prima con il mancato stop alla proroga del glifosato – uno degli erbicidi più utilizzati al mondo, colpevole di danni sul piano sanitario e ambientale – per altri 10 anni, e poi con il voto odierno contro il regolamento finalizzato alla riduzione progressiva dei pesticidi di sintesi chimica nei nostri campi. Immaginiamo che una parte del Parlamento Ue si sia lasciata trascinare da chi dice che, in una situazione di crisi come quella provocata dalle guerre e dal conseguente aumento dei prezzi, occorre tornare all’antico, ossia all’agricoltura basata sulla chimica”, argomenta Mammuccini.
“È un approccio autolesionista: difendere gli agricoltori non significa difendere i pesticidi: al contrario, la transizione verso l’agroecologia per un’agricoltura più pulita può dare vantaggi in termini di salute (in primo luogo quella degli operatori agricoli, oltre che dei cittadini), di tutela dell’ambiente e del clima (con tutti i costi che ne stanno derivando anche in termini di danni alle coltivazioni) e alla stessa economia”.
“Adesso la nostra responsabilità, in quanto promotori del biologico e del biodinamico, è ancora più evidente visto che lo sviluppo dell’agricoltura bio è lo strumento concreto che rimane a disposizione per ridurre l’uso della chimica di sintesi e proteggere la salute delle persone e dell’ambiente. Ma quello che ci sta a cuore sono gli interessi dell’intero settore e non solo quelli del bio. Per questo, in coerenza con la posizione di IFOAM Organic Europe, chiediamo alla Commissione Europea, agli Stati e alle forze politiche che la compongono, di rivedere seriamente la deriva antistorica che rischia di danneggiare il nostro continente, oltre che contribuire alla crisi ambientale in maniera irreversibile”, conclude la presidente di FederBio.
Cambia la Terra – No ai pesticidi, Sì al biologico – è una campagna di informazione e di sensibilizzazione che viene promossa – apertamente – da chi non fa uso di pesticidi e fertilizzanti di sintesi sui campi, da chi produce e vende prodotti puliti e vede un altro futuro per il Paese.
UFFICIO STAMPA
Ufficio stampa Cambia la Terra
Silverback – greening the communication
Silvia Franco – s.franco@silverback.it – +39 348 391 3331
Cerealicoltura biologica sostenibile: dal campo alla ‘Smart future Organic farm’
homeSmart Future Organic FarmMisurare l’impronta carbonica e idrica per rendere la cerealicoltura biologica competitiva e soprattutto sostenibile.
A Bari si è concluso il progetto sperimentale “Smart future Organic farm” (Sfof) che ha messo a punto due applicativi che contribuiscono a migliorare la gestione agronomica del comparto primario pugliese attraverso un metodo innovativo monitorabile, misurabile e certificabile di produzione biologica che punta a un’agricoltura a zero emissioni di CO2.
Finanziato nell’ambito delle attività del Psr-Puglia 2014-2020 “Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologia”, per tre anni Sfof ha monitorato i dati provenienti dai campi di frumento dove è stata fatta una sperimentazione in situ per elaborare tecnologie smart per il monitoraggio da remoto delle attività in campo e per l’acquisizione di dati agronomici capaci di predire soluzioni migliorative. Comunità di pratica composte da coltivatori, associazioni di categoria e agronomi si sono confrontate con ricercatori e esperti di tecnologia con lo scopo comune di proteggere la fertilità dei suoli, la qualità dell’acqua e dell’aria e la biodiversità.
Sostenibilità ambientale e agricoltura biologica vanno di pari passo
Il responsabile scientifico del progetto Domenico Ventrella, ricercatore del Crea di Bari spiega: “Abbiamo applicato un approccio innovativo per capire come ottimizzare la produzione cerealicola in regime biologico. Per tre anni abbiamo fatto un monitoraggio agronomico e ambientale in cui, oltre ai parametri di crescita delle piante e alle caratteristiche del suolo, abbiamo quantificato le emissioni di Co2 e protossido di azoto, due variabili chiave per quantificare la sostenibilità colturale in un contesto di cambiamenti climatici. La seconda innovazione è stata l’impiego di un modello di simulazione virtuale che, sulla base di dataset aziendali e di ricerca, ha valutato per 60 anni le combinazioni di ammendamento, semina, livelli di concimazione, tre tipologie di suolo e gestione dei residui colturali (interramento convenzionale, interramento con asportazione dei residui e residui lasciati in superficie)”.
Il risultato della sperimentazione in campo e attraverso i modelli virtuali dice che “è possibile migliorare la coltivazione di frumento duro in regime biologico puntando su tecniche di agricoltura di precisione” ha detto il ricercatore del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria ai partner di progetto Federbio, Exprivia, Cia e Legacoop Puglia nella biblioteca barese del Crea che ha ospitato l’evento conclusivo. Due le indicazioni emerse dalla sperimentazione: “Occorre puntare sulla coltivazione azotata per dare l’esatta quantità di azoto alla pianta e lasciare i residui colturali in superficie perché questo “dà alti livelli di resa e alti livelli di sequestro di carbonio nel suolo, cioè alta capacità di mitigazione climatica. Deleteria è invece risultata l’asportazione totale dei residui perché – ha detto Ventrella – nel tempo sottrae sostanza organica al suolo e lo impoverisce”.
Dove, come e cosa: i risultati della ricerca
Protagonista del progetto è stata la cerealicoltura, da sempre centrale per l’economia pugliese. Basti dire che sono oltre 340mila gli ettari coltivanti a grano duro nella regione. Due le aree coinvolte nello studio: Altamura e Cerignola, areali rappresentativi della Capitanata e dell’Alta Murgia, dove tre imprese (Azienda agricola Creanza, cooperativa La Pineta, Vincenzo Capobianco & figli) hanno ospitato i dispositivi sperimentali e fornito i dati per le simulazioni e lo sviluppo dei due applicativi:
- CWFP – Carbon & Water Footprint – per il calcolo dell’impronta idrica e di carbonio della granella di frumento duro ovvero un sistema per misurare il consumo di acqua e la C02 prodotta in funzione delle pratiche agronomiche attuate e delle rese ottenute sulla base di informazioni fornite direttamente dall’utente.
- DSS – Decision support system – per supportare le decisioni dell’operatore agricolo in modo da ottimizzare i sistemi cerealicoli in biologico al variare di pratiche agronomiche consolidate e migliorative, stimando la sostenibilità di lungo periodo di un sistema colturale progettato dall’utente.
Quest’ultimo applicativo opera nell’ambito di classi di suolo più rappresentative nelle due aree oggetto di studio e consiste in un algoritmo predittivo di tipo General Linear Model elaborato sulla base dell’implementazione e parametrizzazione di Armosa, un software che rappresenta, attraverso una serie di equazioni, i processi dinamici dell’agroecosistema e come essi variano in risposta alla gestione agricola, alle condizioni climatiche e del suolo. La parametrizzazione è stata effettuata utilizzando i dati raccolti nel monitoraggio agronomico nelle due aziende Sfof e utilizzando dati di Lte (ricerche di lungo periodo). Dal 2020 al ’23 sono stati allestiti dispositivi sperimentali che hanno monitorato tre annate agrarie. Sono stati acquisiti dati numerici, georeferenziati e temporali riguardanti:
- clima (dati giornalieri di temperatura, radiazione globale, velocità del vento e umidità);
- suolo (all’inizio, durante e al termine della coltivazione: carbonio, azoto totale, fosforo, potassio, complesso di scambio, nitrati e ammonio, emissioni);
- pianta (analisi di accrescimento) e agronomia (resa e qualità delle produzioni, informazioni e modulazione delle pratiche agronomiche effettuate);
- emissioni dei gas climalteranti in prossimità delle concimazioni azotate.
Poiché il cambiamento climatico è causato dalle attività antropica, l’agricoltura può fronteggiarlo e ridimensionarlo con opportune strategie di adattamento e mitigazione: i due applicativi del progetto sono strumenti utili per andare in questa direzione, incrementando la sostenibilità della gestione agronomica delle aziende agricole. […]
FONTE
TESTATA: Ambiente&Ambienti
AUTORE: Barbara Minafra
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 novembre 2023
PERILBIO: l’innovazione del bio si fa in rete, con i Living lab
CreahomeI risultati finali del progetto CREA per lo sviluppo dell’agricoltura biologica
Il futuro del bio è in rete. Reti associative e partecipative, infatti, sono i Living Lab, creati per co-progettare insieme agli attori di tutto il sistema agroalimentare ricerche ed innovazioni che rispondano alle reali esigenze di ricerca a scala locale. Ugualmente, il dialogo diretto con i portatori di interesse (Stakeholders) è alla base della stesura del Piano Nazionale per l’Agricoltura Biologica. Questi sono gli obiettivi principali del progetto PERILBIO, coordinato dal CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura (CREA-OFA) in collaborazione con i centri CREA, Orticoltura e Florovivaismo, Agricoltura e Ambiente, Zootecnia e Acquacoltura e Politiche e Bioeconomia.
Il progetto nasce dall’esigenza di dare continuità alla rete di Dispositivi di Ricerca di Lungo Periodo (DRLP) in biologico del CREA, costruita con i precedenti progetti RETIBIO e RETIBIO2: MAIOR a Roma su albicocco, PALAP9 su agrumicoltura e BIOLEA su olivo a Lentini (SR), MITIORG a Metaponto (MT) e MOVE a Monsampolo del Tronto (AP) entrambi su orticoltura. I DRLP sono veri e propri laboratori a cielo aperto, indispensabili per il monitoraggio del carbonio organico del suolo, la valutazione dell’adattabilità e della resilienza dei sistemi colturali alle variazioni delle condizioni ambientali in seguito al cambiamento climatico e, non ultimo, per il confronto e la verifica con le filiere locali che operano negli stessi contesti in cui i DRLP sono stati progettati.
I risultati Il progetto ha puntato a mantenere e rafforzare la Rete dei DRLP CREA, implementandola con la progettazione di tre nuovi dispositivi sulla zootecnia: maricoltura presso l’isola di Capraia, avicoltura e cunicoltura presso il CREA Zootecnia e Acquacoltura di Monterotondo (RM). Inoltre, sono state avviate azioni partecipative e di coinvolgimento attoriale intorno ai DRLP della rete, per integrare l’esigenza e le priorità di ricerca dei territori in cui i DRLP sono inseriti, con la creazione di due nuovi DRLP sulle produzioni vegetali (frutticoltura a Roma e orticoltura a Metaponto, MT) basati sulle strategie di diversificazione (inclusa l’agroforestry) attraverso la costituzione di due Living Lab (ambienti partecipativi di co-innovazione e co-ricerca, di cui i DRLP costituiscono una delle componenti biofisiche). Infine, si è lavorato allo sviluppo e alla definizione di un Piano Nazionale per la Ricerca in Agricoltura Biologica che, sulla base delle esigenze espresse dagli stakeholder del settore, ha individuato i principali temi di ricerca e sperimentazione da realizzare nei prossimi anni, coinvolgendo circa 40 esperti. Tra questi vanno evidenziati: trattamenti specifici per la conservazione delle sementi; alternative al rame per il controllo delle patologie; nuovi business model per la zootecnia biologica; mercato e percezione del consumatore; analisi della convenienza economica dell’agricoltura biologica nell’ambito dell’economia circolare.
“La rete dei DRLP CREA e dei Living lab va rafforzata – spiega Danilo Ceccarelli, tecnologo CREA OFA e coordinatore del progetto – Si tratta di un approccio in grado di coinvolgere proattivamente tutti gli attori a scala locale e di favorire processi di co-innovazione e un più rapido trasferimento dell’innovazione stessa, perfino a chi non ha aderito direttamente alle attività. Inoltre, abbiamo verificato come le strategie di diversificazione testate e così i nuovi DRLP realizzati per la zootecnia contribuiscano alla riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti e alla promozione, oltre che alla conservazione, dell’agrobiodiversità e dei servizi ecosistemici ad essa collegati”.
Glossario: I Dispositivi di Ricerca di Lungo Periodo (DRLP) sono strutture di ricerca articolate e complesse (laboratori a cielo aperto) dove sono condotte attività sperimentali che necessitano di lunghi periodi per essere valutate e validate. Sono ambienti particolarmente adatti ad attività divulgative e dimostrative ed elementi funzionali per le attività didattiche. Rappresentano punti nodali della Rete dei portatori di interesse del territorio in ambito agricolo (ricercatori, agricoltori, consumatori, istituzioni, ecc.)
I Living Lab (LL) sono ambienti partecipativi che vedono l’utente finale (il produttore, il consumatore, il ricercatore, ecc.) al centro delle attività, che agiscono a scala territoriale attraverso l’identificazione di sfide tecniche, sociali, economiche e ambientali in un’ottica di medio-lungo periodo. Come tali si compongono di una componente biofisica (le prove sperimentali e di ricerca, presso stazioni sperimentali, come con i DRLP, e presso aziende reali del territorio) e una componente sociale (gli attori coinvolti, rappresentati del sistema agroalimentare nella scala territoriale considerata, e le dinamiche di interazione tra gli attori stessi).
DDL n° 926 - manovra 2024. Misure e risorse non sufficienti per la crescita del biologico
federbiohomewwfOsservazioni e proposte di emendamenti di FederBio e WWF Italia alla Manovra 2024. Solo 1,4% delle risorse di competenza del MASAF destinate al biologico, insufficienti per garantire la riduzione dei costi di produzione e certificazione delle aziende agricole e l’aumento dei consumi dei prodotti biologici certificati da parte delle persone più vulnerabili.
FederBio e WWF Italia hanno esaminato insieme i contenuti della Tabella 13 del disegno di legge N. 926, “Bilancio di previsione dello Stato 2024 e bilancio pluriennale 2024-2026”, relativi alle risorse finanziarie di competenza del Ministero dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste, per individuare le misure e le risorse previste per lo sviluppo e la gestione dell’agricoltura biologica.
Dall’analisi emerge un quadro complessivamente non soddisfacente, con un totale di risorse assegnate ai capitoli specifici dedicati alle filiere agroalimentari certificate in biologico di 33.957.727 euro, che corrispondono a circa 1,4% dell’intero budget (2.434.630.489 euro) previsto per il Ministero competente nel 2024. Secondo FederBio e WWF sono necessarie, non solo maggiori risorse, ma anche misure fiscali in grado di ridurre il costo della produzione e della certificazione a carico delle aziende agricole e rilanciare i consumi dei prodotti biologici certificati in un momento di difficoltà economica per le famiglie italiane.
Secondo l’Osservatorio Sana il valore del mercato biologico al consumo in Italia è stato di 5,474 miliardi di euro (luglio 2022-luglio 2023), con un aumento del 9% rispetto al 2022.Una crescita, minore rispetto agli anni precedenti, che rischia però un bilancio negativo nel 2023 a causa dell’inflazione e del ridotto potere di acquisto delle famiglie. Se la domanda interna dei prodotti biologici certificati rallenta, rischiando perfino di fermarsi o arretrare, potrebbe essere messo a repentaglio tutto il programma di crescita dell’agricoltura biologica del nostro Paese e la possibilità di raggiungere l’obiettivo del 25% di superficie agricola utilizzata certificata in biologico entro il 2027. Questo nonostante l’aumento delle risorse per lo sviluppo del biologico e delle sue filiere previsto dal Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027 e dal PNRR. A fronte di ciò, si richiede un maggiore impegno nel bilancio nazionale per il 2024 a sostegno del biologico, che rappresenta oggi in Italia il principale strumento per una vera transizione ecologica dell’agricoltura.
FederBio e WWF hanno predisposto alcune proposte di emendamenti che sono state inviate ai parlamentari con l’auspicio che siano accolte e depositate nei tempi utili per consentire la loro discussione durante il veloce iter di approvazione della manovra 2024. In particolare, le due Associazioni propongono la rimodulazione delle aliquote IVA in relazione alle esternalità ambientali, positive e negative, dell’agricoltura eliminando le agevolazioni previste per pesticidi e fertilizzanti chimici di sintesi e abbassando l’IVA al 4% per tutti i prodotti biologici di consumo e i mezzi tecnici ammessi in agricoltura biologica. Le due organizzazioni auspicano anche l’introduzione di un credito di imposta per la certificazione delle imprese biologiche inserite nell’elenco nazionale degli operatori certificati, per ridurre i costi della certificazione oggi a totale carico delle aziende agricole. Tra le proposte, l’utilizzo della fiscalità nazionale da parte degli Stati membri dell’Unione Europea per promuovere l’incremento della superficie agricola utilizzata in agricoltura biologica che viene raccomandata peraltro anche dalle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità” al 2030. Inoltre, la revisione delle aliquote IVA e l’azzeramento dei costi di certificazione utilizzando il credito di imposta potranno essere un incentivo importante per la transizione ecologica della nostra agricoltura e per raggiungere gli obiettivi indicati dal Green Deal.
Un altro importante emendamento riguarda la costituzione di un fondo per l’incentivo al consumo di prodotti biologici certificati da parte di donne in stato di gravidanza e bambini sino ai 3 anni, quale strumento per la prevenzione di malattie croniche connesse all’assunzione di alimenti contenenti residui di prodotti chimici di sintesi utilizzati in agricoltura.
FederBio e WWF ricordano che sono ormai migliaia gli studi e le ricerche scientifiche che evidenziano in modo incontrovertibile come l’esposizione cronica ai pesticidi (ovvero quella che si verifica per dosi piccole e ripetute nel tempo) determini un incremento statisticamente significativo del rischio di sviluppare patologie cronico-degenerative. Parliamo di cancro, diabete, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative, malattie cardiovascolari, che colpiscono in particolare i gruppi più vulnerabili come le donne in stato di gravidanza e i bambini nei loro primi 1.000 giorni di vita. Questo emendamento vuole pertanto promuovere il consumo di prodotti biologici certificati, quindi privi di residui di pesticidi anche minimi e nei limiti consentiti dalla normativa in vigore, intervenendo sui soggetti più vulnerabili agli effetti dell’esposizione ai pesticidi sulla salute.
Altri due emendamenti riguardano gli Enti di ricerca non vigilati dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Art.60 del DDL 926), per i quali si propone di inserire tra i loro obiettivi, in maniera esplicita, anche la transizione ecologica dell’agricoltura e dell’agroalimentare nazionale secondo le norme unionali di produzione biologica certificata; il Fondo per le emergenze in agricoltura (Art. 74 del DDL 926), per il quale si propone di inserire in maniera esplicita una riserva del 25% per gli operatori del settore biologico in coerenza con gli obiettivi di crescita quantitativa del settore fissati dal Piano Strategico Nazionale. Le imprese del settore biologico sono in determinati contesti di crisi più esposte delle altre in relazione alla minore possibilità di risposta immediata a determinati eventi avversi e per la maggiore rigidità del loro sistema di produzione alle fluttuazioni di mercato, per cui necessitano di una linea dedicata di sostegno. Altri Paesi Ue diretti concorrenti dell’Italia hanno già istituito questo tipo di fondi dedicati esclusivamente alle imprese del settore biologico, con dotazioni importanti come nel caso della Francia che ha stanziato 60 milioni di euro solo per le risposte alle crisi di mercato.
Infine, FederBio e WWF, propongono variazioni al capitolo 7742 della Tabella 13 del DDL 926 relativo ai “Contributi ad enti ed istituzioni di ricerca nonché assegnazioni al fondo per la ricerca nel settore dell’agricoltura biologica e di qualità già incluse nel fondo di cui all’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 comma 616”, aumentando la previsione di competenza per il 2024 ad almeno 2 milioni di euro; sempre nella Tabella 13, capitolo 2325 relativo al “Fondo per le mense scolastiche biologiche”, si propone di aumentare la previsione di competenza per l’anno 2024 ad almeno 10 milioni di euro. Le mense scolastiche biologiche svolgono infatti una importante funzione nell’ambito dell’educazione alimentare al fine di promuovere diete salutari ed equilibrate. Il Fondo per le mense scolastiche biologiche previsto (5 milioni di euro) è ritenuto insufficiente per garantire il necessario sviluppo della gestione delle mense scolastiche con l’utilizzo di prodotti alimentari biologici, mantenendo il costo a carico delle Amministrazioni pubbliche locali competenti e delle famiglie sostenibili anche in relazione alla riduzione delle risorse assegnate a questo scopo rispetto agli anni passati.
FederBio e WWF auspicano la giusta attenzione e sensibilità della maggioranza dei parlamentari, confidando nella possibilità che queste minime richieste siano accolte dal Governo e dal Parlamento durante l’iter di approvazione della Manovra 2024. Anche dall’accoglimento di queste proposte di modifica a sostegno del biologico si misurerà la volontà dei nostri decisori politici di sostenere con convinzione una giusta e vera transizione ecologica dell’agricoltura e dei nostri sistemi agro-alimentari.









