Crescere con il biologico

Secondo il resoconto di FederBio, federazione nazionale nata con l’obiettivo di tutelare e favorire lo sviluppo di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, il biologico Made in Italy è cresciuto del 5,1% come superfici coltivate, anche se molto ancora serve per allinearsi agli altri Paesi europei. Per l’anno 2020, infatti, i dati mostrano lo sviluppo del bio che, pur raggiungendo i 2,1 milioni di ettari, cresce a ritmi inferiori rispetto ai principali Paesi UE. Questa è l’analisi presentata alla trentatreesima edizione di SANARivoluzione Bio 2021.

Un buon messaggio deriva anche dalla crescita del numero degli operatori del settore, che ha raggiunto le 81.731unità (+1,3%). Per quanto invece riguarda i consumi, secondo i dati dell’Osservatorio SANA, promosso da Bologna Fiere e curato da Nomisma, nel 2021 (anno terminante a luglio) i consumi interni hanno registrato una crescita del 5% rispetto all’anno precedente: 9 famiglie su 10 hanno infatti acquistato almeno un prodotto biologico nell’anno in corso. Stesso impatto positivo si riscontra nell’export che è aumentato dell’1%, vedendo l’Italia posizionata al secondo posto dopo gli Stati Uniti.

Il biologico si conferma fondamentale per il rilancio del sistema agroalimentare italiano, anche se il tasso di crescita della SAU bio si è rivelato inferiore a quello dei maggiori Paesi UE. Crediamo che sia imprescindibile un’immediata approvazione della legge sul biologico per avere a disposizione tutti gli strumenti necessari, a partire dal Piano d’Azione, per affrontare le sfide del settore. Il biologico è essenziale per l’affermazione di un modello agricolo che rispetti l’ambiente, contribuisca a mitigare l’impatto climatico, creando inoltre nuove opportunità di occupazione, in particolare per i giovani e le donne”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio. […]

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TESTATA: Bio Magazine
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 Ottobre 2021



1 milione di cittadini europei chiede la fine dell'era dei pesticidi

Mentre il numero di firme continua a crescere nell’ultima giornata per sostenere l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Save Bees and Farmers”, le oltre 30 Associazioni dell’alleanza italiana sentono di essere vicine a un successo storico.

Se questa ICE sarà convalidata la Commissione Europea e il Parlamento Europeo dovranno rispondere alle richieste dei cittadini per un’agricoltura senza pesticidi e rispettosa degli insetti impollinatori.

Roma, 30 settembre 2021. Anche in Italia le Associazioni e comitati dei cittadini che hanno lavorato insieme per questa ICE sono ansiose di scoprire il risultato finale di una campagna durata due anni che ha portato a raccogliere oltre un milione di firme in tutta l’Unione Europea. L’ICE “Save Bees and Farmers” – “Salviamo Api e Agricoltori” – chiede una riduzione dell’80% dell’uso di pesticidi sintetici nell’UE entro il 2030 e del 100% entro il 2035, misure per ripristinare la biodiversità sui terreni agricoli e un forte sostegno alle agricoltrici e agricoltori per la transizione agroecologica.

In questo momento il successo di questa ICE diventa un grande appello all’Unione Europea per la difesa delle due Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” che devono essere rafforzate e non indebolite, come invece chiedono le grandi corporazioni agricole europee e l’industria dell’agrochimica. Le due Strategie UE accolgono solo in parte le richieste dell’ICE e devono essere ancora recepite in atti normativi vincolanti, dopo il fallimento dei nuovi Regolamenti della PAC post 2022. Una prossima occasione importante sarà la revisione della Direttiva UE pesticidi, 2009/128/CE, che ha imposto agli Stati membri l’obbligo di adottare Piani d’Azione Nazionali (PAN) per definire gli obiettivi quantitativi, gli obiettivi generali, le misure e i tempi per la riduzione dei rischi e dell’impatto dell’utilizzo dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente. In Italia il PAN pesticidi è scaduto dal febbraio 2019 e la sua revisione è bloccata nelle sabbie mobili dei tre Ministeri competenti (MIPAAF, MITE e Salute). Il successo di questa ICE sarà un segnale anche per il nostro Governo sollecitato ad approvare entro la fine dell’anno un nuovo PAN che recepisca tutti gli obiettivi delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”.

L’Alleanza italiana per l’ICE “Salviamo Api e Agricoltori”, coordinata dal WWF Italia, ricorda che una Iniziativa dei Cittadini Europei è accettata dalla Commissione Europea solo nel caso si raggiunga più di 1 milione di firme convalidate. L’esperienza dimostra che il tasso di invalidità è del 10-15%. Gli organizzatori ritengono che l’ICE avrà successo se raggiungerà un minimo di 1,15 milioni di firme, tenendo conto delle migliaia di firme cartacee che devono ancora essere contate e incluse nel calcolo finale. Il rischio da scongiurare è il fallimento dell’ICE a causa dell’annullamento di un elevato numero di firme non validate a causa di dati errati o non completi del documento di riconoscimento. Per questo motivo l’invito delle Associazioni dell’Alleanza italiana per l’ICE e di continuare fino alle 23.59 di oggi a promuovere la raccolta delle firme. Con oltre 140mila firme raccolte in questo momento siamo vicini al traguardo finale per mettere in sicurezza un risultato storico.

Questa ICE manda un chiaro messaggio ai decisori politici dell’Unione Europea e degli Stati membri: I cittadini europei sostengono l’obiettivo di riduzione dei pesticidi del Green Deal europeo, ma chiedono di più rispetto alla proposta della riduzione del 50% prevista dalle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, che secondo gli scienziati non impedirebbe il collasso della biodiversità. Un’agricoltura senza sostanze chimiche di sintesi in 15 anni deve essere l’obiettivo da perseguire con maggiore convinzione, utilizzando tutti gli strumenti finanziari della nuova PAC post 2022.

Nel 2017, varie ONG avevano raccolto con successo oltre 1,3 milioni di firme in 6 mesi con l’ICE “STOP Glifosato”, ponendo fine alla segretezza che aveva circondato gli studi dell’industria dei pesticidi in tutta l’UE fino a quel momento e limitando a soli 5 anni il rinnovo del contestato diserbante.  Avere oggi una seconda ICE di successo contro i pesticidi è particolarmente significativo alla vigilia di importanti decisioni che la Commissione Europea dovrà prendere nel 2022, dalla revisione della Direttiva UE pesticidi al divieto definitivo del glifosato (l’autorizzazione attuale scadrà a dicembre 2022), per dimostrare con fatti concreti la volontà di una vera transizione ecologica dell’agricoltura, rispettosa della natura.

Finora, solo 6 delle 108 ICE lanciate nel corso degli anni sono state convalidate dalla Commissione Europea (<6%). Le ICE di successo impongono alla Commissione Europea di analizzare e rispondere alle richieste dei cittadini, mentre il Parlamento europeo riceverà i 7 membri del Comitato dei cittadini in un’udienza e avrà la possibilità di presentare e votare una risoluzione basata sulle loro richieste.

Per firmare la petizione ICE “Salviamo Api e Agricoltori” fino alle ore 23.59 di oggi:

https://www.savebeesandfarmers.eu/ita/

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Silvia Bertoloni

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La PAC e la gestione dell'acqua: un bilancio negativo

Un nuovo rapporto pubblicato ieri dalla Corte dei Conti europea mostra che i sussidi agricoli dell’UE non sono riusciti a promuovere un uso sostenibile dell’acqua in agricoltura.

#CambiamoAgricoltura: il Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 dovrà garantire la piena attuazione della Direttiva quadro acque e dare priorità al risparmio idrico in agricoltura. Per gli investimenti nelle infrastrutture idriche bastano i 4,3 miliardi di euro del PNRR, non servono le risorse della nuova PAC.

Roma, 29 settembre 2021. E’ arrivata ieri un’altra valutazione negativa della Politica Agricola Comune da parte della Corte dei Conti europea, dopo la clamorosa bocciatura sul contrasto ai cambiamenti climatici. Questa volta La PAC ha fallito l’obiettivo della tutela delle risorse idriche perché nonostante le ingenti risorse spese non è stata in grado di assicurare un utilizzo dell’acqua in modo sostenibile da parte degli agricoltori. Una sentenza senza appello quella documentata dalla relazione speciale pubblicata ieri dalla Corte dei conti europea dedicata proprio agli effetti della PAC sulla gestione dell’acqua. L’agricoltura incide sulle risorse idriche in maniera considerevole utilizzando oltre il 60% dell’acqua dolce disponibile, entrando spesso in conflitto con altri usi civili e industriali. Gli agricoltori godono ancora di troppe esenzioni dagli obblighi previsti dalla politica UE in materia di acque e pagano un costo irrisorio per l’utilizzo di questa preziosa risorsa, senza nessun incentivo al risparmio, il che ostacola gli sforzi volti ad assicurare un utilizzo idrico sostenibile. L’attuale approccio dell’UE alla gestione delle risorse idriche è basato sulla Direttiva quadro sulle acque, la 2000/60/CE, che ha introdotto politiche relative all’uso sostenibile delle acque e stabilito l’obiettivo di raggiungere un buono stato quantitativo di tutti i corpi idrici dell’UE. A più di 20 anni dall’adozione della Direttiva i corsi d’acqua europei continuano a essere in uno stato disastroso. Secondo i revisori dei conti dell’UE ciò è in parte dovuto alle numerose esenzioni per l’uso dell’acqua concesse all’agricoltura e ai sussidi della PAC distribuiti “a pioggia” senza l’obiettivo prioritario della maggiore efficienza nell’uso della risorsa. I sussidi agli investimenti per l’irrigazione, finalizzati in prevalenza ad aumentare lo stoccaggio dell’acqua con la realizzazione di nuove dighe e bacini artificiali, potrebbero anche peggiorare la situazione.

L’acqua è una risorsa limitata, e il futuro dell’agricoltura dell’UE dipende in larga misura da quanto gli agricoltori la usino in modo efficiente e sostenibile” ha affermato Joëlle Elvinger, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Finora, tuttavia, le politiche dell’UE non sono state abbastanza efficaci nel ridurre l’impatto dell’agricoltura sulle risorse idriche”. La valutazione della Corte dei Conti europea sottolinea che nessuno degli strumenti della PAC è stato utilizzato in modo efficace per garantire che l’acqua dolce sia utilizzata in modo sostenibile in agricoltura. Questo ennesimo fallimento della PAC è dovuto ai sistemi di controllo non efficaci sull’uso della risorsa, ai pagamenti diretti che incentivano la coltivazione di colture ad alta intensità d’acqua e agli investimenti per l’irrigazione non vincolati ad un reale risparmio dei consumi, compresi quelli che in Italia nell’ultimo periodo di programmazione della PAC 2014-2020 sono stati gestiti direttamente dal Ministero delle Politiche Agricole con il Programma Nazionale di Sviluppo Rurale.

Il rapporto conferma la denuncia della Coalizione #CambiamoAgricoltura sul fallimento degli obiettivi ambientali della PAC: “le nostre risorse di acqua dolce si stanno esaurendo mentre i decisori politici e le Associazioni agricole continuano a nascondere la testa sotto la sabbia“, affermano le Associazioni della Colizione, “La relazione dei revisori dei conti dell’UE arriva in un momento cruciale, svelando i drammatici fallimenti della politica agricola nell’affrontare l’uso eccessivo di acqua, mentre le autorità nazionali stanno predisponendo i loro futuri Piani Strategici della PAC post 2022”. Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura gli Stati membri e la Commissione Europea devono seguire le raccomandazioni della Corte dei Conti europea e vincolare tutti i pagamenti della nuova PAC al rispetto della legislazione dell’UE in materia di acque.

Entro il 2026, gli interventi previsti dal PNRR, per 4,3 miliardi di euro, intendono potenziare infrastrutture di approvvigionamento idrico primario, reti di distribuzione, fognature e depuratori, soprattutto nel Meridione; digitalizzare e distrettualizzare le reti di distribuzione; ridurre del 15% le dispersioni in 15.000 km di reti idriche (oggi pari al 42%), e ottimizzare i sistemi di irrigazione nel 12% delle aree agricole. Considerate le risorse stanziate dal PNRR la Coalizione #CambiamoAgricoltura ritiene che il Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 dovrà invece dare priorità alla riduzione dei consumi e alla piena attuazione della Direttiva quadro UE sulle acque, garantendo il flusso minimo vitale dei corsi d’acqua del nostro Paese che presentano complessivamente uno stato di conservazione non soddisfacente. Per quanto riguarda gli acquiferi, i dati raccolti da Ispra segnalano, su 869 corpi idrici esaminati, poco più della metà con stato chimico “buono” (57,6%), il 25% “scarso” (80% in Calabria) e il 17,4% non ancora classificato. Anche dal punto di vista quantitativo, che misura l’equilibrio del bilancio idrogeologico, le risorse idriche sotterranee presentano una condizione accettabile per circa il 60%, scarsa nel 15% e indeterminata nel restante 25% (Fonte: Proposta di piano per la transizione ecologica trasmesso dal Governo al Parlamento)

Per tutto questo la Coalizione #CambiamoAgricoltura sottolinea che è necessaria una applicazione molto più rigorosa della legislazione dell’UE per proteggere le acque e la biodiversità. Il rischio è che il Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 non garantisca il necessario cambio di rotta, per questo sarà necessario un esame molto attento da parte della Commissione Europea per verificare che siano accolte tutte le raccomandazioni della Corte dei Conti europea.

Il rapporto della Corte dei Conti è disponibile al link:

https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR21_20/SR_CAP-and-water_IT.pdf

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Vino biologico, Italia leader. Nel mondo superfici in crescita del 13% l’anno

Il vino biologico non è solo una prospettiva futura ma una rivoluzione è già in atto. Questo è quanto emerge da un rapporto dell’Organisation internationale de la vigne et du vin appena pubblicato secondo cui i vigneti biologici al mondo ammontano attualmente a quasi mezzo milione di ettari. Con il crescente interesse nel settore vitivinicolo verso metodi di produzione rispettosi dell’ambiente, il focus tematico dell’Oiv sul “World Organic Vineyard”, mette in luce l’evoluzione della viticoltura biologica tra il 2005 e il 2019.

«Questo sviluppo – spiegano all’Oiv – può essere spiegato in gran parte da questioni sociali, in particolare in relazione alla salute dei consumatori e alla protezione dell’ambiente». Il rapporto si concentra sullo sviluppo e sulla ripartizione delle aree vitate biologiche certificate che producono uva da vino, uva da tavola e uva passa. E i risultati evidenziano come si sia verificata un’impennata delle superfici vitate biologiche in tutto il mondo, crescita che è andata di pari passo con la propensione alla certificazione del prodotto.

«Il tasso di conversione dei vigneti alla produzione biologica – aggiungono ancora all’Oiv – è notevolmente aumentato dall’inizio del ventunesimo secolo. Nell’intero periodo analizzato per questo rapporto (2005-2019), la superficie vitata certificata biologica è aumentata in media del 13% all’anno, mentre la superficie vitata ’non biologica’ è diminuita in media dello 0,4% all’anno all’interno dello stesso lasso di tempo». Nel 2019, su un totale di 63 Paesi di tutti i continenti coinvolti nella viticoltura biologica si è registrata una superficie totale certificata di 454 mila ettari, pari al 6,2% della superficie vitivinicola mondiale.

A guidare questo processo Spagna, Francia e Italia che insieme rappresentano il 75% dei vigneti biologici mondiali. A livello nazionale la maggiore incidenza dei vigneti bio sul totale si registra in Italia con il 15% del totale, seguita dalla Francia (14%) e dall’Austria (14%). L’unico paese non europeo che compare nella top 10 della viticoltura bio è il Messico, con l’8% della propria superficie certificata green. Va sottolineato che secondo gli analisti dell’Oiv, dietro questa crescita del vigneto biologico mondiale, c’è comunque un movimento significativo sia in ingresso che in uscita e questo «perché la conversione di un vigneto alla coltivazione biologica è spesso complessa e richiede un notevole adattamento. Fenomeni meteorologici, problemi strutturali e organizzativi possono spingere i produttori ad abbandonare la loro certificazione nella produzione biologica, con conseguente diminuzione locale delle superfici vitate biologiche». […]

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TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Giorgio dell’Orefice
DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 settembre 2021



Evviva, istituita la giornata europea per l'agricoltura biologica

II 23 settembre diventa la Giornata europea dell’agricoltura biologica. L’annuncio è stato dato dal Commissario Ue all’agricoltura Janusz Wojciechowski, il presidente di turno del Consiglio Ue agricoltura Joze Podgoresk e l’europarlamentare Benoit Lutgen. «C’è molto slancio per il settore e noi vogliamo sostenere
questo slancio», ha detto Wojciechowski, citando paesi «come l’Austria e l’Italia che sono storie di successo per il biologico». Una decisione, che è anche una sollecitazione legislativa a sostegno del biologico verso i paesi Ue che non l’hanno ancora fatto.

«La Giornata Europea del Biologico è l’ennesima dimostrazione di quanto l’Ue punti in maniera determinata sul bio». ha commentato la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini: «Chiediamo adesso al nostro governo un impegno concreto e scelte politiche che investano con decisione nel biologico, a partire dal Piano Strategico Nazionale della Pac, con l’obiettivo di arrivare entro il 2027 al 30% di superficie coltivata a bio. È inoltre necessario giungere a una veloce e definitiva approvazione della legge nazionale sull’agricoltura biologica che prevede anche l’elaborazione del Piano d’Azione Nazionale sul biologico». Sollecitazione in tal senso anche dal presidente di Cia-Agricoltori italiani, Dino Scanavinio: «Non riusciamo a comprendere perché il Parlamento non calendarizzi questa legge e la approvi in tempi celeri. Sulla norma c’è già consenso vastissimo da parte di tutto l’arco costituzionale, con un unico voto contrario in Senato. Tutto il comparto non può rischiare un arretramento, né disattendere gli impegni presi con l’Europa».

Prima dell’estate infatti il senato ha approvato la legge a sostegno del bio (l’unico voto contrario quello della senatrice a vita, Elena Cattaneo, nemica del biologico e sostenitrice dell’agro-industria) ma il testo non è ancora arrivato alla camera per l’approvazione definitiva. […]

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TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 settembre 2021



Bruxelles istituisce la giornata europea del biologico

Il 23 settembre diventa la Giornata europea dell’agricoltura biologica. L’annuncio è stato dato dal Commissario Ue all’agricoltura Janusz Wojciechowski, il presidente di turno del Consiglio Ue agricoltura Joze Podgoresk e l’europarlamentare Benoit Lutgen.

«C’è molto slancio per il settore e noi vogliamo sostenere questa crescita – testimonia Wojciechowski -. Nell’Unione europea ci sono paesi come Austria e Italia che brillano per le storie di successo nel biologico, In Italia in particolare ho trovato un’ottima organizzazione per la vendita dei prodotti bio». Fortemente voluta da Ifoam Organics Europe, la Federazione delle associazioni del biologico a livello europeo, la giornata dedicata al biologico diventa il momento per fare il
punto su un settore in grande crescita, che in Italia ha fatto registrare un incremento come superfici coltivate (+ 5,1%), consumi interni (+ 5%) ed export di bio Made in Italy (+ 11%).

L’istituzione della Giornata Europea del Biologico rientra nelle iniziative previste dal Piano d’azione dell’UE sul bio, che mette a disposizione di tutti gli Stati membri una serie di strumenti utili per sostenere e promuovere la transizione agroecologica dell’agricoltura europea, incoraggiando ogni Paese a inserire misure a supporto dello sviluppo del biologico nei singoli Piani strategici nazionali della PAC.

«La Giornata Europea del Biologico – commenta Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio – è l’ennesima dimostrazione di quanto l’Ue punti in maniera determinata sul bio. Esprimiamo un plauso a Ifoam che, grazie al costante impegno nella promozione di politiche che indirizzano la transizione agroecologica, ha ottenuto l’istituzione di questo momento dedicato importante per l’intero settore. Chiediamo adesso al nostro Governo un impegno concreto e scelte politiche che investano con decisione nel biologico, a partire dal Piano Strategico Nazionale della PAC, con l’obiettivo di arrivare entro il 2027 al 30% di superficie coltivata a bio. È inoltre necessario giungere a una veloce e definitiva approvazione della legge nazionale sull’agricoltura biologica che prevede anche l’elaborazione del Piano d’Azione Nazionale sul biologico». […]

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TESTATA: Terra e Vita
AUTORE: Lorenzo Tosi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 settembre 2021



FederBio soddisfatta per l’istituzione della “Giornata Europea del Biologico” che si celebrerà ogni 23 settembre

Bologna, 23 settembre 2021 – Il 23 settembre diventa ufficialmente la Giornata Europea del Biologico. È stata firmata oggi a Bruxelles dal Trilogo, Parlamento, Consiglio e Commissione dell’Unione Europea, la Dichiarazione Congiunta che la istituisce.

Fortemente voluta da IFOAM Organics Europe, la Federazione delle associazioni del biologico a livello europeo, la giornata dedicata al biologico diventa il momento per fare il punto su un settore in grande crescita. In Italia il biologico ha fatto registrare un incremento come superfici coltivate (+ 5,1%), consumi interni (+ 5%) ed export di bio Made in Italy (+ 11%).

L’istituzione della Giornata Europea del Biologico rientra nelle iniziative previste dal Piano d’azione dell’UE sul bio, che mette a disposizione di tutti gli Stati membri una serie di strumenti utili per sostenere e promuovere la transizione agroecologica dell’agricoltura europea, incoraggiando ogni Paese a inserire misure a supporto dello sviluppo del biologico nei singoli Piani strategici nazionali della PAC. 

“La Giornata Europea del Biologico è l’ennesima dimostrazione di quanto l’Ue punti in maniera determinata sul bio. Esprimiamo un plauso a IFOAM OE che, grazie al costante impegno nella promozione di politiche che indirizzino la transizione agroecologica, ha ottenuto l’istituzione di questo momento dedicato al bio importante per l’intero settore. Chiediamo adesso al nostro Governo un impegno concreto e scelte politiche che investano con decisione nel biologico, a partire dal Piano Strategico Nazionale della PAC, con l’obiettivo di arrivare entro il 2027 al 30% di superficie coltivata a bio. È inoltre necessario giungere a una veloce e definitiva approvazione della legge nazionale sull’agricoltura biologica che prevede anche l’elaborazione del Piano d’Azione Nazionale sul biologico”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

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G20 Agricoltura - Carta della sostenibilità. FederBio: l'impegno per raggiungere la sicurezza alimentare deve puntare sull’agroecologia

Bologna, 21 settembre 2021 – Cambiamento climatico, sostegno al reddito, e garanzia di sistemi agroalimentari sostenibili e resilienti. Questi alcuni dei principali elementi al centro della Carta della Sostenibilità recentemente approvata al G20 dell’Agricoltura di Firenze.

L’impegno del 20 Ministri dell’agricoltura, emerso dopo le due giornate di lavori a Presidenza italiana, si è concentrato sulla rilevanza della sostenibilità economica, sociale e ambientale per il raggiungimento della sicurezza alimentare.

I principi della Carta, sottolinea FederBio, sono perfettamente in linea con il modello biologico in grado di conciliare sostenibilità econo­mica, sociale e ambientale all’interno di un approccio efficace nel contrasto al cambiamento climatico e nella conservazione della biodiversità e delle risorse naturali.

Ecco perché la Federazione chiede al Governo maggiori investimenti a sostegno del biologico, in particolare per quando concerne ricerca e innovazione, infrastrutture per la formazione e il trasferimento delle conoscenze e delle buone pratiche di agricoltura biologica agli agricoltori.

“I principi generali della Carta della sostenibilità sono condivisibili e coerenti con le linee guida dell’agricoltura biologica, per i quali occorreva tuttavia un chiaro riferimento all’agroecologia, di cui il biologico e il biodinamico rappresentano le punte più avanzate ed efficienti. Anche la FAO durante l’incontro internazionale sull’agroecologia del 2018, dichiarando superato il modello intensivo a causa dell’enorme impatto ambientale, ha indicato l’approccio agroecologico come un’innovazione strategica. La transizione ecologica per la sostenibilità dei sistemi agroalimentari non può quindi prescindere dall’agroecologia, la forma di agricoltura in grado di contrastare il cambiamento climatico, tutelare la biodiversità, la fertilità dei suoli agricoli e la salute pubblica”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

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Conferenza - Cos'è il benessere animale

DOVE: 

Bra (CN), Casa della Biodiversità

QUANDO:

Lunedì 20 settembre 2021, h. 10.00

Si terrà il 20 settembre pressola Casa della Biodiversità di Bra, la conferenza relativa al benessere animale dove si confronteranno allevatori, tecnici e istituzioni.

Durante l’incontro saranno presentate le app per la valutazione del benessere animale realizzate nell’ambito del progetto europeo Ppilow. Tra gli interventi, Maria Grazia Mammuccini, Presidente  di FederBio, e Marcello Volanti, veterinario e consulente Ecor NaturaSì. Conduce: Raffaella Ponzio, Responsabile campagna Slow Meat di Slow Food.

INFO E CONTATTI:



Il biologico vola ma la legge arranca

Il biologico Made in Italy continua a crescere. Questa la fotografia che emerge alla conclusione della 33esima edizione di Sana, preceduta anche quest’anno dagli Stati Generali del biologico RivoluzioneBio. Superfici, operatori e consumi bio fanno registrare ancora una volta un andamento positivo. I numeri presentati dal Sinab (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) per il Mipaaf, confermano che la superficie biologica nel 2020 è aumentata rispetto all’anno precedente di 5,1 punti percentuali, evidenziando tuttavia un trend di incremento più modesto rispetto ai principali Paesi europei, in particolare Germania, Francia e Spagna. I terreni bio nel 2020 hanno superato i 2,1 milioni di ettari, la Sau bio italiana ha raggiunto così quota 16,6%: su 100 ettari circa 17 sono coltivati a biologico. Nel dettaglio, nel corso del 2020, a incidere maggiormente sulla crescita globale sono state le superfici coltivate a vite e le colture foraggere; più contenuto invece l’incremento degli ettari dedicati a cereali (+1%) e a olivo (+2%).

Dai dati presentati dal Sinab risulta, inoltre, una crescita del numero degli operatori del settore che ha raggiunto le 81.731 unità, con un incremento dell’1,3%. Anche gli andamenti del mercato confermano i trend positivi del biologico. Secondo i dati dell’Osservatorio Sana, promosso da Bologna Fiere e curato da Nomisma, nel 2021 (fino a luglio) i consumi interni hanno registrato un aumento del 5%, rispetto all’anno precedente. La spesa delle famiglie italiane si è attestata a 4,6 miliardi di euro: 9 famiglie su 10 hanno acquistato almeno un prodotto biologico. Negli ultimi dieci anni i consumi interni hanno registrato un’impennata del 133%. Ma è l’incremento dell’export il dato più significativo: è aumentato dell’11% raggiungendo quota 2,9 miliardi, con una crescita negli ultimi dieci anni del 156%. L’Italia si posiziona al secondo posto per l’export di prodotti biologici dopo gli Stati Uniti.

Sana e Rivoluzione Bio 2021 sono stati un’occasione importante per fare il punto sul settore in un momento nevralgico per la transizione agroecologica dell’agricoltura italiana. Il Salone del biologico ha fatto emergere però anche alcune criticità considerato in particolare che altri paesi europei crescono nelle superfici bio e negli operatori in maniera molto più consistente rispetto a noi e soprattutto che è ulteriormente aumentata, nel nostro Paese, l’importazione di prodotti biologici coprendo parti di mercato che invece possono rappresentare uno spazio positivo per gli agricoltori italiani. Per questo è fondamentale affrontare le criticità del settore per poter cogliere le opportunità di questa fase strategica, per un comparto sostenuto dalle scelte sempre più consapevole dei cittadini e promosso anche a livello europeo dalle strategie Green Deal e Farm to Fork e Biodiversità, che hanno l’obiettivo di triplicare le superfici agricole bio e ridurre l’uso dei pesticidi e degli antibiotici del 50% entro il 2030.

Al nostro paese, infatti, servono adesso scelte politiche coraggiose, che investano nel biologico per colmare il gap di crescita con gli altri paesi e supportare la transizione ecologica dell’agricoltura italiana iniziando dal Piano Strategico Nazionale della Pac. Partendo da una percentuale doppia rispetto alla media europea, l’obiettivo è raggiungere il 30% di superficie coltivata a bio già nel 2027. Ma per cogliere queste opportunità è fondamentale un’immediata approvazione definitiva della legge sul biologico che consenta di avere a disposizione tutti gli strumenti necessari. Ci piace infine evidenziare che dai dati presentati da Sinab a Sana 2021 emerge che uno dei settori che cresce a ritmi più sostenuti è quello del vino nel quale la superficie viticola bio italiana è cresciuta negli ultimi dieci anni di oltre il 124%.

Anche per questo nell’ambito di Sana vi è stata la firma da parte di FederBio del Manifesto Slow Food, per il vino buono, pulito e giusto. Si tratta di un decalogo che fornisce linee guida per una produzione vitivinicola improntata al rispetto del territorio, degli eco-sistemi e dei diritti di tutti gli attori della filiera. La sigla del Manifesto sancisce il ruolo centrale della produzione vitivinicola biologica nel percorso di transizione agroecologica e punta all’obiettivo che ogni cantina collabori con l’intera comunità agricola locale per contribuire alla crescita e alla valorizzazione dei territori rurali. […]

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TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 settembre 2021