Federbio: in Italia nel 2030 il 30% delle superfici agricole in biologico
agricoltura biologicaFarm To ForkGiornata Mondiale della BiodiversitàhomeMammucciniSi festeggia oggi la giornata mondiale della biodiversità. E per Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, per celebrare questa ricorrenza, non poteva arrivare regalo più bello dall’Ue, se non l’impegno a triplicare le superfici coltivate a biologico in Europa da qui al 2030.
«La media europea di terreni bio è intorno all’8% – spiega Mammuccini – noi in Italia siamo già a una percentuale del 15,5%. La Commissione Ue auspica di arrivare al 25%? Io credo che nel nostro Paese potremmo addirittura arrivare al 30%». Le indicazioni a cui si riferisce la presidente di FederBio sono quelle contenute nelle due comunicazioni – una sulla biodiversità e l’altra sulla strategia “Farm to Fork” – che la Commissione europea ha diramato mercoledì per definire il nuovo volto green dell’agroalimentare made in Ue. Oltre all’attenzione per l’agricoltura biologica, le linee guida auspicano da qui ai prossimi dieci anni una riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi, del 20% del ricorso ai fertilizzanti e del 50% dei consumi di antibiotici per gli allevamenti. Le indicazioni della Commissione non sono ancora vincolanti e dovranno essere trasformate in futuri atti legislativi da concordare con Consiglio e Parlamento europeo. Eppure, già scontentano tutte le associazioni dell’agricoltura tradizionale, perché comportano un aggravio di costi e una perdita di resa dei raccolti. «C’è poco da essere contrari – dice Mammuccini – il sistema deve essere cambiato: siamo o non siamo consapevoli del cambiamento climatico in corso? L’agricoltura dovrebbe essere un settore che, per sua natura, è in grado di mitigare il cambiamento climatico, e invece al momento è una delle attività che contribuisce al suo peggioramento. Secondo i dati del Crea, il 28% delle emissioni oggi viene proprio dal sistema agricolo e da quello zootecnico».
L’adozione delle pratiche biologiche in agricoltura, sostiene FederBio, è anche una misura efficace proprio per combattere la perdita di biodiversità: l’abbondanza di specie complessive risulta per il 58% più elevata nelle aziende agricole biologiche, in particolare le piante mostrano una presenza superiore del 95% nelle terre coltivate con metodo bio. «Il biologico crea occupazione perché richiede il 30% di lavoro in più – dice Mammuccini – inoltre l’emergenza sanitaria di questi mesi ha dimostrato che per un paese l’agricoltura è fondamentale per la sicurezza alimentare». E ora che è arrivata anche la benedizione della Commissione Ue, non resta che accelerare sull’approvazione della legge sul biologico, che alla Camera è stata approvata a fine 2018 ma che non è ancora passata al vaglio del Senato: «Il Covid – dice Mammuccini – ha interrotto i lavori parlamentari ma spero che venga approvata senza modifiche entro la fine dell’anno. È interesse di tutti: ormai, anche le grandi multinazionali stanno investendo sul bio controllo». […]
FONTE
TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Micaela Cappellini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 maggio 2020
Biodiversità e Farm to Fork: plaude il mondo del biologico
Farm To ForkfederbiohomeMammucciniLe strategie europee per la biodiversità e la sicurezza alimentare Farm to Fork, hanno suscitato commenti positivi tra le organizzazioni del settore biologico.
“L’europa punta sull’agro-ecologia. La commissione Ue ha ufficializzato, nel documento Farm to Fork (F2F), l’obiettivo di triplicare la superficie agricola coltivata con metodo biologico entro il 2030. Il medesimo obiettivo è contenuto nella strategia europea per la biodiversità. Un passo decisivo per accelerare la transizione verso un sistema agroalimentare più sostenibile e giusto che tuteli la biodiversità e contribuisca a contrastare il cambiamento climatico” afferma Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.
FederBio rileva come gli obiettivi contenuti nelle due strategie si potranno raggiungere solamente se saranno coerentemente inseriti nella revisione della Pac: “le strategie Farm to Fork e sulla biodiversità rappresentano l’avvio del percorso per il Green Deal e costituiscono per l’agricoltura europea una vera e propria svolta che mette l’agricoltura biologica al centro di una transizione verso sistemi agroalimentari più sostenibili“.
“È evidente che questa nuova sensibilità ecologica debba trovare un’attuazione pratica in tempi veloci. In questa direzione – afferma Maria Grazia Mammuccini– abbiamo due occasioni preziose da cogliere: sbloccare finalmente l’approvazione della legge sul biologico ancora ferma al Senato e lavorare affinché le linee guida contenute in F2F siano i fondamenti nella costruzione di una nuova Pac che premi le aziende che producono maggiori benefici per la società: cibo sano, tutela dell’ambiente e della biodiversità, al mantenimento della fertilità dei suoli e contrasto al cambiamento climatico”. Una battaglia, quella degli aiuti Pac, cara a gran parte del mondo biologico italiano. […]
FONTE
TESTATA: L’informatore Agrario
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 maggio 2020
FederBio soddisfatta per le strategie Farm to Fork e sulla biodiversità della Commissione Ue che puntano a triplicare la superficie biologica europea
agricoltura biologicabiodiversitàFarm To ForkhomePACLa strategia “Farm to Fork”, rappresenta una vera e propria svolta che pone l’agricoltura biologica al centro di una transizione dei sistemi agricoli europei verso l’agroecologia, elemento chiave del Green Deal europeo. FederBio auspica che l’adozione di tale strategia aiuti, finalmente, a mettere il biologico al centro anche delle politiche agricole italiane.
Bologna, 21 maggio 2020 – L’Europea punta sull’agroecologia. La Commissione Ue ha ufficializzato, nel documento Farm to Fork (F2F) appena pubblicato, l’obiettivo di triplicare la superficie agricola coltivata con metodo biologico entro il 2030. Il medesimo obiettivo è contenuto nella strategia europea per la biodiversità. Un passo decisivo per accelerare la transizione verso un sistema agroalimentare più sostenibile e giusto che tuteli la biodiversità e contribuisca a contrastare il cambiamento climatico.
In linea con la posizione IFOAM, la Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica, che ha dedicato un notevole impegno per obiettivi così ambiziosi, FederBio esprime grande soddisfazione per il ruolo centrale che F2F attribuisce all’agricoltura biologica come metodo in grado di produrre benefici per l’ambiente e per la salute e, al tempo stesso, capace di creare economia e occupazione per giovani agricoltori. L’impegno si concretizza nel raggiungimento almeno del 25% della superficie agricola europea (SAU) in biologico entro il 2030 (oggi ferma all’8%), accompagnato da una parallela riduzione dell’uso dei pesticidi del 50% e dei fertilizzanti del 20%.
FederBio rileva come gli obiettivi contenuti nelle due strategie si potranno raggiungere solamente se saranno coerentemente inseriti nella revisione della Politica Agricola Comune (PAC), rendendola così uno strumento efficace che premi gli agricoltori per la produzione di beni pubblici come la conservazione delle risorse naturali, la tutela della salute dei cittadini e il contrasto al cambiamento climatico.
“Le strategie Farm to Fork e sulla biodiversità rappresentano l’avvio del percorso per il Green Deal e costituiscono per l’agricoltura europea una vera e propria svolta che mette l’agricoltura biologica al centro di una transizione verso sistemi agro-alimentari più sostenibili. È evidente che questa nuova sensibilità ecologica debba trovare un’attuazione pratica in tempi veloci. In questa direzione, abbiamo due occasioni preziose da cogliere: sbloccare finalmente l’approvazione della legge sul biologico ancora ferma al Senato e lavorare affinché le linee guida contenute in F2F siano i fondamenti nella costruzione di una nuova PAC che si basi sull’agroecologia che, attraverso fondi pubblici, premi le aziende che producono maggiori benefici per la società: cibo sano, tutela dell’ambiente e della biodiversità, mantenimento della fertilità dei suoli e contrasto al cambiamento climatico”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.
22 maggio, Giornata Mondiale della Biodiversità 2020. FederBio: il nostro impegno a supporto della strategia Ue 2030 per tutelare la biodiversità
agricoltura biologicabiodiversitàGiornata Mondiale della BiodiversitàhomeIl nuovo documento di indirizzo strategico europeo, che traccia le linee guida per contrastare la progressiva perdita di diversità biologica, sottolinea con chiarezza il ruolo portante dell’adozione del metodo bio in agricoltura per la preservazione degli habitat naturali e il contrasto ai cambiamenti climatici. L’impegno della Federazione continuerà con forza a tutti i livelli per dare sostanza a un Green Deal europeo la cui implementazione sarà decisiva per le future generazioni.
Bologna, 22 maggio 2020 – Il 2020 è un anno cruciale per la Biodiversità, non solo perché coincide con il decennio dedicato alla diversità biologica all’interno dell’anno internazionale della salute delle piante, ma anche perché la recente emergenza sanitaria legata al Coronavirus ha reso evidente la profonda correlazione tra la salute dell’uomo e quella dell’ambiente.
La Commissione europea ha appena presentato la “Strategia europea per la biodiversità” che indica alcuni obiettivi precisi con un orizzonte temporale al 2030 che hanno lo scopo ultimo di invertire la tendenza alla perdita di diversità biologica.
Numerosi sono i punti rilevanti del documento. Tra questi la proposta di piantare tre miliardi di alberi, intensificare la lotta al traffico di animali selvatici, destinare il 30% delle terre e il 30% dei mari ad aree protette, realizzare nuovi Piani urbani per il verde in tutte le città con più di 20 mila abitanti e operare per recuperare un buono stato di tutte le acque superficiali e sotterranee entro il 2027. Fondamentale all’interno della strategia europea l’affermazione del modello biologico in agricoltura.
Il testo della Commissione Europea infatti considera essenziale puntare ad un aumento delle superfici agricole coltivate a bio su scala europea dall’attuale 8% ad almeno il 25% entro il 2030.Parallelamente viene indicata la necessità di tagliare l’uso dei pesticidi del 50% e quello dei fertilizzanti del 20%.
In occasione della presentazione di questo importante documento e della Giornata mondiale dedicata alla biodiversità, venerdì 22 maggio, FederBio rinnova e rafforza il proprio impegno per la preservazione della varietà degli ecosistemi che stanno conoscendo un declino senza precedenti.
Come sottolineato da FederBio, l’adozione delle pratiche biologiche in agricoltura è una delle misure immediate e concrete che si può mettere in campo per tutelare la diversità biologica e gli habitat naturali e che, contemporaneamente, è in grado di favorire il mantenimento della fertilità del suolo e contribuire a contrastare il cambiamento climatico.
A supporto della rilevanza dell’agricoltura bio all’interno della strategia Ue, la recente metanalisi, pubblicata a febbraio 2020, che integra i dati di 98 studi. In questo studio si conferma che l’agricoltura biologica rappresenta una strategia efficace per combattere la perdita di biodiversità. La ricerca ha analizzato 474 aziende agricole convenzionali e biologiche: la diversità e l’abbondanza di specie complessive è risultata per il 58% più elevata nelle aziende agricole biologiche, in particolare le piante hanno fatto rilevare una presenza superiore del 95% nelle terre coltivate con metodo bio e del 21% nei margini dei campi.
“È indubbio che la biodiversità contribuisca in maniera significativa al mantenimento della vita del Pianeta, ecco perché è fondamentale tutelarla soprattutto in un momento delicato come quello attuale, caratterizzato da una crisi senza precedenti. Non solo sono a rischio migliaia di piante e animali che popolano la Terra e innumerevoli organismi che costituiscono gli ecosistemi naturali, ma la nostra salute. Anche l’Europa ha messo al centro della strategia sulla biodiversità un vero e proprio cambio di paradigma dove il biologico rappresenta un tassello essenziale per la difesa della ricchezza degli ecosistemi. Il nuovo piano punta infatti sull’approccio agroecologico e sulla transizione verso l’agricoltura biologica per favorire la biodiversità e il contrasto al cambiamento climatico.
In questo scenario, FederBio sollecita con forza una veloce approvazione della legge sul biologico ancora bloccata in Senato, fondamentale per raggiungere gli obiettivi indicati dall’Unione Europea e creare le condizioni ideali per preservare quel patrimonio di diversità ambientale che rende il nostro Paese unico a livello mondiale” ha commentato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.
Al via la piattaforma indipendente Humus Job per la ricerca di lavoro in agricoltura Anche assieme alle aziende bio di NaturaSì per una sempre maggiore sostenibilità sociale e ambientale del lavoro nei campi
homeNell’attuale periodo di crisi, in cui da una parte istituzioni, aziende e associazioni tentano di trovare soluzioni urgenti e concrete alla sistematica violazione dei diritti dei lavoratori nei nostri campi, e dall’altra le imprese agricole allertano dell’insufficienza di manodopera, Humus Job appare più che mai un servizio necessario: una piattaforma indipendente di ricerca lavoro dedicata all’agricoltura e impegnata a favorire contratti etici.
HUMUS, startup innovativa a vocazione sociale che combatte il lavoro nero, grigio e le derive del caporalato in agricoltura propone un servizio di job matching per aziende e lavoratori agricoli, con l’obiettivo di promuovere contratti equi e regolari. “La piattaforma è pronta e funzionante – spiega Claudio Naviglia, CEO di HUMUS – e in meno di un mese ha già ricevuto più di mille candidature da parte di persone in cerca di un lavoro regolare nel settore agricolo. Ora, dopo il lancio ufficiale in occasione della Festa del Lavoro, è on line anche per le aziende.”
Il team di HUMUS offre una doppia opportunità: per le aziende, trovare la manodopera di cui hanno bisogno in modo rapido e garantito; per i lavoratori, avere contratti regolari ed etici. L’incontro domanda – offerta è automatizzato: i lavoratori e le aziende si registrano sulla piattaforma. I lavoratori garantiscono sulla propria identità – caricando i propri documenti – e dichiarano la propria esperienza e disponibilità a lavorare in agricoltura. L’azienda, attraverso una ricerca veloce, può visualizzare i profili dei lavoratori corrispondenti alla propria esigenza e richiedere un match. Alle aziende viene richiesta la sottoscrizione di un protocollo di trasparenza sulla contrattualizzazione e sulla dichiarazione delle giornate lavorative.

Alle aziende che assumono regolarmente i lavoratori, a fine anno, HUMUS rilascia un bollino etico di qualità del lavoro e ne racconta l’impatto sociale virtuoso. In questo modo le aziende possono pubblicizzare la propria sostenibilità sociale e il consumatore può supportare le aziende che rispettano il protocollo di trasparenza acquistandone i prodotti.
Il team di HUMUS opera inoltre per promuovere contratti di rete tra imprese agricole perché la condivisione – anche della manodopera – aumenta la sostenibilità economica delle singole aziende favorendo la crescita delle stesse e dell’economia locale e permette ai lavoratori una maggiore continuità lavorativa.
Anche alcune realtà del settore bio, come NaturaSì, da sempre impegnata nella promozione dell’agricoltura biodinamica e biologica, hanno condiviso visione e valori di HUMUS e ha deciso di supportare attivamente il progetto contribuendo alla campagna di equity crowdfunding di HUMUS su https://it.lita.co/
In questo modo gradualmente anche le aziende bio potranno far parte della rete di HUMUS. Così, tra i meccanismi premiali delle aziende agricole aderenti alla piattaforma troveranno spazio oltre alla sostenibilità sociale anche la sostenibilità ambientale e la pratica dell’agricoltura biologica.
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Coalizione #cambiamoagricoltura: con la strategia F2F parte la transizione ecologica dell’agricoltura europea.
biodiversitàCambiamoAgricolturaFarm To ForkhomeCon la Strategia Farm to Fork presentata oggi la Commissione Europea avvia il percorso per una transizione ecologica dell’agricoltura europea in sintonia con il Green Deal, la riforma della PAC post 2020 dovrà essere coerente e sostenere obiettivi ambientali e sociali più ambiziosi per una maggiore sostenibilità della nostra agricoltura.
Roma, 20 maggio 2020 – La Commissione Europea ha reso nota oggi la sua Strategia “Farm to Fork” (F2F) [dal campo alla tavola]. La Coalizione #CambiamoAgricoltura plaude all’iniziativa della Commissione UE per avviare la transizione verso un sistema agro-alimentare più sostenibile. Adesso è necessario concentrare gli sforzi sugli strumenti per la sua concreta applicazione, a partire dalla riforma della Politica Agricola Comune post 2020.
Il documento “A Farm to Fork Strategy” presentato oggi a Bruxelles dalla Commissione Europea è il primo vero tentativo di politica agroalimentare integrata, un fatto positivo perché si colloca, giustamente, al centro del Green Deal accogliendo il principio che alimentazione, ambiente, salute e agricoltura sono materie strettamente connesse. Il documento, con approccio certamente innovativo, dichiara che “i sistemi alimentari devono urgentemente diventare sostenibili e operare entro i limiti ecologici del pianeta” e che “la sostenibilità deve ora diventare l’obiettivo chiave da raggiungere”.
Le associazioni ambientaliste e del biologico italiano guardano fiduciose all’impegno dell’Unione Europea, ma non nascondono anche una parte di delusione per la carenza di misure operative, nonché di target vincolanti di riduzione delle emissioni dei gas climalteranti.
Tra gli obiettivi della Strategia F2F, che la Coalizione #CambiamoAgricoltura valuta positivamente per le ambizioni ambientali, si evidenziano in particolare il ruolo positivo attribuito all’agricoltura biologica con l’impegno al raggiungimento del 25% della superficie agricola europea (SAU) in biologico, e il 10% delle aree agricole destinate ad infrastrutture verdi per la conservazione della natura, in coerenza con l’altra importante Strategia 2030 per la Biodiversità, presenta sempre oggi dalla Commissione UE, sottolineando la dipendenza dell’agricoltura dalla tutela della biodiversità.
Positivo, anche se non del tutto soddisfacente, l’impegno alla riduzione del 50% del rischio e della quantità dei pesticidi utilizzati in agricoltura, questo obiettivo, secondo le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura dovrà essere chiarito e rafforzato nel corso dell’iter di condivisione della strategia da parte del Parlamento europeo, arrivando ad una reale messa al bando dei pesticidi di sintesi entro il 2050, insieme al bando dei fertilizzanti di sintesi e degli antibiotici.
Positiva è sicuramente anche la volontà di agire sul versante della maggior consapevolezza dei consumatori e delle imprese di trasformazione, affinché si riduca sia lo spreco alimentare che l’alimentazione a base di zuccheri, grassi e prodotti di origine animale. Del resto, i dati sulla salute degli europei sono eloquenti: oltre il 50% della popolazione adulta è in sovrappeso, e l’obesità sta dilagando nell’infanzia, specie nei Paesi mediterranei.
Per le Associazioni della Coalizione #CambianoAgricoltura, il principale punto debole di questa strategia riguarda il settore zootecnico per il suo contributo alle emissioni climalteranti, non fissando obiettivi di riduzione vincolanti, insieme alla necessaria promozione della progressiva riduzione e qualificazione dei consumi di prodotti di origine animale.
La Commissione fornisce, coraggiosamente, i dati che danno la misura della sfida: a partire dal ‘peso’ del sistema agro-alimentare nel bilancio delle emissioni climalteranti (il 29% sul totale) di cui ben la metà rappresentato dalla sola filiera zootecnica, che utilizza oltre i 2/3 dei terreni agricoli europei, risultando così la maggior beneficiaria di sussidi PAC.
“Le ambizioni della Farm to Fork saranno praticabili solo con una energica revisione della PAC per incidere sui sussidi perversi che oggi premiano la sovrapproduzione degli allevamenti intensivi e delle grandi superfici a monocoltura” affermano le Associazioni di #CambiamoAgricoltura. La PAC, impegna oggi il 38% dell’intero budget UE, oltre 60 miliardi l’anno, ed è per questo tra le politiche europee la più importante e maggiormente finanziata, continuano le associazioni – “solo modificando profondamente le regole della PAC sulla base dei contenuti positivi di questa strategia F2F si potrà avviare concretamente una transizione ecologica della nostra agricoltura”.
La stessa Strategia F2F raccomanda una “particolare attenzione per lo sviluppo di Piani Strategici nazionali in linea con il Green Deal”, insistendo sugli eco-schemi come importante flusso di finanziamenti a favore di pratiche ecologiche.
La Strategia Farm to Fork riconosce “il ruolo chiave di agricoltori, pescatori e acquacoltori nel rendere i sistemi alimentari sostenibili”, come sempre sostenuto dalle Associazioni di CambiamoAgricoltura, ma proprio per questo la nuova PAC dovrà, a differenza del passato, valorizzare questo ruolo di protagonisti del mondo agricolo promuovendo gli investimenti per l’ambiente, la difesa e restauro degli spazi naturali, aiutando le piccole aziende familiari che garantiscono il presidio dei territori, sostenendo maggiormente l’agricoltura biologica e spostando risorse per la zootecnia dalla produzione intensiva a quella estensiva e di qualità, con il miglioramento del benessere animale e la riduzione delle importazioni delle materie prime per i mangimi dai Paesi extraeuropei, causa principale della deforestazione.
La Coalizione #CambiamoAgricoltura auspica che il percorso della Strategia F2F porti l’Unione Europea a diventare un modello positivo di riferimento per la sostenibilità dei sistemi agroalimentari, una sfida molto complessa, quanto necessaria, e confida sull’impegno dei Parlamentari europei per rafforzare ulteriormente questo processo di transizione verso l’agroecologia, in coerenza con il Green Deal.
Per maggiori informazioni sull’analisi delle osservazioni italiane alla strategia “Farm to Fork” e le proposte della Coalizione #CambiamoAgricoltura: www.cambiamoagricoltura.it
Comunicato stampa inviato per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura da: Slow Food: Elisa Virgillito (345 2598615), Paola Nano (329 8321285) press@slowfood.it
Api a rischio estinzione, senza il loro contributo per l’agricoltura Ue danno da 15 mld all’anno
apibiodiversitàCambia la TerrahomesavebeesandfarmersPiù dell’80% delle specie coltivate in Europa dipende da insetti impollinatori. Il 20 maggio la “Giornata mondiale”, Mammuccini (FederBio): in cinque anni in Italia persi 200mila alveari.
Roma, 20 maggio 2020 – Anche solo per tutelare l’economia, dobbiamo salvare le api. Le popolazioni di questi insetti, la cui sopravvivenza è sempre più minacciata dall’uso di pesticidi, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici, garantiscono la riproduzione del 78% delle specie di fiori selvatici e dell’84% delle specie coltivate nell’Unione Europea. Gran parte della frutta e della verdura consumata nel Vecchio Continente dipende dalle api. Il loro declino ha quindi una diretta conseguenza anche sull’economia: la produzione agricola europea resa possibile grazie agli impollinatori vale 15 miliardi di euro all’anno. Ecco perché anche per tutelare l’economia, dobbiamo salvare le api.
E dobbiamo fare in fretta. In questo momento, in Europa, è a rischio estinzione una specie di api su dieci. Un pericolo che non risparmia l’Italia. Nel nostro Paese, è l’allarme che lancia la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini, “negli ultimi cinque anni abbiamo perso 200mila alveari”. “Le molteplici crisi che stiamo attraversando a livello globale, da quella ambientale e climatica a quella sanitaria, sono facce della stessa medaglia, conseguenza in gran parte del nostro impatto sugli ecosistemi naturali che ci sta portando ad un’emergenza dietro l’altra”, sottolinea ancora Mammuccini. Per questo anche in agricoltura “è urgente puntare al recupero degli ecosistemi e a superare un modello intensivo basato sull’uso dei pesticidi che mettono a rischio la sopravvivenza delle api e di tante altre specie. È questa la sfida principale per il futuro”.
Per disinnescare i rischi ambientali che minacciano questi preziosi insetti e sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli che incombono, il 20 maggio è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la Giornata Mondiale delle api.
Una data che quest’anno si può celebrare firmando una petizione speciale: l’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) “Save Bees and Farmers! Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano”. La raccolta firme è promossa anche da Cambia la Terra, il progetto voluto da FederBio e sostenuto da Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente e Wwf. La richiesta è chiara: eliminare completamente i pesticidi di sintesi dai campi entro il 2035 partendo dalle sostanze più pericolose, con un primo step dell’80% al 2030. Ripristinare gli ecosistemi naturali nelle aree agricole affinché l’agricoltura possa diventare una forza motrice per il recupero della biodiversità. Riformare il settore dando priorità all’agricoltura biologica e di piccola scala, diversificata e sostenibile.
L’obiettivo si raggiunge con la raccolta di un milione di firme in almeno sette diversi Paesi dell’Unione.
Per firmare l’ICE Save Bees and Farmers, clicca qui
UFFICIO STAMPA
Una strategia per difendere le api
apibiodiversitàfederbiohomesavebeesandfarmersChe non si possa fare a meno delle api e degli insetti impollinatori è facilmente intuibile. Meno facile da capire è perché si faccia così poco per proteggerle viste le morie che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Forse però il vento sta cambiando.
Domani, in occasione della Giornata mondiale delle api, la Commissione europea presenterà la sua strategia “Farm to Fork” per un’agricoltura sostenibile che contiene misure di protezione valide anche per le api. Si fissano obiettivi per la riduzione dell’uso dei pesticidi, l’aumento delle superfici coltivate con il metodo biologico, il restauro ecologico degli agroecosistemi. L’obiettivo è destinare almeno il 10% della superficie delle aziende agricole europee a infrastrutture verdi, funzionali al mantenimento della biodiversità.
I numeri in gioco sono impressionanti, come nota il Wwf. Dalle api e degli altri insetti impollinatori dipende il 35% della produzione agricola mondiale per un valore annuale pari a oltre 153 miliardi di euro a livello globale. Quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore dipendono dall’impollinazione animale. In Europa l’84% delle principali colture coltivate per il consumo umano ha bisogno dell’impollinazione degli insetti per migliorare la qualità e i rendimenti dei raccolti.
Per questo è stata lanciata l’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) “Save Bees and Farmers! Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano”. Verrà presentata al Parlamento europeo se raggiungerà un milione di firme in almeno 7 Paesi dell’Unione. L’iniziativa è promossa anche da Cambia la Terra, il progetto voluto da FederBio e sostenuto da Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente e Wwf.
FONTE
TESTATA: La Repubblica
AUTORE: Antonio Cianciullo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 maggio 2020
SOS Calabria e Meridione: le proposte urgenti per ripartire
coronavirusL’epidemia da coronavirus che stiamo attraversando sta infliggendo un terribile costo di vite umane in tutta Italia, in particolare nelle regioni del nord alle quali va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Il Sud e la Calabria finora non sono stati significativamente colpiti dal contagio, e se lo fossero stati avremmo avuto un’ecatombe: all’inizio dell’epidemia la Calabria poteva contare su appena 107 posti di terapia intensiva su circa 2 milioni di abitanti.
Abbiamo compreso e condiviso le opportune misure che il Governo e le regioni hanno adottato per il contenimento dell’epidemia. La quarantena è stata indispensabile. Oggi tutti speriamo che le restrizioni radicali non tornino ad essere necessarie e che l’epidemia non si espanda nuovamente. È, quindi, il momento di occuparsi delle conseguenze economiche e sociali del lockdown in Italia.
Come “GOEL – Gruppo Cooperativo” e “Comunità Progetto Sud” scriviamo per mettere in evidenza la situazione drammatica in cui versano il Meridione e la Calabria, dopo il lockdown.
Già prima, il Sud e, in particolare, la Calabria erano sull’orlo del collasso economico, mai davvero ripresisi dalla crisi economica degli ultimi anni1: la Calabria aveva il P.I.L. più basso d’Italia2ed era la 7aregione in Europa per disoccupazione giovanile (48,6%)3. Il lockdown ha, probabilmente, inflitto un colpo letale alla già debole economia e occupazione del Sud e della Calabria. Le misure di sostegno ai lavoratori dipendenti e ai titolari di partite IVA hanno avuto un effetto limitato in una regione con la più alta percentuale di lavoro sommerso d’Italia4. In questi due mesi, nei territori abbiamo visto assottigliarsi o esaurirsi i risparmi delle famiglie (laddove c’erano), e oggi la gente è in una situazione di emergenza e di povertà.
Le imprese hanno maturato perdite notevoli, provenendo da una situazione economica pregressa in cui già facevano fatica a pareggiare i propri bilanci. Le importanti misure pubbliche di accesso al credito e alla liquidità, o di rinvio del pagamento delle imposte, non riteniamo siano una risposta sufficiente in questa situazione. Non si può far fronte alle perdite di un’impresa con l’indebitamento. Ovviamente, tutti gli imprenditori, pur di far sopravvivere la propria impresa, hanno acceduto alla liquidità delle banche o alla posticipazione delle imposte. Ma questi soldi sono dei prestiti che andranno restituiti proprio durante la più grande fase di recessione economica degli ultimi anni: comprendiamo tutti che è assolutamente inverosimile che, in quella fase, le imprese producano margini tali, non solo da pareggiare i bilanci correnti, ma anche da ripagare il debito finanziario maturato in questi mesi.5Il “Decreto Rilancio” diminuirà i costi delle imprese, ma temiamo che questo non basterà a rendere sostenibili le perdite e l’indebitamento al Sud.
In Calabria (ma anche in molte regioni d’Italia) è presente e operante la ‘ndrangheta, che non ha certo problemi di liquidità e, anzi, ha grandi quantità di denaro da impiegare per assoggettare famiglie e imprese. È facile intuire lo scenario probabile che potrebbe configurarsi, in Calabria, ma anche in altre regioni del nord dove essa si è infiltrata. Non dobbiamo consentirglielo.
Non abbiamo scritto questa lettera, però, solo per porre al centro dell’attenzione della comunità nazionale la situazione drammatica del Sud e della Calabria. Non ci piace evidenziare i problemi senza proporre delle soluzioni. Vorremmo, quindi, contribuire a un pensiero strategico sulla “ripartenza” che, francamente, al momento, non riusciamo a cogliere. Il successo della “ricostruzione”, infatti, non dipende solo dalle risorse economiche. Da questo punto di vista, infatti, riconosciamo al Governo il notevole sforzo messo in campo attraverso i vari interventi e, in particolare, il Decreto Rilancio”. Tuttavia, se non vi sono idee forti su come far ripartire il Paese, e poi un pensiero specifico per le sue aree più fragili, i soldi non basteranno. Bisogna predisporre subito una strategia che rilanci l’economia, non solo dal punto di vista dei consumi e della liquidità, ma anche dal punto di vista della competitività, dell’innovazione e della capacità di adattarsi a un mondo che la pandemia ha cambiato.
In questi anni, lottando contro la ‘ndrangheta e contro l’emarginazione sociale, promuovendo imprenditorialità in Calabria, abbiamo imparato a pensare positivamente, a cogliere e sfruttare ogni opportunità che si intravede, anche nelle situazioni più drammatiche. Ecco, dunque, alcune idee pensate per la Calabria, ma non solo.
Infrastrutturazione digitale. Abbiamo assistito in questi due mesi a una imponente alfabetizzazione informatica delle imprese, forzata dalla necessità di continuare a mantenere in vita alcune attività. In poche settimane le imprese hanno imparato che è possibile incontrarsi, lavorare, vendere e concludere affari a distanza. Le persone sono, invece, massicciamente ricorse agli acquisti online, in ambiti nuovi e con una frequenza senza precedenti.
Le imprese calabresi hanno sempre sofferto la marginalità geografica rispetto ai mercati e agli snodi economici nazionali e internazionali. Invece che lasciare affievolire l’attitudine maturata in questi due mesi, bisogna sfruttare la “rincorsa” senza fermarsi, continuando determinati in questa stessa direzione, ovvero: un grande piano di infrastrutturazione tecnologica e digitale per le imprese calabresi, per portarle nel giro di un anno al centro dei mercati b2b e b2c mondiali.
Oltretutto l’infrastrutturazione digitale potrà rafforzare l’accesso all’istruzione e alla formazione continua dei bambini e dei giovani che abitano nelle aree interne della Calabria.
Agricoltura biologica. Durante i due mesi di quarantena, le vendite di alimentari biologici sono aumentate molto di più delle vendite degli altri prodotti convenzionali6. La stessa cosa era accaduta negli anni della crisi, dopo il 2008.7.Da questi dati, si ha l’impressione che, a fronte di situazioni economiche o sanitarie sempre più critiche, le persone reagiscano preferendo un’alimentazione salutare e biologica. Ebbene, la Calabria e la Sicilia sono le prime regioni d’Italia come numero di produttori biologici. Qualunque sia lo scenario “sanitario” che si profilerà nei prossimi mesi e nei prossimi anni, sarebbe intelligente, e quasi ovvio, un massiccio investimento di potenziamento e qualificazione del comparto agroalimentare biologico in Calabria.
Turismo. È chiaro a tutti che bisogna lasciarci alle spalle il vecchio modello di turismo di massa. Anche nel turismo la salute giocherà un ruolo importante. In Calabria, la scarsa densità della popolazione, i piccoli centri, il fatto che sia stata la regione in Italia con la percentuale più bassa di contagiati e di deceduti per Coronavirus8, le tante case sfitte nei bellissimi centri di mare e di montagna, diventano i presupposti per un altro turismo, indirizzato ai singoli e alle famiglie, di media durata, non “mordi e fuggi”, orientato alla salute, all’aria, al sole, alla rigenerazione personale, al buon cibo, ai ritmi lenti. Questo implica però: professionalità, infrastrutturazione organizzativa e tecnologica, qualità ecologica di territori e ricettività, che si fanno oggetto di politiche pubbliche di investimento mirate e intelligenti.
Sanità. In tutto questo, non possiamo attendere la prossima emergenza sanitaria per prendere atto che viviamo in uno stesso Stato, dove i cittadini che vivono al Sud, però, non fruiscono di pari diritti in ambito sociale9e sanitario. Bisogna immediatamente avviare un piano d’investimenti di rafforzamento strutturale della sanità al Sud, per consentire di poter efficientare la spesa sanitaria rendendo sostenibile il criterio dei cosiddetti “costi standard”, abbandonando definitivamente, nel contempo, ogni folle progetto di regionalismo differenziato che mini il principio costituzionale di perequazione fiscale.
Mutualismo. Consumare locale, consumare meridionale, consumare italiano, sono i presupposti di un mutualismo intelligente e coerente anche con la sostenibilità ambientale. Per le imprese questo vuol dire avere la capacità di prediligere accordi b2b di fornitura locali o italiani, senza rincorrere a tutti i costi la riduzione dei costi del lavoro attraverso la delocalizzazione nei paesi poveri, dove vi sono scarse garanzie sindacali.
Ma mutualismo vuol dire anche il rilancio di economie locali che saranno “immobilizzate” dalla mancanza di denaro circolante: nei prossimi mesi non ci saranno soldi, ma paradossalmente ci saranno tanti bisogni insoddisfatti e tanti prodotti, servizi e lavoro che non riusciranno a collocarsi sul mercato. Abbiamo già pronto un sistema10 che consente alle imprese e ai singoli di comprare e vendere, prodotti e servizi, in euro, senza possedere denaro, e siamo disponibili a metterlo a disposizione di chi lo voglia utilizzare per rivitalizzare i territori.
Democrazia e sussidiarietà. In questi mesi abbiamo fronteggiato il dramma che si è abbattuto su di noi anche grazie ad un’Italia splendida, che si mette spontaneamente in moto ogni volta che c’è bisogno, una “cascata” di partecipazione che a livello regionale, territoriale, comunale, di quartiere, di isolato, di contrada, ha aiutato l’Italia a reggere e a gestire questo dramma collettivo. La persone si sono consultate, hanno riflettuto, si sono mobilitate, hanno organizzato risposte e servizi laddove non ce n’erano. Quest’Italia della partecipazione, quest’Italia della sussidiarietà, non va “licenziata” dopo la crisi; al contrario, bisogna che sia ascoltata, valorizzata e mobilitata anche per la ripartenza. Lo Stato non è fatto solo di istituzioni, lo Stato è fatto di società civile, di comunità territoriali, e se abbiamo una possibilità di farcela, sarà solo con la partecipazione di tutti: nessuno salverà il Meridione o l’Italia senza la sussidiarietà della società civile. Da questo punto di vista, anche il terzo settore è chiamato a lanciare il cuore oltre l’ostacolo, senza chiudersi nei propri problemi e nelle proprie difficoltà del momento, che potranno essere superate solo ritornando a “farsi territorio” e animando e organizzando le comunità di appartenenza.
È quello che vogliamo fare anche noi e fin d’ora ci rendiamo disponibili a fare la nostra parte, chiedendo alla Commissione Europea, al Governo e alla Giunta Regionale della Calabria di aprire un’urgente interlocuzione costruttiva su questi temi.
Fonte: GOEL – Gruppo Cooperativo e Comunità Progetto Sud
Il valore del biologico nell’emergenza
coronavirushomeMammuccinisicurezza alimentareIn questi mesi, i produttori biologici insieme a tutti gli agricoltori e agli operatori della filiera agroalimentare hanno continuato a lavorare per produrre cibo per i cittadini e contribuire così a sostenere il Paese nel mezzo della più grave emergenza che abbiamo dovuto affrontare dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale.
Alle difficoltà delle aziende agricole biologiche nel portare avanti l’attività in una situazione di emergenza, si sono sommate le inedite ripercussioni economiche che derivano dalla chiusura di molti canali di mercato, che causano notevoli ricadute in particolare per le aziende che in tutti questi anni hanno investito sulla qualità dei prodotti.
Le difficoltà maggiori per gli agricoltori bio riguardano la vendita diretta dei prodotti freschi che, con la chiusura di mense e ristoranti, è rimasta bloccata. Nel caso di alcuni prodotti, come il vino, si sono quasi azzerati sia il mercato interno che l’export. Mentre agriturismi e fattorie didattiche hanno dovuto chiudere i battenti. Una situazione difficilissima dalla quale emerge in modo chiaro come il bio rappresenti un settore strategico per il Paese, per il quale occorre agire velocemente, a sostegno delle imprese e dei cittadini.
Ripensare il tema della sicurezza alimentare
Una delle emergenze da risolvere con urgenza per il biologico, più legato ai territori e alla produzione di piccola e media scala, è quella dei mercati contadini e di prossimità. Il bio è stato pioniere dei mercati di vendita diretta che, a causa delle misure di sicurezza, sono stati chiusi quasi ovunque. Abbiamo sempre espresso la nostra solidarietà ai sindaci che fanno di tutto il per garantire la sicurezza sanitaria, ma ci chiediamo anche perché i mercati all’aria aperta, che si presume siano meno esposti dei supermercati alla diffusione del virus, siano stati chiusi in mancanza di serie norme di sicurezza compatibili con la situazione.
Per un settore come quello agricolo che si individua come strategico, occorrono norme veloci per evitare che una buona parte dei 60 mila agricoltori biologici sia costretta a chiudere.
Ma quello che sarà necessario per il prossimo futuro è un vero e proprio cambio di paradigma sul piano economico e sociale. Un’emergenza globale come quella che stiamo vivendo mostra in maniera ancora più evidente la necessità di ripensare al tema della sicurezza alimentare. E ci richiede di garantire l’approvvigionamento locale del cibo per i cittadini con sistemi alimentari in grado di garantire il funzionamento anche di fronte alle emergenze.
Strategie per ripartire
Ora più che mai è urgente avvicinare chi consuma a chi produce, creando la comunità locale del cibo, facendo rete tra agricoltori e cittadini anche per essere in grado di sostenere i segmenti più deboli e vulnerabili della popolazione. Se questa crisi ci insegna qualcosa è che i beni di primissima necessità devono provenire dai territori. E dobbiamo essere in grado di organizzare filiere alimentari nazionali basate sulla trasparenza e sull’etica nelle relazioni commerciali, per un’equa distribuzione del valore.
Infine, occorre prendere atto che le molteplici crisi che stiamo attraversando, da quella ambientale a quella climatica a quella sanitaria, sono tutte facce della stessa medaglia che rendono necessario un cambio di modello produttivo e di consumo verso un nuovo paradigma fondato sul rispetto dell’ambiente e della salute umana e per il quale l’agricoltura biologica rappresenta il modello e la punta avanzata di una transizione ora più che mai necessaria.
E anche per questo adesso è urgente l’approvazione immediata della legge nazionale sull’agricoltura biologica, per permetterci di fare la nostra parte nella crisi Covid-19 e per contribuire in maniera concreta alla ripresa economica del nostro Paese, di cui ci sarà davvero un grande bisogno.








