Il biologico cresce anche in tempo di Covid-19

Gli acquisti di biologico sono cresciuti di quasi il 20% nella gdo e del 28,8% nei negozi specializzati. Pinton, Assobio: “Un riflesso al desiderio di un mondo più sostenibile”.

Nel mese di marzo, in piena emergenza corona virus, le vendite di biologico nella grande distribuzione sono aumentate del 19,6%, nei discount del 23,7% e nei piccoli supermercati di quartiere del 26,2%. Sono i dati diffusi da Assobio in collaborazione con Nielsen, secondo i quali la crescita è stata ancora maggiore nei negozi specializzati dove, da rilevazioni su un campione di circa 500 attività, si è registrato un incremento degli acquisti del 28,8%. Ne abbiamo discusso insieme a Roberto Pinton, segretario di Assobio.

Quali sono i fattori che hanno determinato quest’impennata di vendite del bio in un momento difficile come quello che stiamo vivendo?
I consumatori, certo, in momenti come questi sono più attenti alla salute, alla qualità e alla sicurezza dei prodotti che acquistano, ma io direi che si tratta anche di una risposta alla consapevolezza acquisita della profonda interconnessione tra Paesi e uomini, uomini e ambiente, ambiente e salute e dunque al desiderio di un ritorno a un mondo incontaminato, che ristabilisce rapporti più sostenibili.

Potrebbe sembrare un paradosso che in un momento in cui tante persone sono in difficoltà economiche, si acquistino prodotti bio che spesso costano di più dei prodotti standard…
Innanzitutto c’è da dire che il prezzo più elevato del biologico è giustificato, tra le altre cose, dai costi di produzione (per esempio al produttore costa di più in termini di spazi e mangimi allevare una gallina a terra che in gabbia). In secondo luogo la realtà è che in momenti come questi cambiano i paradigmi dei consumi. Le persone stanno attente a quello che spendono, ma anche al miglior rapporto qualità-prezzo. Abbiamo visto bene con l’esplosione di vendita di farina e lieviti per il pane o la pizza come il consumatore che non va al ristorante non si limiti a mangiare scatolame, ma cucini a casa e ricerchi gli ingredienti migliori.

Questo trend di crescita del biologico continuerà anche dopo l’emergenza Covid-19?
Nel 2008, durante la grande crisi economica mondiale, tutti davano il biologico per spacciato, invece da allora abbiamo registrato sempre incrementi a due cifre. Nei periodi difficili, il biologico cresce sempre per i motivi citati prima. Una volta terminata l’emergenza, alcuni consumatori magari torneranno ad acquistare i prodotti standard mentre altri, favorevolmente impressionati dai prodotti biologici, costituiranno nuove quote di consumo.

Salvo l’occasionale scarsità di uova, farine e lievito, l’impegno delle aziende biologiche è riuscito a soddisfare l’aumento della domanda?
Sì, e direi che ci sono riuscite meglio delle aziende dell’agricoltura tradizionale che invece hanno dovuto dipendere dalla fornitura, non sempre possibile, di pesticidi e mangimi. Tra gli imprenditori biologici ha sofferto di più chi ha un agriturismo o chi fa mercati, dall’altra parte abbiamo avuto la conferma da diversi produttori di un boom dell’e-commerce anche per quanto riguarda il biologico.

Negli scorsi giorni il ministro per le Politiche agricole Teresa Bellanova ha chiesto una rapida approvazione della legge sul bio in Italia. Cosa succederà invece al piano per il biologico contenuto nel green new deal europeo dopo l’emergenza?
Proprio in questi giorni ci è stato comunicato che, anche se con un ritardo sulla tabella di marcia dovuta ai problemi del momento, la Commissione europea ha intenzione di procedere secondo il cammino tracciato, escludendo di ammorbidire gli obiettivi come chiesto da qualcuno con la scusa di risollevare l’economia. L’Europa è convinta della fondatezza del nuovo corso “verde” e andrà avanti per questa strada. […]

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TESTATA: Lifegate
AUTORE: Carlotta Garancini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 Aprile 2020



Un po' di chiarezza per le rotazioni nel biologico

Il ministro Bellanova firma il decreto sulle rotazioni. Un provvedimento atteso da tempo ma che, secondo le organizzazioni del settore, si presta comunque a qualche critica.

È stato firmato nei giorni scorsi da Teresa Bellanova, ministro per le politiche agricole il cosiddetto «decreto rotazioni», molto atteso dalle 79.000 aziende che producono secondo le regole dell’agricoltura Bio e che fa chiarezza su uno degli aspetti centrali del metodo biologico, quello degli avvicendamenti colturali. «Abbiamo accelerato l’emanazione del decreto per dare le giuste certezze agli agricoltori che devono pianificare la propria attività» ha detto Bellanova «considerata la complessità del tema, è stato infatti un provvedimento a lungo discusso con le Regioni e le rappresentanze del settore». Soddisfatta il ministro del lavoro fatto in sede di Conferenza Stato/Regioni dopo il contestato decreto del luglio del 2018 che, escludeva i sovesci dall’avvicendamento colturale.

«Un’altra stagione di semine con in vigore il precedente decreto sarebbe stata insostenibile per le aziende bio» afferma Cristina Micheloni, presidente Aiab del Friuli Venezia Giulia. «Bene anche il riconoscimento del ruolo dei sovesci nella rotazione colturale: sono uno strumento imprescindibile soprattutto nella nostra agricoltura biologica, molto specializzata e dove la zootecnia è raramente presente e di conseguenza scarseggiano sia il letame, sia le foraggere in rotazione».
«Ma equiparare il sovescio a sei mesi di maggese è difficile da sostenere sia dal punto di vista scientifico sia pratico ed è anacronistico» prosegue Micheloni. «Anche l’agricoltura convenzionale si sta interrogando su come tenere i terreni coperti per la maggior parte dell’anno per poter far fronte alle problematiche climatiche, di perdita di fertilità dei suoli e di scarsità d’acqua. Ciò inoltre spalanca le porte alla monocoltura cerealicola, quel modo di fare agricoltura che nello scorso secolo ha distrutto la fertilità dei suoli e, di conseguenza, la redditività delle aziende».
Anche per Daniele Fichera, coordinatore del Comitato tecnico e normativo di FederBio,  il decreto definisce con maggior chiarezza il tema degli avvicendamenti colturali, sanando l’esclusione dal precedente decreto dei sovesci «a condizione che si utilizzi una coltura leguminosa, in purezza o in miscuglio, che deve permanere sul terreno fino alla fase fenologica di inizio fioritura prima di essere sovesciata e comunque per un periodo minimo di 90 giorni tra la semina della coltura da sovescio e la semina della coltura principale successiva». Secondo il comitato tecnico di FederBio ci sono però alcune lacune rispetto al testo condiviso nel giugno scorso con le organizzazioni di settore e d’impresa che fanno parte del Tavolo tecnico nazionale agricoltura biologica: «Non è chiaro, in particolare, perché sia obbligatorio l’inserimento di leguminose anche qualora lo schema di rotazione proposto dallo stesso decreto preveda già come coltura principale delle leguminose: per esempio tra due cicli di soia, o pisello proteico, sarebbe obbligatorio inserire almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa. Per il maggese non è sempre chiaro ­ quale può essere il suo inserimento nei diversi schemi di rotazione che necessariamente non possono tener conto della notevole varietà di condizioni agroecologiche, organizzative ed economiche delle aziende agricole biologiche in un Paese come l’Italia; oltre al fatto che il maggese “nudo” non rispecchia assolutamente i principi del bio e la necessità di mantenere il più possibile i terreni coperti di vegetazione».  […]

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TESTATA: L’Informatore Agrario
AUTORE: Giorgio Vincenzi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 Aprile 2020



"Valorizziamo gli agricoltori: sono loro a prendersi cura della terra"

In occasione del 50° Earth day, la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, ribadisce l’importanza di un’agricoltura sostenibile per salvaguardare il pianeta

Mai come adesso celebrare la salvaguardia del nostro pianeta ha un significato particolare. Oggi è il cinquantesimo Earth day, la Giornata della terra che si festeggia ogni anno un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera. Gli studi che circolano tratteggiano una situazione ambientale che continua a essere ai limiti. L’ultimo rapporto Ipbes parla di un declino della natura senza precedenti: dal 1980 le emissioni di gas serra sono raddoppiate, generando un incremento delle temperature medie globali di almeno 0,7 gradi centigradi, con previsioni di ulteriori aumenti nei prossimi decenni.

Il 75% dell’ambiente terrestre e circa il 66% di quello marino sono stati modificati in modo significativo, e circa 1 milione di specie animali e vegetali rischiano l’estinzione. Una perdita che è il risultato diretto dell’attività umana e costituisce una minaccia concreta al benessere e agli equilibri ecologici.

“Quello che sta avvenendo con l’emergenza sanitaria in atto è un’ulteriore conferma di ciò che noi del mondo del bio approfondiamo con proposte che rivolgiamo alla politica”, spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio. “E cioè che un modello agricolo basato sulla massima produttività attraverso la chimica di sintesi si sta mostrando fallimentare. E ora emerge ancora di più, con contraddizioni evidenti su cui riflettere per attivare percorsi alternativi”.

Iniziamo a inquadrare il bio in Italia. La sua crescita è stata esponenziale a partire dal 2010, un boom legato alle scelte alimentari dei cittadini: nel 2010 le superfici coltivate a bio erano l’8,5% di quelle italiane, ora il 15,5% e generano un giro d’affari che lo scorso anno è stato di 6,3 miliardi di euro. Anche durante il lockdown i consumatori hanno dimostrato di apprezzare sempre di più il piacere di mangiare sano. Dall’altro lato la filiera nell’ultimo mese ha sofferto la chiusura del canale ho.re.ca., anche se molti produttori si sono reinventati consegnando a domicilio.

“Complessivamente il sistema ha retto – dice Mammuccini – Fino a ora il concetto di sicurezza alimentare è stato visto in primo luogo come normative igienico-sanitarie da rispettare. Elementi che oggi rimangono sempre validi, ma che sono passati in secondo piano rispetto alla necessità di far arrivare il cibo sulle tavole degli italiani, una questione che non si era mai posta prima. In tutto questo le filiere locali sono apparse come punto di forza, affermando ancora di più il ruolo del bio”.

L’abbandono dell’agricoltura intensiva è sempre stato un cavallo di battaglia dell’associazione, e si lega alla cura della terra, che ricorre proprio oggi. “Le imprese agricole ovviamente devono assicurarsi una tenuta economica per andare avanti, ma insieme è necessario un senso di responsabilità maggiore, perché gli agricoltori sono i principali soggetti a prendersi cura della terra”, prosegue Mammuccini. “Quello che fanno alla terra non riguarda solo la loro azienda, ma ha un impatto su tutto, è una funzione pubblica e alcuni iniziano a chiedere di essere remunerati per questo: le loro azioni hanno conseguenze importanti e bisogna sostenerli nel cambiare il modo di produzione”.

Per promuovere la tutela degli agricoltori, secondo FederBio sono due le strade da intraprendere: una politica agricola comunitaria che sostenga chi si sta convertendo al bio, e la ricerca innovativa che guardi alla sostenibilità. “A Parigi è nata una rete di 30 centri di ricerca europei – per l’Italia ci sono il Cnr, l’università di Bologna e la Sant’Anna di Pisa –  per trovare soluzioni all’avanguardia che facciano a meno dei pesticidi – conclude Mammuccini – è a queste frontiere che stiamo guardando”.

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TESTATA: La Repubblica
AUTORE: Caterina Maconi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 Aprile 2020



Bio, boom su scaffali e web. Ma pesa lo stop dei mercati

Boom del bio nei discount, che in tempi di Covid-19, sta registrando record di vendite a tripla cifra. Su del 18,3% anche le vendite bio in iper e super. E raddoppia il canale e-commerce, ma il business si ferma negli altri canali cosiddetti «di qualità» come agriturismi, negozi specializzati e mense bio, che complessivamente rappresentano il 53% della torta della distribuzione: un giro d’affari di oltre 2 mld di euro secondo l’Osservatorio Sana 2019. Il blocco dell’horeca e dei mercati rionali sta creando problemi di liquidità. Secondo quanto risulta ad Italia Oggi, rischia di restare alla canna del gas circa il 70% delle aziende che vi lavorano, perché continuano a sostenere i costi dell’attività, ma non hanno introiti. «Per questo vogliamo sensibilizzare l’Arici», spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio, «con l’invio di una lettera nei prossimi giorni, affinché deliberi la riapertura dei mercati di prossimità per tutti i comuni italiani, posto che non esiste un divieto governativo in tal senso se si rispettano le norme di sicurezza. In questo modo si eviterebbe l’effetto macchia di leopardo che oggi si registra sul territorio e, contemporaneamente si garantirebbe una valvola di sfogo a tanti prodotti oggi fermi».

L’e-commerce bio, invece, è in tilt. «Bioexpress, il principale operatore», spiega Roberto Pinton, segretario di Assobio, «ha sospeso per due settimane le nuove adesioni per l’impossibilità oggettiva di gestire il raddoppio degli ordini, da un giorno all’altro». […]

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TESTATA: Italia Oggi
AUTORE: Mariangela Latella
DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 Aprile 2020



Giornata mondiale della terra. FederBio: è ora il momento di puntare su nuovi paradigmi per tutelare ecosistemi e biodiversità

Bologna, 21 aprile 2020 – In occasione del 50° Earth Day, mercoledì 22 aprile, FederBio sottolinea l’importanza di preservare la Terra e i suoi ecosistemi da un declino senza precedenti.

In particolare, in un periodo come quello attuale fortemente segnato dalla crisi sanitaria legata al Coronavirus, diventa ancora più importante tutelare le risorse naturali e gli agroecosistemi, preziosa fonte di biodiversità.

La distruzione degli habitat naturali a favore di quelli artificiali ha reso la Terra più vulnerabile. Il rapporto IPBES (Intergovernamental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services dell’ONU) del 2019 fotografa un declino della natura senza precedenti. Dall’indagine emerge infatti che il 75% dell’ambiente terrestre e circa il 66% di quello marino sono stati modificati in modo significativo e che circa 1 milione di specie animali e vegetali rischiano l’estinzione. Questa perdita è il risultato diretto dell’attività umana e costituisce una minaccia concreta al benessere e agli equilibri ecologici.

Il Rapporto evidenzia, inoltre, che dal 1980 le emissioni di gas serra sono raddoppiate generando un incremento delle temperature medie globali di almeno 0,7 gradi centigradi, con previsioni di ulteriori aumenti nei prossimi decenni.

“Quest’anno la Giornata mondiale della Terra si celebra in maniera decisamente particolare nel mezzo di un’emergenza globale. Questa crisi ci insegna che occorre adottare un nuovo paradigma fondato sul rispetto della Terra e dei suoi ecosistemi per contrastare efficacemente la deriva climatica e proteggere la nostra salute. L’emergenza che stiamo attraversando rende ancor più evidente il ruolo strategico dell’agricoltura come garanzia per la disponibilità di cibo per i cittadini e al tempo stesso come attività centrale per la cura della Terra. Per affrontare le sfide future, occorre dunque puntare sempre più sull’agroecologia, di cui l’agricoltura biologica rappresenta la massima espressione, l’unico modello che assicura resilienza e sostenibilità contribuendo a contrastare il cambiamento climatico. La salute della Terra e degli ecosistemi da cui dipendiamo si sta deteriorando molto rapidamente, dobbiamo cambiare rotta al più presto, per rispondere alle esigenze del presente senza compromettere la capacità di rispondere ai bisogni del futuro”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

UFFICIO STAMPA


Silvia Voltan
silvia.voltan@pragmatika.it
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Assobio in collaborazione con Nielsen: forte crescita per il biologico anche in tempo di COVID-19

L’alimentare biologico premiato dai consumatori alla ricerca di qualità e sicurezza

L’a%enzione per la salute, la sicurezza e la qualità dei prodo6 aumenta la velocità di crescita del biologico. In Italia, leader europeo per numero di agricoltori biologici (oltre 68.000) e d’imprese di trasformazione (oltre 10.000), le vendite nella grande distribuzione a marzo sono aumentate del 19.6%, con picchi nei discount (+23.7%) e nei piccoli supermercaL di quarLere: +26.2%.

Oltre ai prodo6 per riempire la dispensa, un vero boom han fa%o registrare l’ortofru%a, con una crescita del 24.8% rispe%o a marzo 2019 (un valore ancora più significaLvo, se si considera che le vendite di quella non biologica sono cresciute “solo” del 18.2%) e la carne bovina e di pollo, i cui consumi sono aumentati del 42.2% contro un incremento della carne non biologica “solo” del 29%. In forte crescita anche i surgelaL bio (+44.8%), contro un +29.5% di quelli convenzionali.

“La corsa agli acquisL nei supermercaL ha rilanciato il trend dei prodo6 biologici, scelL non solo nelle categorie che hanno maggiormente beneficiato della situazione contingente, ma anche in molte aree del freschissimo, dove l’elemento di rassicurazione del cliente finale ha fa%o la differenza”, commenta Nicola De Carne – Retailer Client Business Partner di Nielsen Connect.

E se sono brillanti i daL degli acquisL domesLci nella grande distribuzione, dove i prodo6 biologici competono fianco a fianco con quelli delle grandi marche tradizionali, sono anche migliori nel canale dei negozi interamente biologici. “La rete di vendita è cosLtuita da circa 1400 negozi per lo più indipendenL, ed è difficile disporre del dato complessivo, ma da rilevazioni su un campione di circa 500, l’incremento degli acquisti è stato del 28.8%”, de%aglia Roberto Zanoni, presidente di AssoBio.
Salvo l’occasionale scarsità di uova, farine e lievito (anche tra i bioconsumatori è esplosa la passione per pizze e torte), l’impegno delle aziende è riuscito a soddisfare la domanda. “Gli italiani costre6 a casa, prestano più a%enzione a cosa mangiano, premiando la qualità e la sicurezza delle nostre filiere, nei cui confronL il ministro Bellanova ha espresso fiducia e l’auspicio di una rapida approvazione della nuova legge sul bio già approvata alla Camera e da più di un anno ferma in Senato, una vicinanza di cui la ringraziamo” conclude Zanoni.

 

Fonte: Ufficio Stampa AssoBio


Coronavirus, la vendita del biologico cresce di più del cibo da agricoltura convenzionale

Indagine Nielsen: consumi su del 24,8% per l’ortofrutta e del 42,2 per la carne. AssoBio: ora il Senato approvi la legge per il settore.

«La corsa agli acquisti nei supermercati ha rilanciato il trend dei prodotti biologici, scelti non solo nelle categorie che hanno maggiormente beneficiato della situazione contingente, ma anche in molte aree del freschissimo, dove l’elemento di rassicurazione del cliente finale ha fatto la differenza». Nicola De Carne (Nielsen Connect) sintetizza così i risultati di una ricerca, realizzata con AssoBio, che mette in luce un aumento delle vendite di prodotti biologici nella grande distribuzione (19.6%) con picchi picchi nei discount (+23.7%) e nei piccoli supermercati di quartiere: +26.2% registrata a marzo in piena diffusione del contagio da Coronavirus. Secondo i ricercatori l’incremento più deciso è stato riscontrato nell’ortofrutta con una crescita del 24.8% rispetto a marzo 2019  e la carne bovina e di pollo, i cui consumi sono aumentati del 42.2%». AssoBio, l’associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici e naturali, sottolinea come l’incremento dei consumi sia risultato maggiore di quello di analoghi prodotti non biologici l’ortofrutta tradizionale ha realizzato un più 18,2% mentre la carne non biologica del 29%. In forte crescita anche i surgelati bio (+44.8%), contro un +29.5% di quelli convenzionali. Secondo Roberto Zanoni, presidente di AssoBio, «gli italiani costretti a casa, prestano più attenzione a cosa mangiano, premiando la qualità e la sicurezza delle nostre filiere, nei cui confronti il ministro Bellanova ha espresso fiducia e l’auspicio di una rapida approvazione della nuova legge sul bio già approvata alla Camera e da più di un anno ferma in Senato, una vicinanza di cui la ringraziamo». L’Italia è leader europeo per numero di agricoltori biologici (oltre 68.000) e d’imprese di trasformazione (oltre 10.000).

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TESTATA: La Stampa
AUTORE: Maurizio Tropeano
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 Aprile 2020



Mercatini e vendita diretta al collasso

La chiusura dei mercati contadini è avvenuta proprio nel momento in cui la primavera sta avanzando e le colture maturano in fretta. Pesanti sono le conseguenze economiche per le piccole aziende agricole, specie per quelle che hanno impostato coltivazioni e allevamenti per la vendita diretta. «Venendo meno questa opportunità, non sanno dove collocare il frutto del loro lavoro» afferma preoccupato Marco Boschetti, direttore del Consorzio agrituristico mantovano che associa 450 aziende agricole familiari, tra piccole e medie, la metà delle quali partecipano ai 30 mercati contadini organizzati in vari paesi del Mantovano, ma anche a Milano.
«Da quando la Regione Lombardia il 21 marzo scorso ha disposto la sospensione dei mercati contadini abbiamo calcolato che le aziende aderenti al Consorzio hanno subito una perdita di fatturato intorno ai 500.000 euro a settimana. Sebbene molte di esse si siano organizzate per le consegne a domicilio, il ricavato non equivale minimamente a quello del mercato. Noi stessi facciamo 150 consegne a settimana avvalendoci della collaborazione della Croce Rossa di Mantova, ma l’incasso è ben lontano da quello del mercato. Ci devono permettere di aprire nuovamente, pur con tutte le cautele del caso. Anche noi forniamo un servizio primario per la popolazione».

Il problema è analogo anche per gli altri oltre 1.000 mercati gestiti dagli agricoltori che operano da Nord a Sud dell’Italia e dove hanno fatto la spesa almeno una volta, stando a un’indagine del 2017, circa 8 milioni di cittadini. A sollecitare con forza la loro riapertura vi sono anche l’Associazione rurale italiana e FederBio. Quest’ultima attraverso una nota del presidente, Maria Grazia Mammuccini, chiede «perché i mercati all’aria aperta, probabilmente meno esposti dei supermercati alla diffusione del virus, non possano avere in pochi giorni norme di sicurezza compatibili con la situazione. Tutto ciò per evitare che una buona parte dei 60.000 agricoltori biologici, come anche il resto delle aziende agricole, sia costretta a chiudere».

«Eppure» continua Boschetti «il Comune di Torino ha autorizzato, con un provvedimento in materia di commercio su aree pubbliche del 25 marzo scorso, la riapertura dei mercati». Sullo stesso binario si è mossa anche la Regione Veneto con l’ordinanza del 4 aprile. A tal proposito, la Cia di Venezia ha pubblicato sul suo profilo facebook le foto della riapertura del mercato contadino di Mirano, il tutto nel rispetto delle norme di sicurezza: guanti e mascherine per tutti e con l’aiuto di volontari per evitare assembramenti. […]

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TESTATA: L’Informatore Agrario
AUTORE: Giorgio Vincenzi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 Aprile 2020



FederBio soddisfatta per il decreto Rotazioni e l’indicazione del Ministro Bellanova di una veloce approvazione della legge sul biologico

Bologna, 15 aprile 2020 – FederBio ritiene molto positiva la firma del decreto Rotazioni biologiche in agricoltura da parte del Ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, dopo l’intesa con la Conferenza Stato-Regioni.

Si tratta di un provvedimento molto atteso e fondamentale per le oltre 79mila aziende agricole biologiche (+66% dal 2010) che serve a definire con maggior chiarezza il tema degli avvicendamenti colturali, uno degli aspetti agronomici centrali del metodo biologico.

“Il provvedimento ha reintrodotto il sovescio ai fini dell’avvicendamento di alcune colture seminative biologiche e ha inserito il maggese con l’avvertenza che rimanga sul terreno per un periodo non inferiore ai 6 mesi. FederBio attendeva da tempo queste modifiche, ci auguriamo che con la pubblicazione del DM vengano a cessare le deroghe che sono state concesse ad alcune Regioni e che le nuove indicazioni uniformino i comportamenti di tutti gli agricoltori biologici italiani”, ha commentato Daniele Fichera, Coordinatore del Comitato Tecnico e Normativo di FederBio.

 La Federazione nazionale, che da 28 anni tutela e promuove l’agricoltura biologica e biodinamica, esprime inoltre grande soddisfazione per l’auspicio di una veloce approvazione della legge sul bio formulato dal Ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova.

“L’affermazione del Ministro è importante, in particolare in un momento difficile come l’attuale. Il mondo del bio attende da anni l’approvazione della legge sul biologico che oggi più che mai rappresenta uno strumento concreto di sostegno e rilancio per le tante aziende che lavorano per produrre cibo sostenibile che sono fortemente penalizzate da questo periodo emergenziale legato alla diffusione Covid-19. Per far ripartire il settore agroalimentare, puntare su un modello di agricoltura biologico è strategico poiché è in grado di conciliare sostenibilità economica, sociale e ambientale, oltre che garantire un approccio efficace nel contrasto al cambiamento climatico e una opportunità di sviluppo e occupazione per i territori rurali”, ha sottolineato  Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

UFFICIO STAMPA


Silvia Voltan
silvia.voltan@pragmatika.it
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Guida Vini Bio: on line la nuova edizione 2019/2020

La Guida Vini Bio è un progetto innovativo, che si presenta come una guida di vini e di storie enologiche dedicata esclusivamente ai produttori in possesso di certificazione biologica (o con certificato di conversione). Una guida declinata in due tempi, presente e futuro, che prova a sviscerare e raccontare questo mondo, i prodotti, le persone e un “movimento bio” costantemente in crescita.

La Guida ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza di prodotti certificati biologici, con una modalità facilmente accessibile a tutti gli utenti, attraverso uno spazio dedicato a quei produttori che, orientando il proprio sistema di coltivazione agricola al biologico, sposano un virtuoso approccio ecosostenibile.

L’idea nasce da Andrea Giuliano, Antonio Stanzione e Annacarla Tredici, “tre eno-amici”, che orbitano nel settore vitivinicolo da diversi anni, abbracciando ognuno aspetti diversi di questo affascinante mondo enoico.

Il lavoro della guida si divide principalmente in una Top 100 di migliori vini fermi certificati Bio a cui va il massimo riconoscimento, la Coccinella d’oro; le altre aziende, sono state valutate con “punteggi” tradotti da 2 a 5 Coccinelle. È stata inserita anche una sezione contenente fino a 20 migliori etichette di spumanti Bio.

Il progetto di Guida Vini Bio può essere consultato gratuitamente online al sito www.guidavinibio.it, avendo sempre a portata di click un’istantanea delle migliori aziende biologiche italiane, con le migliori interpretazioni e un focus sulla filosofia di produzione, le bottiglie recensite e premiate, ma anche un blog di settore costantemente aggiornato.

 

Fonte: www.guidavinibio.it