Covid-19: le lezioni da imparare e gli sbagli da non fare.
coronavirushomeISDEISDE e FNOMCEO lanciano un appello pubblico: cosa ci insegna la pandemia e cosa dovremmo fare per ripartire.
Come la storia di tutte le epidemie ci ha insegnato, per combattere il Covid-19 è indispensabile tenere insieme la tutela della salute e quella dell’ambiente.
E’ questo l’incipit del documento\appello promosso dall’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente-ISDE Italia assieme a FNOMCEO ( Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici) con l’adesione, a oggi, di Slow Medicine, WWF, CIPOMO, FederBio, Fondazione Allineare Sanità e Salute, Organismo Toscano per il governo clinico, GUFI, Navdanya International, AIDA, Rete Humus e Terra Nuova Edizioni.
“La pandemia è una chiara espressione dell’ambiente malato e ha dimostrato che potenza economica e tecnologica non sono in grado di evitare enormi danni sanitari e sociali– dichiarano i promotori – dovremmo guardare oltre la mera diffusione del virus per capire la lezione che, nostro malgrado, il coronavirus ci ha imposto. Imparare la lezione che questa emergenza sta duramente impartendo può consentire di essere preparati per i prossimi, probabili, eventi simili.”
Il documento sottolinea che chiari segnali di una presa di consapevolezza e della volontà d’inversione di tendenza potrebbero venire dall’approvazione della legge sull’agricoltura biologica da tempo ferma in Senato, da quella sul blocco totale del consumo di nuovo suolo, dall’adeguata tutela del patrimonio forestale e boschivo (“il polmone verde” del paese), dalla moratoria sull’implementazione di tecnologie digitali non ancora adeguatamente testate.
Per la ripresa economica e sociale occorre un grande piano di sviluppo sostenibile basato sulle energie realmente rinnovabili, su un’agricoltura improntata ai principi dell’agroecologia, sul recupero della biodiversità e non su grandi opere impattanti su ambiente e salute. Occorre un piano pluriennale per la messa in sicurezza del suolo e delle infrastrutture esistenti (strade, ponti etc.), la bonifica delle aree inquinate, la rigenerazione urbana, l’adeguamento sismico degli edifici e la messa in sicurezza della rete acquedottistica, il potenziamento della rete ospedaliera pubblica.
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Fonte: Ufficio Stampa ISDE Italia
Scomparso Aldo Paravicini, imprenditore dell'azienda Cascine Orsine, realtà pioniera dell'agricoltura biodinamica
agricoltura biodinamicahomeFederBio si associa al dolore per la prematura scomparsa di Aldo Paravicini Crespi, imprenditore dell’azienda biodinamica storica Cascine Orsine di Bereguardo fondata da sua madre Giulia Maria Crespi.
Aldo Paravicini, figura di spicco del movimento biodinamico, era impegnato in prima persona nell’azienda di famiglia, realtà pioniera dell’agricoltura biodinamica nota a livello internazionale.
A nome del Presidente FederBio e di tutta la federazione vogliamo esprimere le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e a Giulia Maria Crespi.
Report Efsa sul multiresiduo: per le Associazioni ambientaliste e del biologico è un maldestro tentativo di assoluzione dei pesticidi e dell’attuale modello di agricoltura non più sostenibile
homeNoPesticidiStopGlifosatoRoma, 14/05/2020 – Le scorse settimane è stato pubblicato un rapporto di EFSA (l’agenzia europea che si occupa della sicurezza alimentare) dal titolo “Cumulative dietary risk characterisation of pesticides that have chronic effects on the thyroid”.
Il report, riguardante i risultati di due studi pilota retrospettivi su rischi per la salute umana da esposizione cumulativa a multiresiduo di pesticidi per via alimentare, è giunto alla rassicurante conclusione che da tale esposizione non vi sarebbero conseguenze negative per alcuni effetti cronici sulla tiroide e per due effetti acuti sul Sistema Nervoso Centrale (gli unici indagati).
Lo studio affronta un problema di cruciale importanza per la salute pubblica, data la presenza di residui di uno o più pesticidi nel 40.6% degli alimenti, come riportato da EFSA in un report del 2018, in cui però non si faceva distinzione fra multiresiduo e singolo residuo. Dagli ultimi controlli eseguiti in Italia il multiresiduo è in aumento, sono presenti più di un pesticida nel 40% dei campioni di frutta e nel 15% delle verdure, con un massimo di 9 diversi pesticidi nelle fragole e 6 nell’uva da tavola.
Le associazioni ISDE, WWF, Legambiente, FederBio, Slow Food, Apab, Aiab, Lipu e Pro Natura ritengono che questo report dell’EFSA sia solo un esercizio di tipo matematico-statistico, costruito su un modello gravemente lacunoso, in cui si è ricercato solo quello che a priori era prevedibile non trovare, senza invece indagare su ciò che la comunità scientifica da tempo segnala. Per le Associazioni il report di EFSA è un grande “castello di carta”, le cui rassicuranti conclusioni non possono essere in alcun modo condivise. Esistono, infatti, numerose criticità sia di ordine generale che metodologico bene evidenziate nel documento di analisi prodotto dalle stesse Associazioni ambientaliste: Considerazioni sul report EFSA “Cumulative dietary risk characterisation of pesticides that have chronic effects on the thyroid”.
“Il report appare, più che uno studio finalizzato a tutelare la salute pubblica, un maldestro tentativo di assoluzione dei pesticidi e dell’attuale modello agricolo dipendente dalle sostanze chimiche di sintesi – dichiarano le Associazioni – la presenza di multiresiduo negli alimenti rappresenta un problema di grande rilievo per la salute pubblica ed è fonte di preoccupazione nella comunità scientifica e nella società civile, specie per gli effetti sulle componenti più sensibili della popolazione come i bambini, anche perché si assiste ad un aumento della percentuale di campioni con multiresiduo e del numero dei pesticidi presenti”.
Le Associazioni evidenziano inoltre che “la letteratura dispone ormai di consolidate conoscenze che attestano i vantaggi per la salute derivanti da una alimentazione biologica il cui incremento comporta riduzione nella incidenza di infertilità, malformazioni, allergie, otite media, ipertensione in gravidanza, sindrome metabolica, elevato indice di massa corporea, linfomi non Hodgkin. La salute dell’uomo non si può disgiungere da quella degli ecosistemi del Pianeta e sempre più si afferma, anche nel mondo accademico un modello agricolo che rigetta l’uso della chimica e si fonda su un paradigma completamente diverso,quello dell’agricoltura biologica che è l’implementazione pratica dei principi dell’Agroecologia”
In definitiva con questo report, l’EFSA, ha perso una buona occasione per recuperare credibilità e riconquistare la fiducia dei cittadini europei, valori già pesantemente offuscati dalla vicenda glifosate e dai pesanti conflitti d’interesse che hanno caratterizzato il percorso autorizzativo dell’erbicida per il suo utilizzo fino al 2022.
Comunicato stampa inviato per conto delle Associazioni: ISDE, WWF, Legambiente, FederBio, Slow Food, Apab, Aiab, Lipu, Pro Natura

Regolamento Ue sul biologico, chiesto rinvio di un anno
agricoltura biologicahomeregolamento UE sul bioAlcuni eurodeputati, sostenuti dal presidente della Commissione per l’agricoltura e lo Sviluppo rurale del Parlamento europeo Norbert Lins (PPE, DE), hanno chiesto di ritardare l’entrata in vigore del Reg. Ue 2018/848. Questo permetterebbe di calibrare meglio la legislazione secondaria, tenendo conto anche degli attuali problemi legati al Covid-19.
In una lettera inviata la scorsa settimana al commissario Janusz Wojciechowski, il presidente della Commissione per l’agricoltura e lo Sviluppo rurale del Parlamento europeo Norbert Lins (PPE,) si compiace del lavoro svolto finora dalla Commissione europea nel mettere in atto un «sistema complesso di atti delegati ed esecutivi», necessario per rendere operativo il nuovo regolamento europeo sul biologico.
Il Parlamento ha approvato la nuova legge sul biologico dell’Ue nell’aprile 2018. Le nuove norme, che dovrebbero essere applicabili nel gennaio 2021, dovrebbero fornire le basi per incrementare la produzione biologica e garantire che nell’Ue vengano venduti solo alimenti biologici di elevata qualità.
Non bisogna avere fretta
La lettera per il commissario Wojciechowski è stata sostenuta dalla maggioranza dei coordinatori dei gruppi politici. Per rinviare l’applicazione del nuovo regolamento, la Commissione dovrebbe presentare una proposta in tal senso e sia il Parlamento che il Consiglio dovrebbero approvarla.
«È fondamentale garantire che le regole che daranno forma al futuro di questo importante settore siano adottate con un’adeguata consultazione di tutte le parti interessate e con un controllo approfondito da parte di entrambi i co-legislatori. Pertanto, alla luce delle difficoltà imposte dall’attuale epidemia di Covid-19 e considerando che il settore ha bisogno di stabilità giuridica, riteniamo che affrettare l’adozione degli atti delegati non sia la soluzione più adatta» ha affermato Lins […].
FONTE
TESTATA: Terra è Vita
AUTORE: Guido Trebbia
DATA DI PUBBLICAZIONE: 14 maggio 2020
Firenze Bio - Per ripartire pensiamo a un agricoltura in sintonia con la natura
federbioDOVE:
Diretta streaming su @firenzebio
QUANDO:
martedì 12 maggio 2020, h. 15.00
Dopo mesi di tragedie umane, in una situazione politica, economica e sociale di grandi incertezze, sta faticosamente e con tutte le legittime precauzioni emergendo una volontà diffusa di reagire alla crisi con un rinnovato impegno individuale e collettivo. La nostra Associazione aveva provato ad anticipare i tempi programmando per il 22 aprile un incontro per celebrare la Giornata della Terra promossa dall’ONU con le modalità comunicate a tutti i soci, iniziativa che abbiamo dovuto annullare per le note difficoltà organizzative.
Oggi invece siamo nelle condizioni di proporre di nuovo la prima iniziativa della “ ripartenza “ con la volontà dichiarata di volere contribuire con proposte e progetti alla nuova fase che ci auguriamo si apra in Italia ed in Toscana, con il contributo determinante dell’Europa. Abbiamo pensato di riproporre nello stesso luogo di Firenze, la chiesa di San
Bartolomeo a Monte Oliveto, per martedì 12 maggio l’incontro tra rappresentanti delle istituzioni, dell’associazionismo, dell’Università e della cultura per iniziare una discussione sulle tematiche del sistema agroalimentare pensando ad una agricoltura in sintonia con la natura, non inquinante, secondo i valori e le finalità chiaramente definite dalla agroecologia.
L’incontro di Monte Oliveto non sarà sicuramente esaustivo rispetto alla complessità delle tematiche citate ma sarà il primo di una serie di incontri che ci auguriamo di poter continuare allargando la partecipazione e affinando la capacità di rappresentare, insieme a tanti altri, le proposte e le istanze che provengono dagli agricoltori biologici e biodinamici e da tutti i cittadini che hanno un pensiero ecologista. L’idea di organizzare questo primo incontro nella chiesa di San Bartolomeo è nata da una conversazione telefonica con padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato al Monte, per richiedere la sua partecipazione alla Giornata della Terra in considerazione del contributo altissimo che il mondo cattolico ha dato con l’enciclica “ Laudato sii “ di Papa Francesco.
La richiesta di partecipazione è ovviamente rimasta per il nuovo incontro di martedì 12 maggio non solo in considerazione dell’impegno del Papa a favore dei “ contadini “ ( si leggano i discorsi ai movimenti popolari ed in particolare quello tenuto al III incontro mondiale tenuto dal Papa nel novembre 2016 del quale conservo un ricordo indelebile ) ma perché padre Bernardo è un benedettino e dunque chi meglio di lui può rappresentare una storia così intimamente connessa con il mondo rurale. Gli altri relatori approfondiranno altri punti di vista concorrendo a fornire un quadro d’insieme che ci consentirà di affrontare con maggior consapevolezza le sfide molto impegnative che ci attendono e per le quali sicuramente dobbiamo attrezzarci con ancora maggiore capacità, ma intanto impegniamoci tutti per la buona riuscita della iniziativa.
Martedì 12 maggio ore 15.00 Chiesa di di San Bartolomeo a Monte Oliveto (Fi)
Partecipano
Padre Bernardo Gianni, abate di S.Miniato al Monte
Maria Grazia Mammuccini, presidente nazionale di FederBio
Carlo Triarico, presidente nazionale biodinamici
Vittorio Bugli, assessore Regione Toscana
Fausto Ferruzza, direttore Legambiente Toscana
Alessandra Alberti, anabio-CIA, associazione Donne in campo
Cesare Pacini, Scuola di Agraria – Università di Firenze
Giannozzo Pucci, editore LEF
Leonardo Calistri, presidente comm.ambiente Consiglio Comunale di Firenze
Edoardo Prestanti, Sindaco di Carmignano
Coordina Alberto Bencistà, presidente associazione FirenzeBio
Organizzazione e ufficio stampa Sicrea (Maurizio Izzo 3483517722 – m.izzo@sicrea.eu)
INFO E CONTATTI:
Allarme Bio, 2 aziende su 3 hanno tre mesi di vita
coronavirushomeLe associazioni del biologico chiedono che vengano snellite le procedure burocratiche per garantire la fruizione dei fondi messi a disposizione per l’uscita dall’emergenza economica e sociale. Per oltre due aziende su tre del settore biologico, la possibilità di reggere alla crisi economica sopraggiunta a causa dell’emergenza sanitaria, è di massimo tre mesi. È questo uno dei primi dati dell’analisi voluta e sviluppata dalle tre maggiori organizzazioni del comparto, Aiab, FederBio e Assobiodinamica, a partire da una proposta della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (Firab), per rilevare l’impatto della pandemia da Covid19 sul biologico. Il sondaggio è stato somministrato alle realtà del settore a partire dal 25 marzo e per tutta la durata del lockdown. I primi risultati, elaborati da Firab, sono relativi alle risposte fornite da quasi 400 produttori biologici italiani alla data del 29 aprile.
Un dato saliente che emerge dalla rilevazione è che tre quarti delle aziende bio, il 73%, è stata investita dalla crisi legata alla pandemia. In termini di liquidità, per oltre due aziende su tre, il 65%, la tenuta economica è al massimo di tre mesi. Le difficoltà maggiori sono state incontrate dai produttori legati ai canali di distribuzione che
prevedono maggiore mobilità delle persone, come il raggiungimento delle aziende che praticano vendita diretta, o di socializzazione, come l’Ho.Re.Ca (settore alberghiero, ristorazione, bar, coi quali collaborano un terzo dei rispondenti) e altre forme di ristorazione. Un impatto significativo in alcune aree del Paese è dovuto all’impedimento di tenere mercatini e fiere, fondamentali per il 24% degli intervistati. Considerato che il 66,3% delle realtà ha operato in passato anche in vendita diretta, il 27% tramite cooperativa/consorzio, attraverso i gruppi di acquisto solidale (Gas) il 22% dei rispondenti.
Tra le aziende che hanno stimato di poter resistere ancora un anno, poco meno del 10%, a prescindere dalla classe di fatturato, molte hanno registrato un aumento delle richieste on line e della consegna a domicilio. I dati del sondaggio evidenziano come siano le medio-grandi imprese, a fronte di una capacità tempestiva di riorganizzare il proprio business, ad avere più strumenti per garantire una maggior tenuta. Il 16 % delle aziende si avvale appunto dell’e-commerce.
«Le nostre aziende – dichiarano le associazioni di categoria del biologico – hanno in primo luogo bisogno di ascolto, come testimonia l’ampia adesione a questo sondaggio. Le esigenze dei produttori biologici vanno comprese e servono misure adeguate, se si vuole salvare un comparto fondamentale per una “fase 2 green“. Chiediamo dunque che venga snellita la procedura burocratica per garantire la fruizione dei fondi messi a disposizione per l’uscita dall’emergenza economica e sociale. Abbiamo infine una proposta concreta, oltre alla liquidità necessaria subito, che comporta solo un’azione di snellimento burocratico e organizzativo: si renda immediatamente efficace l’erogazione di risorse della Politica agricola comunitaria (Pac) e del Programma di sviluppo rurale (Psr) già a bilancio, che non derivano da prestiti o debiti per Stato o Regioni».
La maggioranza delle aziende che ha partecipato alla rilevazione è composta da realtà di piccole dimensioni (49%) che realizza un fatturato inferiore a 50 mila euro; per il 33% da imprese che generano 250 mila euro all’anno. Tra le imprese di maggiori dimensioni, il 9% ha un giro d’affari entro il milione di euro, il 5% al di sotto dei 500 mila euro annui, il 9% oltrepassa il milione, in pochi casi raggiunge i 10 milioni. Il 64% del campione commercializza ortofrutta, il vino e l’olio rispettivamente per il 28 e il 27%, il 20% cereali e legumi. […]
FONTE
TESTATA: Terra è Vita
AUTORE: Guido Trebbia
DATA DI PUBBLICAZIONE: 06 maggio 2020
È ora il momento di puntare su nuovi paradigmi per tutelare ecosistemi e biodiversità di Maria Grazia Mammuccini
agricoltura biologicafederbiohomeMammucciniRotazioni ColturaliIl 22 aprile scorso si è svolto il 50° Earth Day e a distanza di un mese, il prossimo 22 maggio, celebreremo la giornata mondiale della biodiversità. Queste date rappresentano un’occasione strategica per sottolineare l’importanza di preservare la Terra, i suoi ecosistemi e la biodiversità da un declino senza precedenti.
In particolare, in un periodo come quello attuale fortemente segnato dalla crisi sanitaria legata al Coronavirus, diventa ancora più importante tutelare le risorse naturali e gli agroecosistemi, preziosa fonte di biodiversità.
Molti approfondimenti di studiosi e di organizzazioni di varia natura indicano la stretta connessione tra le attività dell’uomo e il loro impatto sulla natura come una delle ragioni principali della crisi che stiamo attraversando.
Queste analisi sono basate sui dati di numerosi rapporti a livello internazionale che evidenziano la ricaduta delle diverse attività umane sull’ambiente.
Uno dei più recenti, il rapporto IPBES (Intergovernamental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services dell’ONU) del 2019, fotografa un declino della natura senza precedenti. Dall’indagine emerge infatti che il 75% dell’ambiente terrestre e circa il 66% di quello marino sono stati modificati in modo significativo e che circa 1 milione di specie animali e vegetali rischiano l’estinzione. Circa un ottavo degli 8 milioni di specie presenti sulla Terra è dunque destinato a scomparire a causa delle conseguenze dell’impronta impressa dall’uomo sugli ecosistemi, tra cui urbanizzazione, metodi di sfruttamento delle terre e delle risorse naturali, agricoltura intensiva e uso di pesticidi di sintesi chimica.
Il rapporto evidenzia una rapida accelerazione del tasso di estinzione delle specie, in particolare i vertebrati. Ricerche approfondite rivelano che un terzo delle api e degli insetti è a rischio estinzione.
Il Rapporto sottolinea, inoltre, che dal 1980 le emissioni di gas serra sono raddoppiate generando un incremento delle temperature medie globali di almeno 0,7 gradi centigradi, con previsioni di ulteriori aumenti nei prossimi decenni.
Quello che ormai appare evidente è che le diverse crisi che stiamo attraversando, da quella ambientale a quella climatica a quella sanitaria, sono tutte facce della stessa medaglia che rendono necessario un cambio di modello produttivo e di consumo verso un nuovo paradigma fondato sul rispetto della Terra e dei suoi ecosistemi per contrastare efficacemente la deriva climatica e proteggere la nostra salute.
La crisi che stiamo attraversando mette anche in evidenza, come mai prima d’ora, il ruolo strategico dell’agricoltura come garanzia per la disponibilità di cibo per i cittadini con sistemi alimentari locali e nazionali in grado di continuare a funzionare anche di fronte alle emergenze e, al tempo stesso, come attività centrale per la cura della Terra ed il recupero della biodiversità.
Gli agricoltori svolgono una funzione fondamentale e sono portatori di una responsabilità che riguarda l’intera collettività perché il metodo con il quale coltivano la loro terra ha ricadute dirette su tutti i cittadini.
È necessario dare nuovo valore all’agricoltura, che può rappresentare uno dei settori determinanti per la ripresa economica nella crisi causata dall’emergenza Coronavirus. Ma per affrontare le sfide future occorre guardare oltre il modello di agricoltura intensiva, prevalente fino ad oggi, adottando l’approccio agroecologico che anche la FAO indica come strategico per il futuro. L’agricoltura biologica rappresenta l’esempio concreto più diffuso di tale approccio e può offrire pratiche innovative per tutta l’agricoltura, per assicurare resilienza, contrasto al cambiamento climatico ed una strategia efficace per combattere la perdita di biodiversità.
La salute della Terra e degli ecosistemi da cui dipendiamo si sta deteriorando molto rapidamente, dobbiamo cambiare rotta al più presto, per rispondere alle esigenze del presente senza compromettere la capacità di rispondere ai bisogni del futuro.
FONTE
TESTATA: Georgofili INFO
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 06 maggio 2020
Agricoltura, l'allarme del Bio: 2 aziende su 3 possono resistere al massimo altri tre mesi
Cambia la TerracoronavirusUn sondaggio di Firab per le associazioni del biologico delinea le richieste del settore: “Liquidità subito, vengano erogati rapidamente i fondi già stanziati da Pac e Psr”
Roma, 5 maggio 2020 – Per oltre due aziende su tre del settore biologico la possibilità di reggere alla crisi economica sopraggiunta a causa dell’emergenza sanitaria è di massimo tre mesi. È questo uno dei primi dati dell’analisi voluta e sviluppata dalle tre maggiori organizzazioni del comparto, Aiab, FederBio e Assobiodinamica, a partire da una proposta della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (FIRAB), per rilevare l’impatto della pandemia da Covid19 sul biologico. Il sondaggio è stato somministrato alle realtà del settore a partire dal 25 marzo e per tutta la durata del lockdown. I primi risultati, elaborati da FIRAB, sono relativi alle risposte fornite da quasi 400 produttori biologici italiani alla data del 29 aprile.
La crisi
Un dato saliente che emerge dalla rilevazione è che tre quarti delle aziende bio, il 73%, è stata investita dalla crisi legata alla pandemia. In termini di liquidità, per oltre due aziende su tre, il 65%, la tenuta economica è al massimo di tre mesi.
Le difficoltà maggiori sono state incontrate dai produttori legati ai canali di distribuzione che prevedono maggiore mobilità delle persone, come il raggiungimento delle aziende che praticano vendita diretta, o di socializzazione, come l’Ho.Re.Ca (settore alberghiero, ristorazione, bar, coi quali collaborano un terzo dei rispondenti) e altre forme di ristorazione. Un impatto significativo in alcune aree del Paese è dovuto all’impedimento di tenere mercatini e fiere, fondamentali per il 24% degli intervistati. Tutto ciò considerato che il 66,3% delle realtà ha operato in passato anche in vendita diretta, il 27% tramite cooperativa/consorzio, attraverso i gruppi di acquisto solidale (GAS) il 22% dei rispondenti.
Le strategie
Tra le aziende che hanno stimato di poter resistere ancora un anno, poco meno del 10%, a prescindere dalla classe di fatturato, molte hanno registrato un aumento delle richieste on line e della consegna a domicilio. I dati del sondaggio evidenziano come siano le medio-grandi imprese, a fronte di una capacità tempestiva di riorganizzare il proprio business, ad avere più strumenti per garantire una maggior tenuta. Il 16 % delle aziende si avvale appunto dell’e-commerce.
Le proposte
“Le nostre aziende – dichiarano le associazioni di categoria del biologico – hanno in primo luogo bisogno di ascolto, come testimonia l’ampia adesione a questo sondaggio. Le esigenze dei produttori biologici vanno comprese e servono misure adeguate, se si vuole salvare un comparto fondamentale per una fase 2 ‘green’. Chiediamo dunque che venga snellita la procedura burocratica per garantire la fruizione dei fondi messi a disposizione per l’uscita dall’emergenza economica e sociale. Abbiamo infine una proposta concreta, oltre alla liquidità necessaria subito, che comporta solo un’azione di snellimento burocratico e organizzativo: si renda immediatamente efficace l’erogazione di risorse della Politica agricola comunitaria (PAC) e del Programma di sviluppo rurale (PSR) già a bilancio, che non derivano da prestiti o debiti per Stato o Regioni”.
Il sondaggio
La maggioranza delle aziende che ha partecipato alla rilevazione è composta da realtà di piccole dimensioni (49%) che realizza un fatturato inferiore a 50 mila euro; per il 33% da imprese che generano 250mila euro all’anno. Tra le imprese di maggiori dimensioni, il 9% ha un giro d’affari entro il milione di euro, il 5% al di sotto dei 500mila euro annui, il 9% oltrepassa il milione, in pochi casi raggiunge i 10 milioni. Il 64% del campione commercializza ortofrutta, il vino e l’olio rispettivamente per il 28 e il 27%, il 20% cereali e legumi.
Il biologico ai tempi del Coronavirus; riorganizzazione, sicurezza, smart working, la pandemia vissuta dalle aziende italiane del settore. Tra il crollo dell’Horeca e la crescita nella distribuzione.
agricoltura biologicaAssoBiocoronavirusfederbiohomemercatoÈ iniziata la fase due e il Paese sta lentamente ripartendo. Ma c’è chi non si è mai fermato durante l’intera emergenza Coronavirus: le aziende del settore agroalimentare. Incluse quelle del biologico, che, anche durante le settimane di maggiore crisi, hanno garantito gli approvvigionamenti alla grande distribuzione. Tra la riorganizzazione del lavoro e la disposizione di adeguate misure di sicurezza, ma anche iniziative di solidarietà e donazioni, emerge però un’immagine in chiaroscuro del settore, minato dalla chiusura del canale Horeca e dall’impossibilità di praticare la vendita diretta. Oltre due aziende su tre del settore biologico, circa il 65%, possono resistere al massimo altri tre mesi. I dati emergono da un’analisi condotta da Aiab, FederBio e AssoBio, a partire da una proposta della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (Firab). Si tratta principalmente di realtà di piccole dimensioni (49%), che realizzano un fatturato inferiore a 50 mila euro e per il 33% da imprese che generano 250 mila euro all’anno. Tra le imprese di maggiori dimensioni, il 9% ha un giro d’affari entro il milione di euro, il 5% al di sotto dei 500mila euro annui, il 9% oltrepassa il milione, in pochi casi raggiunge i 10 milioni. Le maggiori difficoltà sono state riscontrate dagli operatori più legati al settore Horeca e ad altre forme di ristorazione, o che praticano la vendita diretta.
Al tempo stesso, però, alcuni dati di AssoBio rivelano che le vendite di biologico nella grande distribuzione sono aumentate del 19,6%, nei discount del 23,7% e nei piccoli supermercati di quartiere del 26,2%. Il dato sale addirittura a 28,8% nel canale specializzato. I consumatori, infatti, “in momenti come questi sono più attenti alla salute, alla qualità e alla sicurezza dei prodotti che acquistano”, motiva a Lifegate Roberto Pinton, segretario AssoBio. “Ma io direi che si tratta anche di una risposta alla consapevolezza acquisita della profonda interconnessione tra Paesi e uomini, uomini e ambiente, ambiente e salute e dunque al desiderio di un ritorno a un mondo incontaminato, che ristabilisce rapporti più sostenibili”. […]
FONTE
TESTATA: Bio & Consumi
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 maggio 2020
Strategia “Farm to fork”: ennesimo rinvio non si traduca in un indebolimento degli obiettivi per una agricoltura più sostenibile
CambiamoAgricolturaFarm To Forkgreen dealin primo pianoPreoccupazione espressa dalle associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura che hanno esaminato le osservazioni alla Strategia “Farm to Fork” inviate da Enti ed Associazioni italiane.
Roma, 29 aprile 2020 – Oggi 29 aprile era una giornata molto attesa delle oltre 60 associazioni che lavorano per la sostenibilità della filiera agroalimentare e che aderiscono alla Coalizione #CambiamoAgricoltura, per l’annunciata presentazione ufficiale della Strategia “Farm to Fork”, dal campo alla tavola, da parte della Commissione Europea. La presentazione è stata rimandata di un altro mese, con delusione e preoccupazione da parte della Coalizione italiana.
“L’emergenza per il coronavirus che stiamo vivendo non deve essere un alibi per rimandare gli impegni presi dalla Commissione Europea con il Green Deal per un’agricoltura più sostenibile, pulita e più sana per tutti noi, ma deve essere uno stimolo per la transizione ecologica da avviare subito e bene” affermano i rappresentanti della Coalizione guidata dalle maggiori sigle nazionali del mondo ambientalista e dell’agricoltura biologica.
La strategia “Farm to Fork” dovrebbe rappresentare, secondo la Coalizione #CambiamoAgricoltura un vero punto di svolta nella politica agricola ed alimentare dell’Unione, con obiettivi chiari ed ambiziosi per una riforma agroecologica del sistema agroalimentare, come l’impegno al raggiungimento del 30% della superficie agricola europea (SAU) in biologico, la riduzione del 50% dei pesticidi e il 10% delle aree agricole destinate ad infrastrutture verdi per la conservazione della natura, entro il 2030.
Queste aspettative sono state ribadite nelle osservazioni presentate alla Commissione Europea nell’ambito della consultazione sulla strategia “Farm to Fork” realizzata negli ultimi mesi.
Nel corso della consultazione sono pervenute alla Commissione Europea oltre 654 osservazioni da vari Enti ed Associazioni dei 27 Paesi membri, di cui 31 dall’Italia (il 4,7%) a cura di vari portatori di interesse, dalle associazioni di categoria di tutta la filiera agro-alimentare, al mondo ambientalista, da enti di ricerca a singoli cittadini.
“Abbiamo analizzato tutti i contributi inviati dall’Italia”- affermano le Associazioni di #CambiamoAgricoltura – “per confrontare le nostre posizioni con le richieste del mondo produttivo e della ricerca, e purtroppo abbiamo constatato che i punti condivisi per una transizione ecologica dell’agricoltura europea e nazionale sono ancora pochi, nonostante l’impegno da tutti dichiarato nelle premesse di aderire ai principi di sostenibilità del Green Deal dell’Unione Europea”.
Le Associazioni di #CambiamoAgricoltura sottolineano come dal mondo produttivo, soprattutto delle filiere zootecniche, emerge ancora la dicotomia tra “sostenibilità economica” e “sostenibilità ambientale”, quando anche la crisi sanitaria per il COVID-19 dimostra che sul lungo termine senza una reale sostenibilità ambientale non vi può essere una sostenibilità economica, sia per i produttori che per i consumatori. Una dicotomia che il modello produttivo dell’agricoltura biologica ha da tempo smentito.
Proprio sull’agricoltura biologica e sulla necessità di ridurre la dipendenza dei processi produttivi dalle sostanze chimiche di sintesi le posizioni tra i diversi stakeholder italiani divergono maggiormente.
Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura “è scorretto affermare che l’agricoltura biologica non garantisce la qualità e sicurezza delle produzioni agroalimentari e la possibilità di sfamare i cittadini, sostenendo che l’unico modello di agricoltura basato sulla scienza sia quello legato all’industria chimica o alla ricerca genetica”. Affermazioni smentite in numerosi documenti della FAO e dal crescente numero di accademici, ricercatori e tecnici impegnati oggi nello sviluppo di modelli e buone pratiche di agroecologia e dal crescente consumo di prodotti biologici (+ 20% ogni anno).
Molte osservazioni alla strategia “Farm to Fork” inviate dal mondo della ricerca italiano, in questa ennesima consultazione della Commissione UE, condividono le posizioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura sulla necessità e urgenza di una svolta verde all’agricoltura europea attraverso una seria riforma della PAC post 2020, con una maggior ambizione ambientale di questa politica comunitaria che impegna il 38% del budget europeo. Serve per questo una nuova PAC in grado di promuovere una transizione ecologica dell’agricoltura, coinvolgendo tutte le filiere agroalimentari, con un adeguato riconoscimento economico per i servizi ecosistemici garantiti dal lavoro degli agricoltori, ma con risultati reali e misurabili anche attraverso un potenziamento del monitoraggio e valutazione della loro efficacia.
Tutte le Associazioni ed Enti italiani che hanno partecipato alla consultazione sulla strategia “Farm to Fork” sono concordi invece sulla necessità di una forte coerenza tra le diverse politiche dell’Unione e la necessità di aumentare la conoscenza e la consapevolezza di tutti gli attori delle filiere agroalimentari, dall’agricoltore al consumatore, attraverso programmi di educazione al cibo e con etichettature chiare e trasparenti.
Gli obiettivi della strategia “Farm to Fork” saranno fondamentali per la definizione dei nuovi Regolamenti della PAC post 2020, ancora in discussione al Parlamento e al Consiglio EU, e per la redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC, il cui processo di condivisione con tutti gli Stakeholder si è interrotto in Italia a causa dell’emergenza coronavirus.
La Coalizione #CambiamoAgricoltura auspica che l’ennesimo rinvio della presentazione della strategia “Farm to Fork” non si traduca in un indebolimento degli obiettivi per una agricoltura più sostenibile e chiede al Governo italiano (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e Ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare congiuntamente) di riavviare al più presto il processo partecipato per la redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC, anche attraverso tavoli di lavoro ed incontri telematici, con videoconferenze, come impone oggi l’emergenza COVID-19.
“E’ urgente intervenire subito sul settore della produzione primaria, non per imporre nuove regole, ma per rilanciare e riformare un sistema agroalimentare che proprio in questa crisi sanitaria sta mostrando tutti i suoi punti di debolezza. Ci auguriamo che la presentazione ufficiale della strategia “Farm to Fork” insieme alla nuova strategia UE per la Biodiversità 2030, prevista per entrambe il prossimo 20 maggio, Giornata Mondiale delle Api, sia almeno di buon auspicio e rappresenti davvero l’avvio di una transizione ecologica della filiera del cibo in Europa e nel mondo, in coerenza con il Green Deal della UE e i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite (SDGs 2030)”, concludono le Associazioni di #CambiamoAgricoltura.
Per maggiori informazioni sull’analisi delle osservazioni italiane alla strategia “Farm to Fork” e le proposte della Coalizione #CambiamoAgricoltura: www.cambiamoagricoltura.it







