Appuntamento al mondo del biologico a SANA RESTART da venerdì 9 a domenica 11 ottobre 2020
BolognaFierecoronavirushomeRivoluzione BioSANABolognaFiere dà appuntamento al mondo del biologico e del naturale a Bologna SANA RESTART da venerdì 9 a domenica 11 ottobre 2020
RIVOLUZIONE BIO: la seconda edizione degli Stati generali del Bio in programma il 9 ottobre
La scena economica nazionale e internazionale è stata colpita, in maniera incisiva, dall’emergenza covid19 che ha imposto un rallentamento, quando non uno stop, nelle attività delle imprese; uno scenario che ha coinvolto anche il Sistema fieristico che ha dovuto sospendere e riprogrammare gli appuntamenti in funzione del lockdown globale. BolognaFiere ha reagito andando a individuare, per ognuno dei suoi eventi e dei comparti imprenditoriali in questi rappresentati, le migliori soluzioni per il rilancio economico, partendo dalla consapevolezza dei plus delle imprese/industrie ma, anche, dalla consapevolezza delle difficoltà che la pandemia ha causato.
Con l’obiettivo di supportare la ripartenza la Società ha, innanzitutto, messo a punto un protocollo che comprendesse una serie di iniziative atte a consentire il riavvio dell’attività espositiva, a sostegno del business, in condizioni di totale sicurezza, con soluzioni logistiche finalizzate a prevenire qualsiasi assembramento e a garantire il distanziamento sociale, grazie a format innovativi più funzionali alla situazione contingente.
Anche per il mondo del biologico e del naturale – che da oltre 30 anni vede a Bologna la piattaforma espositiva di riferimento per la community nazionale e internazionale – BolognaFiere ha sviluppato un progetto specifico di rilancio, a sostegno e per la visibilità delle realtà del comparto.
Con questi obiettivi e per un’ampia riflessione sull’importanza del settore – da un punto di vista economico ma anche, e con sempre maggiore incisività per l’ambiente – il mondo del biologico e del naturale si dà appuntamento a Bologna da venerdì 9 a domenica 11 ottobre a SANA RESTART, una tre giorni studiata su
misura per fare ripartire in totale sicurezza il business dopo la pandemia.
L’occasione di confronto da cui prenderà il via l’evento sarà la seconda edizione di RIVOLUZIONE BIO, l’iniziativa di SANA, lanciata nel 2019, che si ripropone quest’anno con una serie di tavoli tematici che vedranno gli interventi di esperti e protagonisti per gli ambiti di riferimento. RIVOLUZIONE BIO è organizzata da BolognaFiere in collaborazione con FederBio/Assobio e si avvarrà, anche in questa occasione, della Segreteria Organizzativa di Nomisma.
Gli Stati generali del Bio, che nella prima edizione del 2019 si sono conclusi con la presentazione del “Manifesto del Bio 2030”, elaborato dalle Istituzioni e dalle associazioni coinvolte, offriranno un confronto reso ancora più stringente dalla emergenza covid19 che ha ulteriormente evidenziato l’importanza del rispetto e della salvaguardia dell’ambiente.
Nell’ambito di RIVOLUZIONE BIO si presenterà anche l’Osservatorio SANA 2020 – promosso da BolognaFiere, curato da Nomisma, con il patrocinio di Federbio e Assobio e il sostegno di ICE -, lo strumento che propone il monitoraggio dei numeri chiave della filiera biologica, dalla produzione fino alle
dimensioni del mercato.
INFO:
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Fonte: BolognaFiere
Cosa è "bio". Per l'Italia grandi benefici nella transizione al biologico (di M.G. Mammuccini)
agricoltura biologicaFarm To ForkfederbiohomeMammucciniNoPesticidiAlla terza riforma legislativa in 30 anni, occorre tenere saldi principi e valori che la fanno percepire anche ai cittadini come un’agricoltura moderna che concilia sostenibilità ambientale e sociale con sostenibilità economica.
Ci scrive Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, federazione di rilevanza nazionale nata nel 1992 di aziende della filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica.
Da Expo Milano 2015, il cui tema era “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”, il dibattito sulle strategie da adottare per conciliare sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e capacità di nutrire adeguatamente una popolazione umana in forte crescita, è diventato centrale. In quell’occasione il movimento del biologico, coordinato da FederBio attraverso l’Organic Action Network, ha raccolto la sfida e ha consegnato al Governo italiano allora in carica la Carta del Bio di EXPO Milano 2015.
Era già a quel tempo evidente come anche la sfida del cambiamento climatico rendesse obsoleto il modello dell’agricoltura industriale, dichiarato poi superato anche dalla FAO. Basato sulla chimica di sintesi e sulla forzatura dei cicli naturali per puntare a massimizzare le rese produttive delle colture vegetali e degli allevamenti industriali, a costo della biodiversità e del benessere animale, l’approccio industriale ha la necessità di concentrare la produzione e l’allevamento in aziende sempre più estese, soprattutto a danno dei grandi ambienti naturali come le foreste in Sud America o in Asia. L’aumento della distanza fra luoghi di produzione e allevamento da quelli in cui avviene il consumo mira alla riduzione dei costi di produzione del cibo, nei quali però non vengono conteggiati i costi indiretti di natura ambientale, sanitaria e sociale (il lavoro nero e forme anche peggiori di nuova schiavitù).
I sistemi agricoli e gli animali sono sistemi viventi, complessi e fortemente integrati con l’ambiente di coltivazione e di allevamento. L’illusione di poter forzare questi cicli semplificando su vasta scala tali relazioni e ignorandone le conseguenze, come se l’agricoltura fosse una fabbrica a cielo aperto, è finalmente svanita quando è apparso evidente che i costi necessari per continuare a forzare le rese produttive sono diventati insostenibili sia per la società, per esempio per il mancato rispetto del benessere degli animali allevati o l’inquinamento delle acque da pesticidi e concimi chimici, sia per gli agricoltori.
Mentre i prezzi dei prodotti agricoli a livello mondiale sono rimasti invariati o sono calati negli ultimi decenni, quelli dell’energia, della chimica, delle sementi e delle tecnologie sono costantemente aumentati.
Anche in Italia basta guardare i dati dei diversi censimenti per verificare l’ecatombe di aziende agricole e allevamenti nei decenni più recenti.
In particolare, il cambiamento climatico ci ha violentemente fatto prendere coscienza della necessità di non puntare a massimizzare le rese produttive per unità di superficie, ma a far sì che queste rese siano le più stabili possibile nel tempo, rendendo colture e allevamenti “resilienti” al contempo a siccità ed eccesso di precipitazioni, ad andamenti termici del tutto inediti e anch’essi devastanti oltre che a nuovi parassiti che in queste condizioni variate ed estreme predominano.
Questo significa avere terreni non più desertificati dall’agricoltura chimica, ma ricchi di sostanza organica e vivi perché dotati di microrganismi utili, in modo da sviluppare l’agricoltura e l’allevamento in ambienti densi di biodiversità caratterizzati da una variabilità genetica adatta alle condizioni locali e nuove. Significa anche difendere raccolti e allevamenti creando condizioni ideali che limitino la diffusione dei patogeni, come abbiamo di recente imparato con il distanziamento fisico per combattere il Covid 19, e utilizzare tecniche di lotta biologica, con organismi utili, come si sta iniziando a fare ad esempio per la cimice asiatica, contro la quale la chimica di sintesi non ha prodotto risultati.
Sono decisamente cambiate anche le necessità della popolazione, che sempre più si orienta nelle scelte alimentari secondo principi etici e salutistici almeno nei Paesi dell’Ue, Italia compresa, consapevole che non tutti gli alimenti sono uguali da un punto di vista nutrizionale e quindi della loro utilità per una vita sana. Consapevolezza che dovrebbe interessare molto anche i Governi dell’Ue, alle prese con popolazioni sempre più longeve ma non per questo più in salute, dunque con la necessità di migliorare il più possibile il benessere dei propri cittadini con la prevenzione anche per evitare le malattie legate all’alimentazione e a stili di vita sedentari, come diabete e malattie cardiache che sono ormai da anni e sempre più la vera pandemia dei Paesi Ue e occidentali.
Ecco perché banalizzare le scelte dei Governi e della nuova Commissione Ue sul Green Deal, di cui la strategia Farm to Fork è uno dei pilastri, appare francamente incomprensibile, in particolare quando si tratta di agricoltura biologica, che è l’unica forma di agricoltura sostenibile normata e certificata dall’Ue fin dal 1991, e di lavorare per una riduzione della chimica di sintesi, rispetto alla quale il punto di vista dei cittadini europei è ormai netto.
È dei soldi delle tasse pagate dai cittadini europei che stiamo parlando se si tratta di PAC e dovrebbe essere proprio l’Italia a sostenere questa strategia e a rivendicare un ruolo da protagonista, considerato che, rispetto alla media attuale di superficie coltivata a biologico in Ue, siamo già al doppio, con Regioni del Sud o interi territori del Paese che sono ben oltre l’obiettivo del 25% dettato dalla Commissione.
Proprio perché gli incentivi andranno anzitutto alla produzione e alle filiere, l’Italia, che è un Paese fortemente produttore, potrà beneficiare più di altri di queste risorse per la transizione verso il biologico della propria agricoltura, sulla cui crisi di prospettive e reddito leggiamo tutti i giorni sui media.
L’agricoltura biologica europea e anche quella italiana si stanno avviando alla terza riforma legislativa in poco meno di trent’anni di regolamentazione comunitaria. Non abbiamo dunque l’esigenza di cambiarne ancora una volta le regole, ma di tenere saldi i principi e i valori che la fanno percepire anche ai cittadini come un’agricoltura moderna che concilia sostenibilità ambientale e sociale con sostenibilità economica.
Serve certamente molta innovazione anche tecnica, ma fortemente ancorata ai principi che sono sanciti nella normativa europea per mantenere una chiara distintività dei prodotti biologici certificati rispetto a quelli dell’agricoltura convenzionale proprio a partire dalla genetica delle piante e degli animali.
FONTE
TESTATA: HuffPost
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio
DATA DI PUBBLICAZIONE: 10 giugno 2020
Lotta allo spreco. Nei campi si butta un quinto di frutta e verdura: Naturasì e Legambiente lanciano "così pernatura", meno perfetti ma buoni lo stesso
Ogni giorno il nostro sistema produttivo rifiuta una quantità enorme di cibo solo perché non è omogeneo nella forma e nella dimensione. Cibo meno ‘bello’ insomma ma buono lo stesso, che non incontra un’ideale di ‘perfezione’ o di ‘standard’, che viene sprecato o non utilizzato a fini alimentari. In Italia si calcolano 36 chili di cibo a testa perduti ogni anno a livello domestico. Lungo tutta la catena di produzione, distribuzione e consumo invece lo spreco alimentare ci costa complessivamente circa l’1% del Pil nazionale, con una stima che oscilla tra i 12 e il 16 miliardi di euro.
In Italia e nel resto d’Europa il 21% dello spreco di frutta e verdura, secondo i dati Fao, avviene direttamente nei campi. Alimenti che vengono scartati, lasciati sui terreni o utilizzati per fare compost, spesso a causa di imperfezioni, di mancata adesione agli standard che l’industria alimentare ha imposto in un primo momento ma che è poi diventata una condizione essenziale per l’accettazione da parte dei consumatori.
È proprio per sfidare questo modello che NaturaSì lancia con Legambiente un’iniziativa destinata a ridurre fortemente lo spreco di cibo nei campi. L’azienda del biologico ha deciso di mettere a disposizione dei clienti i cosìpernatura, prodotti imperfetti, solo un po’ più grandi o un po’ più piccoli o semplicemente dalla forma insolita. Ma buoni lo stesso perché contenenti le stesse proprietà nutritive di qualsiasi altro prodotto biodinamico e biologico. Questo primo progetto su vasta scala di riduzione concreta dello spreco alimentare a partire dai campi è stato presentato oggi, in una conferenza stampa in streaming sulla pagina Facebook e YouTube di NaturaSì da Fausto Jori, Amministratore delegato di NaturaSì, Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, il cofondatore di Last Minute Market Luca Falasconi. Moderatrice: la giornalista di TV2000 Gabriella Facondo.
“Recuperando e mettendo in commercio quello che è appena più piccolo, o appena più grande, o appena diverso, passiamo da un 20% circa di prodotto scartato sui nostri campi a un massimo, quasi fisiologico, del 4%”, spiega Fausto Jori. “Nei nostri 500 negozi sono presenti da oggi quelli che abbiamo chiamato i cosìpernatura, prodotti venduti con una riduzione che arriva fino al 50% del prezzo degli stessi prodotti standard. Si tratta di un contributo che vogliamo dare a una vera e propria inversione di tendenza in campo agricolo, alimentare e anche culturale.
Spesso si dice che per sfamare una popolazione mondiale sempre crescente occorre più uso della chimica. Noi vogliamo cominciare ad affrontare questo tema con un salto di paradigma. Non sprechiamo quello che c’è, che abbiamo coltivato e per cui sono stati impiegati acqua, energia, lavoro, risorse. Uno schiaffo all’ambiente ma anche all’etica e alla sostenibilità sociale”, aggiunge l’Ad di NaturaSì.
“Lo spreco di cibo è uno dei problemi che affrontiamo da anni, attraverso un’azione costante della nostra rete territoriale impegnata a promuovere azioni concrete e a sensibilizzare i cittadini sugli stili di vita sostenibili anche nel consumo alimentare – dichiara Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – In un periodo di emergenza socio-economica come quello che il Paese sta attraversando, l’iniziativa in collaborazione con NaturaSì va nella giusta direzione, perché valorizza ulteriormente l’offerta di prodotti bio, con un impatto positivo sull’ambiente e sulla salute di ciascuno di noi. In questa nuova fase, siamo chiamati a ripensare i nostri modelli di consumo e a orientare le nostre scelte, anche e soprattutto tra gli scaffali, abbandonando le logiche di consumismo basate sulla standardizzazione dei prodotti agricoli e privilegiando alimenti che garantiscano un uso ecologico ed etico delle energie e delle risorse impiegate per la loro produzione. È una delle sfide su cui serve senz’altro confrontarsi anche a livello nazionale, nell’ambito del Green Deal europeo, per promuovere sempre di più l’agroecologia del nostro Paese. Serve maggiore concretezza per impedire gli sprechi alimentari, tra i fattori che contribuiscono all’aumento delle emissioni di gas climalteranti. Questa nuova iniziativa della nostra collaborazione strategica con NaturaSì è anche una risposta alla sempre più urgente lotta alla crisi climatica”.
E che cambiare rotta sia possibile lo dimostrano i dati. Nella fase di prova del progetto cosìpernatura, da gennaio a maggio, i prodotti messi a disposizione nei negozi da NaturaSì sono arrivati a 795 tonnellate. L’obiettivo è di recuperare 2.500-3.000 tonnellate di frutta e verdura “imperfetta” in più all’anno. Questo significa, stando ai numeri, che il percorso ambizioso dello “spreco zero” del raccolto è già stato intrapreso. Con un vantaggio per tutti. La necessità di essere belli per forza, infatti, oltre che un danno all’agricoltura e all’ambiente, comporta una perdita economica non da poco. L’omogeneità della forma e della dimensione dei prodotti agricoli, infatti, fa alzare, per lo scarto, il prezzo al consumatore e riduce il reddito dell’agricoltore.
“Con i cosìpernatura contribuiamo a rendere i prodotti biodinamici e biologici maggiormente accessibili anche nel prezzo, restando sempre più vicini a chi compra e a chi produce. Abbiamo deciso di andare in controtendenza rispetto alle regole del mercato, che impongono l’omogeneità anche a tavola, e diamo ai consumatori l’opportunità di scegliere prodotti buoni, coltivati nel rispetto dell’ambiente e del lavoro degli agricoltori, espressione della Natura che ‘per sua natura’ assume sempre forme diverse. La ricerca di uniformità di forma e calibro ha portato anche alla selezione e allo sviluppo di sementi ibride tipiche di un approccio industriale all’agricoltura.
I cosìpernatura, oltre a ridurre lo spreco, ridanno spazio alle sementi non ibride e autoctone, selezionate per la loro vitalità e produttività secondo i principi dell’agricoltura biodinamica e biologica, il cosiddetto organic breeding. Sementi che gli agricoltori possono liberamente riseminare.
Sta a questo punto anche alla politica decidere di rendere più facile e lineare questo percorso: finora le leggi hanno premiato la standardizzazione estrema. Questo nostro passo in avanti può dare una spinta a una revisione normativa che premi le attività antispreco o quantomeno che non le punisca” conclude Jori.
Ufficio stampa
NaturaSì
Silvia Perdichizzi: 3478041635
Legambiente
Valentina Barresi: 3462308590; Luisa Calderaro: 3496546593; Alice Scialoja: 3393945428
Consiglio europeo Agri-Fish, 8 giugno: l'Italia sostenga con convinzione una riforma della PAC coerente con il Green Deal europeo
biodiversitàCambiamoAgricolturaFarm To ForkhomePACLa Coalizione #CambiamoAgricoltura chiede alla Ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova e al Governo un segnale esplicito e forte di condivisione delle due Strategie UE Biodiversità 2030 e “Farm to Fork” che saranno discusse nel prossimo Consiglio europeo Agri-Fish.
Nella prossima riunione del Consiglio Agri-Fish di lunedì i Ministri dell’Agricoltura discuteranno le due Strategie UE che fanno riferimento alla difesa della biodiversità e alla sostenibilità dei sistemi agroalimentari, presentate lo scorso 20 maggio dalla Commissione UE: “Biodiversità 2030” e “Farm to Fork”, insieme al nuovo Quadro Finanziario delle risorse dedicate a conseguirne gli ambiziosi obiettivi. Anche in vista di questo importante appuntamento la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha inviato nei giorni scorsi una circostanziata lettera alla Ministra Teresa Bellanova per chiedere il massimo sostegno dell’Italia a queste Strategie, fondamentali per l’avvio di una reale transizione ecologica della nostra agricoltura nel segno del Green Deal europeo.
La Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura, forte del sostegno di oltre 60 sigle nazionali di associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, ha sottolineato alla titolare del MIPAAF l’importanza di perseguire le due Strategie europee attraverso l’individuazione di nuovi e sfidanti obiettivi quantitativi coerenti con il Green Deal, da recepire nel Piano Strategico che l’Italia, al pari degli altri Paesi Membri, dovrà redigere per l’attuazione della PAC 2020-2027. Al centro della riforma per la PAC post-2020 c’è infatti la “politica agricola orientata ai risultati” intesa come generatrice di esternalità ambientali e sociali, oggettive e misurabili, che deve segnare il superamento dell’approccio basato sulla erogazione di sussidi proporzionali alle superfici in possesso degli agricoltori.
La Coalizione #CambiamoAgricoltura auspica inoltre il sostegno del nostro Governo ad una più forte aderenza a regole e obiettivi climatico-ambientali stabiliti dalla UE quali condizioni per l’erogazione degli aiuti PAC ed esprime la sua preoccupazione per alcune delle modifiche fino ad oggi proposte nell’ambito del Consiglio Agri-Fish che vogliono invece indebolire proprio la componente ambientale della futura PAC.
Rispetto alla discussione sul quadro finanziario, la Coalizione #CambiamoAgricoltura condivide l’esigenza di assicurare alla politica agricola risorse adeguate per poter raggiungere gli obiettivi ambientali ambiziosi indicati dalle Strategie europee, assicurando però un nuovo approccio per una reale transizione ecologica nell’agricoltura. Le Associazioni esprimono per questo soddisfazione per le risorse aggiuntive rese disponibili per lo Sviluppo Rurale, ma sollevano preoccupazioni per la discussione all’interno del Consiglio europeo sui meccanismi di attribuzione dei fondi agli obiettivi ambientali e climatici, dai quali dipende in gran parte l’efficacia delle misure che verranno intraprese. La Coalizione #CambiamoAgricoltura chiede che il 40% delle risorse PAC siano destinate ad azioni dedicate direttamente alla lotta ai cambiamenti climatici e per arrestare la perdita della biodiversità.
Con la lettera inviata alla Ministra la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha rinnovato alla Ministra Bellanova la propria disponibilità a dare un contributo a tutte le fasi di redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC, secondo le indicazioni esplicite della Commissione Europea. Il processo partecipato con tutti gli attori sociali ed economici interessati, avviato a febbraio e bloccato dall’emergenza Covid19, deve ripartire al più presto e forte di una vasta condivisione, evitando il rischio di derive corporative, deve essere finalizzato all’identificazione degli obiettivi della programmazione della PAC post 2020, tappe fondamentali nel senso della transizione ecologica della nostra agricoltura.
Per maggiori informazioni: www.cambiamoagricoltura.it
Il biologico settore strategico per tutelare la biodiversità
agricoltura biologicaAssoBiobiodiversitàfederbiohomeMammucciniIl 2020 è un anno cruciale per la biodiversità, coincide con il decennio dedicato alla diversità biologica e la recente emergenza sanitaria legata al coronavirus, ha reso evidente la profonda correlazione tra la salute dell’uomo e quella dell’ambiente. La Commissione europea ha appena presentato la “Strategia europea per la biodiversità” che indica alcuni obiettivi precisi con un orizzonte temporale al 2030 con lo scopo di invertire la tendenza alla perdita di biodiversità. Numerosi sono i punti rilevanti del documento. Tra questi la proposta di piantare tre miliardi di alberi, intensificare la lotta al traffico di animali selvatici, destinare il 30% delle terre e il 30% dei mari ad aree protette entro il 2027. Fondamentale all’interno della strategia europea, l’affermazione del modello biologico in agricoltura. Il testo della Commissione Europea infatti considera essenziale puntare a un aumento delle superfici agricole coltivate a bio su scala europea dall’attuale 8% ad almeno il 25% entro il 2030. Parallelamente viene indicata la necessità di tagliare l’uso dei pesticidi del 50% e quello dei fertilizzanti del 20%.
Si calcola che la diversità e l’abbondanza di specie sia maggiore nelle aziende bio: il 58% più elevata rispetto a quelle convenzionali. In particolare le piante hanno fatto rilevare una presenza superiore del 95% nelle terre coltivate con metodo bio e del 21% ai margini dei campi.
Per la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini: “è indubbio che la biodiversità contribuisca in maniera significativa al mantenimento della vita del pianeta, ecco perché è fondamentale tutelarla soprattutto in un momento delicato come quello attuale, caratterizzato da una crisi senza precedenti”. Anche l’Europa ha messo al centro della strategia sulla biodiversità un vero e proprio cambio di paradigma dove il biologico rappresenta un tassello essenziale per la difesa della ricchezza degli ecosistemi. Il nuovo piano punta infatti sull’approccio agroecologico e sulla transizione verso l’agricoltura biologica, per favorire la biodiversità e il contrasto al cambiamento climatico. In questo scenario, spiega infine Mammuccini, FederBio sollecita con forza una “veloce approvazione della legge sul biologico ancora bloccata in Senato, fondamentale per raggiungere gli obiettivi indicati dall’Unione Europea e creare le condizioni ideali per preservare quel patrimonio di diversità ambientale che rende il nostro Paese unico a livello mondiale”. […]
FONTE
TESTATA: La Stampa
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 giugno 2020
Giornata mondiale dell'ambiente, FederBio: l’incremento dei terreni coltivati a biologico è cruciale per proteggere ecosistemi e ambiente
biodiversitàGiornata Mondiale dell’AmbienteBologna, 5 giugno 2020 – La giornata mondiale dell’ambiente, che si festeggerà oggi, è dedicata al drammatico tema del declino della biodiversità del Pianeta, come riassunto nel motto scelto: “È il momento per la Natura”.
In linea con le Strategie europee sulla Biodiversità e Farm to Fork, che puntano sulla tutela ambientale con l’obiettivo di incrementare del 25% le superfici coltivate a biologico e di ridurre del 50% l’uso dei pesticidi entro il 2030, FederBio sottolinea l’importanza di allinearsi alle politiche dell’Unione europea in materia di biodiversità e di alimentazione e la centralità dell’agroecologia, di cui l’agricoltura biologica e biodinamica rappresentano le massime espressioni, per conciliare sostenibilità ambientale, economica e sociale.
La pandemia legata al Coronavirus ha fatto emergere ancora più chiaramente la stretta connessione tra la salute del Pianeta, delle persone e di tutte le specie viventi e quindi l’esigenza di adottare nuovi comportamenti e modelli fondati sul rispetto dell’ambiente attraverso il ripristino degli ecosistemi, elementi fondamentali per contribuire a tutelare la biodiversità e a mitigare il cambiamento climatico.
Il Green Deal europeo pone la tutela ambientale e della biodiversità al centro delle priorità dell’agenda comunitaria per i prossimi 10 anni, in quanto metà del PIL mondiale, 40.000 miliardi di euro, dipende dalla natura.
“L’approccio biologico è in grado di proteggere l’ambiente perché è più resiliente rispetto a quello convenzionale. Oltre a produrre una maggiore quantità di biomassa e biodiversità vegetale e animale per unità di superficie, migliora la sostanza organica del suolo contribuendo al sequestro di carbonio e quindi alla mitigazione del cambiamento climatico. In accordo con le Strategie europee sulla Biodiversità e Farm to Fork, occorre cambiare al più presto il metodo di produrre e consumare cibo. Un imperativo diventato ancora più urgente dopo la recente crisi sanitaria che ha mostrato uno stretto legame con quella ambientale. Diventa quindi fondamentale adottare al più presto comportamenti virtuosi tesi alla tutela dell’ambiente, orientando il sistema produttivo ed economico verso un nuovo paradigma basato sul rispetto della Natura”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.
Il settore bio ai tempi del virus: vita difficile per due aziende su tre. La crisi ha investito il 73% dei produttori biologici
agricoltura biologicacoronavirusfederbiohomeLa Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (Firab) ha promosso, con Aiab, FederBio e Assobiodinamica un’indagine sull’impatto della pandemia da Covid-19 sul biologico. Al sondaggio hanno risposto oltre 400 aziende di cui il 73% è stata investita dalla crisi legata alla pandemia. In termini di liquidità, per oltre due aziende su tre, la tenuta economica è al massimo di tre mesi. I produttori legati ai canali di distribuzione, che richiedono maggiore mobilità delle persone, come la vendita diretta in azienda o come il settore alberghiero e tutte le forme di ristorazione, sono sicuramente i più colpiti. Un impatto significativo è dovuto anche alla chiusura dei mercatini e delle fiere, fondamentali per il 24% degli intervistati. Il 16% delle aziende si avvale dell’e-commerce, ma solo i gruppi più grandi hanno la capacità di riconvertirsi in questa modalità di vendita. Inoltre, risulta inaccettabile il divario tra le vendite nella grande distribuzione, aumentate di oltre il 20% e le difficoltà che stanno vivendo gli operatori, evidenziate dall’indagine Firab.
Occorre organizzare in maniera innovativa filiere fondate sulla trasparenza nei confronti dei cittadini e su un’equa distribuzione del valore, che riconosca a tutte le componenti il «giusto prezzo», a partire dagli agricoltori. Ma è altrettanto necessario che i produttori sappiano strutturarsi per affrontare il futuro in maniera non solo individuale. L’emergenza ha messo in luce la possibilità di usufruire di nuovi canali commerciali, come le vendite online, le consegne a domicilio e i mercati coperti, da realizzarsi attraverso reti collettive tra i produttori, in grado di creare rapporti solidali e stabili con i cittadini. […]
FONTE
TESTATA: Terra Nuova.it
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 2 giugno 2020
L’attenzione per la salute spinge il Bio. Dal focus di AssoBio emerge un’accelerazione delle vendite durante il lockdown che potrebbe essere strutturale.
AssoBiohomemercatoNumeri significativi emergono dal focus realizzato da AssoBio, l’associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici e naturali, in collaborazione con Nielsen, nel periodo del lockdown. Dal report emerge con chiarezza che l’attenzione per la salute, la sicurezza e la qualità dei prodotti, incrementa la velocità di espansione del biologico. In Italia infatti, leader europeo per numero di agricoltori biologici (oltre 68.000) e d’imprese di trasformazione (oltre 10.000), le vendite nella grande distribuzione a marzo sono aumentate del 19.6%.
Il vero boom è stato fatto registrare dall’ortofrutta, con una crescita del 24.8% rispetto a marzo 2019 (un valore ancora più significativo, se si considera che le vendite di quella non biologica sono cresciute “solo” del 18.2%) e la carne bovina e di pollo, i cui consumi sono aumentati del 42.2% contro un incremento della carne non biologica “solo” del 29%. E se sono brillanti i dati degli acquisti domestici nella grande distribuzione, dove i prodotti biologici competono fianco a fianco con quelli delle grandi marche tradizionali, sono anche migliori nel canale dei negozi interamente biologici. “La rete di vendita è costituita da circa 1400 negozi per lo più indipendenti, ed è difficile disporre del dato complessivo, ma da rilevazioni su un campione di circa 500, l’incremento degli acquisti è stato del 28.8%“, dettaglia Roberto Zanoni, presidente di AssoBio. Gli italiani costretti a casa prestano più attenzione a cosa mangiano, premiando la qualità e la sicurezza delle nostre filiere, nei cui confronti il ministro Bellanova ha espresso fiducia e l’auspicio di una rapida approvazione della nuova legge sul bio già approvata alla Camera e da più di un anno ferma in Senato, una vicinanza di cui la ringraziamo”, ha concluso Zanoni.
I prodotti biologici iniziano ad ottenere anche un certo successo non solo nel mondo alimentare, ma anche in settori legati alla cura della persona, dove il comparto naturale/biologico nel 2019 ha raggiunto un giro di affari di 202 milioni di euro. In particolare, i prodotti cura persona con certificazione biologica hanno sviluppato nel 2019 un fatturato di 65,8 milioni di euro con una tendenza in crescita a doppia cifra (+16,1%). Il Salone internazionale del biologico e del naturale si terrà dal 3 al 6 settembre 2020 in contemporanea con Cosmoprof World wide Bologna. “Dall’inizio dell’emergenza Corona virus il sistema fieristico nazionale e internazionale ha dovuto far fronte a un enorme impegno per il riposizionamento degli eventi previsti in questi mesi -dichiara Antonio Bruzzone, direttore generale di BolognaFiere-. A questa complicata fase di riprogrammazione si è aggiunta la consapevolezza di dover lavorare, con ancora maggior energia, per creare le più favorevoli condizioni a supporto del business delle imprese. È in quest’ottica che BolognaFiere ha deciso di svolgere nelle stesse date la trentaduesima edizione di Sana, il Salone internazionale del biologico e del naturale e Cosmo prof World wide Bologna. Le due manifestazioni apriranno il 3 settembre e si concluderanno domenica 6 settembre Sana e lunedì 7 settembre Cosmoprof. […]
FONTE
TESTATA: Mark Up
AUTORE: Di Laura Seguso
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 giugno 2020
Biologico, perno della transizione dei sistemi agricoli europei
agricoltura biologicaFarm To Forkfederbiogreen dealhomeMammucciniLa strategia Farm to fork mette l’agricoltura biologica al centro come metodo in grado di produrre benefici per l’ambiente e per la salute e di creare economia per i territori rurali e occupazione per i giovani. L’obiettivo è quello di arrivare al 25% di Sau europea entro il 2030 e per riuscirci serviranno sostegni calibrati sulla portata dell’impegno nella prossima Pac
La Commissione europea ha presentato la settimana scorsa la strategia Farm to Fork, primo vero tentativo di politica agroalimentare integrata che si colloca al centro del Green Deal.
La strategia Farm to Fork attribuisce un ruolo centrale all’agricoltura biologica, come metodo in grado di produrre benefici per l’ambiente e per la salute e di creare economia per i territori rurali e occupazione per i giovani.
La Commissione Ue fa suoi quelli che erano gli obiettivi del biologico
Tra gli obiettivi fondamentali il raggiungimento di almeno il 25% della Sau europea in biologico entro il 2030, la riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari del 50% e dei fertilizzanti del 20%. Gli stessi obiettivi sono contenuti nella strategia europea per la biodiversità presentata sempre la settimana scorsa.
Quelle che fino a poco tempo fa erano le richieste del settore biologico adesso sono gli obiettivi fondamentali della Commissione europea per il Green Deal. Si tratta di una svolta strategica che colloca l’agricoltura biologica al centro di una transizione dei sistemi agricoli europei.
Un passaggio coerente anche con quanto ha evidenziato la crisi sanitaria, che ha fatto emergere l’agricoltura come settore chiave per la sicurezza alimentare del Paese, determinante per la ripresa economica, ma che deve guardare oltre il modello di agricoltura intensiva per affrontare le sfide future, adottando l’approccio agroecologico di cui il biologico rappresenta l’esempio concreto più diffuso.
Serviranno sostegni specifici per il bio nella nuova Pac
È chiaro che gli obiettivi contenuti nelle due strategie si potranno raggiungere solamente se verranno inseriti in maniera coerente nella costruzione di una nuova Pac che, attraverso una svolta radicale, premi le aziende che producono maggiori benefici per la società. Un passaggio di questa portata richiede però anche un quadro normativo adeguato, sia a livello europeo che nazionale, per garantire gli strumenti necessari a strutturare il sistema d’imprese, salvaguardando allo stesso tempo la fiducia dei cittadini nel sistema di produzione biologica.
Dopo Covid 19, serve una proroga per l’applicazione del nuovo regolamento
A livello europeo, dopo un lungo processo di revisione normativa, siamo in attesa dei molti regolamenti attuativi del Reg. (Ue) 2018/848 la cui applicazione è prevista a partire dal 1° gennaio 2021. Ifoam Eu ha chiesto la proroga al 1° gennaio 2022 soprattutto a causa dei ritardi accumulati in seguito all’impatto del coronavirus.
FederBio ha appoggiato la richiesta di Ifoam, vista la complessità del passaggio alle nuove norme in un momento di tali difficoltà, con l’avvertenza però, che il quadro normativo già approvato non venga modificato. Ci auguriamo che la svolta adottata a livello europeo possa essere d’aiuto anche per contribuire finalmente a rendere il biologico protagonista delle politiche agricole italiane. Siamo in attesa, da troppo tempo, della legge sull’agricoltura biologica ed è paradossale che dopo l’approvazione alla Camera alla fine del 2018, sia ancora bloccata al Senato.
Nell’emergenza sanitaria crescono i consumatori che si affidano al bio
Anche durante il blocco per l’emergenza sanitaria le vendite di prodotti bio sono aumentate di oltre il 20% nella grande distribuzione e con percentuali ancora più alte nei negozi specializzati.
Dall’altro lato sono emerse notevoli difficoltà per i produttori che praticano vendita diretta in azienda o attraverso i mercati, o che avevano attivato solidi rapporti con la ristorazione e le mense pubbliche. È un divario che mette in evidenza le grandi opportunità e anche i punti critici di un sistema che ha bisogno di strumenti innovativi per affrontare le grandi sfide a cui costringe la fase attuale. E anche per questo è urgente l’approvazione immediata della legge, per permetterci di fare la nostra parte nella crisi creata dall’emergenza Covid19 e per contribuire in maniera concreta alla ripresa economica del nostro Paese di cui c’è davvero un grande bisogno.
FONTE
TESTATA: Terra è Vita
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 maggio 2020
FederBio Servizi e Agri 2000 Net lanciano il progetto BioSolutions Field Masters
biodifesaFederBio ServizihomeBologna, 26 maggio 2020 – In un contesto di crescita esponenziale del settore biologico sia sul fronte della domanda sia dell’offerta, FederBio Servizi, la società di servizi di riferimento per il biologico italiano, e Agri 2000 Net, uno dei più autorevoli e organizzati centri di ricerca nel settore delle biosoluzioni per l’agricoltura del Sud Europa, mettono insieme le forze per rispondere a un’esigenza condivisa degli operatori delle filiere bio. Al centro dell’accordo: l’individuazione di soluzioni, ammesse in agricoltura biologica, efficaci per il controllo delle patologie e dei parassiti e per il miglioramento quali-quantitativo delle produzioni.
Attraverso esperienze di campo, le due società di servizi per l’agricoltura testeranno le migliori soluzioni per la biodifesa, la biofertilizzazione e la biostimolazione delle colture, in risposta alle esigenze emergenti in ambito biologico, rendendo poi disponibili al mondo della produzione i risultati sperimentali e le valutazioni degli esperti sull’uso e sull’efficacia dei prodotti testati.
BioSolutions Field Masters sarà un punto di riferimento autorevole per le imprese agricole, gli attori delle filiere produttive e per i produttori di mezzi tecnici autorizzati per l’agricoltura biologica.
“Considerato l’obiettivo lanciato dalla Commissione Europea di raggiungere nei prossimi anni almeno il 25% di superficie agricola coltivata con metodo biologico e ridurre nel contempo del 50% l’utilizzo nei campi di chimica di sintesi” – afferma Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio Servizi – “è necessario che si mettano rapidamente a disposizione degli agricoltori italiani ed europei percorsi e soluzioni conformi ed efficaci per convertire al biologico e ottenere rese produttive migliori e stabili”. “Per questo” – continua Carnemolla – “FederBio Servizi intende affiancare le proprie competenze, capacità in agricoltura e mezzi tecnici per il biologico all’esperienza e professionalità consolidate di Agri2000 per offrire, sia ai produttori agricoli che alle imprese del comparto mezzi tecnici, un supporto in questo momento indispensabile ma non ancora disponibile sul mercato”.
“Da 35 anni” – racconta Camillo Gardini, responsabile Agri 2000, – “realizziamo prove agronomiche di campo e studi economici sui mezzi tecnici utilizzati in agricoltura, con un’attenzione prioritaria verso tutto ciò che è innovativo e che risponde a criteri di sostenibilità”. “In quest’ottica,” – continua Gardini – “convinti che l’agricoltura del futuro – per essere competitiva e rispondere alle istanze della società e della politica – dovrà essere “smart” e “bio”, abbiamo deciso di investire nella partnership con FederBio Servizi e in un settore come quello dei mezzi tecnici per l’agricoltura biologica, che consideriamo strategici anche per tutti i nostri interlocutori italiani e internazionali”.
FederBio Servizi I info@federbioservizi.it I Tel: 0521-289375
Agri 2000 Net SRL I pasquali@agri2000.it I Tel: 051-4128045








