Webinar - Natura e agricoltura: importanza delle infrastrutture verdi nelle aziende agricole

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Mercoledì 8 giugno 2022, h. 18.00

Si svolgerà l’8 giugno il webinar “Natura e agricoltura: importanza delle infrastrutture verdi nelle aziende agricole”. L’evento è organizzato con il contributo di Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto #CambiamoAgricoltura.

E’ possibile partecipare direttamente dalla pagina facebook di CambiamoAgricoltura.


Vino: Bio e denominazione di origine le leve per lo sviluppo

“Unire la denominazione, il valore del territorio, la distintività dei marchi, al tema del biologico, rafforza sia il mercato interno, che la possibilità di espansione sui mercati internazionali”, spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio, a proposito del vino biologico.

Ecco una delle affermazioni più efficaci emerse nel corso dell’evento “Vino bio: trend & sfide” moderato da Lorenzo Tosi, giornalista EDAGRICOLE. Il webinar, organizzato da Veronafiere, promosso da FederBio e AssoBio e curato da Nomisma-Wine Monitor, ha visto l’intervento di diversi attori del mercato del vino biologico: associazioni di categoria, GDO, produttori. Quello che emerge è un mercato di nicchia, caratterizzato, però, da notevoli possibilità di sviluppo.

Roberto Zanoni, presidente AssoBio, ha rotto il ghiaccio, intervenendo per primo nel corso del webinar e ricordando il ruolo strategico ricoperto dalle produzioni biologiche. “Con 70mila produttori di biologico e oltre 10mila imprese di trasformazione, l’Italia è leader in Europa per quanto riguarda il bio ed è il primo paese al mondo per export di bio assieme agli USA”, ha esordito Zanoni. In fatto di consumi di prodotti bio, invece, ha posto l’accento sull’importanza di migliorare, in considerazione dell’attuale pro-capite di 64 euro, contro i 180 di Germania. “Tanta è la strada da fare e, quindi, grande è l’opportunità per il futuro”. Quello vinicolo è il settore, secondo Zanoni, in cui il bio italiano eccelle. “Il vino bio continua a crescere, sia in Italia, che all’estero, e le opportunità di sviluppo sono molte alte – e così le qualità che i vini possono esprimere – la viticoltura bio è il settore che più ha innovato, rappresenta un modello virtuoso per la capacità di valorizzare l’ambiente e l’identità dei territori”. L’interesse del consumatore è chiaro: il consumo può crescere, se si riesce a dedicare bio scaffali o una gamma più profonda. Un elemento trasversale, però, necessario, in quest’ottica, è garantire maggiore informazione, “per permettere di valutare valori e caratteristiche distintive”.

Silvia Zucconi, responsabile Market Intelligence Nomisma, ha riportato alcune tra le evidenze principali dello studio Nomisma-Wine Monitor, con particolare riferimento al posizionamento e alle prospettive di sviluppo del vino bio Made in Italy, in Italia e all’estero. I primi dati mostrano il rapporto degli italiani con il vino, in generale: l’87% popolazione ha consumato vino almeno una volta negli ultimi 12 mesi e l’Italia rappresenta il terzo mercato mondiale per il vino. Il fatto che i prodotti alimentari siano 100% italiani è importante per il 43% di chi risponde, che siano sostenibili per il 29%, e bio, un buon 27%.

Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio, afferma che i dati mostrano una prospettiva interessante: “per quanto riguarda i consumi di vino bio, siamo passati da 1 consumatore 6, nel 2015, ad 1 su 2 – spiega – siamo, quindi, all’interno di un trend che, se siamo bravi, ci farà uscire dalla nicchia. Il vino è sempre stato il settore più avanzato ed innovativo, nell’agricoltura, e ha portato a cambiamenti strutturali; infatti, il rilancio della qualità è partito dal vino e ha significato la rivalutazione dei territori rurali”, afferma Mammuccini, che sottolinea, inoltre, come il Made in Italy Bio sia un marchio vincente. La strategia migliore per il futuro? “Ricerca e innovazione che permettano di compiere passi importanti, non solo dal punto di vista dell’approccio agronomico, ma anche socioeconomico e di comunicazione”. […]

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TESTATA: Green Planet
AUTORE: Stefania Tessari
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 giugno 2022



5 Giugno, Giornata Mondiale dell'Ambiente. FederBio: il biologico alleato strategico per la tutela ambientale

Bologna, 1° giugno 2022 – “Solo una Terra” è il tema della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2022, che si celebra domenica 5 giugno, scelto per ricordare il 50° anniversario della Conferenza di Stoccolma, primo meeting internazionale sull’ambiente. In occasione del World Environment Day, che ha l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza di salvaguardare le risorse naturali del Pianeta, FederBio sottolinea il ruolo fondamentale dell’agricoltura biologica nella protezione degli ecosistemi e dell’ambiente.

Basata sui principi del benessere, dell’ecologia, dell’equità e della precauzione, l’agricoltura biologica assicura la protezione e l’incremento della fertilità dei suoli e rappresenta un modello di economia circolare che limita gli sprechi e valorizza i sottoprodotti per produrre nuovo valore. Grazie a un uso più razionale delle materie prime, l’agroecologia contribuisce a ridurre l’impatto sull’ambiente e a contrastare il cambiamento climatico contenendo le emissioni di CO2

“I dati dell’overshoot day, ovvero il giorno in cui si sono esaurite le risorse naturali disponibili per il resto del 2022, che quest’anno è stato collocato in maniera preoccupante a metà maggio, evidenziano come siamo in forte debito verso le risorse naturali del Pianeta. Questo indicatore, che misura l’impatto delle attività umane sulla natura, sta lanciando evidenti segnali d’allarme: abbiamo solo una Terra e dobbiamo rispettarla. Le risorse naturali sono limitate è quindi fondamentale vivere in mondo più sostenibile. Proteggere l’ambiente e i suoi servizi ecosistemici per noi di FederBio è un impegno primario e concreto. L’agricoltura biologica è un sistema di produzione che difende la fertilità del suolo, tutela la biodiversità e la salute degli habitat e delle persone. Contribuisce inoltre a contrastare il cambiamento climatico, favorendo contemporaneamente l’economia circolare, per garantire il futuro delle giovani generazioni”, ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

UFFICIO STAMPA


Contatti: Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331-1860936



Franco Berrino: «Così mangio bio con 5 euro al giorno»

L’epidemiologo esperto di cibo sano all’inaugurazione di Cibo a Regola d’Arte con il ministro Stefano Patuanelli

«Il cibo vero costa poco». Parola di Franco Berrino, per oltre 40 anni direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto Tumori di Milano, che all’inaugurazione di Cibo a Regola d’Arte, alla Fabbrica del Vapore di Milano, intervenuto sul tema del recente aumento dei prezzi, ha raccontato come si possa in realtà ricominciare a mangiare bene facendo attenzione al portafoglio.

«Se mangiamo biologico e con poche proteine animali, ci ammaliamo meno di cancro», ha detto Berrino. «Ormai gli studi lo stanno dimostrando. Molti a questo punto dicono che così si spende di più. Ma non è vero. Io, per esempio, ho voluto fare un esperimento che ho raccontato nel mio ultimo libro, Il mandala della vita», ha continuato il medico. «Per 15 giorni ho fatto la spesa solo in un negozio di cibo biologico sotto casa mia in centro a Milano. Ho rinunciato a qualche prodotto sfizioso come l’avocado, che mi piace moltissimo ma costa di più. E ho comprato solo ortaggi di stagione, e poi cereali, il pane quando non riuscivo a farlo io in casa, legumi, uova, qualche volta il pesce, olio, caffè, tutto biologico. Ebbene, ho speso 5 euro al giorno mangiando bio a colazione, pranzo e cena le volte che ho mangiato pesce, 4 euro senza pesce. Questo significa che se compriamo bene e torniamo a cucinare cibo vero, stiamo meglio e spendiamo poco». […]

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TESTATA: Il Corriere della Sera
AUTORE: Isabella Fantigrossi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 27  maggio 2022



I prodotti bio sono la risposta degli italiani alla crisi alimentare

Secondo il sondaggio un terzo cambierà abitudini di acquisto perchè si tratta di cibi più sani e vicini

Gli italiani, di fronte allo scenario di incertezza degli approvvigionamenti alimentari legati alla crisi internazionale, vedono nel biologico una risposta sempre più sicura alla propria esigenza di alimentazione sana, di qualità e a provenienza locale garantita. Secondo un’indagine condotta da SWG su un campione nazionale di 1.200 consumatori per Carrefour Italia il valore aggiunto dell’acquisto biologico per il consumatore risiede non solo nella salubrità (80% del campione) e qualità dei prodotti, ma oltre il 60% intravede anche una maggior garanzia del rifornimento e oltre il 50% ritiene che questi possano rappresentare un acquisto più conveniente in termini di rapporto qualità-prezzo nell’attuale contesto di inflazione.

Un dato importante se confrontato con la propensione degli italiani agli acquisti in questo momento di crisi: oltre due terzi del campione ritiene che modificherà le proprie abitudini di consumo, con il 54% che cercherà il risparmio nelle offerte speciali e facendo scorte. Il 56% degli italiani afferma, inoltre, che questi aspetti possano spingerli ad aumentare i propri acquisti di prodotti biologici, una tendenza trasversale a tutte le tipologie di consumatori, anche tra coloro che si dichiarano attualmente poco interessati a questa categoria: ben il 43% di coloro che non acquistano biologico ritiene infatti che in tempo di crisi questi prodotti potrebbero rappresentare una soluzione per coniugare salute, qualità e convenienza.

Solida la fiducia degli italiani nelle linee di marca privata dei supermercati, che tocca il 76%. Anche le certificazioni (54%) e il packaging sostenibile (45%) interessano, in particolare, i consumatori più giovani: è soprattutto nella Generazione Z che emerge una fortissima propensione al biologico rispetto alle altre classi di età (+19% rispetto alla media). […]

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TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: G.U.
DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 maggio 2022



Webinar - La cerealicoltura biologica in Veneto

DOVE: 

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FederBioItalia VenetoBiologico

QUANDO:

Mercoledì 15 giugno 2022, h. 18.30

Si svolgerà il 15 giugno il webinar “La cerealicoltura biologica in Veneto. Sementi e cereali: esperienze e attività”. L’iniziativa è finanziata dal Programma di sviluppo rurale per il Veneto 2014-2020.

INFO E CONTATTI:



Giornata Mondiale della Biodiversità. Il ruolo chiave dell’agricoltura biologica per la tutela della biodiversità

Bologna, 22 maggio 2022“Costruire un futuro condiviso per tutte le forme di vita”. È questo il tema centrale della 30a giornata mondiale della Biodiversità, costituita dalle Nazioni Unite nel 2000 e proclamata per il 22 maggio. La perdita della biodiversità è una delle conseguenze planetarie più evidenti generate dall’attività umana. Fenomeni quali la massiccia urbanizzazione e lo sfruttamento intensivo di terre e risorse naturali stanno modificando interi eco-sistemi, mettendo a rischio di estinzione milioni di piante e animali. Per costruire un futuro condiviso per tutte le specie è dunque essenziale invertire la rotta, adottando modelli economici, sociali e produttivi che preservino la ricchezza e varietà di forme di vita che popolano il Pianeta.

In questa direzione, l’adozione di modello agricolo basato sul metodo biologico è un’opportunità concreta per contrastare la perdita di biodiversità. Circolarità, riciclo dei materiali e delle sostanze organiche, nessun utilizzo di sostanze chimiche, pesticidi e fertilizzanti consentono infatti di conservare la fertilità del suolo, essenziale per un armonico sviluppo dei cicli naturali. Questo approccio è garantito al meglio dall’agricoltura biologica. Questa consapevolezza, è stata ufficializzata anche a livello europeo attraverso la “Strategia sulla Biodiversità”, uno dei pilastri del Green Deal, che considera prioritario l’aumento significativo della percentuale di superficie agricola coltivata a biologico entro il 2030.

“La Giornata Mondiale della Biodiversità rappresenta un importante focus su temi strategici, di rilevanza planetaria e che investono la responsabilità di ciascuno di noi. Fondamentale dunque che questi temi divengano agenda dell’agire quotidiano. FederBio è costantemente impegnata per fare in modo che le sensibilità si trasformino in politiche concrete finalizzate alla tutela della ricchezza e diversità nel nostro Pianeta. La biodiversità è fondamentale ai fini della sicurezza alimentare e per far fronte alla crisi climatica. La diffusione dell’agricoltura biologica rappresenta una delle azioni concrete ed efficaci per tutelare e valorizzare la biodiversità”, ha commentato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

UFFICIO STAMPA


Contatti: Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan – silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331-1860936



Stop alla chimica di sintesi, salviamo il suolo e le api

Il suolo rappresenta una risorsa preziosa dove si concentra il 90% della biodiversità. Senza un suolo sano non è possibile avere cibi sani e acqua pulita. E invece pesticidi, erbicidi e fungicidi, utilizzati nei campi coltivati con metodo industriale, lasciano tracce di sostanze chimiche di sintesi che minacciano la qualità dei raccolti e la salute degli ecosistemi. I pesticidi rappresentano un grave pericolo per gli insetti impollinatori; ci tengo a sottolinearlo in occasione della Giornata mondiale delle api, che si celebra domani, per sensibilizzare sullo straordinario ruolo di sentinelle ambientali di questi preziosi insetti.

Fondamentali per l’ecosistema, api e impollinatori sono messi a rischio dall’uso di sostanze chimiche di sintesi, dal cambiamento climatico e dalla scomparsa degli habitat naturali. Da tempo abbiamo proposto di incrementare le misure destinate ai comuni ed enti gestori delle aree naturali protette finalizzate alla realizzazione di aree verdi attrezzate per la tutela degli insetti impollinatori. Nonostante l’importanza delle api, il loro numero è diminuito sensibilmente negli ultimi decenni, la causa è principalmente attribuibile alle attività umane. Secondo la Fao, 71 delle 100 colture più importanti al mondo si riproducono grazie all’impollinazione. Sempre la Fao avverte che «l’uso eccessivo e improprio dei pesticidi causa danni a specie non target, mentre la persistenza nell’ambiente dei residui tossici può impattare su organismi non target, come gli umani, contaminare acque e suoli a scala globale».

Tutelare gli ecosistemi e la fertilità del suolo è tra i punti fondamentali dell’agricoltura biologica, che si basa su processi ecologici, biodiversità e cicli adatti alle condizioni locali, vietando l’uso di prodotti chimici di sintesi. In collaborazione con Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, SlowFood e Wwf Italia, abbiamo presentato “La Compagnia del Suolo”, una campagna di sensibilizzazione patrocinata dall’Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – che ha attraversato l’Italia per verificare il contenuto di sostanze chimiche di sintesi nei campi coltivati, mettendo a confronto suoli convenzionali con suoli biologici. Sono stati analizzati 12 terreni agricoli convenzionali comparandoli con altrettanti suoli biologici contigui e adibiti alle stesse colture, in un monitoraggio a carattere dimostrativo.

I risultati parlano chiaro. Nei campi convenzionali sono state ritrovate ben 20 sostanze chimiche di sintesi tra insetticidi, erbicidi e fungicidi. La sostanza più rilevata è il glifosato, trovato in 6 campi convenzionali su 12. A seguire l’Ampa, un acido che deriva dalla degradazione del glifosato. Si tratta dell’erbicida più usato al mondo, che ha effetti devastanti sulla salute degli ecosistemi e su quella umana, e che è rientrato nella lista delle sostanze ‘probabilmente cancerogene’ dello Iarc di Lione (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro). Ma non è finita qui. Fa riflettere che delle altre 18 sostanze chimiche di sintesi ritrovate, ben 5 risultino revocate da anni: tra cui il famigerato Ddt e il suo metabolita Dde, che resistono in un campo, in quantità non trascurabili, presumibilmente da 44 anni. Le altre (permetrina e imidacloprid), vietate rispettivamente nel 2001 e nel 2018, sono state ritrovate in un campo di pomodori; l’ultima (oxodiazon) revocata nel 2021, in un pereto.

Nei campi coltivati con metodo biologico, le uniche sostanze chimiche ritrovate e peraltro in quantità esigue, risultano i classici esempi di contaminazioni accidentali da cui il biologico cerca da sempre di difendersi. I risultati della campagna dimostrano che i campi coltivati a biologico sono decisamente migliori di quelli convenzionali a conferma che il bio favorisce la tutela del suolo e della biodiversità. Le quantità di residui chimici di sintesi nei campi convenzionali sono un dato di fatto, soprattutto per le produzioni intensive, mentre conforta aver rilevato che, in alcune coltivazioni, come frumento e olivo in aree vocate, anche nel convenzionale l’uso di chimica di sintesi è molto limitato. Questo risultato ci incoraggia a pensare che il biologico stia cominciando a rappresentare un modello di riferimento per tutta l’agricoltura.

L’indagine conferma che tutelare la salute dei suoli è fondamentale per supportare l’intero sistema agricolo e proteggere la salute dell’uomo e dell’ambiente. Per questo è necessario che le istituzioni pubbliche diano inizio a un monitoraggio dei residui della chimica di sintesi nel suolo, con il supporto delle istituzioni di ricerca. La nostra priorità è superare l’uso dei pesticidi di sintesi chimica, a partire da quelli con una persistenza ambientale molto lunga.

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TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 maggio 2022



Tre miliardi di euro per far correre il Bio

Patuanelli al convegno FederBio: «L’alimentazione ha una componente di democrazia che non può essere ridotta»

Patuanelli contro i nostalgici dell’agricoltura orientata solo alle quantità. La pillola del disengagement dal fronte della sostenibilità non va proprio giù al ministro delle Politiche agricole, che lo ha ribadito nel corso del convegno romano “È l’ora dell’agricoltura bio”, organizzato da FederBio assieme a Aiab, AssoBio e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica. Lo spauracchio di una crisi alimentare innescata dal conflitto in Ucraina non deve diventare secondo il ministro, una scusa per una marcia indietro verso un’agricoltura indifferenziata o addirittura verso una produzione alimentare emancipata dall’agricoltura. C’è un’ansia iconoclasta contro gli obiettivi ambientali della nuova Pac.

Le risorse disponibili

«In questo contesto – ha detto il Ministro – il biologico ha un ruolo strategico contro chi pensa che il cibo debba diventare una pillola da inghiottire: l’alimentazione è una scelta personale, ha una componente di esercizio di democrazia che non può essere ridotta. Il biologico è lo strumento che consente di produrre in modo sano, consapevole, rispettando il territorio e impattando meno sull’ambiente».

Il convegno ha fornito l’occasione per fare il punto sul Piano d’azione nazionale per il biologico in corso di elaborazione. Uno strumento che dovrà “dare gambe” agli obiettivi stabiliti dalla legge sul bio. L’Italia ha infatti anticipato al 2027 l’obiettivo del 25% di Sau nazionale bio stabilito dalla Farm to Fork. Le risorse per raggiungere l’obiettivo ammontano a quasi tre miliardi di euro considerando i finanziamenti contenuti nel Fondo per il biologico, nel Pnrr e nel Piano strategico nazionale della Pac. «É essenziale che queste risorse vengano spese bene, in maniera programmata e integrata, per garantire la crescita del settore». Questo il monito lanciato dalle associazioni del bio.

«Il bio assicura la tenuta delle rese»

«L’impennata delle rese si paga – ha messo in evidenza Maria Grazia Mammuccini, produttrice bio e presidente FederBio – nel medio-lungo periodo il bio può arrivare a produrre più del convenzionale. Chi agita il tema della resa più bassa del biologico riporta termini percentuali che non sono reali. I dati scientifici ci dicono che il biologico –rispetto a produzioni intensive che fanno largo uso di input che oggi sono arrivati a costi insostenibili – ha una produzione più bassa di non più dell’8%, che arriva al 25% su colture e in condizioni pedoclimatiche particolari». Un differenziale di resa che secondo la Presidente può essere poi superato attraverso adeguati investimenti in ricerca e nuove tecnologie. «Per esempio, l’agricoltura di precisione può essere uno strumento importante per incrementare le rese del bio, coniugando sostenibilità e innovazione. Inoltre, l’obiettivo della sostenibilità impone non solo di guardare all’immediato, ma alla conservazione delle risorse per il futuro».

Suoli fertili per le generazioni future

Anche le rese vanno perciò considerate nel medio lungo periodo, facendo i conti con la necessità di impostare rotazioni adeguate dal punto di vista agronomico, economico ed ambientale.

«Nei sistemi sostenibili – prosegue Mammuccini – il biologico consente di ottenere obiettivi maggiori rispetto al convenzionale, anche perché preserva la fertilità e la biodiversità dei suoli. Elementi che garantiscono la costanza di produzione oggi e per le generazioni future». Un allarme Fao dice che il 33% dei suoli a livello globale è degradato anche per l’eccesso di uso di chimica di sintesi. «È evidente quindi – evidenzia la Presidente – che se guardiamo la questione della resa di produzione da questa prospettiva, la riduzione della resa di produzione nel bio non esiste. Dobbiamo riportare gli agricoltori al centro della produzione del cibo. Oggi abbiamo una legge e le risorse, il mondo del bio deve rimboccarsi le maniche e avviare un confronto aperto per portare all’attenzione del governo il piano d’azione nazionale per l’agricoltura biologica» ha concluso Mammuccini. […]

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TESTATA: TerraèVita
AUTORE: Laura Saggio
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 maggio 2022



Il bio cresce, ma non corre. La nuova legge va bene, restano comunque i problemi

Sono serviti 15 anni ma ora anche l’Italia ha una normativa sull’agricoltura naturale. Superfici raddoppiate e fondi per tre miliardi fino al 2027: tutto risolto quindi? No. Il nodo dei costi all’origine

Dopo quindici anni, tre legislature e molte polemiche, l’Italia ha finalmente una legge sul bio. A inizio marzo il Parlamento ha approvato in maniera definitiva il disegno di legge n. 988, intitolato «Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico». Dopo tanta attesa e dopo che il dibattito sull’inclusione dell’agricoltura biodinamica nel provvedimento ne aveva ritardato ulteriormente l’approvazione, le associazioni del settore hanno esultato. A loro parere si tratta di «una norma chiave per supportare la transizione ecologica dei sistemi agricoli e per l’intero comparto agroalimentare italiano», una legge che «consente anche all’Italia di allinearsi alle politiche Ue che puntano a una crescita consistente del settore». Non che negli ultimi tempi non ci sia stata. Tra 2010 e 2020, in Italia, il numero degli operatori è cresciuto del 71 per cento e quello delle superfici dell’88. Questo nel medio termine. Nel breve, però, c’è stato un rallentamento, con le superfici che nel 2020 sono aumentate del 5,1 per cento e gli operatori solo dell’1,3.

Per migliorare, secondo la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini, bisogna «dare gambe agli obiettivi della legge attraverso iniziative e strumenti concreti». Complessivamente tra i contributi della Pac, cioè della Politica agricola comune Ue, e poi quelli del Pnrr, e quelli del fondo per il biologico istituito dalla Finanziaria del 2020, e quelli del nuovo fondo per la ricerca e l’innovazione, il settore avrà a disposizione da qui al 2027 quasi tre miliardi di euro. «Così tante risorse – riprende la presidente Mammuccini – non s’erano mai viste. Vanno spese bene».

In Italia, negli ultimi dieci anni, la percentuale di superficie agricola utilizzata per uso biologico è raddoppiata, passando dall’otto al sedici per cento del totale. Siamo uno dei primi Paesi in Europa. Ma ora l’Unione, con la strategia Farm to Fork, ha indicato per il 2030 l’obiettivo del 25 per cento. I fondi senza precedenti servono per tagliare questo traguardo. Il punto, però, non è solo coltivare. Serve una strategia. […]

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TESTATA: Corriere della Sera
AUTORE: Paolo Riva
DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 maggio 2022