Teli biodegradabili alleati del biologico

Ha generato grande interesse da parte del mondo del biologico la giornata su «La gestione delle infestanti in agricoltura biologica» tenutasi lo scorso 21 maggio all’azienda Stuard di Parma. Durante l’evento sono state infatti presentate varie tecniche utilizzabili per il pomodoro da industria e colture orticole. Tra le soluzioni proposte anche i nuovi teli per pacciamatura Novamont in bioplastica Mater-Bi, derivata per il 60% da materia prima rinnovabile. Utilizzabile in diverse condizioni ambientali e su colture con cicli diversi con ottimi risultati agronomici, il telo in Mater- Bi, grazie alla biodegradabilità nel suolo, non necessita di essere recuperato e smaltito al termine del ciclo colturale, ma può essere lasciato nel terreno dove viene biodegradato a opera dei microrganismi, contribuendo così alla riduzione della produzione di rifiuto plastico e a preservare il suolo dall’inquinamento da plastica. Una platea di circa cento persone, composta da addetti ai lavori, tecnici agronomi, produttori agricoli e di macchinari, ha assistito alla presentazione dei nuovi bio-teli e partecipato alla visita al campo sperimentale dove i teli sono alla prova su una coltivazione di pomodoro da industria biologico.

Durante la giornata è stata effettuata anche una prova di stesura del telo in Mater-Bi con la nuova paccia-seminatrice Modula Jet di Forigo, con cui è stato possibile mettere a punto una tecnica di semina del pomodoro da industria altamente innovativa. Il campo prova rientra nell’ambito dell’accordo sottoscritto nel 2019 tra FederBio e Assobioplastiche – l’associazione che rappresentale imprese attive nella produzione di polimeri biodegradabili e di prodotti finiti – per l’implementazione dei teli biodegradabili per la pacciamatura in agricoltura biologica.

In base ai termini dell’accordo, infatti, l’utilizzo dei teli pacciamanti con biodegradabilità e rinnovabilità certificate costituisce una delle principali innovazioni tecniche utili per la conversione di ampie superficie colture all’agricoltura biologica. I teli devono essere conformi allo standard europeo EN 17033, a partire dal 2021 devono essere costituiti da materie prime rinnovabili in misura pari o superiore al 60% e non devono contenere organismi geneticamente modificati.

«Da oltre 20 anni lavoriamo allo sviluppo di prodotti che contribuiscano a preservare fertilità, funzionalità e salute del suolo, per un’agricoltura a basso impatto. Oggi abbiamo dimostrato al mondo del biologico come rispondiamo alle sue richieste, portando nel giro di un anno, la percentuale di materia prima rinnovabile del Mater- Bi con cui sono prodotti i teli di pacciamatura dal 50 al 60%», ha dichiarato Sara Guerrini, public affairs Agricolture Novamont. Secondo Paolo Carnemolla, segretario generale di FederBio, «L’impiego dei teli si sta rivelando fondamentale per supportare gli agricoltori biologici nelle fasi più delicate anche nelle coltivazioni in pieno campo, in particolare per semine precoci e per il controllo della flora spontanea. E ciò con evidenti vantaggi anche per le relazioni fra sistema suolo e pianta e per il risparmio idrico, con maggiore produzione, minori impatti e costi».

«La pacciamatura con questi bio-teli funziona bene – ha commentato Roberto Reggiani, direttore di Stuard – diverse prove scientifiche dimostrano infatti che nel suolo bastano pochi mesi dalla fine del periodo di impiego per non trovare traccia dei bioteli sia a livello macroscopico sia microscopico». […]

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TESTATA: L’Informatore Agrario
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 giugno 2021



Agricoltura biodinamica: esoterismo o avanguardia green? “Applichiamo regole che l’Europa pone come obiettivi per il 2030”

La transizione ecologica rischia già la sua prima battuta d’arresto. Si tratta dell’attesa legge 988 sull’agricoltura biologica, che potrebbe saltare a un passo dall’approvazione perché l’Italia, è il caso di dirlo, sembra aver pestato un grosso cornoletame. Pietra dello scandalo è un comma che equipara a quella biologica la meno nota agricoltura biodinamica, che appunto contempla procedimenti quali l’interramento di corna di vacca riempite di letame per stimolare la fertilità del terreno.

Stregoneria”, tuona una parte del mondo scientifico a partire dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, che chiede ora di modificare la legge cancellando ogni riferimento alla biodinamica perché “una pseudoscienza non può ricevere finanziamenti pubblici”. Bando alle streghe, dunque? Non proprio. “La legge non assegna i fondi europei ai coltivatori biodinamici in quanto tali, ma solo in quanto agricoltori biologici”, spiega il presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica Carlo Triarico. Insomma, i finanziamenti li prenderebbero lo stesso perché, aggiunge, “per fare biodinamica bisogna innanzitutto ottenere la certificazione biologica secondo la vigente normativa europea”.

Un’evidenza che però non basta a placare gli animi di chi considera pericolosa anche la sola menzione formale. Anzi, gli attacchi aumentano ben oltre la sfera scientifica, e la biodinamica viene accusata di truffare i consumatori. “Tutt’altro, si tratta della punta più avanzata dell’agricoltura biologica”, sostiene la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini. E a ben guardare ci si trova di fronte a un paradosso. Perché se da un lato questi contadini devono difendersi da accuse medievali, dall’altro rappresentano un’avanguardia già dotata di regole che l’Unione europea mette tra gli obiettivi per il 2030. Come la destinazione di parte dei terreni agricoli allo sviluppo della biodiversità o il riciclo in azienda di tutte le sostanze organiche prodotte.

In biodinamica, oltre ai più famosi preparati, tra cui il cornoletame, ci sono pratiche discusse come la macerazione di erbe all’interno di vesciche animali. Ma non sono dovuti passare cent’anni perché la legge si accorgesse dei preparati biodinamici. “Si tratta di cose che troviamo in commercio. Il loro utilizzo come corroboranti del terreno è normato a livello europeo e italiano, e la loro commercializzazione risponde a espliciti decreti ministeriali e al vaglio periodico di una commissione di tecnici di diversi ministeri che ha sempre rinnovato la loro ammissibilità tra i prodotti adatti alle colture biologiche e biodinamiche”, spiega Mammuccini di FederBio.

Il cornoletame si può acquistare anche online, più comunemente sotto la sigla 500 o 500K. Eppure, anche nel mondo accademico, le posizioni si differenziano. L’ecologista di fama internazionale Nadia Scialabba, per trent’anni alla Fao e oggi impegnata nella ricerca sul cibo sostenibile all’Arizona State University, sostiene che la particolare diversificazione delle coltivazioni biodinamiche unitamente all’attenzione alla biodiversità, non solo garantiscano la maggiore fertilità dei terreni, ma anche raccolti che in caso di siccità superano del 40% quelli dell’agricoltura convenzionale. Non proprio un optional se è vero quel che afferma Coldiretti: “La siccità rappresenta l’evento climatico avverso più rilevante per l’agricoltura italiana con danni stimati in media in un miliardo di euro l’anno”. Altri studi attribuiscono ai terreni coltivati con metodo biodinamico la capacità di trattenere fino al 55% di acqua in più rispetto a campi coltivati in modo convenzionale, e questo grazie alla cura dell’humus, la componente organica del suolo che trattiene acqua e nutrienti e che nelle colture biodinamiche può arrivare a costituire anche al 70 per cento del terreno.

Dopo Germania e Francia, oggi l’Italia è il terzo paese per superficie coltivata con metodo biodinamico. La Démeter Italia è l’associazione privata di produttori che certifica il biodinamico, ancora oggi nel rispetto dell’eredità steineriana. Non è la sola ma è la più conosciuta e datata. Esiste da ottant’anni e fa riferimento alla Federazione biodinamica Démeter iternational.

E allora perché tanto rumore? Perché oltre le accuse e gli appelli di alcuni scienziati la polemica è diventata un polverone mediatico? La posta in gioco l’ha definita l’Unione europea stabilendo che entro il 2030 il biologico dovrà occupare il 25 per cento di tutte le coltivazioni agricole. Un obiettivo che vede in vantaggio noi italiani, con la media Ue che è all’otto per cento e la nostra che è già al 15,8 per cento. Ma la strada è ancora lunga e comporta la riallocazione di molte risorse, a partire dai fondi europei per l’agricoltura dell’intero decennio, la cui destinazione andrà decisa entro l’anno anche in Italia. Le sfide del Green Deal europeo e le sue strategie imporranno necessariamente lo spostamento di parte dei finanziamenti dalle produzioni convenzionali a quelle biologiche.

Al netto di commi, dogmi e legittime opinioni, è più utile pretendere l’abiura o arruolare questi agricoltori alla causa della transizione ecologica? Qualche settimana fa, in una azienda vinicola della Valpolicella dove era in corso una degustazione, l’enologo ha raccontato ai presenti come sia ancora molto diffusa l’usanza delle “crosette”, piccole croci di legno d’ulivo poste all’inizio di ogni filare, per proteggere la coltura e il raccolto, “anche dalla grandine”. Di fronte ai sorrisi bonari di qualche presente, l’enologo si è sentito in dovere di precisare: “I titolari dell’azienda sono molto credenti”. Si sarebbe potuto obiettare che non vi sono evidenze scientifiche a giustificazione di tali pratiche. Si è preferito comprare il vino. Era buono […]

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TESTATA: Il Fatto Quotidiano
AUTORE: Franz Baraggino
DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 giugno 2021



Slow Wine Coalition: nasce la rete per un vino buono, pulito e giusto

Si propone di tracciare la via per una nuova rivoluzione del mondo vitivinicolo, riunendo tutti i protagonisti della filiera intorno alla consapevolezza che il ruolo del vino non può essere più solo quello edonistico legato al piacere della degustazione, ma che seguirà sempre di più la via di un’autentica sostenibilità ambientale. È la Slow Wine Coalition, la nuova rete mondiale di Slow Food nata grazie all’esperienza e ai principi che si sono evoluti, edizione dopo edizione, intorno al progetto della guida Slow Wine.

Il Manifesto Slow Food

La Slow Wine Coalition ha l’obiettivo di riunire gli attori della filiera del vino ispirati dall’idea di un vino buono, pulito e giusto per tutti. Si riconosce intorno al Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto, un decalogo che fissa alcuni punti fermi sul mestiere del vignaiolo, sull’agronomia e sull’enologia, allargando il discorso anche ad altri ambiti quali la biodiversità, il valore del territorio e il rapporto con chi lavora in vigna e in cantina.

“Il manifesto”, presentato in anteprima a Bologna l’11 ottobre 2020 nel corso di Sana Restart, è frutto di un lungo percorso che attraversa tutta la storia di Slow Food. Si ispira alle riflessioni di centinaia di vignaioli riuniti a Montecatini e Firenze nel 2009 per la seconda edizione di Vignerons d’Europe e non vuole essere un documento chiuso, ma un punto di partenza intorno al quale confrontarsi e discutere – sottolinea il coordinatore della Slow Wine Coalition, Giancarlo Gariglio -. Le radici della nostra associazione, all’inizio degli anni ’80, affondano tra le vigne. In questi 40 anni l’associazione è cresciuta e ha allargato i propri orizzonti, mantenendo il legame con il vino grazie a Slow Wine. Ma per quanto questo progetto abbia raccolto successi e unito tanti appassionati sotto la bandiera del vino buono, pulito e giusto, la guida, il sito, gli eventi e il nutrito gruppo di collaboratori non bastano a creare una comunità. In questa fase storica abbiamo compreso che nessuna sfida si vince da soli. Per questo è fondamentale creare una comunità unita intorno a valori riconosciuti e condivisi”.

I pilastri della Slow Wine Coalition

Inquinamento, depauperamento della biodiversità a causa dell’utilizzo di diserbanti e disseccanti, monocoltura nelle aree di maggior pregio, sfruttamento della manodopera. Queste sono alcune delle piaghe di cui purtroppo si macchia ancora il mondo del vino, retaggio di una vecchia cultura agricola cui molti produttori stanno rinunciando a favore di una vera e propria rivoluzione che sta rimodellando lentamente il volto di questo settore. La strada è lunga e soprattutto all’inizio è necessario uno sforzo collettivo guidato da chi si è già messo in cammino. Sono molte infatti le cantine che, nel solco di un generale rinnovamento agricolo, hanno avviato la sperimentazione e il ricorso a sistemi di coltivazione sostenibili, praticando l’agricoltura biologica e biodinamica. In futuro, soprattutto alla luce della lotta ai cambiamenti climatici, questo comparto dovrà per forza di cose accelerare e offrire un esempio virtuoso per tutte le altre coltivazioni, spesso meno fortunate dal punto di vista del margine economico.

Non solo: molto spesso le vigne più vocate sono collocate in collina o in montagna, in zone in forte pendenza, spesso in territori dove l’uva è l’unica opportunità per creare valore e mantenere un presidio umano. Ecco quindi che la moderna azienda vitivinicola assume un ruolo centrale nella difesa del paesaggio, tutelandone la bellezza e l’integrità, e incoraggiando lo sviluppo di un sistema di turismo attento all’ecologia e alla gastronomia. Infine, le cantine sono luogo di integrazione di molti lavoratori stranieri che oggi offrono manodopera fondamentale nei campi e che al contempo diventano nuovi abitanti delle colline e dei borghi che vivono di viticoltura. Un rapporto teso a valorizzarne le competenze e se possibile ad aggiungerne sempre di nuove.

Le tappe della Slow Wine Coalition

Fitto il calendario della Slow Wine Coalition per i prossimi mesi. Già a partire da luglio Slow Food contribuirà a organizzare momenti di incontro tra i primi protagonisti della Coalition in Italia e all’estero che firmeranno il Manifesto e racconteranno i princìpi a cui si ispirano. L’appuntamento più importante per tutti i vigneron, i professionisti del settore e gli appassionati – che in tutto il mondo si riconoscono nei dieci punti indicati dal Manifesto – si terrà a Bologna, dal 26 febbraio al 1° marzo 2022, con Sana Slow Wine che presenta la Slow Wine Fair, l’evento internazionale dedicato al vino buono, pulito e giusto. La manifestazione, organizzata da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food ospiterà, infatti, il primo incontro internazionale della Slow Wine Coalition, occasione di confronto e dibattito tra tutti gli attori della rete, nel solco della quasi ventennale esperienza di Terra Madre.

Durante i quattro giorni della Slow Wine Fair si riuniranno centinaia di produttori da tutto il mondo in conferenze, dibattiti, degustazioni e con l’esposizione di migliaia di etichette provenienti da ogni parte del globo. Quest’ultima parte sarà impreziosita dalla collaborazione con la Società Excellence, che riunisce le diciotto aziende leader nella distribuzione in Italia, e vedrà la giornata di domenica aperta agli appassionati, mentre lunedì e martedì saranno dedicati ai professionisti. La Slow Wine Coalition è un’alleanza internazionale, basata sulla volontà di confrontarsi su temi cruciali per il futuro del nostro pianeta, che trova terreno fertile su cui attecchire a Bologna e in Emilia Romagna, grazie alla volontà di tutti gli attori impegnati in questa iniziativa.

La Slow Wine Fair vedrà la partecipazione di FederBio, storico partner di BolognaFiere con SANA e attivo anche in collaborazioni con Slow Food, che curerà una sezione dedicata ai vini certificati bio. […]

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TESTATA: La Repubblica
AUTORE: Luigi Gia, Paola Jadeluca
DATA DI PUBBLICAZIONE: 6 luglio 2021



La risicoltura biologica: nuovi metodi sostenibili e nuove prospettive per un settore alla ricerca dell'eccellenza e della diversità

2 luglio 2021 – Fare rete, affidarsi alla ricerca e puntare sugli agricoltori. Ma soprattutto sviluppare nuove politiche che sappiano affrontare le sfide della salvaguardia degli ecosistemi e della tutela delle coltivazioni dagli effetti del cambiamento climatico. Questo il centro del webinar Innovazione e sostenibilità nella risicoltura biologica – uno degli appuntamenti previsti all’interno del progetto Veneto Biologico, finanziato dal PSR Veneto 2014-2020 e promosso da FederBio – cui hanno partecipato Roberta Martin, Vice Presidente A.Ve.Pro.Bi. e imprenditrice agricola, specializzata in riso biologico, Daniela Ponzini e Giuseppe De Santis, di Rete Semi Rurali e Manuele Mussa, dell’Azienda agricola Una Garlanda di Stocchi fratelli e C.

In Italia, la risicoltura biologica rappresenta un grande valore dal punto di vista paesaggistico, storico, ambientale ed economico. Proprio per questo è necessario che tutti gli attori del mondo del riso biologico condividano le proprie esperienze e conoscenze, sperimentando nuove tecniche e aprendo strade nuove. Lo dimostra il progetto Riso Resiliente, iniziato nel 2019, che vede l’utilizzo, grazie alla banca del seme del CREA e dell’IRRI nelle Filippine, di varietà di riso utilizzati fino agli anni ’50 che poi sono state sostituite da altre più produttive e/o elette dal mercato. Caratteristiche fenologiche in grado di competere con malattie e infestanti, stabilità di resa, possibilità di evolversi in adattamento specifico con le tecniche di gestione agronomica decise dagli agricoltori e il contesto ambientale aziendale: sono questi i punti salienti del progetto. Per Daniela Ponzini della Rete Semi Rurali, “quando lo scambio di conoscenze avviene tra agricoltori che condividono le loro esperienze e sperimentazioni, l’innovazione viaggia molto più velocemente e in maniera molto più efficace”.

“Da qualche decennio la selezione varietale per la risicoltura italiana si è normalizzata, esistono poche varietà seminate e una sola tecnologia – tra l’altro coperta da brevetto di proprietà intellettuale – in questo momento che guida la ricerca di nuove varietà di riso in Italia. Poche varietà per tutti gli ambienti e tutti i mercati: condizione accettabile per il settore tradizionale, ma incompatibile con la diversità di siti e tecniche che si ritrovano nella produzione biologica”, afferma Giuseppe De Santis, Rete Semi Rurali. Ma nei prossimi anni “assisteremo a una semi-rivoluzione rispetto al mondo biologico. Siamo alla vigilia dell’attuazione di un nuovo regolamento che sancisce regole e prospettive e strategie per questo importante settore” superando così alcuni vincoli introdotti nel sistema sementiero italiano nella coltivazione di riso con caratteristiche fenotipiche della pianta non omogenee a parità di morfologia e caratteristiche della cariosside.

Nella risicoltura biologica bisogna uscire fuori dal concetto di uniformità per mantenere elevati gli standard di innovazione e sostenibilità: non solo è possibile sperimentare tecniche agronomiche differenti tra un’azienda e l’altra ma all’interno della stessa azienda il risicoltore può testare metodi diversi e valutare quelli strategicamente più validi. È quanto successo nella storica azienda Una Garlanda di Stocchi Fatelli e C. che ha puntato sulla chiusura della filiera, partendo da sementi certificate biologiche, anche di storiche varietà di riso, coltivate in modo completamente naturale con il metodo della “pacciamatura verde” ed in fine lavorate con l’impianto artigianale sito in azienda. La tecnica di coltivazione, ideata e sperimentata dalla famiglia Stocchi, consiste nel seminare il riso su un erbaio, poi trinciato ed allagato; lo strato in decomposizione delle erbe consente di far crescere il riso senza concimazioni e diserbi contenendo la presenza di vegetazioni infestanti. Si tratta di una tecnica economica e semplice nella sua realizzazione che ha permesso un risparmio annuo pari a circa 80 mila euro per mezzi tecnici e di 2/3 di carburante.

O ancora presso l’Isola della Scala, a Verona, azienda agricola biologica di seminativo che nasce 20 anni fa come scelta ambientale e biologica.  “La sostenibilità è data da valori che si integrano tra loro. Ci deve essere una sostenibilità ambientale, alimentare, sociale, di salute ed economica” afferma Roberta Martin, Vice Presidente A.Ve.Pro.Bi. e imprenditrice di un’azienda specializzata in riso biologico all’interno della quale ha avuto modo di testare nuove tecniche di coltivazione. Una sperimentazione visionata da Filip Haxhari di Ente Risi e condotta dal team di ricerca e sviluppo aziendale con l’obiettivo di risolvere un problema di parassiti in campo, dato da un fungo particolarmente aggressivo sul vialone nano: seminando due varietà di riso con diverse resistenze al parassita è possibile contenere la diffusione del patogeno. “Il risultato è stato quello di ottenere un prodotto sano, senza residui da sostanze chimiche di sintesi, ma soprattutto distinguibile al momento della raccolta – racconta Roberta Martin – garantendo al tempo stesso quindi la sostenibilità sia ambientale che economica per la mia azienda”.

È solo andando in questa direzione che si potrà parlare di una vera e propria rivoluzione agroecologica.

 

Puoi rivedere la diretta a questo link

UFFICIO STAMPA


Dania Buonamano

d.buonamano@silverback.it

Tel. 349 7528559



Webinar - Trent'anni dal Reg. CE 2092/91 e vent'anni di ANABIO-CIA

DOVE: 

Auditorium “Giuseppe Avolio”, via Mariano Fortuny, 16- Roma

QUANDO:

Martedì 13 luglio 2021, h. 10.00

Si svolgerà il 13 luglio 2021 presso l’Auditorium “Giuseppe Avolio” di via Mariano Fortuny a Roma, l’assemblea nazionale di ANABIO Cia. L’incontro sdarà anche l’occasione per parlare del primo regolamento europeo sul biologico, il Reg. (CE) 2092 del 1991.

È possibile seguire la diretta streaming cliccando sul link all’interno del programma.

INFO E CONTATTI:



PNRR: 300 milioni di euro al biologico. Un ottimo risultato che premia l’impegno di AIAB, Assobio, Associazione Biodinamica e FederBio

Bologna, 2 luglio 2021 – Il 30 giugno sono stati approvati in via definitiva dalla Camera gli emendamenti al decreto legge N.59 del 6 maggio 2021 che istituisce il Fondo complementare al PNRR. Si tratta di uno stanziamento di 30 miliardi che si aggiunge alla dotazione Europea.

Le modifiche al decreto legge apportate in sede di conversione, definiscono che, nello specifico, 1.2 miliardi di euro siano riservati ai contratti di filiera e distrettuali per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo. Di questo plafond di risorse, il 25%, 300 milioni di euro distribuiti in un arco temporale di 5 anni, è destinato esclusivamente alle produzioni biologiche.

Si tratta di un risultato molto positivo che risponde alle sollecitazioni e alle proposte espresse dalle associazioni del mondo bio – AIAB, AssoBio, Associazione Biodinamica e FederBio – che avevano scritto al Presidente del Consiglio Draghi, al Ministro dell’agricoltura Patuanelli e ai capigruppo di Camera e Senato proprio per sottolineare l’importanza d’inserire nel PNRR misure di sostegno a favore del biologico, come modello produttivo in grado di favorire la transizione ecologica del sistema agricolo e alimentare del nostro Paese, in coerenza con le politiche europee del Green Deal.

In particolare, nelle proposte inviate, si evidenziava proprio la rilevanza di destinare finanziamenti per la promozione di filiere di Made in Italy Bio e di distretti biologici, con priorità per le aree interne e naturali protette.

Questo primo e importante risultato spinge ancora di più le associazioni del bio ad impegnarsi anche per le altre proposte inserite nelle note inviate a suo tempo, come la richiesta di investimenti in ricerca e innovazione per il settore, una maggiore spinta verso la digitalizzazione e una fiscalità finalizzata ad agevolare le attività, i prodotti e i servizi che hanno un impatto positivo sull’ambiente.

“Siamo molto soddisfatti di questo risultato concreto che riconosce il nostro impegno nel sostenere che la transizione verso l’agroecologia, con investimenti finalizzati alla crescita del bio, sia un asset fondamentale da inserire nel PNRR. Le risorse stanziate possono contribuire a rendere ancora più incisivo lo sviluppo di un settore strategico come il biologico, che rappresenta non solo un approccio efficace nel contrasto al cambiamento climatico e nella tutela della biodiversità, ma un’opportunità concreta di sviluppo per tanti territori rurali del nostro Paese, capace di creare occupazione in particolare per giovani e donne, in piena coerenza con le priorità indicate nel PNRR” hanno commentato le Associazioni del biologico.

 

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Silvia Voltan

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Videoconferenza - Porre fine all'utilizzo del glifosato e costruire un'agricoltura sostenibile

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Mercoledì 7 luglio 2021, h. 14.30

Si svolgerà il 7 luglio la videoconferenza dal titolo “Porre fine all’utilizzo del glifosato e costruire un’agricoltura sostenibile“. All’evento, organizzato da Flai Cgil Nazionale, prenderà parte Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

E’ possibile seguire l’evento in diretta Facebook.

Ne discuteranno:
Pietro RUFFOLO: Responsabile politiche europee FLAI CGIL Nazionale
Fiorella BELPOGGI: Direttrice scientifica ISTITUTO RAMAZZINI
Tiziano QUAINI: Coordinatore regionale Associazione Veneta produttori biologici e biodinamici – AVEPROBI
Maria Grazia MAMMUCCINI: Presidente FEDERBIO
Angelo Gentili: Responsabile agricoltura LEGAMBIENTE Nazionale
Enrico SOMAGLIA: Vice Segretario Generale EFFAT
CONCLUSIONI: Giovanni MININNI Segretario Generale FLAI CGIL Nazionale

INFO E CONTATTI:



FederBio consolida la partnership storica con SANA BolognaFiere

Bologna, 30 giugno 2021 – L’edizione 2021 di SANA, dal 9 al 12 settembre a BolognaFiere, sarà ancora più green. In questo momento di grande rilevanza per il biologico, FederBio rafforza ulteriormente l’alleanza iniziata nel 2007 con il Salone internazionale del biologico e del naturale. A inaugurare la manifestazione, la terza edizione degli Stati generali del biologico “Rivoluzione Bio 2021”, un’importante occasione di confronto, approfondimento e condivisione sulle tematiche più attuali del settore, teso alla definizione delle iniziative più efficaci per sostenere e consolidare la crescita del biologico. Quest’anno il palinsesto si annuncia particolarmente significativo visto che siamo in una fase decisiva per la transizione ecologica dell’agricoltura. Verranno affrontati temi strategici come la promozione del Piano di Azione nazionale, necessario a delineare la visione strategica del settore nei prossimi 10 anni e a individuare i collegamenti con il Piano Strategico Nazionale della PAC che dovrà indicare l’obiettivo percentuale di crescita del biologico e gli interventi concreti per raggiungerlo. L’Europa sta puntando fortemente sul biologico con il Green Deal, le strategie di attuazione Farm to Fork e Biodiversità e il Piano d’azione che supporta con iniziative concrete gli obiettivi ambiziosi che puntano a triplicare le superfici agricole coltivate a biologico e a ridurre l’uso dei pesticidi e degli antibiotici del 50% entro il 2030. Il biologico si conferma un settore in crescita, sia per quanto riguarda i consumi che la produzione, inoltre è in grado di attirare imprenditoria giovanile, investimenti e generare nuova occupazione. La transizione ecologica del sistema agricolo e alimentare rappresenta una grande opportunità per la trasformazione dei sistemi economici, in uno scenario generale come quello attuale che impone la progressiva affermazione di un’economia sempre più circolare e sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.

Queste e altre tematiche saranno al centro della tavola rotonda istituzionale “Biologico tra presente e futuro: le istituzioni a confronto”, che approfondirà le azioni e le strategie più efficaci per favorire la transizione verso un’agricoltura ecologica e sostenibile.

Inoltre, all’edizione 2021 di SANA debutta SANATECH, la nuova rassegna internazionale della filiera produttiva del biologico che punta a offrire una visione globale sull’intero processo produttivo agroecologico. La partnership strategica tra BolognaFiere e FederBio ha anche un focus internazionale che si concretizza nella piattaforma Ita.Bio, promossa da ICE e FederBio e a cura di Nomisma. Si tratta di un concreto strumento di supporto per tutti gli operatori del comparto che vogliano ampliare la presenza nei mercati esteri più in crescita.

SANA è la manifestazione fieristica di riferimento per il mondo del biologico ed è per questo che siamo orgogliosi di rinnovare la storica partnership con BolognaFiere, con la speranza che la legge nazionale sull’agricoltura biologica venga approvata prima del Salone. 

Il nostro Paese punta da sempre sulla qualità e sulla promozione delle varietà locali e il biologico rappresenta il metodo di produzione più coerente per dare valore a questo modello sostenibile. Con più di due milioni di ettari coltivati, oltre 80mila imprese certificate, il 16% della superficie agricola dedicata, il doppio della media europea, l’Italia è tra i leader europei del biologico. Dobbiamo proteggere questo primato, anche per evitare che alla forte richiesta di alimenti bio dei cittadini italiani risponda solo l’importazione dall’estero. La conversione agroecologica rappresenta un’opportunità importante per l’Italia, dobbiamo intensificare gli sforzi perché, se adeguatamente supportato, il biologico può diventare l’asset fondamentale per il rilancio dell’intero sistema agroalimentare italiano”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

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PAC Post 2022: Un accordo deludente. Le associazioni di CambiamoAgricoltura: "un altro ostacolo per il Green Deal. Ora la palla passa all'Italia"

“Ha prevalso la conservazione dello Status quo e non l’ambizione per una vera transizione Agroecologica”. Questo il commento delle associazioni di CambiamoAgricoltura dopo che stamattina, a Bruxelles, è stato siglato l’accordo finale tra Parlamento europeo, Consiglio europeo e Commissione europea (il Trilogo) sui regolamenti per la Politica agricola comune (Pac) che entreranno in vigore nel 2022.

L’accordo raggiunto, infatti, accoglie quasi tutte le richieste del Consiglio Agrifish, indebolendo i già poco ambiziosi emendamenti proposti dal Parlamento europeo lo scorso ottobre. “Poco o nulla è stato concesso alla natura – commentano le associazioni L’obbligo di aree naturali è fissato al solo 4% e solo per i seminativi, con molte eccezioni tra cui le risaie, che in Italia hanno perso quasi completamente la loro valenza ambientale e che andrebbero quindi trattate come qualsiasi altro seminativo”.

Le questioni che più hanno ritardato l’accordo hanno riguardato il budget: l’accordo che ne è scaturito riserva il 25% al nuovo strumento degli ecoschemi (con il quale si potrebbe promuove ad esempio l’agricoltura biologica) mentre nel secondo pilastro una quota minima pari al 35% va alle misure ambientali. “Questi regolamenti non rendono la Pac né più ambiziosa, né più giusta, come hanno invece commentato alcuni politici anche italiani, ma sarà l’ennesima ecotruffa” continua CambiamoAgricoltura.

Ora la palla passa agli Stati Membri che dovranno declinare le regole europee all’interno dei propri Piani strategici nazionali, piani ai quali sono demandate molte decisioni, sia a livello di regole che di declinazione degli interventi.

“L’Italia è molto indietro in questo processo. Dopo un primo incontro di presentazione nulla si è più saputo del Tavolo di Partenariato che deve, come da regolamento, portare alla definizione di tutti i capitoli del Piano – concludono le associazioni – La mancanza di condivisione e trasparenza ci preoccupa molto e dopo questo accordo il nostro Paese non ha più scuse: è ora di partire con i lavori del tavolo per condividere idee e proposte”.

Le associazioni aderenti a CambiamoAgricoltura presenteranno le proprie proposte il prossimo 30 giugno in un convegno dal titolo “Ecoschema è…” che potrà essere seguito sul Canale YouTube e la Pagina Facebook della Coalizione.

25 giugno 2021

 

Per le associazioni di CambiamoAgricoltura:

UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA

Tel. 340 3642091 – andrea.mazza@lipu.it

 

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiede una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Sostenuta da oltre 70 sigle della società civile è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni italiane del mondo ambientalista del biologico e dei consumatori (Associazione Consumatori ACU, Accademia Kronos Onlus, AIDA, AIAB, Associazione Italiana Biodinamica,CIWF Italia Onlus, AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.

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Legambiente, Coldiretti, Libera, Gruppo Abele, Cibo Diritto, FederBio, Flai Cgil, Terra! e Tempi Moderni lanciano un appello congiunto per chiedere l'approvazione del disegno di legge di riforma dei reati agroalimentari

Roma, 25 giugno 2021. “Il sistema agroalimentare e la sicurezza alimentare della Penisola non possono permettersi il lusso di altri anni di attesa per una tutela penale seria ed efficace e adeguats a fronteggiare la massa multiforme e pervasiva di illeciti. Negli ultimi sessant’anni, e ancor più negli ultimi novanta, in materia di alimentazione sono mutate le forme di aggressione al nostro cibo costituite soprattutto da sofisticazioni, adulterazioni, contraffazioni, speculazioni, frodi su scala seriale, organizzata, spesso a livello transnazionale. Per questo Legambiente, Coldiretti, Libera, Gruppo Abele, Cibo Diritto, FederBio, Flai Cgil, Terra! e Tempi Moderni lanciano oggi un appello congiunto e sottoscritto per chiedere al Parlamento di discutere e approvare il prima possibile il disegno di legge di riforma dei reati agroalimentari (Ddl n. 2427), attualmente fermo alla Camera, dopo l’approvazione da parte della Commissione Giustizia, e in attesa che venga finalmente discusso dall’Aula. Il testo in questione è stato elaborato secondo le linee guida tracciate dal “progetto Caselli” risalente al 2015. Dopo una lunga serie di tentativi a vuoto e dopo tanto tempo perso, nel marzo 2020 quel progetto è stato posto a base di un apposito disegno di legge (n. 2427) presentato dagli allora ministri della Giustizia Alfonso Bonafede e dell’agricoltura, Teresa Bellanova.

“Difendere il proprio cibo – scrivono le associazioni nell’appello – è un elementare diritto-dovere di qualunque comunità che tenda alla propria autoconservazione. Questo principio vale anche per l’Italia del terzo millennio, nella quale, in realtà, più che il cibo in sé vanno difese la sua genuinità e la sua salubrità. Per questo chiediamo un’accelerazione nell’approvare questo Ddl di riforma dei reati agroalimentari per mettere il diritto penale a guardia di beni giuridici essenziali di una società, per tutelare gli imprenditori onesti dalla concorrenza sleale dei grassatori organizzati dell’agroalimentare, per affermare il diritto di ognuno di mangiare cibo genuino e salubre, per garantire la tutela della salute, fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Le associazioni firmatarie ricordano che in Italia il sistema di tutela penale dell’alimentazione è fondato essenzialmente sul Codice penale e su una legge speciale, la n. 283: il primo risale al 1930, la legge n. 283 è del 1962. Ora, però, occorre mettere in campo una riforma del sistema normativo che calibri la risposta sanzionatoria sulla natura e l’entità dell’offesa al bene alimentazione, dello specifico fenomeno criminoso da contrastare; che anticipi quanto più possibile la soglia della punibilità dei vari comportamenti illeciti fino alla fase del mero rischio, ma che contemporaneamente preveda misure premiali, di varia natura, per tutti coloro che dovessero aver infranto la legge in modo non abituale e non grave e che poi adottassero specifici comportamenti, prescritti dalle Pubbliche Autorità, mirati ad eliminare il pericolo o a ridurre il danno cagionati;  che parta dal presupposto oggettivo che la gran parte dei reati più gravi e sistematici matura in contesti d’impresa e che, di conseguenza, preveda specifiche forme di responsabilità dell’azienda in quanto tale, non solo dei suoi esponenti; subordinando, però, la punibilità dell’ente alla sua mancata adozione ed efficace attuazione di un modello di organizzazione, gestione e controllo della sua attività produttiva.

 

 

Firmatari appello:

 

  • Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente
  • Ettore Prandini, presidente Coldiretti
  • Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele
  • Stefano Palmisano: Avvocato – Cibo Diritto
  • Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio
  • Giovanni Mininni, segretario generale Flai Cgil
  • Fabio Ciconte, presidente Terra!
  • Marco Omizzolo, presidente di Tempi Moderni

UFFICIO STAMPA


Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan

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