24 giugno, anniversario storico per il biologico: il primo Regolamento (CEE) N. 2092/91 compie 30 anni
homeLegge bioregolamento UE sul bioBologna, 23 giugno 2021. Un trentennale di grande rilevanza per il biologico. Il 24 giugno 1991 veniva adottato dal Consiglio delle Comunità europee il “Regolamento relativo al metodo di produzione biologico dei prodotti agricoli e all’indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari”.
Si tratta della prima normativa che disciplina i prodotti agricoli biologici, a esclusione del settore zootecnico, del vino e dell’olio, che sono stati inseriti successivamente. Un riconoscimento giuridico importante per un settore che, in questi decenni, ha fatto registrare parametri di sviluppo estremamente significativi. Fondamentale sia per i produttori che per i consumatori perché indicava già allora la procedura e le regole per l’etichettatura e il controllo dei prodotti biologici.
Al Regolamento n. 2092/91 sono seguiti negli anni il Reg. CE n. 834/2007 e il Reg. CE n. 889/2008, che hanno definito a livello comunitario principi, obiettivi e norme generali della produzione biologica nonché le nuove modalità di etichettatura, per arrivare al 2018 quando in data 30 maggio è stato approvato il regolamento n. 848 (Ue) che entrerà in vigore a gennaio 2022.
“Sono passati 30 anni dal primo regolamento che normava il biologico. Da allora il settore è cresciuto in maniera esponenziale e ha ancora ampi margini di sviluppo. Con una superficie agricola utilizzata del 16%, il doppio rispetto alla media europea, il biologico rappresenta oggi l’elemento di punta del sistema agroalimentare italiano.
Dal 1991 sono stati fatti notevoli passi avanti in Europa che, con il Green Deal, le strategie Farm to Fork e Biodiversità e il nuovo Piano d’azione per il bio, sta puntando fortemente sulla transizione agroecologica. Ecco perché, nel nostro Paese, diventa strategica l’approvazione definitiva della legge sull’agricoltura biologica, che inizia domani l’iter finale alla Commissione Agricoltura della Camera. La legge introduce elementi particolarmente significativi per consolidare il primato del biologico italiano come il marchio biologico Made in Italy e la possibilità di istituire distretti biologici che consentano di sviluppare l’agricoltura e l’economia dei territori rurali”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.
Seminario GreenPlanet - L'ortofrutta biologica: realtà e prospettive nel mercato italiano
green planetmercato bioortofrutta biologicaDOVE:
Evento on line
QUANDO:
Giovedì 1 luglio 2021, h. 11.00
Si svolgerà il 1 luglio il secondo seminario online per la serie “Gli appuntamenti di GreenPlanet”. Dopo il webinar del 13 maggio dedicato al mercato delle carni fresche biologiche, GreenPlanet lancia un seminario sull’ortofrutta biologica, che si svolgerà su piattaforma Zoom.
Per iscriversi: : https://bit.ly/iscrizioneWebinarGP
INFO E CONTATTI:
Webinar - Zootecnia biologica: allevamento di polli e galline al pascolo
agricoltura biologicaavicolturaZootecnia biologicaDOVE:
Evento on line
QUANDO:
Giovedì 24 giugno 2021, h. 17.00 - 18.30
Si svolgerà il 24 giugno un webinar dedicato all’utilizzo del parchetto esterno da parte di galline ovaiole e polli da carne allevati con metodo biologico. L’iniziativa è rivolta agli allevatori, ad operatori e consulenti di questo comparto zootecnico, che potranno acquisire nuove conoscenze tramite i risultati del progetto che verranno divulgati per mezzo di report e articoli sulla stampa specializzata.
Il Seminario web si svolgerà su Piattaforma Zoom
INFO E CONTATTI:
Webinar - Innovazione e sostenibilità nella risicoltura biologica
agricoltura biologicariso biologicoDOVE:
Evento on line
QUANDO:
Giovedì 24 giugno 2021, h. 18.00
Si svolgerà giovedì 24 giugno il webinar “Innovazione e sostenibilità nella risicoltura biologica”. Lìiniziativa è finanziata dal Programma di sviluppo rurale per il Veneto 2014-2020 e sarà possibile partertecipare in diretta facebook su @FederBioItalia.
INFO E CONTATTI:
Il paradigma biologico e biodinamico per la nostra salute e quella della Terra
agricoltura biodinamicaagricoltura biologicaagroecologiabiodiversitàDdl sul biologicohomeNella sua lettera pubblicata il 14 giugno, Carlo Petrini ha inquadrato perfettamente il tema della sostenibilità dei sistemi agro-alimentari, evidenziando con pacatezza e lucidità perché è necessario un cambiamento radicale: la cosiddetta «transizione agroecologica» tanto cara alla Commissione Europea. Questa passa anche attraverso l’approvazione del disegno di legge nazionale sul biologico, oggetto di una velenosa campagna di disinformazione. I denigratori dell’agricoltura biologica usano toni aggressivi ed argomenti basati su parte delle evidenze scientifiche, selezionate ad arte in modo che emergano i risultati che fanno comodo alle loro teorie. Per l’agricoltura biodinamica, poi, termini come «esoterismo», «stregoneria», «magia», «frode», «pseudoscienza» si sprecano, con linguaggio ed atteggiamenti più consoni ad un troll da social network che ad uno scienziato. Il risultato è quello di generare confusione piuttosto che fare chiarezza. Credo che nessuno dei denigratori abbia mai visitato un’azienda biodinamica (forse neppure una biologica) o abbia parlato con questi agricoltori. Qualsiasi persona dotata di una minima curiosità e non obnubilata dai propri dogmi – caratteristiche che dovrebbero far parte del Dna di ogni scienziato – sarebbe tornata a casa almeno con un sano dubbio. Non sulla liceità degli aspetti spirituali dell’antroposofia, che fanno parte – così come la religione – della sfera personale e sui quali la scienza non può e non deve intervenire, quanto sull’aderenza tra l’approccio sistemico dell’agricoltura biodinamica e i fondamenti della scienza ecologica e del paradigma dell’economia circolare.
In un’ottica di sostenibilità, l’approccio sistemico tipico dell’agricoltura biologica e biodinamica è assai più importante dell’esistenza o meno dell’effetto del cornoletame e degli altri preparati e meriterebbe – questo sì – una vera discussione scientifica in relazione all’approccio ipertecnologico e riduzionista che ad esso si contrappone. Nessuno, neppure Petrini, nega l’importanza che la rivoluzione verde ha avuto nel dopoguerra. Ma negare gli enormi danni che l’agricoltura industrializzata ha fatto al pianeta significa voler deliberatamente saltare a piè pari il dibattito sulla sostenibilità che ha caratterizzato la scienza degli ultimi 30 anni. È bene anche tener presente i limiti dell’approccio riduzionista nello studio di sistemi per definizione complessi quali quelli agricoli. Pettini ha ragione quando dice che non bisogna produrre di più ma meglio. Questo significa produrre con maggiore efficienza e minore impatto ambientale, ridurre la distanza tra luoghi di produzione e consumo, adottare diete più salutari, e favorire la ridistribuzione del cibo. Le stime sulla diminuzione della produzione per ettaro con l’agricoltura biologica variano tra l’8 e il 25%. Teniamo presente che negli ultimi 20 anni le produzioni di cibo su scala globale sono aumentate di circa il 50% per le coltivazioni, la carne e il latte e il 40% per il pesce, ma lo hanno fatto a discapito della quantità e qualità delle risorse naturali e con crescente impiego di concimi e pesticidi. Uno studio su Lancet ha evidenziato che, se reindirizzassimo le diete e i sistemi produttivi in senso sostenibile, ci sarebbe cibo sufficiente per oltre 10 miliardi di persone. Inoltre, potremmo ridurre di oltre il 20% i decessi per malattie legate a disordini alimentari, pari a circa 11 milioni di vite umane all’anno.
L’agroecologia, paradigma emergente a cui si rifanno anche le agricolture di tipo biologico, è riconosciuto come l’approccio più promettente per reindirizzare i sistemi agro-alimentari in senso sostenibile. Agroecologia significa utilizzare tecniche che valorizzano e proteggono le risorse naturali e la biodiversità, riducendo gli input per ottenere produzioni stabili e di elevata qualità, da sistemi diversificati resilienti ai cambiamenti climatici. Tutto questo è supportato da un crescente numero di evidenze scientifiche. Riguardo alla qualità dei prodotti biologici e al loro effetto sulla salute, esistono numerosi studi che ne mettono in luce gli effetti positivi. Batteri resistenti agli antibiotici sono stati isolati in misura maggiore nei prodotti convenzionali, ulteriore prova del fatto che l’enorme uso di antibiotici negli allevamenti è un serio fattore di rischio per la salute umana oltre a quello legato alle zoonosi. In genere i prodotti biologici hanno un maggior contenuto in vitamine, carotenoidi, antiossidanti e acidi grassi benefici e un minor contenuto in cadmio e micotossine. Il consumo di alimenti biologici ha numerosi effetti benefici sulla salute, come la minor incidenza di malattie cardiovascolari. Un articolo ha dimostrato come bastino sei giorni dal passaggio da dieta convenzionale a biologica per ridurre la concentrazione di pesticidi nelle urine tra il 37 e il 95%. […]
FONTE
TESTATA: LA STAMPA
AUTORE: Paolo Barberi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 giugno 2021
La trappola delle nuove tecniche genetiche
federbiohomeMammucciniNBTSta facendo discutere la posizione della Commissione europea, che si è recentemente espressa a favore di una regolamentazione ad hoc perle Ngt – Nuove Tecniche Genomiche – vale a dire i nuovi metodi utilizzati per modificare il materiale genetico delle piante. L’esclusione delle Ngt dal quadro giuridico che si applica agli Ogm aggirerebbe la sentenza della Corte di Giustizia europea del 2018, con la pericolosa conseguenza di un sostanziale via libera agli Ogm di nuova generazione. Un’apertura che potrebbe compromettere i sistemi agroalimentari biologici, perché renderebbe impossibile tracciare gli Ogm lungo la filiera alimentare e quindi evitare contaminazioni anche delle produzioni bio. La posizione della Commissione si basa su uno studio secondo il quale le Ngt contribuirebbero agli obiettivi del Green Deal, ma tale affermazione si fonda su ipotesi relative a colture che potrebbero essere sviluppate in futuro e non su quelle, poche, già pronte o in fase di applicazione. Sulle nuove tecniche d’ingegneria genetica, quindi, la posizione di FederBio è netta ed è stata espressa anche recentemente insieme alle altre associazioni del bio come Aiab, AssoBio e Associazione Biodinamica. In linea con quella di IFOAM e delle associazioni ambientaliste, prevede l’esclusione totale non solo degli Ogm, ma anche di tutti i prodotti derivanti dalle nuove biotecnologie. Aprire ad una regolamentazione ad hoc per le Ngt significherebbe privare i cittadini del diritto di conoscere e scegliere cosa stanno acquistando e negare agli agricoltori e alle imprese della filiera alimentare i mezzi per escludere gli Ogm dai propri sistemi di produzione. Per garantire la massima trasparenza e tracciabilità occorre, invece, tenere le filiere ben differenziate ed è necessario che vengano elaborati metodi e strategie per identificare i prodotti derivanti dalle Ngt, affinché si possano attivare i necessari controlli.
D’altra parte, la legislazione attuale a livello europeo non vieta gli Ogm e consente la commercializzazione anche delle Ngt se queste superano la valutazione del rischio, lasciando poi ai cittadini e al mercato il giudizio sull’utilità o meno di questi prodotti. Una strategia a sostegno del biologico e della transizione ecologica dell’agricoltura non è quindi compatibile con gli organismi geneticamente modificati e neanche con i prodotti derivanti dalle nuove biotecnologie.
Quello di cui abbiamo bisogno è investire in ricerca e innovazione per l’agroecologia, per mantenere una chiara distintività dei prodotti biologici a partire dalle tecniche di selezione genetica. L’agricoltura biologica trova infatti fondamento su un approccio sistemico e trans-disciplinare, che vede l’azienda agricola e il territorio rurale come sistema integrato basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali e agronomiche, orientate prima di tutto all’incremento della fertilità del suolo, a un alto livello di biodiversità, alla salvaguardia delle risorse naturali, all’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e a una produzione ottenuta con sostanze e procedimenti naturali, senza utilizzo della chimica di sintesi. L’innovazione per il futuro dell’agricoltura risiede nell’adozione di un approccio olistico che punta sulla resilienza dei sistemi agroecologici, piuttosto che su quella della singola pianta, ed è in questa direzione che occorrerebbe investire maggiori risorse in termini di ricerca, innovazione e sistemi di conoscenza. […]
FONTE
TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 giugno 2021
La verità sulla legge a tutela dell’agricoltura biologica e biodinamica
agricoltura biodinamicaagricoltura biologicaagroecologiaDdl sul biologicofederbiohomeMammucciniFacciamo chiarezza con Maria Chiara Gadda, la parlamentare prima firmataria del testo, e Maria Grazia Mammuccini, presidente della Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica.
Biologica, biodinamica, integrata, convenzionale. Esistono diversi tipi di agricoltura in Italia come in Europa e tutti sono normati dalle direttive comunitarie. Tutti ricevono il sostegno dei fondi della Politica agricola comune, la Pac. Ma quali sono esattamente le differenze tra i vari tipi di agricoltura di cui deve tenere conto il consumatore? Solo in Italia esistono, secondo i dati dell’Europarlamento, 1.145.700 aziende agricole. La maggior parte di esse applica il metodo convenzionale che utilizza nelle colture intensive fertilizzanti, pesticidi, fitofarmaci per ottenere alte rese produttive. Sostanze che come segnala l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), continuano a inquinare le acque superficiali e sotterranee del nostro Paese, dove sono stati rinvenuti almeno 300 composti chimici diversi tra erbicidi e pesticidi nel 77,3% dei campioni esaminati. In Italia ci sono circa 80.000 aziende agricole biologiche e 4.500 aziende biodinamiche.
Agricoltura biologica e biodinamica garantiscono assenza di pesticidi nel piatto
Mentre l’agricoltura integrata cerca di minimizzarne l’uso, sono solo l’agricoltura biologica e biodinamica a produrre frutta, verdura e cereali, senza ricorso a prodotti della chimica di sintesi. Ciò avviene utilizzando concimi organici e particolari tecniche di coltivazione, come la rotazione, il sovescio e nel caso dell’agricoltura biodinamica dei preparati biodinamici. Questo tipo di agricoltura applica metodi rigorosi normati da disciplinari e soggetti a processi di certificazione molto rigidi. “In Italia ci sono circa 80.000 aziende agricole biologiche, mentre sono 4.500 le aziende agricole biodinamiche. Per la legge italiana, ancora più restrittiva di quella europea, i prodotti agricoli biologici e biodinamici non devono contenere tracce di residui chimici, neppure se contaminati accidentalmente”, precisa Maria Grazia Mammuccini, imprenditrice biologica sul campo e presidente della Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica, FederBio.
L’Europa ha varato un piano d’azione per l’agricoltura biologica
“Siamo in una fase in cui l’Unione europea, attraverso il Green Deal, chiede che il biologico debba coprire almeno il 25% della superficie agricola in Europa. Pochi sanno che l’Italia è uno dei primi paesi in Europa per estensione di superficie coltivata con il 15%. Quasi il doppio della media europea che è all’8%”. Un settore in espansione, gradito ai consumatori, ma anche al clima e alla biodiversità, in grado di mantenere la fertilità dei suoli, con un fatturato in crescita che “solo nel nostro Paese raggiunge tra mercato interno ed esportazioni i 7 miliardi di euro”, ribadisce la presidente Mammuccini, con un alto tasso di occupazione tra donne e giovani. Proprio l’Unione europea ne ha previsto un’ulteriore incentivazione nel Green Deal e nel Next Generation Eu, attraverso il Piano d’azione per l’agricoltura biologica per stimolare sia la domanda che l’offerta. Il piano, oltre che incoraggiare l’aumento della superficie agricola e biologica nei paesi Ue, individua come punti chiave il rafforzamento del ruolo della produzione biologica proprio nella lotta contro i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.
Scegliere un frutto o una verdura significa scegliere anche il modello agricolo
“Quando una famiglia, una persona sceglie un prodotto ortofrutticolo, sceglie anche il modello di agricoltura che ci sta alle spalle. Nel caso del biologico e del biodinamico è centrale il mantenimento della fertilità del suolo, non il suo sfruttamento. In questi tipi di colture si può usare solo la concimazione organica con il letame o il concime da base naturale organica. Si attuano una serie di operazioni culturali che l’agricoltura intensiva non fa più, come il metodo delle rotazioni, dei sovesci. Certo, non abbiamo rese produttive come il convenzionale, ma di sicuro produzioni costanti”, sottolinea Mammuccini. Le coltivazioni biologiche e biodinamiche si fondano, inoltre, anche sul recupero di varietà ortofrutticole locali o a rischio di estinzione. Specie che si sono già adattate ai suoli, alla conformazione del territorio, al clima.
Cosa dice, davvero, la legge a tutela del bio ora al vaglio della Camera dei deputati
Ed è proprio in questo contesto che anche in Italia sta per essere adottata una legge che dovrebbe rafforzare questo comparto, come conferma Maria Chiara Gadda, parlamentare e prima firmataria del testo legislativo. Una proposta di legge presentata al parlamento, e approvata in prima lettura alla Camera dei deputati nel 2018 e a larghissima maggioranza anche al Senato della Repubblica lo scorso 21 maggio, con il solo voto contrario della senatrice Elena Cattaneo. E che è ora tornata in Commissione agricoltura, alla Camera, in attesa del via definitivo. “Il testo fa parte di una riforma complessiva che punta a strutturare il settore biologico per essere più trasparente e competitivo, insieme al Piano strategico nazionale e al cosiddetto decreto controlli. Ed è coerente con la normativa vigente a livello nazionale ed europeo nelle sue diverse accezioni”, ribadisce Maria Chiara Gadda. Leggendolo si può apprendere come sia prevista la creazione dei distretti biologici, l’aggregazione delle aziende di tutta la filiera, un’organizzazione strutturata della produzione e del mercato agricolo, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico e come definisca una quota proveniente dalla vendita dei fitofarmaci per la ricerca in questo campo in coerenza con i nuovi obiettivi comunitari. Fino all’istituzione di un marchio nazionale “made in Italy bio” che contraddistingua i prodotti ottenuti, realizzati con materie prime biologiche e biodinamiche coltivate o allevate in Italia. Fondamentale anche per incentivarne l’export.
Agricoltura biodinamica, la regolamentazione europea sul bio la include già dal 1991
“Due aspetti vanno sottolineati ai cittadini consumatori. La prima regolamentazione dell’agricoltura biologica in Europa è avvenuta nel 1991 e i regolamenti Ue in materia di bioagricoltura includono l’agricoltura biodinamica da allora. Già nel regolamento Cee 2092/91 le preparazioni biodinamiche sono definite ‘appropriate’ per l’attivazione dell’humus. Il tutto è stato nuovamente recepito nell’ultimo regolamento Ue in materia di bioagricoltura, il numero 848, in vigore dal primo gennaio 2021. Che conferma la precedente giurisprudenza, ma inserisce esplicitamente l’agricoltura biodinamica dentro l’agricoltura biologica”, ribadisce la parlamentare varesina. “Il secondo aspetto è che la necessità di inserire esplicitamente la parola ‘biodinamico’ nel testo è emersa in audizione proprio dall’Ispettorato centrale repressione frodi alimentari, in capo al ministero delle Politiche agricole, proprio per una maggiore incisività dei controlli a garanzia del consumatore. Il settore biodinamico è nella legge in quanto già preventivamente certificato biologico”, sottolinea la parlamentare. Un testo regolatorio e di riordino, quindi, delle norme esistenti che va a incentivare le produzioni biologiche anche recuperando territori ritenuti non adatti dall’agricoltura convenzionale. Fattore ancora più rilevante in epoca di pandemia e cambiamenti climatici, che va a valorizzare i servizi ecosistemici attraverso produzioni pregiate e la tutela dell’ambiente e della biodiversità.
L’importanza per il clima, i territori, la biodiversità. E l’occupazione
“Non dobbiamo dimenticare che senza fitofarmaci è davvero complesso lottare contro le fitopatie che sono in aumento a causa dei cambiamenti climatici. La ricerca scientifica in questo campo è, quindi, fondamentale per tutti i modelli di agricoltura. Ricerca e innovazione tecnologica sono la vera sfida dell’agricoltura biologica. Ma in generale, credo che per tutti i comparti della nostra agricoltura, dal biologico al convenzionale, l’obiettivo comune debba essere ridurre l’impatto della chimica nel suolo, nei prodotti, nel rispetto della salute umana e dell’ambiente”, sottolinea la parlamentare. “Il settore biologico ha una forte rilevanza per il nostro Paese. Anche perché le nostre condizioni climatiche, rendono più favorevole e accessibile questa scelta, non dobbiamo dimenticare che il 75% del territorio italiano è collinare e montuoso. Talvolta si cita la minore resa del biologico per ettaro facendo presupporre indirettamente un maggiore consumo di suolo. Intanto diciamo che rispetto all’agricoltura si dovrebbe avere un approccio ecosistemico, in grado di valutare la fertilità del suolo nel corso del tempo. E oltre a questo, in Italia dovrebbe preoccupare la sempre maggiore presenza di terre incolte. Territori spesso abbandonati, in preda al dissesto e allo spopolamento che possono ritrovare una vocazione agricola e recuperare biodiversità. Insomma, abbiamo bisogno di più agricoltura, e anche di diversi metodi produttivi adatti alle caratteristiche territoriali”, spiega Maria Chiara Gadda. “La ripresa della loro manutenzione si accompagnerebbe anche a quella occupazionale. Senza dimenticare che la nuova generazione di imprenditori agricoli biologici e biodinamici ha una elevatissima spinta innovativa. Pensiamo allo sviluppo della tracciabilità della filiera attraverso la blockchain. Aspetto assolutamente da non trascurare, sempre a garanzia del consumatore”.
L’Italia è il secondo produttore di bio al mondo
“L’Italia è il secondo Paese al mondo per produzione biologica dopo gli Stati Uniti e prima della Spagna. Un settore che è cresciuto in dieci anni più del 149% è fondamentale in un momento in cui dobbiamo rilanciare la crescita economica sostenibili. Non vedo per quale ragione dovremmo rinunciarci”.
Maria Grazia Mammuccini, FederBio: “Aspettiamo questa legge da 15 anni”
Ma cosa pensano i coltivatori e gli imprenditori agricoli biologici e biodinamici della legge in attesa del via definitivo? Secondo Maria Grazia Mammuccini, è fondamentale l’importanza di norme più precise, a garanzia dei consumatori e di tutta la filiera agroecologica. “Abbiamo bisogno di questa legge perché il biologico è ormai una parte importante per la nostra agricoltura. Ma ci vogliono gli strumenti giusti per accompagnare questa fase di crescita”. Anche perché chiarisce, “la legge ora al varo del Parlamento non inserisce niente di nuovo rispetto al biodinamico e anche dire che sia la nuova norma a equiparare il biodinamico al biologico è inesatto. La norma europea lo prevede già dal 1991, riconoscendo l’agricoltura biodinamica come biologica. Non si ricorda, invece, che i produttori biodinamici hanno obbligo di mantenere parte delle loro proprietà, almeno il 10%, integre, allo stato naturale, proprio a tutela della biodiversità. Così come i preparati biodinamici, necessari in questo tipo di agricoltura, sono normati dagli allegati del regolamento comunitario esistente. Il famoso cornoletame è un mezzo tecnico tra tanti consentiti in agricoltura biologica e fa parte dell’elenco dei mezzi tecnici previsto dal ministero dell’Agricoltura”. E conclude la presidente di FederBio. “Siamo in un momento storico particolare: questa norma, che aspettiamo da 15 anni, arriva nel momento giusto, anche su spinta dell’Europa. Ci aspettiamo che la Camera la approvi rapidamente”. […]
FONTE
TESTATA: LIFEGATE
AUTORE: Rosy Battaglia
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 giugno 2021
Contro gli scienziati anti- bio per un’agricoltura amica della terra
agricoltura biodinamicaDdl sul biologicohomeConosco personalmente molti produttori italiani, europei e di altre parti del mondo che hanno fatto dell’agricoltura biodinamica il faro delle loro scelte produttive. Definirla una pratica esoterica o un’aberrazione normativa da ciarlatani mi sembra un giudizio pressapochista e sintomo di non conoscenza. Eppure, sono proprio queste le parole con cui alcuni scienziati, poco inclini al dialogo e con la certezza di essere in possesso della verità assoluta, hanno definito il riferimento all’agricoltura biodinamica, nel più ampio disegno di legge sul biologico approvato in Senato, lo scorso 20 maggio.
Ora, a causa del polverone mediatico sollevato da queste accuse, si teme che la Camera stravolga il testo di legge, allungando ulteriormente un riconoscimento normativo atteso da più di 15 anni. La situazione che si è generata è sintomo di un vecchio paradigma riduzionista duro a morire, che vede la realtà a compartimenti stagni. E, badate bene, io sono tutto fuorché un oppositore del metodo scientifico. Penso però che questo debba essere applicato con un’attenta dose di buon senso e non con una fiducia – quasi mistica – che possa funzionare sempre e in ogni ambito. Lo scenario agricolo mondiale attuale, con la chimica di sintesi che dalla Rivoluzione Verde in poi è diventata la prassi del ciclo produttivo del cibo, è un esempio lampante delle drammatiche conseguenze di quando ciò avviene. Pensare di poter abusare di input artificiali esterni per perseguire l’aumento delle rese agricole senza incidere negativamente sull’ecosistema, la sua biodiversità e il clima non è stato altro che uno specchietto per le allodole. Nel breve periodo è infatti stato un rimedio valido al problema della fame, abbattendo i costi, aumentando le quantità e rendendo l’attività agricola meno incerta. Sennonché, dopo decenni di applicazione indiscriminata di un modello intensivo e industriale, ci troviamo a fare i conti con un impoverimento della flora e della fauna, suoli degradati, falde acquifere e aria inquinate.
D’altronde anche le esigenze odierne sono cambiate e mi chiedo in quale mondo vivano gli scienziati anti-biologico e biodinamico, quando affermano che l’interesse nazionale è ancora l’aumento della produttività. In una società dove il sistema alimentare inquina, spreca e ammala, mi sembra molto chiaro che la prerogativa non è più produrre di più con meno, ma meglio. Nel rispetto della Terra attraverso pratiche rigenerative non energivore o depauperanti. Di coloro che la coltivano, nella libertà di compiere le proprie scelte, riconosciuti e tutelati anche dal punto di vista normativo. Di tutti noi cittadini che abbiamo il diritto a un cibo sano e che soddisfi il fabbisogno nutrizionale e non solo quello energetico. Un cibo corredato di un’etichetta trasparente che spieghi come è coltivato e quali sostanze sono state impiegate. Sembra strano che chi coltiva in modo naturale è sottoposto a controlli e lo deve dichiarare, mentre chi usa chimica a manetta non è soggetto a nessuna verifica. Quindi, miei cari scienziati scettici, non si tratta di favorire gli agricoltori biologici e biodinamici perché ci stanno più simpatici. Bensì di disporre di un modello, anche normativo, alternativo a quello convenzionale.
Questa è anche la direzione indicata dall’Unione Europea che individua il 25% della superficie agricola coltivata a biologico entro il 2030 (rispetto al 7% del 2020), come un obiettivo cardine per rendere il sistema agroalimentare più sostenibile e favorire la transizione ecologica. La modernità agricola è nelle mani di coloro che, lavorando la terra, coniugano i vantaggi offerti dalle innovazioni tecnologiche con i saperi e le pratiche ancestrali. Garantendo il rispetto delle esigenze ecosistemiche. Gestendo le risorse naturali e limitando le esternalità. Assicurando una produzione adeguata in qualità e quantità. Un ambito d’azione che deve essere tutelato e rispettato perché in definitiva è il lavoro contadino che sfama il mondo, e non la scienza, che deve quindi essere supporto e non egemonia. […]
FONTE
TESTATA: La Stampa
AUTORE: Carlo Petrini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 14 giugno 2021
Perché in Italia abbiamo bisogno di più agricoltura e più agricolture
agricoltura biologicaFarm To Forkgreen dealhomeL’Italia è il secondo paese produttore di cibo biologico, il primo in Europa, i dati dell’export confermano questa classifica e il mercato interno è destinato a crescere. È stata Bruxelles a incentivare le produzioni bio ed ora si appresta, con le politiche del cosiddetto Green New Deal e del Farm to Fork, a spingere i paesi membri verso ulteriori scelte produttive sostenendo la conversione al biologico degli agricoltori comunitari. L’ampliamento dell’agricoltura biologica al 25% del suolo coltivato in Europa è l’obiettivo delle nuove strategie europee e per questo il piano di sviluppo del bio prevede di impiegare in questa direzione almeno il 30% dei fondi per la ricerca in agricoltura.
Se negli anni precedenti numerose sono state le polemiche sul Bio, oggi quelle critiche appaiono anacronistiche per le scelte comunitarie. L’Italia può trovare nel biologico un volano di sviluppo e una soluzione ai terreni abbandonati, mettendo in produzione più suolo sottraendolo dall’incolto. Ciò che oggi provoca più discussioni è il biodinamico. Il biodinamico è un approccio produttivo basato, principalmente, sulle teorie di Rudolf Steiner e che postula un binomio suolo-vita molto complesso. Si tratta di un’impostazione che la scienza guarda con diffidenza e che al massimo ne riconosce una qualche valenza empirica. Non si può non cogliere, però, la presa di posizione molto forte della senatrice a vita Elena Cattaneo, che contesta l’equiparazione del biodinamico al biologico, presente nella legge.
Quello che molti critici non vedono, è che la legge contempla quel biodinamico che è biologico, ovvero solo quelle produzioni certificate biodinamiche e che in quanto tali sono anche biologiche. Se si prende il disciplinare della Demeter, principale soggetto certificatore del biodinamico, è scritto come requisito che si possono certificare a biodinamico solo quelle aziende certificate biologiche. Questa disposizione è stata sostenuta anche dall’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), che è il Dipartimento del ministero dell’Agricoltura preposto al controllo e alla sanzione delle infrazioni sulla qualità degli alimenti.
Alla base delle critiche non vorremmo ci fosse un tentativo di fermare una legge, quella sul Bio, che manca al paese principale produttore europeo e che le tante aziende aspettano da anni. Questa legge va approvata senza accuse di “stregoneria” da una parte e di sostenitori della chimica agrofarmaceutica dall’altra. […]
FONTE
TESTATA: Il Foglio
AUTORE: Massimo Fiorio
DATA DI PUBBLICAZIONE: 11 giugno 2021
Il biologico mette in campo le sue ragioni
agricoltura biologicabiodistrettiDdl sul biologicohomeDopo l’intervento in Parlamento della senatrice e scienziata Elena Cattaneo contro i fondi pubblici all’agricoltura biodinamica, ma anche contro il biologico, sui media ferve la discussione tra pro e contro. L’agricoltura biologica, che consiste nella rinuncia a pesticidi, erbicidi e fertilizzanti chimici, non è esente da critiche. La principale riguarda la minore resa, che è circa del 15-20 per cento inferiore rispetto al convenzionale. “Non è una differenza drammatica” dice Paolo Barberi, docente di agronomia alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. “Inoltre, se si ragiona solo sulla resa per ettaro e per anno, si trascura la dimensione del tempo: il biologico consente di sostenere le produzioni nel tempo diminuendo progressivamente la necessità di risorse, mentre l’agricoltura classica alla lunga impoverisce il terreno”. Del resto, ricerche recenti rivalutano l’importanza per la produttività della diversificazione delle colture. “Un sistema poco diversificato è la coltivazione del mais nell’agricoltura convenzionale, dove, anno dopo anno, si semina solo quello – spiega Barberi – invece uno dei cardini del bio è far seguire una coltura cerealicola a una leguminosa”.
Uno studio pubblicato su Science Advances da un gruppo di ricercatori internazionali, prima firma l’italiano Giovanni Tamburini, confronta la produttività tra sistemi diversificati e sistemi convenzionali. “Nel 63% dei casi esaminati, diversificando si riesce a produrre di più e anche ad aumentare la fertilità del terreno, conservare la biodiversità e promuovere la presenza di insetti impollinatori” dice Barberi. Quanto all’uso di sostanze chimiche tossiche, il bio non è del tutto esente, in quanto è ammesso il solfato di rame come fungicida, ma ormai tra i produttori c’è una forte consapevolezza del problema e si sta cercando di sostituirlo.
Per quanto riguarda le capacità nutritive e salutari, “per alcuni parametri – ad esempio la concentrazione di proteine – spesso non ci sono grandi differenze. Nei prodotti bio è però più alta la concentrazione di sostanze benefiche come gli antiossidanti”, dice Barberi. Un altro aspetto rilevante è quello socioeconomico. In Toscana circa il 30% dei terreni agricoli è abbandonato, per mancanza di ricambio generazionale e per il sistema agroalimentare classico che tende alla riduzione dei prezzi e mette fuori mercato tante produzioni. L’agricoltura bio, con agricoltori più giovani, più istruiti, più sensibili alla diversificazione della produzione, con altre attività come l’agriturismo e la didattica, sta determinando importanti situazioni di recupero di terreni abbandonati. Per esempio, con i “biodistretti” si rivitalizzano intere zone altrimenti destinate al degrado. Puntare sul biologico in queste zone può fare da volano per il recupero sociale ed economico. […]









