Appello delle associazioni del biologico italiano: serve subito la legge sul bio, non perdiamo il primato italiano e le risorse UE. Disinformate le polemiche sulla biodinamica: sono 30 anni che è nelle norme europee

Roma, 10 giugno 2021. All’agricoltura biologica serve una legge che la valorizzi ulteriormente e orienti il settore, cresciuto fortemente negli ultimi anni. Una legge che spinga la ricerca, la formazione, il sistema dei controlli. E questo non solo perché c’è un mercato sempre più aperto a prodotti puliti e buoni, ma soprattutto perché cresce la consapevolezza dei cittadini sui danni apportati all’ambiente e alla salute dai decenni d’industrializzazione selvaggia dell’agricoltura, un’attività che invece vive dell’equilibrio ambientale e naturale. Se il nostro Paese facesse altre scelte, perderebbe l’occasione unica offerta dal Green Deal europeo, che “con la strategia Farm to Fork e il Piano d’azione Europeo per il biologico mira a una crescita consistente del settore e prevede di conseguenza un adeguato sostegno economico dedicato a questa agricoltura sostenibile certificata”.

È questo il cuore dell’appello lanciato oggi da Aiab, AssoBio e FederBio, le associazioni che rappresentano l’intero settore dell’agricoltura e della produzione biologica e biodinamica nel nostro Paese a sostegno del disegno di legge approvato dal Senato lo scorso 20 maggio con 195 voti favorevoli, uno contrario e un astenuto. Ora la legge torna alla Camera, dove era stata approvata con un voto bipartisan ormai due anni fa. Ma il via libera finale della norma potrebbe essere ostacolato a vari livelli, soprattutto dall’alzata di scudi di una parte del mondo scientifico sull’equiparazione del biologico con il biodinamico. Una polemica che – come spiega lo stesso appello – ha pochi motivi di essere.

“L’agricoltura biologica è normata e certificata nell’Unione europea ormai da 30 anni, così come l’agricoltura biodinamica”, tanto è vero che “le normative riconoscono le pratiche agronomiche e i preparati della biodinamica”, sottoposta anch’essa al sistema di certificazione obbligatorio, ed è per questo che i prodotti biodinamici riportano il logo europeo del bio, si legge nel documento lanciato dalle associazioni che rappresentano il biologico. “I prodotti biologici e biodinamici sono ottenuti sulla base di normative trasparenti e sottoposti a controlli e certificazione da parte di organismi accreditati, autorizzati e vigilati da Autorità pubbliche nazionali. Come non avviene per la maggior parte dell’agricoltura convenzionale e dei prodotti alimentari consumati anche in Italia”. In realtà – proseguono le associazioni – la biodinamica “nel disegno di legge è stata inserita proprio in quanto già oggi certificata biologica. Gli stessi preparati biodinamici, descritti come pratiche esoteriche, sono in realtà mezzi tecnici iscritti nell’elenco dei prodotti ammessi per il biologico dai Regolamenti UE e regolarmente autorizzati al commercio dai decreti ministeriali in vigore nel nostro Paese”.

“Il disegno di legge approvato dalla Camera nel 2018 e dal Senato a maggio 2021, di fatto all’unanimità, è una straordinaria occasione per l’agricoltura italiana, già leader in Unione europea e nel mondo per la produzione biologica”.

Le nuove politiche europee per il Green Deal, con la strategia Farm to Fork e il Piano d’Azione Europeo per il biologico, mirano infatti a una crescita consistente del settore e prevedono di conseguenza un adeguato sostegno economico dedicato al bio.

“Solo i Paesi europei che sapranno attrezzarsi per cogliere anche questa opportunità – rileva l’appello – potranno utilizzare risorse economiche per il sostegno all’agricoltura, la promozione dei prodotti alimentari e la ricerca che l’Unione europea ha espressamente vincolato all’agricoltura biologica, con il Piano d’Azione Europeo per il biologico approvato recentemente”.

Il biologico italiano conta 80.000 aziende e una percentuale di terreni coltivati di quasi il 16% sul totale dei campi, doppia rispetto alla media europea dell’8%. Ha una presenza maggiore di imprenditrici e di giovani, con un tasso di istruzione più elevato. Unici punti dolenti: la ricerca sul bio, che nel nostro Paese stenta a decollare, lo sviluppo di un consumo consapevole e di una cultura del cibo e dell’ambiente che sostenga le imprese bio. “Se l’Italia – con la sua tradizione anche accademica quale pioniera dell’agroecologia, la sua impareggiabile biodiversità e la naturale vocazione per l’agricoltura biologica – vuole mantenere una leadership a livello mondiale non può che dotarsi di una legge quale quella votata al Senato lo scorso 20 maggio, strumento indispensabile per un futuro ancora più trasparente e organizzato di un settore che entro il 2030 dovrà rappresentare almeno un quarto di tutta l’agricoltura dell’Unione europea”.

Link all’appello integrale

UFFICIO STAMPA


Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan

silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331 1860936



Mammuccini: Evidente un attacco per bloccare la Legge sul bio

“Il disegno di legge approvato in Senato qualche settimana fa è un dato di fatto oltre che un passaggio importantissimo per il nostro comparto e per il nostro Paese. Dopo tanti anni, finalmente siamo ad un passo dall’approvazione della norma, che coincide con un momento davvero strategico per il biologico, al centro del dibattito per lo sviluppo e la crescita futura anche a livello europeo per gli obiettivi del Green Deal. L’approvazione definitiva della legge n.988 ci porrebbe in una posizione privilegiata per la redazione del Piano Strategico Nazionale da definire in base alla nuova PAC”, con queste parole Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, apre soddisfatta l’intervista rilasciata a GreenPlanet. “Detto questo è evidente che l’attacco in atto è finalizzato a bloccare l’iter di approvazione”.

–  Si riferisce alla questione del biodinamico?
“Esatto. Fin dal regolamento del 1991, il metodo biodinamico è stato considerato parte del biologico e come tale deve essere certificato, dunque la legge italiana non introduce niente di nuovo se non un aspetto già convalidato in UE da trent’anni. In questi giorni ne sono state dette tante. Una tra tutte, che la legge stanzierebbe fondi ad hoc per il biodinamico. Non è così, ma dato che, come dicevo, il biodinamico è in primis biologico ha diritto a certi finanziamenti proprio perché certificato bio”.

– E cosa risponde a chi accusa tale metodo di essere una pratica esoterica?
“Si tratta di un’altra infondatezza poiché la legge riguarda le pratiche agronomiche della biodinamica e i preparati biodinamici, descritti come pratiche esoteriche, sono in realtà mezzi tecnici iscritti nell’elenco dei prodotti ammessi per il biologico dai Regolamenti UE e regolarmente autorizzati al commercio dai decreti ministeriali in vigore nel nostro Paese”. A chi disegna la biodinamica come “stregoneria” lo inviterei a far visita alle tante realtà di aziende biodinamiche del nostro Paese per toccare da vicino e di persona di cosa si tratta. Sono aziende innovative che lavorano con grande motivazione, impegnando spesso giovani e meritano di essere rispettate per questo.”

–  C’è anche chi ha tacciato Demeter di essere certificatore monopolista…
“In un recente report del CREA si contano ben 4.500 aziende italiane dichiarate biodinamiche, di queste solo 500 erano certificate Demeter”.

 – Qual è dunque il vostro auspicio?
“Ovviamente, l’auspicio è che si arrivi al più presto all’approvazione definitiva alla Camera affinché il lungo lavoro fatto dai Parlamentari non venga gettato al vento e, soprattutto, possa aprirsi un nuovo corso per il biologico italiano. Da parte di FederBio e delle associazioni del biologico, verrà presentato presto un appello, finalizzato a concludere celermente l’iter legislativo”.

– Come si spiega tali attacchi al biodinamico?
“ In realtà si tratta di un attacco strumentale per cercare di far saltare tutta la legge sull’agricoltura biologica magari pensando così di continuare a favorire un modello basato sulla chimica di sintesi, con l’utilizzo di prodotti ad alto impatto sull’ambiente e sulla biodiversità. È evidente invece la necessità di cambiare l’attuale modello agricolo verso l’agroecologia, come indicato dall’Europa con la strategia “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030 che puntano a triplicare le superfici europee coltivate a biologico e a ridurre del 50% i pesticidi di sintesi chimica da qui al 2030. Ormai anche molte aziende produttrici di mezzi tecnici stanno puntando sul biocontrollo. È però altrettanto evidente il fatto che ci sia qualcuno a cui tali cambiamenti non stanno bene”.

– Come commenta il fallimento dei negoziati del Trilogo per approvare la riforma della PAC?
“L’Europa della presidente Ursula von der Leyen ha mostrato, e continua a mostrare, un approccio all’avanguardia che pone al centro il rispetto per l’ambiente. Il Green Deal e gli obiettivi della F2F e della Biodiversity Strategy ne sono l’esempio. Proprio per questo servirebbe una PAC coerente. Anche in questo caso la posizione della Commissione UE continua ad essere più avanzata rispetto a quella del Consiglio dei ministri UE. Purtroppo, ormai abbiamo grandi timori sui risultati in termini di risorse da destinare a determinati strumenti ‘green’ ma continuiamo a sperare che si trovi, entro giugno, un punto di incontro il più possibile avanzato”.

–  A proposito di Europa, negli ultimi tempi fa discutere la decisione di sottrarre le cosiddette new breeding techniques alla normativa sugli OGM
“Non si tratta di essere pro o contro alle nuove tecniche di manipolazione genetica; noi pensiamo che l’agricoltura sostenibile, ed il biologico e biodinamico in primo luogo, si basino su un approccio agroecologico in grado di dare vita a sistemi resilienti e pertanto impostato su un equilibrio ampio in termini di qualità e fertilità del suolo, di biodiversità e di tecniche di coltivazione. Agire su una singola pianta non innesca certi virtuosismi dell’ecosistema anzi, al contrario, può dar vita a nuove forme di resistenza a certe fitopatie o malattie. La normativa attuale consente l’uso di tecniche genomiche assimilandole agli OGM ed è a questo che noi vorremmo ci si attenesse. Differenziare le filiere in nome della trasparenza, permettendo al consumatore di essere informato su ciò che acquista e al produttore di scegliere cosa produrre, è per noi l’unico principio a cui ci si dovrebbe attenere. Non si tratta di mettersi contro la scienza, come qualcuno vuol fare apparire, ma, in coerenza con il pronunciamento della Corte di Giustizia Europea, chiediamo che vengano rispettate regole trasparenti e la netta separazione delle filiere per consentire al bio di continuare a produrre nel rispetto dei propri principi di riferimento; un valore che potrebbe venire meno dando via libera agli OGM di nuova generazione superando le normative attualmente in vigore a livello europeo”. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Green Planet
AUTORE: Chiara Brandi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 8 giugno 2021



Ecco perché l’Unione europea vuole che il 25% dei campi sia bio

Periodicamente, in corrispondenza delle fasi cruciali per l’approvazione del disegno di legge nazionale sulla promozione dell’agricoltura biologica, riemergono le polemiche. Spesso, i denigratori del biologico usano toni aggressivi ed argomenti basati su una selezione parziale della bibliografia e su una visione incompleta e grossolana dei sistemi agro-alimentari. È quindi importante fare chiarezza, affinché i lettori possano farsi un’opinione sulla base delle migliori evidenze scientifiche, mettendo in luce anche gli aspetti incerti.

Il ruolo dello spreco di cibo

Recenti studi di modellistica a livello planetario pubblicati su Nature indicano che i valori di diminuzione della produzione per ettaro con l’adozione dell’agricoltura biologica sono stimabili tra l’8 e il 25%. È tanto o è poco? Per poter dare una risposta sensata, bisogna inquadrare il problema a livello dell’intero sistema agro-alimentare. È un dato di fatto che il sistema di tipo industrializzato attualmente dominante è insostenibile, perché ha un impatto negativo sull’ambiente e non è stato in grado né di alleviare il problema della fame nel mondo né di migliorare le condizioni economiche di gran parte degli agricoltori. Inoltre è causa di enormi sprechi di cibo: nei Paesi occidentali stiamo buttando via circa un terzo del cibo che produciamo. Questo, oltre ad essere eticamente inaccettabile, ha un costo elevatissimo in termini di impatto ambientale, diretto e indiretto. In un’ottica di sostenibilità, è meglio aumentare la quantità di cibo disponibile riducendo lo spreco alimentare, che produrre di più ignorando i problemi a valle della filiera.

Quindi, non bisogna produrre di più ma bisogna produrre meglio. Un importante studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista medica The Lancet, ha evidenziato che se reindirizzassimo le diete e i sistemi produttivi in senso sostenibile, già adesso ci sarebbe cibo sufficiente per sfamare oltre 10 miliardi di persone. Inoltre, potremmo ridurre di oltre il 20% il numero di morti per malattie legate a disordini alimentari, pari a circa 11 milioni di vite umane all’anno.

Come aumentare la fertilità del suolo

L’agroecologia, paradigma emergente a cui si rifanno vari modelli produttivi tra cui l’agricoltura biologica, viene attualmente riconosciuto come l’approccio più promettente per reindirizzare i sistemi agro-alimentari verso la sostenibilità. Agroecologia significa produrre utilizzando tecniche che valorizzano le risorse naturali (suolo, energia solare, acqua, biodiversità) e le sinergie tra le componenti dell’agroecosistema (microrganismi, piante, animali), riducendo fortemente gli input per ottenere produzioni stabili e di elevata qualità, da sistemi diversificati resilienti ai cambiamenti climatici.

Tutte queste evidenze sono state puntualmente raccolte dalla Commissione Europea che, attraverso il Green Deal e le Strategie Farm to Fork e Biodiversity 2030, intende favorire la transizione agroecologica dei sistemi agro-alimentari nell’UE. Queste indicazioni programmatiche dovranno essere raccolte dagli Stati Membri attraverso le misure di sostegno della prossima Politica Agricola Comunitaria, applicate a scala nazionale e regionale. È bene ricordare che la Strategia Farm to Fork prevede che nel 2030 il 25% delle superfici agricole dell’UE siano coltivate con i metodi dell’agricoltura biologica; pertanto, l’approvazione della nuova legge italiana sul biologico capita proprio nel momento più opportuno.

Gli effetti sulla salute

I detrattori dell’agricoltura biologica sostengono che non esistano evidenze scientifiche che dimostrino la superiorità dei prodotti biologici su quelli convenzionali in termini di qualità ed effetto sulla salute umana: le cose non stanno esattamente così. Una rassegna bibliografica, pubblicata nel 2017 ha evidenziato una qualità migliore dei prodotti biologici per il maggior contenuto in vitamine, carotenoidi e sostanze antiossidanti (frutta, verdura e cereali) e in acidi grassi benefici (latte e carne), e per il minor contenuto in cadmio, residui di pesticidi e micotossine (cereali). Lo stesso studio ha poi evidenziato numerosi effetti benefici del consumo regolare di alimenti biologici sulla salute, come la minore incidenza di preeclampsia nelle donne in gravidanza, la maggiore quantità e migliore qualità dello sperma (interessante notare che si è osservato lo stesso effetto anche negli agricoltori biologici rispetto a quelli convenzionali) e la minor incidenza di malattie cardiovascolari. La gestione biologica dei terreni agricoli ha anche effetti positivi indiretti sulla salute, ad esempio aumentando la diversità dei microrganismi del suolo e la presenza di scarabei stercorari che, degradando o consumando le deiezioni dei suini, riducono la presenza di colibatteri patogeni per la specie umana. Questo è un bell’esempio del cosiddetto approccio “One Health”, cioè di come la salute ambientale, animale ed umana siano strettamente interconnesse.

40 mila custodi di piante a rischio estinzione

L’agricoltura biologica è uno straordinario volano per la crescita socio-economica e il recupero e la valorizzazione dei territori rurali, grazie alla loro attenzione alla riconnessione tra produttori e consumatori attraverso filiere locali. Inoltre, essendo uno dei settori trainanti dell’intero comparto agro-alimentare italiano con una crescita annuale dei consumi a due cifre, può ridurre il preoccupante fenomeno del consumo di suolo agricolo per altri usi (urbano, industriale, commerciale) e permette di rimettere a coltura terreni marginali o abbandonati.

Come si vede, numerosi fattori di ordine agronomico, ambientale e socio-economico ci suggeriscono che puntare sullo sviluppo dell’agricoltura biologica e dell’agroecologia è una scelta vincente per un Paese come il nostro che ha nella diversità e nelle eccellenze agro-alimentari due elementi fondanti. L’agroecologia e i sistemi che a essa si ispirano si basano su un elevato livello di conoscenza e di innovazione, anche tecnologica. Ecco perché è importante assecondarne lo sviluppo attraverso l’approvazione di una buona legge che permetterà al settore un ulteriore scatto in avanti, promuovendo la ricerca, la formazione e la creazione di reti di imprenditori e di conoscenze. Di tutto questo potranno beneficiare anche gli agricoltori e allevatori convenzionali, reindirizzando le loro attività verso modelli più virtuosi e sostenibili, come quelli della vera agricoltura “integrata”, che a tutt’oggi è minoritaria. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: The Huffpost
AUTORE: Paolo Barberi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 8 giugno 2021



Agricoltura biodinamica: qualche risposta alla Cattaneo

Ammettiamo pure che i preparati biodinamici dileggiati dalla Cattaneo siano pura stregoneria. Che cosa accade in concreto nelle aziende agricole in cui vengono applicati? Quali danni producono alla terra? In realtà sia il corno letame, sia il compost da cumulo – le pratiche dominanti in biodinamica – vengono utilizzati per fertilizzare la terra, per iniziare il ciclo produttivo arricchendo il suolo di sostanza organica.

Che cosa avviene nelle aziende ad agricoltura industriale? Si sparge il concime chimico, poi si ara e si semina, più avanti, al primo spuntare delle piantine, si ricorre ai diserbanti, per impedire la crescita di erbe spontanee e infine, se insorgono malattie fungine o arrivano i parassiti, si ricorre ai fitofarmaci e ai pesticidi. La differenza di fondo fra le due agricolture sta tutta qui, con conseguenze enormi sul piano della qualità dei prodotti e della cura del suolo e dell’ambiente.

Ricordo che gli agricoltori biodinamici non si sono fermati a Rudolf Steiner e alle sue lezioni di Antroposofia, ma hanno tratto insegnamenti dagli studi scientifici sull’humus che in Germania sono fioriti per tutta la prima metà del ‘900. In un ambiente culturale fecondato dalla nascita della chimica agraria, lo studio del suolo è diventato il cuore della ricerca agronomica. L’agronomo che diede una base scientifica e sperimentale all’agricoltura biodinamica è stato Eherenfried Pfeiffer e il principio teorico di base più rilevante che ha elaborato è che “il terreno agricolo è un essere vivente” e che “la salute delle piante dipende dalla salute del terreno, dalla sua fertilità”. Un assunto cui ha ubbidito lavorando sul campo per produrre il compost, il fertilizzante naturale, realizzato attraverso la decomposizione controllata dei rifiuti organici. Una pratica millenaria poi arricchita di prove sperimentali e conoscenze scientifiche.

Pratica dei biodinamici è quella di un’agricoltura circolare, nella quale si cerca di limitare al minimo gli input esterni, conservando la base stessa della pratica agricola: la fertilità del suolo. Che cosa accade invece al suolo nell’agricoltura industriale? La prolungata concimazione chimica – a cui si sono aggiunti negli ultimi decenni i diserbanti – ha col tempo effetti a cascata di distruzione e degenerazione molteplici. Il terreno con gli anni si riempie di metalli pesanti, perde sostanza organica, diventa un habitat artificiale in cui le piante si ammalano facilmente rendendo necessario il ricorso ad altra chimica in fitofarmaci e pesticidi.

La qualità dei prodotti agricoli peggiora perché le radici non si nutrono più di sostanza organica con tutta la sua ricchezza e biodiversità di microflora e microfauna, ma dei sali minerali dei fertilizzanti. Naturalmente se il luogo dove si produce il cibo per gli uomini diventa così alterato, non solo si danneggiano le falde idriche, si uccidono uccelli ed insetti impollinatori, ma, la contaminazione del suolo per l’uso dei fertilizzanti chimici e i residui dei fitofarmaci “può entrare nella catena alimentare, minacciare la salute umana, risultare tossica per gli organismi viventi che vi dimorano”.

Il suolo, considerato dall’agricoltura industriale un mero supporto neutro, privato di sostanza organica, diventa soggetto a processi di erosione irreversibile. Oggi sappiamo che, dopo gli oceani, il suolo è il più grande deposito di carbonio del pianeta, che l’agricoltura industriale lo disperde nell’aria in forma di CO2, che con tutto il suo apparato produttivo, insieme agli allevamenti intensivi, è responsabile di almeno il 30% del riscaldamento globale.

La Cattaneo è esponente di una scienza vecchia, quella che ha guardato all’agricoltura come un settore produttivo qualunque, impegnato a produrre sempre di più a costi decrescenti, senza considerare che essa opera in un ecosistema, consuma risorse talora irriproducibili, inquina acqua, suolo e aria, altera il clima, danneggia il mondo vivente. Una nuova scienza oggi orienta l’agricoltura del futuro: l’agroecologia, una pratica economica consapevole degli equilibri naturali in cui opera e che guarda al cibo non come a una merce, una commodity industriale, ma come un bene comune. Non posso tacere che c’è poco di scientifico nell’imprudenza con cui la Cattaneo interviene su temi che non conosce. Quali sono i suoi studi in questo campo? Con quanta ingenuità la si applaude senza chiederle conto di qualche referenza scientifica. Io studio l’agricoltura e la sua storia da 40 anni e non mi sono mai sognato di aprir bocca sulle cellule staminali. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: MicroMega
AUTORE: Piero Bevilacqua
DATA DI PUBBLICAZIONE: 8 giugno 2021



#CambiamoAgricoltura: l'esito finale del nagoziato PAC eviti il male peggiore

L’ultima riunione del Trilogo doveva chiudere il negoziato per la riforma della PAC post 2022 ma è naufragata fra accuse e veti incrociati. Entro giugno dovrebbe arrivare l’accordo finale e la Coalizione #CambiamoAgricoltura auspica siano evitate le decisioni peggiori che allontanerebbero ancora di più la PAC dal Green Deal europeo.

Roma, 3 giugno 2021. “Siamo molto sorpresi e anche amareggiati per il tentativo di attribuire il fallimento del negoziato del Trilogo alla volontà della Commissione e del Parlamento UE di approvare una riforma della PAC dove la sostenibilità ambientale sia a discapito della sostenibilità economica, quando è vero esattamente il contrario.”

Questa la reazione della Coalizione #CambiamoAgricoltura ai commenti di alcuni decisori politici e Associazioni agricole sull’esito negativo della trattativa in corso a livello europeo.

 

Dopo quattro giorni e quattro notti di discussioni l’accordo è saltato essenzialmente su due temi che la Coalizione #CambiamoAgricoltura ritiene dirimenti per evitare una riforma ancora peggiore rispetto a quella delineata dal voto del Parlamento UE ad ottobre 2020.

A bloccare tutto è stata, infatti, la trattativa sull’architettura verde, ed in particolare la percentuale delle risorse da destinare agli impegni per la tutela del clima e della biodiversità, e la distribuzione dei pagamenti diretti, che vengono ancora erogati in base agli ettari premiando così le grandi imprese a discapito dei piccoli agricoltori.

 

Parlamento e Commissione EU spingono per vincolare gli Stati membri alla percentuale del 30% dei fondi del primo pilastro per il nuovo strumento degli ecoschemi mentre il Consiglio AgriFish è fermo al 20%, con ministri dell’Agricoltura di alcuni Paesi che chiedono di scendere addirittura al 18%. Sugli ecoschemi è saltato anche il tentativo di mediazione della Commissione UE che aveva presentato la proposta di lasciare agli Stati membri libertà di scelta tra un finanziamento stabile al 25% dei pagamenti diretti per tutta la durata del periodo di finanziamento 2023-2027, oppure un finanziamento al 22% nel 2023 con un aumento graduale fino al 30% nel 2027.

 

La distribuzione dei sussidi tra le grandi e le piccole e medie imprese sarebbe l’altro principale scoglio che ha fatto naufragare la riforma della nuova PAC, con il Consiglio che si oppone al capping obbligatorio (un tetto massimo all’importo dei sussidi per le aziende di maggiori dimensioni) che il Parlamento aveva invece proposto di fissare a 100mila euro, con regressività a partire da 60mila euro.

Oggi l’80% dei sussidi è destinato al 20% delle aziende agricole più grandi e il Consiglio Ue sta così dimostrando di non avere interesse a mettere fine ai privilegi dei grandi proprietari.

 

Non ci sono dubbi sulle responsabilità del Consiglio UE per questo fallimento della riforma della PAC – commentano le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura – con i ministri dell’Agricoltura degli Stati membri che si stanno opponendo anche ai minimi cambiamenti proposti dal Parlamento e dalla Commissione, condizionati dalla potente lobby delle corporazioni agricole europee.” Non è, infatti, una coincidenza l’incontro del Consiglio AgriFish con una delegazione del Copa-Cogeca proprio nei giorni del Trilogo.

 

Per il commissario UE all’Agricoltura, Wojciechowski, una volta approvata la riforma della PAC l’attenzione sarà tutta dedicata alla redazione dei Piani Strategici Nazionali degli Stati membri, che dovranno essere ambiziosi per raggiungere i nove obiettivi specifici della nuova PAC, in particolare quelli relativi al Green Deal indicati dalle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”.

 

La Coalizione #CambiamoAgricoltura esprime molta preoccupazione sulla redazione del Piano Strategico Nazionale dell’Italia. “Dopo l’evento del 19 aprile, con l’annuncio della costituzione del tavolo di partenariato, non è accaduto nulla, non si hanno notizie del Decreto per la nomina dei rappresentanti dei componenti del tavolo, delle sue regole e modalità di lavoro, mentre il ministero dell’Agricoltura sta già definendo l’analisi dei fabbisogni solo con le Regioni, escludendo da questa prima fase della redazione del PSN anche il ministero della Transizione Ecologica – commentano le Associazioni ambientaliste, dell’agricoltura biologica e dei consumatori – Eppure la Commissione Europea ha ricordato che tutto il partenariato economico e sociale deve essere coinvolto in tutte le fasi della redazione del Piano Strategico Nazionale”.

 

La Coalizione #CambiamoAgricoltura attende risposte dal Ministro Stefano Patuanelli, auspicando maggiore trasparenza ed un reale e sostanziale coinvolgimento del partenariato economico e sociale nella redazione del Piano Strategico nazionale, non solo formale per superare l’esame della Commissione UE, nonché un impegno dell’Italia a spingere il Consiglio verso posizioni più ambiziose per non far naufragare del tutto le timide ambizioni ambientali di questa PAC e la possibilità di raggiungere i target fissati dal Green Deal Europeo.

 

Comunicato stampa inviato dall’Ufficio Stampa Lipu-BirdLife Italia per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura

UFFICIO STAMPA


Pragmatika s.r.l.

Silvia Voltan

silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331 1860936



La scienza vecchia della senatrice Cattaneo

Capisco, ma solo fino a un certo punto, l’indignata requisitoria che la senatrice Elena Cattaneo ha svolto contro l’agricoltura biodinamica il 20 maggio al Senato. Neanche io credo nell’efficacia dei preparati biodinamici. Per mentalità e formazione culturale diffido istintivamente dalle impostazioni esoteriche. Tuttavia, ho avuto modo di conoscere molti agricoltori biodinamici, i quali, di fronte alla mia incredulità, hanno vantato con entusiasmo il successo delle loro pratiche. Ho talora assaggiato ortaggi coltivati in aziende biodinamiche e posso testimoniare che, quanto a intensità di sapore, sono di gran lunga superiori a qualunque consimile prodotto da agricoltura industriale.

Sono solo esperienze soggettive, certo. Ma queste hanno trasformato la mia incredulità in perplessità e l’errore fondamentale della senatrice è di credere che l’agricoltura biodinamica si esaurisca solo nelle pratiche che lei deride. In realtà l’uso dei preparati, ereditati dalle lezioni di Rudolf Steiner del 1924, è solo un aspetto di quelle pratiche. Per tutti gli anni ’20 e ’30, alcuni grandi agronomi tedeschi hanno compiuto studi ed esperienze sul campo sia in Europa che negli Usa, avviando una scienza alternativa all’agricoltura chimica. Forse il maggiore esponente di questa scuola – formatosi in una Germania in cui numerosi scienziati hanno studiato per decenni la natura dell’humus – è Ehrenfried Pfeiffer, l’autore di: “La fertilità della terra” (1938).

Uno dei principi fondamentali di questo testo, che considera il “terreno agricolo un essere vivente” e di tutta l’agronomia biodinamica, è che “la salute delle piante dipende dalla salute del terreno, dalla sua fertilità”. Ed è questo il segreto del successo di tale modello di produzione. Non sono in grado di dire che ruolo svolgano i preparati, ma è certo che nessuno quanto gli agricoltori biodinamici curano la fertilità del suolo, proteggono l’humus, ne garantiscono la stabilità. Ed è questo che sta alla base di tutto. Allorché le persone della mia generazione, assaggiando un frutto senza sapore dei nostri giorni, ricordano la sapidità di quelli di un tempo, non è per una illusione psicologica da nostalgia. La ragione è che dopo decenni di concimazione chimica, quella propugnata dalla senatrice Cattaneo, i suoli agricoli hanno perso molta parte della loro sostanza organica, così che le piante si nutrono direttamente coi sali dei fertilizzanti.

Gli agronomi francesi Claude e Lydia Bourguignon hanno ricordato come in varie aree della Francia, dopo decenni di concimazione e di diserbo chimico, i vini hanno perso il sapore del terroir, dei minerali contenuti nella roccia madre e i viticultori abbiano dovuto far ricorso alle manipolazioni degli enologici per ridare un sapore chimicamente “truccato” a vini ormai inerti e un tempo impareggiabili.

Una ricerca pubblicata su Science il 31 maggio 2002, che comparava 21 anni di raccolti di aziende biodinamiche, biologiche e convenzionali mostrava un meno 20% di prodotto delle prime, ma meno tra 33% e 53% di consumo di energia e fertilizzanti e meno 97% nell’uso di pesticidi. L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha di recente sostenuto che la contaminazione del suolo per l’uso dei fertilizzanti chimici e i residui dei fitofarmaci “può entrare nella catena alimentare, minacciare la salute umana, risultare tossica per gli organismi viventi che vi dimorano” (2020). E allora, come fa Cattaneo ad affermare che i prodotti da agricoltura biologica “non hanno migliori caratteristiche nutrizionali, né hanno migliore cura dell’ambiente?” Non sa la senatrice che l’agricoltura da lei difesa si fonda su un bilancio energetico completamente passivo, consuma ingenti quantità di petrolio? Che la concimazione chimica inquina le falde idriche, è responsabile della degradazione dei suoli, con perdita di terre fertili in tutto il mondo e su cui esiste una letteratura sterminata?

E ignora che agricoltura e allevamenti contribuiscono almeno per il 30% al riscaldamento climatico? Non sa che, dopo gli oceani, il suolo è il più grande deposito di carbonio del pianeta e che le agricolture organiche non solo conservano la fertilità, ma consumano meno acqua, meno energia, catturano carbonio e limitano la produzione di gas serra?

In realtà la posizione della senatrice Cattaneo è interna al vecchio paradigma della scienza moderna, fondato, come ha mostrato Edgar Morin, sul “principio di isolamento e di separazione nei rapporti fra l’oggetto e il suo ambiente”. I concimi chimici vengono valutati sulla base del loro successo produttivo, senza considerare ciò che succede al suolo, alle acque, al clima, alla salute degli organismi viventi, uomini compresi. Così tutta l’agricoltura, immaginata fuori dalla biosfera, deve solo ubbidire alla crescita, non importa se, intorno all’azienda (o al laboratorio della scienziata), il pianeta collassa. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Piero Bevilacqua
DATA DI PUBBLICAZIONE: 2 giugno 2021



Così per natura, un progetto anti spreco per l'agricoltura

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Venerdì 4 giugno 2021, h. 11.00

NaturaSì e Legambiente organizzano “Così per natura”, un progetto anti spreco per l’agricoltura ideato per sensibilizzare verso una concreta riduzione dello spreco alimentare a partire dai campi.L’evento, a cui parteciperà Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio,  sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di NaturaSì.


Legge sul biologico vicina al traguardo. Legambiente: “la Camera la approvi velocemente”

All’approvazione definitiva della legge sul biologico, dopo il recente via libera del Senato con 195 sì, un astenuto e un solo voto contrario – quello della senatrice Cattaneo – mancano davvero pochi metri e Legambiente entra nuovamente nel vivo del dibattito, evidenziando la necessità di procedere con determinazione in questa direzione, nel solco di quanto indicato dall’Europa e allo scopo di rendere pienamente applicabili i principi dell’agroecologia. L’auspicio perciò è che il provvedimento, che ora torna all’esame della Camera, venga approvato definitivamente visto il vastissimo consenso raccolto.

Secondo l’associazione ambientalista, il nostro Paese deve poter contare su una legge capace di favorire, incentivare e promuovere l’agricoltura biologica, per il Pianeta e per un’economia sempre più sostenibile. Coltivare e produrre alimenti a marchio bio significa andare nella direzione degli obiettivi indicati dal green deal europeo e dalle strategie Farm to fork e Biodiversità, che mirano a triplicare entro il 2030 le superfici bio, a ridurre del 50% l’utilizzo di pesticidi e antibiotici negli allevamenti, del 20% quello dei fertilizzanti e ad aumentare del 10% le aree dedicate ai corridoi ecologici nei campi agricoli. L’adozione di questo dispositivo risulta quindi cruciale e determinante, sia per la tutela della salute dei cittadini, che per la salvaguardia degli ecosistemi, il rinnovamento del comparto agricolo in chiave sostenibile e la competitività dell’economia del Paese. La legge prevede tra l’altro l’istituzione del marchio Biologico italiano che valorizza le eccellenze del Paese, garantendo tracciabilità e controlli efficaci ed istituisce i distretti biologici, veri e propri volani per lo sviluppo dei processi agroecologici in ambito territoriale.

“Obiettivo comune – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – deve essere il rafforzamento della filiera sostenibile dell’intero sistema agroalimentare. Made in Italy e rispetto dell’ambiente e della salute dei consumatori devono essere i due motori della nostra azione e rappresentare la spinta propulsiva che ci porterà all’approvazione definitiva di una legge che manca e che deve essere approvata senza indugi. L’Italia è leader del biologico in Europa con 80 mila operatori e 2 milioni di ettari coltivati, pari al 15,8 % della superficie agricola utilizzabile nazionale. La Penisola si posiziona molto al di sopra della media UE, che nel 2018 si attestava all’8%, e a quella dei principali Paesi produttori come Spagna (10%), Germania (9%) e Francia (8%). Negli ultimi dieci anni, i terreni coltivati con metodo biologico sono aumentati di oltre il 75% e i consumi sono più che triplicati. Da ciò – ha concluso Ciafani – si evince chiaramente come il Paese sia già un passo avanti rispetto alle norme e che, pertanto, l’approvazione della legge non rappresenta altro che un efficace e strategico strumento per implementare il settore, renderlo più competitivo e contribuire a condurre l’intero sistema agroalimentare italiano verso una maggiore sostenibilità ambientale quanto mai necessaria. Chiediamo quindi con forza ai deputati della Repubblica di siglare l’ultimo atto di questo percorso atteso da vent’anni, approvando definitivamente il disegno di legge sull’agricoltura biologica.”

“Attraverso il biologico – ha aggiunto Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente –  si riducono fortemente gli impatti negativi dell’agricoltura sugli ecosistemi e i carichi emissivi. Questo deve essere inconfutabilmente considerato un elemento cruciale e strategico nel dibattito in corso. L’attuazione della transizione ecologica di tutto il sistema agroalimentare del nostro Paese – ha chiarito Gentili – passa proprio dallo sviluppo del biologico. Per questo, è fondamentale che le istituzioni italiane continuino a volgere lo sguardo al futuro, consentendo alle già numerose realtà produttive di poter contare su un dispositivo di legge chiaro e lungimirante e a tutto il settore di intraprendere la strada della sostenibilità. Quella biologica, infatti, è una buona agricoltura, capace di diminuire l’utilizzo della chimica, di incrementare la fertilità dei suoli, di rispettare i cicli naturali, la biodiversità e il benessere animale e assicurare cibo sano per i consumatori. Rispondono ai principi ed i criteri del comparto bio molte realtà, ognuna con una propria specificità, compreso il metodo biodinamico, che ha suscitato polemiche in questi giorni e che è da sempre inserito a pieno titolo nei regolamenti europei in materia di agricoltura biologica . Un metodo, tra le altre cose, che costituisce un valore per il sistema agricolo grazie alla forte attenzione alla fertilità del suolo, alla tutela della biodiversità e alla salubrità dei prodotti. Basta tentennamenti: la legge sul bio non può più essere rimandata.”

 

Fonte: Ufficio Stampa Legambiente


WWF: approvare subito la legge per l'agroecolgia

Le polemiche sulla biodinamica hanno il solo obiettivo di bloccare l’approvazione della legge sull’agricoltura biologica per frenare transizione ecologica dell’agricoltura

Il WWF scende in campo in difesa del Disegno di Legge n.988 sull’agricoltura biologica e chiede alla Camera dei Deputati di approvare rapidamente il testo licenziato dal Senato a larghissima maggioranza, con un solo voto contrario e un astenuto.

Le polemiche degli ultimi giorni sull’agricoltura biodinamica sono solo l’estremo tentativo di fermare l’approvazione della Legge che riconosce e promuove tutti i modelli di agricoltura che fanno riferimento all’agroecologia come valide alternative all’agricoltura avvelenata dai pesticidi.

L’Unione Europea con le sue Strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” ha indicato con chiarezza la strada da percorrere per una transizione ecologica dell’agricoltura e gli obiettivi da raggiungere entro il 2030: riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi, del 20% dei fertilizzanti chimici, destinare il 10% della superficie agricola alla tutela della natura e il 25% all’agricoltura biologica.

La Legge che la Camera dei Deputati deve approvare rapidamente consentirà al nostro Paese di dotarsi di strumenti importanti per raggiungere questi obiettivi, come il marchio del biologico “Made in Italy”, la creazione dei Biodistretti, lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione nell’agroecologia. Chi si oppone all’approvazione del Ddl n.988 vuole contrastare questa transizione ecologica dell’agricoltura, richiesta dalla Commissione UE con il Green Deal, per tutelare gli interessi dell’industria dell’agrochimica e delle grandi corporazioni agricole.

Domani 30 maggio Giornata Nazionale Stop Pesticidi, il WWF sostiene il Sindaco del Comune di Nepi e difende la sua ordinanza stop pesticidi contro il ricorso di Assofrutti, perché un’altra agricoltura è possibile.

Per chiedere un’agricoltura libera da veleni è stata indetta per domani, 30 maggio, la Giornata Nazionale Stop Pesticidi a cui ha aderito anche il WWF Italia.

Promossa dai comitati dei cittadini della “Marcia Stop Pesticidi” la giornata simbolica vuole evidenziare le possibili alternative all’uso della chimica di sintesi nella produzione del nostro cibo che avvelena gli ecosistemi e mette a rischio la salute dei consumatori. https://www.marciastoppesticidi.it/

In questa giornata il WWF sostiene l’impegno del Sindaco del Comune di Nepi, Franco Vita, che con una specifica ordinanza ha regolamentato l’utilizzo dei fitofarmaci con lo scopo di mantenere la biodiversità nelle campagne, ridurre l’inquinamento dei terreni e soprattutto salvaguardare la salute dei suoi cittadini. Con questa ordinanza in alcune aree sensibili del Comune di Nepi sarà consentita solo l’agricoltura biologica.

Per il WWF il coraggio dell’Amministrazione Comunale di Nepi deve essere un esempio per tutti i Comuni d’Italia costretti a convivere con una agricoltura intensiva basata sull’utilizzo sconsiderato di pesticidi, per questo l’Associazione difenderà l’ordinanza dall’attacco dell’Associazione della filiera agricola delle nocciole “Assofrutti” che ha presentato un ricorso al TAR per annullare le limitazioni all’utilizzo della chimica di sintesi nel territorio di Nepi.

 

Fonte: Ufficio Stampa WWF Italia


“La legge sul bio fa bene all'Italia, gli attacchi sono pretestuosi”

Il Senato ha approvato una legge che per la prima volta regola e valorizza l’agricoltura biologica. Dopo il voto, si è scatenata una polemica a senso unico e senza diritto di replica, contro la biodinamica, che da 30 anni è – per il Regolamento europeo – riconosciuta come pratica agricola biologica, in quanto applica metodi naturali alla cura dei campi. Stregoneria, pratiche magiche: le accuse vengono da una parte del mondo della ricerca e sono espresse in maniera che lascia intendere che non ci sia un pensiero scientifico che vada in altre direzioni. Cambia la Terra ha cominciato a dare voce a personalità illustri e riconosciute del mondo della ricerca che esprimono opinioni ben diverse, partendo dall’intervista al professor Paolo Bàrberi, docente di Agronomia alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

 Professor Bàrberi, la legge sul biologico non è ancora definitivamente approvata ma già ora suscita grandi polemiche. È nata con troppo ritardo?

Sì. Tuttavia, si può dire che la legge è tempestiva in un contesto in cui a livello europeo il quadro normativo e la programmazione della commissione vanno verso la transizione agroecologica. Il Green Deal si collega alle strategie Farm to Fork e Biodiversity 2030, che intendono dare un grande impulso allo sviluppo del biologico. La legge italiana capita nel momento giusto perché dà riconoscimento non a un settore di nicchia, ma a un settore trainante dell’agroalimentare del nostro Paese. […]

Lei si è sempre interessato dell’agricoltura biologica, e dei suoi risultati. Perché?

 Il biologico ha dei plus innegabili dal punto di vista ambientale, della qualità dei prodotti, della salute umana e animale. Ma anche dal punto di vista delle opportunità economiche, ad esempio per il rilancio dei territori marginali. Non dimentichiamoci che il nostro Paese ha il 75% del suo territorio in aree collinose e montuose e per queste il biologico è perfetto, come dicono i rapporti della Commissione Europea. […]

In altre parole, funziona.

 L’agroecologia con le sue applicazioni, tra cui il biologico, funziona perché è in grado di adattarsi alle realtà locali e trovare soluzioni adatte a qualsiasi contesto. In questo l’approccio è opposto a quello dell’agricoltura convenzionale industrializzata, dove si pretende di offrire soluzioni tecniche standardizzate valide universalmente. L’agroecologia funziona perché si basa sulla diversificazione dei sistemi. […]

I detrattori dicono però, che se tutto il mondo fosse coltivato in biologico, dovremmo raddoppiare la superficie dei campi coltivati, perdendo boschi e aree naturali.

 Non è così, a questo falso allarme c’è una prima risposta facile. I lavori scientifici indicano una riduzione media della produttività del biologico del 15-20% rispetto all’agricoltura intensiva. Tuttavia, che senso ha parlare della necessità di raddoppiare la produzione da oggi al 2050 in un contesto in cui più del 30% del cibo prodotto viene sprecato? Oltre che inaccettabile dal punto di vista etico, questo indica che il sistema attuale semplicemente non funziona. Bisogna in primo luogo correggere i meccanismi che creano lo spreco. L’approccio agroecologico prevede di riprogrammare non solo le tecniche produttive ma l’intero sistema agro-alimentare, comprese le diete e i modelli di consumo. Il vero obiettivo che dobbiamo porci non è quello di produrre di più ma di farlo meglio, nelle aree dove serve e per le persone a cui serve, garantendo cibo sufficiente di qualità per tutti. Siamo parlando di redistribuire il cibo diversamente, secondo le necessità, evitando gli sprechi.

Eppure, non mancano certo le critiche alla legge che valorizza appunto il biologico e di conseguenza la diversificazione e il collegamento ai territori.

 Le critiche di questi giorni hanno come bersaglio apparente il biodinamico, ma l’obiettivo è l’intera legge sul biologico. Noi come ricercatori, che due anni fa abbiamo costituito il Gruppo per la Libertà della Scienza, avevamo già risposto a queste critiche infondate. Quello che sta venendo fuori in questi giorni è un déjà vu. Si tratta di posizioni precostituite che poco hanno di scientifico e incapaci di vedere l’agricoltura nella sua realtà di sistema complesso.

Ma sul banco degli imputati c’è per ora ‘solo’ la biodinamica.

 La biodinamica è da sempre una parte del settore biologico, a cui è vicina per approccio e metodi e la legge, giustamente, lo riconosce. Dal mio punto di vista, non mi interessano gli aspetti filosofici o spirituali dell’agricoltura biodinamica. Come ricercatore mi interessa capire se i metodi e i sistemi biodinamici funzionino. Trovo molto interessante, ad esempio, il concetto fondante del biodinamico, cioè l’azienda come organismo vivente complesso. […]

Quindi è una questione di culture scientifiche?

 Certamente la contrapposizione è in due modi diversi di vedere non solo l’agricoltura ma anche la scienza. Un sistema vivente, come quello agricolo, non può che essere affrontato nella sua complessità. Occorre capirne le componenti, le interazioni e le dinamiche nello spazio e nel tempo. Dobbiamo continuare in questa direzione, quando abbiamo a disposizione delle alternative decisamente migliori? Non mi pare proprio. In quest’ultimo anno abbiamo toccato con mano che esistono dei rischi che finora avevamo sottovalutato, a cominciare dagli allevamenti intensivi che sono una potenziale minaccia per la diffusione di pandemie. Questo è il momento di rendersi conto che non possiamo più permetterci questo tipo di allevamenti che, tra l’altro, hanno un livello di utilizzo di antibiotici insostenibile. La medicina ci ha già avvertito che quello della resistenza agli antibiotici sarà il più grande problema per la salute umana nei prossimi anni. Se non interveniamo su queste minacce prima che si presentino in tutta la loro drammaticità come è successo per il Covid-19 ci esponiamo a rischi enormi che ancora non siamo in grado di quantificare. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Cambia la Terra
AUTORE: Simonetta Lombardo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 27 maggio 2021