Senza agroecologia non c'è transizione ecologica. Basta con gli incentivi ambientalmente dannosi

Oggi web talk di presentazione del Quaderno Cambia la Terra 2021, con il vicedirettore generale FAO Maurizio Martina, FederBio e le associazioni ambientaliste di Cambia la Terra.

Roma, 15 aprile 2021 – L’Europa punta decisamente sul biologico ma fino ad oggi le sovvenzioni sono andate quasi interamente all’agricoltura convenzionale. E in Italia la quota ‘green’ è ancora più bassa, in relazione alla superficie destinata al bio nel nostro Paese. La contraddizione tra intenzioni e realtà è emersa in modo evidente nelle dichiarazioni del Commissario UE all’agricoltura Janusz Wojciechowski che, presentando il Piano d’Azione europeo per il biologico 2021-2027, ha spiegato che solo l’1,8% dei fondi della PAC (la Politica agricola comune) è andata a sostenere la produzione biologica, affermando che tale quota per il futuro dovrà essere aumentata. Il bio europeo copre circa l’8% delle superficie agricola. In Italia, dove i campi ‘pesticidi free’ arrivano a quasi il doppio della media UE (15,8%), la percentuale di fondi della PAC destinata al bio è del 2,3%. In termini relativi, dunque, ancora più bassa di quella della media dei Paesi UE.

Ma siamo di fronte a una svolta nelle politiche europee, a cominciare dalle Strategie Farm to Fork e Biodiversità, che hanno fissato al 2030 un target del 25% di superficie bio, triplicando così la media europea, oltre a un taglio del 50% sia dei pesticidi nei campi che degli antibiotici negli allevamenti zootecnici. L’Europa ha già messo in campo il Piano d’Azione Europeo per il bio, che punta ad incrementare sia la produzione che la domanda, prevedendo il 30% delle risorse per la promozione dell’agroalimentare al settore bio, l’integrazione dei prodotti bio nei criteri minimi obbligatori per gli appalti sostenibili e la destinazione del 30% dei fondi previsti per agricoltura e zone rurali da Horizon Europe 2021-2027, il programma europeo di ricerca e innovazione.

È proprio per mettere l’accento sulla necessità di una ulteriore svolta verso l’agroecologia e le produzioni biologiche anche a livello nazionale che Cambia la terra – il progetto voluto da FederBio assieme a Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, Slow Food e WWF e sostenuto da alcune importanti aziende del settore – ha elaborato un Quaderno che spiega quali sono le ragioni per chiedere maggiore coraggio ai decisori pubblici, affinché la transizione ecologica sia anche una transizione biologica.

Il Quaderno di Cambia la Terra è stato presentato oggi, con la partecipazione del vicedirettore generale FAO Maurizio Martina, da Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio; Claudio Celada (Lipu); Lorenzo Ciccarese (ISPRA) Angelo Gentili (Legambiente); Patrizia Gentilini (ISDE-Medici per l’Ambiente); Isabella Pratesi (WWF Italia); Francesco Sottile (Slow Food). Il dibattito è moderato dal giornalista Antonio Cianciullo.

“I segnali per una svolta a livello nazionale – ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio – ancora non si vedono. Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), lo strumento più importante per lo sviluppo sostenibile, mostra una scarsa attenzione all’agricoltura e ancor più scarsa all’agroecologia, senza prevedere nessun investimento per l’agricoltura biologica, allontanandosi così dalle recenti politiche green dell’Europa. È indispensabile colmare queste lacune sul biologico e sull’agroecologia anche per non perdere la leadership di un settore in grande espansione. È fondamentale poi che il Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027 individui obiettivi strategici di crescita del bio, con gli interventi concreti per raggiungerli, sia in termini di sostegno alla conversione e al mantenimento del bio, che per le attività finalizzate all’aumento della domanda di alimenti biologici”.

La transizione ecologica ha nell’agroecologia un caposaldo, come sancisce l’Europa con il Green Deal. Ma a livello nazionale, dunque, mancano ancora gli strumenti per realizzarla. “Quello che chiediamo ai decisori politici è di non sprecare l’occasione che abbiamo, con il Recovery Fund e la nuova PAC, per disporre delle risorse necessarie per un salto di qualità reale verso un’agricoltura che tuteli il benessere dell’ambiente, degli animali e delle persone. Una scelta ancor più necessaria dopo questo drammatico biennio Covid – conclude Mammuccini – in cui si è dimostrato come l’agricoltura sostenibile sia un elemento strategico non solo dello sviluppo ma anche della stessa sopravvivenza di un mercato alimentare”.

Il nostro Paese potrebbe quindi giocare un ruolo da protagonista nello sviluppo dell’agroecologia sia a livello europeo che mondiale e dare un contributo strategico per definire un nuovo modello agricolo, alimentare e territoriale che, anche a partire dal G20 a Presidenza italiana, possa caratterizzarsi per un approccio ecologico su cui costruire il futuro dell’economia agricola, alimentare e territoriale. Infatti, oltre ad avere una percentuale di superficie agricola destinata al bio pari a quasi il doppio rispetto alla media europea, ci sono oltre 80.000 imprese che operano nel comparto. Il reddito delle aziende bio è superiore del 15% rispetto a quello delle aziende convenzionali (fonte: Bioreport Crea) e con ricadute sociali migliori, considerato che la componente lavoro incide per oltre il 50% in più rispetto al convenzionale. E le conseguenze virtuose del bio sull’ambiente, in termini di maggiore biodiversità e minore inquinamento sono inequivocabili: basti pensare che ogni ettaro di suolo coltivato con metodi biologici è in grado di immagazzinare ogni anno fino a mezza tonnellata di carbonio, sottraendolo dall’atmosfera.

Per questo le realtà del bio e le associazioni ambientaliste di Cambia la Terra chiedono un’inversione di rotta, urgente e sempre più necessaria, anche nell’imminenza della scadenza della consegna del PNRR: l’integrazione tra natura e produzioni agricole e zootecniche è la chiave di volta per una vera transizione ecologica dell’agricoltura.

Le richieste che vengono rivolte ai decisori politici sono in particolare:

• l’approvazione della legge sul biologico, che si attende da dieci anni e comprende tra l’altro la definizione di un marchio del biologico italiano;

• il Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027 che individui obiettivi strategici di crescita del bio, con gli interventi concreti per raggiungerli (sostegno alla conversione e al mantenimento del bio, attività finalizzate all’aumento della domanda);

• un piano strategico per la ricerca e l’innovazione;

• rinnovo del Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, scaduto da 3 anni e ormai “invecchiato” rispetto agli obiettivi della Strategia Farm to Fork;

• cancellazione dei sussidi perversi ai pesticidi che oggi godono di un’IVA agevolata al 10% (come proposto in un emendamento alla legge di bilancio 2021); • riduzione dell’Iva ai produttori biologici, che con il loro lavoro regalano benefici alla comunità in cui vivono, e credito d’imposta per i costi legati alla certificazione delle aziende che possa aiutare a contenere i costi e dunque i prezzi;

• innovazione digitale per garantire maggiore trasparenza alla filiera anche attraverso il sistema blockchain.

QUI è possibile scaricare la sintesi e il testo integrale del Quaderno di Cambia la Terra, che è stato elaborato da: Renata Alleva (nutrizionista, Isde); Lorenzo Ciccarese (Ispra); Damiano Di Simine (Legambiente); Franco Ferroni (WWF); Goffredo Galeazzi (giornalista, Cambia la Terra); Federica Luoni (Lipu); Maria Grazia Mammuccini (FederBio); Patrizia Gentilini (oncologa, Isde); Francesco Sottile (Slow Food). A cura di Silverback-Greening the Communication

UFFICIO STAMPA


Ufficio Stampa Cambia la Terra

Silverback – Greening the communication

Barbara Battaglia – b.battaglia@silverback.it – 366 629 2992



L'Europa triplica l'agricoltura bio in Italia le imprese corrono da sole

Il Green Deal europeo non ha dimenticato l’agricoltura: Bruxelles ha varato, lo scorso 25 marzo, un capitolo del Recovery Plan dedicato alla svolta biologica Europea. E ora si aspetta che i singoli piani nazionali, che hanno il compito di declinare la Pac nelle realtà territoriali, ne recepiscano obiettivi e metodi. Ma l’Italia, che pure nel biologico – stima Nomisma – produce vendite per 4,3 miliardi sul mercato interno ed è il secondo esportatore mondiale dietro gli Usa, nell’attuale versione del Pnrr, non ne fa quasi menzione. I tempi sono stretti, il termine non è il 2050 della transizione energetica, ma il 2030: tra dieci anni giusti.

Per quella data l’Ue, attraverso il progetto Farm to Fork, vuole che i 27 Stati portino al 25% la superficie agricola coltivata in bio: si tratta di triplicare la quota attuale che è dell’8%. L’Italia parte con metà strada già fatta, perché ha una quota del 16%, il doppio della media Ue. Ma il piano europeo pone altri tre obiettivi: ridurre del 50% l’uso dei pesticidi e degli antibiotici e del 20 % quello dei fertilizzanti chimici. «Tutto questo significa mettere l’agricoltura biologica al centro di un più vasto programma di conversione in termini ecosostenibili dell’agricoltura europea – spiega la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini – perché è ovvio che il 25% di coltivazioni totalmente biologiche dell’obiettivo non bastano per dimezzare l’uso di pesticidi e fertilizzanti: si tratta di rendere più sostenibile anche l’agricoltura tradizionale. E per farlo si dovrà necessariamente partire dai risultati delle ricerche nate in ambito biologico. C’è uno straordinario filone di Ricerca & Sviluppo su cui investono e lavorano anche diverse multinazionali, nel campo della chimica verde che stanno dando ottimi risultati. Come gli studi sul microbiota del suolo per individuare funghi, microorganismi e batteri che possono agire a protezione delle colture».

Cifre che per ora non ci sono, devono appunto venire dai piani nazionali, come quello a cui sta ora lavorando il premier Draghi e il ministro dell’Agricoltura Patuanelli. Ci sono altri indirizzi di spesa, come l’obbligo di destinare al biologico altri fondi Ue, come quelli stanziati per la promozione dei beni alimentari europei. La parte sostanziosa, però, è nei miliardi del Next Generation Eu. Per l’Italia è una grande opportunità, ma il Belpaese deve superare in fretta, anche qui, storici ritardi. «Una legge che disciplini in modo efficace il biologico, fissando termini e standard, tipologie e certificazioni, controlli e sanzioni – spiega ancora Mammuccini – è ferma da dieci anni. Era arrivata all’ordine del giorno in Senato alla fine della scorsa legislatura, ma non se ne è fatto nulla. Poi, l’attuale Parlamento, l’ha ripresa e portata all’approvazione alla Camera a fine 2018. Successivamente è passata in Senato e da quasi tre anni è ferma lì». […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Affari & Finanza
AUTORE: Stefano Carli
DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 Aprile 2021



Biologico, il momento decisivo è adesso

Siamo in un momento decisivo per la transizione ecologica dell’agricoltura. Ma mentre l’Europa punta fortemente sul biologico con il Green deal e le strategie di attuazione Farm to Fork e Biodiversità – che hanno l’obiettivo ambizioso di triplicare le superfici agricole coltivate a biologico e ridurre l’uso dei pesticidi e degli antibiotici del 50 per cento entro il 2030 – l’Italia sembra voler perdere un’opportunità storica per la valorizzazione del sistema agricolo e alimentare. Il nostro Paese punta da sempre sulla qualità e sulla promozione delle varietà locali e il biologico rappresenta il metodo di produzione più coerente per dare valore a questo modello e all’origine locale del cibo.

L’appello del bio a Draghi: servono strategie e interventi per il settore

Nonostante l’Italia sia tra i leader del biologico con più di due milioni di ettari coltivati, oltre 80mila imprese certificate, il 16 per cento della superficie agricola dedicata, il doppio della media europea, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) non prevede a oggi investimenti strategici per favorire lo sviluppo di questo settore. Le pratiche agroecologiche, di cui il biologico e biodinamico rappresentano le espressioni più avanzate, sono invece fondamentali nel contrasto al cambiamento climatico e nella tutela della biodiversità. Rappresentano anche un’opportunità concreta per l’occupazione delle donne, dei giovani e per dare valore al lavoro degli agricoltori per il rilancio economico di tanti territori rurali, a partire dal Mezzogiorno, in piena coerenza con le priorità trasversali indicate nel Pnrr.

L’agroecologia e il biologico possono nutrire l’intera Europa, senza pesticidi di sintesi

Insieme alle principali associazioni del biologico (oltre a FederBio, Aiab, AssoBio e Associazione biodinamica, ndr), abbiamo dunque deciso di scrivere al presidente del Consiglio Mario Draghi per sottolineare come sia oggi essenziale definire strategie e interventi dedicati a questo asset così importante per lo sviluppo dell’intero Paese poiché in grado di determinare importanti benefici di natura economica e occupazionale, ma anche sotto il profilo ambientale e sociale.

Biologico: un “campo” di opportunità

Il biologico è un settore in grande crescita, sia per quanto riguarda i consumi sia per la produzione, ed è in grado di attirare imprenditoria giovanile, investimenti, generare nuova occupazione. Si inserisce in un quadro che vede il progressivo affermarsi di un’economia sempre più circolare e “verde” e, dunque, dovrebbe rappresentare un elemento portante della transizione ecologica del sistema agricolo e alimentare. L’Italia è al primo posto in Europa per numero di imprese del settore biologico e rientra tra i dieci maggiori produttori a livello mondiale. Il nostro Paese, inoltre, ha fatto da tempo la scelta di valorizzare la biodiversità delle produzioni agricole e ha vietato le coltivazioni ogm. Se non ci sarà un’inversione di rotta, recuperando la centralità del bio come leva per supportare l’affermazione di un’economia e di una società più sostenibili, rischiamo di perdere il passo e di allontanarci dalle politiche green europee che invece puntano fortemente sulla conversione al biologico.

Legge sul bio e risorse dal Pnrr per stare al passo con l’Europa

La Commissione europea ha appena presentato il Piano d’azione per il biologico 2021-2027, che supporta con iniziative concrete gli obiettivi del Green deal europeo e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità e mette a disposizione di tutti gli Stati membri una serie di strumenti utili per sostenere la transizione agroecologica dell’agricoltura europea. Si prevedono investimenti per stimolare il consumo di alimenti biologici nell’ambito delle politiche di promozione, a partire da uno stanziamento di 49 milioni di euro per il 2021, e l’istituzione di appalti pubblici green che prevedono l’integrazione dei prodotti biologici nei criteri minimi obbligatori per gli appalti sostenibili, ad esempio, nelle mense scolastiche e negli ospedali.

La Commissione europea presenta il piano d’azione di sviluppo del biologico

Tra gli altri punti chiave del Piano d’azione Ue vi è la destinazione per il biologico del 30 per cento dei fondi previsti nel campo dell’agricoltura, della silvicoltura e della valorizzazione delle zone rurali, da Horizon Europe 2021-2027, il programma europeo di finanziamento dei progetti di ricerca e innovazione. Allontanarci dalle politiche green europee significherebbe, quindi, rischiare di perdere le risorse Ue che vengono messe a disposizione per favorire lo sviluppo del biologico. Ci auguriamo, dunque, che questa forte attenzione europea verso il biologico possa trovare un rapido recepimento anche nelle politiche italiane, a partire dall’approvazione definitiva della legge nazionale sull’agricoltura biologica, ferma da oltre due anni, e dall’inserimento nel Pnrr di risorse significative per la promozione dei distretti biologici e delle filiere di made in Italy bio anche per non rischiare di perdere la leadership di un settore in grande espansione e che può contribuire alla ripresa economica del nostro Paese. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Lifegate
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 Aprile 2021



PAC: il Ministero annuncia l'avvio della redazione del piano strategico nazionale post 2022

“Il percorso partecipato con tutti gli attori istituzionali, economici e sociali per la redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 avrà inizio sicuramente entro questo mese di aprile”, a dare l’annuncio il Capo di Gabinetto del MIPAAF, Francesco Fortuna, che ha incontrato oggi la Coalizione #CambiamoAgricoltura.

Roma, 8 aprile 2021. Dopo oltre un anno d’immobilismo finalmente dovrebbe partire anche in Italia quel processo partecipato con gli altri Ministeri, le Regioni, le Associazioni di categoria e della società civile, per scrivere il documento di programmazione della PAC post 2022, che l’Italia dovrà trasmettere alla Commissione UE entro la fine di quest’anno.

Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura si tratta di una importante novità dopo mesi di silenzio da parte del Ministero competente e di desolante attesa dopo ripetute richieste di informazioni sui tempi e modalità di redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022. L’Italia è in grave ritardo, fanalino di coda tra gli Stati membri dell’Unione Europea, nella stesura di questo importante documento programmatico per la politica agricola comune nazionale, che dovrà stabilire come spendere le risorse assegnate al nostro Paese dalla nuova PAC. Nel complesso le risorse a disposizione dell’Italia con la PAC nel periodo 2021-2027 ammontano a 36.359 milioni di euro a prezzi correnti e a 32.311 milioni di euro a prezzi costanti, ma si tratta solo delle risorse comunitarie al netto del cofinanziamento nazionale per lo Sviluppo Rurale. Una parte di queste risorse saranno utilizzate nei prossimi due anni con il Regolamento transitorio della PAC che ha prorogato i vecchi strumenti di programmazione. Si tratta comunque di un fiume di risorse pubbliche che tutti i cittadini versano all’agricoltura per promuovere una autentica transizione ecologica a tutela dell’ambiente e della salute pubblica e non solo per garantire un giusto reddito agli agricoltori.

L’auspicio della Coalizione #CambiamoAgricoltura è che dalle parole si passi adesso rapidamente ai fatti, confermando l’avvio del processo partecipato entro la fine di questo mese, garantendo trasparenza ed un’ampia partecipazione, non solo formale ma sostanziale, evitando tavoli di confronto separati o tematici.

L’agricoltura italiana ha bisogno di avviare rapidamente la sua transizione agroecologica dando priorità allo sviluppo del biologico nel Piano Strategico Nazionale, attraverso un ampio confronto tra tutti i soggetti interessati, coinvolgendo non solo le Istituzioni e le Associazioni di categoria ma anche le Associazioni della società civile che rappresentano beni comuni ed interessi diffusi, non corporativi. Perché il futuro dell’agricoltura riguarda non solo gli agricoltori ma tutti i cittadini consumatori.

Comunicato stampa inviato dall’Ufficio Stampa Slow Food per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura.

UFFICIO STAMPA


Pragmatika S.r.l.

Silvia Voltan

silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331 1860936



Politica agricola comune, al via la redazione del Piano strategico nazionale post 2022

Finalmente, dopo oltre un anno d’immobilismo, anche in Italia dovrebbe partire quel processo partecipato con ministeri, regioni, associazioni di categoria e della società civile, per scrivere il documento di programmazione della Politica agricola comune (Pac) post 2022, che in nostro Paese dovrà trasmettere alla Commissione europea entro la fine di quest’anno. Ad annunciarlo, durante un incontro con la Coalizione CambiamoAgricoltura è stato il Capo di Gabinetto del ministero delle politiche agricole e forestali Francesco Fortuna: «Il percorso partecipato con tutti gli attori istituzionali, economici e sociali per la redazione del Piano Strategico Nazionale della Pac post 2022 avrà inizio sicuramente entro questo mese di aprile».

Per CambiamoAgricoltura, una coalizione nata nel 2017 per chiede una riforma della Pac che tuteli tutti gli agricoltori, i cittadini e l’ambiente, si tratta di «Una importante novità dopo mesi di silenzio da parte del Ministero competente e di desolante attesa dopo ripetute richieste di informazioni sui tempi e modalità di redazione del Piano Strategico Nazionale della Pac post 2022. L’Italia è in grave ritardo, nella stesura di questo importante documento programmatico, che dovrà stabilire come spendere le risorse assegnate al nostro Paese dalla nuova Pac. Nel complesso le risorse a disposizione dell’Italia con la Pac nel periodo 2021-2027 ammontano a 36.359 milioni di euro a prezzi correnti e a 32.311 milioni di euro a prezzi costanti, ma si tratta solo delle risorse comunitarie al netto del cofinanziamento nazionale per lo Sviluppo Rurale. Una parte di queste risorse saranno utilizzate nei prossimi due anni con il Regolamento transitorio della Pac che ha prorogato i vecchi strumenti di programmazione. Si tratta comunque di un fiume di risorse pubbliche che tutti i cittadini versano all’agricoltura per promuovere una autentica transizione ecologica a tutela dell’ambiente e della salute pubblica e non solo per garantire un giusto reddito agli agricoltori». La Coalizione auspica che «Dalle parole si passi adesso rapidamente ai fatti, confermando l’avvio del processo partecipato entro la fine di questo mese, garantendo trasparenza ed un’ampia partecipazione, non solo formale ma sostanziale, evitando tavoli di confronto separati o tematici».

CambiamoAgricoltura – sostenuta da oltre 70 sigle della società civile è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, del biologico italiane e dei consumatori. In conclusione la coalizione afferma: «L’agricoltura italiana ha bisogno di avviare rapidamente la sua transizione agroecologica dando priorità allo sviluppo del biologico nel Piano Strategico Nazionale, attraverso un ampio confronto tra tutti i soggetti interessati, coinvolgendo non solo le Istituzioni e le Associazioni di categoria ma anche le Associazioni della società civile che rappresentano beni comuni ed interessi diffusi, non corporativi. Perché il futuro dell’agricoltura riguarda non solo gli agricoltori ma tutti i cittadini consumatori». […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Green Report.it
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 09 Aprile 2021



Webinar - La strategia “Farm to Fork”: tra redistribuzione e multispazialità

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Giovedì 15 aprile 2021, h. 17.30 - 19.30

Si terrà lunedì 15 aprile il webinar dal titolo “La strategia Farm to Fork: tra redistribuzione e multispazialità”. All’evento, che fa parte del 4° Incontro Nazionale della Rete Politiche Locali del Cibo organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa, parteciperà Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

Per l’iscrizione al webinar: https://forms.gle/FNvXWrnhLkqPNHhr7

INFO E CONTATTI:



"Per una transizione biologica". Webtalk di presentazione del quaderno di Cambia la Terra

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Giovedì 15 aprile 2021, h. 10.00

Si terrà lunedì 15 aprile il webtalk dal titolo “Per una transizione biologica”. All’evento parterciperanno Maurizio Martina assieme ai rappresentanti delle associazioni bio e ambiente e Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

Il biologico italiano gode di una posizione di leadership in Europa e nel mondo. L’Italia ha una percentuale di superficie agricola destinata al bio doppia rispetto alla media europea e oltre 80.000 imprese che operano esclusivamente o in parte nel comparto. Le policy europee, a cominciare dalle strategie Farm to Fork e Biodiversità, hanno fissato al 2030 un target del 25% di superficie bio, triplicando così la media europea. Ma nei fatti le politiche attuative stentano a decollare a scala continentale e in Italia e il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), quello che diventerà lo strumento di sviluppo sostenibile più importante, registra una scarsa attenzione all’agroecologia.

Cambia la terra – il progetto voluto da FederBio assieme a Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, Slow Food e WWF e sostenuto da alcune importanti aziende del bio – ha elaborato un Quaderno che si aggiunge al Rapporto Cambia la Terra 2018 e spiega quali sono le ragioni per chiedere maggiore coraggio ai decisori pubblici.

Perché la transizione ecologica sia anche una Transizione Biologica.

E’ possibile seguire il webtalk in diretta sulle pagine fb di Cambia La Terra e FederBio

INFO E CONTATTI:


Barbara Battaglia b.battaglia@silverback.it


Stop Pesticidi: cambiare la direttiva UE pesticidi per attuare il Green Deal

Si chiuderà il 12 Aprile prossimo la consultazione pubblica della Commissione Europea per la revisione della Direttiva pesticidi. L’Alleanza italiana per l’ICE “Salviamo Api e Agricoltori” mobilita i cittadini per chiedere regole più severe e rafforzare gli obiettivi della Strategia Farm to Fork. Anche per questo si raccolgono le firme per l’ICE.

Roma, 7 Aprile 2021. Restano solo 6 giorni utili, fino al 12 Aprile prossimo, per partecipare alla consultazione pubblica indetta dalla Commissione Europea sulla revisione della Direttiva UE Pesticidi (2009/128/EC), la normativa europea che fissa le regole per un utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari ed impone agli Stati membri la redazione di Piani di Azione nazionali per la sua attuazione. Quello dell’Italia è ormai scaduto dal febbraio 2018 ed è urgente un suo aggiornamento.

Si tratta di un’occasione imperdibile per far sentire da parte dei cittadini, direttamente alla Commissione Europea, la propria opinione in merito alle regole europee sull’uso dei pesticidi. Per questo è importantissimo che il maggior numero possibile di Associazioni e singoli cittadini si attivino per  partecipare. Farlo è molto semplice..!

L’Alleanza per l’ICE “Salviamo Api e Agricoltori” ha creato uno strumento agile e funzionale per facilitare la partecipazione del comune cittadino, non addetto ai lavori ma interessato a fare sentire la propria voce per chiedere l’eliminazione dei pesticidi dai campi alla tavola. Si tratta di un sito web che permette alle Associazioni e singoli cittadini di partecipare alla consultazione della Commissione Europea con facilità, fornendo istruzioni  e suggerimenti. https://shaketonpolitique.org/it/ basta cliccare su “Partecipa alla consultazione pubblica: “Uso sostenibile dei pesticidi – revisione delle norme dell’UE” e seguire i prompt.

La Direttiva UE 2009/128/EC sull’uso sostenibile dei pesticidi (nota anche come Direttiva SUD) mira a proteggere la salute umana e l’ambiente dai possibili rischi e impatti dei pesticidi, rendendo obbligatorio per gli Stati membri ridurre la loro dipendenza dai prodotti chimici di sintesi utilizzati in agricoltura e per la manutenzione del verde pubblico e privato. Diverse valutazioni, anche da parte della stessa Commissione Europea, hanno dimostrato che gli Stati membri non hanno fissato alcun obiettivo di riduzione dei pesticidi come richiesto dalla Direttiva e sono in gran parte inadempienti. Eppure la Commissione Europea fino ad oggi non ha aperto procedure d’infrazione  contro nessun Stato membro  per la mancanza di attuazione di questa Direttiva, a differenza di altre normative europee per la tutela dell’ambiente. La  Direttiva UE 2009/128/EC non ha dato risultati tangibili ma le alternative ai pesticidi esistono e sono già utilizzate con successo in diversi paesi dell’UE. Non solo è possibile costruire gradualmente un modello agricolo esente da pesticidi dannosi, ma è ormai di fatto una necessità se vogliamo raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo, arrestare la perdita della biodiversità  e tutelare la salute dei cittadini e residenti nei territori rurali.

Insieme all’Iniziativa dei Cittadini Europei “Salviamo Api e Agricoltori”, con la raccolta di 1 milione di firme, superando il quorum in almeno 7 Paesi europei, questa consultazione pubblica sulla riforma della Direttiva UE Pesticidi è molto importante per rafforzare gli obiettivi delle Strategie UE Farm to Fork e Biodiversità 2030, oggi sotto attacco da parte delle potenti lobby dell’agrochimica e delle corporazioni agricole.

Gli obiettivi della partecipazione alla consultazione della Commissione Europea per la revisione della Direttiva UE Pesticidi, coincidono in parte con la petizione ICE “Salviamo le Api e Agricoltori”:

Trasformare l’obiettivo del 50% di riduzione dell’uso di pesticidi fissato dalla strategia “Farm to Fork” e l’ambizione del Green Deal europeo in una norma vincolante per gli Stati membri.

Costringere gli Stati membri a elaborare Piani d’Azione Nazionali con obiettivi concreti per ridurre significativamente l’uso di pesticidi nei prossimi anni, tutelare i cittadini residenti nelle aree rurali e l’agricoltura biologica dalle contaminazioni accidentali e risolvere I conflitti d’interesse tra coloro che forniscono assistenza tecnica agli agricoltori e vendono pesticidi.

Per maggiori informazioni: https://shaketonpolitique.org/it/

Per firmare la petizione ICE “Salviamo Api e Agricoltori”: https://www.savebeesandfarmers.eu/ita/

UFFICIO STAMPA


Pragmatika S.r.l.

Silvia Voltan

silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331 1860936



FederBio: Italia è il fanalino di coda Ue nello stato di avanzamento del Piano strategico nazionale, occorre puntare sul biologico

Audizione alla Commissione Agricoltura della Camera sul Piano Strategico Nazionale PAC.

Bologna, 7 aprile 2021 – Dare al biologico un ruolo da protagonista nel Piano Strategico Nazionale. Nella recente audizione in Commissione agricoltura della Camera sugli obiettivi del Piano strategico nazionale nel quadro della nuova politica agricola comune (PAC), FederBio ha sottolineato l’importanza della valorizzazione della transizione agroecologica per il rilancio del sistema agroalimentare italiano.

La Federazione ritiene che il Piano debba allinearsi agli obiettivi europei del Green Deal e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità, che mirano a triplicare le superfici agricole coltivate a biologico e a ridurre l’uso dei pesticidi e degli antibiotici del 50% entro il 2030. Il rinvio della riforma della PAC al 2023 per la Federazione è legato alla necessità di puntare proprio a questo: adeguare gli obiettivi della proposta di riforma della politica agricola comune alle recenti strategie europee con iniziative che definiscano una chiara direzione verso la transizione agroecologica, di cui il biologico rappresenta l’esperienza concreta più diffusa. Durante l’audizione FederBio ha proposto, in coerenza con le posizioni della “Coalizione Cambiamo Agricoltura” di cui fa parte insieme alle principali Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, che il Piano Strategico Nazionale (PSN) destini una percentuale minima del 30% del budget sia del primo pilastro per i “regimi per il clima e l’ambiente” (ecoschemi), che per le misure agro-climatico-ambientali dello sviluppo rurale (II°pilastro) . Sostenere con la PAC le pratiche agricole che producono beni pubblici e hanno impatto positivo su clima e ambiente è la condizione indispensabile per legittimare, nei confronti dei cittadini, l’uso di fondi pubblici destinati all’agricoltura. Altro punto centrale, il superamento dei titoli storici che attraverso gli aiuti a superficie, che si rivelano anche estremamente differenti, distribuisce l’80% dei fondi al 20% delle aziende, di fatto come rendita di posizione, quando invece il sostegno dovrebbe essere legato alle esternalità positive dei diversi processi produttivi in termini di tutela ambientale, paesaggio e lavoro. Inoltre, per FederBio è fondamentale che il PSN individui l’obiettivo percentuale di crescita del biologico e gli interventi concreti per raggiungerlo, sia in termini di sostegno alla conversione e al mantenimento del bio, che adottando servizi di supporto e consulenza agricola necessari per sostenere gli agricoltori e promuovendo le attività d’informazione e comunicazione finalizzate all’aumento della domanda di alimenti biologici. Tutto ciò è necessario per rispondere in maniera adeguata sia alle Raccomandazioni della Commissione UE per il Piano strategico dell’Italia, pubblicate a dicembre 2020, che agli indirizzi del recente Piano d’azione Europeo per il biologico che prevede espressamente il collegamento con la PAC attraverso i Piani Strategici Nazionali. Per tali obiettivi è fondamentale garantire premi maggiori ai modelli di agricoltura più sostenibili come il biologico e inserire il mantenimento del bio negli “ecoschemi” del I° pilastro sostenendo la conversione con le misure dello Sviluppo Rurale. Ultimo punto la zootecnia che deve orientarsi al superamento del modello intensivo puntando sul biologico e sul benessere animale anche attraverso ecoschemi che favoriscano il pascolo e la zootecnia estensiva.

“Sul Piano strategico nazionale siamo preoccupati, non solo perché al momento manca l’analisi dei fabbisogni su cui confrontarsi  per definire gli interventi, ma anche perché l’Italia è il fanalino di coda europeo nella stesura del Piano. Riteniamo fondamentale che il nostro Paese si allinei alle politiche e strategie europee che puntano decisamente sulla transizione agroecologica. Partendo da una superficie doppia rispetto a quella europea, in Italia il biologico può essere veramente uno strumento fondamentale per consolidare il rilancio dell’intero sistema agroalimentare, intercettando maggiori risorse e individuando attraverso ricerca e innovazione soluzioni utili anche per le altre forme di agricoltura, con l’obiettivo comune di ridurre l’uso dei pesticidi. Riteniamo che il Piano Strategico Nazionale debba indicare chiaramente gli obiettivi per la crescita del biologico e gli strumenti per raggiungerli, in particolare l’assistenza tecnica indipendente per la conversione, che è prevista dal Piano d’Azione  europeo per il biologico e dalla riforma della PAC approvata dal Parlamento Ue. Servono inoltre misure concrete che consentano di aumentare sia la produzione che il consumo di biologico attraverso campagne di informazione per i cittadini. Il Piano rappresenta un’occasione fondamentale per valorizzare un modello agricolo che punti alla biodiversità e alla qualità, come quello biologico che riteniamo sia strategico per il futuro dell’agricoltura, del cibo e del territorio rurale”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

UFFICIO STAMPA


Pragmatika S.r.l.

Silvia Voltan

silvia.voltan@pragmatika.it

Mob. 331 1860936



Pesticidi, in 10 anni raddoppiato l’impatto tossico su api e impollinatori

L’impatto tossico dei pesticidi sulle api e gli altri impollinatori è raddoppiato in un decennio nonostante la quantità di quelli utilizzati sia diminuita, “la tossicità totale applicata agli invertebrati è notevolmente aumentata dal 2005”. A denunciarlo è uno studio condotto dal professor Ralf Schulz, dell’Università di Coblenza e Landau in Germania, pubblicato dalla rivista Science e riportato nei giorni scorsi dal ‘Guardian’.

I risultati hanno di fatto smentito l’ipotesi che il calo della quantità di pesticidi utilizzati stia riducendo il loro impatto ambientale così come l’idea che le colture OGM porterebbero a ridurne l’uso. I motivi potrebbero essere molteplici, gran parte dei quali non ancora noti a causa della mancanza di open data relativi all’uso di sostanze chimiche in agricoltura in buona parte dei Paesi nel mondo. Una lacuna importante per il team di ricercatori che si è comunque ritenuto soddisfatto per aver avuto a disposizioni quelli alla base dello studio.

Lo studio ha utilizzato i dati del governo degli Stati Uniti sull’uso dei pesticidi e il livello di tossicità di 380 pesticidi usati nel Paese dal 1992 al 2016. Ciò ha consentito di valutare i cambiamenti nel tempo. Guardare esclusivamente la quantità di pesticidi applicata avrebbe fornito un’immagine falsa, hanno fatto sapere gli scienziati. Una evidenza tangibile è che “i composti più tossici per i vertebrati sono stati sostituiti da altri meno nocivi e questo è davvero un successo. Ma allo stesso tempo i pesticidi sono diventati più specifici e quindi, purtroppo, anche più dannosi per organismi quali gli insetti impollinatori e gli invertebrati”, ha commentato Schulz, che ha aggiunto: “Le colture geneticamente modificate sono state introdotte sostenendo che avrebbero ridotto la dipendenza dell’agricoltura dai pesticidi chimici. Questo ovviamente non è vero se ci si attiene ai livelli di tossicità”.

Insomma nulla di rassicurante emerge dalla ricerca, ma il bicchiere non è ancora vuoto: “Più informazioni abbiamo rispetto ai problemi esistenti, meglio è. In quest’ottica definirei il nostro studio una buona notizia, in quanto punto di partenza di un successivo dibattito politico e sociale sul tipo di effetti che vogliamo che i pesticidi abbiano o non abbiano”, ha concluso Schulz. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Green Planet
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 Marzo 2021