FederBio: molto positivo il Piano d’azione della Commissione Europea che valorizza il biologico
homePACpiano d'azione per il biologicotransizione ecologicaBologna, 25 marzo 2021 – Un piano che punta a incrementare sia la produzione che la domanda di prodotti biologici. In linea con IFOAM Organic Europe, la Federazione delle associazioni del biologico a livello europeo, FederBio esprime grande soddisfazione per il nuovo Piano d’azione 2021-2027, presentato oggi dalla Commissione Ue, che mette a disposizione di tutti gli Stati membri una serie di strumenti utili per consolidare e sostenere la transizione agroecologica dell’agricoltura europea. Il Piano supporta, con iniziative concrete, gli obiettivi del Green Deal europeo e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità, che puntano a triplicare le superfici agricole coltivate a biologico e a ridurre l’uso dei pesticidi e degli antibiotici del 50% entro il 2030.
Si prevedono investimenti per stimolare il consumo di alimenti biologici nell’ambito delle politiche di promozione, a partire da uno stanziamento di 49 milioni di euro per il 2021, e l’istituzione di “appalti pubblici green”, che prevedano l’integrazione dei prodotti biologici nei criteri minimi obbligatori per gli appalti sostenibili. Tra i punti chiave del Piano d’azione vi è la destinazione per il biologico del 30% dei fondi previsti nel campo dell’agricoltura, della silvicoltura e della valorizzazione delle zone rurali da Horizon Europe 2021-2027, il programma europeo per il finanziamento di progetti di ricerca e innovazione.
Fondamentale anche la realizzazione di uno studio approfondito sul prezzo reale del cibo per impostare una fiscalità per le produzioni biologiche che compensi le esternalità positive per l’ambiente e la società.
Significativa, inoltre, l’istituzione della “Giornata del biologico” da tenersi ogni anno nell’Unione Europea la promozione dei distretti biologici e il collegamento con la nuova PAC, affinché il Piano d’azione venga attuato dagli Stati Membri attraverso i Piani Strategici Nazionali, con misure per sostenere la conversione e il mantenimento del biologico e con l’indicazione degli obiettivi specifici per ogni Stato.
“Esprimiamo grande apprezzamento per il lavoro della Commissione Europea sul Piano d’azione per il biologico, che mette a disposizione degli Stati Membri strumenti e azioni concrete per raggiungere gli obiettivi delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, con investimenti strategici in ricerca e innovazione per la transizione al biologico. Apprezziamo inoltre l’impegno costante che IFOAM OE ha dedicato all’attivazione di politiche, a livello europeo, finalizzate alla trasformazione dei sistemi agricoli e alimentari verso il biologico e l’agroecologia. Adesso è arrivato il momento dell’impegno a livello nazionale e dei territori affinché gli obiettivi del Piano d’azione europeo per il biologico siano inseriti nel Piano Strategico Nazionale della PAC dotandosi anche dei servizi di supporto e consulenza agricola, necessari per sostenere gli agricoltori nella conversione al bio. Ci auguriamo, quindi, che questa ulteriore spinta dell’Europa verso il biologico, favorisca la veloce e definitiva approvazione della legge nazionale sull’agricoltura biologica e l’inserimento nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza d’investimenti adeguati per la promozione di distretti biologici e di filiere di “Made in Italy Bio”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.
Franciacorta: lo studio che valorizza i vigneti biologici a tutela della biodiversità del suolo
biodiversitàfranciacorta Biohomevino biologicoIl suolo è l’ecosistema più complesso e diversificato al mondo, ospitando un quarto delle specie viventi sul pianeta. Tra i diversi organismi che vivono nel suolo, gli artropodi rappresentano una componente importante della biodiversità e vengono considerati come dei buoni indicatori di qualità. In questo studio si è voluta analizzare la biodiversità dei suoli in Franciacorta, regione a vocazione vitivinicola famosa nel mondo, partendo proprio da questi bio-indicatori.
Su un’area complessiva di 2615 ettari (con 117 cantine), sono stati indagati cento campioni da cento vigneti diversi, nell’arco di un periodo di cinque anni, dal 2014 al 2018. Questo considerando sia vigneti coltivati in modo convenzionale, che produzioni biologiche. Così sono stati identificati diciannove diversi gruppi di artropodi, e i ricercatori hanno evidenziato i fattori che più influiscono sulla loro presenza e sul loro comportamento: sostanza organica, umidità, temperatura e pH del suolo. Il risultato più evidente enfatizza il ruolo delle coltivazioni biologiche nella tutela della biodiversità. Lo studio ha infatti evidenziato un effetto positivo sulla biodiversità dei suoli, in relazione alla gestione biologica dei vigneti e all’aumento del periodo di conversione dalla gestione convenzionale a quella organica: livelli maggiori di diversità sono stati osservati a fronte di periodi più prolungati di adozione della gestione biologica del vigneto.
E questa è una buona notizia per la Franciacorta, che a oggi è la denominazione con la più alta percentuale di vigneti in biologico d’Italia, con oltre due terzi della superficie vitata complessiva trattata in bio. L’obiettivo a lungo termine della ricerca è quello di comprendere queste dinamiche per intraprendere azioni meno impattanti suolo, evidenziando l’importanza di una visione aziendale rispettosa dell’equilibrio ecologico e del suo valore agrario ed ambientale. La crescita delle superfici coltivate secondo il metodo biologico in Franciacorta, non dipende da un’azione diretta del Consorzio, ma è frutto di un incremento della sensibilità delle singole aziende sempre più consapevoli che per qualità delle produzioni non si può più intendere solo la qualità organolettica del vino, ma si deve dare un significato più ampio. In questa direzione, anche il Consorzio, negli ultimi anni, ha contribuito con alcune sue attività e progetti ad aumentare questa sensibilità, dimostrandosi all’avanguardia nella ricerca scientifica in campo vitivinicolo. […]
FONTE
TESTATA: 1900 Cucina
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 Marzo 2021
Biologico, l'Europa è il secondo mercato al mondo
BiofachFiBLhomeIFOAM Organics Internationalmercato bioIn Europa si coltiva il 23% del terreno agricolo biologico mondiale per un totale di 16,5 milioni di ettari. Numeri in continua crescita. Il 2019, infatti, è stato un anno del tutto positivo per il settore del biologico. Lo dice il resoconto di Biofach/Vivaness 2021, la fiera internazionale del biologico tenutasi a Norimberga, in forma digitale dal 17 al 19 febbraio 2021.
Sono stati presentati i dati più recenti sull’agricoltura e sui mercati biologici a livello mondiale con il rapporto “The world of organic agriculture” dall’istituto svizzero Fibl (Istituto di ricerche dell’agricoltura biologica) e da Ifoam (International federation of organic agriculture movements). L’annuario, basato sui dati del 2019, ha rilevato una crescita dei terreni agricoli coltivati con i metodi dell’agricoltura biologica e delle vendite al dettaglio dei prodotti biologici. Nel mondo 72,3 milioni di ettari di terreni sono bio (in crescita del 1,6% in un anno), comprese le aree in conversione. Solo in Europa si coltivano 16,5 milioni di ettari. Oltre ai terreni utilizzati per la sola coltivazione biologica, ce ne sono altri dedicati ad altre attività del settore, ad esempio aree rivolte all’apicoltura o all’acquacoltura. Le colture coltivate a biologico più importanti nel mondo sono: ulivi (0,9 milioni di ettari), caffè (0,7 milioni di ettari), noci (0,6 milioni di ettari), vite (0,5 milioni di ettari) e cacao (0,4 milioni di ettari).
Anche il numero di produttori biologici è aumentato: 3,1 milioni di produttori al mondo (in crescita del 13% in un anno). La maggior parte di loro si concentra in Asia (51%), Africa (27%), Europa (14%) e America Latina (7%), con l’India come primo paese per numero di produttori. I primi tre mercati globali per vendite sono gli Stati Uniti (42% del mercato globale e 44,7 miliardi di euro) seguiti dall’Unione europea (39% del mercato globale e 41,4 miliardi di euro) e dalla Cina (8% del mercato globale e 8,5 miliardi di euro). Il più alto consumo di prodotti biologici pro capite nel 2019, con 344 euro, è stato osservato in Danimarca, Svizzera e Austria. L’Italia è al vertice, infatti è il primo paese dell’Ue per numero di produttori biologici, con oltre 80mila aziende e il terzo in Europa per numero di ettari coltivati, pari a 2 milioni; il primo e il secondo posto sono rispettivamente rappresentati dalla Spagna (2,4 milioni di ettari) e dalla Francia (2,2 milioni di ettari). Il nostro paese è inoltre il terzo dell’Ue per mercato interno con 3,6 miliardi di euro, dopo Germania (12 miliardi di euro) e Francia (11,3 miliardi di euro).
Il rapporto “The world of organic agriculture“, basato sui dati del 2019, prevede che la pandemia possa accelerare lo sviluppo dei mercati biologici. I consumatori, preoccupati della propria salute personale, si stanno rivolgendo sempre più al settore biologico per la cura del benessere e della nutrizione. I dati dell’anno 2020, che saranno rilasciati nel 2021 e resi disponibili nell’edizione 2022 del rapporto, mostreranno i primi impatti del coronavirus sui mercati biologici. […]
FONTE
TESTATA: Agro Notizie
AUTORE: V L
DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 Marzo 2021
Organic Talks: L’Agricoltura Biologica ai tempi del Coronavirus
agricoltura biologicacoronavirushomeDOVE:
Evento on line
QUANDO:
Venerdì 26 marzo 2021, h. 18.30
ICEA presenta l’iniziativa “Organic Talks: l’Agricoltura Biologica ai tempi del Coronavirus”, un ciclo di webinar nei quali le aziende biologiche si confronteranno su idee e progetti per il futuro. L’iniziativa è articolata in 5 eventi online nel corso dei quali le aziende si confronteranno sugli aspetti più importanti da fronteggiare, definendo priorità, immaginando scenari, elaborando alternative, delineando nuovi percorsi per il futuro. Ad ogni evento parteciperanno quattro aziende, rappresentative delle realtà territoriali italiane e operanti in vari settori e filiere produttive.
L’incontro che si svolgerà il 26 marzo è dedicato alle realtà della regione Puglia oltre che del Lazio, Sardegna e Umbria.
Per accedere al webinar basta iscriversi accedendo al seguente link: https://attendee.gotowebinar.com/register/5142808822558182157
INFO E CONTATTI:
AIAB, Associazione Biodinamica e FederBio denunciano: il biologico trascurato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
homePNRRRecovery Fundtransizione ecologicaBologna, 23 marzo 2021 – AIAB, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e FederBio esprimono grande delusione poiché le richieste del mondo biologico non sono state accolte nel parere sul PNRR espresso dalle Commissioni Agricoltura della Camera e del Senato.
Nell’audizione della Commissione agricoltura della Camera, le associazioni del bio avevano infatti sottolineato che nel capitolo dedicato all’agricoltura sostenibile del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il biologico non veniva mai citato, così come le strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” approvate dalla Commissione Europea.
In quel contesto le associazioni avevano proposto che questa lacuna venisse colmata inserendo all’interno della Missione 2 (“Rivoluzione verde e transizione ecologica”), nella linea di azione “Agricoltura sostenibile”, interventi diretti a promuovere lo sviluppo dei distretti biologici e delle filiere di “Made in Italy Bio”, con priorità nelle aree interne e nelle zone naturali protette, oltre ad un incremento delle risorse.
Erano stati inoltre richiesti investimenti in ricerca e innovazione per il settore, una maggiore spinta verso la digitalizzazione e una fiscalità finalizzata ad agevolare le attività, i prodotti e i servizi che hanno un impatto positivo sull’ambiente.
Nella linea di azione “Agricoltura sostenibile” le Commissioni di Camera e Senato hanno inserito molte integrazioni come lo sviluppo del biometano agricolo, il rinnovo del parco mezzi circolanti e dei macchinari, l’agricoltura di precisione, la promozione dell’impiego della biomassa forestale italiana per la produzione di energia, la chimica verde e altre ancora. Per il biologico, invece, vi è stata solo una timida e marginale citazione nella parte dedicata al recupero di terre incolte.
L’unico elemento positivo è l’inserimento – avvenuto su proposta del Senatore De Bonis all’interno del parere espresso dalla Commissione Agricoltura del Senato sulla Missione 6 (Salute) nella componente “Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria” – del potenziamento dell’agricoltura biologica come strumento di prevenzione sanitaria che rappresenta un approccio innovativo e di grande rilevanza sul tema salute.
“Siamo veramente delusi. Oltre a non fare alcun riferimento alle strategie europee “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” è davvero incredibile che, alla vigilia dell’approvazione del Piano d’azione europeo per il settore del biologico, il nostro Paese invii in Ue un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che per la transizione ecologica non preveda investimenti strategici per il bio. In questo modo, non solo ci stiamo allontanando dalle politiche green europee, ma rischiamo anche di non intercettare quelle risorse che vengono messe a disposizione per favorire il biologico, settore che vede il nostro Paese tra i leader.
Riteniamo davvero incomprensibile la ragione per la quale non si voglia investire per la conversione al biologico e per la promozione di distretti biologici, che rappresentano non solo un approccio efficace nel contrasto al cambiamento climatico e nella tutela della biodiversità, ma anche un’opportunità concreta per l’occupazione delle donne, dei giovani e per il rilancio economico di tanti territori rurali a partire dal Mezzogiorno in piena coerenza con le priorità trasversali indicate nel Piano”, hanno commentato le tre Associazioni del biologico.
Pnrr, Aiab e FederBio denunciano l'assenza di investimenti nel biologico
federbiohomePNRRRecovery Fundtransizione ecologica«E’ davvero incredibile che, alla vigilia dell’approvazione del Piano d’azione europeo per il settore del biologico, il nostro Paese invii in Ue un Piano nazionale di ripresa e resilienza che, per la transizione ecologica, non preveda investimenti strategici per il bio. In questo modo, non solo ci stiamo allontanando dalle politiche green europee, ma rischiamo anche di non intercettare quelle risorse che vengono messe a disposizione per favorire il biologico, settore che vede il nostro Paese tra i leader». Lo dichiarano Aiab e FederBio, esprimendo grande delusione.
Nell’audizione della Commissione agricoltura alla Camera, le associazioni del bio avevano infatti sottolineato che, nel capitolo dedicato all’agricoltura sostenibile del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il biologico non venisse mai citato così come le strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” approvate dalla Commissione Europea. Erano stati inoltre richiesti investimenti in ricerca e innovazione per il settore, una maggiore spinta verso la digitalizzazione e una fiscalità finalizzata ad agevolare le attività, i prodotti e i servizi che hanno un impatto positivo sull’ambiente. Nella linea di azione “Agricoltura sostenibile” le Commissioni di Camera e Senato hanno inserito molte integrazioni come lo sviluppo del biometano agricolo, il rinnovo del parco mezzi circolanti e dei macchinari, l’agricoltura di precisione, la promozione dell’impiego della biomassa forestale italiana per la produzione di energia, la chimica verde e altre ancora. Per il biologico, invece, ribadiscono le associazioni «vi è stata solo una timida e marginale citazione nella parte dedicata al recupero di terre incolte». […]
FONTE
TESTATA: Agrisole
AUTORE: S. Mar.
DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 Marzo 2021
Lo Champagne ha scelto, la sua nuova strada è biologica
homemercato biovino biologicoIl mercato del vino biologico è ovunque in piena espansione; stanno crescendo le superfici vitate biologiche e sta aumentando la domanda di mercato. In Francia, seppure non ancora in linea con la media nazionale del 14%, una delle regioni che sta aumentando velocemente la superficie vitata destinata alla produzione di vino biologico è la Champagne.
Nel 2019, secondo l’Association Des Champagnes Biologiques, la produzione biologica è stata portata avanti da 260 maison con 1148 ettari di vigne, di cui 618 ettari in conversione. I vigneti biologici rappresentano il 3,4% della superficie della denominazione, una cifra che rimane significativamente inferiore a quella di altre regioni vitivinicole francesi, ma che corrisponde a un aumento della superficie del 24% rispetto al 2018. Da gennaio a fine agosto 2020 l’Agence Bio ha già registrato l’inizio della conversione di 137 nuove cantine, vale a dire 685 ettari supplementari di vigne. L’anno appena trascorso è da considerarsi quindi un anno record: le superfici in conversione sono aumentate di quasi il 70% e se i dati dell’Agence Bio saranno confermati dall’Observatoire Régional de l’AB, i vigneti biologici e in conversione dovrebbero raggiungere il 6% della superficie della denominazione.
La scelta del bio si rivela vincente soprattutto nel mercato e oggi sta convincendo anche le grandi maison. Roederer, una delle ultime maison a essere ancora di proprietà della stessa famiglia che l’ha fondata a Reims nel 1776, sta adottando un approccio graduale e prudente; dieci ettari sono certificati Demeter dal 2004 (certificazione dei prodotti agricoli e agroalimentari ottenuti con metodo biodinamico), gli altri 122 ettari sono ufficialmente in conversione dal 2018. Il Cristal 2012 è la prima annata dell’etichetta in versione biodinamica e con una struttura corposa e morbida, il perlage delicato e i profumi di limone candito, fiori bianchi e mandorla è l’emblema della rivoluzione di Roederer. Altrettanto importante è stato l’annuncio nel 2020 della conversione di Vranken-Pommery che ha avuto sicuramente un effetto a catena. […]
FONTE
TESTATA: La Repubblica
AUTORE: Maria Pranzo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 Marzo 2021
Biologico è Biodiverso
agroecologiabiodiversitàFarm To Forkgreen dealhomeMammucciniÈ una fase decisiva per il biologico. Il settore è a due milioni di ettari coltivati, oltre 80 mila aziende, il 15,8% della superficie agricola è bio, pari al doppio della media europea. Il mercato negli ultimi dieci anni è cresciuto del 142%; ci troviamo di fronte a una vera e propria trasformazione del modo di produrre e consumare, determinato dalle scelte consapevoli verso prodotti che offrono garanzie per la salute, il rispetto dell’ambiente e che rispondono a principi di equità sociale. Le molteplici crisi, da quella ambientale a quella climatica fino a quella sanitaria, hanno reso più urgente e necessaria l’esigenza di cambiare il modello di produzione e consumo; l’agricoltura biologica rappresenta la punta avanzata della transizione più che mai essenziale.
Le strategie europee “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, presentate a maggio 2020, pongono l’agricoltura biologica al centro di una trasformazione dei sistemi agricoli europei verso l’agroecologia, elemento chiave del Green Deal europeo. Puntano a triplicare le superfici agricole coltivate a biologico entro il 2030, a tagliare l’uso dei pesticidi del 50%, quello dei fertilizzanti del 20% e quello degli antibiotici del 50%.
Una vera e propria svolta delle politiche europee verso l’agroecologia di cui l’agricoltura biologica e biodinamica rappresentano le espressioni concrete più diffuse. Gli elementi fondamentali dell’agricoltura biologica sono la protezione e l’incremento della fertilità del suolo in cui si concentra il 90% della biodiversità del Pianeta. Un terreno degradato riduce la sua capacità di mantenere e immagazzinare carbonio innescando minacce globali.
Le pratiche agro-ecologiche favoriscono il sequestro del carbonio nel terreno, contrastano il cambiamento climatico e preservano la biodiversità sotterranea. Il concetto di biodiversità è un principio generale dell’agricoltura biologica: per questa ragione, ogni anello della catena di produzione dei prodotti è studiato per mantenere e, dove è possibile, incrementare la diversità delle piante e degli animali. Una metanalisi pubblicata a marzo 2020 che integra i dati di 98 studi, conferma che l’agricoltura biologica rappresenta una strategia efficace per combattere la perdita di biodiversità. La ricerca ha analizzato 474 aziende tra agricole convenzionali e biologiche: la diversità e l’abbondanza di specie complessive è risultata per il 58% più elevata nelle aziende agricole biologiche, in particolare le piante hanno fatto rilevare una presenza del 95% superiore nelle terre coltivate con metodo bio e del 21% maggiore nei margini dei campi.
La centralità della biodiversità per il biologico comprende anche le specie vegetali per la coltivazione e le razze animali per l’allevamento, utilizzando nei diversi territori le varietà più adatte alle specificità degli ecosistemi locali (agro-biodiversità). Con un approccio del genere, le conoscenze degli agricoltori e delle comunità rurali sono parte integrante del concetto di biodiversità. Nell’agricoltura biologica la figura dell’agricoltore ritorna a essere centrale rispetto all’agricoltura industriale che ne ha marginalizzato il ruolo mettendo al centro pacchetti tecnici predisposti dall’agrochimica. Nel biologico l’agricoltore deve conoscere bene la propria terra, il clima, le relazioni pianta-ambiente e impiegare le proprie competenze per rispettare la vocazione del territorio.
Il nostro Paese è un punto di riferimento a livello internazionale per la qualità dell’alimentazione, la valorizzazione della biodiversità e delle varietà locali; il biologico è il metodo di produzione più coerente per dare valore a questo modello. Servono scelte politiche coraggiose, all’altezza della situazione. Occorre approvare la legge sull’agricoltura biologica per promuovere i distretti biologici e le filiere di “Made in Italy Bio” utilizzando tutte le risorse a disposizione, dai fondi stanziati con la Finanziaria al Recovery Fund e al Piano d’azione europeo sul biologico. Serve una riforma della Pac coerente con gli obiettivi delle strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, per supportare tecnicamente le aziende, con investimenti strategici in ricerca, innovazione e formazione per arrivare al 40% di superficie bio entro il 2030, poiché si parte da una superficie doppia rispetto alla media europea.
La conversione al biologico è un’opportunità importante per il contrasto al cambiamento climatico e per frenare la perdita di biodiversità, ma al tempo stesso, rappresenta una possibilità concreta di sviluppo per i territori rurali e per l’occupazione dei giovani. […]
FONTE
TESTATA: L’EcoFuturo Magazine
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2021
Transizione agroecologica e diete sostenibili
Benessere AnimaleDieta bio mediterraneatransizione ecologicaFederBio promuove da sempre la necessità di adottare un modo più etico di produrre e consumare cibo. Una sana e corretta alimentazione che si basa sulla dieta “bio mediterranea” con un equilibrato consumo di carne e di prodotti di derivazione animale.
L’utilizzo di paradigmi più sostenibili nelle filiere produttive risponde a una crescita significativa della sensibilità dei cittadini che, in misura sempre maggiore, indirizzano le loro scelte verso alimenti biologici in grado di offrire garanzie per la salute, salvaguardando le risorse naturali in un’ottica di reale sostenibilità. Una food policy ispirata dai principi dell’agroecologia, in grado di coniugare i concetti di dieta sostenibile con quelli di sicurezza alimentare e ambientale.
In particolare, negli allevamenti biologici, gli animali vengono allevati con tecniche che rispettano il loro benessere fisiologico ed etologico: hanno accesso ogni giorno a pascoli e spazi aperti e la loro densità è limitata. L’agricoltura biologica si integra al ciclo della natura, nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute degli animali.
Relativamente all’affermazione che gli allevamenti bio richiedano maggiori superfici per il pascolo, ricordiamo che questo tipo di allevamento è idoneo anche per le aree meno vocate all’agricoltura intensiva ad esempio l’Appennino italiano, che rischierebbero altrimenti di venire abbandonate. Un’analisi globale non deve considerare, però, solo le emissioni di gas serra ma anche i benefici ambientali e sociali di questa attività volti al recupero dei territori marginali. Il modello di agricoltura industriale, infatti, che si basa sulla massima produzione, ha favorito l’abbandono delle aree collinari e montane, a beneficio di una agricoltura intensiva in terreni più fertili. Ciò ha determinato da una parte l’abbandono e dall’altra ha favorito l’impoverimento dei campi più fertili. Mentre il metodo biologico, che prevede animali allevati soprattutto al pascolo, definisce un modello di agricoltura che individua le zone marginali come risorsa, e riequilibra anche il territorio.
Inoltre negli allevamenti biologici, in un’ottica di economia circolare, le deiezioni vengono utilizzate per fertilizzare i campi riducendo così sensibilmente le emissioni di CO2 rispetto agli allevamenti industriali.
Il biologico offre una soluzione sostenibile per nutrire il pianeta a tutti i livelli: con un migliore accesso al cibo, tecnologie appropriate, efficienza economica, adeguatezza nutrizionale, qualità ambientale ed equità sociale.
L’agricoltura biologica offre ampie opportunità di crescita, a beneficio del mondo intero. Con una conversione globale dell’agricoltura e allevamento e ai metodi di gestione biologici si otterrebbe un output globale pari a 3038 kcal/persona/giorno, quindi calorie e proteine sufficienti a nutrire il Pianeta senza proseguire nella trasformazione di foreste, praterie e altre aree naturali in terre arabili e senza l’utilizzo di fertilizzanti azotati (Schader C., Muller A. and El-Hage Scialabba N., 2013. Impacts of a Global Up-scaling of Low-Input and Organic Livestock Production. Preliminary Results. FAO Natural Resources management and Environment Department).
Lo studio Strategies for feeding the world more sustainably with organic agriculture redatto dall’Istituto di Ricerca per l’Agricoltura Biologica (FiBL), analizzando l’apporto sostenibile dell’agricoltura bio sull’attuale modello di alimentazione globale, risponde alla domanda: può l’agricoltura biologica contribuire all’approvvigionamento alimentare globale? La risposta è positiva anche se la popolazione mondiale superasse i 9 miliardi di persone entro il 2050, come previsto dalla FAO, senza aumentare necessariamente il consumo di suolo. I ricercatori sostengono che se accompagnata da una riduzione dell’utilizzo di prodotti di origine animale, dei mangimi concentrati negli allevamenti e dello spreco alimentare, la conversione al biologico dell’intera produzione agricola mondiale porterebbe alla creazione di un grande sistema sostenibile, con benefici enormi per l’ambiente, come il contenimento delle emissioni di gas serra e la riduzione dell’impiego di fertilizzanti e pesticidi. E sarebbe assicurata La sicurezza alimentare sostenibile su scala globale.
Altri studi sono giunti a conclusioni analoghe come una ricerca (An agroecological Europe in 2050: multifunctional agriculture for healthy eating) diffusa dal think tank indipendente IDDRI che sottolinea che se l’Europa passasse interamente ad approcci basati sull’agroecologia che prevede il rispetto e salvaguardia dell’ambiente, come l’agricoltura biologica, sarebbe perfettamente in grado di nutrire per gli anni a venire la sua popolazione in crescita. Ma la base del cambiamento, sostengono i ricercatori, è rappresentata dall’adozione diffusa di «diete più sane», che contengono meno prodotti di origine animale, più frutta e verdura. Il cambiamento delle abitudini alimentari dei cittadini è lo strumento fondamentale per cambiare l’agricoltura.
Anche lo studio “Global diets link environmental sustainability and human health” di Tilman e Clark, pubblicato su Nature, analizza il rapporto tra alimentazione, ambiente e salute. Diete ricche di zuccheri e grassi raffinati, oli e carni porterebbero entro il 2050 all’incremento dell’80% delle emissioni globali di gas serra. Mentre stili alimentari alternativi più salutari, come la dieta mediterranea basata su produzioni biologiche, con più vegetali e meno carne avrebbero non solo sostanziali benefici per la salute ma, se ampiamente adottati, ridurrebbero le emissioni globali di gas serra, dei terreni e le conseguenti estinzioni delle specie.
Ecco perché adottando corrette abitudini alimentari si renderebbe possibile una conversione agroecologica dell’intera agricoltura senza aumentare necessariamente il consumo di suolo.
Fonte: redazione FederBio
Un'altra PAC è possibile, l'Italia è ancora in tempo per far salire l'agricoltura sul treno del Green Deal
CambiamoAgricolturaPACPiano Strategico Nazionaletransizione ecologicaLa coalizione Cambiamo Agricoltura, dall’assemblea nazionale ‘UN’ALTRA PAC E’ POSSIBILE’, lancia una richiesta ai Ministri Patuanelli e Cingolani: “non più sussidi PAC, ma risorse al servizio della transizione agroecologica”
Roma, 13 marzo 2021 – A Bruxelles sono ancora in corso le trattative tra le tre istituzioni europee (Commissione, Consiglio e Parlamento) sul testo finale dei regolamenti sulla futura Politica Agricola Comune (PAC), e le premesse non sono le migliori: ricordiamo che Parlamento e Consiglio hanno votato a maggioranza, lo scorso ottobre, una proposta che punta a mantenere lo status quo di una PAC iniqua e insostenibile, che incentiva le concentrazioni fondiarie indirizzando gli aiuti alle aziende di maggiori dimensioni per ettari e capi allevati, sussidiandovi monocolture e allevamento intensivo e mantenendo lo svantaggio per le aziende che operano nelle aree interne e montane. L’Italia è tra i Paesi con i più forti squilibri nella distribuzione degli aiuti PAC, di cui l’80% va al 20% delle aziende.
Purtroppo l’istituzione europarlamentare e le rappresentanze degli Stati si sono messe di traverso all’istanza di cambiamento espressa da tanti cittadini europei durante le consultazioni sulla riforma PAC. Istanza che aveva trovato il sostegno della Commissione a guida Von Der Leyen, con l’ambizione di allineare l’agricoltura alla traiettoria del “Green Deal”. Nella proposta di regolamento votata, invece, non c’è traccia degli obiettivi delle strategie europee del Green Deal: tra questi, il dimezzamento dell’uso di pesticidi in campo e di antibiotici negli allevamenti, la riduzione dei fertilizzanti e la crescita dei presidi per la sostenibilità dello spazio rurale, costituiti dalle aree naturali e dalle aziende e distretti che coltivano con metodo biologico. L’agribusiness vuole continuare ad avere mano libera sui 387 miliardi di euro della nuova PAC: soldi dei contribuenti destinati a sostenere la chimica di sintesi, la grande proprietà terriera, le monocolture e gli allevamenti intensivi.
In tutta Europa la voce della società civile e delle organizzazioni ambientaliste si è levata per chiedere un diverso utilizzo delle risorse PAC. In Italia se ne è resa interprete la Coalizione Cambiamo Agricoltura, formata da decine di associazioni ambientaliste e di produttori biologici, che oggi partecipa all’assemblea ‘UN’ALTRA PAC E’ POSSIBILE’, promossa dai parlamentari italiani ed europei del gruppo dei Verdi che chiedono una PAC capace di intraprendere la transizione agroecologica.
“Vogliamo far giungere a Bruxelles, dopo il voto bulgaro della rappresentanza parlamentare italiana, la voce di tante organizzazioni di cittadini e agricoltori che invece sono insoddisfatte di una Europa fortezza di privilegi per pochi: allentare i cordoni con le lobby agroindustriali è la mossa decisiva per fare dell’agricoltura una protagonista del Green Deal” dichiarano i rappresentanti di Cambiamo Agricoltura. “Vogliamo farci sentire anche dalle istituzioni italiane, a partire dal Ministero dell’Agricoltura con cui attendiamo un incontro, e da quello alla Transizione Ecologica da cui ci aspettiamo un ruolo attivo, sia nella revisione del PNRR e del suo capitolo ‘agricoltura’, sia, soprattutto, nella redazione del Piano Strategico Nazionale, che dovrà amministrare risorse europee per oltre 40 miliardi di euro da spendere entro il 2027, da trasformare in incentivi per avviare la transizione agroecologica, rafforzare il ruolo di agricoltura e allevamento nelle aree interne del Paese, trasformare l’Italia nella patria del cibo giusto, sano e sostenibile”
UFFICIO STAMPA
Ufficio Stampa di Legambiente
Luisa Calderaro tel. 06/86268353









