FederBio si congratula per la nomina di Maurizio Martina a Vicedirettore generale aggiunto della FAO

Bologna, 13 gennaio 2021 – Maurizio Martina, ex Ministro delle Politiche agricole con delega all’Expo 2015, lascia la politica italiana per assumere l’incarico di Special Advisor e Vicedirettore generale aggiunto nell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

FederBio fa i migliori auguri a Martina per la nuova responsabilità, rinnovando la massima disponibilità a collaborare in un’ottica di sviluppo dell’agroecologica e di sistemi alimentari più equi e sostenibili in linea con gli obiettivi del Green Deal e delle Strategie Ue Farm to Fork e Biodiversità.

L’emergenza sanitaria, economica e sociale ha generato un forte incremento delle persone in sofferenza alimentare, servono quindi rapide azioni concrete per centrare l’obiettivo “Fame Zero” previsto dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Riteniamo che la nomina di Martina possa contribuire efficacemente ad affrontare questa drammatica situazione.

“Siamo molto soddisfatti per questo prestigioso incarico internazionale assegnato a una figura estremamente competente come Maurizio Martina, che abbiamo avuto occasione di apprezzare nel ruolo di Ministro delle politiche agricole. Siamo certi che le conoscenze, l’esperienza maturata e il grande spessore umano lo aiuteranno ad affrontare con determinazione le nuove sfide internazionali, garantendo equilibrio e imparzialità. Facciamo a Maurizio Martina i migliori auguri di buon lavoro rinnovandogli la nostra totale disponibilità a collaborare per lo sviluppo di iniziative tese a valorizzare l’agroecologia, FAO indica l’approccio agroecologico come l’innovazione strategica che può contribuire al processo di trasformazione verso sistemi alimentari componente fondamentale nella tutela ambientale, economica e sociale”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

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Ogm: il Parlamento sia trasparente e non accetti le nuove direttive Ue

Nonostante la Corte di giustizia europea abbia ritenuto che le Nbt (new breeding techniques) siano tecniche di modificazione genetica, queste vengono presentate come la frontiera più avanzata dell’agribusiness, con buona pace delle coltivazioni biologiche e delle imprese impegnate a recuperare le colture autoctone e originarie. La ministra Bellanova nell’incontro con il segretario dell’Agricoltura statunitense, Sonny Perdue, ha assicurato “collaborazione in ricerca e innovazione, con particolare riguardo alle tecniche innovative di genomica vegetale“.

È forse questa la svolta green da realizzare con i fondi europei?

Di Ogm si parla poco, spesso in discussione di nicchia, senza coinvolgere e informare sufficientemente i cittadini. È un problema che interessa molti ambiti, ma su questioni vicine alla quotidianità, come ciò che arriva a tavola, l’assenza di un confronto trasparente e comprensibile pesa ancora di più. Sulle Nbt nelle scorse settimane è stato lanciato l’allarme da diverse organizzazioni come il Wwf, FederBio, Greenpeace, Legambiente e Slow Food. Secondo tutte queste associazioni , nella distrazione da pandemia e da scadenze, le Commissioni hanno discusso le proposte di decreto legge su sementi e materiale di propagazione talmente tecniche da nascondere un primo via libera all’utilizzo anche di questo tipo di Ogm, nonostante le nostre leggi non lo prevedano.

In effetti, a guardare i testi, risultano molteplici riferimenti agli Ogm inspiegabili dato il nostro quadro normativo. Il Parlamento sul tema può solo esprimere un parere non vincolante ma ha comunque un peso. Al momento, l’ok è arrivato solo in commissione al Senato, riunita oltretutto a ranghi ridottissimi il 28 dicembre e ora si attende quello della Camera. Eppure sono effettivamente misure non necessarie né urgenti che dovrebbero essere approfondite e condivise meglio, non valutate a ridosso delle festività e in gran silenzio. Eventualmente, anche modificate. Altrimenti il sospetto che tutto sia stato fatto alla chetichella diventerebbe più che lecito […]

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TESTATA: Il Fatto Quotidiano
AUTORE: Virginia Della Sala
DATA DI PUBBLICAZIONE: 13 Gennaio 2021



Brexit, per ora solo deroghe ma niente accordo di equivalenza per il bio

Raggiunto in extremis a una manciata di giorni dalla separazione di fine anno, il deal sulla Brexit tra UE e Regno Unito, non dà risposte definitive su alcune questioni primarie in tema di scambio commerciale, posticipando di fatto i termini attraverso proroghe ad hoc sugli attuali regolamenti. Tra le questioni in sospeso, la possibilità di definire un accordo di equivalenza per i prodotti certificati bio.

A tal proposito la DEFRA, Department for Environment, Food & Rural Affairs del Governo britannico, ha reso nota l’approvazione da parte della Commissione europea di un regolamento che riconosce fino al 31 dicembre 2021 tutti i sei organismi di controllo del Regno Unito, eguagliandoli ai fini del commercio a quelli che certificano secondo gli standard comunitari. Ciò significa che per quest’anno sarà possibile continuare a importare prodotti bio britannici sui mercati europei. In sostanza, il problema è stato solo rimandato.

“Per quanto riguarda il flusso di prodotti biologici dall’UE alla Gran Bretagna, invece, l’Europa è stata equiparata ai Paesi terzi con la conseguente introduzione di norme già in essere per i prodotti biologici importati nel Regno Unito da terzi. Tuttavia, al momento verrà utilizzato un sistema di importazione provvisorio basato su carta. Sarà infatti richiesto un certificato di ispezione GB (COI) ma solo dopo il 1° luglio 2021, poiché tale obbligo non si applicherà per l’intero primo semestre ai prodotti biologici provenienti da UE, Norvegia, Islanda, Lichtenstein e Svizzera”, ha spiegato a GreenPlanet Daniele Fichera, Coordinatore Comitato Tecnico e Normativo di FederBio.

Dunque, le incertezze non sono ancora superate: se si arriverà ad un accordo di equivalenza tra il Regno Unito ed Europa nel futuro potrebbero venire meno gli attuali, anche se derogati, vincoli. Per ora, però, non resta che aspettare. […]

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TESTATA: Green Planet
AUTORE: Chiara Brandi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 Gennaio 2021



Ambientalisti e Agricoltura Bio contro Nbt, "i nuovi Ogm"

Conta 25 sigle tra associazioni ambientaliste, dei consumatori e alcune organizzazioni dell’agroalimentare la schiera che fa “muro” all’approvazione dei decreti sulle New Breeding Techniques (Nbt). Un nuovo modo di “sdoganare i nuovi Ogm” affermano diversi associazioni del settore tra cui FederBio, Legambiente, Slow Food e Wwf in vista del match di domani quando è atteso il parere della Commissione Agricoltura della Camera sui quattro decreti proposti dalla ministra Bellanova.

“Con il pretesto dell’aggiornamento delle misure fitosanitarie – affermano le 25 organizzazioni – il provvedimento riorganizza il sistema sementiero nazionale, apre la strada alla diffusione degli Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) e dei cosiddetti Nuovi Ogm“. La Ministra delle Politiche Agricole ribadisce però che in tema di Ogm “l’Italia ha già detto il no nel contesto delle norme pertinenti. E questa posizione non è in discussione.

Ma nel giorno dell’apertura a Parigi del summit “One Planet Summit” dedicato alla biodiversità, con l’obiettivo dichiarato di rilanciare la diplomazia verde, per le 25 sigle firmatarie del documento congiunto “è grave che i decreti proposti aboliscano, insieme al diritto alla risemina, i diritti propri del sistema sementiero contadino, violando così l’articolo 9 del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche e per l’alimentazione e l’agricoltura (Itprfa)”. […]

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TESTATA: Gazzetta del Sud
AUTORE: Alessandra Moneti
DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 Gennaio 2021



Economia circolare: sottoprodotti barbabietole diventano concime

Ridurre al minimo l’impatto dell’agricoltura sugli ecosistemi e sul cambiamento climatico. Lavorare insieme per un modello avanzato di economia circolare, dando concreta attuazione al pacchetto europeo da poco approvato in Parlamento. Limitare gli sprechi, ma anche valorizzare i sottoprodotti per produrre nuovo valore, restituendo energia alla terra.

Sono questi gli obiettivi che hanno spinto TIMAC AGRO Italia, azienda leader nel settore della nutrizione vegetale e COPROB, la cooperativa capofila nel settore bieticolo saccarifero italiano, a rafforzare la loro alleanza e a unire le loro competenze per trasformare i sottoprodotti della produzione di zucchero da barbabietole in fertilizzante, e chiudere perfettamente il cerchio dell’economia circolare.

Dopo l’accordo di partenariato e il protocollo d intesa per una multi-filiera biologica che ha coinvolto anche FederBio, ecco il progetto “Restituire energia alla terra”, ideato con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto dell’agricoltura sugli ecosistemi.

Come spiega Pierluigi Sassi, amministratore delegato di Timac Agro Italia: “Il progetto ha lo scopo di riutilizzare un sottoprodotto della produzione dello zucchero, in particolare delle calci di defecazione. Questo sottoprodotto viene già utilizzato in agricoltura e applicato con molte difficoltà nei dintorni dello stabilimento di produzione di Minerbio. Questo progetto ha avuto lo scopo di mettere a punto una nuova tecnologia che consentisse la trasformazione del prodotto in un fertilizzante più tecnologicamente avanzato, e creare dal punto di vista fisico un prodotto che potesse essere applicato con molta maggiore facilità su un raggio d’azione molto più ampio: in particolare su tutto il territorio nazionale”. […]

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TESTATA: Ascanews
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 11 Gennaio 2021



OGM: nuovo tentativo di sdoganare gli OGM. Dopo il voto al Senato un vasto fronte di associazioni si mobilita in vista del voto del 13 gennaio in Commissione Agricoltura della Camera

“L’Approvazione dei decreti sulle New Breeding Techniques (NBT) costituirebbe un grave attacco alla nostra filiera agroalimentare, al principio di precauzione, ai diritti dei contadini, nonché la violazione della sentenza della Corte Europea di Giustizia che equipara nuovi e vecchi OGM”

Roma, 11 gennaio 2021. È atteso per il 13 gennaio il parere della Commissione Agricoltura della Camera dei 4 decreti proposti dal Ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, che con il pretesto dell’aggiornamento delle misure fitosanitarie, riorganizza il sistema sementiero nazionale, apre la strada alla diffusione degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) e dei cosiddetti “nuovi” OGM (ottenuti tramite le New Breeding Techniques – NBT).

Già lo scorso 28 dicembre, in sordina e con una seduta a ranghi ridotti per le festività, la Commissione Agricoltura del Senato ha espresso parere favorevole sui 4 decreti, che permettono di fatto la sperimentazione in campo non tracciabile di varietà di sementi e materiale di moltiplicazione ottenuti con le “nuove tecniche di miglioramento genetico” (NBT) che, come ha confermato la sentenza del 2018 della Corte Europea di Giustizia, sono a tutti gli effetti OGM e come tali devono sottostare alle normative europee esistenti in materia.

Se la Commissione Agricoltura della Camera prenderà la stessa decisione di quella del Senato, DOP, IGP, vini di qualità, produzione biologica, prodotti dei territori, varietà locali e tradizionali potranno essere contaminate da prodotti ottenuti con le nuove tecniche di genome editing (NBT) che non saranno etichettati come OGM e quindi saranno irriconoscibili per i  consumatori. Ne risulterà che coloro che vorranno prodotti “GMO-free” garantiti, per esempio nell’export, rifiuteranno anche i prodotti etichettati come “non-OGM” per mancanza di certezze. Chi pagherà i danni? Di fatto, con questi decreti, le sanzioni per il rilascio ambientale di OGM sono esigue e, oltre a non avere funzione deterrente, aprono alla possibilità immediata di sperimentazione in pieno campo.

In realtà, ci sarebbe l’obbligo di adeguare la normativa soltanto se si prevedesse di accettare la coltivazione di varietà OGM, cosa che la legislazione italiana attuale esclude esplicitamente. Scelta che si estende alle nuove tecniche di correzione del genoma, in inglese genome editing, grazie alla sentenza esecutiva della Corte europea di Giustizia che nel 2018 ha stabilito che “Gli organismi ottenuti mediante tecniche o metodi di mutagenesi devono essere considerati come OGM ai sensi dell’articolo 2, punto 2, della direttiva 2001/18…”. La definizione di OGM nel Protocollo di Cartagena – lo stesso che introduce il Principio di precauzione garante della tutela della nostra salute, del nostro ambiente e della biodiversità – si basa su chiari e inconfutabili criteri. Tutte le nuove tecniche di genome editing prevedono l’introduzione di segmenti di genoma e producono organismi modificati che soddisfano tali criteri. Tuttavia, queste tecniche comportano spesso anche mutazioni indesiderate (off target), rese sempre più evidenti e documentate dalla letteratura scientifica. Infine, i protocolli di genome editing coinvolgono normalmente le stesse tecniche base dei “vecchi” OGM, responsabili di delezioni e riarrangiamenti non voluti.

E’ grave inoltre che – surrettiziamente e alla chetichella – i decreti proposti aboliscano, insieme al diritto alla risemina, i diritti propri del sistema sementiero contadino, violando così l’articolo 9 del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche e per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA). L’articolo stabilisce che “nessuna disposizione del presente articolo comporta una limitazione del diritto degli agricoltori di conservare, utilizzare, scambiare e vendere sementi o materiale di moltiplicazione”.

Per tutti questi motivi un fronte sempre più ampio di associazioni ambientaliste, organizzazioni dell’agricoltura biologica e contadina, e associazioni di consumatori, denuncia il tentativo del Governo di aprire a nuovi e vecchi OGM solo per favorire un ristrettissimo numero di imprese, la maggior parte grandi multinazionali, che vogliono ottenere il controllo delle filiere agroalimentari ed intendono mettere agricoltori e consumatori davanti al fatto compiuto, con prodotti brevettati, non tracciabili e privi di certezze qualitative, violando il Principio di precauzione posto a garanzia della salute, dell’ambiente e della biodiversità, per di più in assenza di qualunque analisi d’impatto sul sistema agricolo nazionale.

In vista del voto della Commissione agricoltura della Camera le Associazioni lanciano un appello ai decisori politici: “da due decenni siamo mobilitati per tenere i nostri campi liberi da OGM, mantenere in capo alle aziende la possibilità di produrre le proprie sementi e dare impulso al nostro sistema agricolo. Contrasteremo in ogni sede anche questo maldestro e subdolo attacco alla nostra filiera agroalimentare, la cui competitività deriva da ciò che la biodiversità coltivata è in grado di esprimere; chiediamo l’immediata esecuzione della sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla natura OGM dei mutanti NBT ed il pieno rispetto del Trattato sulle risorse genetiche (ITPGRFA) e ci appelliamo ai deputati della Commissione Agricoltura affinché si esprimano contro i decreti, in quanto privi di qualsiasi reale o urgente motivazione. La discussione su scelte strategiche come quelle sugli OGM e NBT deve incardinarsi su tavoli trasparenti e partecipati, e al riparo dalle ingerenze delle lobby biotech”

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La Toscana punta sul biologico: molto positivo l’incontro tra FederBio e la Vicepresidente e Assessore all’agricoltura della Regione

Bologna, 8 gennaio 2021 – Un confronto sulle iniziative da mettere in campo per la valorizzazione del biologico Toscano. Questo l’obiettivo dell’incontro estremamente costruttivo avvenuto tra Stefania Saccardi, Vicepresidente e Assessore all’agricoltura della Regione Toscana, Maria Grazia Mammuccini e Alberto Bencistà, rispettivamente presidenti della Federazione del biologico nazionale e regionale.

Significativo l’impegno assunto dalla Vicepresidente di proseguire nella strada intrapresa dalla Regione Toscana d’investire per il biologico, come metodo produttivo in grado di generare ricadute positive per l’ambiente e per il clima, di fatto in linea con le direttive europee del Green Deal e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità.

La Toscana si conferma infatti una delle Regioni italiane maggiormente vocate per il sistema agroalimentare biologico, con una superficie bio ad oggi di oltre 190.000 ettari pari a circa il 32% della SAU Toscana e 6.000 operatori in base ai dati ARTEA.

Nel corso del confronto, Roberto Scalacci, Direttore della divisione Agricoltura e Sviluppo Rurale della Regione, ha integrato altri numeri significativi: la Toscana dispone di una superficie agricola coltivata in biologico del 32%, decisamente maggiore rispetto alla media europea del 7,5%. A ciò si aggiunge un elevato numero di aziende biologiche e biodinamiche sostenuto da una produzione legislativa all’avanguardia come, per esempio, la legge sui Distretti biologici.

“È stato un incontro particolarmente collaborativo, durante il quale sono state affrontate tematiche importanti per lo sviluppo dell’agricoltura biologica in Toscana, in rapporto alle nuove strategie europee e nazionali.  Siamo molto soddisfatti dalle prospettive emerse. La Toscana potrà fare un ulteriore balzo in avanti grazie all’utilizzo dei fondi europei per il 2021-22 che saranno destinati al Piano di Sviluppo Rurale attualmente in vigore e alle scelte politiche regionali che, come ha anticipato l’Assessore, destineranno al sistema biologico nuove risorse finanziarie per accogliere tutte le domande già presentate dagli agricoltori, in attesa della piena entrata in vigore della PAC dal 2023. Abbiamo dichiarato la nostra massima disponibilità a un costante confronto con la Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale e la piena collaborazione attraverso la partecipazione di FederBio Toscana agli organismi tecnici e di consultazione della Regione”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

“Sono state analizzate situazioni di particolare rilievo per l’intero settore biologico regionale: dal sistema dei controlli alla possibile realizzazione di filiere biologiche, soffermandosi su una migliore organizzazione dell’offerta, soprattutto in rapporto alla ristorazione collettiva e ai nuovi mercati. Si è parlato, inoltre, dello sviluppo di una logistica sostenibile e del rapporto con i centri di ricerca e le Università per mettere a punto tecniche innovative e programmi promozionali adeguati e specifici per le produzioni biologiche e biodinamiche della Regione”, ha aggiunto Alberto Bencistà, Presidente di FederBio Toscana.

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Oltre 4 milioni di euro per la ricerca in agricoltura biologica. Pubblicato il bando

E’ di 4 milioni e 200.000 euro lo stanziamento per la ricerca in agricoltura biologica, previsto dal nuovo bando MIPAAF pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con un tetto per ciascun progetto di ricerca di 300mila euro.

“Il nostro obiettivo è chiaro – spiega la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova – rafforzare l’intera filiera del biologico, che consideriamo un comparto sempre più strategico per l’agricoltura italiana verso la sostenibilità integrata individuata dal Green deal, dalla strategia Farm to Fork e nella nuova Pac come chiave di volta ineludibile per l’agricoltura del futuro”.

Lo stanziamento complessivo è di 4 milioni e 200.000 euro, con uno tetto previsto per ciascun progetto di 300.000 euro, con una copertura fino al 90% della spesa ammessa a finanziamento. I progetti di ricerca dovranno essere orientati al miglioramento delle produzioni biologiche, all’innovazione dei processi produttivi delle imprese biologiche, al trasferimento tecnologico, alla fruizione e diffusione dei risultati della ricerca e alla diffusione dei benefici e vantaggi dell’agricoltura biologica.

Le Università e gli enti pubblici hanno la possibilità di presentare entro 45 giorni dalla data di pubblicazione in G.U. le proprie proposte progettuali, che potranno prevedere la partecipazione, come “unità operative”, di altri enti privati che hanno tra gli scopi statutari la ricerca e la sperimentazione e che non perseguono scopo di lucro. E’ invece obbligatorio, pena l’inammissibilità del progetto, il coinvolgimento nelle attività progettuali di almeno un’azienda biologica o biodinamica.

“Di grande ampiezza e attualità – si legge in una nota del ministero – gli assi strategici che orienteranno i progetti: dal miglioramento genetico alla meccanizzazione, all’approccio agroecologico nelle aziende bio alle tecniche di trasformazione, passando per la riduzione degli input, lo sviluppo sostenibile del territorio, la tutela ambientale, forestale e paesaggistica”. Inoltre, potranno essere presentati progetti anche specificamente rivolti a due segmenti come Florovivaismo e Piante officinali, comparti sempre più prossimi alle dinamiche del biologico. […]

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TESTATA: Terra&Gusto
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 8 Gennaio 2021



Brexit: l’accordo UK/Ue e il biologico

All’interno del nuovo assetto che si è venuto a creare in seguito alla Brexit e in relazione ai nuovi accordi che necessariamente entreranno in vigore tra Ue e Regno Unito, segnaliamo il “EU-UK Trade and Cooperation Agreement”, l’accordo commerciale e di cooperazione UE-Regno Unito che stabilisce accordi preferenziali in diversi settori tra cui l’agricoltura e nello specifico l’agricoltura biologica. L’accordo e è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea serie L 444 il 31 dicembre 2020. All’interno del documento segnaliamo l’ALLEGATO TBT-4 che riguarda nello specifico i prodotti biologici. […]

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TESTATA: Sinab
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 Gennaio 2021



FederBio: nel 2020 occasione persa per la transizione ecologica dell’agricoltura italiana

Il 2020 si è chiuso con un bilancio sostanzialmente negativo per l’agricoltura biologica, che negli ultimi 12 mesi, secondo il bilancio di FederBio, ha perso diverse occasioni per la transizione ecologica dell’agricoltura italiana. Dalla nuova legge sul biologico, ferma al Senato da oltre due anni, alla mancata approvazione degli emendamenti alla legge di Bilancio 2021 finalizzati ad investire nelle filiere del made in Italy bio e nella diffusione dei distretti biologici. Atteso invano nel 2020 anche il nuovo Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, scaduto nel febbraio 2018 e da oltre un anno in attesa del testo aggiornato che avrebbe dovuto fissare regole più severe per tutelare le coltivazioni biologiche dalla contaminazione accidentale causata dalla deriva dei trattamenti con pesticidi dai terreni confinanti.

L’unica certezza del 2020 è stata l’aumento delle vendite di prodotti biologici nella grande distribuzione (+19,6%) con picchi nei discount (+23,7%) e nei piccoli supermercati di quartiere (+26,2%) registrata in piena diffusione del contagio da Coronavirus (Fonte: ricerca Nielsen Connect e Assobio). Delusione anche per i contenuti del documento programmatico del Governo sul piano per la “Next Generation EU”, dove non c’è alcun riferimento alle Strategie UE “Farm to Fork” e Biodiversità 2030.

Proprio in questi giorni si stanno rianalizzando le priorità e i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e secondo FederBio e Wwf per promuovere una vera agricoltura sostenibile sarebbe necessario un piano nazionale di conversione al biologico per sostenere le filiere del made in Italy bio e per la promozione dei distretti biologici, a partire dalle aree interne e dalle aree naturali protette, un’opzione strategica per promuovere l’occupazione dei giovani agricoltori in coerenza con il Green Deal europeo.

Il documento del Governo promuove invece un’agricoltura intensiva, gestita dalle grandi aziende e dalle corporazioni agricole, penalizzando quella biologica e multifunzionale condotta in prevalenza dalle piccole e medie aziende. Su digitalizzazione, innovazione e competitività l’investimento dedicato all’agricoltura digitale sembra essere marginale e mancano riferimenti alla promozione del biologico o a modelli di produzione senza l’utilizzo della chimica di sintesi. FederBio e WWF chiedono quindi al Governo alcune modifiche sostanziali al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per non perdere ancora una volta l’opportunità di raggiungere gli obiettivi dell’Unione Europea. Nel 2021 ci si aspetta un cambio di rotta, iniziando proprio dalla correzione del documento programmatico del Governo per la “Next Generation EU”.

Gli obiettivi mancati nel 2020 diventano adesso le sfide per il nuovo anno che dovrà portare l’approvazione della Legge nazionale, una riforma fiscale, l’approvazione del Piano di Azione Nazionale pesticidi. L’auspicio di FederBio e Wwf, sulla spinta del Green Deal europeo, è l’avvio nel 2021 della necessaria transizione ecologica dell’agricoltura, con l’obiettivo del 40% della superficie agricola utilizzata nel nostro paese certificata in biologico entro il 2030. […]

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TESTATA: WineNews
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 5 Gennaio 2021