Lo sviluppo socio-economico dell’Italia passa anche dai Bio-distretti

Il bio-distretto è un’area vocata al biologico in cui produttori, cittadini, operatori turistici e pubbliche amministrazioni collaborano insieme per la gestione sostenibile delle risorse. Sono tra le realtà più efficienti del nostro Paese con un perfetto tra sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Considerati veri e propri motori per lo sviluppo, oggi il tema dei bio-distretti è di grande attualità. Ne abbiamo parlato con FederBio.

Quanti bio-distretti ci sono in Italia?
“Nella recente pubblicazione tematica “Distretti biologici e sviluppo locale. Linee guida per la programmazione 2021-2027”, a cura della Rete Rurale Nazionale sono stati rilevati 40 bio-distretti (32 già operativi + 8 in costituzione, fonte di IN.N.E.R). Nell’ultima edizione del Bioreport si evidenzia che il loro numero è in costante aumento, trainato dalle aspettative per la programmazione 2021-2027”.

Cosa significa per il territorio ottenere questo riconoscimento e quali sono i vantaggi per i produttori all’interno del bio-distretto?
“I distretti biologici sono un modello innovativo di sviluppo rurale sostenibile che, partendo dal basso, vede nei produttori i soggetti protagonisti di una progettualità territoriale basata sulla creazione di reti di aziende biologiche. L’istituzione dei distretti in aree in cui le produzioni biologiche sono prevalenti, rappresenta un’opportunità di sviluppo socio-economico e di marketing territoriale e quindi di valorizzazione e di promozione delle filiere biologiche locali a vantaggio della competitività e della redditività delle imprese di settore.

Con l’approvazione della legge sul bio verranno legiferati i bio-distretti. Cosa combierà?
“L’inserimento dell’articolo 13 sui distretti biologici nel disegno di legge “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, approvato pochi giorni fa all’unanimità in Commissione Agricoltura al Senato rappresenta un riconoscimento formale importante dando così il giusto valore ai tanti operatori, amministratori locali e cittadini coinvolti nei distretti biologici italiani. Il riconoscimento per legge dei bio-distretti va a riempire un vuoto normativo a livello centrale che dà dignità a tutte quelle esperienze territoriali che, seppur virtuose, in alcuni casi possono rivelarsi inconsistenti se prive di un inquadramento nazionale in grado di validarle e valorizzarle”.

Infine, perché è importante per l’Italia sostenerne lo sviluppo?
“L’istituzione di distretti biologici dovrebbe essere incoraggiata dal governo e dalle autorità regionali. I bio-distretti sono uno strumento di governance territoriale che si basa su un approccio integrato allo sviluppo sostenibile in cui le autorità locali svolgono un ruolo strategico. I distretti biologici hanno un impatto positivo in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale sui territori rurali, anche in quelle aree in cui l’agricoltura convenzionale si è rivelata ‘insostenibile’ in termini di esternalità negative. Per molti territori nel nostro Paese la conversione al biologico diventa quindi auspicabile per esigenze di salute e di produzione di cibo sano e rappresenta una fondamentale opportunità in chiave competitiva per il territorio nel suo complesso e per le aziende che ne fanno parte per raggiungere un pieno sviluppo delle proprie potenzialità economiche, sociali e culturali”.[…]

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TESTATA: Green Planet
AUTORE: Chiara Brandi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 Gennaio 2021



«Il captano non è la soluzione alla maculatura bruna»

“Captano” e “Dithianon” sono molecole chimiche che, prima o poi, verranno bandite o limitate dall’Unione europea. Oggi non si sa ancora bene quando: se quest’anno, il prossimo o quello dopo ancora. Ma il finale non è una sorpresa. La restrizione di questi due prodotti fitosanitari costituisce però un pericolo per gli attuali modelli di frutticoltura integrata del nostro Paese, che rischiano di non essere più allineati ai regolamenti dell’Ue. È quanto avvertito nei giorni scorsi prima da Assomela.

Su questo argomento interviene anche Paolo Carnemolla, presidente di FederBio Servizi, secondo cui l’Italia non ha tempo da perdere di fronte alle nuove politiche europee: “A mio avviso bisognerebbe accelerare il percorso per creare una frutticoltura integrata sempre più avanzata sul fronte dell’agroecologia e del biocontrollo – dice a Italiafruit News – Ce lo chiedono Ue, consumatori e le stesse catene distributive europee che, anno dopo anno, tagliano gli acquisti di prodotti ortofrutticoli che contengono più di 2-3 residui. Ne ha bisogno anche il settore biologico, perché la conversione delle aziende specializzate come quelle frutticole deve partire da una vera agricoltura integrata molto agroecologica”.

Il comparto nazionale della frutta deve dunque sforzarsi di fare un ultimo passo in avanti, osserva Carnemolla. “L’approccio deve cambiare, in quanto la chimica non deve essere più concepita come la prima soluzione ai problemi, a volte creati dalla chimica stessa. Dal 2014 con la direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi bisognerebbe prima approcciare le avversità con tecniche di lotta biologica e agronomiche e solo dopo usare la chimica di sintesi. Pensiamo per esempio alla maculatura bruna del pero: oggi dobbiamo creare le condizioni affinché il fungo dello Stemphylium vesicarium non abbia vita facile all’interno degli impianti. E questo lo si può fare anzitutto modificando i criteri del sistema di allevamento sempre più spinto del pereto e, soprattutto, la sua gestione agronomica”.

In questa direzione, FederBio Servizi sta lavorando da oltre un anno con alcune aziende frutticole di punta nel settore biologico, che ormai da tre anni producono pere Abate nel Ravennate e nel Ferrarese, per contrastare lo Stemphylium vesicarium attraverso l’impiego di prodotti naturali a base di estratti vegetali e lattobacilli. “Questa esperienza, svolta su impianti al tempo pesantemente colpiti dalla maculatura bruna, sta dando risultati molto significativi e promettenti, che ora vanno sviluppati con i crismi della sperimentazione e che potrebbero certamente essere estesi anche ad aziende che operano in frutticoltura integrata. Per avere dati sperimentali e linee tecniche di coltivazione idonee pubblicabili ci vorranno altri mesi di lavoro, ma la strada da seguire è questa. Ecco perché stiamo attivando un protocollo sperimentale con partner tecnici assolutamente qualificati come Agri2000, che è anche Centro di saggio, con cui condividiamo il progetto BioSolution Field Masters”. […]

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TESTATA: ItaliaFruitNews
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 Gennaio 2021



Cambiamo Agricoltura: ecco le 50 aziende che in Italia ricevono più fondi dalla PAC. L’80% delle risorse vanno al 20% delle aziende

Presentato oggi pomeriggio a Bruxelles uno studio realizzato per la DG CONT della Commissione UE che individua i “50 più grandi beneficiari in ogni Stato membro dell’UE dei fondi PAC e Fondi di Coesione”.

Lo studio conferma che fondi comunitari per l’agricoltura premiano le grandi aziende ed i consorzi. In Italia tra le prime dieci aziende che ricevono i maggiori contributi PAC ricadono proprio i consorzi e le cooperative agricole, con il contributo più alto che supera i 32 milioni di euro l’anno assegnati ad un singolo beneficiario (F.IN.A.F. – First Internetional Association – Fruit Soc.Consortile arl, con 32.408.629 euro assegnati nel 2019), che riunisce oltre 9.000 agricoltori tra Francia ed Italia, sotto l’egida di marchi della grande distribuzione. Lo studio conferma che in Italia l’unione fa la forza e il modello consortile e della cooperazione, in settori strategici per l’agricoltura italiana come l’ortofrutta, il vino e l’olio, consente alle aziende agricole non solo di essere competitive nei mercati internazionali ma aumenta la capacità delle aziende agricole di ricevere i sussidi pubblici che l’Europa assegna all’agricoltura.

Questi dati confermano però anche una distribuzione non equa delle risorse pubbliche basata essenzialmente sul possesso della terra e dei titoli storici e non sul riconoscimento economico delle esternalità positive per l’ambiente e la società dei diversi processi produttivi. La distribuzione dei fondi pubblici della PAC con l’80% delle risorse assegnate al 20% dei beneficiari, con le piccole aziende che resistono nei territori più svantaggiati, come le aree montane, inevitabilmente penalizzate se non hanno la capacità o possibilità di aggregarsi, rimane del tutto inefficiente ed inefficace per sostenere il tessuto agricolo di qualità ed dall’alto valore sociale ed ambientale.

La Coalizione #CambiamoAgricoltura evidenzia che questa logica di assegnazione delle risorse pubbliche, che premia i grandi e penalizza i piccoli, è stata sostanzialmente confermata dalla riforma della PAC post 2020, ancora in discussione nell’ambito del Trilogo UE, dopo l’orientamento dato con il voto del Parlamento UE e il parere del Consiglio AgriFish nel mese di ottobre 2020. La Politica Agricola Comune e la Politica di Coesione sono i due principali capitoli di spesa del bilancio pluriennale dell’Unione Europea, nel 2020 i due fondi erano responsabili di oltre due terzi del bilancio dell’UE. La sola PAC nel periodo di programmazione 2014-2020 ha impegnato oltre il 38% del bilancio pluriennale dell’Unione Europa.

Lo studio della Commissione UE fornisce i risultati di una valutazione di quasi 300 sistemi per il monitoraggio e la divulgazione al pubblico dei beneficiari della Politica Agricola Comune (PAC) e della Politica di Coesione, con l’analisi di circa 10 milioni di beneficiari della PAC nel 2018 e 2019 e oltre 500.000 progetti che hanno ricevuto Fondi della Coesione tra il 2014 e il 2020.

Lo studio ha valutato infine gli ostacoli per una maggiore trasparenza dei dati relativi ai sussidi pubblici della PAC e Fondi di Coesione e le possibilità di migliorare le informazioni sull’utilizzo dei fondi pubblici dell’Unione Europea. Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura è necessario migliorare il monitoraggio e la trasparenza della distribuzione dei fondi della PAC tra i beneficiari nei diversi paesi membri. La scarsa trasparenza della distribuzione dei fondi per l’agricoltura e l’impossibilità di valutare i risultati raggiunti nella tutela dei beni pubblici e per gli obiettivi della tutela della biodiversità, del contrasto ai cambiamenti climatici e della vitalità delle aree rurali marginali, resta un punto debole che dovrà essere risolto con la definizione dei Piani Strategici Nazionali che ogni Stato membro dovrà redigere per la futura PAC, operativa dal gennaio 2023.

Lo studio presentato dalla Commissione UE è disponibile al link:

https://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2014_2019/plmrep/COMMITTEES/CONT/DV/2021/01-25/Study_Largest50Beneficiaries_EN.pdf

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Silvia Voltan

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La corsa del Bio vale 6,9 miliardi. A tirare la crescita export e Gdo

Tutti pazzi per il bio. E l’entusiasmo diventa mania se il burger di soia e il biscotto di grani antichi si acquistano comodamente al supermercato, o se ad essere certificate come bio sono creme, saponi e prodotti di bellezza. Il Rapporto Bio Bank 2020, arrivato alla quattordicesima edizione, fotografa infatti un mercato biologico in crescita soprattutto se legato alla cosmesi e alla grande distribuzione.

«Nel 2020 il totale del mercato bio in Italia ha raggiunto 6,9 miliardi di euro (dati Nomisma per Osservatorio Sana) – spiega Rosa Maria Bertino co-fondatrice e autrice di Bio Bank – e il mercato interno, paria 4,3 miliardi di euro è più che raddoppiato in dieci anni (+118%)». La fotografia 2019 di Bio Bank rileva un totale di 3.476 attività in cui è significativo il turnover: oltre 500 attività sono uscite dal censimento quasi 650 sono le new entry. Ma eccoci al boom legato alle grandi catene: «È stata soprattutto la gdo a saper generare e intercettare la crescita, con affari per oltre 2 miliardi di euro (+279%). Tutti gli altri canali distributivi, con vendite intorno ai 2,3 miliardi di euro, sono cresciuti del 58%. Negli altri canali sono naturalmente compresi i negozi bio, che hanno mantenuto il volume delle vendite, ma non sono riusciti a incrementarle in un mercato in crescita».

Ma la vera sorpresa del Rapporto Bio Bank riguarda il fenomeno della cosmesi biologica che registra una crescita del numero di attività pari al 121,4% negli ultimi cinque anni. In particolare, gli store online di prodotti per la bellezza hanno raggiunto il tetto dei 347, seguiti dalle profumerie bio arrivate a 328 e dalle 514 aziende di cosmesi naturale e biologica e detergenza ecologica.

Per quanto riguarda l’universo alimentare sono tre i settori monitorati negli ultimi cinque anni: i siti di e- commerce (405), saliti del 41,6% con un trend già positivo e che è stato accelerato dalla pandemia; seguono i ristoranti bio a quota 543 anche se la loro situazione è destinata a mutare per la riduzione del giro d’affari dovuto alle chiusure forzate; infine scendono a quota 1.339 i negozi bio (- 4%) che per difendersi dalla gdo puntano all’aggregazione. Tra i marchi più consolidati c’è Girolomoni, azienda familiare che quest’anno festeggia i 50 anni di vita. Racconta Giovanni Girolomoni: «Tutto ha inizio con mio padre Gino che è stato uno dei fondatori di Alce Nero. Da qui, dopo varie vicissitudini, sono partite iniziative diverse. Noi, figli di Gino, abbiamo realizzato una cooperativa agricola che comprende una realtà unica e cioè l’intera filiera della pasta dal mulino al pastifìcio». E spesso, proprio come dimostra Girolomoni, bio fa rima anche con l’export che ha raggiunto la notevole cifra di 2,6 miliardi di euro (+131% in dieci anni). In crescita anche le aziende bio, oltre 80mila nel 2019 (+ 34,5% in cinque anni) e le superfici bio quasi 2 milioni di ettari (+ 33,5% in cinque anni), pari al 15,8% della superficie coltivata in Italia. […]

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TESTATA: Affari&Finanza
AUTORE: Irene Maria Scalise
DATA DI PUBBLICAZIONE: 25 Gennaio 2021



La sfida Bio tra leggi e Fisco

Che 2021 sarà per il biologico italiano? Difficile dirlo e non solo per la pandemia che complica ogni previsione. Per il settore, l’anno appena concluso è stato ricco di avvenimenti, le cui conseguenze devono ancora materializzarsi. Quel che è certo è che il 2021 si preannuncia decisivo per capire se il bio continuerà a crescere. A questo appuntamento il comparto arriva forte dei dati di vendita della prima metà del 2020. I numeri sono stati positivi, soprattutto durante il lockdown, con una crescita dell’11%. Per AssoBio, è la conferma che il biologico risponde «alle attese del consumatore», coniuga «sostenibilità ambientale e competitività economica» e che, proprio per questo, ha trovato «un ruolo da protagonista nella strategia From Farm to Fork della Commissione Ue».

Presentata a maggio, la strategia From Farm to Fork prevede, tra gli obiettivi al 2030, anche la crescita delle superfici coltivate a biologico, fino al 25%. L’Italia, che già supera il 15 per cento, è uno dei Paesi Ue più avanti e potrebbe migliorare ancora. Il provvedimento, però, potrebbe avere anche dei contro. «Da un lato, se cresce il numero dei produttori, lo Stato deve trovare più fondi, oppure erogare sostegni inferiori», spiega Riccardo Meo, dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea). «Dall’altro – aggiunge il ricercatore – la concorrenza per le aziende italiane potrebbe aumentare. Iniziative come la Farm to Fork porteranno a crescite esponenziali della produzione bio in Stati in cui oggi è poco affermata, come quelli dell’Est Europa»

C’è poi la decisiva partita della nuova Politica Agricola Comune (Pac): fondi per oltre 300 miliardi di euro in sette anni, in larga parte erogati direttamente agli agricoltori. Le trattative sono in corso, ma molte organizzazioni del biologico pensano che la proposta attualmente sul tavolo non sia sufficiente per far crescere il comparto come indicato dalla Farm to Fork. «I consumatori chiedono più biologico. La Commissione Ue anche. Ma i governi nazionali vanno indietro, anziché avanti», commenta Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. L’associazione, a livello europeo, vorrebbe una Pac più coraggiosa mentre, a livello nazionale, chiede a gran voce l’approvazione della legge sul biologico. Il provvedimento è stato votato dalla Camera ormai più di due anni fa. Poi si è fermato al Senato. Mammuccini si augura che il 2021 sia l’anno giusto per l’entrata in vigore. «È una priorità assoluta», dice. La legge riguarda ricerca, innovazione, formazione e il riconoscimento dell’interprofessione, un tema un po’tecnico ma centrale per garantire qualità dei prodotti e tutela dei consumatori. «Il provvedimento – riprende la presidente di FederBio – contiene gli strumenti necessari per continuare a crescere. Senza, si rischia di perdere opportunità o prendere strade sbagliate».

Un altro fronte importante è quello fiscale. FederBio e Wwf, a dicembre, hanno presentato degli emendamenti alla Legge di Bilancio per ridurre l’Iva sui prodotti ortofrutticoli biologici. Non sono stati approvati, ma le due organizzazioni vogliono continuare a fare pressioni in questo ambito, anche con altre proposte. Una, per esempio, è la creazione di un fondo per incentivare i consumi bio nei nuclei familiari con donne in gravidanza o bambini fino ai 3 anni. Un’altra è l’azzeramento per le aziende dei costi di certificazione obbligatoria, utilizzando il credito di imposta. Il biologico, quindi, è anche un interessante sbocco occupazionale. Perché sia sempre più rilevante, però, va incrementato il numero di persone cui arrivano i suoi prodotti. […]

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TESTATA: Buone Notizie
AUTORE: Paolo Riva
DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 Gennaio 2021



Rafforzamento delle filiere biologiche in Puglia. Invito agli operatori biologici pugliesi

DOVE: 

Evento on line

QUANDO:

Mercoledì 20 gennaio 2021, h. 16.00

CIHEAM Bari e Regione Puglia in collaborazione con Federbio Puglia, CIA e Legacoop organizzano il meeting “Rafforzamento delle filiere biologiche in Puglia”.

Il progetto ORGANIC ECOSYSTEM Boosting cross border Organic Ecosystem through enhancing agro-food alliances, finanziato dal Programma ENI CBC MED 2014-2020, della durata di 3 anni, iniziato ufficialmente lo scorso 3 giugno 2020, offre molteplici opportunità per il settore bio pugliese attraverso un supporto concreto alle aziende al fine di rafforzare le filiere, creare nuove alleanze commerciali e favorire l’accesso a nuovi mercati.

Tutti gli operatori bio o potenziali possono: 

  • Aderire liberamente alla rete transfrontaliera biologica mediterranea finalizzata ad aumentare la cooperazione tra attori privati e pubblici del settore biologico al fine di potenziarlo e migliorarne la competitività.
  • Beneficiare di un servizio di assistenza on-line gratuito volto a facilitare la creazione di filiere biologiche innovative e l’accesso a nuovi mercati.
  •  Formazione per creare e rafforzare filiere bio innovative (10 giorni per 4-5 imprese)
  •  Partecipare a laboratori regionali e transfrontalieri per generare prodotti e servizi innovativi e favorire la creazione di nuove alleanze commerciali.  A conclusione di tali attività, le 3 aziende che avranno prodotto le idee/i prototipi più interessanti parteciperanno ad una fiera agroalimentare internazionalecon fondi del progetto.

Durante l’incontro saranno presentate le attività del progetto e i criteri di partecipazione. È possibile partecipare all’incontro previa iscrizione al seguente link: https://events.iamb.it

INFO E CONTATTI:



Respinti i decreti Ogm dell’ormai ex ministra Bellanova

La Commissione agricoltura della Camera ha frenato la spinta per introdurre nei campi italiani organismi geneticamente modificati (Ogm) “vecchi” e “nuovi”, cioè ricavati utilizzando le New Breeding Techinques. Lo ha fatto approvando con condizioni gli schemi di parere in merito ai quattro decreti legislativi che portano la firma della ormai ex ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova.

La decisione è stata commentata dalla coalizione che aveva denunciato i rischi legati alla votazione prevista in Commissione: ” Grazie all’apertura al dialogo con le organizzazioni agricole biologiche, le associazioni di tutela ambientale e dei consumatori da parte dei relatori incaricati e al sostegno dei membri della Commissione agricoltura della Camera, questo tentativo è stato per il momento sventato” sottolineano in un comunicato stampa.

Sarebbe così superata la brutta pagina del parere positivo espresso dalla Commissione agricoltura del Senato a fine dicembre. “Il futuro ministro dell’Agricoltura sarà chiamato a rispettare i vincoli posti dai pareri espressi alla Camera” sottolineano in un comunicato le 25 organizzazioni, tra cui Slow Food, FederBio, Green Peace, Legambiente e Wwf, segnalando l’importanza di aver chiesto lo stralcio anche di quei passaggi che avrebbero di fatto negato “la possibilità per gli agricoltori di svolgere attività quali il reimpiego delle sementi o lo scambio di parte del raccolto come sementi o materiale di moltiplicazione”.

Due sono gli elementi ricorrenti nei quattro pareri approvati: da una parte, che lo schema dei decreti in esame, “nella parte in cui richiama, in via diretta o indiretta, gli Ogm”, appare non coerente con il quadro normativo di riferimento, dato che in Italia “vige il generale divieto di sperimentazione e coltivazione di piante geneticamente modificate in campo aperto”; dall’altra, che “il divieto di coltivazione degli Ogm deve ritenersi esteso, coerentemente alla pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 16 luglio 2018, anche ai prodotti ottenuti mediante l’impiego di “nuove tecniche di miglioramento genetico” (New Breeding techniques-NBT) o genome editing, in considerazione degli elevati rischi per l’ambiente e la salute umana”.

Adesso tocca al ministero rispettare la volontà democratica espressa alla Camera. Alla vigilia del voto, il 12 gennaio, l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab) aveva indirizzato ai parlamentari coinvolti e alla ministra Bellanova una lettera firmata dal professor Salvatore Ceccarelli, genetista.

Secondo Ceccarelli vecchi e Nuovi Ogm “hanno la stessa debolezza e quindi non possono rappresentare una soluzione durevole alla suscettibilità delle piante ai parassiti. Questo accade” – spiega Ceccarelli – “a causa di un principio fondamentale della biologia che si chiama Teorema Fondamentale della Selezione Naturale (Fisher, 1930). Sulla base di questo principio, di fronte a una pianta resistente a un parassita, quel parassita, se possiede sufficiente variabilità genetica, evolve e riesce così a superare quella resistenza”. La letteratura scientifica riconosce che negli Stati Uniti, dove tanti coltivano mais e soia Ogm, l’agricoltura industriale è costretta a far largo uso di glifosate: le erbe infestanti sono più forti degli Ogm. Meglio scegliere un’altra strada. […]

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TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Luca Martinelli
DATA DI PUBBLICAZIONE: 15 Gennaio 2021



Stop ai nuovi ogm. E la legge sul biologico fa ancora passi in avanti

Il 13 gennaio la Commissione agricoltura della Camera ha messo un freno, per il momento, a quello che associazioni ambientaliste e organizzazioni dell’agricoltura biologica hanno definito come “un tentativo di apertura agli organismi geneticamente modificati”. La Commissione, infatti, ha dato parere favorevole ai decreti tecnici presentati dall’ormai ex ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova sull’adeguamento delle norme sui prodotti sementieri, a condizione che vengano eliminate tutte le parti che fanno riferimento a Ogm e ai cosiddetti “nuovi” Ogm (ottenuti tramite le New breeding techniques – Nbt).

Dopo il parere favorevole ai decreti avvenuta lo scorso dicembre da parte della Commissione agricoltura del Senato, un fronte di associazioni e organizzazioni, tra cui FederBio, Legambiente, Slow Food, Wwf, si era mobilitato in vista del voto della Commissione agricoltura sottolineando con forza, il rischio che venisse permessa “la sperimentazione in campo non tracciabile di varietà di sementi e materiale di moltiplicazione ottenuti con le nuove tecniche di miglioramento genetico (Nbt) che, come ha confermato la sentenza del 2018 della Corte europea di giustizia, sono a tutti gli effetti Ogm e come tali devono sottostare alle normative europee esistenti in materia”.

“Il lavoro delle associazioni ha acceso i riflettori su un iter legislativo che stava procedendo in sordina – ha commentato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio – avviando invece un dialogo con i gruppi parlamentari che ha portato al parere condizionato della Commissione, ovvero alla scelta di tutelare il lavoro che in questi anni ha dato forza al sistema agroalimentare italiano”. Un voto che non poteva essere diverso, commenta Mammuccini, dal momento che in Italia gli ogm sono vietati per legge.

“Se si vuole ridiscutere la questione Ogm si deve fare in maniera trasparente, resta il fatto che per noi non sono la risposta e soprattutto non sono una risposta efficace e durevole. Noi che crediamo nel biologico abbiamo scelto la strada dell’agroecologia: se una pianta ha un problema, la soluzione non va ricercata limitatamente alla pianta stessa, ma nell’ecosistema di cui fa parte, non in dinamiche che cercano di superare e dominare la natura, ma con buone pratiche agricole che siano coerenti e in armonia con l’equilibrio naturale, non in modifiche stabili, ma nella capacità di adattamento delle colture, soprattutto di fronte ai cambiamenti climatici”. I pareri della Commissione ora ritornano al ministero delle Politiche agricole che dovrà tenerne conto.

“Nella giornata che ha visto aprirsi la crisi di governo – ha proseguito Mammuccini – un’altra nota positiva per noi è stato il passo avanti fatto dalla legge sul biologico con l’approvazione all’unanimità in Commissione agricoltura al Senato con l’inserimento di alcuni emendamenti coerenti con il testo già approvato alla Camera”. Tra i contenuti del disegno di legge sull’agricoltura biologica ricordiamo la possibilità di registrare un marchio del biologico made in Italy, di istituire i distretti del bio, di adottare un piano nazionale delle sementi biologiche. “La legge contiene strumenti importanti che andranno concretizzati per favorire la crescita del settore senza minare le fondamenta su cui si basa il biologico. Sottolineiamo la possibilità data di utilizzare popolazioni eterogenee di semi, così da ridurre quello di sementi convenzionali in deroga quando non c’è disponibilità di quelle biologiche, e l’importanza della delega al governo del sistema di controllo in un’ottica di trasparenza, semplificazione e innovazione digitale. Quello che occorrerà per dare una spinta al biologico, anche in vista del Green Deal europeo, sarà soprattutto agire come rete”.

Il disegno di legge sul biologico dovrebbe ora approdare in aula al Senato, quindi di nuovo alla Camera e si stimano circa tre mesi di tempo – crisi di governo permettendo – per la conclusione dell’iter legislativo. […]

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TESTATA: Lifegate
AUTORE: Carlotta Garancini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 15 Gennaio 2021



Decreti Sementi-OGM: bene le richieste della Commissione Agricoltura della Camera

Roma, 14 gennaio 2021. Esprimendo la nostra preoccupazione per una situazione governativa così difficile che colpisce proprio il settore dell’Agricoltura, accogliamo con grande soddisfazione i pareri condizionati votati ieri dalla Commissione Agricoltura della Camera ai decreti del Ministero dell’Agricoltura, che tentavano di forzare un’apertura illegittima agli OGM “vecchi” e “nuovi” (le New Breeding Techniques – NBT) e di negare la possibilità per gli agricoltori di svolgere attività quali il reimpiego delle sementi o lo scambio di parte del raccolto come sementi o materiale di  moltiplicazione.

Grazie all’apertura al dialogo con le organizzazioni agricole biologiche e contadine, le associazioni di tutela ambientale e dei consumatori da parte dei relatori incaricati, e al sostegno dei membri della Commissione Agricoltura della Camera, questo tentativo è stato per il momento sventato. La brutta pagina del parere espresso dalla Commissione Agricoltura del Senato è, così, superata. Il futuro ministro dell’Agricoltura sarà chiamato a rispettare i vincoli posti dai pareri espressi alla Camera. In tutti si chiede, infatti, il rispetto della sentenza della Corte europea di Giustizia che ha stabilito che alle NBT si applicano senza eccezioni o deroghe le norme oggi esistenti per gli OGM, unitamente allo stralcio dei riferimenti relativi agli OGM nei decreti in
esame, a conferma della natura di Paese libero da OGM dell’Italia. Ci impegniamo comunque a monitorare le decisioni del Mipaaf, affinchè sia rispettata la volontà democratica espressa alla Camera.

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FederBio: molto positiva l’approvazione del testo di Legge sul biologico in Commissione Agricoltura del Senato

Bologna, 13 gennaio 2021 – La Legge italiana sull’agricoltura biologica sembra finalmente essere arrivata in dirittura d’arrivo.

FederBio esprime soddisfazione per la recente approvazione del testo di legge sull’agricoltura biologica in Commissione Agricoltura al Senato che è stato votato all’unanimità, con l’inserimento di alcuni emendamenti coerenti con il testo già approvato alla Camera.

Tali modifiche completano positivamente l’articolo sulle sementi relativamente al materiale riproduttivo eterogeneo biologico secondo quanto previsto dal regolamento (UE) 2018/848,  ed inseriscono la delega al Governo per la revisione e razionalizzazione della normativa sui controlli il rafforzamento del sistema dei controlli finalizzata, in una fase come quella attuale di grande crescita del settore, ad una sempre maggiore trasparenza, all’innovazione del sistema attraverso l’impiego di piattaforme digitali ed alla semplificazione delle norme.

Un passaggio importante che accelera l’iter di approvazione definitivo della norma che comprende le “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” e che risulta strategico in una fase cruciale per il settore alla luce del Green Deal europeo e delle Strategie Farm to Fork e Biodiversità, in vista della riforma della PAC e della stesura del Piano strategico nazionale.

 “Siamo particolarmente soddisfatti per l’approvazione in Commissione Agricoltura al Senato del testo di legge sull’agricoltura biologica che accelera l’entrata in vigore di questa norma che attendiamo ormai da diversi anni. Inoltre, l’approvazione del testo all’unanimità ci pare un risultato importante per arrivare rapidamente all’approvazione definitiva  che è fondamentale in questa fase affinché il nostro Paese  si allinei agli obiettivi del Green Deal e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità, che puntano a triplicare in Europa la superficie coltivata a biologico e ridurre del 50% l’uso dei pesticidi entro il 2030.

L’Italia è un Paese leader per le produzioni biologiche e in questa fase occorre dotarsi degli strumenti necessari per governare la crescita del settore nel rispetto dei valori fondanti del vero biologico e per cogliere tutte le opportunità che le produzioni bio offrono per il territorio rurale,  per la ripresa economica e l’occupazione dei giovani”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

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