Agricoltura: 2021 anno del biologico?
Ddl sul biologicogreen dealhomeNext Generation EUwwfFederBio e WWF: il 2020 è stato un anno di occasioni perse per l’agricoltura biologica, dal nuovo anno ci aspettiamo una svolta per la riconversione ecologica dell’agricoltura. Unico segnale positivo le scelte dei consumatori che premiano il biologico nonostante la crisi
Roma, 4 gennaio 2021. Il 2020 si è chiuso con un bilancio sostanzialmente negativo per l’agricoltura biologica. Sono state molte le occasioni perse per la transizione ecologica della nostra agricoltura, dalla nuova Legge sul biologico, ferma al Senato da oltre due anni, alla mancata approvazione degli emendamenti alla Legge di Bilancio 2021 finalizzati ad investire nelle filiere del Made in Italy Bio e nella diffusione dei distretti biologici.
Gli emendamenti proposti prevedevano inoltre l’attivazione di un fondo per incentivare il consumo di prodotti biologici per le famiglie con donne in gravidanza e bambini fino ai 3 anni, l’utilizzo della fiscalità nazionale per favorire la transizione verso l’agricoltura biologica in relazione alle esternalità positive per l’ambiente e la biodiversità.
Atteso invano nel 2020 anche il nuovo Piano di Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che avrebbe dovuto fissare regole più severe per tutelare le coltivazioni biologiche dalla contaminazione accidentale causata dalla deriva dei trattamenti con pesticidi dai terreni confinanti. Il PAN Pesticidi è scaduto nel febbraio 2018 e da oltre un anno si attende il testo aggiornato in base alla consultazione pubblica conclusa a ottobre 2019.
L’unica certezza che ci ha lasciato il 2020 è stata l’aumento delle vendite di prodotti biologici nella grande distribuzione (+19.6%) con picchi nei discount (+23.7%) e nei piccoli supermercati di quartiere (+26.2%) registrata in piena diffusione del contagio da Coronavirus (Fonte: ricerca Nielsen Connect e Assobio).
Delusione anche per i contenuti del documento programmatico del Governo sul piano per la “Next Generation EU” dove non c’è alcun riferimento alle Strategie UE “Farm to Fork” e Biodiversità 2030 e non sono previsti investimenti specifici per l’agricoltura biologica. Proprio in questi giorni si stanno rianalizzando le priorità e i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), FederBio e WWF ritengono che per promuovere una vera agricoltura sostenibile sarebbe necessario un piano nazionale di conversione al biologico per sostenere le filiere del Made in Italy bio e per la promozione di distretti biologici, a partire dalle aree interne e dalle aree naturali protette, un’opzione strategica per promuovere l’occupazione dei giovani agricoltori in coerenza con il Green Deal europeo.
Il documento del Governo promuove invece un’agricoltura intensiva, gestita dalle grandi aziende e dalle corporazioni agricole, penalizzando quella biologica e multifunzionale condotta in prevalenza dalle piccole e medie aziende.
Su digitalizzazione, innovazione e competitività l’investimento dedicato all’agricoltura digitale sembra essere marginale e mancano riferimenti alla promozione del biologico o a modelli di produzione senza l’utilizzo della chimica di sintesi.
Nella Missione “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”, la seconda delle sei del PNRR, ricade anche l’agricoltura sostenibile, con risorse destinate ai contratti di filiera (1,8 miliardi di euro), senza però riferimenti al biologico. Altri 1,8 miliardi di euro sono previsti per il parco “agrisolare” con incentivi per l’ammodernamento dei tetti degli immobili ad uso produttivo nel settore agricolo, zootecnico e agroindustriale (installazione pannelli solari, isolamento termico, sostituzione coperture in eternit, ecc.) per l’efficienza energetica del comparto, tutti interventi che non mettono in discussione i modelli di produzione intensivi, in particolare nel settore zootecnico.
Nella Missione per la “Parità di genere, Coesione sociale e Territoriale” non vi è alcun riferimento al ruolo potenziale dell’agricoltura multifunzionale mentre la diversificazione delle attività nelle aziende agricole in settori come l’agriturismo, la trasformazione delle materie prime e la vendita diretta, l’e-commerce e i servizi sociali rappresenta oggi un’importante opportunità per lo sviluppo delle aree interne, in particolare per le giovani imprenditrici agricole.
FederBio e WWF chiedono per questo al Governo alcune modifiche sostanziali al PNRR per non perdere ancora una volta l’opportunità di raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo indicati con chiarezza nelle due Strategie “Farm to Fork” e Biodiversità 2030. L’agricoltura e l’alimentazione rappresentano assi fondamentali per il rilancio della nostra economia, in particolare se orientati agli obiettivi del Green Deal che, attraverso la priorità al biologico e biodinamico, potrebbe determinare una vera svolta verso l’agroecologia.
FederBio e WWF si attendono nel 2021 un cambio di rotta, iniziando proprio dalla correzione del documento programmatico del Governo per la “Next Generation EU”. Ma è tutta la politica nazionale, dal Parlamento al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che deve dare un segnale forte di coerenza con il Green Deal europeo, dimostrando la volontà di avviare un’autentica transizione ecologica della nostra agricoltura puntando sulla promozione del biologico. Gli obiettivi mancati nel 2020 diventano adesso le sfide per il nuovo anno che dovrà portare l’approvazione della Legge sul biologico, una riforma fiscale che premi le produzioni senza l’uso della chimica di sintesi e penalizzi l’acquisto dei pesticidi, l’approvazione del PAN pesticidi con il recepimento dell’obiettivo della riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi e garanzie contro la contaminazione accidentale delle produzioni biologiche.
L’auspicio di FederBio e WWF, sulla spinta del Green Deal europeo, è l’avvio nel 2021 della necessaria transizione ecologica dell’agricoltura, con l’obiettivo del 40% della superficie agricola utilizzata nel nostro paese certificata in biologico entro il 2030, per dare una risposta coerente alle crescenti richieste dei consumatori.
UFFICIO STAMPA
UFFICIO STAMPA FederBio
Silvia Voltan
Mob. 331 1860936
UFFICIO STAMPA WWF Italia
Antonio Barone
Resp. Comunicazione
Tel. +39 06 84497 332
Mob. +39 3409899147
Lucio Biancatelli
Press Office
Tel. +39 06 84497 266
Mob. +39 329 8315718
Giulia Ciarlariello
Press Office
Tel. +39 06 84497 259
Mob. +39 334 6151811
Una panoramica sul Bio tricolore negli Usa
Desk FederBio-ICEhomeITA.BIOmercato bioNomismaIn occasione del lancio del progetto ITA.BIO, la prima piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy, Nomisma ha realizzato per ICE e FederBio un’indagine dalla quale emerge come gli Stati Uniti rappresentino uno dei mercati più promettenti per il nostro Made in Italy, ponendosi come il secondo partner commerciale per l’Italia nel Food & Beverage e primo al mondo per import agroalimentare e per il consumo di prodotti biologici. Nel 2020 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto 2,6 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. Il riconoscimento del bio Made in Italy sui mercati internazionali è testimoniato anche dalla crescita di lungo periodo [+149% rispetto al 2009] e dalla quota di export sul paniere Made in Italy [6%sull’export agroalimentare italiano totale].
Negli Stati Uniti, che rappresentano il secondo mercato di destinazione del nostro agroalimentare, è forte l’interesse verso il bio: ne sono conferma i numeri del settore, tutti in crescita: 2 milioni di ettari coltivati secondo il metodo biologico nel 2018 [+14% rispetto al 2010] e 18.166 operatori nel comparto [+38% dal 2010 al 2018]. Con un valore di quasi 45 miliardi di euro nel 2019, gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato al consumo per prodotti alimentari bio [oltre il 40% delle vendite mondiali nel 2018]. Alla base della crescita il maggior assortimento di prodotti a marchio bio nella grande distribuzione, ma anche l’ampia consumer base, un diffuso interesse per il cibo salutare [65% dei consumatori scelgono avendo cura degli impatti del cibo sulla salute – indagine Nomisma] e per la salvaguardia dell’ambiente (il 25% dei consumatori la pandemia ha fatto aumentare la consapevolezza dell’importanza di acquistare cibo rispettoso dell’ambiente – indagine Nomisma].
I dati della consumer survey di Nomisma rilevano una profonda diffusione del bio in Usa: quasi 9 famiglie su 10 ( 89%) hanno consumato un prodotto alimentare o una bevanda a marchio biologico nel corso del 2020, questa quota era dell’82% nel 2016. Tra gli altri fattori che fanno degli Stati Uniti un mercato ad alto potenziale per il bio, ci sono da un lato la quota di forti consumatori (40% sul totale) e il grande interesse per il bio che non si ferma al consumo domestico: il 76% dei consumatori riferisce di aver consumato un prodotto bio anche nel canale del fuori casa. Sicurezza alimentare, qualità superiore e attenzione per l’ambiente sono le principali motivazioni dei consumatori americani alla base della scelta di prodotti biologici.
Garanzie che diventano ancora più importanti in questo periodo di crisi sanitaria, tanto che il 10% degli americani dichiara che il marchio bio è diventato
un criterio più importante nella spesa alimentare rispetto al passato. Durante il 2020 il 6% ha iniziato ad acquistare bio per la prima volta, mentre il 36% di chi ne era già fruitore ne ha incrementato la spesa. Il 71% degli statunitensi percepisce una qualità superiore del prodotto bio tricolore rispetto a quello di altri Paesi, tanto che più di 8 su 10 sono disposti a pagare un prezzo più alto per avere la garanzia del Made in Italy nel bio. Vino, olio extra-vergine e pasta sono le categorie di prodotto per cui i consumatori statunitensi cercano le garanzie di qualità offerte dal marchio bio e quelle su cui l’italianità è un fattore distintivo. […]
FONTE
TESTATA: Industrie Alimentari
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 Gennaio 2021
La transizione ecologica sacrificata ancora una volta
agroecologiabiodiversitàFarm To Forkfederbiogreen dealhomeMammucciniPACL’accordo del Parlamento europeo sulla nuova Pac ha impedito l’allineamento della politica agricola europea con il Green Deal, impedendo così di dare avvio a una vera transizione ecologica dell’agricoltura e della zootecnia. Tutto ciò non corrisponde alle aspettative dei cittadini europei e soprattutto a quelle dei giovani del movimento Fridays for Future che si sono battuti fino all’ultimo per una riforma in grado di dare soluzioni concrete ai problemi ambientali globali.
Il dibattito dell’europarlamento sulla Pac si è svolto con l’orologio bloccato a due anni fa, prima del Green Deal, delle strategie Farm to Fork e Biodiversità, approvate dalla Commissione europea. Negli ultimi due anni lo scenario è cambiato radicalmente e le proposte del passato non consentono più di affrontare le sfide che abbiamo di fronte, non solo dal punto di vista ambientale e della salute, ma anche dal punto di vista economico e sociale. Così continuiamo a buttare un mare di denaro, più di un terzo del budget europeo, nella stessa direzione sbagliata: quella dell’agricoltura intensiva, ad alto impatto chimico, che non è riuscita neanche a dare un reddito dignitoso agli agricoltori, facendo perdere negli ultimi decenni tante piccole e medie aziende diffuse sul territorio, in particolare nelle aree interne.
Alcuni punti delle novità messe in campo dalla Commissione sono stati accolti, come l’obbligo per gli Stati membri di individuare l’obiettivo di aumento delle superfici agricole coltivate ad agricoltura biologica, ma per raggiungere tali obiettivi gli agricoltori devono essere adeguatamente incentivati e sostenuti altrimenti tutto rischia di rimanere solo sulla carta. Invece abbiamo bisogno di azioni urgenti per vincere la corsa contro la catastrofe del clima e della biodiversità.
Nella riforma approvata dall’Europarlamento non c’è nessun riferimento alle strategie Farm to Fork e Biodiversità, mancano gli indicatori d’impatto per gli obiettivi delle stesse strategie, manca inoltre un obiettivo strategico come quello della riduzione del 30% dei gas serra emessi dal settore agricolo e alimentare entro il 2027. In sostanza, un terzo dei fondi europei in questo modo prenderebbe la vecchia strada che ci ha portato alle difficoltà attuali: i soldi arrivano a pioggia, a prescindere dalle ricadute in termini di beni pubblici per tutti i cittadini.
Ma se cominciamo a distrarre dalle finalità del Green Deal più di un terzo del bilancio dell’Unione europea, con che fondi si organizzeranno le politiche innovative che devono servire per la transizione ecologica dei sistemi agricoli e alimentari e per rendere sempre più sostenibile la nostra economia? […]
FONTE
TESTATA: Terra Nuova.it
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 25 Dicembre 2020
Biologico & Clima: un’alleanza per il futuro: proclamati i vincitori del contest
Cambiamenti ClimaticifederbiohomePromosso dalla Regione Emilia-Romagna e realizzato da FederBio, il contest ha visto una ventina di classi e oltre quattrocento alunni coinvolti
Una ventina di classi e oltre quattrocento alunni coinvolti. Sono i numeri del contest Biologico & Clima: un’alleanza per il futuro, realizzato da FederBio e promosso dalla Regione Emilia-Romagna, con il finanziamento del Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali e il patrocinio dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna.
Circa 400 bambini della scuola primaria del territorio emiliano-romagnolo si sono messi in gioco, nonostante le difficoltà legate alla pandemia, per creare elaborati originali e multimediali (digitale, cartaceo, video, persino giochi da tavolo a tema) sulla base degli spunti forniti dal materiale informativo distribuito e dalle lezioni online tenute da esperti del settore.
Il 21 dicembre 2020 tutti collegati in diretta streaming – studenti, insegnanti, istituzioni e giuria – sono state decretate le classi vincitrici, che si sono aggiudicate come premio dispositivi digitali da impiegare nell’attività didattica.
1° Classificato: classi IV A e IV B dell’Istituto Comprensivo 14 – Scuola Primaria Due Agosto, che si aggiudica il primo premio con l’elaborato video col quale ha sviluppato in maniera esaustiva e coerente i temi oggetto del contest.
2° Classificato: classe V C dell’Istituto Comprensivo IC 15 – Scuola Primaria Casaralta Succursale, che si aggiudica il secondo premio per l’alto tasso di creatività e l’utilizzo di tecniche differenti in fase di progettazione.
3° Classificato: classe IV C dell’Istituto Comprensivo IC 15 – Scuola Primaria Casaralta Succursale, che si aggiudica il terzo premio con l’elaborato dal titolo Super Bio e la Rivincita del Broccolo per l’originalità del gioco e l’attinenza con il contesto digitale contemporaneo.
Menzione speciale alle cinque classi seconde della Scuola primaria Anna Frank, per rendere onore all’impegno in considerazione della tenera età degli allievi rispetto a quelli di tutte le altre classi partecipanti al concorso.
Gli elaborati sono stati valutati da una commissione composta da: Rossana Mari (Regione Emilia – Romagna), Claudia Bastia (FederBio), Daniele Ara (Agronomo e Responsabile Sportello Mense Bio), Giovanni Giorgio Bazzocchi (Università di Bologna), Lorenzo Tosi (giornalista del settimanale Terra e Vita), che ha selezionato i lavori proposti attraverso una griglia con sei criteri di valutazione (pertinenza alla traccia, padronanza dei contenuti, originalità e creatività, sequenzialità logica, chiarezza ed efficacia della trattazione, progettazione).
I bambini, coordinati e seguiti da insegnanti e genitori, hanno manifestato curiosità, entusiasmo e ricettività oltre ogni aspettativa, dimostrando un grande interesse per il cibo biologico, per le tematiche ambientali e per la lotta al cambiamento climatico.
Agricoltura e clima, l’Europa è a un bivio
biodiversitàFarm To Forkfederbiogreen dealhomeMammucciniPACL’Europa deve scegliere l’agricoltura del futuro. E lo deve fare nei prossimi mesi. Pensando che da ciò dipendono sostenibilità delle attività economiche, salubrità e qualità del cibo e buona parte del contrasto ai cambiamenti climatici. Perché nelle aziende agricole si gestiscono le colture e gli allevamenti da cui dipende l’11% di emissioni di gas serra. E poi l’acqua e l’energia, l’uso di pesticidi, fertilizzanti, antibiotici. Per non parlare del reddito dei piccoli contadini e dei profitti dell’agroindustria. Della tutela degli habitat e dei servizi ecosistemici, attraverso la cura di tantissime aree rurali non coltivate a reddito. Un delicato equilibrio che, teoricamente, dovrebbe trovare un bilanciamento all’interno della riforma della prossima Politica agricola comunitaria (la PAC). Una “manovra” che vale oltre 300 miliardi di euro. L’obiettivo principale è garantire sostenibilità alle prossime generazioni di agricoltori, ai cittadini e ai consumatori.
Il Parlamento europeo, nello scorso mese di ottobre, ha approvato un testo per il periodo post-2020. Ci sarà dapprima un periodo di regolamentazione transitoria, in cui vige la vecchia Pac “riadattata”. Quindi il nuovo sarà valido per i 7 anni seguenti. Anni nel corso dei quali si dovrà anche indirizzare il Pianeta verso un sistema produttivo compatibile con il principale obiettivo dell’Accordo di Parigi ovvero limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 2 gradi centigradi, entro la fine del secolo.
La riforma della Pac criticata dagli attivisti ecologisti
L’attivista svedese Greta Thunberg ha già affermato senza mezzi termini che la nuova Pac, come approvata dal Parlamento europeo, «alimenta la distruzione ecologica». Allo stesso modo, l’associazione Greenpeace ha dichiarato che la riforma «è un disastro per le piccole aziende agricole, per la natura e per il clima». Si tratta, d’altra parte, del portato di un compromesso tra le componenti del cosiddetto trilogo – Parlamento, Commissione e Consiglio europeo (che rappresenta i governi dei Paesi membri). Con la pressione sotto traccia operata dalle lobby politiche, agricole e industriali. Il passaggio comunitario è delicato, insomma, e le preoccupazioni non mancano. A cominciare da quelle per lo slittamento della riforma al 2023, che sarebbe di «estrema gravità». Come spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio (organizzazione parte della coalizione Cambiamo agricoltura).
Bruxelles sta andando nella direzione giusta?
«La comunicazione della fine del 2019 sul Green New Deal della Commissione europea, e poi le singole strategie sui vari settori, che per l’agricoltura sono Farm to Fork e Biodiversità uscite a fine maggio 2020, sono dei passaggi epocali per l’agricoltura europea. Qui si indicano degli obiettivi quantitativi molto ambiziosi. Come la crescita delle superfici coltivate a biologico a livello europeo, che dovrebbero triplicare nei prossimi 10 anni: attualmente siamo al 7,8% in Europa e la proposta è di arrivare al 25%. E poi la riduzione del 50% dell’uso di pesticidi di sintesi chimica, sempre in un decennio. Nonché il calo del 50% dell’impiego di antibiotici. Sono tutti obiettivi molto chiari e quantitativamente molto consistenti. L’Europa sta indicando un nuovo modello, quello della agroecologia. Nella quale il biologico e il biodinamico, da un ruolo di nicchia, stanno diventando i riferimenti per tutta la agricoltura».
Sembra ci sia la volontà politica di sposare la vostra idea di agricoltura…
«Eh sì, perché per attuare i propositi sui pesticidi di sintesi, ad esempio, ci sarà bisogno che alcune delle pratiche impiegate dal biologico o dal biodinamico vengano introdotte anche dal resto della agricoltura. Allo stesso tempo, il biologico dovrà lavorare sempre verso standard ancora più avanzati, e soluzioni ancora più innovative. Quindi è veramente un passaggio importantissimo».
E il “ma…” dove sta, allora?
«Il problema grosso è che gli Stati membri stanno sostanzialmente tirando il freno. Perché rispetto alla proposta della Commissione europea, il testo discusso al Consiglio europeo tra i governi ha fatto dei passi indietro. E anche il Parlamento europeo, su tutta una serie di tematiche. Per esempio, non sono stati inseriti nella riforma della Pac approvata gli obiettivi della strategia “Farm to fork”. Si tratta di una contraddizione (e non sarebbe l’unica né la più evidente, ndr). Hanno dibattuto su una proposta di riforma che era datata 2018, ma in due anni è cambiato tutto. E invece di aggiornarla guardando avanti si vedono arretramenti».
L’Italia che posizione ha assunto in questo processo?
«L’Italia è in uno stato più avanzato rispetto ad altri Paesi nei confronti di queste proposte. La nostra media di superficie a biologico è del 15,8%, circa il doppio di quella europea. Quindi l’Italia dovrebbe addirittura anticipare questa strategia indicata dall’Ue. E invece ha spinto in un’altra direzione: sia la ministra Bellanova in Consiglio europeo sia i nostri parlamentari in commissione Agricoltura, come l’onorevole De Castro. Infine, il Parlamento italiano tiene bloccata da due anni una legge sull’agricoltura biologica senza che si veda alcun passo in avanti, nonostante l’annuncio del 12 novembre scorso del presidente della commissione Agricoltura del Senato. Da allora la legge è sparita dall’ordine del giorno».
Tuttavia proprio l’onorevole De Castro ricordava poco tempo fa che una bella fetta di fondi del programma Next generation Eu andranno all’agricoltura bio, e che saranno compatibili con la tutela del clima…
«Anche nell’approvazione della riforma della Pac viene indicato che il 30% del Primo pilastro deve essere impiegato negli ecoschemi, che sono finalizzati a misure ambientali. Come pure questi fondi del Next generation Eu. Il problema è capire di cosa si parla in termini di misure ambientali. In queste percentuali di risorse è inclusa una serie di misure che, secondo noi, non dovrebbero starci. Faccio l’esempio molto concreto dell’agricoltura conservativa. È vero che essa non lavora il suolo, ma usa il glifosato per diserbare. Dall’agricoltura integrata a quella conservativa, all’agricoltura di precisione…. andrebbero misurate sulla base di indicatori precisi, perché dietro questi titoli ci sono anche pratiche non coerenti con l’obiettivo di riduzione dell’impatto ambientale. Rischia di accadere quanto avvenuto con il greening, che la Corte dei conti europea ha dichiarato non aver ottenuto alcun risultato ambientale».
La partita si potrebbe giocare sulla misura effettiva degli impatti ambientali, quindi…
«È un punto centrale, sul quale stiamo insistendo molto. Sia noi del biologico che le organizzazioni ambientaliste. Perché finora ci si è limitati a una verifica di tipo burocratico, senza alcuna misura effettiva delle ricadute climatiche e ambientali. Su questo argomento la commissione Agricoltura Ue è stata netta, chiedendo che i piani strategici nazionali (Psn) abbiano obiettivi quantitativi indicati in modo chiaro, una strategia per raggiungerli e un monitoraggio sistematico con indicatori che facciano emergere in corso d’opera l’efficacia delle misure. Se tra gli obiettivi c’è il miglioramento delle acque, bisogna dimostrare concretamente nel tempo cosa succede alla loro qualità. E lo stesso vale per l’erosione del suolo o la sostanza organica… Servirà perciò un sistema di monitoraggio complesso che deve essere pubblico, seguito dai portatori di interesse e supportato a livello scientifico». […]
FONTE
TESTATA: Valori
AUTORE: Corrado Fontana
DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 Dicembre 2020
Aprire agli OGM? No grazie!
homeNBTNoOGMUn ampio fronte di Associazioni ambientaliste, organizzazioni dell’agricoltura biologica e contadina ribadiscono che introdurre i nuovi e vecchi OGM e cancellare i diritti dei contadini sulle sementi sarebbe un suicidio per il Made in Italy.
Roma, 21 dicembre 2020. Nella riunione di domani, 22 dicembre, la Commissione Agricoltura della Camera dovrà dare il proprio parere su 4 decreti proposti dal Ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, che con il pretesto dell’aggiornamento delle misure fitosanitarie, riorganizza il sistema sementiero nazionale, apre la strada alla diffusione degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) e dei cosiddetti “nuovi” OGM (New Breeding Techniques – NBT), che la Corte di Giustizia europea, con una sentenza esecutiva del 2018, ha equiparato agli OGM tradizionali.
Senza un confronto pubblico con le Organizzazioni contadine, né con le Associazioni dell’agricoltura biologica né ambientaliste, ma forse solo con le organizzazioni professionali agricole che sono anche proprietarie di imprese sementiere, il MIPAAF chiede alla Commissione parlamentare un parere positivo sui 4 decreti legislativi relativi al Servizio fitosanitario nazionale, alla riorganizzazione del settore delle sementi, dei materiali di moltiplicazione dei fruttiferi e delle ortive e della vite. E’ noto a tutti che, relativamente alla riorganizzazione del sistema sementiero nazionale, non c’è nessuna necessità di adeguamento a norme europee poiché queste non sono state ancora modificate, come sostiene invece il nostro Ministero dell’Agricoltura.
I decreti non solo tentano di introdurre gli OGM, “vecchi” e “nuovi”, nel nostro Paese, ma cancellano anche diritti fondamentali degli agricoltori come quelli dello scambio di sementi e della risemina – diritti codificati dalla Legge 6 aprile 2004, n. 101 – “Ratifica ed esecuzione del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, con Appendici, adottato dalla trentunesima riunione della Conferenza della FAO a Roma il 3 novembre 2001“. Una decisione che verrebbe presa nella ricorrenza del secondo anniversario dell’adozione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Contadini e delle altre persone che lavorano nelle Aree Rurali.
Le Associazioni evidenziano che, mentre si dichiara che “l’obbiettivo è contrastare il rischio crescente di introduzione nel territorio dell’unione europea di organismi nocivi, tali da minacciare seriamente i nostri sistemi produttivi agricoli con ripercussioni negative sulla qualità e i prezzi delle nostre derrate alimentari”, cosa giusta e condivisibile, di fatto si vuole aprire la strada ad un pericolo ben più grande rappresentato dai nuovi OGM, che certamente non sono lo strumento utile a difendere tipicità, tradizione e territorialità delle nostre produzioni, ma anzi servono a prolungare l’esistenza di quell’agricoltura a monocoltura intensiva insostenibile e sempre più dipendente dalla chimica che di fatto minaccia sempre di più la biodiversità, l’ambiente, la salute e la sopravvivenza della tradizione agricola italiana.
I “nuovi” OGM sono ancora più insidiosi dei “vecchi”, in quanto con le nuove tecniche di ingegneria genetica si possono modificare di fatto la grande maggioranza di specie di interesse agrario quali le ortive come il pomodoro, i fruttiferi come il melo o la vite e quelle di interesse forestale.
La presenza dei nuovi OGM in pieno campo sarebbe devastante non solo per la biodiversità, ma anche economicamente. Le associazioni chiedono quale sarà la sorte della crescente produzione biologica, che in Italia vale oltre 4,3 miliardi di euro o dei prodotti a marchio DOP, IGP, STG, che valgono oltre 16 miliardi di euro, tutti rigorosamente “OGM free”?
Quesito rivolto anche alle Regioni che hanno espresso parere favorevole ai decreti durante la seduta della Conferenza Stato-Regioni dello scorso 17 dicembre, nonostante aderiscono alla rete europea delle Regioni OGM-free.
*Comunicato stampa inviato per conto di: Acu; Aiab; Ari; Fair Watch; Federbio; Firab; Greenpeace; Isde; Legambiente; Lipu; Pro Natura; Slow Food; Wwf; Coordinamento Europeo Via Campesina.
UFFICIO STAMPA
Ufficio stampa Aiab, 348.2652565
Ufficio stampa Cambia la Terra, 366.6292992
Ufficio stampa Greenpeace Italia, 342.5532207
Ufficio stampa Ari, 340.8219456
L’Europa chiede all’Italia un futuro più verde per la nostra agricoltura
CambiamoAgricolturagreen dealhomePACCambiamoAgricoltura: Il Piano Strategico Nazionale deve riportare la PAC verso la via della transizione agroecologica
Oggi la Commissione Europea ha reso pubbliche le raccomandazioni in merito ai contenuti dei Pani Strategici per la futura programmazione della Politica Agricola Comune (PAC) che gli Stati Membri, tra cui l’Italia, stanno redigendo (disponibili QUI).
Questi documenti erano stati annunciati lo scorso 20 maggio dalla Commissione all’interno del documento sull’aderenza della PAC agli obiettivi del Green Deal Europei pubblicato insieme alle due importanti strategie Biodiversità al 2030 e Farm to Fork.
Nella comunicazione viene ribadito in primo luogo a tutti gli Stati Membri la necessità di un Piano Strategico Nazionale per la PAC in linea con il Green Deal, indicando in modo esplicito l’obbligo di riportare i target, delle strategie F2F e Biodiversità declinati a livello nazionale nei PSN.
La Commissione Europea, nel documento di lavoro destinato al nostro Paese, sottolinea i nodi ancora da risolvere dell’agricoltura italiana sia sotto il profilo sociale che ambientale: dall’annosa questione dei titoli storici che impediscono una equa distribuzione del reddito, al calo della biodiversità delle aree agricole, all’utilizzo ancora eccesivo di pesticidi, fino all’insostenibile carico zootecnico in alcune aree del Paese.
L’Europa chiede, quindi, al nostro paese un impegno sostanziale, attraverso gli interventi del Piano Strategico Nazionale a favorire l’agricoltura biologica, ridurre l’uso di fitofarmaci e fertilizzanti, diminuire le emissioni zootecniche, a intervenire per migliorare il benessere animale e la conservazione della biodiversità negli agroecosistemi, per ridurre il rischio-idrogeologico. Tutto ciò anche attraverso l’implementazione e la diffusione del sistema delle conoscenze in merito, sin qui sottovalutate in fase di definizione della politica agraria nazionale (un’analisi di dettaglio verrà resa disponibile nei prossimi giorni sul sito di CambiamoAgricoltura).
“Questo documento ricalca molte delle richieste per una vera riforma della PAC contenute nel nostro decalogo reso pubblico già nel mese di luglio 2018” affermano le Associazioni riunite nella Coalizione CambiamoAgricoltura. “Le raccomandazioni della Commissione UE sono oggi importanti perché spingono il nostro Governo a redigere un Piano Strategico Nazionale della PAC post 2020 ambizioso e aderente alle
sfide del futuro in grado di correggere in parte le posizioni arretrate fino ad ora assunte dall’Italia in sede europea sulle sfide ambientali e sociali della nuova PAC”.
Posizioni che, ricordano le Associazioni di CambiamoAgricoltura, hanno contribuito alle decisioni del Parlamento Europeo e del Consiglio Agrifish sugli emendamenti che hanno indebolito i regolamenti presentati a giugno 2018 dall’allora commissario all’agricoltura Hogan, come dimostra l’analisi svolta dalla Coalizione CambiamoAgricoltura, presentata in un documento e con una serie di infografiche scaricabili sul sito della Coalizione. www.cambiamoagricoltura.it
Le Associazioni auspicano che la commissione nel corso del trilogo riporti i regolamenti della PAC sulla strada del Green Deal, come affermato lo scorso mercoledì dalla Presidente Von der Leyen nel corso della EU Agricultural Outlook conference.
“Nei giorni scorsi abbiamo inviato due lettere ai Ministri dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, e dell’Ambiente, Sergio Costa, chiedendo che il percorso di definizione del Piano Strategico Nazionale riparta al più presto con l’istituzione del tavolo di partenariato promesso, con un proattivo e caratterizzante contributo del Ministero dell’Ambiente in questo processo”. Tale obbligo è richiamato dalla Commissione stessa nelle sue raccomandazioni.
“Solo così” concludono le Associazioni “saremo certi che anche il nostro paese farà la sua parte per operare la necessaria transizione ecologica dell’attuale modello agricolo dominante ad uno in sintonia con il Green Deal europeo”.
Link utili: Infografica 1 – Infografica 2 – Infografica 3
Se Carne dev’essere, che sia buona in tutti i sensi
Benessere AnimaleCarne bioCarnemollafederbiohomeQuello che una volta era un frigorifero ripieno di bocconi di carne in vaschette di polistirolo più o meno anonime, offre adesso grandi alternative. Sono aumentate le indicazioni di provenienza, per cui si trova più o meno ovunque la Fassona piemontese, la Chianina Toscana, la Marchigiana e poi i tagli esteri più noti come la Manzetta prussiana. Oltre la provenienza, che non sempre garantisce qualità, troviamo sui pacchetti altri loghi: Consorzi di valorizzazione, marchi del distributore. Poi viene la parte verde dei frigoriferi, quella che indica la carne certificata biologica e anche qui, il nostro povero cliente a domandarsi che fare. Tanta quella bianca, di pollo o tacchino; un po’ più rara quella rossa, di manzo e maiale. Ci sono delle ragioni storiche e più semplicemente di prezzo.
La FAO prevede che il consumo di carne nel 2020 diminuisca di quasi il 2% a causa della pandemia. Il mercato nostrano della carne, invece secondo l’ultimo rapporto Ismea, patisce una forte contrazione della produzione di carne bovina, che tocca il 13,6% (nei primi sei mesi dell’anno), una riduzione di quella suina, intorno al 20% e una tenuta delle carni di pollo che rimane ai livelli del 2019. Diversa e opposta la situazione nel mercato più ristretto delle carni di qualità e certificate. Quelle che rispettano i disciplinari bio, ad esempio hanno avuto una crescita complessiva rilevante, del 66% rispetto all’anno precedente, sempre secondo ISMEA. Quali sono le ragioni di questi spostamenti di consumi? Deviazioni della società del benessere e dell’opulenza, direbbero alcuni. Altri, più saggiamente sostengono che sia il segno di una società che sta cambiando, soprattutto nella fascia più giovane della popolazione. La carne sta diventato un prodotto da rispettare e da mangiare saltuariamente, anche per contenerne l’impatto ambientale e per una crescita nella diffusione della dieta vegetariana. Scelte che vanno di pari passo a nuovi concetti come il benessere animale che si pone l’obiettivo di far rispettare quelle bestie che da secoli ci forniscono il sostentamento.
Il Bio è stato considerato inizialmente come un fenomeno per pochi adepti, prima vegani, vegetariani e cultori della scelta naturale. Con l’allargarsi di domanda e offerta e la discesa keynesiana dei prezzi, si è assistito all’allargamento della base, che ha portato dagli anni 2000 i prodotti bio sino nella grande distribuzione organizzata; prima con poche referenze, poi con interi reparti, togliendo a mano a mano quel velo di lusso che si era creato nelle città, dietro ai prodotti con il suffisso bio. «Si comprava biologico per la minor presenza di residui chimici, adesso lo si fa per ridurre l’impatto e la sostenibilità produttiva sul pianeta», come ci racconta Paolo Carnemolla, segretario generale di FederBio, una delle più rilevanti associazioni di produttori che aderiscono al disciplinare biologico.
Oggi i consumatori sono più spesso i millennials e giovanissimi, i compagni di Greta; sono loro i nuovi influencer del cibo che stanno spingendo le proprie famiglie, e tutto il sistema food a variare i propri schemi e offrire valori diversi. «Ormai anche i discount offrono linee bio a proprio marchio e puntano a far crescere la qualità e le garanzie dei propri prodotti pur con l’attenzione al prezzo. Il consumatore sta cambiando le sue abitudini alimentari e sceglie il bio soprattutto nei segmenti come le carni povere, dove il differenziale di prezzo, seppur alto in termini percentuali, non ha un impatto molto forte in valore assoluto», ci racconta ancora Paolo Carnemolla. La carne costa poco di più ed è certificata per cui perché non comprarla? Così i consumi di questa proteina crescono molto di più degli altri, allontanando paure di sfruttamenti delle povere galline e la bassa percezione di qualità attribuita alla filiera.
Insomma, il consumatore davanti al frigo comincia a capire la qualità intrinseca in un prodotto certificato ed è disposto ad accettare per questo, un livello di prezzo più alto, ma la storia gli va raccontata e anche bene. […]
FONTE
TESTATA: Linkiesta
AUTORE: Luca Milanetto
DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 Dicembre 2020
PANNA COTTA AI CACHI

Dosi per 4 persone
Ingredienti Biologici

500 ml di panna fresca (non zuccherata)
100 g di zucchero semolato (+ 2 cucchiai per il topping)
8 g di colla di pesce
2 cachi maturi
Cannella in polvere
Zeste di limone

Procedimento
- Raccogliete la panna in un pentolino dal fondo spesso insieme allo zucchero e scaldatela mescolando senza farla arrivare a bollore. Nel frattempo lasciate in ammollo i fogli di colla di pesce in acqua fredda.
- Levate la panna dal fuoco, strizzate accuratamente la gelatina e aggiungetela nel pentolino. Poi mescolate fino a completo scioglimento e filtrate il liquido versandolo in 4 bicchierini monoporzione. Fate raffreddare e poi riponete in frigorifero almeno un’ora.
- Sbucciate i cachi e raccogliete la polpa nel boccale di un robot da cucina insieme ai due cucchiai di zucchero, un po’ di zeste di limone e una generosa spruzzata di cannella. Quindi frullate fino a ottenere una crema densa.
- Distribuite il composto sulla superficie dei bicchierini e riponete tutto in frigorifero per almeno 5 ore prima di servire.
Rubrica in collaborazione con Bio Magazine
CREMA DI FAGIOLI CON POLPO E SEDANO IN AGRODOLCE

Dosi per 4 persone

Ingredienti Biologici
1 polpo pulito (1 kg circa)
800 g di fagioli cannellini (lessati)
1 spicchio d’aglio
1 carota
4 coste di sedano
Aceto di mele
Miele di Acacia
Olio Extravergine di Oliva
Sale e Pepe

Procedimento
- Lessate il polpo in acqua bollente per un’ora in una pentola capiente con coperchio. Poi spegnete e fate intiepidire senza toccare nulla. Scolate il polpo e tagliatelo a tocchetti.
- Mondate la carota e tagliatela a cubetti. Fatela dorare insieme all’aglio sbucciato con un po’ d’olio in una casseruola capiente. Rimuovete l’aglio e aggiungete i fagioli insieme a un bicchiere di acqua. Salate e cuocete per 10-15 minuti.
- Pulite le coste di sedano e rimuovete i filamenti più esterni. Tagliatele a cubetti e sbollentatele per una decina di minuti. Scolatele e tenetele da parte.
- Frullate i fagioli con un mixer a immersione fin quando non avrete ottenuto una crema. Suddividetela in 4 piatti-fondine.
- Saltate in padella il sedano con un giro d’olio su fiamma vivace. Salate e sfumate con un goccio di aceto. Lasciate evaporare e poi glassate con un cucchiaio di miele.
- Sistemate al centro di ogni piatto qualche pezzo di polpo e completate con il sedano in agrodolce. Terminate con un filo di olio a crudo, una spruzzata di pepe e servite.









