Recovery Plan: cosa chiede il mondo del vino?
federbiohomeMammuccinivino biologicoLa crisi di governo, la fine del Conte bis e il probabile arrivo a Palazzo Chigi dell’ex presidente della Bce, Mario Draghi, non hanno fermato le attività parlamentari e la discussione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza dell’Italia (Pnrr), il grande progetto europeo di rilancio economico post-pandemia. Su questo tema fondamentale per il futuro dell’Italia, le diverse commissioni parlamentari, stanno sentendo a turno le parti sociali, le associazioni di categoria del mondo agricolo e agroalimentare, per provare a emendare la proposta elaborata dal Governo a metà gennaio e messa nero su bianco nella prima bozza di Recovery plan, che l’Italia è chiamata a consegnare a Bruxelles, nella sua versione definitiva, entro il mese di aprile.
Il passaggio attraverso le organizzazioni di categoria è cruciale per migliorare e arricchire di ulteriori contenuti un documento che potrà contare sulle risorse del Next generation Eu per 210 miliardi di euro, che diventano 300 se si considerano i fondi del bilancio 2021-2026. All’interno del Pnrr, al mondo agricolo sono assegnati circa 7 miliardi di euro considerando la voce “Agricoltura sostenibile ed economia circolare” ma il settore primario potrebbe godere degli effetti positivi generati dagli investimenti in altri assi strategici del Piano, come la digitalizzazione e l’innovazione.
Il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) è costituito da 6 missioni, con progetti selezionati, privilegiando quelli trasformativi e con maggiore impatto su economia e lavoro. Dei 210 miliardi di risorse, nelle sei missioni, 144,2 miliardi finanziano “nuovi progetti”. Il tema ambientale è sicuramente tra i più citati nella discussione sul Recovery. La Federdoc parla del Pnrr come di “occasione unica per accompagnare ulteriormente la transizione ecologica della filiera vinicola, in realtà” specifica il presidente Riccardo Ricci Curbastro “già da anni fortemente impegnata sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica, come testimonia l’impegno di Federdoc e dei consorzi di tutela nell’elaborazione dello standard Equalitas”.
Infrastrutture, digitalizzazione, propensione alle innovazioni e investimenti per la formazione sono, ad avviso di Confagricoltura, le lacune italiane a cui il Recovery plan è chiamato a rispondere in modo efficace. Carenze da colmare parallelamente “con urgenti riforme della Pubblica amministrazione, della giustizia e della fiscalità”. Per il settore vitivinicolo, l’auspicio dell’associazione presieduta da Massimiliano Giansanti è “incentivare lo sviluppo digitale sia in un’ottica di semplificazione, sia per cogliere le opportunità di fornitura di servizi di alto livello nell’ambito della viticoltura di precisione e nell’internet of farming, nonché per aumentare la competitività del settore valorizzando il prodotto, attraverso sistemi di e-commerce, blockchain, etc.”.
Spazio, in Parlamento, anche alla filiera del biologico che attende il via libera definitivo alla legge nazionale. “Il nostro settore è un asset fondamentale per il rilancio dell’agroalimentare italiano”, ha evidenziato la FederBio, con la presidente Maria Grazia Mammuccini, forte del fatto che la svolta green chiesta dall’Ue vede nel biologico uno dei pilastri della strategia Farm to Fork. E l’Italia, con 80 mila imprese attive, è leader in Europa: “La conversione al biologico e la promozione di distretti biologici rappresentano un’opportunità strategica per l’occupazione delle donne, dei giovani e per il rilancio economico di tanti territori rurali a partire dal Mezzogiorno. Quindi” ha sottolineato Mammuccini “siamo pienamente coerenti con le tre priorità trasversali indicate nel Pnrr”.
Tra le proposte indicate da FederBio alla Camera dei deputati ci sono la digitalizzazione e l’innovazione per favorire la trasparenza del sistema. Ma c’è anche un intervento sulla fiscalità, verificando per il bio certificato l’ingresso nel mercato dei crediti di carbonio. “Il Pnrr deve prevedere investimenti a sostegno della conversione agro ecologica” ha concluso la presidente di Federbio, ricordando una lacuna del Piano: “Il mondo del bio non era mai stato consultato per portare le proprie proposte e nel capitolo del Pnrr dedicato all’agricoltura sostenibile non solo non viene mai citato, ma nemmeno le strategie Farm to fork e Biodiversità”. Lacuna che “andrà colmata”, in vista dell’approvazione del documento finale da presentare a Bruxelles. […]
FONTE
TESTATA: Gambero Rosso
AUTORE: Gianluca Atzeni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 6 Febbraio 2021
Agroecologia sia il modello da seguire: la Coalizione CambiamoAgricoltura si associa alla posizione espressa dal comitato delle Regioni
agroecologiaCambiamoAgricolturahomePACPNRRBologna, 5 febbraio 2021. Ieri, 4 febbraio, il Comitato delle regioni (CdR) ha emanato un proprio documento di indirizzo per le politiche agricole dell’Europa nei prossimi anni indicando nel modello agroecologico la via da seguire.
“Non possiamo che plaudire a questo documento che sottolinea la necessità di raggiungere i target di sostenibilità individuati dalla Commissione Europea nelle Strategie Farm to Fork e Biodiversità per il 2030” affermano le Associazioni della Coalizione Italiana CambiamoAgricoltura.
Il Documento individua nel sostegno alle pratiche agricole a favore di clima e ambiente, nonché nella promozione delle filiere corte e agevolazioni per le produzioni biologiche, gli elementi chiave per le prossime politiche europee in tema di agricoltura e alimentazione ad iniziare dalla PAC, posizioni già più volte ribadite dalla stessa Coalizione Italiana.
“Speriamo che questo documento non resti lettera morta, come lo sono stati molti nostri appelli” continuano le associazioni. “purtroppo ancora ieri abbiamo assistito, nel corso della discussione sulla Strategia Farm to Fork, a delle posizioni dei Parlamentari europei ancora legate all’attuale modello insostenibile di produzione.”
Posizioni che sono lontane anche da quelle di una parte dell’agricoltura europea che vede nel modello agroecologico il nuovo futuro, come dimostrano i dati in crescita delle produzioni biologiche, soprattutto nel nostro Paese.
Le associazioni infine lanciano un appello al futuro governo che vedrà la luce nei prossimi giorni, che l’Italia cambi drasticamente rotta nelle sue politiche agricole, sia in Europa che in patria, abbandonando la strada percorsa dagli ultimi Ministri, che ci ha visti fanalino di coda in Europa per ambizione ambientale, per intraprendere quella segnata dal Green Deal Europeo a iniziare dal PNRR fino al futuro Piano Strategico Nazionale della PAC.
UFFICIO STAMPA
UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE
340 3642091 – Email: andrea.mazza@lipu.it
Forum Proagrotalk “Un nuovo assetto tecnologico in agricoltura. Esperienza di Italia e Russia”
CarnemollafederbiohomeMammucciniDOVE:
Evento on line
QUANDO:
19 e 26 febbraio - 4 e 11 marzo 2021, h. 9.30
Inizia il 19 febbraio 2021 e si svolgerà in modalità online il Forum internazionale degli affari ProAgroTalk: “Un nuovo assetto tecnologico in agricoltura. Esperienza di Italia e Russia” con l’obiettivo di formare prerequisiti economici per lo sviluppo del complesso agroindustriale e instaurare rapporti di affari, nonché creare condizioni favorevoli per lo sviluppo dell’interazione interstatale sociale, culturale e formativa.
Al forum parteciperanno Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio e Paolo Carnemolla, Segretario Generale FederBio.
INFO E CONTATTI:
Il ruolo del biologico nella futura politica agricola europea, le opportunità dei biodistretti
biodistrettifederbiohomeMammucciniDOVE:
Evento on line
QUANDO:
Giovedì 11 febbraio 2021, h. 18.00
Si svolgerà l’11 febbraio, l’incontro online ” Il ruolo del biologico nella futura politica agricola europea, le opportunità dei biodistretti”. L’evento è organizzato da FederBio nell’ambito del PSR Veneto 2014/2020 Mis 3.2.1 con il supporto territoriale di A.VE.PRO.BI e del Biodistretto della Valpolicella e dintorni. All’incontro parteciperà Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.
Per partecipare diretta Facebook FederBio: @FederBioItalia
INFO E CONTATTI:
Il futuro dell'apicoltura biologica. Cosa cambierà con il nuovo regolamento UE?
apicoltura biologicahomenormativa bioDOVE:
Evento on line
QUANDO:
Giovedì 4 febbraio 2021, h. 20.30
Si svolgerà il 4 febbraio l’incontro online “Il futuro dell’apicoltura biologica. Cosa cambierà con il nuovo regolamento UE?” durante il quele si parlerà del futuro dell’apicoltura biologica nei nuovi scenari della normativa europea.
Saranno presenti Gianni Stoppa, Volanti Marcello e Giuseppe Tiziano Quaini, membri del Consiglio Direttivo Aveprobi.
E’ possibile partecipare all’evento collegandosi via Skype: https://join.skype.com/jEdm74o2NLZY
INFO E CONTATTI:
Alla Cina piace Bio
Bio made in ItalyfederbiohomeITA.BIONomismaAi cinesi piace bio.
Nel 2020 il 19% dei consumatori cinesi ha acquistato almeno un prodotto biologico italiano. È quanto emerge dall’analisi di Nomisma per la piattaforma promossa da ICE e FederBio, ITA.BIO nel focus dedicato alla Cina. Con un valore di 8 miliardi di euro (+70% rispetto al 2015), la Cina rappresenta il quarto mercato al mondo per consumo di prodotti biologici, l’8% sul totale delle vendite globali di prodotti bio. Un trend in forte ascesa dal 2013 con le vendite cresciute, fino al 2018, del +233%.
L’interesse cinese verso il bio è confermato dai 3 mln di ettari coltivati secondo il metodo biologico, +188% in soli 8 anni sebbene siano soltanto lo 0,6% sul totale della superficie agricola complessiva. Le vendite di prodotti bio sul mercato interno hanno dimensioni significative: poco più di 8mld di euro (+70% rispetto al 2015) che rappresentano l’8% delle vendite mondiali che fanno della Cina il quarto mercato al mondo per consumi di prodotti biologici.
Ma nonostante l’incidenza complessiva del bio sul totale del carrello sia di 1,2% nel 2019 (era solo 0,7% nel 2014), la spesa pro-capite per prodotti biologici non supera i 5,5 euro a persona contro i 125 euro negli Stati Uniti e i 58 dell’Italia. L’Italia risulta al primo posto per il consumatore cinese e ad essere più acquistati sono i prodotti lattiero-caseari (in primis latte per l’infanzia), baby food, ma anche carne e derivati assieme a pasta e prodotti da forno e quelli su cui l’italianità è un valore aggiunto. […]
FONTE
TESTATA: ItaliaOggi
AUTORE: Andrea Settefonti
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 Febbraio 2021
Recovery Plan: per FederBio occorre puntare sul biologico come asset fondamentale per il rilancio del sistema agroalimentare italiano
homeMammucciniPNRRRecovery FundBologna, 2 febbraio 2021 – Il Recovery Plan rappresenta una svolta a livello europeo per cambiare il modello produttivo verso il Green Deal. Il sistema agricolo e alimentare può svolgere un ruolo fondamentale nella transizione ecologica scegliendo l’agroecologia come approccio in grado di mitigare i cambiamenti climatici e di produrre nel rispetto dell’ambiente e della salute.
Il biologico risponde pienamente a questi obiettivi e l’Europa lo ha identificato come uno dei pilastri della strategia “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”. L’Italia è leader a livello europeo e le oltre 80.000 imprese del settore rappresentano un patrimonio a disposizione del Paese, l’esempio più efficace ed economicamente più sostenibile per guidare la transizione ecologica dell’agricoltura italiana.
Questo il messaggio lanciato da FederBio durante l’audizione della Commissione Agricoltura della Camera.
La conversione al biologico e la promozione di distretti biologici rappresentano un’opportunità strategica per l’occupazione delle donne, dei giovani e per il rilancio economico di tanti territori rurali a partire dal Mezzogiorno e quindi pienamente coerenti con le tre priorità trasversali indicate nel Piano.
Tra le proposte principali indicate da FederBio nel corso della recente audizione in Commissione Agricoltura alla Camera: la digitalizzazione e l’innovazione, finalizzate a garantire semplificazione e trasparenza del sistema del bio.
Altro punto strategico per la Federazione del biologico è la fiscalità, finalizzata ad agevolare le attività, i prodotti e i servizi che hanno un impatto positivo sull’ambiente verificando la possibilità per le produzioni biologiche certificate di entrare nel mercato dei crediti di carbonio per accelerare e favorire la transizione ecologica dell’agricoltura.
Infine, FederBio sollecita investimenti per incentivare la transizione ecologica e allinearsi alle strategie di attuazione del Green Deal europeo: Farm to Fork e Biodiversità che hanno l’obiettivo di triplicare le superfici coltivate a biologico e ridurre del 50% l’uso di pesticidi entro il 2030.
“Riteniamo positivo aver avuto la possibilità di portare il nostro contributo in Commissione. Il biologico rappresenta un’opportunità concreta per la ripresa economica, ecco perché chiediamo che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) preveda investimenti finalizzati a sostenere la conversione agroecologica, a partire dalle aree interne e naturali protette del territorio nazionale.
L’Italia è fortemente vocata al biologico, ha il doppio delle superfici bio rispetto alla media europea, con le condizioni ideali l’agroecologia può diventare il motore del rilancio dell’intero sistema agroalimentare italiano. Ma fino ad oggi il mondo del bio non era stato mai consultato per portare le proprie proposte e nel capitolo del PNRR dedicato all’agricoltura sostenibile non solo il biologico non viene mai citato, ma neanche le strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” approvate dalla Commissione Europea. Questa lacuna deve essere colmata per consentire che il Recovery Plan promuova lo sviluppo dei distretti biologici e delle filiere di “Made in Italy Bio”, che favoriscono l’occupazione e la valorizzazione dei territori nel rispetto dei valori fondanti del vero biologico italiano”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.
Il primo passo verso l'ok alla legge sul bio
biodistrettiDdl sul biologicoFarm To ForkfederbiohomeMammucciniDopo 15 anni di gestazione e tre legislature andate a vuoto, la prima legge italiana sull’agricoltura biologica potrebbe vedere la luce. “Speriamo sia la volta buona”, si augura Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, che in questi anni insieme alle associazioni di categoria e quelle ambientaliste, si è battuta per dare alla luce una legge che possa valorizzare e potenziare un modello agricolo che rinuncia alla chimica: “Non è solo la Ue che sceglie il bio con la strategia Farm to Fork che vuole aumentare la superficie coltivabile al 25% e ridurre del 50% pesticidi e fertilizzanti entro il 2030. Sono i consumatori italiani che lo preferiscono: secondo gli ultimi dati, mentre la superficie utile è cresciuta del 2% nel biennio 2018-2019, nello stesso periodo le vendite di prodotti biologici sono aumentate del 7%. Questo significa – conclude la Mammuccini – che ci stiamo approvvigionando con l’import. Gli agricoltori italiani devono cogliere questa grande occasione”.
L’Italia, nel confronto con gli altri paesi europei, parte bene: la media dei campi coltivati a biologico è del 7,6% mentre l’Italia sfiora già oggi il 16%. “L’obiettivo è superare il 25% e arrivare al 40%” spiega la presidente di FederBio anche grazie, si spera, alla nuova legge. Il testo approvato introduce un marchio e una filiera dedicata al biologico italiano, prevede un piano di azione e un fondo nazionale per lo sviluppo del bio e poi la nascita dei distretti biologici. Nella legge mancano tuttavia alcune cose importanti, come la fissazione delle distanze minime per evitare le contaminazioni accidentali tra un campo lavorato in modo convenzionale e uno biologico, e i disincentivi fiscali per scoraggiare l’impiego di pesticidi come la stessa Commissione europea propone per raggiungere gli obiettivi del Farm to Fork attraverso inasprimento fiscale sui fitofarmaci e tassazione di vantaggio invece per l’acquisto di prodotti bio.
“Avevamo – aggiunge la Mammuccini – presentato degli emendamenti ad hoc alla legge di Bilancio tramite la deputata di Leu Rossella Muroni ma non sono stati accolti dalla maggioranza. Le distanze minime purtroppo tra due diverse coltivazioni non sono state prese in esame dal governo nemmeno nel ‘nuovo’ Pan, il Piano d’azione nazionale, fermo dall’ottobre 2019. Ora confidiamo che l’approvazione della legge possa essere un primo attesissimo passo verso un modello agricolo più sostenibile“.
La questione delle distanze di sicurezza è fondamentale: “La nostra normativa – conclude – prevede che con la presenza di 0,01 mg/kg di pesticidi il cibo viene declassato a convenzionale. Giusto. Ma dobbiamo mettere i nostri agricoltori nelle condizioni di difendersi dalle contaminazioni accidentali”. […]
FONTE
TESTATA: Il Salvagente
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 Febbraio 2021
Biologico, prospettive e realtà dei prodotti bio in Italia. Intervista a Mammuccini di FederBio e Bertino di Bio Bank
biobankbiodiversitàFarm To Forkfederbiogreen dealhomeMammucciniIl mercato del biologico, in Italia, nel 2020 ha raggiunto i 6,9 miliardi di euro (dati Nomisma per Osservatorio Sana). Una quota che si ripartisce in tre grandi fette: l’export vale 2,6 miliardi, le vendite nei supermercati 2 miliardi e tutti gli altri canali 2,3 miliardi di euro. Sono alcuni dei dati presentati nel Rapporto Bio Bank 2020 che descrive l’andamento del settore, oltre a dare un panorama del mercato negli ultimi 10 anni.
“Seguo il mondo del biologico da quasi trent’anni e l’ho sempre visto crescere – dice Rosa Maria Bertino, co-fondatrice e autrice di Bio Bank – e penso che questa tendenza sia destinata a continuare. Le vendite nei supermercati in dieci anni sono quasi quadruplicate e nel 2014 hanno superato il giro d’affari dei negozi specializzati, mentre questi rimanevano pressoché costanti. Questo canale ha permesso la diffusione dei prodotti biologici presso nuove fasce di pubblico che difficilmente sarebbero entrate nei negozi specializzati e che hanno trovato un buon assortimento di alimenti bio a prezzi accessibili. Insomma il bio per tutti.”
Crescono gli acquisti e cresce l’indice di penetrazione: 88 famiglie su 100, nel periodo compreso fra agosto 2019 e agosto 2020, hanno acquistato almeno una volta prodotti a marchio bio, mentre erano 86 l’anno precedente e 69 cinque anni fa (dati Osservatorio Sana). Allo stesso tempo sono aumentate le aree dedicate a queste colture, arrivando a sfiorare i 2 milioni di ettari.
Per capire qual è l’interesse del mondo agricolo, quali sono le tendenze e le prospettive, abbiamo sentito Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. “L’interesse da parte dei consumatori è evidente, e l’Italia è un Paese vocato alle produzioni biologiche. Il Green deal europeo, con le strategie “Farm to fork” e “Biodiversità 2030”, si propone obiettivi molto ambiziosi, fra cui la riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi e degli antibiotici negli allevamenti, entro il 2030; ma anche l’aumento fino a triplicarle delle superfici destinate all’agricoltura biologica, attualmente pari al 7,8% della superfice agricola utile, a livello comunitario. In questo quadro sarebbe lecito aspettarsi scelte importanti da parte del mondo politico per sostenere un settore fondamentale in cui l’Italia è all’avanguardia; fare veri passi avanti in direzione di un rinnovamento ecologico però pare molto faticoso. Tuttora non esiste un piano per la riduzione dei pesticidi e i documenti programmatici del Governo nell’ambito del Recovery Fund (Next Generation EU) non prevedono alcuna azione a sostegno del biologico.”
Il 13 gennaio è stata approvata la nuova legge sul biologico in Commissione Agricoltura al Senato, quindi, salvo sconvolgimenti politici, potrebbe essere approvata definitivamente entro primavera. Quali sono gli aspetti più interessanti di questa nuova legge? “Innanzitutto – precisa Mammuccini – prevede l’istituzione di un tavolo per creare un piano strategico sul biologico. Poi contempla investimenti su ricerca, formazione e informazione, necessari per mantenere una produzione di livello avanzato. Prevede l’istituzione del marchio “Made in Italy Bio” per valorizzare il lavoro degli agricoltori nazionali; la crescita dei consumi vista in questi anni, infatti, è dovuta in buona parte anche all’importazione. Un’altra innovazione importante è il riconoscimento dei Distretti biologici: organizzazioni territoriali in cui una pluralità di soggetti differenti, sia pubblici che privati, contribuisce allo sviluppo locale, partendo dai valori dell’agricoltura biologica. Sono iniziative già in atto (per esempio nel Cilento, in Val di Vara e nel Chianti classico) in cui si creano circoli virtuosi fra cittadini e agricoltori, con effetti positivi generalizzati. La nuova legge prevede anche la creazione di un piano sementiero, per garantire sementi adatte alle produzioni biologiche, – continua l’esperta – e la creazione di organizzazioni di operatori che permettano di coordinare al meglio il settore. Solo in questo modo sarà possibile dare ai consumatori quelle garanzie che si aspettano da un settore che viene scelto per una questione di cambiamento e di fiducia.”
Cosa pensa FederBio della nuova Pac (politica agricola comune), approvata in ottobre 2020? “Siamo critici, perché in questi mesi è emersa un’urgenza verso una transizione ecologica dell’agricoltura, in linea con gli obiettivi del Green deal. La nuova Pac prevede invece che le sovvenzioni saranno ancora per la maggior parte distribuite “a pioggia”, senza considerare la sintonia delle aziende con valori di tipo ecologico, ma semplicemente in base alla superficie. Da qui a giugno, attraverso la triangolazione tra Commissione, Consiglio e Parlamento Europeo, ci sarà un’ulteriore discussione e speriamo che possano essere introdotti criteri più stringenti. Siamo in una fase di cambiamento e se ci muoviamo nella direzione giusta possiamo avere risultati importanti. Il settore agroalimentare potrebbe avere un ruolo di primo piano per la ripresa di diverse aree del nostro Paese.” […]
FONTE
TESTATA: ItaliaOggi
AUTORE: Andrea Settefonti
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 Febbraio 2021
Bio/Cina: Il 19% dei consumatori cinesi ha acquistato almeno un prodotto bio italiano nel 2020
Agenzia ICEBio made in ItalyfederbiohomeITA.BIONomismaBologna, 29 gennaio 2021 – Con un valore di 8 miliardi di euro, la Cina rappresenta il quarto mercato al mondo per consumo di prodotti biologici, l’8% sul totale delle vendite globali di prodotti bio. Sebbene rappresenti ancora una nicchia di mercato (in Cina circa l’1,2% della spesa alimentare era a marchio bio nel 2019), il trend del biologico è in forte ascesa dal 2013 (+233% le vendite fino al 2018). Il Covid-19 ha rappresentato un fattore di accelerazione del consumatore per benessere, attenzione alla salute e ruolo del cibo per la sua salvaguardia, fattori che hanno impresso un importante effetto-traino per i prodotti biologici. Sono questi alcuni dei dati di cui si è discusso oggi nel Focus Cina presentato in occasione del secondo webinar online del progetto ITA.BIO (https://ita.bio/). La piattaforma, promossa da ICE e Federbio e curata da Nomisma, ha l’obiettivo di fornire dati, informazioni e servizi a supporto dell’internazionalizzazione del biologico Made in Italy.
I NUMERI CHIAVE DEL BIO IN CINA
L’interesse verso il bio è in fermento in Cina, lo conferma il “segno più” che contraddistingue in modo trasversale tutti i numeri del settore: 3 milioni di ettari coltivati secondo il metodo biologico, in crescita del +188% in soli 8 anni, nonostante rappresentino ancora solo lo 0,6% sul totale della superficie agricola complessiva. Le vendite di prodotti bio sul mercato interno hanno dimensioni significative: poco più di 8 miliardi di euro (+70% rispetto al 2015) che rappresentano l’8% delle vendite mondiali che fanno della Cina il quarto mercato al mondo per consumi di prodotti biologici.
L’interesse per il bio è però ancora molto concentrato nelle high-tier cities e nell’upper class, tanto che l’incidenza complessiva del bio sul totale del carrello è di 1,2% nel 2019 (era solo 0,7% nel 2014) e la spesa pro-capite per prodotti biologici non supera i 5,5 euro a persona (negli Stati Uniti è di 125 euro e in Italia 58 euro).
Ma l’ascesa è veloce e il biologico risponde alla crescente richiesta delle famiglie cinesi di garanzia di sicurezza e salubrità del cibo (il 46% afferma che sarà sempre più attento alla qualità dei prodotti che mangia), tanto che il 61% prevede di incrementare la spesa per prodotti biologici da qui al 2025.
IL CONSUMATORE BIO IN CINA
I dati della consumer survey di Nomisma rilevano una forte propensione al consumo di prodotti bio nelle principali città cinesi e nel target di popolazione coinvolta nell’indagine[1]: il 64% ha acquistato un prodotto alimentare o una bevanda a marchio biologico nel corso del 2020.
Ma il consumo di bio a Pechino, Shanghai, Guangzhou afferisce per lo più all’upper class: tra i cinesi con redditi superiore ai 16.000 RMB la quota di user bio sale al 76%, al 74% tra chi ha un titolo di studio elevato (laurea o Phd) o al 68% tra i lavoratori autonomi, gli imprenditori o i liberi professionisti. L’identikit del consumatore bio è riconducibile ad un millennial con figli, abituato agli acquisti online (in questi tre target, infatti, le percentuali di consumatori bio sono più alte della media, rispettivamente 66%, 67% e 70%).
Sicurezza alimentare (espressa da dal 28% degli organic user), qualità superiore (un ulteriore 24% ritrova principalmente questo tipo di garanzia) e attenzione per l’ambiente (23% complessivamente) sono le principali motivazioni dei consumatori cinesi alla base della scelta di prodotti biologici.
Garanzie che diventano ancora più importanti in questo periodo di crisi sanitaria, tanto che durante il 2020 il 3% (quasi 500 mila cinesi) ha iniziato ad acquistare bio per la prima volta mentre il 47% di chi era già user, ne ha incrementato la spesa.
Ma il marchio biologico non è l’unico attributo che conta nella scelta da mettere nel carrello. Il consumatore richiede coerenza e sostenibilità a 360°: il 29% degli user bio ritiene importante che la confezione sia eco-friendly o che il prodotto sia stato fatto rispettando l’ambiente (minori emissioni di CO2, zero sprechi, uso di energia rinnovabile ecc …). Il secondo criterio di scelta dei prodotti bio è l’origine (22% complessivamente fa attenzione a questo aspetto quando fa la spesa bio), preferibilmente da paesi stranieri di cui si apprezza la qualità (12%).
[1] La survey ha coinvolto un campione di 1.200 consumatori (Pechino, Shanghai, Guangzhou) responsabili acquisti alimentari della famiglia, 18-55 anni con redditi > 6.000 RMB. Il questionario, semi-strutturato a risposta chiusa, è stato somministrato con metodo CAWI (Computer Assisted Web Interviewing).
IL MADE IN ITALY BIO PER IL CONSUMATORE CINESE
A tal proposito, l’Italia risulta al primo posto tra i Paesi che producono i prodotti di maggiore qualità secondo il consumatore cinese, sia relativamente ai prodotti alimentari in generale (17% indica “Italia” quando pensa ad un paese produttore di eccellenze del FOOD & BEVERAGE) che per quelli a marchio bio (18%).
Il 19% dei consumatori cinesi dichiara di aver acquistato almeno una volta nell’ultimo anno alimentari o bevande Made in Italy a marchio bio. Tale propensione all’acquisto raddoppia tra chi ha avuto una esperienza di visita nel Bel Paese: tra i turisti che negli ultimi anni sono stati in Italia, la quota di bio-users raggiunge il 28%. L’interesse per il bio Made in Italy è più forte tra chi ha una maggiore propensione agli acquisti online (in questo target è il 26% acquistare il nostro Organic F&B), tra i più giovani (24% dei Millennials è user) e nell’upper class (22% tra le famiglie con redditi superiori ai 16.000 RMB).
Ma quali sono i prodotti più promettenti per il bio Made in Italy? Prodotti lattiero-caseari (in primis latte per l’infanzia), baby food, ma anche carne e derivati assieme a pasta e prodotti da forno sono le categorie per cui i consumatori cinesi cercano le garanzie del bio e quelle su cui l’italianità è un valore aggiunto.
“Vogliamo assistere le imprese per partecipare alla ripartenza dei mercati – ha sottolineato il Presidente dell’Agenzia ICE, Carlo Ferro – e buona parte di questa ripresa passa attraverso digitale, innovazione, tracciabilità e sostenibilità. Le esportazioni italiane di prodotti bio nel mondo sono in crescita, segno che le scelte alimentari consapevoli hanno assunto un ruolo fondamentale in tutte le economie. E come ICE, in accordo con il Patto per l’Export, abbiamo rafforzato il nostro supporto alle imprese nella transizione verso questi modelli, combinando reazione e visione attraverso una serie di azioni tra cui: il potenziamento degli accordi di e-commerce, le fiere virtuali, la blockchain per la tutela del Made in Italy e la formazione di digital export manager. La stessa Piattaforma ITA.BIO, che stiamo promuovendo, fa parte di questa serie di strumenti per aiutare il nostro Made in Italy a tornare grande nel mondo.”
“La crescente propensione anche del mercato cinese verso alimenti di qualità italiana e biologici certificati rappresenta un’importante opportunità per l’agroalimentare italiano, con notevoli potenzialità di sviluppo nei prossimi anni che possono interessare anche le imprese ancora non certificate che vogliono diversificare la loro offerta e sviluppare nuovi mercati. Per questo la disponibilità di una piattaforma come ITA.BIO è
strategica per il sistema Italia, considerando che il comparto biologico è regolato da norme e sistemi di certificazione che fuori dall’Ue e dagli accordi di equivalenza già sottoscritti necessitano di specifiche competenze, oltre che di relazioni dirette con i sistemi di certificazione in loco che, come nel caso della Cina, si rivelano spesso complessi e rigorosi. L’accordo già sottoscritto tramite FederBio Servizi con l’organismo di certificazione cinese CHINA ORGANIC FOOD CERTIFICATION CENTER, il supporto di Bologna Fiere China e l’attività di analisi dei mercati svolta in collaborazione con Nomisma, integrata al sistema ICE e al desk dedicato attivato da FederBio, forniscono alle aziende italiane che vogliono avviare o consolidare la presenza sul mercato cinese, informazioni, assistenza e contatti utili per orientare con successo le proprie strategie commerciali e incrementare le esportazioni del bio Made in Italy”, dichiara Paolo Carnemolla, Segretario Generale di FederBio.
“I valori espressi dal biologico hanno oggi un ruolo decisivo nelle scelte di consumatori sul mercato interno e sui mercati internazionali. Riconoscimento al settore che arriva anche dalla strategia Farm to Fork dove è ribadita la centralità del biologico per la transizione dei sistemi agricoli europei, con una logica di visione prospettica per un futuro sostenibile. In questo contesto, Nomisma – con il suo punto di vista privilegiato nei confronti del mercato – è in grado di affiancare i protagonisti della filiera nelle decisioni strategiche fornendo dati, informazioni e strumenti utili al corretto posizionamento dei prodotti biologici in specifici canali e mercati – dichiara Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence Nomisma S.p.A. – ITA.BIO rappresenta così il punto di riferimento offrendo strumenti e servizi in grado di supportare le imprese italiane interessate ad esportare i propri prodotti biologici all’estero”.









