Cassette ortofrutta: Federlegnoarredo e FederBio insieme per imballaggi bio

La partnership prevede lo sviluppo della pioppicoltura biologica certificata per il packaging in legno destinato ai prodotti alimentari biologici

Milano, 29 settembre 2020. FederlegnoArredo e FederBio hanno siglato un Protocollo d’Intesa per diffondere e consolidare l’utilizzo di cassette in legno nel settore biologico. A tal fine è stato condiviso tra le parti un disciplinare per la coltivazione biologica del pioppo e la produzione di imballaggi in legno che regolamenta il ciclo di vita della cassetta ortofrutticola, dalla coltivazione del pioppo alla produzione, esempio virtuoso di economia circolare applicato al trasporto dell’ortofrutta bio, garantendone freschezza e qualità.

Si tratta di un’intesa all’insegna dell’innovazione dei materiali e della promozione del biologico quella tra FederlegnoArredo, che rappresenta le imprese italiane della filiera legno-arredo, e FederBio, la Federazione nazionale che dal 1992 tutela la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica. FederBio svolge attività di ricerca grazie all’istituzione di un Comitato Tecnico tra i cui membri annovera il CREA, prestigioso ente di ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria afferente al MiPAAF.

FederlegnoArredo e FederBio intendono, infatti, essere parte attiva nella divulgazione delle caratteristiche specifiche della pioppicoltura biologica certificata e d’impiego degli imballaggi in legno per prodotti ortofrutticoli con caratteristiche di sostenibilità e riciclo certificate secondo disciplinari di coltivazione sostenibile riconosciuti a livello nazionale e regionale.

“FederlegnoArredo intende avviare un’attività di definizione di standard e di promozione degli imballaggi in legno di pioppo con caratteristiche di sostenibilità e riciclo idonei per la movimentazione e il confezionamento dei prodotti biologici certificati. Il tutto a garanzia dei consumatori, sempre più attenti alla sostenibilità ambientale e alla salvaguardia dell’ecosistema.” spiega Cosimo Messina, consigliere nazionale del Gruppo imballaggi ortofrutticoli di Assoimballaggi. “Gli imballaggi in legno sono i primi e gli unici ad aver intrapreso questa strada, e questo non è un caso: è stato possibile proprio grazie alle proprietà ambientali intrinseche dell’imballaggio in legno, che solo il legno possiede”. 

“L’impegno di FederBio si realizza nello sviluppo di iniziative di sostenibilità ambientale che favoriscano l’impiego di materiali riciclabili a sostegno di un modello di economia circolare. L’accordo con FederlegnoArredo va in questa direzione, stabilendo specifiche tecniche per gli imballaggi in legno di pioppo con caratteristiche di sostenibilità e riciclo certificate, molto importanti per tutto il settore biologico”, dichiara Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

L’Italia vanta 150 aziende produttrici presenti su tutto il territorio nazionale, rappresentate da Assoimballaggi, l’associazione di categoria che fa capo a FederlegnoArredo. Ogni anno producono circa 450 milioni di pezzi collocando l’Italia ai primi posti della classifica mondiale dei produttori di settore.

UFFICIO STAMPA


FederBio

Silvia Voltan
silvia.voltan@pragmatika.it
M +39 331 1860936

T +39 051 6242214



Damiano racconta la storia dei suoi noccioleti biologici

La storica azienda siciliana Damiano, fondata nel 1964 da Pasquale Damiano ed oggi gestita dal figlio Riccardo, produce e trasforma frutta secca da agricoltura biologica fin da quando il termine biologico ancora di fatto non esisteva.

I terreni ricchi di nocciole sono posseduti da persone che li hanno ricevuti in eredità, che vivono lontano e che spesso non si occupano nemmeno di agricoltura” – afferma Riccardo Damiano – “È un peccato vedere questi noccioli, che sono stati piantati dagli antichi romani e sino a qualche decennio fa davano tanti frutti, così trascurati. Valorizzare e ridar vita a terreni abbandonati significa per noi contribuire a far rinascere una vocazione agricola secondo metodi innovativi e rispettosi della natura e dell’ambiente. Il progetto di Damiano Agricola, che prevede l’acquisto o l’affitto a lungo termine dei noccioleti non più in uso, mira appunto a dare nuova vita a queste coltivazioni.”

Grazie al lavoro costante sul territorio di agricoltori ed agronomi, Damiano è impegnata nel far rinascere la produzione di nocciole in Sicilia secondo i criteri dell’agricoltura biologica. Tutto questo, infatti, viene svolto in maniera totalmente naturale, effettuando controlli a maglie strette e tenendo puliti i campi, così da evitare il proliferare di insetti che potrebbero alterare la qualità del frutto. Il tutto, senza l’utilizzo di agenti chimici e fertilizzanti nel pieno rispetto dei valori del biologico. Anche il raccolto, come la coltivazione, avviene “come una volta”. Intorno alla fine di agosto, ai piedi degli alti arbusti vengono poste delle grandi reti che serviranno ad accogliere le nocciole battute a mano con dei lunghi bastoni dai contadini.

Damiano riesce a racchiudere il sapore e la tradizione della Sicilia in una piccola nocciola grazie all’innovazione continua, alla ricerca e allo sviluppo ma soprattutto grazie alla cura nei confronti del prodotto e della terra che da oltre mezzo secolo non è mai cambiata. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Focus On Line
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 settembre 2020



FederBio: molto positivo il fondo per le mense scolastiche bio. Ora però si approvi velocemente la legge sul biologico

Bologna, 28 settembre 2020 – Mense scolastiche sempre più bio. Grazie all’intesa raggiunta in Conferenza Unificata sul decreto del Ministero delle Politiche Agricole di concerto con il Ministero dell’Istruzione, è stato messo a disposizione delle Regioni un fondo di 5 milioni di euro per sostenere le scuole italiane che hanno preferito menù biologici per le proprie mense per l’anno 2020.

Il fondo consentirà di ridurre i costi a carico delle famiglie che hanno scelto un’alimentazione sana e sostenibile a base di prodotti biologici.

FederBio esprime soddisfazione per l’iniziativa che si allinea con le strategie europee Farm to Fork e Biodiversità che puntano a fare della bioagricoltura il motore della ripartenza del sistema agroalimentare europeo incrementando la superficie coltivata in biologico. La Federazione ritiene inoltre importante che parte del fondo sia stato destinato alle iniziative di informazione e promozione di una sana e corretta alimentazione a base di prodotti biologici.

Valorizzare le mense biologiche certificate, non dà solo la possibilità di estendere la scelta di cibo sano e di qualità a studenti e insegnanti, ma contribuisce concretamente a sostenere la filiera biologica dall’agricoltore al produttore. È un passo in avanti significativo per l’Italia che tarda ad allinearsi alle strategie europee di attuazione del Green Deal. Ci aspettiamo adesso che l’attenzione si concentri sull’approvazione definitiva della legge sul biologico, già sancita a larga maggioranza alla Camera, ma ferma da oltre due anni in Senato. La sua veloce approvazione contribuirebbe a fare dell’Italia, paese fortemente vocato al biologico con una superfice dedicata del 15,5%, il vero baricentro dell’agroecologia in Europa”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

UFFICIO STAMPA


FederBio

Silvia Voltan
silvia.voltan@pragmatika.it
M +39 331 1860936

T +39 051 6242214



Contaminazione da fosfiti nel vino biologico: cosa cambia con la nuova normativa

L’ attesa firma della ministra Teresa Bellanova, a fine luglio, ha dato il via libera al Decreto 7264Contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili di prodotti fitosanitari in agricoltura biologica”, che aggiorna i limiti delle contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili da fosfiti in frutticoltura e viticoltura biologica, ponendo fine a una situazione di ambiguità normativa che danneggiava i produttori biologici. Il provvedimento del Mipaaf fa seguito a specifiche attività di ricerca finanziate dal Ministero, condotte dal CREA e già avviate nel 2016 con la collaborazione di FederBio e UIV (Unione Italina Vini).

Con l’obiettivo di comprendere tutti gli elementi utili di questa novità normativa e le loro ricadute sul comparto produttivo, si è tenuto di recente il webinar “LMR fosfiti nel biologico: i passi avanti del nuovo decreto” organizzato da Unione Italiana Vini e FederBio, alla presenza dei rispettivi segretari generali, Paolo Castelletti e Paolo Carnemolla.

I diversi aspetti di una questione molto complessa, sia dal punto di vista normativo che scientifico, sono stati affrontati in maniera esauriente grazie alla complementarità dei profili dei relatori che rappresentavano le diverse parti interessate. A Daniele Fichera, coordinatore del Comitato tecnico e normativo di FederBio, il compito di ricostruire la problematica generale e la sua evoluzione nel corso degli anni. “Tra il 2013 e il 2014 – ha raccontato Fichera – l’Unione europea ha riconosciuto come sostanze attive con attività fungicida i fosfonati di sodio e di potassio, che non sono ammessi in biologico, con la conseguenza che per la determinazione di queste sostanze negli alimenti si deve ricercare anche la presenza di acido fosforoso. Per individuare le cause del problema il Mipaaf ha incaricato il CREA di realizzare due progetti sui fosfonati: Biofosf e Biofosf Wine”.

Se il progetto Biofosf (2016-2018) è stato dedicato a identificare le cause di contaminazione da fosfiti dei prodotti ortofrutticoli biologici, Biofosf Wine (2018-2020) è stato specificamente incentrato sul vino biologico. “La presenza di questi residui – ha spiegato Alessandra Trinchera, ricercatrice del CREA e coordinatrice di entrambi i progetti – può infatti avere diverse origini. Può essere determinata dall’uso di prodotti per la difesa e fertilizzanti autorizzati in agricoltura convenzionale e non in agricoltura biologica, ma anche dall’applicazione inconsapevole di mezzi tecnici ammessi in biologico.”

Nelle colture arboree e quindi anche nella vite, queste sostanze si possono accumulare nel tempo. Quindi è possibile rilevare residui di acido fosfonico nelle uve e nei vini, anche diversi anni dopo l’interruzione del loro utilizzo, come ad esempio in vigneti ancora in conversione biologica o appena convertiti. “L’analisi di diversi campioni di vino – conclude Trinchera – ha permesso di definire i limiti che, pur garantendo la qualità e la sicurezza del vino biologico, sono compatibili con i vincoli che devono rispettare i produttori.”

Il nuovo Decreto di modifica del DM 309 rappresenta dunque un importante passo in avanti su un tema molto critico per il settore che rischiava di causare danni ingenti alla produzione biologica in agricoltura. Sono stati in particolare Roberta Cafiero e Giacomo Mocciaro del Mipaaf, ad analizzare in dettaglio il contenuto normativo. “I limiti massimi di residui di acido fosfonico e di acido etilfosfonico – hanno specificato – sono stati considerati separatamente e per entrambi è stato stabilito un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2022 che dovrà essere sfruttato dai produttori per monitorare la presenza di residui e cercare di ridurli nel corso del tempo.”

“La conoscenza da parte delle aziende dei contenuti di fosfiti nei loro prodotti biologici, così come la valutazione corretta degli esiti analitici – ha specificato Katia Guardini, responsabile del Laboratorio UIV di Verona – è fondamentale per poter attuare scelte aziendali oculate. È necessario uno screening dei mezzi tecnici e un’idonea qualifica dei fornitori, nonché l’analisi dei possibili inquinamenti generati dal processo di vinificazione, dovuti a materiali ausiliari contaminati. Infine, devono prevedere una fase di monitoraggio analitico periodico dei residui”.

Ma non solo. Sarà essenziale che le cantine bio – spesso realtà con una forte propensione all’export – siano informate dell’impatto che i limiti massimi di residui (LMR) di fosfiti possono avere nei principali mercati internazionali. “Quando il vino biologico italiano arriva sul mercato statunitense – ha spiegato Elisabetta RomeoVareille, policy officer UIV – si applica infatti l’accordo di equivalenza, che prevede alcune restrizioni e alcuni requisiti specifici. Per quanto riguarda la tematica dei residui di sostanze fitosanitarie, i vini Ue certificati bio possono essere esportati in Usa come bio, solo se prodotti in base a determinati parametri; qualsiasi sia il livello di residui, il certificatore deve effettuare un’indagine per chiarire quali siano le cause di contaminazione. ”

La varietà dei quesiti posti dai numerosi partecipanti – sono stati infatti oltre 170 gli iscritti al webinar – nel dibattito finale ha permesso di misurare l’estremo interesse degli operatori verso le tematiche trattate e il bisogno di fornire alcuni chiarimenti interpretativi del testo in corso di pubblicazione. Il metodo basato su un fitto scambio di comunicazioni e di concertazione fra le parti interessate ha permesso di compiere progressi significativi. Il lavoro di squadra ha portato i suoi frutti e sarà proseguito in futuro per realizzarne altri su queste e altre tematiche. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Il Corriere Vinicolo
AUTORE: Elisabetta Romeo-Vareille
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 settembre 2020



Erasmus+ Start up Bio: partito il primo training “Digital transformation of learning in organic farming”

L’evento è iscritto all’European Skills Week 2020, iniziativa che valorizza il meglio dell’istruzione e formazione professionale a livello internazionale.

Bologna settembre 2020 – Il nuovo Erasmus+ Start up Bio per i giovani coltivatori entra nel vivo. Il progetto, frutto di una partnership tra FederBio Servizi e  Centoform, è finalizzato alla creazione di nuova occupazione favorendo la transizione all’agricoltura biologica e a supportare i processi di innovazione delle aziende agricole attraverso una formazione qualificata e innovativa.

Recentemente si è svolto il primo training virtuale dal titolo “Digital transformation of learning in organic farming”, focalizzato su un tema fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura biologica: “la formazione degli agricoltori bio”.

Sono state approfondite le prospettive di innovazione per la formazione del settore, sfruttando le potenzialità offerte dalle tecnologie informatiche, attraverso la trasformazione digitale dei sistemi per l’apprendimento, particolarmente rilevanti in un contesto post Covid-19.

I temi sviluppati nel training e più in generale nel progetto Start up Bio risultano in linea con le strategie della Commissione Europea “From Farm to Fork” e sulla biodiversità, che prevedono il raggiungimento entro il 2030 del 25 % di terreni agricoli destinati all’agricoltura biologica.

L’evento è stato gestito dell’ente di formazione professionale Centoform, coordinatore del progetto, e dagli esperti di FiBL Europe, con la partecipazione dei partner FederBio Servizi, Valore Ecologico CAAE o Ecovalia (Spagna), AKEP (Grecia), Agrobio (Portogallo).

Al termine dell’evento i partner hanno confermato che sarà attivata una Open Call Europea per il reclutamento e la selezione dei partecipanti ai prossimi corsi previsti: un corso base, la cui attivazione è prevista per novembre 2020, e uno avanzato previsto per febbraio 2021.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito https://startupbio.eu/erasmus-start-up-bio-presentazione/ o scrivere a info@federbioservizi.it

UFFICIO STAMPA


FederBio

Silvia Voltan
silvia.voltan@pragmatika.it
M +39 331 1860936

T +39 051 6242214



Arriva Ita.Bio, la piattaforma online per esportare il biologico made in Italy

Per spingere i prodotti dell’agricoltura biologica made in Italy sui mercati internazionali arriva Ita.bio, la piattaforma online nata da una partnership tra l’Ice e FederBio. Lo strumento, pensato soprattutto per i mercati di Usa e Cina, si propone di individuare un paniere di prodotti bio italiani per poi venderli attraverso i canali dell’e-commerce e per dare ulteriore supporto alla promozione all’estero è stato istituito un Desk FederBio-Ice. La piattaforma dispone di tre funzionalità principali: Tracking & Market Measurement, Supporto alla Promozione sui Mercati Internazionali e Comunicazione.

In Italia il mercato bio oggi vale oltre 4 miliardi di euro: rispetto a dieci anni fa, la sua crescita è stata del 170%. Ogni anno esportiamo prodotti per oltre 2,2 miliardi. Siamo il Paese Ue con più aziende biologiche (sono oltre 79mila) e terzo Paese nel continente per superfici bio, con circa 1,9 milioni milioni di ettari.

«Da mesi l’Ice lavora per supportare le imprese nella transizione verso il digitale, dall’ e-commerce alle fiere virtuali – ha detto il presidente dell’Ice, Carlo Ferro – la piattaforma Ita.Bio si inserisce quindi a pieno titolo in questa nuova realtà del commercio internazionale, in particolare nell’attuale momento storico dove la salute delle popolazioni ha assunto un ruolo fondamentale in tutte le economie e così anche le scelte alimentari biologiche».

Gli fa eco la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini: «Siamo in una fase decisiva per lo sviluppo del biologico, promossa anche dalle nuove strategie recentemente varate dalla Commissione Ue che fanno della bioagricoltura una colonna fondamentale per la crescita del sistema agroalimentare. Ita.Bio rappresenta un concreto strumento di supporto per tutti gli operatori del comparto». […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Micaela Cappellini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 settembre 2020



Dall'alleanza Agenzia ICE-FederBio Nasce Ita.Bio, la prima piattaforma per lo sviluppo internazionale del biologico italiano

L’obiettivo è consolidare il posizionamento dell’agroalimentare biologico italiano nei mercati esteri, attraverso l’individuazione del paniere di prodotti BIO Made in Italy a maggior potenziale e lo sviluppo dell’e-commerce.

Bologna, 23 settembre 2020 – L’ICEAgenzia per la Promozione all’Estero e l’Internazionalizzazione delle imprese italiane, e FederBio, la Federazione nazionale dell’agricoltura biologica e biodinamica, rinnovano la collaborazione all’insegna della valorizzazione dell’agroalimentare biologico sui mercati internazionali. Al centro dell’intesa l’attivazione della piattaforma Ita.Bio, sviluppata per incrementare il posizionamento del biologico italiano sui mercati internazionali e sui canali e-commerce.

L’intesa prevede la promozione di soluzioni di market intelligence tese a consolidare il processo di internazionalizzazione della filiera agroalimentare biologica italiana. La partnership punta a offrire analisi di scenario e competenze, a supportare la definizione di politiche di sviluppo in base alle informazioni sui mercati di riferimento, a fare rete con la community condividendo le conoscenze e a sostenere l’interpretazione delle sfide dello scenario competitivo globale.

La partnership tra le due realtà ha portato allo sviluppo della piattaforma Ita.Bio, uno strumento innovativo per le attività di promozione del BIO Made in Italy sui canali internazionali, con particolare riferimento a USA e Cina, che si propone di individuare un paniere di prodotti bio italiani a maggior potenziale di espansione a livello internazionale e idonei ad essere valorizzati attraverso i canali dell’e-commerce.

La piattaforma Ita.Bio dispone di 3 funzionalità principali: Tracking & Market Measurement, Supporto alla Promozione sui Mercati Internazionali e Comunicazione. Attraverso il Tracking & Market Measurement è possibile monitorare le opportunità di sviluppo del biologico in relazione ai seguenti parametri: numeri del bio, andamento delle vendite, modelli di consumo, caratteristiche ed esigenze del consumatore di prodotti bio nei mercati target, dati relativi all’export del bio italiano e modalità di acquisto compreso il canale e-commerce.

Per la raccolta dei dati è stata avviata una Survey sulle imprese per la valutazione dell’Export bio curata da Nomisma. I primi risultati e una preview della Survey saranno presentati a Bologna, in occasione di SANA Restart, nell’ambito dell’evento Rivoluzione Bio.

La funzione di “Supporto alla Promozione sui Mercati Internazionali” della piattaforma Ita.Bio ha l’obiettivo di creare strumenti di business intelligence aggiornati e veloci a supporto della presenza dell’Agenzia ICE e dell’attività della sua rete sui mercati esteri.

Inoltre, per consolidare le attività di supporto alla promozione del biologico sui principali mercati internazionali è stato istituito un “Desk FederBio-ICE presso gli Uffici Agroalimentare & Vini nella sede di Roma dell’Agenzia ICE.

È previsto, infine, un programma congiunto di azioni promozionali all’estero, focalizzato su Cina e Stati Uniti, con l’organizzazione di una presenza istituzionale e aziendale alle fiere Ciofe di Xiamen (novembre 2020) e Summer Fancy Food di New York (giugno 2021). Inoltre, considerando l’importanza a livello mondiale di Biofach, è prevista una presenza a sostegno della partecipazione italiana alla fiera che si svolgerà a Norimberga a febbraio 2021.

 “I mercati stanno ripartendo con una forte accelerazione verso l’economia digitale – ha sottolineato il Presidente dell’Agenzia ICE, Carlo Ferro – e in quest’ottica nei mesi passati l’ICE ha lavorato per rafforzare significativamente le proprie azioni di supporto alle imprese per poterle affiancare sempre più nella transizione verso il digitale, dall’ e-commerce alle fiere virtuali, dalla blockchain per la tutela del marchio alla formazione di digital export manager. La Piattaforma Ita-Bio si inserisce quindi a pieno titolo in questa nuova realtà del commercio internazionale, in particolare nell’attuale momento storico dove la salute delle popolazioni ha assunto un ruolo fondamentale in tutte le economie e così anche le scelte alimentari biologiche”

  “Siamo in una fase decisiva per lo sviluppo del biologico, promossa anche dalle nuove strategie recentemente varate dalla Commissione Europea che fanno della bioagricoltura un asse fondamentale per la crescita del sistema agroalimentare. La partnership con ICE offre un’importante opportunità di espansione del biologico italiano a livello internazionale. La piattaforma Ita.Bio rappresenta un concreto strumento di supporto per tutti gli operatori del comparto. Importante anche l’istituzione di un desk FederBio all’interno degli uffici ICE a Roma, oltre alla possibilità di favorire la presenza di imprese e collettive italiane alle principali manifestazioni fieristiche internazionali, a iniziare da Biofach 2021”, ha affermato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

 

UFFICIO STAMPA


FederBio

Silvia Voltan
silvia.voltan@pragmatika.it
M +39 331 1860936

T +39 051 6242214



Attivista anti-pesticidi a processo. Cambia la Terra: "É il momento di dire basta all’uso indiscriminato dei pesticidi. Aprire un tavolo di confronto sulla transizione ecologica dell’agricoltura"

Roma, 15 settembre 2020.  Oggi, 15 settembre, inizia a Bolzano il processo contro Karl Bär, referente per la politica agricola e commerciale dell’associazione tedesca Umweltinstitut München che da decenni si batte contro l’uso indiscriminato dei pesticidi in agricoltura. Il motivo all’origine della causa è una campagna sulla diffusione di queste sostanze nei meleti dell’Alto Adige, a seguito dell’inchiesta dello scrittore e cineasta austriaco Alexander Schiebel, autore del libro “Das Wunder von Mals” (Il miracolo di Malles), anch’egli sotto accusa in un procedimento analogo.

“Senza entrare nel merito del procedimento legale in corso – affermano le associazioni di Cambia la Terra – occorre sottolineare come questa vicenda abbia portato di nuovo alla cronaca il tema dell’uso massiccio dei pesticidi e il conflitto con le comunità locali”.

La campagna Cambia la Terra, promossa da FederBio con Isde-Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF, nasce proprio per informare e far crescere la consapevolezza sull’impatto dell’agricoltura industriale basata sulla chimica di sintesi.

Allo stesso tempo la campagna intende promuovere un diverso approccio all’agricoltura verso l’agroecologia di cui biologico e biodinamico sono l’espressione più diffusa. Difendendo il diritto dei cittadini e di tutti gli agricoltori che usano solo prodotti di origine naturale a tutelarsi rispetto all’utilizzo di fitofarmaci di sintesi chimica, dannosi per l’ambiente e per la salute, così come il diritto di tutti a fare informazione su ciò che essi comportano.

“Esprimiamo la nostra vicinanza a Karl Bär e a tutte le persone coinvolte in questa vicenda – continuano le associazioni di Cambia la Terra – . Auspichiamo che la questione pesticidi non sia trattata nelle aule di giustizia ma nell’ambito di una ampia, seria e partecipata riflessione in Provincia di Bolzano e in generale nel nostro Paese.

Ci auguriamo che vi sia una riflessione sulle conseguenze che il loro uso indiscriminato può causare alla biodiversità e alla salute dei cittadini, come dimostrato dalla stragrande maggioranza degli studi.

Il nostro auspicio è che i querelanti possano ritirare prima possibile le accuse, per confrontarsi in modo più sereno e costruttivo con chi si oppone all’uso dei pesticidi, nei luoghi più appropriati come le istituzioni, locali e nazionali, e in incontri pubblici che coinvolgano cittadini e agricoltori.

Uno scontro frontale di questa natura può solo danneggiare l’intero sistema agroalimentare della Provincia di Bolzano, compreso il settore bio che rappresenta un’eccellenza.

Rischia di vanificare l’impegno e gli sforzi messi in atto dalle organizzazioni locali per promuovere un biologico di qualità, grazie all’applicazione di rigorose linee guida che prevedono standard aggiuntivi rispetto alle normative vigenti come, ad esempio, sta facendo Bioland Südtirol.

È ora che l’agricoltura italiana, europea e mondiale facciano la loro parte nelle sfide del XXI secolo, per fermare la perdita di biodiversità e nella lotta al cambiamento climatico.

E una delle strade è proprio la drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci, come richiesto anche delle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità”.

UFFICIO STAMPA


FederBio

Silvia Voltan
silvia.voltan@pragmatika.it
M +39 331 1860936

T +39 051 6242214

Ufficio Stampa Cambia la Terra

Silverback – Greening the communication
Barbara Battaglia – b.battaglia@silverback.it – 366 6292992



Il 63% degli italiani è disposto a spendere di più per i prodotti Bio

Una sempre maggiore attenzione da parte del consumatore italiano per i prodotti biologici è quanto emerge da una recente indagine condotta dall’istituto triestino Swg. La maggior parte dei consumatori è disposta a spendere anche di più per acquistare un prodotto biologico. Secondo il sondaggio: il 16% degli italiani acquista sempre o spesso biologico e il 54% qualche volta, mentre il 63% degli intervistati è anche disposto a spendere il 10% in più per comprare un prodotto biologico. Oltre ciò, pur di avere la sicurezza di mangiare veramente biologico, il 28% degli italiani diventa produttore di un proprio orto sul balcone o il terrazzo di casa.

Inoltre è cresciuta in maniera notevole la viticoltura Bio italiana (più che triplicata negli ultimi sei anni). Dal report economico di FederBio emerge che il settore conta una superficie pari al 12% dei terreni totali occupati dai vigneti, con un’incidenza più elevata nel centro-sud. Puglia, Toscana e Sicilia sono le regioni dove si produce in quantità maggiore. La produzione totale è di circa 500 milioni di litri. […]

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: La Repubblica
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 15 settembre 2020



L'agricoltura bio e i ritardi dell'Italia (di M.G. Mammuccini)

La Senatrice Cattaneo nel suo articolo pubblicato il 24 agosto scorso si chiede cosa ne sarebbe della coltivazione del pomodoro da industria in Italia se venisse vietato l’impiego dell erbicida glifosato, riportando la risposta del titolare di una società di servizi che utilizza questo prodotto.Un parere certamente non ideologico ma commerciale, comprensibile dal punto di vista di chi l ha suggerito. Comprensibile perché, per gli agricoltori, il prezzo contrattato per il pomodoro da industria in Italia da anni fatica ad arrivare a 9 centesimi di euro al chilo e dentro questo prezzo ci deve stare tutto, compreso il lavoro del terzista che dunque è preoccupato di fare la fine dei lavoratori migranti, costretti alla nuova schiavitù del caporalato. Perché i conti in tasca agli agricoltori italiani non tornano più e non solo per quelli che coltivano pomodoro da industria, a conferma che il sistema è profondamente malato e da rifondare,come ci ha ricordato recentemente anche Papa Francesco. Il problema della progressiva insostenibilità economica del sistema agricolo convenzionale è dunque noto e chiaro, così com’è evidente qual è l unica soluzione possibile, ovvero aumentare il valore del prodotto, investendo sulla sostenibilità, qualità e distintività delle produzioni. Anche perché cercare di ridurre ulteriormente i costi di produzione volendo conciliare legalità, sostenibilità ambientale e qualità del cibo è ormai impossibile. Una delle scelte percorribili per dare valore alle produzioni agricole è indubbiamente la certificazione di prodotto biologico, secondo la normativa europea, che stanno adottando sempre più produttori anche di pomodoro da industria, con ormai quasi il 10% della superficie coltivata certificata biologica e in continua crescita, mentre la superficie coltivata a pomodoro da industria non aumenta da anni proprio per l insostenibilità economica. Il prezzo riconosciuto ai produttori biologici per il pomodoro da industria è di almeno 13 centesimi al chilo anziché 9, anche questo sicuramente troppo basso,ma checomunque segna una differenza importante nella giusta direzione per tutelare davvero gli agricoltori italiani e assicurare un futuro a loro e quindi anche la sicurezza alimentare per l Italia. Per questo è necessario un approccio innovativo come indica la Commissione Europea nella strategia “Farm to Fork”, che vede nella transizione verso sistemi alimentari sostenibili anche un enorme opportunità economica in grado di corrispondere alle aspettative dei cittadini che, in continua evoluzione, innescano cambiamenti significativi nel mercato alimentare. Occorre perciò guardare oltre il modello di agricoltura intensiva e l agricoltura biologica e biodinamica stanno diventando sempre più il punto di riferimento anche perché rendono i coltivatori e gli allevatori protagonisti della costruzione di un nuovo paradigma basato sulla qualità alimentare, sul rispetto dell ambiente, sul riconoscimento del giusto prezzo e sulla salvaguardia della salute. Ecco perché il rilancio del settore agroalimentare non può che passare dall’agroecologia. Stupisce, quindi, che l’Italia non si stia allineando con il Green Deal europeo e che la legge sull’agricoltura biologica, già approvata a larga maggioranza alla Camera, attenda ancora il passaggio finale in Senato. Proprio mentre il mercato interno, mondiale e le politiche dell Unione europea vanno invece nella direzione della sostenibilità. L’Europa con il Green Deal ha già adottato una vera e propria svolta strategica, investendo sulla transizione al biologico attraverso le recenti strategie “Farm to Fork” e sulla Biodiversità, che puntano triplicare entro il 2030 le superfici bio e di ridurre del 50%l uso di pesticidi, facendo dell’agroecologia l’asset strategico delle politiche agricole europee. Non fosse altro perché un enorme incognita che minaccia il futuro della nostra agricoltura è il cambiamento climatico, che ha reso evidente che l obiettivo fondamentale non può più essere quello di massimizzare le rese produttive per unità di superficie,ma puntare al mantenimento della fertilità del suolo per favorire rese più stabili possibili nel tempo, rendendo colture e allevamenti “resilienti” a siccità ed eccesso di precipitazioni e ad andamenti termici del tutto inediti. In Italia il biologico rappresenta la forma di agricoltura che ha già raggiunto il 15% delle superfici coltivate, con punte anche oltre il 30%in alcune Regioni e fino al 70% in alcuni areali vocati per prodotti di qualità come i vini o nelle aree interne degli Appennini, che sono una parte importante del territorio rurale e delle nostre comunità e dunque anche dell economia nazionale. È su questa agricoltura e su questi territori che l’Unione europea nei prossimi anni investirà ingenti risorse pubbliche, di certo non per utilizzare ancora di più l erbicida glifosato. Continuare a impegnarsi per il futuro di questo erbicida non produrrà alcun vantaggio per lo sviluppo della nostra agricoltura. Diversamente continuare a bloccare la legge sull’agricoltura biologica in Senato, a quasi due anni dall’approvazione a larghissima maggioranza alla Camera, può solo contribuire a far perdere all’Italia il primato di Paese leader in Europa in questo settore.

Maria Grazia Mammuccini

Presidente FederBio

LEGGI TUTTO

FONTE


TESTATA: Il Messaggero
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 14 settembre 2020