Sana Restart da record: il bio più forte del Covid

Sono state oltre 10.000 le presenze all’evento organizzato da BolognaFiere, in collaborazione con FederBio e AssoBio, con il supporto di ITAItalian Trade Agency. SANA RESTART si conferma punto di riferimento per gli operatori e il pubblico di appassionati del biologico.

“Era importante fare il primo passo e ci siamo riusciti. Scegliere di riaprire ha implicato, per BolognaFiere e per tutti i soggetti coinvolti, un’importante assunzione di responsabilità: nei confronti del mercato che aveva bisogno di un’occasione, non solo simbolica, per dare il via alla ripartenza e nei confronti degli operatori e dei visitatori che ci seguono da oltre 30 anni, ai quali dovevamo garantire le migliori condizioni in termini di sicurezza per poter riprendere le attività in presenza. Possiamo dirci molto soddisfatti dei risultati che SANA RESTART ha consentito alle aziende di realizzare, dando concretezza alla volontà di ripresa della sua business community”, così Gianpiero Calzolari, presidente di BolognaFiere.

Premiante la decisione di affidare il ruolo di apripista al comparto del biologico e del naturale, strategico per l’economia e decisivo per le politiche di sviluppo sostenibile del sistema Paese. Un settore che, nonostante le conseguenze del lockdown, si presenta all’appuntamento in fiera con significativi dati in crescita. Un settore che sta assumendo dimensioni e visione strategica nel business in coerenza con i trend che lo vedono protagonista e in costante crescita. È per rispondere anche a queste esigenze, alla creazione delle migliori condizioni per la distribuzione dei prodotti bio e a supporto dell’export verso i Paesi con i più alti indici di espansione che BolognaFiere ha finalizzato importanti accordi, in primis quello con Alibaba.com. Si tratta del primo accordo “a tutto campo” che combina le opportunità commerciali offerte dalle manifestazioni fieristiche (tradizionali e digitali) alle potenzialità proprie del canale e-commerce.

La manifestazione si è aperta con la seconda edizione di RIVOLUZIONE BIO, gli Stati Generali del biologico, promossi da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e AssoBio e la segreteria organizzativa di Nomisma. Nel corso dell’evento, che si è aperto con l’intervento di Teresa Bellanova, ministra delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, i rappresentanti di aziende, enti, istituzioni italiane e internazionali si sono confrontati sulle opportunità collegate agli impegni assunti in sede europea nell’ambito del Green Deal. All’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 si antepongono quelli previsti dal Farm to Fork, che entro il 2030 vuole portare al 25% le superfici destinate all’agricoltura biologica e ridurre del 50% l’uso di pesticidi e antibiotici.

Con SANA RESTART hanno preso il via anche il percorso Free From Hub, dedicato alla presentazione di trend e novità del segmento free from, e la partnership con Slow Food che ha presentato in Fiera il “Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto”, finalizzato a individuare gli elementi fondamentali per una viticoltura sostenibile e un’enologia rispettosa del terroir[…]

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TESTATA: Corriere Nazionale
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 13 ottobre 2020



Sana riparte in quarta: più di 10mila presenze

Oltre 10mila presenze a Sana Restart, salone del biologico che si è chiuso ieri in Fiera. La kermesse, organizzata da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e AssoBio, è stata il primo evento in presenza nel quartiere fieristico dopo il lockdown. Qui si è tenuta la seconda edizione di “Rivoluzione Bio“, con enti, istituzioni e aziende a fare il punto sulle prospettive del mercato alla luce degli impegni del Green Deal Europeo

“Era importante fare il primo passo – osserva il presidente di BolognaFiere, Giampiero Calzolari – e con Sana Restart ci siamo riusciti. Scegliere di riaprire ha implicato un’importante assunzione di responsabilità: nei confronti del mercato, che aveva bisogno di un’occasione per ripartire, e degli operatori e dei visitatori, che ci seguono da oltre 30 anni e a cui dovevamo garantire le migliori condizioni di sicurezza. Possiamo dirci molto soddisfatti dei risultati che Sana Restart ha consentito alle aziende di realizzare – conclude Calzolari – dando concretezza alla volontà di ripresa della sua business community”

Per rispondere anche alla creazione delle migliori condizioni per la distribuzione dei prodotti bio e a supporto dell’export verso i Paesi con i più alti indici di espansione, BolognaFiere ha finalizzato importanti accordi, in primis con Alibaba.com. Si tratta del primo accordo tra le opportunità commerciali offerte dalle fiere tradizionali e quelle digitali dell’e-commerce. […]

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TESTATA: Il Resto del Carlino
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 ottobre 2020



Il vino secondo Slow Food: ecco il Manifesto di quello buono, pulito e giusto

Il decalogo del lavoro in vigna e in cantina, dalla salvaguardia della biodiversità alla tutela del paesaggio, è stato presentato a BolognaFiere nel corso di SANA

Dalla materia prima che sia espressione diretta e sincera del terroir di provenienza al ricorso a prodotti consentiti in agricoltura biologica, dal rapporto virtuoso con collaboratori, dipendenti e altri produttori alla tutela della biodiversità, fino alla salvaguardia del paesaggio. Il Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto presentato oggi a BolognaFiere, in occasione di SANA, racchiude in dieci punti ciò che, per l’associazione della chiocciola, significa il mestiere del vignaiolo, inteso non più solo come produttore di vino, ma anche come motore attivo per un’agricoltura che promuova una crescita culturale, economica e sociale, etica e armonica sul territorio.

Per comprendere l’origine di questo Manifesto occorre tornare indietro di 13 anni, al 2007, quando a Montpellier si riunivano i Vignerons d’Europe, i vitivinicoltori del Vecchio Continente. Al termine di quelle giornate di incontro nasceva un documento con cui affermavano i capisaldi della produzione slow. Ora ci si apre a tutto il mondo e il nuovo documento si arricchisce, prendendo in considerazione tutto il complesso di relazioni che genera il lavoro del vignaiolo.

«Il senso del nostro Manifesto è trattare il vino come qualcosa che vada oltre al bicchiere e che includa ambiti di importanza strategica per lo sviluppo del nostro Paese» ha spiegato Giancarlo Gariglio, curatore della guida Slow Wine insieme a Fabio Giavedoni, nel corso del convegno di lancio del Manifesto tenutosi a Bologna in occasione di SANA Restart. «In questa fase storica abbiamo compreso che nessuno sopravvive da solo, che sia una grande impresa, un’associazione con migliaia di iscritti, una piccola azienda o una famiglia. Mai come ora il concetto di comunità ha assunto un valore universale – ha aggiunto Gariglio – Il decalogo presentato oggi è il documento fondativo di una comunità che spero possa crescere e ramificarsi, una comunità che accomunerà tutti gli amanti del vino: quelli che lo fanno e chi, apprezzando questi vini, valorizza e ripaga le loro fatiche quotidiane».

«Il Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto contiene tutti valori fondanti dell’approccio biologico, come il rispetto del suolo, il rifiuto dei pesticidi, la difesa della biodiversità» ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, vignaiola e presidente di FederBio. «In questo senso sono certa che l’esperienza accumulata negli anni dal bio e dal biodinamico possa essere particolarmente utile ai produttori che vogliono aderire a questo documento il cui punto di forza è certamente la centralità del viticoltore, anche dal punto di vista etico».

«Fare il vino è uno dei mestieri più belli che si possano fare, perché consente di esprimere i propri valori attraverso il lavoro della terra – ha aggiunto Mammuccini – È però importante superare la fase storica nella quale si è pensato che fosse possibile produrre in qualsiasi modo: per dare sostanza a quei valori non si può non partire dal rispetto della terra e delle persone».

«Il manifesto è frutto di una riflessione collettiva a cui in questi anni hanno dato il loro apporto molti produttori, non è un ricettario calato dall’alto» ha dichiarato Maurizio Gily, agronomo, giornalista e già direttore di Millevigne, il periodico dei viticoltori italiani. Alla base del decalogo, naturalmente, il concetto di viticoltura sostenibile: «Significa conservare le risorse – suolo, aria, acqua – affinché non ne siano private le generazioni future, senza trascurare la sostenibilità economica, né quella etico-sociale. Non è sostenibile un’azienda certificata biologica che rispetta i protocolli colturali ma sfrutta il caporalato o non paga i fornitori. Non c’è sostenibilità senza etica» ha continuato Gily.

Da Saverio Petrilli, vignaiolo, enologo, fondatore e consigliere della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), è arrivato l’appello a recuperare «gli aspetti più importanti del mestiere del vignaiolo: la socialità e la ruralità. Sono sentimenti essenziali, hanno storicamente caratterizzato la vita e il lavoro della campagna, eppure oggi li stiamo perdendo. Il mio invito è a mantenere quel modello di vita, coniugandolo al mondo moderno. Niente quanto il vino crea socialità, ed è dal vino che dobbiamo ripartire».

Secondo Paolo Fontana, presidente della World Biodiversity Association Onlus, «la monocultura e l’uso di pesticidi sono oggi i punti che più di tutti allontanano la viticoltura dai valori di sostenibilità. Eppure una viticoltura sostenibile e amica della biodiversità non solo è possibile ed esiste già in molte realtà, ma è anche forse raggiungibile in modo più semplice che in altri sistemi di produzione agricola». «Il vino non è un bene di prima necessità, ma genera momenti di gioia e convivialità. Per questo la viticoltura deve sentire ancor di più i temi della sostenibilità ambientale e della conservazione della biodiversità».

Essere sostenibili significa anche avere a cuore il territorio e il paesaggio, e per farlo occorre prestare attenzione ai luoghi del vino, alle cantine e non solo, per far sì che si integrino nel più ampio ecosistema. «Da diversi anni il mondo del vino è divenuto soggetto attivo e partecipe dello scenario architettonico contemporaneo. Le cantine hanno investito e continuano a investire nel “contenitore architettonico” che le definisce, per promuovere e veicolare un’immagine di sé più aderente alla propria filosofia aziendale e al proprio prodotto» ha ricordato l’architetto del paesaggio Francesca Rapisarda. «Piccoli e grandi brand hanno, dunque, sposato la causa della sostenibilità, impegnandosi in progetti ambiziosi a difesa dell’emergenza climatica, volti a creare spazi sempre più confortevoli, promuovendo luoghi della produzione del vino attenti, sostenibili, rispettosi del paesaggio, investendo anche nella cura dei territori vitati».

Il Manifesto Slow Food rappresenta un punto di partenza e non di arrivo: da questo decalogo, che racchiude gli elementi ritenuti fondamentali per una viticoltura sostenibile e una enologia rispettosa del terroir, si lavorerà per far nascere una grande comunità internazionale che unisce produttori e appassionati che si riconoscono nei 10 principi enunciati dalla Carta. «Slow Food da oggi ha un nuovo compito, far sentire con energia la propria voce rispetto a questi argomenti e riunire attorno a sé le forze migliori di questo universo per far crescere una comunità attiva e virtuosa» ha concluso Gariglio. «Un progetto a lungo termine che sono certo ci porterà nei prossimi mesi e anni a costruire una rete attiva di vignaioli e appassionati. La speranza è di poter trovare presto anche un luogo e un’occasione per incontrarsi e rinnovare un patto di mutua collaborazione che rinvigorisca questa comunità che si riconosce e promuove un vino buono, pulito e giusto».

 

Ufficio Stampa Slow Food:

Marco Gritti tel. 3357789849 – m.gritti@slowfood.it

Valter Musso tel. 3357422962 – v.musso@slowfood.it


Il biologico cresce anche con il lockdown: “Ora usare una quota del Recovery Fund”

Da febbraio ad aprile convertita una superficie pari a 38 mila stadi di San Siro, consumi su del 7%: associazioni in pressing per ottenere l’approvazione della legge di settore dal Parlamento.

Da febbraio ad aprile nel pieno del lockdown durante la prima ondata della pandemia Covid-19 una superficie pari a 38 mila stadi di San Siro (quasi 27 mila ettari) è stata riconvertita a biologico con la messa al bando dei pesticidi chimici di sintesi. Il report dell’Ufficio centrale della repressione frodi mette in luce la tendenza alla crescita del settore che va avanti da anni e che da oggi e fino a domenica sarà in mostra a Bologna al Sana Restart. 

Una tendenza in linea con le direttive della Commissione Ue ha lanciato la strategia Farm to Fork che prevede l’obiettivo di dimezzare pesticidi e antibiotici entro il 2030, arrivando per quell’anno al 25% di superficie biologica in tutta la UE. In Italia siamo a poco più del 15%, l’obiettivo è, quindi, di aumentare di due terzi le attuali superfici a coltura biologica nei prossimi 10 anni. In termini assoluti, infatti, pur rappresentando il terzo paese per superfici bio preceduto da Spagna e Francia, si distingue per incidenza sul totale della SAU che oggi raggiunge il 15,8%, a fronte di una media europea del 7,5%.

In parallelo, nel 2019 si rileva una crescita del settore biologico anche dal punto di vista del numero degli operatori arrivati a 80.643 in aumento del 2% rispetto al 2018, secondo i dati di Sinab. Secondo Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio, si tratta di «una grande opportunità per la ripresa economica che ha bisogno di proposte innovative fondate sulla sostenibilità. Per agricoltura, territorio rurale e cibo, l’innovazione è già disponibile con la scelta del biologico e dell’agroecologia».[…]

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TESTATA: La Stampa
AUTORE: Maurizio Tropeano
DATA DI PUBBLICAZIONE: 9 ottobre 2020



Sana Restart e Stati Generali #RivoluzioneBio - FederBio: l’Italia è pronta per la rivoluzione biologica e a fare dell’agroecologia il motore di rilancio del Paese

I dati dell’Osservatorio Sana 2020, promosso da BolognaFiere e a cura di Nomisma, con il patrocinio di FederBio e AssoBio e il sostegno di ICE, evidenziano un forte incremento della domanda da parte dei cittadini di prodotti bio: con un +7% dei consumi domestici rispetto all’anno precedente, il mercato interno ha raggiunto un valore di 4,3 miliardi di euro (incluso il food service). Molto positiva anche la performance dell’export bio che nel 2019 ha superato la quota di 2,4 miliardi di euro.

Bologna, 9 ottobre 2020 – Dal 9 all’11 ottobre il biologico torna protagonista a Bologna con SANA RESTART e gli Stati generali del bio “Dalla Rivoluzione verde alla rivoluzione Bio: il biologico tra presente e futuro”.

Si tratta di un importante momento di confronto, approfondimento e condivisione di idee e progetti strategici con le istituzioni e tutte le organizzazioni del mondo agricolo, a cui parteciperà anche la Ministra Bellanova. L’obiettivo è consolidare la transizione verso il vero biologico e creare opportunità concrete per il territorio rurale e per le nuove generazioni.

Per FederBio, partner storico di SANA BolognaFiere, la manifestazione di ottobre sarà l’occasione fondamentale per lanciare messaggi forti in un momento storico in cui l’Ue sta puntando decisamente sull’agroecologia, con le strategie di attuazione del Green Deal Farm to Fork e Biodiversità che hanno l’obiettivo ambizioso di triplicare le superfici coltivate a biologico e ridurre del 50% l’uso di pesticidi entro il 2030.

L’Italia è un Paese leader per il settore. In termini assoluti, infatti, pur rappresentando il terzo paese per superfici bio preceduto da Spagna e Francia, si distingue per incidenza sul totale della SAU che oggi raggiunge il 15,8%, a fronte di una media europea del 7,5%.

In parallelo, nel 2019 si rileva una crescita del settore biologico anche dal punto di vista del numero degli operatori che, in aumento del 2% rispetto al 2018, toccano quota 80.643 unità (Dati SINAB).

Il bio rappresenta dunque una grande opportunità per la ripresa economica che ha bisogno di proposte innovative fondate sulla sostenibilità. Per agricoltura, territorio rurale e cibo, l’innovazione è già disponibile con la scelta del biologico e dell’agroecologia.

Per questo FederBio propone di riservare una quota del Recovery Fund per sostenere un piano per la conversione al biologico, a partire dalle aree interne e dalle aree naturali protette del territorio nazionale.

Quello che emerge dai dati presentati a SANA è che la domanda di prodotti bio da parte dei cittadini cresce più delle superfici coltivate ad agricoltura biologica. Per tale ragione occorre utilizzare subito gli stanziamenti previsti in Finanziaria per promuovere filiere di “Made in Italy Bio” basate su un approccio etico e totale trasparenza grazie alle moderne tecnologie digitali e che siano in grado di riconoscere il “giusto prezzo” per tutti i soggetti della filiera a partire dagli agricoltori.

“Agli Stati Generali del 2019 con “Rivoluzione Bio” abbiamo lanciato il messaggio che serviva una svolta verso il biologico e l’agroecologia, l’unica in grado di neutralizzare i cambiamenti climatici e di produrre nel rispetto dell’ambiente e della salute. L’Europa, presentando le strategie di attuazione del Green Deal, ha dato ragione a quell’impostazione che FederBio, AssoBio e BolognaFiere avevano anticipato, in sintonia con i cittadini, che con le scelte d’acquisto, premiano sempre più il biologico. Per questo occorre una scelta chiara anche per il nostro Paese approvando subito la legge sul biologico, come ha annunciato recentemente la ministra Bellanova. Servono inoltre progetti concreti per promuovere distretti biologici e filiere di “Made in Italy Bio” utilizzando tutte le risorse a disposizione, dai fondi stanziati con la Finanziaria, al Recovery Fund e al Piano d’azione sul biologico sul quale la Commissione UE ha da poco aperto la consultazione. Il nostro Paese è fortemente vocato al biologico e con scelte chiare e coraggiose ci saranno le condizioni ideali per fare dell’agroecologia il motore del rilancio del sistema agroalimentare italiano e, visto che partiamo da una superficie doppia rispetto alla media europea, possiamo ipotizzare di arrivare al 40% entro il 2030. La conversione al biologico è un’opportunità importante per l’Italia che dobbiamo riuscire a cogliere al più presto, non solo per non rimanere indietro e rischiare di essere scavalcati da altri Paesi, ma anche per evitare che alla forte richiesta di alimenti bio dei cittadini italiani risponda l’importazione dall’estero. Un plauso infine a BolognaFiere per l’impegno straordinario che ha richiesto l’organizzazione in presenza di un appuntamento fondamentale per il bio come SANA, tra le molteplici difficoltà legate all’emergenza sanitaria”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

UFFICIO STAMPA


FederBio

Silvia Voltan
silvia.voltan@pragmatika.it
M +39 331 1860936

T +39 051 6242214



Sarà tutto più Bio, come ci spiega SANA, fiera di settore a Bologna il prossimo weekend

Il futuro dell’Europa sarà sempre più verde e quello del business sarà la bioeconomia. Lo ha ribadito a metà settembre il capo della commissione Europea, Ursula von der Leyen, che ha spiegato come il Green New Deal, cioè il piano per ridurre l’impatto ambientale del vecchio continente sul pianeta, sarà la stella polare di ogni investimento e di ogni finanziamento varato dall’Europa. L’obiettivo è raggiungere il taglio delle emissioni del 55% entro il 2030Del resto il 30% dei fondi del Recovery Fund sarà finanziato sul mercato attraverso i green bond, cioè dei titoli azionari acquistati da cittadini e garantiti dall’Unione Europea. Quegli investimenti serviranno a rendere l’Europa il primo continente a emissioni zero nel 2050. 

La svolta deriva anche dalle diverse inclinazioni del mercato e se ne parlerà a SANA Restart, che si svolgerà a Bologna il prossimo weekend, dove avranno luogo gli Stati Generali del Biologico. In quell’occasione verranno diffusi i dati italiani, dove il settore nel 2019 ha raggiunto un volume d’affari di oltre 4 miliardi di euro, più mezzo miliardo di esportazioni, in crescita del 10%. 

“La pandemia ha aumentato la consapevolezza di quanto siano delicate e complesse le interazioni tra attività umane, ambiente e salute”, dice Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, che continua: “Il biologico nell’agroalimentare è una delle scelte prioritarie dell’Europa perché è il settore economico in cui la svolta green è più facilmente applicabile, dal momento che possediamo già tutte le competenze tecniche per effettuare questo passaggio, che consente un miglioramento dell’ambiente e della biodiversità. L’obiettivo posto dalla Commissione Europea è rendere biologico il 25% della superficie agricola del Vecchio Continente entro i prossimi dieci anni. Se a livello europeo siamo al 7,8%, in Italia siamo già al 15,5% e quindi avremmo grandi chance di primeggiare nel settore. Tuttavia non sembra esserci interesse da parte del ministero dell’Agricoltura a investire in questo fronte, ad andare in questa direzione, tanto che la legge sul Biologico è ferma al Senato da oltre due anni. Succede perché ci sono ancora troppi interessi e lobby che vogliono mantenere l’attuale status quo, senza innovare”. […]

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TESTATA: D La Repubblica delle Donne
AUTORE: Gloria Riva
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 ottobre 2020



Il biologico italiano vola a 3,3 miliardi

Per il biologico il 2020 sarà un anno da ricordare in positivo: i consumi stanno crescendo del 4,4% e il settore incasserà la cifra record di 3,3 miliardi di euro. I numeri arrivano dal rapporto “Bio in cifre” presentato ieri dall’Ismea all’incontro organizzato dalla Coldiretti per la presentazione della relazione annuale del Sinab.

A premiare chi coltiva in assenza di pesticidi è stata, in un certo senso, proprio la pandemia, che ha fatto crescere nei consumatori il desiderio di prodotti più sani e più sostenibili. Le vendite di biologico sono aumentate soprattutto all’interno dei supermercati (+11%) e ci sono categorie che sono cresciute a sorpresa: come le uova bio, per esempio, i cui acquisti hanno messo a segno un +9,7%. Sul piano produttivo l’Italia è il primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel biologico. Gli operatori coinvolti sono saliti a 80.643 e le superfici coltivate sono arrivate a sfiorare i 2 milioni di ettari. Oltre alla produzione nazionale, è in aumento anche l’importazione di prodotti biologici: in particolare gli acquisti dai Paesi extra-Ue, che hanno messo a segno un balzo del 13%.

«L’Italia è uno dei maggiori importatori di alimenti biologici da Paesi extracomunitari – ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – nel 2019 ne sono arrivati ben 210 milioni di chili, di cui quasi un terzo provenienti dall’Asia. Per questo occorre dare al più presto seguito alla raccomandazione della Corte dei Conti europea che invita a rafforzare i controlli sui prodotti biologici importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli europei».

Dei numeri è soddisfatta anche la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini: «La tendenza dei cittadini è sempre più orientata verso un’alimentazione biologica. Dobbiamo dunque supportare con iniziative concrete e un quadro legislativo coerente la conversione al vero biologico. Il rischio è che la forte domanda dei consumatori italiani sia coperta da prodotti biologici di importazione a scapito del bio made in Italy».

Anche l’Europa, attraverso il Green Deal e le strategie Farm to Fork e Biodiversità, sta puntando fortemente sul biologico, imponendo ai suoi Paesi di raggiungere il target del 25% di superficie investita a coltivazioni biologiche entro il 2030: «Per questo l’Italia non può permettersi di perdere l’opportunità per accelerare il percorso di transizione verso il modello biologico e perdere il proprio ruolo di leader come numero di operatori» ha aggiunto la presidente di FederBio. […]

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TESTATA: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Micaela Cappellini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 2 ottobre 2020



Bio Made in Italy da record, ora serve l’etichetta d’origine

Una scommessa vinta. Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, rivendica la lungimiranza della scelta dell’organizzazione di puntare sul biologico quando ci credevano in pochi. E così oggi il racconto è di una storia diversa rispetto ai pochi ettari coltivati qualche anno fa, che sono diventati quasi due milioni. Ma resta ancora molta strada da percorrere per le imprese agricole impegnate sul biologico. “Una priorità – ha spiegato il presidente di Coldiretti – è l’obbligo di indicare l’origine della materia prima anche sui cibi biologici, una scelta obbligata per garantire la tutela del consumatore ed esaltare l’italianità dando così più valore aggiunto alle imprese agricole italiane.”

I numeri del report Ismea Bio in cifre 2020 scattano la fotografia di un settore in crescita sul fronte delle superfici, degli operatori (oltre 80.000), del valore della produzione (5,6 miliardi) e dei consumi che, sotto la spinta della svolta green degli italiani, favorita dall’emergenza Covid 19 hanno raggiunto la cifra record di 3,3 miliardi. La leadership dell’Italia è indiscussa, ma si avverte il pressing delle importazioni soprattutto dai Paesi extra comunitari che non rispettano i rigidi disciplinari applicati dai nostri agricoltori. I controlli che garantiscono lo stesso trattamento in tutti gli Stati membri sono fondamentali, ma è importante investire sulla formazione per comunicare alle nostre imprese le opportunità che si aprono e le possibilità di crescita sui mercati. La domanda di prodotti bio è intensa ed è dunque possibile rafforzare l’export in molti settori a partire dal vino.

La ministra Bellanova ha ricordato che è in corso una consultazione sul piano di azione Ue per il biologico, che ha l’obiettivo di arrivare al 25% della SAU coltivata. “Il biologico made in Italy – spiega la ministra – è la punta di diamante della biodiversità e abbassare l’asticella significa favorire i competitor.” Bellanova ha battuto il tasto dei controlli e ha annunciato l’impegno dell’Italia a modificare la normativa con l’introduzione del principio di conformità ed un appello ad approvare il Testo unico per dare più slancio e opportunità al settore. “L’agricoltura biologica rappresenta un tassello sempre più importante dell’agroalimentare italiano di qualità – ha affermato il direttore generale dell’Ismea, Raffaele Borriello – promuovere il ricorso a materia prima italiana certificata, riducendo i volumi delle importazioni potrà fornire uno stimolo di crescita al comparto e concorrere al raggiungimento del target del 25% di superficie investita a coltivazioni biologiche, indicato nella strategia Farm to Fork, uno dei pilastri del New Green Deal. Un’occasione – ha concluso – da non perdere, visto anche il boom di domanda di prodotto 100% italiano a cui abbiamo assistito negli ultimi anni”.

Azioni sui controlli, digitalizzazione, formazione e semplificazione sono state le questioni al centro del dibattito animato dai parlamentari della commissione Agricoltura della Camera, Maria Chiara Gadda, Susanna Cenni e della Commissione Agricoltura del Senato Francesco Battistoni e dal presidente di Federbio, Maria Grazia Mammuccini[…]

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TESTATA: Il Punto Coldiretti
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 ottobre 2020



#CambiamoAgricoltura: lettera aperta ai decisori politici europei e nazionali per chiedere una PAC post 2020 allineata con il Green Deal europeo

La Coalizione #Cambiamo Agricoltura mobilita i cittadini in vista del voto in plenaria del Parlamento UE sulla riforma della PAC

Roma, 1 ottobre 2020. È stata inviata ieri ai diversi decisori politici europei e nazionali dei 27 Paesi dell’Unione Europea una lettera aperta delle organizzazioni non governative europee, per chiedere una Politica Agricola Comune (PAC) allineata con gli obiettivi del Green Deal europeo, indicati nelle due Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”.

Oggi la Coalizione #CambiamoAgricoltura rilancia questo appello indirizzandolo ai decisori politici italiani affinché in nostro Paese, che vanta la qualità dei suoi sistemi agroalimentari, sia un modello di riferimento anche per la sostenibilità ambientale e sociale.

Le associazioni nella loro lettera aperta esprimono un forte allarme per il serio rischio di fallimento della riforma della Politica Agricola Comune (PAC) nell’adesione alle priorità del Green Deal europeo. Nelle prossime settimane infatti si giocherà il futuro di questa politica con il voto in plenaria del Parlamento Europeo e decisione della posizione finale del Consiglio Europeo dei Ministri dell’Agricoltura, previsti entrambi per la terza settimana di Ottobre.

Le decisioni del Parlamento e del Consiglio UE condizioneranno l’esito finale del negoziato del Trilogo UE (Commissione, Consiglio e Parlamento) che dovrà approvare definitivamente i futuri Regolamenti della PAC che entreranno in vigore dal gennaio 2023, per effetto del Regolamento transitorio.

Le Associazioni dell’Unione, che rappresentano milioni di cittadini europei, chiedono ai decisori politici una nuova politica agricola attrezzata per affrontare le sfide più gravi del nostro futuro, in grado di stimolare nuove sinergie tra agricoltori, persone e natura, che sia un potente strumento di trasformazione delle politiche di settore per avviare urgentemente la necessaria transizione verso sistemi agricoli ed alimentari sostenibili e socialmente equi e giusti.

“Crediamo fermamente che sia necessario un cambiamento di paradigma verso l’agroecologia per costruire sistemi alimentari sostenibili e resilienti dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Gli agricoltori e i lavoratori di tutta la filiera alimentare devono essere in prima linea in questa transizione” dichiarano nella lettera aperta le Associazioni di CambiamoAgricoltura.

Una posizione condivisa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, dal Gruppo internazionale di esperti sui sistemi alimentari sostenibili e dal Segretariato della Convenzione sulla diversità biologica.

Per rafforzare e rilanciare questo appello ai decisori politici le stesse Associazioni della società civile e dell’agricoltura biologica, riunite nella Coalizione europea “Good Food Good Farming” e nella Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura, mobiliteranno per tutto il mese di ottobre i cittadini europei che saranno invitati a realizzare fotografie e messaggi vocali diretti agli europarlamentari che dovranno votare i nuovi Regolamenti della PAC.

Questo il link con le istruzioni su come fare sentire la propria voce per una riforma verde della PAC inviando una fotografia:

https://www.cambiamoagricoltura.it/diciamo-basta-alla-solita-minestra-foto-azione/

Mentre questo è il link per registrare il proprio messaggio vocale:

https://mitmachen.nabu.de/it-IT/italy

In tutta Europa e in Italia saranno realizzati eventi online con esperti per approfondire le relazioni tra la PAC e l’agroecologia, la tutela della biodiversità, la protezione della fertilità del suolo, la gestione sostenibile delle risorse idriche e la mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici ed i rischi e le opportunità per l’agricoltura legati a queste sfide ambientali globali.

L’elenco delle varie iniziative della Coalizione europea “Good Food Good Farming” è disponibile sul sito web: https://www.goodfoodgoodfarming.eu/

Gli eventi organizzati in Italia dalla Coalizione #CambiamoAgricoltura, con le date ed i programmi, saranno disponibili sul sito: https://www.cambiamoagricoltura.it/

UFFICIO STAMPA


Ufficio Stampa WWF Italia per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura

Tel. 06.84497254



“Bio in Cifre 2020” - FederBio plaude all’impegno della Ministra Bellanova per una veloce approvazione della legge sul biologico

Bologna, 1 ottobre 2020 – Continua la crescita delle superfici biologiche in Italia: +2% nel 2019 rispetto all’anno precedente, con un incremento significativo del 79% dal 2010. Aumentano anche i cittadini che scelgono il bio, con un valore di acquistato pari a 3,3 miliardi di euro nel 2019 (+180% negli ultimi 10 anni).

Questo il quadro che emerge dal Rapporto 2020 sul biologico italiano del SINAB, il Sistema di Informazione Nazionale sull’agricoltura biologica, presentato stamattina dal direttore di Ismea durante l’evento di Coldiretti dal titolo “Il biologico Made in Italy nelle strategie europee”.

Il rapporto “Bio in cifre 2020” rileva che la superficie agricola coltivata in biologico ha raggiunto 1.993.236 ettari, mentre gli operatori nel 2019 sono 80.643, con un incremento del 2% rispetto al 2018 e del 69% negli ultimi 10 anni. Il dato conferma la leadership italiana in Europa per numero di operatori nel settore biologico.

“I numeri presentati evidenziano che la tendenza dei cittadini è sempre più orientata verso un’alimentazione biologica. Dobbiamo dunque supportare con iniziative concrete e un quadro legislativo coerente la conversione al vero biologico. Il rischio è che la forte domanda dei consumatori italiani sia coperta da prodotti biologici di importazione a scapito del bio Made in Italy, mentre abbiamo bisogno di rafforzare i produttori agricoli nel nostro Paese attraverso lo sviluppo di filiere etiche fondate sul principio del “giusto prezzo”.

In questo particolare momento storico in cui l’Europa, con il Green Deal e le strategie Farm to Fork e biodiversità, sta puntando fortemente sul biologico, l’Italia non può permettersi di perdere l’opportunità per accelerare il percorso di transizione verso il modello biologico e perdere il proprio ruolo di leader come numero di operatori.

La spinta per il biologico che viene oggi da Coldiretti rappresenta un punto importante per il settore e l’evento “Rivoluzione Bio” che si terrà il 9 ottobre, giorno di apertura di SANA RESTART, sarà un momento fondamentale di dialogo per tutto il sistema del bio. Sarà soprattutto un’occasione di confronto con le istituzioni, tutte le organizzazioni del mondo agricolo alla presenza della Ministra Bellanova per mettere in campo le migliori idee e i progetti strategici per diffondere le produzioni biologiche creando opportunità concrete per il territorio rurale e per le nuove generazioni.    

Siamo dunque molto soddisfatti che la Ministra Bellanova abbia evidenziato il biologico come un driver fondamentale per lo sviluppo agroecologico, auspicando che l’approvazione definitiva della legge sul biologico avvenga già nei prossimi mesi”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

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