Riforma Pac, Bellanova contro ecoschemi e rotazioni

Dopo mesi di proclami sul Green deal e sulla strategia Farm to Fork ieri nel corso del Consiglio agricoltura e pesca, che ha messo a confronto i ministri dell’agricoltura dei 28 paesi Ue, la discussione è entrata nel vivo rivelando i nervi scoperti dei nuovi vincoli inseriti nella riforma della Pac. In particolare, nel mirino della ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova ci sono gli ecoschemi.

«Non ritengo opportuno – ha detto a margine dell’incontro – fissare a priori una percentuale di risorse dei pagamenti diretti da destinare agli ecoschemi. A mio avviso, questa scelta deve essere effettuata nell’ambito del piano strategico, a seguito di una robusta analisi dei fabbisogni». Si tratta insomma di una bocciatura senza precedenti di una misura che costituisce la novità più sostanziale della riforma della Pac. Gli eco-schemi introducono infatti dei regimi vincolanti in favore dell’ambiente e della neutralità climatica all’interno degli aiuti diretti della Pac. A indebolire la posizione italiana il fatto che questa critica sia espressa a due anni dalla formulazione della proposta di riforma e dopo che Green Deal e From Farm to Fork hanno caricato la Pac di risorse e di aspettative proprio sul fronte dell’impegno al cambiamento climatico.

La coalizione #cambiamoagricoltura esprime sconcerto per le dichiarazioni della ministra dell’Agricoltura, riguardo alla riduzione delle risorse Pac sugli ecoschemi. In una nota la coalizione che raggruppa 70 associazioni del mondo del’ambientalismo e dell’agricoltura biologica tra cui FederBio, Wwf, Legambiente e associazione italiana agricoltura biodinamica sottolinea: «Sarebbe difficilmente giustificabile agli occhi dei cittadini una Pac non in grado di affrontare concretamente problemi ambientali come la perdita della biodiversità, il contrasto ai cambiamenti climatici, il mantenimento dell’agricoltura biologica ed il benessere animale, tutte misure possibili con gli ecoschemi. Le posizioni espresse da Bellanova, come l’esclusione del riso dalla costituzione delle aree ecologiche, difendono modelli di agricoltura a maggiore impatto ambientale del Nord Italia a discapito dell’agricoltura delle aree interne del nostro paese, più sostenibile per l’ambiente e la società. L’Italia con queste posizioni si colloca tra i paesi europei meno lungimiranti e più distanti dai traguardi del Green deal». […]

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TESTATA: Terra è Vita
AUTORE: Lorenzo Tosi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 ottobre 2020



#CambiamoAgricoltura: decisivo per la riforma della PAC il voto del parlamento Ue

Dopo la posizione molto deludente espressa nel Consiglio AgriFish di ieri dalla Ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, appello della Coalizione Cambiamo Agricoltura ai Parlamentari italiani per un voto responsabile e lungimirante coerente con il Green Deal europeo: la riforma della PAC rischia di essere liquidata con il voto del maxi-emendamento frutto dell’accordo tra i gruppi politici EPP-Renew-S&D che renderebbe impossibile la discussione e il voto su altri emendamenti, azzerando l’ambizione ambientale della nuova PAC

Roma, 20 ottobre 2020. L’Italia ha assunto ieri nella riunione del Consiglio europeo AgriFish una posizione arretrata, ostile al cambiamento dei modelli produttivi della nostra agricoltura ed avversa ad una seria conversione ecologica coerente con gli obiettivi delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” e ieri sera a sorpresa è arrivata la decisione del Presidente del Parlamento UE, David Sassoli, di anticipare ad oggi pomeriggio il voto sul maxi emendamento frutto dell’accordo tra i tre maggiori gruppi politici EPP-Renew-S&D, voto che renderebbe impossibile, in base al regolamento del Parlamento UE, la discussione e il voto degli altri emendamenti presentati. Il maxi-emendamento concordato dai gruppi politici EPP-Renew-S&D è contestato dalle associazioni per l’agricoltura biologica e biodinamica, dagli ambientalisti e da tutti coloro che hanno realmente a cuore la sostenibilità dell’agricoltura europea. Sarebbe una vera “ecotruffa” che umilia la democrazia parlamentare facendo prevalere un accordo politico condizionato dalle grandi lobby dell’agricoltura industriale e dalle corporazioni agricole che si oppongono al cambiamento: un colpo di spugna che azzera ogni ambizione climatico-ambientale dalla proposta di regolamento PAC, minacciando la credibilità dell’intero pacchetto del Green Deal voluto dalla Commissione a guida Von Der Leyen,. “Se  prevarrà questa linea nel voto parlamentare, non avremo alternative ad una opposizione frontale alla PAC, una politica europea profondamente sbagliata ed evidentemente non più riformabile, che distrae risorse di consumatori e contribuenti per sussidiare un’agricoltura e una zootecnia aggressive verso la biodiversità, la conservazione delle risorse naturali e il clima, oltre che indifferente alla grande platea di piccoli coltivatori delle aree interne. Non siamo soli in questa posizione, si tratta di un pensiero sottoscritto da vastissimi settori della ricerca scientifica, che hanno già avuto modo di esprimersi attraverso un appello sottoscritto da ben 3600 personalità europee” dichiarano congiuntamente le oltre 70 Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, rappresentate in Italia dalla Coalizione #CambiamoAgricoltura, che hanno rivolto un accorato appello ai Parlamentari italiani presenti nel Parlamento Europeo per bocciare il maxi-emendamento e poter discutere e votare nei prossimi giorni tutti gli emendamenti presentati, al momento neppure tradotti nelle diverse lingue dei Paesi dell’Unione.

Quello di oggi pomeriggio, a partire dalle 14.30, sarà pertanto un voto decisivo per le sorti della riforma della PAC post 2020 perché quanto sarà approvato dal Parlamento UE peserà molto sul negoziato del “Trilogo UE” (Commissione, Consiglio e Parlamento) che avrà inizio nelle settimane successive al voto per concludersi entro la primavera del 2021.

Per questo la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha inviato a tutti i Parlamentari europei eletti in Italia una lettera – appello per chiedere un voto responsabile e lungimirante per una vera riforma della PAC coerente con gli obiettivi del Green Deal europeo.

I parlamentari europei con il loro voto sulla riforma della PAC possono dimostrare che le Strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” non sono solo dichiarazioni di buone intenzioni ma esprimono la volontà politica di una concreta transizione ecologica della nostra agricoltura, coerente con il Green Deal.

Per questo sono significativi gli emendamenti che la Commissione Ambiente ripropone per la plenaria affinché  l’agricoltura biologica e agro-ecologica siano inseriti come obiettivo strategico in entrambi i pilastri della PAC e gli Stati membri inseriscano nei loro piani strategici un’analisi del settore bio con l’individuazione dell’obiettivo nazionale di aumento delle superfici agricole in gestione biologica per il concreto raggiungimento degli obiettivi delle due strategie europee “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”.

Questo cambiamento lo stanno chiedendo a gran voce i cittadini europei e italiani, come testimoniano i numerosi messaggi vocali raccolti dalla Coalizione #CambiamoAgricoltura e inoltrati a tutti i parlamentari europei. Una rassegna dei messaggi possono essere ascoltati a questo link: https://soundcloud.com/user-2909710-479604273

La grave Pandemia che stiamo affrontando non deve distoglierci dal perseguire gli obiettivi del Green Deal, ma anzi deve rafforzare l’impegno per un’agricoltura e un mondo sani e resilienti. Per tutto questo il voto del Parlamento europeo sarà ancora più decisivo e la Coalizione #CambiamoAgricoltura seguirà con attenzione tutta la discussione ed il voto parlamentare che ne seguirà, commentando sui social network le posizioni assunte dai diversi gruppi politici e singoli parlamentari.

Qui i documenti prodotti dalla Coalizione #CambiamoAgricoltura che testimoniano l’urgenza di agire per una transizione ecologica della nostra agricoltura:

https://drive.google.com/drive/u/2/folders/1kfaYDTTHtgUwAltv2I0HBuqpHKgNA6kT 

UFFICIO STAMPA


Ufficio Stampa WWF Italia per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura



COZZE RIPIENE ALLA VIESTANA

Dosi per 4 persone

Ingredienti Biologici

1 kg di cozze


300 gr di pane (preferibilmente di grano duro)


40 grammi di parmigiano grattugiato


40 grammi di pecorino grattugiato


Sale e Pepe


Prezzemolo fresco


Latte per il pane


2 uova


700 g di passata di pomodoro


1 spicchio d’aglio


Olio extravergine di oliva


Procedimento

  • Raschiate le cozze sotto l’acqua fresca corrente. Poi, utilizzando un coltellino sottile apritele inserendo la lama sul lato di ognuna e facendola scorrere per tutto il guscio, avendo cura di raccogliere l’acqua rilasciata dai muscoli.
  • Raccogliete il pane spezzettato in una ciotola pulita e ammollatelo con poco latte. Aggiungete quindi le uova e i formaggi e amalgamate tutto con una forchetta, poi con le mani. Incorporate una manciata di prezzemolo tritato, una spolverata di pepe e un paio di cucchiai dell’acqua rilasciata dalle cozze.
  • Prendete una capiente casseruola e fatevi dorare l’aglio con un po’ di olio. Aggiungete la passata, aggiustate di sale e portate il fuoco a minimo.
  • Riempite le cozze con il ripieno di pane e formaggio e pressate di ognuna il guscio in modo da sigillarlo. Sistematele man mano nella casseruola con il sugo, una a fianco all’altra, aggiungete l’acqua delle cozze rimanente e fate cuocere su fuoco basso per 15-20 minuti.
  • Spegnete appena il sugo si sarà addensato. Ultimate il piatto con un filo d’olio crudo, una spolverata di prezzemolo fresco e servite.

Rubrica in collaborazione con Bio Magazine


#CambiamoAgricoltura: insostenibili le parole della ministra Teresa Bellanova a margine del Consiglio Agrifish di oggi

Roma, 19 ottobre 2020. Sconcerto per le dichiarazioni della Ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, nel Consiglio AgriFish di oggi, nelle quali esprime contrarietà ad un impegno minimo di risorse per gli ecoschemi.

Le Associazioni di protezione ambientale e del biologico, riunite nella Coalizione #CambiamoAgricoltura rispondono alla Ministra Bellanova: “quello chè è difficilmente giustificabile agli occhi dei cittadini è una PAC non in grado di affrontare concretamente problemi ambientali come la perdita della biodiversià, il contrasto ai cambiamenti climatici, il mantenimento dell’agricoltura biologica e il benessere animale, tutte misure possibili con gli ecoschemi”.

Le posizioni espresse dalla Ministra Bellanova, come l’esclusione del riso dalla costituzione delle aree ecologiche, difendono modelli di agricoltura a maggiore impatto ambientale del nord Italia a discapito dell’agricoltura delle aree interne del nostro Paese, più sostenibile per l’ambiente e la società. L’Italia con queste posizioni si colloca tra i paesi europei meno lungimiranti e più distanti dai traguardi del Green Deal.

 

UFFICIO STAMPA


Ufficio Stampa WWF Italia per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura



PAC, a rischio gli obiettivi del Green Deal

Gli ultimi sviluppi a Bruxelles in tema di PAC preoccupano non poco il settore del biologico europeo. A lanciare l’allarme, la Coalizione Cambiamo Agricoltura, un’organizzazione agro-ambientalista europea in Italia rappresentata da Associazione Medici per l’ambiente, Aiab, Associazione agricoltura biodinamica, FAI, Federbio, Legambiente, Lipu, Pronatura e Wwf. La denuncia è chiara, il Parlamento Europeo rischia di fermare il processo del Green Deal e i suoi obiettivi a causa di un accordo preso tra le maggiori forze politiche, sulla riforma della PAC. Un agreement in palese contrasto con le Strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 oltre che una resa incondizionata alle grandi lobby dell’agricoltura avvelenata.

Tra le proposte più dannose concordate, c’è quella di non concedere spazio reale alla natura nelle aziende agricole attraverso la creazione di stagni, siepi e piccole zone umide, come prevede la Strategia UE Biodiversità 2030. L’accordo adottato dai partiti, infatti, permetterebbe di continuare a drenare le torbiere, una fonte massiccia di carbonio responsabile del 25% di tutte le emissioni di gas serra agricole dell’UE e il 5% di tutte le emissioni di gas serra in Europa. Inoltre, con l’accordo si vorrebbe rimuovere il divieto di arare e convertire i prati permanenti nei siti Natura 2000, che sono aree protette ai sensi delle direttive comunitarie.

Un pericolo, percepito anche dal presidente di IFOAM (organizzazione UE per l’alimentazione e l’agricoltura biologica), Jan Plagge, che ha tentato in extremis di porre rimedio con una lettera aperta all’Europarlamento, inviata prima del voto in sessione plenaria di oggi, martedì 20 ottobre.

“Il movimento biologico sostiene pienamente gli obiettivi delle strategie Farm to Fork e Biodiversity per ridurre l’uso di pesticidi, fertilizzanti e antibiotici in agricoltura e raggiungere il 25% dei terreni agricoli dell’UE in agricoltura biologica entro il 2030.” – si legge nella missiva – “I piani strategici devono sostenere questi obiettivi a favore di una agricoltura biologica e agro-ecologica attraverso entrambi i pilastri della PAC. La conversione e i pagamenti di mantenimento giocano un ruolo cruciale per rendere questo approccio del sistema biologico competitivo per gli agricoltori.”

La questione è seria e delicata, speriamo che dopo il voto di oggi l’allarme rientri, per non dover parlare dell’ennesima opportunità persa per il settore. […]

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TESTATA: Green Planet
AUTORE: Chiara Brandi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 ottobre 2020



Webinar: “Biologico e sviluppo territoriale: i biodistretti laboratori di innovazione"

DOVE: 

Web conference: https://bit.ly/37t2e5y

QUANDO:

venerdì 23 ottobre 2020, h. 17.00 - 19.30

Venerdì 23 ottobre FederBio, in collaborazione con FederBioPugliaNatura e Bio-distretto delle Lame , presenterà il convegno “Biologico e sviluppo territoriale: i biodistretti laboratori di innovazione”. All’evento, che fa parte del progetto “B.e.n.e., biologico è….una nuova economia” finanziato dal PSR Puglia, parteciperà anche Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

Per partecipare è necessario iscriversi al link: https://bit.ly/37t2e5y


Il mercato italiano dice "Bio" ma Francia e Spagna corrono di più

Per il consumatore del 2020 se dici biologico dici sano e naturale. La pandemia in pochi mesi ha dato un’ulteriore spinta al trend salutistico che si sta affermando nelle preferenze degli acquirenti. A beneficiarne è un settore che l’Italia ha sviluppato con convinzione negli ultimi 20 anni, diventando punto di riferimento internazionale. Un settore che ha raggiunto un giro d’affari al consumo di 4,3 miliardi di euro, ha superato i 2,4 miliardi di euro all’export e sarà uno degli assi portanti del Governo, nell’ambito dei piani di attuazione della strategia europea “Farm to Fork”, i cui obiettivi mirano a triplicare entro il 2030 le superfici bio e a tagliare del 50% l’uso dei pesticidi.

Per quanto riguarda il vino, i segnali di crescita sono stati evidenti, in particolare nella GDO e stanno spingendo molti imprenditori a credere nelle opportunità di business in questa categoria. Tuttavia, nonostante il quadro legislativo europeo sia chiaro sui vini biologici, il nostro Paese (terzo in Ue per superfici) sta tentennando nell’approvazione della legge quadro, il Testo unico sul Bio, ferma da due anni in Senato. Sono forti le resistenze di una parte dell’industria agricola legata al convenzionale, supportata da discutibili argomentazioni scientifiche a riguardo che, secondo FederBio, rischiano di far perdere all’Italia quote di mercato rispetto a una Francia e a una Spagna che stanno andando a velocità doppia, proprio nel momento in cui la Commissione ha scelto la linea green e sostenibile.

“L’Italia – ha ricordato la Ministra per le Politiche agricole, Teresa Bellanova – ha praticamente raggiunto l’obiettivo dell’aumento del 50% della superficie agricola coltivata a bio. Ora è necessario lavorare per organizzare meglio la filiera e far sì che tutto il prodotto biologico, ottenuto da quel 15,8% della superficie bio italiana, sia opportunamente valorizzato sul mercato. Con questo obiettivo, stiamo lavorando sui criteri per utilizzare il fondo costituito nell’ultima finanziaria, con una dotazione di 20 milioni per i prossimi 4 anni“.

La fase di lockdown ha fatto decollare la spesa per il vino bio, anche se va sottolineato che in Italia questo segmento incide per appena l’1,4% sul totale degli acquisti di prodotti agroalimentari. Tuttavia, è una nicchia che ha fatto registrare numeri importanti. Tra marzo e il 17 maggio 2020, i vini sono cresciuti del 12% e gli spumanti del 4% in GDO. In Italia, la vite da vino occupa il quinto posto tra le coltivazioni biologiche e gli ettari totali vitati sono 107 mila. Nel mondo, la superficie vitata a bio (uva da vino e da tavola) supera 422 mila ettari (dati 2018) e vale il 6% della superficie totale; quasi 350 mila ettari sono in Europa e l’Italia vanta un quarto delle vigne biologiche su scala mondiale.

Una terra di nessuno è quella dei “Vini Naturali”. L’indicazione in etichetta può suggerire l’idea di un vino di qualità molto alta e il rischio che l’uso del termine naturale induca il consumatore in errore è molto alto. È quindi evidente un rischio comunicativo per l’intero settore. Secondo FederBio, occorre un disciplinare che metta nero su bianco le regole che i produttori devono seguire: “Non basta eliminare non mettere anidride solforosa nel vino per dichiararsi naturali. Il valore fondamentale è nel vigneto. E ritengo – dice la presidente, Maria Grazia Mammuccini – che un vino naturale debba quantomeno partire da un prodotto biologico, aggiungendo poi ulteriori elementi.” […]

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TESTATA: Gambero Rosso
AUTORE: Gianluca Atzeni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 15 ottobre 2020



16 ottobre: giornata mondiale dell'alimentazione. FederBio, il biologico tutela la salute dell’uomo e del Pianeta

Bologna, 15 ottobre 2019 – “Coltivare, nutrire, preservare. Insieme. Le nostre azioni sono il nostro futuro”. Questo il tema centrale della Giornata mondiale dell’alimentazione istituita dalla FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, che si festeggerà venerdì 16 ottobre.

In occasione di questo importante evento, FederBio sottolinea come in un periodo come quello attuale, fortemente segnato dalla crisi sanitaria legata al coronavirus, sia ancora più evidente la profonda correlazione tra la salute dell’uomo e quella dell’ambiente.

La Federazione promuove da sempre la necessità di adottare un modo più etico di produrre e consumare cibo. L’utilizzo di paradigmi più sostenibili nelle filiere produttive risponde peraltro a una crescita significativa della sensibilità dei cittadini che, in misura sempre maggiore, indirizzano le loro scelte d’acquisto verso quei prodotti in grado di offrire garanzie per la salute, la sostenibilità ambientale e che, al tempo stesso, rispondano a principi di equità sociale con il riconoscimento del giusto prezzo.

La bioagricoltura è l’unico approccio in grado di conciliare sostenibilità econo­mica, sociale e ambientale, dimostrandosi efficace nel contrasto al cambiamento climatico e nella tutela della biodiversità, oltre a rappresentare una concreta opportunità di sviluppo per i territori rurali e per l’occupazione.

Quest’anno la Giornata mondiale dell’alimentazione si celebra a pochi giorni dall’assegnazione del premio Nobel per la Pace al World Food Programme dell’Onu, un riconoscimento che rappresenta un segnale etico importante anche dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Rappresenta anche un’esortazione verso una sana e corretta alimentazione che evita gli sprechi, tesa alla conservazione della biodiversità e al sostegno ai piccoli produttori agricoli. Occorre una nuova visione dell’agricoltura e proprio la FAO indica l’approccio agroecologico come l’innovazione strategica che può contribuire al processo di trasformazione verso sistemi alimentari equi e sostenibili e migliorare la produzione di cibo mondiale. Per le sue caratteristiche l’agroecologia rappresenta l’agricoltura del futuro, in grado di preservare il Pianeta e di nutrire il mondo”, ha affermato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

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FederBio

Silvia Voltan
silvia.voltan@pragmatika.it
M +39 331 1860936

T +39 051 6242214



La nuova PAC rischia di cancellare il Green Deal europeo

Disastroso accordo tra le maggiori forze politiche del Parlamento UE sulla riforma della PAC in palese contrasto con gli obiettivi delle Strategie europee “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”. Una resa incondizionata alle grandi lobby dell’agricoltura avvelenata

Roma, 13 ottobre 2020. Affossare il green Deal europeo attraverso una forte penalizzazione della natura e della lotta ai cambiamenti climatici nella riforma della Politica agricola comune. E’ quanto hanno concordato, secondo quanto trapelato oggi, i tre maggiori gruppi politici, il Partito Popolare Europeo (PPE), i Socialisti e Democratici (S&D) e Renew Europe, che hanno raggiunto un accordo molto negativo per l’ambiente sulla prossima Politica Agricola Comune. Lo denuncia oggi la Coalizione Cambiamo Agricoltura, che prosegue: “Il parlamento europeo rischia di fermare il processo del Green Deal europeo ed i suoi obiettivi contenuti nelle recenti Strategie approvate pochi mesi fa, quelle sulla Biodiversità 2030 e la Farm to fork”.

Tra le proposte più dannose concordate da S&D, PPE e Renew Europe quelle di non concedere spazio reale alla natura nelle aziende agricole invece di fissare l’obiettivo di almeno il 10% aree per la tutela della biodiversità, attraverso la creazione di stagni, siepi e piccole zone umide, come prevede la Strategia UE Biodiversità 2030. Secondo l’accordo adottato dai partiti, si continuerebbe a drenare le torbiere, una fonte massiccia di carbonio responsabile del 25% di tutte le emissioni di gas serra agricole dell’UE e il 5% di tutte le emissioni di gas serra in Europa. Si vorrebbe inoltre rimuovere il divieto di arare e convertire i prati permanenti nei siti Natura 2000, che sono aree protette ai sensi delle direttive comunitarie.

Queste proposte, unitamente ad altre gravissime, potrebbero già significare la fine dell’ambizioso Green Deal dell’UE, che ha disperatamente bisogno di una riforma radicale della PAC per avere successo.

Anche sotto il profilo dell’equità per le aziende votate al biologico e all’agroecologia questo accordo potrebbe essere devastante drenando le risorse verso pratiche che solo le grandi aziende potrebbero permettersi, in una sorta di greenwashing finanziato con fondi europei.

“Questa proposta – afferma la Coalizione Cambiamo Agricoltura –  è una dichiarazione di resa alle lobby dell’agricoltura intensiva. Ci appelliamo in particolare ai membri del Parlamento europeo, soprattutto quelli dei gruppi socialisti e democratici e dei Renew, che avevano promesso un’azione sulle emergenze climatiche e sulla biodiversità: ritirino questo disastroso accordo, che non farebbe che affossare il processo del Green new deal, fortemente voluto dalla Commissione europea e appoggiato da larghi strati della politica e della società civile”.

Attualmente, quasi 60 miliardi di euro di denaro dei contribuenti dell’UE vengono spesi ogni anno per i sussidi della PAC, che per lo più finanziano l’agricoltura intensiva e l’allevamento industriale. Il modello di agricoltura intensiva che promuove porta direttamente alla perdita di biodiversità, all’inquinamento dell’acqua e dell’aria, all’eccessiva estrazione dell’acqua e contribuisce alla crisi climatica.

Numerosi studi e oltre 3600 scienziati sostengono che l’agricoltura intensiva sta spingendo molte specie verso l’estinzione. Dal 1980, l’UE ha perso il 57% dei suoi uccelli degli ambienti agricoli, così come farfalle, api e altri impollinatori, anch’essi in grave declino.

Proteggere la natura significa anche proteggere tutti quegli agricoltori impegnati in una sera transizione agro-ecologica. I cittadini lo stanno chiedendo a gran voce, i politici non possono continuare ad ignorarli ascoltando solo le sirene dell’agroindustria.

UFFICIO STAMPA


Ufficio Stampa WWF Italia per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura



COUS COUS DI VERDURE

Dosi per 4 persone

Ingredienti Biologici

320 g di cous cous


1 melanzana


2 zucchine


1 peperone rosso


1 cipollotto


Olio extravergine d’oliva


Sale


Basilico fresco


Procedimento

  • Mondate e tagliate a cubetti le verdure.
  • Fatele grigliare sul fondo di una capiente padella antiaderente senza aggiungere grassi e mescolate con un cucchiaio di legno. Appena inizieranno a colorirsi aggiungete un giro di olio, salate e fate dorare continuando a mescolare. Spegnete, aggiungete qualche foglia di basilico spezzettata con le mani e tenete da parte.
  • Nel frattempo, raccogliete il cous cous in una ciotola capiente. Riempite un pentolino di acqua e portatela a bollore insieme a 1 cucchiaio di olio e 1 cucchiaino di sale.
  • Versate l’acqua bollente sul cous cous fino a coprirlo a filo. Coprite con il coperchio (oppure con pellicola) e fate riposare per circa 5 minuti.
  • Sgranate il cous cous con una forchetta e trasferitelo nella padella con il condimento a fuoco spento. Mescolate bene. Cospargete di basilico fresco, aggiungete un giro di olio a crudo, mescolate e servite.

Rubrica in collaborazione con Bio Magazine