Pesticidi: pochi giorni di dieta biologica per eliminarli dal corpo (o quasi). Il nuovo studio sul glifosato, dopo i risultati del 2019

Virtualmente tutti gli esseri umani hanno nel proprio organismo complesse miscele di pesticidi, erbicidi e fitofarmaci di vario tipo. La buona notizia è che basta una settimana di dieta biologica per far letteralmente crollare la concentrazione della maggior parte di essi, in alcuni casi fino quasi ad azzerarla. Lo dimostrano due studi pubblicati su Environmental Research tra il 2019 e il 2020, condotti su quattro famiglie americane (per un totale di 16 persone di zone e condizioni sociali molto diverse), alle quali i nutrizionisti dell’Università della California hanno chiesto di seguire per 5 giorni una dieta che non prevedesse alcun alimento biologico e poi, per altri cinque giorni, una interamente biologica.

L’analisi delle urine di adulti e bambini (per un totale di 158 campioni per ogni studio) ha mostrato risultati sorprendenti. In tutti i partecipanti sono stati ritrovati 16 pesticidi e metaboliti di composti noti, che dimostrano come ciascun partecipante sia stato esposto a non meno di 40 sostanze diverse tra le quali il glifosato.

Fortunatamente, dopo poche ore dall’inizio di una dieta basata su prodotti biologici, la concentrazione di tutti i composti scende in fretta, ad esempio il glifosato cala del 71% e il suo principale metabolita, chiamato AMPA del 76%. Come commentano gli autori sul sito di Friends of the Earth, un’organizzazione che da anni si batte per un’agricoltura meno basata sulla chimica, questi dati dimostrano quanto gli alimenti biologici possano essere efficaci nel ridurre  composti pericolosi per la salute, oltre che nocivi per l’ambiente[…]

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TESTATA: Il Fatto Alimentare
AUTORE: Agnese Codignola
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 agosto 2020



Abbiamo decine di pesticidi nell’organismo ma possiamo ridurne i pericoli

Nel nuovo studio di Friends of the heart intitolato “Organics for all” è stata misurata la quantità di pesticidi nell’organismo di una serie di famiglie americane e quanta ne rimanesse dopo 6 giorni di dieta a base di alimenti biologici. L’associazione ha confrontato i livelli di pesticidi nei corpi di quattro famiglie nord americane, scoprendo che mangiare biologico funziona.

Chi seguiva un’alimentazione bio ha ridotto rapidamente e drasticamente l’esposizione ai pesticidi in una sola settimana. I livelli di tutte le sostanze chimiche rilevate sono scesi in media del 60,5%; perfino il glifosato è drastimamente calato (70%) dopo sei giorni.

“Abbiamo trovato 16 pesticidi e sostanze in cui i pesticidi si scompongono nel corpo, chiamate metaboliti, in ogni partecipante allo studio. Insieme questi rappresentano la potenziale esposizione a 40 diversi pesticidi. Le cadute più significative, dopo appena una settimana di dieta bio, si sono verificate in una classe di pesticidi neurotossici chiamati organofosfati. Questi pesticidi sono così dannosi per il cervello in via di sviluppo dei bambini che gli scienziati hanno chiesto un divieto totale” spiegano nel report gli autori.

Questi risultati mostrano che mangiare biologico funziona. E oltre a ridurre l’esposizione dei consumatori ai pesticidi tossici, i sistemi di agricoltura biologica proteggono la salute degli agricoltori, della nostra aria, dell’acqua e del suolo. […]

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TESTATA: Il Salvagente
AUTORE: Riccardo Quintili
DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 agosto 2020



Biologico e polemiche: il caso del riso e la necessità di convertire l’agricoltura convenzionale. L’intervento di Roberto Pinton, AssoBio

Nel terreno e nell’acqua di alcune risaie, nella zona di Vercelli, sono stati individuati residui di fitofarmaci non ammessi nella produzione biologica. Purtroppo, però questo è un fatto che non deve stupire. Dall’ultimo rapporto dell’ISPRA sui pesticidi nelle acque italiane (2016), in Piemonte i residui di pesticidi sono presenti nel 91.5% dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 65.9% nelle acque profonde.

Imputare oggi ad un agricoltore, la presenza nell’acqua (che non è sua, ma è un bene pubblico, risoluzione ONU del luglio 2010) di un diserbante e di un insetticida il cui uso è vietato da prima che lui nascesse è di palese illogicità. L’impegno che i produttori biologici si assumono, nei confronti della collettività, è che con le migliori tecniche di produzione ripristineranno le condizioni ottimali del suolo, tutelando la biodiversità. Ma nessuna norma può chiedere ad un agricoltore di fare miracoli. Impossibile che un’azienda biologica faccia scomparire dalle acque e dal suolo il frutto dissennato di decenni di chimica in agricoltura. Ci si arriverà ma col tempo e solo smettendo di usare le sostanze chimiche che contaminano le acque. Le aziende vercellesi non hanno adottato comportamenti illeciti: sul loro riso le analisi non hanno trovato residui di sostanze non ammesse. I residui c’erano nell’acqua, un bene pubblico, per il cui uso le aziende pagavano e pagano un corrispettivo a un ente pubblico che si chiama Consorzio di bonifica.

L’agricoltura biologica non può essere relegata nell’8.5% del Piemonte in cui le acque sono pulite. Al contrario, serve avviare alla conversione biologica proprio le aree più compromesse, per iniziare subito il processo di recupero che solo la mancata immissione nell’ambiente di nuove sostanze chimiche di sintesi e l’adozione di tecniche agricole sostenibili può garantire. Su questa linea è la strategia “From farm to Fork”, al centro del Green Deal della UE.

Le aspettative dei cittadini evolvono e innescano un cambiamento significativo nel mercato alimentare. Proprio per questo il mercato degli alimenti biologici è destinato a continuare a crescere e l’agricoltura biologica deve essere promossa ulteriormente, poiché ha effetti positivi sulla biodiversità, crea posti di lavoro e attrae giovani agricoltori, e i consumatori ne riconoscono il valore. […]

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TESTATA: Il Fatto Alimentare
AUTORE: Roberto Pinton
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 luglio 2020



Biologico: maggiori garanzie e giusto riconoscimento del lavoro

L’agricoltura biologica promuove un modello economico circolare, sostenibile ed equo per tutti gli attori della filiera, nonché una relazione etica tra la terra e le persone. Come definito dai principi IFOAM*, il modello biologico punta a costruire relazioni che assicurino equità nell’ambiente comune, pari opportunità di vita e giustizia sociale a tutti i livelli della filiera: agricoltori, lavoratori, trasformatori, distributori, commercianti e consumatori. Per sua definizione, dunque, tale modello si pone nettamente in antitesi con tutte le forme di illegalità e sfruttamento.

I numeri evidenziano che il biologico è un settore che dà più occupazione in termini di persone impiegate e paga meglio il cibo prodotto. Gli esempi del gap esistente tra prezzo corrisposto nel convenzionale e nel biologico sono molti. Per il grano duro va dai 20 centesimi al chilo pagati a chi coltiva i campi convenzionali ai 39 per il bio e ai 47 centesimi per i grani antichi certificati. Sul campo convenzionale un chilo di pomodori da passata, per fare un altro esempio, viene pagato 8 centesimi, nel biologico si arriva a retribuire lo stesso chilo di pomodori anche 33 centesimi. Differenze che pesano se l’obiettivo è il contrasto allo sfruttamento dei lavoratori e il giusto riconoscimento del lavoro. In media si rileva che la manodopera nelle aziende bio viene pagata almeno un 6% in più. Da questi dati si può affermare che il biologico offre, anche sul fronte occupazionale, maggiori garanzie.

In quanto federazione nazionale a tutela dell’agricoltura biologica, tali valori cardine sono alla base dell’agire di FederBio che da sempre è in contrasto con ogni forma di lavoro nero e schiavitù. I suddetti principi di legalità vengono posti come pilastri del codice etico definito dalla federazione.

FederBio, inoltre, collabora costantemente con le autorità competenti per segnalare eventuali azioni non trasparenti che favoriscano attività di sfruttamento o caporalato. Il 25% di chi lavora nell’agricoltura in Europa è irregolare o illegale e in Italia si supera il 30%, secondo il report ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro). L’indagine evidenzia che i braccianti prestano servizio spesso tra inadempimenti contributivi, bassa retribuzione, orari eccessivi di lavoro e assenza totale di tutela della salute e sicurezza. L’orario medio talvolta supera le 8 ore, arrivando anche a 12, e nei casi di sfruttamento più grave si arriva ad un salario di 1 euro all’ora. In estrema sintesi, è questo il quadro che racconta lo sfruttamento dei lavoratori agricoli. Sfruttamento che FederBio contrasta promuovendo ogni forma di iniziativa volta a debellare la piaga della criminalità nell’agricoltura. Da qui il sostegno a piattaforme come Humus Job, che garantisce contratti regolari ed etici con il riconoscimento del giusto prezzo dei prodotti. Così come “AgriJob” di Confagricoltura, “Lavora con agricoltori Italiani” di CIA, “Jobincountry” di Coldiretti, “Incontro Lavoro Agricoltura” della Regione Veneto e “Io resto in campo” della Cgil: tutte con il compito, per nulla scontato, di far incontrare domanda e offerta in agricoltura, rispettando sempre i principi di legalità.

In linea con gli obiettivi specificati nell’agenda 2030 delle Nazioni Unite, infatti, FederBio orienta la sua azione verso una crescita economica inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso ed equamente retribuito per tutti.

 

*”Principio dell’Equità” da: “Principles of Organic Agriculture”, Assemblea Generale IFOAM, Adelaide 2005  

 

Fonte: Redazione FederBio


Consultazione su Direttiva UE pesticidi. FederBio: uso sostenibile consiste nel diffondere le alternative

Nel parere presentato alla Commissione europea, la necessità di un cambio di rotta deciso per il bene dell’ambiente e della salute dei cittadini

Roma, 10 agosto 2020 – La direttiva UE sull’uso sostenibile dei pesticidi (SUD) deve essere rivista. Come la Corte dei Conti europea ha messo in luce nelle ultime settimane, gli agricoltori sono poco incentivati ad adottare metodi alternativi considerato che non c’è collegamento efficace tra l’obiettivo di ridurre in maniera concreta e misurabile l’uso dei pesticidi e i pagamenti a titolo della PAC. E nessuno verifica la reale consistenza del fenomeno pesticidi: mancano sistemi di monitoraggio adeguati relativi all’effettiva riduzione dell’uso dei pesticidi nel territorio dell’UE. A livello italiano, tutto questo si traduce (come riporta l’analisi Ispra sulla qualità delle acque elaborata nel 2020) in una crescita consistente dei punti di campionamento che risultano inquinati sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee, destinate al consumo umano: dal 2012 al 2018, i siti contaminati sono aumentati del 35% nelle acque superficiali e del 14% in quelle sotterranee.

Sono solo alcuni dei punti critici che FederBio, per la campagna Cambia la Terra (di cui fanno parte anche Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente e WWF), analizza come contributo alla revisione della direttiva del 2009 sull’uso ‘sostenibile’ dei pesticidi. Sono infatti appena scaduti i termini della consultazione pubblica lanciata dalla Commissione europea per offrire a organizzazioni e cittadini la possibilità di dare un contributo alla redazione di un nuovo accordo europeo per trovare alternative all’uso della chimica di sintesi nei campi. È intervenuta in questo senso FederBio per la redazione di un documento che esprime le necessità principali per un cambio di rotta deciso nell’uso dei pesticidi.

Secondo il documento presentato assieme ad altre 360 osservazioni provenienti da tutta Europa, è prioritario in primo luogo ridurre l’utilizzo dei pesticidi di sintesi. È necessario, perciò, incoraggiare e accelerare l’ingresso sul mercato di prodotti di bio-controllo dei parassiti alternativi, escludendo l’uso di sostanze di sintesi a favore di prodotti fitosanitari naturali o minerali. Al tempo stesso vanno ridotti drasticamente i rischi connessi all’utilizzo dei pesticidi attraverso norme più stringenti ed efficaci sulle distanze minime di sicurezza dalla popolazione e dalle coltivazioni biologiche, per tutelarle efficacemente dal rischio della contaminazione accidentale.

Usare in modo sostenibile i pesticidi – dichiara Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBiosignifica in primo luogo puntare sulle alternative di origine naturale. L’agricoltura biologica, a questo proposito, è la chiave per un cambio di rotta deciso sulle politiche agricole europee. Servono limiti più stringenti e sistemi di monitoraggio efficaci per verificare l’effettiva presenza di pesticidi nelle acque, nel suolo e nel cibo, attivando anche un sistema di controllo sulla presenza dei pesticidi nel corpo umano a partire dagli agricoltori e dalle loro famiglie che sono tra i soggetti più esposti”.

Tutto ciò viene reso ancor più necessario nella fase attuale verso l’obiettivo del Green Deal europeo per il quale occorre dare attuazione concreta agli obiettivi inseriti nelle strategie “Farm to Fork” e Biodiversità 2030 che prevedono di raggiungere il 25% della SAU europea coltivata con il metodo dell’agricoltura biologica e una riduzione del 50% nell’uso dei pesticidi entro il 2030. La modifica della direttiva sull’uso sostenibili dei pesticidi e le scelte conseguenti nella riforma della PAC è sono quindi essenzialei per intraprendere un nuovo percorso. Il suo miglioramento infatti potrà permettere, non solo l’ampliamento di pratiche già assodate nelle coltivazioni biologiche, ma anche la possibilità di intraprendere studi e ricerche indipendenti per valutare gli effetti dei pesticidi sulla salute dei cittadini e sull’ambiente anche in relazione all’aspetto del multiresiduo fino ad ora non adeguatamente indagato.

La salute dei cittadini e la difesa dell’ambiente – conclude Mammuccinivengono prima di tutto e un’informazione adeguata e trasparente sui rischi da pesticidi è un diritto dei cittadini. L’Europa deve impegnarsi a sostenere le alternative adeguate che l’agroecologia offre all’uso dei pesticidi”.

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Firenze Bio diventa socia della Federazione e rappresenta FederBio in Toscana per sostenere lo sviluppo agroecologico di una delle Regioni più green d’Italia

La nuova realtà rappresenterà la base toscana di FederBio e si occuperà della valorizzazione della distintività delle produzioni agricole e della tutela degli operatori del territorio.

Bologna, 6 agosto 2020 – Supportare la crescita del biologico, promuovere e sostenere le iniziative e i progetti che mirano allo sviluppo di sistemi agricoli e di produzione del cibo in armonia con la Natura e coerenti con una cultura ecologica integrale: questi gli obiettivi principali al centro dell’accordo che ha portato Firenze Bio ad associarsi a FederBio rappresentando così la federazione in Toscana.

Con una superficie bio di 138.194 ettari (cresciuta del 6,2% nel 2018) e 5.235 operatori (+1,8%), la Toscana è la sesta Regione più green d’Italia dopo Sicilia, Puglia, Calabria, Emilia Romagna e Lazio.

Firenze Bio farà parte della sezione Soci Produttori di FederBio, che contribuisce alla crescita professionale, commerciale e culturale di tutti i soggetti che compongono le diverse filiere del biologico.

”La Toscana, Regione fortemente vocata al biologico, sta crescendo a ritmi sostenuti. La nascita dell’Associazione Firenze Bio, che valorizza l’agrobiodiversità e mette al centro i temi legati alla sicurezza alimentare, alla sostenibilità ambientale e alla salute, è di fatto un altro segno evidente di questa crescita. L’adesione di Firenze Bio a FederBio, oltre a rappresentare un nuovo e strategico punto di riferimento per il biologico nel territorio toscano, costituisce anche un importante elemento di consolidamento del ruolo della Federazione a livello nazionale.

Con il Green Deal siamo di fronte ad una svolta a livello europeo, anche per l’agricoltura. Attraverso la strategia “Farm to Fork” e la strategia Europea per la Biodiversità si punta a triplicare la superficie coltivata con il metodo bio e a ridurre del 50% l’uso dei pesticidi di sintesi chimica. In questa fase di grandi cambiamenti, la nascita di una rappresentanza FederBio in Toscana può contribuire a consolidare ulteriormente il percorso di sviluppo del biologico in Regione e la transizione verso l’agroecologia, fondamentale per la tutela dell’ambiente, il contrasto al cambiamento climatico e la valorizzazione dei sistemi locali.

Con l’adesione a FederBio, Alberto Bencistà, come presidente di Firenze Bio, diventa il rappresentante della Federazione in Toscana“, ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

“La pandemia obbliga l’umanità ad un profondo ripensamento dei modelli dominanti nell’economia, negli stili di vita, nelle relazioni tra le nazioni ed i popoli. ‘Niente sarà come prima’ è stato lo slogan, quasi una invocazione, ripetuto in tutto il mondo, e credo e spero che nessuno si sottragga a questo impegno etico prima ancora che politico. Ma le difficoltà saranno molte e la conversione ecologica presuppone una lucida visione dei cambiamenti necessari in tutti i settori. Chi, come noi, opera in un comparto così vitale come quello agroalimentare, dovrà mettere in conto un forte impegno suppletivo anche in Toscana nonostante i risultati raggiunti. La Regione si è caratterizzata per una legislazione attenta al mondo biologico (legge sui distretti biologici – legge sulle mense a Km 0) e per il pieno utilizzo dei fondi europei per questo settore. La nuova fase che si apre a livello europeo, nazionale e regionale, ha bisogno di un forte protagonismo del mondo biologico e biodinamico. FederBio non farà mancare il suo contributo insieme alle imprese e alle associazioni per una Toscana che si ponga l’obiettivo di arrivare ad una SAU bio al 40 % entro il 2030. Per questo non mi sono sottratto all’impegno che mi è stato richiesto da FederBio e spero di riuscire a realizzare progetti che generino valore per la nostra comunità”, ha dichiarato Alberto Bencistà, Presidente di FirenzeBio.

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Bellanova firma il dercreto sui limiti ai fosfiti nel biologico

Arriva l’attesa firma del ministro Teresa Bellanova sul decreto che aggiorna i limiti delle contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili da fosfiti nella frutticoltura e viticoltura biologica, ponendo fine ad una situazione di ambiguità normativa che danneggiava i produttori biologici onesti costretti a decertificare i loro prodotti pur non avendo impiegato sostanze attive non ammesse.

Il decreto firmato dal Ministro, dopo l’accordo con le rappresentanze del settore e in Conferenza Stato Regioni, adegua i limiti previsti attualmente dal DM 309/2011 per i residui di acido fosfonico in assenza di contemporanea rilevazione di acido etilfosfonico nei prodotti tal quali e in quelli trasformati provenienti da colture arboree. In questo modo, grazie al recepimento nella normativa di metodiche scientifiche avanzate di analisi dei residui di acido fosfonico, si è fatta chiarezza su un tema molto critico per il settore che rischiava di causare danni ingenti alla produzione biologica in agricoltura.

La pubblicazione del decreto è attesa a giorni, dopo le verifiche di competenza della Corte dei Conti. Il provvedimento ministeriale fa seguito a specifiche attività di ricerca avviate già nel 2014 con la collaborazione di FederBio e riprese nel 2016 specificamente per il comparto vitivinicolo con la collaborazione di Uiv. Fra gli esiti di queste ricerche, l’evidenza che alcuni mezzi tecnici ammessi dalla legge, normalmente utilizzati nelle coltivazioni biologiche e in cantina, presentano contaminazioni da fosfiti anche significative. […]

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TESTATA: Corriere Ortofrutticolo
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 luglio 2020



La transizione dei sistemi agricoli europei: presentata dalla Commissione europea la strategia Farm to Fork. L'approfondimento di Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

La Commissione europea ha presentato la strategia Farm to Fork avviando così il percorso per una transizione ecologica dell’agricoltura europea in coerenza con il Green Deal, assumendo il principio che agricoltura, ambiente, alimentazione e salute sono strettamente connessi e che i sistemi alimentari devono operare entro i limiti ecologici del pianeta. Nella strategia Farm to Fork l’agricoltura biologica riveste un ruolo decisivo, per la capacità di produrre benefici per l’ambiente e per la salute e di creare economia per i territori rurali e occupazione per i giovani.

Quelle che fino a poco tempo fa erano le richieste del settore biologico e del mondo ambientalista adesso sono obiettivi fondamentali della Commissione europea per l’attuazione del Green Deal. Si tratta di una svolta strategica che colloca l’agricoltura biologica al centro di una transizione dei sistemi agricoli europei. Un passaggio coerente anche con quanto ha evidenziato la crisi sanitaria, che ha fatto emergere l’agricoltura come settore chiave per la sicurezza alimentare del Paese, determinante per la ripresa economica, ma che deve guardare oltre il modello di agricoltura intensiva per affrontare le sfide future, adottando l’approccio agroecologico di cui il biologico rappresenta l’esempio concreto più diffuso.

Serve però una svolta anche nelle politiche agricole nazionali per dotarsi di tutti gli strumenti necessari per strutturare il sistema d’imprese, salvaguardando allo stesso tempo la fiducia dei cittadini verso la produzione biologica. Siamo in attesa, da troppo tempo, della legge sull’agricoltura biologica ed è paradossale che dopo l’approvazione alla Camera alla fine del 2018, sia ancora bloccata al Senato. Significa frenare un cambiamento richiesto dai cittadini attraverso scelte consapevoli che sempre di più si orientano verso il biologico. […]

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TESTATA: Terra Nuova.it
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 luglio 2020



Firmata la modifica del dm 309/2011 dalla ministra Bellanova: nuovi limiti per le contaminazioni accidentali e inevitabili di prodotti fitosanitari in agricoltura biologica

Il 3 agosto nel webinar gratuito di UIV-Federbio “LMR fosfiti nel vino biologico: i passi avanti del nuovo decreto” la spiegazione delle novità normative.

Roma, 30 luglio 2020 – Arriva l’attesa firma della Ministra Teresa Bellanova sul Decreto che aggiorna i limiti delle contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili da fosfiti nella frutticoltura e viticoltura biologica, ponendo fine ad una situazione di ambiguità normativa che danneggiava i produttori biologici onesti costretti a decertificare i loro prodotti pur non avendo impiegato sostanze attive non ammesse.

Il Decreto firmato dalla Ministra Teresa Bellanova, dopo l’accordo con le rappresentanze del settore e in Conferenza Stato Regioni, adegua i limiti previsti attualmente dal DM 309/2011 per i residui di acido fosfonico in assenza di contemporanea rilevazione di acido etilfosfonico nei prodotti tal quali e in quelli trasformati provenienti da colture arboree. In questo modo, grazie al recepimento nella normativa di metodiche scientifiche avanzate di analisi dei residui di acido fosfonico, si è fatta chiarezza su un tema molto critico per il settore che rischiava di causare danni ingenti alla produzione biologica in agricoltura.

Il nuovo Decreto prevede, infatti, una deroga fino al 31 dicembre 2022 per i residui di acido fosfonico con il limite di 1 mg/kg per le colture arboree. Inoltre, per le produzioni vinicole si applica per l’acido etilfosfonico il limite di 0,05 mg/kg, tenuto conto della possibile trasformazione dell’acido fosfonico in acido etilfosfonico a causa della presenza di etanolo nei trasformati enologici. La pubblicazione del Decreto è attesa a giorni, dopo le verifiche di competenza della Corte Conti.

Il provvedimento del MIPAAF fa seguito a specifiche attività di ricerca avviate già nel 2014 con la collaborazione di FederBio e riprese nel 2016 specificamente per il comparto vitivinicolo con la collaborazione di UIV. Fra gli esiti di queste ricerche, l’evidenza che alcuni mezzi tecnici ammessi dalla legge, normalmente utilizzati nelle coltivazioni biologiche e in cantina, presentano contaminazioni da fosfiti anche significative.

Tutti gli elementi utili per comprendere le novità normative verranno illustrati da FederBio e UIV il 3 agosto alle ore 11.00 nel webinar gratuito “LMR fosfiti nel vino biologico: i passi avanti del nuovo decreto”. Interverranno Roberta Cafiero, Dirigente Ufficio PQAI I-MiPAAF, Alessandra Trinchera, Ricercatrice del CREA e Coordinatrice del Progetto Biofosf-Wine, Paolo Carnemolla, Segretario Generale FederBio, Paolo Castelletti, Segretario Generale UIV, Daniele Fichera, Coordinatore del Comitato tecnico e normativo FederBio, Katia Guardini, Responsabile del Laboratorio di UIV e Elisabetta Romeo-Vareille, Policy Officer UIV.

Per iscriversi al webinar clicca qui

Per informazioni: eventi@uiv.it; comunicazione@federbio.it

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Biologico e salute, un binomio che convince

Il biologico è definitivamente uscito dalla nicchia: gli acquisti bio sono cresciuti anche nel periodo dell’emergenza coronavirus. Un riflesso del desiderio di un mondo più sostenibile, ma anche della consapevolezza di quanto il bio sia sicuro per la salute umana e dell’ambiente.

Lo scorso marzo le vendite di biologico nella grande distribuzione sono aumentate del 19,6 per cento, nei discount del 23,7 per cento e nei piccoli supermercati di quartiere del 26,2 per cento. Sono i dati diffusi da Assobio in collaborazione con Nielsen, secondo i quali la crescita è stata ancora maggiore nei negozi specializzati dove, da rilevazioni su un campione di circa 500 attività, si è registrato un incremento degli acquisti del 28,8 per cento.

Secondo Assobio, il trend favorevole di mercato è stato favorito dalla costanza della produzione di alimenti biologici anche in tempo di Covid, poiché, a differenza del convenzionale, l’agricoltura biologica non dipende dai pesticidi e non ha quindi risentito di problematiche connesse alla mancata fornitura di questi elementi. Mangiando cibo biologico non si assumono, quindi, tali sostanze.

Un effetto dimostrato anche scientificamente, da uno studio pubblicato nel 2019 su Environmental Research effettuato dai ricercatori dell’Università della California. Gli scienziati hanno analizzato diversi campioni, rilevando una diminuzione o un azzeramento di pesticidi nelle urine dei campioni esaminati. […]

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TESTATA: Lifegate
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 27 luglio 2020