A settembre torna SANA, il Salone del biologico
AssoBiofederbiohomeITA.BIONomismaRivoluzione BioSANASi terrà dal 9 al 12 settembre, presso il Quartiere fieristico di Bologna, la 33esima edizione di SANA, il Salone internazionale del biologico e del naturale organizzato da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e AssoBio e con il supporto di ITA, Italian Trade Agency per le azioni di internazionalizzazione. L’edizione post pandemia del principale evento nazionale sul biologico, dà appuntamento in presenza, con nuove iniziative che andranno a sottolineare l’importanza e la centralità della manifestazione per l’intera filiera che esce rafforzata da un anno che ha messo a dura prova l’economia mondiale.
In chiave di sostenibilità economica, ambientale e sociale nell’ultimo anno il ruolo del biologico si è manifestato con ancora maggior forza, dimostrando solidità e ampie possibilità di crescita, determinate da un mercato estremamente ricettivo verso i prodotti bio e da una sempre più marcata attenzione internazionale verso il bio made in Italy. In questo contesto, la partecipazione alle Fiere internazionali dedicate al biologico è considerata dalle imprese bio, il primo strumento di promozione verso i mercati esteri. SANA, per il consolidato know-how e per le iniziative messe in atto a livello istituzionale con ICE-ITA e con le principali piattaforme digitali è la piattaforma ideale per sviluppare business sui mercati esteri.
BolognaFiere e SANA hanno mantenuto attivo il dialogo con la business community del bio, promuovendo nuove iniziative per le imprese e gli operatori del settore. Ne sono esempio:
- l’accordo fra BolognaFiere e Alibaba.com che ha messo in sinergia le piattaforme fieristiche di BolognaFiere (in particolare di SANA) con la piattaforma del leader mondiale del commercio online B2B, in cui operano quotidianamente oltre 26 milioni di buyer, attivi in 190 Paesi del mondo;
- la riconferma della partnership strategica tra BolognaFiere e FederBio per offrire nuove opportunità alle aziende del Bio interessate a raggiungere il mercato cinese e ad allargare le strategie commerciali online;
- la partnership fra BolognaFiere e Phenix Exhibitions organizzatore a Xiamen del principale evento per il food biologico, la China International Organic Food Expo (CIOFE) che vede una forte partecipazione delle imprese specializzate nell’ortofrutta bio, comparto per il quale rappresenta la piattaforma ideale di ingresso in Cina.
Alla promozione del biologico nei mercati asiatici contribuisce, anche, il recente accordo promosso da BolognaFiere tra Federbio e il China Organic Food Certification Centre (COFCC), il principale organismo nazionale di controllo e certificazione dei prodotti bio in Cina. Ma l’attività promozionale di BolognaFiere non si è svolta solo sul mercato cinese: in questi ultimi mesi gli operatori hanno potuto infatti partecipare a una serie di webinar che hanno proposto focus sui Paesi a maggior sbocco commerciale, come gli USA, grazie alla piattaforma di ICE e FederBio, ITA Bio a cui partecipa attivamente anche BolognaFiere.
È con questa intensa attività di sviluppo e networking fra gli attori del settore che SANA si presenta con un format arricchito in contenuti e iniziative che andranno ad accrescerne la visione di filiera. In apertura di SANA 2021 è prevista la terza edizione di Rivoluzione Bio, l’iniziativa promossa da BolognaFiere, in collaborazione con FederBio e AssoBio e con la segreteria organizzativa di Nomisma. Come di consueto nell’ambito di Rivoluzione Bio si presenterà l’Osservatorio SANA 2021, l’elaborato che monitora i numeri chiave della filiera biologica, dalla produzione alle dimensioni del mercato. L’Osservatorio, anche in questa edizione, è promosso da BolognaFiere e curato da Nomisma, con il patrocinio di FederBio e AssoBio e il sostegno di ICE. […]
FONTE
TESTATA: Corriere Nazionale
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 06 Marzo 2021
On line la nuova edizione di Guida Bio!
guidabiohomevino biologicoOn line la nuova edizione di Guida Bio, il primo e unico format nel panorama nazionale a occuparsi solo ed esclusivamente di prodotti derivanti da agricoltura Biologica certificata o in conversione.
L’agricoltura biologica è una sfida difficile, ma è anche un percorso di responsabilità nella produzione dei beni, nella salvaguardia delle opportunità delle generazioni future e nella sostenibilità ambientale e dei processi di lavorazione. Oggi sempre più produttori sono coinvolti in questo mondo, spinti da motivazioni di carattere ambientale, sociale e di tutela del consumatore. Quest’ultimo poi è un attore sempre più attento alla provenienza delle materie prime, alla certificazione dell’origine e alla qualità dei procedimenti di trasformazione di queste. Bio quindi è consapevolezza, etica, lungimiranza, rispetto e qualità.
Guida Bio nasce col proposito di unire e raccontare i prodotti e le esperienze di quanti hanno deciso di intraprende questa strada, con recensioni di vini, oli extravergine e aziende che hanno abbracciato tale condotta agricola attraverso l’adesione a rigidi disciplinari di certificazione.
Guida Bio è, inoltre, un’idea editoriale innovativa giacché una particolare attenzione sarà riservata all’estetica dei prodotti, con la premiazione dell’etichetta più accattivante.
La sezione Vino, annovera tutti i vini presenti classificati secondo un punteggio in foglie da 2 a 5. Tra questi, le etichette che, più di altre, si sono particolarmente distinte, sono state premiate con la menzione speciale della foglia d’oro.
Guida Bio è consultabile gratuitamente su www.guidabio.it. Un portale sempre attento e vigile sul mondo del Bio; una visione dinamica di tutte le tematiche che riguardano la bioagricoltura con interviste, curiosità e approfondimenti su ciò che sta più a cuore al consumatore, ivi inclusa una sezione dedicata alla cucina, con tante ricette abbinate ai prodotti recensiti.
Fonte: Ufficio Stampa www.guidabio.it.
Seminario: "La conversione al biologico: aspetti normativi e strumenti creditizi per rendere l'operazione sostenibile"
agricoltura biologicabiodistrettihomeDOVE:
Evento on line
QUANDO:
Martedì 30 marzo 2021, h. 15.00 - 19.00
Si svolgerà il 30 marzo 2021 il seminario gratuito per titolari e dipendenti di imprese agricole ed enti del territorio dal titolo “La conversione al biologico: aspetti normativi e strumenti creditizi per rendere l’operazione sostenibile”. L’evento è organizzato da Biodistretto Valdichiana Aretina e Progetto Valtiberinainteramente ed è finanziato nell’ambito della Sottomisura 1.2 “Sostegno ad attività dimostrative e azioni di informazione”, Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Toscana, Fondo Europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale: l’Europa investe nelle zone rurali.
Per iscriversi: biodistretto.valdichiana@gmail.com
Tel/whatsapp: 347 9115732
INFO E CONTATTI:
SANA presenta SANATECH, un nuovo strumento per affrontare le sfide del Green Deal
BolognaFierefederbiohomeSANASanatech è la nuova rassegna tematica professionale dedicata alle filiere della Produzione Agroalimentare, Zootecnica, della Selvicoltura e del Benessere, Biologica, Ecosostenibile e a Zero Residui. Un evento che integra la consolidata e storica offerta di SANA, il Salone internazionale del biologico e del naturale.
L’espansione del modello industrializzato di agricoltura e allevamento convenzionali minaccia l’86% delle specie a rischio di estinzione (24.000 su 28.000). All’inizio di questo decennio, che più di ogni altro vedrà una fortissima crescita delle superfici dedicate al Biologico, grazie alle contromisure messe in atto dai governi di tutta l’Unione europea e in diverse aree mondiali, BolognaFiere e Federbio, con la collaborazione di Avenue Media, danno vita a una piattaforma che sarà il punto di incontro per tutti gli operatori coinvolti nella produzione biologica e per quanti vorranno intraprendere questo percorso, rispondendo a un mercato all’insegna della sostenibilità, come richiesto dai consumatori di tutto il mondo.
L’appuntamento con Sanatech, nell’ambito di SANA, è per i prossimi 9–12 settembre 2021. Tutti gli anelli delle filiere coinvolte, dal seme, alla pratica agronomica, alle tecnologie e all’innovazione più avanzata trovano spazi di grande rilievo in Sanatech, in quella logica di garanzia assoluta “dal produttore al consumatore”, base di riferimento del Green Deal dell’UE, per una politica di crescita che cambierà radicalmente il modo di produrre nei Paesi dell’Unione a vantaggio dell’ambiente e del benessere delle popolazioni. Progettare un sistema alimentare giusto, sano e rispettoso dell’ambiente richiede grande esperienza e totale garanzia in tutti gli anelli della catena produttiva fino alla nostra tavola nell’ottica del “dal campo alla tavola – Farm to Fork” che rappresenta sempre di più l’esigenza di un consumatore attento. Un campo in cui l’Italia gioca un ruolo da protagonista assoluto a livello internazionale per lo straordinario know-how acquisito dai propri produttori, dalle Istituzioni e dalla ricerca, nella produzione biologica, secondo metodiche garantite e certificate.
Sanatech rappresenta un’opportunità unica per una qualificata vetrina internazionale di tutti i settori coinvolti, grazie anche a una intensa attività formativa e di comunicazione con le Associazioni e le Società Tecniche e Scientifiche di tutti i macrosettori coinvolti. Una visione globale su tutto l’iter e il processo produttivo del biologico, con particolari Focus sulle grandi aree tematiche della produzione, dalla filiera dei cereali, alle orticole, insalate e IV Gamma e ai drinks, della selvicoltura, della zootecnia e della filiera casearia e della cura e del benessere della persona con prodotti e metodologie di produzione biologiche e certificate. Un evento dall’impostazione unica per completezza e capacità di dare risposte al produttore biologico italiano ed europeo. […]
FONTE
TESTATA: Green Planet
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 02 Marzo 2021
Ita.Bio, voglia di export per il biologico tricolore
Bio made in ItalyCarnemollafederbiohomeITA.BIOIl biologico italiano guarda all’estero. E per fare crescere la propria presenza ha realizzato la piattaforma Ita.Bio frutto della collaborazione fra Ice e FederBio. Secondo Paolo Carnemolla, segretario generale di FederBio, “l’accordo ha l’obiettivo di costituire una piattaforma di supporto alle imprese biologiche italiane che vogliono rafforzare o avviare la loro presenza sui mercati esteri, a cominciare da quello Usa. Attraverso il lavoro di analisi dei mercati svolto in collaborazione con Nomisma e grazie al sistema Ice e a un desk dedicato attivato da FederBio, intendiamo fornire alle imprese del settore informazioni e contatti per orientare le loro strategie commerciali e dare un supporto per accompagnarle sui mercati. Importante anche la collaborazione di Sana, i cui accordi con piattaforme e-commerce e con sistemi fieristici all’estero potenziano le opportunità offerte dalla piattaforma Ita.Bio“.
Nel 2020 le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio, sui mercati internazionali, hanno raggiunto 2,6 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente, crescita più accelerata rispetto all’export agroalimentare nel complesso (+4%). Il riconoscimento del bio made in Italy sui mercati internazionali è testimoniato anche dall’incremento di lungo periodo (+149% rispetto al 2009) e dalla quota di export sul paniere made in Italy (6% sull’export agroalimentare italiano totale).
In questo scenario gli Usa rappresentano il mercato principale. Secondo partner commerciale per l’Italia nel Food & Beverage e primo al mondo per import agroalimentare e per il consumo di prodotti biologici, gli Stati Uniti sono uno dei mercati più promettenti per il nostro made in Italy. I dati della consumer survey di Nomisma rilevano una profonda diffusione del bio negli Usa: quasi 9 famiglie su 10 (89%) hanno consumato un prodotto alimentare o una bevanda a marchio biologico nel corso del 2020; nel 2016 questa quota era dell’82%. Tra gli altri fattori che fanno degli Stati Uniti un mercato ad alto potenziale per il bio ci sono da un lato la quota di heavy user (40% sul totale) e il forte interesse per il bio che non si ferma al consumo domestico; il 76% dei consumatori riferisce di aver consumato un prodotto bio anche nel canale away from home. […]
FONTE
TESTATA: Food & Beverage
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 01 Marzo 2021
FederBio e FederLegnoArredo: una collaborazione all'insegna della sostenibilità
economia circolarefederbioFederLegnoArredohomepackaging bioLa firma di un Protocollo di Intesa nel 2019 ha sancito la stretta collaborazione tra FederBio e FederLegnoArredo volta a incrementare la sostenibilità e la circolarità dei prodotti ortofrutticoli biologici attraverso l’utilizzo di “imballaggi biologici”.
Un disciplinare per la coltivazione biologica del pioppo, sviluppato con il contributo tecnico del CREA, ha stabilito le linee da seguire per la pioppicoltura biologica, utile ad avviare la produzione di cassette in legno da destinare allo stoccaggio e al trasporto dei prodotti da agricoltura biologica. Il legno di pioppo è un regolatore naturale di umidità, fa traspirare la merce garantendone in maniera naturale la conservazione e la qualità evitando il ricorso a prodotti di origine chimica. Le cassette, essendo poi contraddistinte da un numero seriale, assicurano tracciabilità e vantaggi dal punto di vista ambientale. Questo grazie ai ridotti consumi idrici ed energetici in fase di produzione e il sequestro di carbonio da parte della pianta. In particolare, la coltivazione del pioppo specie se biologica, ha una notevole capacità di depurazione dell’aria e di riduzione dell’erosione del suolo nelle fasce fluviali.
L’intera filiera della cassetta in legno (dalla coltivazione dei pioppi, alla produzione delle cassette stesse) compreso il loro fine vita, rappresenta un perfetto esempio di economia circolare. Infatti, dopo le fasi di raccolta e di riciclo, la cassetta usata diventa nuova materia prima che andrà a costituire i pannelli utilizzati per i mobili da arredo. Il disciplinare di coltivazione biologica del pioppo è stato definito partendo da standard esistenti di forestazione sostenibile, già riconosciuti anche nell’ambito di alcuni PSR regionali; l’integrazione delle competenze, fra il CREA e gli esperti di FederBio Servizi, ha permesso di mettere a disposizione di tutta la filiera del pioppo, uno strumento fondamentale per la certificazione del legno di pioppo biologico e, di conseguenza, alle aziende agricole biologiche di inserire anche questa coltura nelle loro attività.
Poiché la normativa di riferimento dei prodotti biologici consente la certificazione del legno di pioppo ma non dei manufatti ottenuti, dunque anche della cassetta di legno, FederlegnoArredo e FederBio hanno previsto la possibilità di sviluppare un marchio apposito che identifichi queste cassette. […]
FONTE
TESTATA: RRN Magazine (Rivista della Rete Rurale Nazionale)
AUTORE: Cosimo Messina, Gennaro Buonauro, Paolo Carnemolla
DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 Dicembre 2020
Articolo a pag. 41
Transizione Sì, ma solo se agroecologica
agroecologiabiodiversitàFarm To Forkfederbiogreen dealhomeMammucciniStefano Patuanellitransizione ecologicaLa chiamano transizione ecologica. È la sfida che si vorrebbe compiere con una parte del tesoretto del Recovery plan. Sfida e ostacolo all’unica idea di sviluppo aggressivo e disuguale che abbiamo da decenni. Oggi il tema è sulla bocca di tutti anche grazie ai soldi in arrivo dall’Europa. Per molti è solo una pezza al presente obsoleto e inquinante che ha l’ambizione di rimettere in moto uno sviluppo sostenibile per raggiungere l’obiettivo del taglio delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 cercando di arrivare alle emissioni zero per il 2050.
Ma nel dibattito c’è un grande assente ed è l’agricoltura, o meglio, un nuovo modello di agricoltura che potrebbe essere un asset per ri-progettare l’Italia in linea con il Green Deal. L’Italia si conferma al primo posto in Europa per il valore della produzione delle attività agricole connesse (trasformazione, vendita diretta, agriturismo, ecc.) e al terzo posto, dopo Francia e Germania, per il valore della produzione in generale. È anche un Paese che però ha 3,5 milioni di ettari di terreni inattivi che potrebbero essere riconvertiti a pascoli o in coltivazioni, ma che giacciono vittime dell’abbandono delle zone rurali per i centri urbani. Un problema, e pure grosso. Soprattutto perché per l’Italia, l’agricoltura è un settore trainante dell’economia, che potrebbe avere a disposizione molti più terreni di quanti già ne abbia, con tutte le conseguenze positive in termini di crescita e di occupazione.
Sembra insomma che il nostro Paese non creda ancora che il settore agricolo possa avere una valenza strategica per una nuova economia. Le decisioni che saranno prese nei prossimi mesi possono “bloccare” i modelli di sviluppo che arrecheranno danni permanenti e crescenti ai sistemi ecologici che sostengono la salute delle persone e i mezzi di sussistenza oppure, se affrontate con saggezza, possono promuovere un mondo più sano, più giusto e più verde. Eppure, nel Recovery plan, si parla poco o nulla dell’agricoltura. Secondo l’ultima bozza, il budget destinato alla promozione dell’agricoltura sostenibile ammonta a 1,8 miliardi di euro. Risorse che non sono molte: rispetto a tutto il piano sono l’1% e rispetto alla “missione due” del Piano nazionale di ripresa e resilienza (quella dedicata alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica) sono il 3,5%.
«E allora di quale transizione ecologica parliamo se non parliamo di agroecologia?», ci spiega Gianni Tamino, biologo docente all’Università di Padova, ex parlamentare europeo e firmatario pochi giorni fa, insieme a 23 scienziati italiani esperti di ambiente e salute, di un appello per i decisori politici che erediteranno il Recovery plan. «L’agricoltura biologica è uno dei perni del cambiamento in chiave ecologica. Bisogna rompere quel filo che fino adesso ha unito la produzione agricola sotto il cappello del modello industrializzato. Negli ultimi cinquanta anni la conversione di ecosistemi naturali alla produzione alimentare o al pascolo è stata la causa principale di perdita di biodiversità», continua il professore. «La più grande minaccia alla biodiversità è il consumo del suolo. Quindi dobbiamo rafforzare la transizione verso un modello agro-ecologico che non alteri il clima, che riduca le emissioni e il consumo di acqua e suolo, che valorizzi le risorse locali promuovendo l’autonomia alimentare del nostro Paese, le cosiddette filiere corte.»
E il biologico risponde pienamente a questi obiettivi tanto che l’Europa lo ha identificato come uno dei pilastri della strategia Farm to Fork e Biodiversità 2030. “L’Italia è leader a livello europeo e le oltre 80mila imprese del settore rappresentano un patrimonio a disposizione del Paese, l’esempio più efficace ed economicamente più sostenibile per guidare la transizione ecologica dell’agricoltura italiana», spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. «È ciò che chiederemo al nuovo ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, auspicando che il cambio alla guida del ministero di via XX Settembre determini un rilancio della transizione agro-ecologica della nostra agricoltura. Un cambio di marcia rispetto al ministro precedente che non ci ha neanche mai ricevuto» spiega la presidente di FederBio. Una rotta che sarebbe coerente anche con tutta l’attenzione che il premier Draghi ha posto sulla “questione giovani”. «Infatti l’agricoltura bio, ha solo il 20% di titolari di aziende “maturi” – ricorda Mammuccini – in primis perché dal punto di vista professionale è più interessante: bisogna maturare competenze, conoscere il territorio e il suo microclima, avere un approccio innovativo e poi perché è un’opportunità occupazionale anche per le aree interne e marginali».
Tra le proposte principali indicate da FederBio nel corso della recente audizione in Commissione Agricoltura alla Camera: la digitalizzazione e l’innovazione, finalizzate a garantire semplificazione e trasparenza del sistema del bio, ma anche la fiscalità, finalizzata ad agevolare le attività, i prodotti e i servizi che hanno un impatto positivo sull’ambiente verificando la possibilità per le produzioni biologiche certificate di entrare nel mercato dei crediti di carbonio per accelerare e favorire la transizione ecologica dell’agricoltura. […]
FONTE
TESTATA: Left
AUTORE: Francesca Fradelloni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 27 Febbraio 2021
Ciclo di webinar RELACS: Organic contaminants in recycled fertilizers and their fate in soil-plant systems
federbioFiBLRELACSDOVE:
Evento on line
QUANDO:
03 Marzo/22 Aprile 2021
Nell’ambito del progetto RELACS, finanziato da Horizon 2020, si svolgeranno un ciclo di webinar sul tema “Contaminanti organici nei fertilizzanti riciclati e loro destino nei sistemi suolo-pianta”.
I webinar si terranno da marzo ad aprile 2021, in cinque sessioni di due ore, in base al seguente calendario:
- Wednesday 3 March: Introduction – Setting the scene
- Thursday 11 March: Organic contaminants and other risks
- Wednesday 17 March: How to recycle nutrients from household wastes and the food industry
- Monday 12 April: How to recycle nutrients from human excreta
- Thursday 22 April: Socioeconomy and final discussion
RELACS mira a promuovere lo sviluppo e l’adozione di strumenti e tecnologie ecologicamente sicuri e sostenibili per ridurre l’uso di input esterni in agricoltura biologica. Il progetto è coordinato dall’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica (FiBL) e coinvolge 29 partner, tra cui FederBio, provenienti da 13 Paesi differenti.
INFO E CONTATTI:
Register to the webinar series by emailing kurse@fibl.org.
Web site: https://relacs-project.eu/
Il vero Bio? È quello certificato
AssoBiobioreportfederbiohomeMammucciniL’attenzione alla salute durante la pandemia si è tradotta finora anche in una maggiore cura di ciò che gli italiani hanno portato in tavola, con una crescita significativa del consumo di cibi biologici e biodinamici. A rivelarlo un’indagine di Nielsen e AssoBio, secondo la quale la crescita degli acquisti di prodotti biologici nel corso del 2020 è stata del 7% sul 2019, per un valore complessivo superiore a 4,3 miliardi di euro.
Ma i prodotti alimentari biologici sono anche sostenibili? «Senza dubbio e da più punti di vista, perché le produzioni biologiche certificate rispondono a un disciplinare che fa riferimento a un regolamento dell’Ue e indica ciò che si può e ciò che non si può utilizzare nella produzione, stabilendo anche un sistema di controllo a garanzia del cittadino», spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio. «Il bio deve per esempio rispettare l’obbligo di rotazione delle colture per contrastare l’impoverimento del terreno in termini di sostanza organica, che è uno dei grandi problemi delle coltivazioni in Italia. Inoltre, non si può far uso di concimi di sintesi chimica, ma solo di letami e di altri fertilizzanti di origine organica né si possono impiegare pesticidi di sintesi chimica per la difesa delle piante. L’agricoltura biologica assicura un terreno più vitale e ricco di humus, che contribuisce inoltre a trattenere l’acqua nel terreno e a catturare anidride carbonica, riducendo le emissioni di CO2 nell’atmosfera».
Il riconoscimento dei benefici ambientali del biologico proviene anche dall’Unione europea, che nel maggio scorso nel definire la strategia comunitaria per la biodiversità ha fissato l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 il 25% di superficie coltivata a biologico (contro l’attuale 7,8%), di ridurre del 50% l’uso di pesticidi e di dimezzare anche l’uso di antibiotici negli allevamenti, promuovendo quindi allevamenti a pascolo che favoriscono il benessere animale. «A tutela dei consumatori in un settore che, con il boom della domanda ha visto anche aumentare le frodi, è bene ricordare che i prodotti biologici certificati da un organismo di controllo autorizzato sono distinguibili dal marchio bio dell’Ue, ovvero una fogliolina composta da dodici stelle su campo verde», continua Mammuccini.
Per quanto riguarda poi la sostenibilità economica, secondo l’ultimo Bioreport del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, il bio fornisce un reddito per unità famigliare superiore del 25% rispetto alle produzioni convenzionali. Le aziende bio tendono poi a essere più grandi di quelle convenzionali (30 ettari in media contro 9), più giovani (i titolari sopra i 65 anni sono solo il 20%) e con un buon bagaglio di competenze (i diplomati e laureati sono circa il 60% contro il 30% circa delle aziende convenzionali). «Per offrire ulteriori garanzie ai consumatori, ma anche ai produttori, stiamo lavorando insieme con AssoBio su un sistema sempre più trasparente di formazione dei prezzi, affinché non ci siano dubbi su provenienza e modalità di produzione dei prodotti», conclude la presidente di FederBio. «Bisogna fare sistema in tal senso perché le caratteristiche del bio possono contribuire a rafforzare ulteriormente il nostro made in Italy di qualità». […]
FONTE
TESTATA: Milano Finanza
AUTORE: Elena Correggia
DATA DI PUBBLICAZIONE: 25 Febbraio 2021
Trend vino bio in crescita. “Sì a politiche adeguate per accompagnare svolta green”. Intervista a Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio
federbiohomeMammuccinitransizione ecologicavino biologicoÈ uno dei trend di maggior crescita del settore. Il vino biologico – la cui produzione è disciplinata da un severo e preciso regolamento – è sempre più apprezzato dai consumatori, sia italiani che esteri, che lo percepiscono come una scelta di qualità e di garanzia. E questo vale anche per altri prodotti da agricoltura biologica, dalla carne alle uova fino a frutta e verdura – solo per fare qualche esempio. Eppure, produrre vino biologico in Italia non è così semplice e la strada da fare è ancora tanta. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, che ben conosce il mondo del vino biologico essendo lei stessa un’imprenditrice vitivinicola.
Partiamo dall’attualità. Nel suo primo discorso al Senato, il premier Mario Draghi ha sottolineato l’importanza che ha per l’Italia puntare su una svolta green. Qual è secondo lei la strada da seguire per valorizzare la produzione di vino biologico?
“Credo che l’agricoltura in generale sia il settore più preparato ad affrontare la svolta green di cui ha parlato Mario Draghi. A livello europeo, le strategie da mettere in atto sono state indicate in modo chiaro con il Green Deal. Obiettivi concreti: entro il 2030, arrivare al 25% di territori coltivati secondo agricoltura biologica in Europa (oggi è 8%), ridurre del 50% l’uso di pesticidi, del 20% concimi di sintesi chimica. La cosa più interessante da sottolineare è che questa transizione si incontra con le tendenze del mercato! Se le istituzioni saranno in grado di sostenere politiche adeguate per la transizione ecologica, troveranno cittadini pronti ad ascoltarli e seguirli. E il vino è uno di quei settori dove questo aspetto è estremamente importante, sia a livello di mercato interno che di export. I vini italiani hanno una grande forza, la denominazione d’origine. Denominazione d’origine e metodo sostenibile insieme possono fare la differenza. Non è un caso che diversi istituti di ricerca riportino tra le tendenze export vini provenienti da vitigni autoctoni e coltivazioni biologiche. Ora, dobbiamo essere in grado di valorizzare quello che abbiamo. Finora, ci sono state delle resistenze verso la transizione ecologica in Italia, mentre invece è un’opportunità straordinaria per il nostro settore vitivinicolo e non solo. Non dimentichiamo che partiamo dal 15,8% di superficie biologica coltivata, quasi il doppio della media europea!”
Come devono muoversi le aziende vitivinicole che vogliono passare al biologico o diminuire il loro impatto sull’ambiente e quali sono le difficoltà che possono incontrare?
“C’è poca attenzione a sostenere le aziende vitivinicole che vogliono iniziare a produrre vino bio proprio nel momento di passaggio, che è il più delicato. Per convertire un vigneto da convenzionale a biologico ci vogliono 3 anni. In questo lasso di tempo ci sono costi maggiori, ma l’azienda non può ancora trarre vantaggio dalla certificazione biologica. In questa fase d conversione è indispensabile il sostegno pubblico”.
Cosa servirebbe al biologico italiano?
“Oltre quanto detto sopra, investire in ricerca, formazione e assistenza tecnica. Passare al biologico richiede competenze e maggiore professionalità. Non ci sono soluzioni pronte se nascono problemi nel vigneto. Ecco perché sarebbe importante investire in supporto tecnico e formazione delle imprese”.
Tornando a quanto detto sopra, i dati degli ultimi anni dimostrano una crescita dell’acquisto di vino biologico che non si è interrotta nemmeno con la pandemia. Eppure, in tanti fanno ancora confusione e non conoscono le sue potenzialità. Cosa potrebbero fare in più associazioni e istituzioni per far sì che ci sia maggiore consapevolezza da parte del consumatore?
“Di certo investire nella promozione dei singoli prodotti, ma anche pensare a campagne informative generali che faccia capire meglio cos’è il biologico. Spesso ci sono tante terminologie che sembrano essere tutte la stessa cosa per i non addetti ai lavori, ma non è così. Il biologico è l’unico processo produttivo riconosciuto e certificato a livello europeo con un marchio che garantisce un sistema di distribuzione e di controllo tramite organismi accreditati. Questo deve essere spiegato, così come bisogna chiarire come viene garantita la fertilità del suolo e il rispetto della biodiversità. Probabilmente facendo un’informazione istituzionale corretta, i consumatori sarebbero ancora più pronti a acquistare prodotti bio”.
Infine, uno sguardo al futuro. Cosa si augura per il 2021?
“Di ripartire presto. Non tanto per l’agroalimentare, che ha sofferto meno, ma per il settore vino e ristorazione, e in generale per tutti”. […]









