Petizione europea – No alla deregolamentazione dei nuovi OGM

27 Associazioni contadine, del biologico, ambientaliste e della società civile lanciano in Italia la raccolta firme per garantire che i nuovi OGM rimangano regolamentati e con un’etichettatura trasparente!

Roma, 12 aprile 2022. Il Coordinamento Italia libera da OGM – C.I.L.O. – composto da 27 associazioni contadine, ambientaliste e della società civile – lancia la campagna italiana #ItaliaLiberadaOGM per promuovere la petizione europea #IchooseGmofree che mobiliterà i cittadini comunitari con l’obiettivo di prevenire la deregolamentazione dei nuovi OGM.

Sarà possibile firmare la petizione on line su diverse pagine web, ma tutte le informazioni passeranno attraverso la pagina Facebook “ITALIA LIBERA DA OGM – vecchi e nuovi”; è inoltre possibile partecipare attivamente alla raccolta firme contattando il coordinamento all’email: italialiberadaogm@gmail.com.

L’iniziativa nasce da un’ampia coalizione europea ed in Italia vede coinvolto il Coordinamento Italia Libera da OGM, che in questi anni ha ripetutamente denunciato e fermato i tentativi di deregolamentare l’iter legale per la coltivazione dei nuovi OGM a scapito del principio di precauzione e dei diritti dei consumatori e dei produttori. Questa pressione per una liberalizzazione viene dalle organizzazioni dell’agroindustria e delle imprese sementiere, e si estende a livello europeo nel tentativo di forzare le regole per aggirare i requisiti giuridici che regolano il rilascio dei nuovi OGM in campo, la loro tracciabilità lungo le filiere e la loro etichettatura.

L’intera filiera agroalimentare italiana, convenzionale e biologica, è nota in tutto il mondo anche per il fatto che da oltre vent’anni il nostro paese ha deciso di restare libero da OGM. Questa decisione, grazie anche ad una legislazione sempre più stringente, rappresenta una chiave della forza commerciale e della garanzia di qualità del nostro cibo sul mercato. La deregolamentazione dei nuovi OGM metterebbe invece a rischio l’intero comparto con conseguenze irreversibili. Per questo la richiesta delle organizzazioni è che la sperimentazione resti nei laboratori accreditati e il rilascio rimanga sottoposto alle attuali condizioni della Direttiva UE del 2001, che obbliga a valutare accuratamente il rischio, tracciare ed etichettare gli organismi geneticamente modificati.

Che anche le nuove biotecnologie di editing del genoma, affermatesi negli ultimi dieci anni, producano a tutti gli effetti degli OGM, è sancito da una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 25 luglio 2018. Questa sentenza oggi rischia di essere messa in discussione e aggirata riscrivendo le norme che regolano il settore ed esentando le nuove biotecnologie dal perimetro della legge europea. Ciò aumenterebbe i rischi di contaminazione irreversibile delle colture convenzionali e biologiche da parte dei nuovi OGM, con la ovvia conseguenza di compromettere tutti i vantaggi derivanti dall’aver perseguito una politica che ha tenuto il nostro paese libero da OGM.

La promessa dei difensori delle nuove biotecnologie è che i nuovi OGM permetteranno una maggior resilienza delle colture al cambiamento climatico e consentiranno una riduzione dell’uso della chimica in agricoltura. Le organizzazioni della Coordinamento Italia Libera da OGM sostengono invece che i prodotti ottenuti con l’editing del genoma non risolveranno la crisi climatica, ne aumenteranno la sostenibilità o ridurranno l’uso di fitofarmaci, e nemmeno miglioreranno le rese delle produzioni agroalimentari. Solo l’agricoltura biologica, l’agroecologia, le scelte responsabili di produttori e consumatori potranno assicurare la tutela della biodiversità, la riduzione effettiva di pesticidi ed erbicidi, la produzione di cibo sano in un ambiente sano.

“Con questa petizione – spiegano le associazioni – chiediamo dunque alle cittadine e ai cittadini di fare pressione sul nostro governo, il Presidente del Consiglio e i ministri dell’Agricoltura, della Transizione ecologica e della Salute e sulle istituzioni europee, affinché la normativa basata sul principio di precauzione non venga smantellata per favorire i colossi dell’agribusiness.

L’Italia deve restare un paese libero da OGM e i consumatori devono poter contare su una reale libertà di scelta e su un’informazione ed etichettatura trasparente. Per il bene di tutti evitiamo che per il guadagno di pochi si metta a rischio il futuro economico ed ecologico dell’agricoltura”.

UFFICIO STAMPA


WWF Italia

Via Po 25/c

00198 ROMA

Tel. 06.84497254


Il progetto Capsus fa tappa a Vinitaly: a Verona il quarto seminario su agricoltura biologica e filiera vitivinicola apripista dell'agroecologia

Martedì 12 aprile, dalle ore 15.00 nell’ambito dell’appuntamento con Vinitaly, l’attesissima manifestazione di carattere internazionale dedicata alle produzioni vitivinicole (Sala Biols 40, padiglione F, Vinitaly BIO), si terrà il seminario “PAC 2023/2027 e agricoltura biologica – La filiera vitivinicola apripista dell’agroecologia” , il quarto realizzato nell’ambito del progetto CAPSUS – the Common Agricultural Policy toward SUStainability, finanziato dal programma IMCAP dell’Unione Europea . All’iniziativa parteciperanno: Angelo Gentili , responsabile agricoltura di Legambiente; Maria Grazia Mammuccini , presidente FederBio; Gianpaolo Vallardi , presidente Commissione agricoltura del Senato; Giuseppe Ferroni , dipartimento Scienze agrarie dell’Università di Pisa; Enrico Casarotti , presidente A.Ve.Pra.bin- Associazione veneta produttori biologici e biodinamici; Flavio Serina , consorzio per la tutela del Franciacorta; Giorgio Piazza , presidente Consorzio Vini Venezia; Roberto Stucchi Prinetti , presidente Biodistretto del Chianti; Piero Decandia , direttore Legambiente Veneto.

“Fare tappa a Vinitaly con il quarto seminario di Capsus – ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente e Senior Expert del progetto CAPSUS – rappresenta un passaggio importante e strategico per il nostro percorso di elaborazione. La costruzione del dibattito circa le prospettive della Politica agricola europea 2023-2027 non può prescindere da un focus sulle realtà vitivinicole del nostro Paese. Gli obiettivi del Green Deal europeo e quelli delle strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 possono essere raggiunti anche in sinergia con questi importanti protagonisti della transizione. In questa ottica, abbiamo deciso organizzare l’appuntamento nello spazio di Vinitaly dedicato al biologico e di avere tra i nostri interlocutori proprio FederBio. La recente approvazione della legge sul biologico ha rappresentato un importante passo in avanti a sostegno degli agricoltori che hanno già intrapreso la strada della sostenibilità. Adesso, è fondamentale fare ancora qualche metro e permettere, nonostante la complessa congiuntura geopolitica attuale, all’intero settore di essere pionieri di un futuro davvero più green.”

Il progetto Capsus – the Common Agricultural Policy toward SUStainability, finanziato dal programma IMCAP dell’Unione Europea, ha l’obiettivo di aumentare il livello di conoscenza sui benefici della Politica Agricola Comune in ambito socio-economico e ambientale e di promuovere il consumo sostenibile in particolare tra i giovani che vivono nelle aree urbane.

Fonte:  ufficio comunicazione – Festambiente Legambiente



Vino: Studio Unicredit Nomisma, Sicilia "regina del biologico"

Il 27% dell’intera superficie vitata. A Erice Sicilia en primeur

La Sicilia registra il 15% degli ettari vitati e l’8% della produzione di vino rispetto all’Italia. È uno dei dati che emergono dallo studio UniCredit-Nomisma “Competitività e scenari evolutivi per il vino italiano e siciliano secondo l’Agri4Index Nomisma-UniCredit”, presentato oggi a Palermo. Ma la Sicilia si colloca soprattutto al primo posto in Italia per superficie dedicata alla coltivazione biologica della vite: 26.241 ettari (il dato nazionale è di 117.378 ettari), pari al 27% della superficie vitata in Sicilia.

Sul fronte della qualità i vini della Sicilia si confermano anche per il 2021: l’incidenza dei vini DOP è sostanzialmente in linea con la media nazionale (40% Sicilia; 43 % Italia), l’incidenza dei vini IGP è più alta in Sicilia rispetto al dato nazionale (34% Sicilia; 26% Italia). L’export regionale registra inoltre un forte rimbalzo (+16,8%) rispetto al crollo del 2020 con un aumento del 20,7% rispetto al 2016. I principali mercati di riferimento dell’export siciliano sono: Stati Uniti (21%); Germania (12,7%); Regno Unito (8,7%) e Canada (7%).

I risultati positivi raggiunti dalla produzione vinicola siciliana sono stati illustrati nel corso della conferenza stampa che si è svolta nella sede di Unicredit e alla quale ha partecipato anche l’assessore regionale all’Agricoltura Toni Scilla. “Dal 10 al 13 aprile – sottolinea Scilla – la Regione parteciperà al Vinitaly di Verona, la più importante vetrina del settore vitivinicolo. Puntiamo molto sull’agroalimentare dove abbiamo eccellenze che ci consentono di conquistare importanti fette di mercato all’estero”. “Lo studio Nomisma – ha sottolineato Salvatore Malandrino, Responsabile Regione Sicilia di UniCredit Italia – conferma l’immagine del settore vitivinicolo della Sicilia come un comparto d’eccellenza non solo per l’economia regionale, ma anche in ambito nazionale. UniCredit è fortemente impegnata nell’offrire alle aziende vitivinicole siciliane soluzioni reali per rispondere ad ogni esigenza lungo tutta la filiera produttiva e per sostenerle nel loro percorso di crescita ed innovazione”.

In occasione dell’incontro è stata presentata anche l’edizione 2022 di Sicilia en Primeur, l’annuale anteprima dei vini siciliani organizzata da Assovini Sicilia in programma a Erice dal 27 aprile al 1° maggio. […]

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FONTE


TESTATA: Ansa
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 aprile 2022



Convegno - Vino Bio: trend e sfide

DOVE: 

Vinitaly - Verona

Sala Rossini

QUANDO:

Mercoledì 13 aprile 2022, h. 10.30

Si svolgeràil 13 aprile presso il Vinitaly il convegno “Vino Bio: trend e sfide”. All’evento, promosso da FederBio e Assobio, parteciperanno Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio e Roberto Zanoni, presidente Assobio.

INFO E CONTATTI:



Filiere sementiere biologiche regolamentate di popolazioni evolutive di frumenti: un'importante risorsa per il settore biologico

DOVE: 

Catania

QUANDO:

Da domenica 15 a martedi 17 maggio 2022

Si svolgerà dal 15 al 17 aprile un viaggio di formazione in sicilia rivolto alle aziende agricole dell’Emilia-Romagna. Un percorso formativo che ha lo scopo di far conoscere le popolazioni evolutive di frumento e i frumenti antichi siciliani. L’iniziativa è realizzata nell’ambito del Programma regionale di sviluppo rurale 2014 – 2020.

Per partecipare è necessario prenotare entro il 14 aprile 2022.

INFO E CONTATTI:



“Glifosato nella pasta”: una ricerca svizzera trova tracce dell’erbicida in 4 marchi italiani. Ottimi risultati invece per il biologico

La rivista svizzera K-tipp ha pubblicato i risultati di un test condotto su 18 pacchi di pasta, di cui 13 prodotti da agricoltura convenzionale e cinque biologici. Il laboratorio che ha analizzato i campioni di pasta ha trovato residui dell’erbicida più diffuso al mondo in dieci dei 13 prodotti testati. In nessuno dei 5 prodotti biologici sono state trovate tracce di glifosato o altri pesticidi

La rivista svizzera K-tipp ha pubblicato i risultati di un test condotto su 18 pacchi di pasta, di cui 13 prodotti da agricoltura convenzionale e cinque biologici. L’obiettivo della ricerca era scoprire se fossero presenti tracce di glifosato. Il laboratorio che ha analizzato i campioni di pasta ha trovato residui dell’erbicida più diffuso al mondo in dieci dei 13 prodotti testati. Si tratta di quantità non elevate che non superano i limiti di legge. Tuttavia, “ciò non significa che le sostanze siano salutari”, precisano gli esperti di K-tipp.

Tra i marchi che presentavano tracce di glifosato, quattro sono particolarmente noti ai consumatori: i tagliolini Agnesi, gli spaghetti Divella e Garofalo e le tagliatelle Lidl Combino (non distribuite nei punti vendita italiani). La pasta biologica ha invece ottenuto ottimi risultati: in nessuno dei 5 prodotti analizzati sono state trovate tracce di glifosato o altri pesticidi. Tra i marchi virtuosi, compaiono gli spaghetti integrali Combino Bio (venduti anche nei supermercati italiani della catena Lidl), gli spaghettoni integrali e le penne integrali, entrambi della Barilla.

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FONTE


TESTATA: Il Fatto Quotidiano
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 5 aprile 2022



Convegno - Vino biologico: lo stato dell'arte

DOVE: 

Padiglione 7 - Copagri - E11 F10
VINITALY BIO

QUANDO:

Lunedì 11 aprile 2022, h. 15.00

Si svolgerà l’11aprile a Vinitaly Bio – Verona, il convegno “Vino biologico: lo stato dell’arte”.  All’evento, organizzato da ANAPROBIO,  parteciperà Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio.

INFO E CONTATTI:



La risposta all’emergenza è il biologico

In questo scenario così contrassegnato da fattori esogeni, non vanno certo ridimensionate le politiche green europee. Al contrario, è proprio questo il momento in cui serve spingere per accelerare la transizione ecologica e la conversione al biologico dei sistemi agricoli. La riduzione dei pesticidi è un elemento fondamentale per rendere i sistemi agricoli più sostenibili. Le sostanze chimiche di sintesi comportano effetti dannosi sia per la salute dell’uomo che per l’ambiente. Inoltre con la crisi attuale assistiamo all’impennarsi del costo di pesticidi e concimi chimici che rischia di strangolare le imprese agricole confermando ancora una volta il fallimento dell’agricoltura industriale non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sul piano economico e sociale. Riteniamo quindi paradossale la decisione dell’Ue di posticipare, a data da destinarsi, la presentazione delle nuove direttive per ridurre del 50 per cento l’uso dei pesticidi entro il 2030, che era uno degli obiettivi al centro del Green Deal e in particolare delle strategie Farm to Fork e Biodiversità.

L’altro vero controsenso che rischia di pregiudicare gli ambiziosi obiettivi delle politiche green europee, è la decisione di mettere a coltura anche i terreni che secondo il regolamento della Pac dovevano essere destinati ad aree di interesse ecologico. E cosa ancora più inaccettabile è consentire di farlo in maniera intensiva, con l’uso di pesticidi e fertilizzanti di sintesi chimica. Una scelta del tutto inammissibile per le devastanti conseguenze ambientali che comporta, come la perdita di biodiversità e la contaminazione del suolo per decenni. Se proprio si devono mettere a coltura le terre destinate alla tutela della biodiversità per compensare la perdita di cereali e dare una risposta alla crisi alimentare, bisogna almeno farlo con il vincolo del metodo biologico. È proprio in un momento di crisi come quello attuale che diventa veramente importante che l’Europa continui a spingere per la transizione al biologico, senza lasciarsi tentare da chi vuole strumentalizzare la situazione emergenziale per mantenere i vecchi sistemi industriali che hanno prodotto la maggior parte dei problemi che stiamo cercando di risolvere. La risposta per l’autosufficienza alimentare non può che passare dal biologico.

Non utilizzando prodotti di sintesi chimica ed essendo basata sulla circolarità e sul riciclo dei materiali e della sostanza organica, la bioagricoltura è in grado di tutelare la fertilità del terreno, preservare gli ecosistemi e la biodiversità oltre a contrastare i cambiamenti climatici. Per quanto riguarda la discussa questione delle rese, è ormai scientificamente provato che nel medio e lungo periodo le rese colturali dell’agricoltura biologica, sono del tutto comparabili se non addirittura superiori a quelle dell’agricoltura convenzionale, che però per mantenere rendimenti elevati deve utilizzare ingenti quantitativi di fertilizzanti azotati, diserbanti e acqua. Una scelta concreta è dunque puntare sui distretti biologici e sulle filiere di prodotti bio fondate sul principio del giusto prezzo, le uniche in grado di valorizzare i territori garantendo un’equa remunerazione per gli agricoltori.

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FONTE


TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 aprile 2022



La Commissione europea chiede all’Italia una drastica correzione di rotta per l’attuazione della Pac post 2022 coerente con il Green deal

“La Commissione europea ha confermato nelle sue osservazioni molti dei punti critici già evidenziati nelle nostre osservazioni al piano Piano nazionale strategico italiano per la programmazione 2023-2027 della Politica Agricola Comune”. Lo affermano le 17 associazioni che avevano presentato insieme le proprie osservazioni alla bozza di Piano inviata dal nostro Paese lo scorso 31 Dicembre.

Roma, 6 aprile 2022 – Sono infatti della scorsa settimana le attese osservazioni al Piano strategico nazionale italiano pubblicate dal ministero per le Politiche agricole sul sito della Rete rurale nazionale. “Il piano, nella sua forma attuale, non è sufficiente” afferma la Commissione europea. Le Associazioni danno atto al ministro Patuanelli e alla struttura del Mipaaf di aver garantito un approccio trasparente avendo rese pubbliche le osservazioni ricevute, al contrario di quanto fatto della Commissione europea, che, nonostante le iniziali promesse del Commissario Wojciechowski, aveva deciso di non diffonderle fino alla risposta degli Stati membri.

Attraverso 244 rilievi la Commissione europea traccia l’identikit di un piano indefinito negli obiettivi e scarso a livello di ambizione. “Le note della Commissione rilevano un Piano finalizzato essenzialmente a tutelare storiche rendite di posizione – continuano le associazioni – non si spiega altrimenti il rallentamento sulla obbligatoria convergenza interna del valore dei titoli e l’inadeguata ridistribuzione di risorse, tutto a svantaggio delle aree rurali del Paese più bisognose di rilancio e sostegno.” Senza una correzione di rotta, segnalano i valutatori della Commissione Ue, il flusso di sussidi europei favorirà i territori tradizionalmente più premiati dalla Pac (in particolare le grandi aziende zootecniche della Pianura Padana), accentuando i divari di reddito rispetto alle aree più svantaggiate della penisola, con il conseguente rischio di un ulteriore abbandono delle aree interne.

Sugli obiettivi ambientali il giudizio è ancora più severo, ricalcando le critiche delle organizzazioni ambientaliste, dei consumatori e dell’agricoltura biologica rimaste inascoltate in fase di prima stesura del Piano, quando era stata fatta prevalere la logica dello “status quo” richiesto da una parte del mondo agricolo. Secondo la Commissione, il Piano non quantifica gli obiettivi da perseguire, benché tale indicazione sia obbligatoria, con l’aggravante che le misure impostate hanno un’efficacia incerta ed indimostrabile, ad esempio per ridurre l’impronta idrica e climatica dell’agricoltura. Appaiono, inoltre, evanescenti e incoerenti le misure per perseguire diversi obiettivi delle strategie Farm to fork e Biodiversità 2030, ad esempio per la riduzione dell’uso di fertilizzanti e pesticidi o per il raggiungimento del 10% di aree naturali negli agroecosistemi.

Altrettanto marginali risultano gli obiettivi proposti dal Piano per la riduzione degli sprechi, l’utilizzo coordinato delle energie rinnovabili, lo sviluppo dell’economia circolare, la trasformazione delle diete. Per la produzione biologica la Commissione valuta positivamente l’obiettivo del 25% al 2027, ma invita a chiarire le azioni concrete per raggiungere tale obiettivo. Pesante anche il giudizio sugli eco-schemi, nuovo strumento introdotto in questa riforma della Pac per premiare gli agricoltori che scelgono volontariamente di assumere maggiori impegni in termini di tutela ambientale e azioni per il clima. La Commissione non ritiene evidenti i benefici che gli eco-schemi proposti dal Psn potranno apportare per la mitigazione e adattamento al cambiamento climatico e per la tutela della biodiversità naturale, poiché gli impegni richiesti non aggiungono molto rispetto alla condizionalità – secondo la quale i beneficiari della Pac devono già rispettare alcuni requisiti ambientali per ricevere i fondi europei.

Critiche, quelle di Bruxelles, molto simili a quelle fatte dalle 17 Associazioni, che avevano già denunciato come gli eco-schemi proposti si risolvessero più in misure compensative per alcuni settori che, con la nuova Pac, perderanno parte dei loro privilegi storici. Tra questi la zootecnia, al quale il Psn dedica circa la metà dei fondi stanziati per tutti gli eco-schemi, per misure che non avvicinano agli obiettivi dichiarati in tema di ambiente e riduzione dell’uso di antimicrobici. Anche l’eco-schema sugli uliveti (che nell’ipotesi del Ministero doveva essere sostenuto anche senza garantire benefici ambientali supplementari) viene definito un intervento settoriale, scollegato dall’obiettivo di tutela degli elementi caratteristici del paesaggio ad elevata diversità. La Commissione richiama, non da ultimo, l’Italia ad avviare la condizionalità sociale già nel 2023, nonché a prevedere interventi per la tutela dei lavoratori, ricordando l’altissima percentuale di lavoro irregolare nelle campagne italiane. Le 17 Associazioni, ribadendo i giudizi già espressi al Tavolo del partenariato economico e sociale  ed esprimendo preoccupazione per le recenti affermazioni del ministro Patuanelli sulla deroga alle regole ambientali del greening sfruttando la tragedia della guerra in Ucraina, registrano però positivamente il segnale di condivisione delle osservazioni della Commissione Ue da parte del Mipaaf e la convocazione  di un nuovo incontro del Tavolo di partenariato, annunciato per il prossimo 19 aprile.

Rinnoviamo la nostra disponibilità al dialogo con tutti i soggetti interessati per un confronto costruttivo sulle nostre proposte per far sì che la nuova versione del Piano Strategico nazionale della Pac recepisca al meglio le osservazioni della Commissione Ue, per accompagnare la transizione agroecologica del nostro sistema agroalimentare, sulla strada tracciata dalle Strategie Farm to fork e Biodiversità 2030″  concludono le 17 Associazioni.

UFFICIO STAMPA


UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA

Andrea Mazza – andrea.mazza@lipu.it

t. 3403642091


Vinitaly Bio, il salone dedicato al vino biologico certificato. Dal 10 al 13 aprile a Verona Fiere.

L’interesse dei consumatori nei confronti dei vini biologici è in piena espansione e Vinitaly Bio, giunto alla sua 7^ edizione, rappresenta la vetrina più interessante a livello nazionale per i produttori che vogliono promuovere i propri vini. Dai 69 espositori previsti presenti nel 2020, edizione poi annullata per pandemia, l’edizione Vinitaly Bio 2022 vede la presenza di ben 115 espositori provenienti da tutte le regioni italiane. Negli ultimi 15 anni, il vino biologico è passato da prodotto di nicchia per un mercato ristretto, a simbolo di uno stile di vita consolidato e ambito.

Secondo un’indagine Nomisma del 2021, il 59% dei consumatori riconosce ai vini bio una qualità superiore rispetto ai vini convenzionali (nel 2013 il vino biologico riguardava circa il 2% dei consumatori). Ancora più alta la conoscenza delle certificazioni: l’86% dei consumatori italiani conosce le certificazioni, il cui ruolo è sempre più importante. L’andamento delle vendite viaggia con una crescita del 60% e negli ultimi dieci anni la Distribuzione Moderna ha intercettato una crescita del Bio del +118%, mentre la superficie dei vigneti a impianto biologico ha visto un balzo del +175%: oltre un quarto della superficie vitata bio al mondo si trova in Italia. Inoltre, le ricerche indicano che nelle degustazioni alla cieca sono i vini biologici ad ottenere i punteggi più elevati dagli esperti delle maggiori riviste sul vino. I vini biologici sono vincenti non solo per le pratiche di sostenibilità attuate durante tutte le fasi produttive, ma anche per la loro gradevolezza. Il vino bio costituisce quindi un prodotto di alto valore commerciale e simbolico, una bevanda emblematica dello stare a tavola con etica, nel nome del rispetto ambientale.

Il Progetto Europeo di promozione del prodotto biologico BIOLS.EU ha confermato anche per questa edizione la volontà di sponsorizzare l’enoteca BIO al fine di dare ulteriore visibilità alle aziende certificate e concedere al visitatore professionale la possibilità di degustare esclusivamente vini biologici provenienti da ogni angolo del Belpaese. Il progetto europeo “BIOLS” è volto a consolidare il settore Bio nei mercati interni di Germania, Italia e Francia e ad aumentare la quota di mercato dei prodotti biologici, mettendo in evidenza le caratteristiche specifiche dei metodi di produzioni agricola biologica all’interno dell’Unione Europea. Tra gli obiettivi strategici la promozione della produzione vitivinicola biologica, l’informazione e l’educazione dei diversi attori del commercio (buyer, consumatori, rivenditori, Ho.re.ca e giornalisti), ai metodi di produzione di qualità. Collabora infine con Verona Fiere nell’ambito di Vinitaly Bio anche FederBio attraverso iniziative di comunicazione e promozione del vino biologico nazionale, organizzazione di masterclass e degustazioni guidate, iniziative congressuali con l’obiettivo di favorire sempre più l’incontro tra produttori, distributori, buyers e consumatori.